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Il programma di Prodi per l'Italia?"Un disastro annunciato", dicono gli inglesi del "Financial Times"

Un durissimo attacco ai velleitarismi populisti
dell'ex presidente della Commissione europea

Il programma di Prodi per l'Italia?
"Un disastro annunciato",
dicono  gli inglesi
del "Financial Times"
Serie preoccupazioni in tutta Europa (e non soltanto
 nella Gran Bretagnadi Tony Blair) per la presenza
di tre partiti comunisti nel governo che il leader
delle sinistre italiane si prepara a formare, due
dei quali legati a filo doppio con i no-global ed i
movimenti di piazza. Incoscienza e irresponsabilità
di un "generale senza esercito" completamente
nelle mani degli stessi alleati,tutt’altro che
raccomandabili, che nell'ottobre del 1998 
 lo licenziarono in tronco da presidente del
Consiglio a metà legislatura.

di Gaetano Saglimbeni
        
          “La risicata vittoria del centrosinistra guidato dall’ex presidente della Commissione europea  Romano Prodi è il peggior risultato immaginabile che potesse capitare all’Italia”, ha scritto il quotidiano economico inglese “Financial Times”. E non soltanto per i numeri, davvero precari, che, “se consentiranno al leader delle sinistre di formare un governo, non sono tali da garantirgli poi di sopravvivere a lungo”. Le preoccupazioni sono per i tre partiti comunisti che nella coalizione del prof. Prodi dispongono di una netta e allarmante maggioranza, sia al parlamento che nel costituendo governo, e sono in grado quindi di proporre e far passare le leggi che vogliono, anche “quelle che vanno contro gli interessi economici e politici dell’Italia, nel contesto della Unione europea di cui essa è o dovrebbe essere parte importante”; ed   anche, se non soprattutto, per il programma che l’aspirante premier Prodi ha presentato, fatto di "ricette sbagliatissime che hanno provocato disastri in tutti i Paesi nei quali sono state attuate".
         A portare questo durissimo attacco ai velleitarismi populisti dell'ex presidente della Commissione europea prof. Prodi, bersagliato a suo tempo con incredibile virulenza dalla stampa del vecchio continente (e non soltanto dagli inglesi), è stato il giornalista Wolfgang Munchau, editorialista del “Financial Times” ed ex condirettore dell’edizione tedesca. “Se sono queste le proposte del leader delle sinistre per fare uscire l’Italia dalla crisi, possiamo dire sin da adesso, e con assoluta certezza, che l'Italia va incontro al disastro, un disastro purtroppo annunciato, che la costringerà ad uscire presto dall’euro ed entro il 2015 dalla Unione europea", ha scritto  il tedesco Manchau sul più importante quotidiano finanziario inglese. Ed ha aggiunto, con la penna intrisa (come si diceva un tempo) nel veleno: "Da un manager incapace come Romano Prodi, che in Europa ha creato più danni dei problemi che ha tentato di risolvere, l'Italia non poteva e non può aspettarsi altro".
          "Chi di spada ferisce, di spada perisce", il duro commento di Carlo Giovanardi (Udc), ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento. "Da presidente della Commissione europea, il professore non ha fatto altro che gettare fango sull'Italia di Berlusconi, per meschini e cinici calcoli di propaganda elettorale", dice. "E adesso che l'Italia è uscita dal tunnel, con tanto di certificazione ufficiale da parte della Commissione di Bruxelles, è lui ad essere accusato di voler portare al fallimento il Paese, con un programma velleitario e insensato, che porterebbe il nostro Paese prima all'isolamento e poi alla rovina”.
         “E' pura follia”, spiega Giulio Tremonti, vice premier e ministro per l’Economia nel governo Berlusconi, “pensare di poter governare l'Italia con le regole del comunismo che è fallito in tutto il mondo, aggravate dai 'diktat' dei no-global, dei no-Tav che si oppongono a tutto e dei verdi che vorrebbero farci tornare all'era della candela. Se il prof. Prodi è pronto a genuflettersi davanti agli alleati comunisti che otto anni fa lo licenziarono in tronco da presidente del Consiglio, nella speranza di essere questa volta risparmiato e lasciato sulla prestigiosa poltrona di Palazzo Chigi per l’intera legislatura, non sono per nulla disposti a farlo i cittadini italiani, né a genuflettersi né a correre rischi di imbarbarimento, inseguendo le false chimere di un populismo dissennato, di un egualitarismo innaturale e pericolosissimo che, nei Paesi in cui il comunismo è arrivato al potere, ha saputo creare soltanto miseria e disperazione”.
 
          Non dissimili da quelle del "Financial Times", le critiche che al leader delle sinistre italiane arrivano  dal "New York Times", per il quale l'ex presidente della Commissione europea Romano Prodi è rimasto il ‘"mediocre" che è stato nei cinque anni trascorsi a Bruxelles. “E’ assolutamente impensabile che l’Italia possa uscire definitivamente dal tunnel della crisi con le ricette di un sistema economico, quello comunista, che è fallito miseramente nel mondo”, leggiamo sulle pagine del prestigioso quotidiano americano. “Ha fatto male, malissimo, il prof. Prodi a legarsi mani e piedi ai comunisti, a quelli che si dicono ‘pentiti’ come D’Alema e Fassino ed a quelli che, come Bertinotti e Diliberto, vogliono baldanzosamente e irresponsabilmente rifondarlo in Italia, il comunismo fallito nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell’Est europeo. Possibile che il leader delle sinistre italiane altre formule non trovi, in un mondo libero e democratico, ad di fuori di quelle comuniste?”.
         “Quella del prof. Prodi”, dice Gianfranco Fini (An), vice premier e ministro degli Esteri, è l’incoscienza e la irresponsabilità del generale senza esercito, completamente nelle mani dei nemici che lo hanno preso in ostaggio (i comunisti, nel caso in specie), il quale si illude di poter contare ancora mettendosi al loro servizio”. Lapidario ed assai eloquente l’invito che al “generale” Prodi ha rivolto un suo vecchio amico, il senatore Giampiero Cantoni, esperto economico di Forza Italia: “Legga con molta attenzione il ‘Financial Times’, anziché perder tempo a discutere con Bertinotti e Diliberto. Le idee ed i consigli di un grande giornale economico possono esserle utili per mantenere l'Italia nel mondo libero e democratico, mentre le idee ed i consigli di Bertinotti e Diliberto portano soltanto alla sua distruzione". 

                                  Gaetano Saglimbeni 
 www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 18/4/2006 alle 16.50 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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