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Prodi ha cercato di boicottare Parma come sede per l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare



Storia di un anti-Italiano

Quinto motivo

Prodi ha cercato di boicottare Parma come sede per l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare
“A proposito di politica:
ci sarebbe qualcosa
da mangiare?”
(Totò)

L’impresentabile proposta di Lussemburgo. Provate ad avventurarvi in internet alla ricerca di notizie sul Lussemburgo. Vi chiederete, perché? Vi preghiamo di avere pazienza, la risposta la troverete più avanti.
Comunque sia, c’è un sito che raccoglie le testimonianze dei viaggiatori e, in una delle pagine dal titolo “Lussemburgo perchè andarci”, leggiamo:“Sono passata dal Lussemburgo in macchina per andare in Belgio. E’ vero non
c’è niente da fare e da vedere.... non vale sicuramente un viaggio apposta. Unico aspetto positivo per cui vale la pena di passare di lì se si è in macchina è per il costo della benzina (meno che in Svizzera). Siamo passati alle 17.00 era
tutto chiuso, non siamo neanche scesi dalla macchina... una tristezza indicibile” .
Nonostante questo esordio scoraggiante, vi invitiamo a fare un’ulteriore ricerca sulla tradizione culinaria lussemburghese e scoprirete che “sulla mensa spadroneggia la carne, soprattutto di maiale (per esempio lo “judd mat
Gaardebounen”, collo di porco con contorno di fave) e selvaggina (piatto prelibato: i fagiani gratinati alla birra bionda). Ricetta tipica, i “gromper keeschelche”, crêpes con pomodori grattugiati, cipolle e prezzemolo, cotte in olio caldo” .
Un po’ poco, direte voi, per far del Lussemburgo la capitale della buona cucina e dei prodotti tipici. Come darvi torto! Chissà, invece, cosa sarà passato per la mente a Romano Prodi quando, in un’intervista ufficiale alla tv finlandese nel febbraio 2001, propose la città di
Lussemburgo come sede dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare . Incredibile ma vero, non si trattava di una battuta di cattivo gusto, anzi il Professore ci tenne a puntualizzare che lui aveva fatto la proposta di Lussemburgo “con serietà” .
L’Agenzia oggi ha orgogliosamente sede in Italia, a Parma. Fin dall’inizio, la patria del parmigiano e del prosciutto era la candidata naturale, quasi scontata, per l’Authority, ma grazie alle proposte surreali del Presidente Prodi è arrivata al traguardo solo dopo un percorso tortuoso e sofferto. Prodi il burocrate. Raccontiamo la storia dall’inizio. In un’intervista alla Gazzetta di Parma, il Sindaco di Parma, Elvio Ubaldi, aveva definito Prodi “un grigio burocrate di vecchia scuola che ha un’idea contraddittoria rispetto alla costruzione di una vera Europa federata” . Parole pesanti, uno sfogo nato dalla delusione per la preferenza espressa da Romano Prodi in favore della città di Lussemburgo. Di fronte all’unanime levata di scudi contro le sue affermazioni, che avevano lasciato tutti allibiti, Prodi si giustificò dicendo, in modo maldestro, che aveva bisogno di “razionalizzare la distribuzione geografica degli uffici della Commissione” . La verità è che queste presunte esigenze erano totalmente pretestuose e incomprensibili e denunciavano piuttosto l’attitudine di chi voleva remare contro l’Italia. Vale la pena ricordare che il Granducato lussemburghese non aveva mai presentato formale richiesta per l’Autorità alimentare, al contrario di Parma che aveva avanzato da anni la sua candidatura.
E’ quindi curioso notare come la militanza “anti-italiana” del Professore sia stata costante e di lunga data.
Tanto per fare un solo esempio, nella vicenda di Parma persino il Ministro delle Politiche Comunitarie Gianni Mattioli, esponente di centro-sinistra del Governo Amato, nel marzo del 2001, espresse la sua indignazione contro le proposte anti-italiane di Prodi, dicendo che la scelta della sede dell’Autorità alimentare europea doveva essere fatta tenendo conto del merito, senza cedere ad approcci burocratici, tanto cari al Professore. “Abbiamo accolto con una certa sorpresa queste uscite del Presidente Prodi” , aveva sottolineato Mattioli riferendosi all’idea di Lussemburgo, “va da sé che deve essere il Presidente di tutti e non solo un Presidente italiano. Francamente però dire che bisogna dare l’Autorità a Lussemburgo perché ha perso un ufficio, non ci sembra un argomento forte. Comunque non è questo l’argomento che deve sottendere alla scelta” . Ma Mattioli non si fermò qui e rincarò la dose: “Non bisogna ragionare da burocrati. Nell’epoca di internet e della comunicazione on line la priorità non è concentrare tutto a Bruxelles o in un raggio di poche decine di chilometri (…) Questa è una cosa ridicola” . La situazione si fece imbarazzante perché Prodi fu attaccato da tutti e su tutti i fronti. Non sapendo più come giustificare questo incomprensibile e contraddittorio comportamento, Prodi ad un certo punto ebbe addirittura il coraggio di affermare, a discapito dell’Italia e anche dell’evidenza, che lui non era stato adeguatamente avvertito della candidatura di Parma . Fatto sta che in questa confusione generale l’Italia perse di credibilità.
Pochi mesi dopo, cambiato il Governo, il Ministro per le Politiche Agricole, Gianni Alemanno, fu costretto a denunciare che il Governo
Berlusconi aveva ereditato una situazione così compromessa da esporre l’Italia al rischio di “rimanere esclusa dalla distribuzione delle sedi europee di Autorità o di Agenzie” . Alemanno evidenziò amaramente che l’Italia era stata lasciata
da sola, dichiarando: “Quello che ci ha colpito molto è il fatto che il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, emiliano, italiano, non sta facendo a nostro avviso quanto potrebbe per ottenere questo risultato e quindi sostanzialmente oggi l’onere della trattativa è tutto esclusivamente sulle spalle del Governo italiano” .
Chi tiene il piede in due staffe spesso se lo trova fuori. Il colmo dell’infida ambiguità si raggiunse qualche mese più tardi, nel novembre 2001. A seguito delle dichiarazioni di Alemanno che aveva interpretato alcune affermazioni fatte da Prodi sul caso Parma come “un segnale positivo”, arrivò la doccia fredda. Pur di fare un dispetto a Berlusconi e impantanare ulteriormente le trattative, il portavoce di Prodi si affrettò a precisare che “il Presidente della Commissione non ha lanciato alcun segnale né fatto alcuna dichiarazione
a sostegno o contro la candidatura di Parma, come sede dell’Autorità alimentare”. Dallo staff di Prodi si ricordò anche che la decisione sull’Authority alimentare era di competenza del Consiglio dei ministri della Ue e non dell’Esecutivo. Come dire, il Prodi versione “Ponzio Pilato” se ne voleva lavare le mani e lasciare la patata bollente al Governo italiano, facendo in realtà un torto all’Italia tutta.
Vogliamo risparmiare al lettore le infinite puntate di una telenovela durata più di qualche anno e quindi la faremo breve. Alla fine il governo Berlusconi ha portato a casa vittoriosamente l’ambito risultato: Parma è diventata la sede
dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Nonostante Prodi. Ma il fatto più divertente e clamoroso è che il Romano anti-italiano ha avuto pure la faccia tosta di prendersene il merito e di dichiarare: “è anche un successo mio personale perché abbiamo lavorato a questo per quattro anni”(!!!). Ogni commento è decisamente superfluo. Per sdrammatizzare, ecco un “match” culinario Lussemburgo contro Parma. Per i cultori della cucina, segnaliamo due ricette facili facili : un antipasto ed un contorno a confronto.
Per il Lussemburgo le famose Polpettine di grano saraceno (dosi per 10 persone): Ingredienti: Farina di grano saraceno, 500 g; Panna o latte, 1 bicchiere; Strutto o burro, 50 g; Sale, q.b. Preparazione: 1. Salate e fate bollire un litro d’acqua. Appena alza il bollore versatevi la farina di grano saraceno e mescolate energicamente per evitare che si formino grumi.
Cuocete per un quarto d’ora mescolando. 2. Ritirate dal fuoco, lasciate raffreddare un po’ il composto, poi preparate le polpettine. In una padella lasciate sciogliere lo strutto e soffriggetevi le polpettine.  Quando sono ben colorite, sgocciolatele, passatele in un
altro tegame, versatevi un bicchiere di panna, mescolate, fate addensare quanto basta, regolate il sale, lasciate scaldare.
Per Parma vi proponiamo lo Gnocco fritto. Ingredienti: Farina bianca, 250 g; Lievito di birra, 15 g; Strutto (od olio), 30 g; Sale, 1 cucchiaio; Acqua tiepida, 12 cucchiai; Olio per frittura, q.b. Preparazione: 1. Disponete a fontana la farina lasciando un incavo nel centro, quindi unitevi il sale, lo strutto e il lievito sciolto nell’acqua. Lavorate bene il tutto. 2. Lasciate lievitare questo
impasto in luogo tiepido per circa un’ora. Stendete la pasta in una sfoglia alta circa 3 mm. Tagliatela a rombi e friggeteli nell’olio bollente, pochi per volta. Fate sgocciolare gli gnocchi e serviteli caldi.
Noi li abbiamo provati e, se è vero che “de gustibus non disputandum est”, a nostro modesto parere, lo Gnocco batte la Polpettina 100 a 1.

Pubblicato il 5/4/2006 alle 20.46 nella rubrica Storia di Prodi l'anti-Italiano.

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