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Prodi ha danneggiato l’Italia con i suoi silenzi: l’ingiustizia dell’Assegno inglese



Storia di un anti-Italiano
 
Secondo motivo
Prodi ha danneggiato l’Italia con i suoi silenzi:
l’ingiustizia dell’Assegno inglese

“Grande è la forza del nulla.
Non le si può fare niente”
(S.J. Lec)

Lo Sceriffo di Nottingham. Durante la presidenza inglese dell’Unione europea, nell’autunno 2005, abbiamo più volte chiesto a Tony Blair da che parte stava: da quella della giustizia sociale di Robin Hood o da quella della
prepotenza e dei soprusi, rappresentata dallo Sceriffo di Nottingham.
Il paragone con la saga di Sherwood ci è sembrato molto calzante poiché Blair si ostinava a difendere l’assegno inglese, il famigerato “English Rebate”, un perverso meccanismo attraverso il quale la Gran Bretagna continuava a sottrarre all’Italia ingenti risorse. Parafrasando il noto racconto inglese, abbiamo chiesto più volte alla ricca Gran Bretagna, e in particolare a Blair, di togliersi,
una buona volta, i panni dello Sceriffo di Nottingham, che prendeva ai poveri
per dare ai ricchi. L’odiosa ingiustizia dell’assegno inglese avrebbe dovuto essere denunciata da Romano Prodi, che invece nei cinque anni di Presidenza della Commissione europea si è contraddistinto per un silenzio complice e assordante. Ma è una lunga e complessa storia che vale la pena raccontare dall’inizio. Prodi tace e acconsente. Dalla fondazione della Comunità europea, ogni
Paese partecipa con una propria quota nazionale al bilancio comunitario. Per oltre vent’anni, l’unica a fare eccezione è stata la Gran Bretagna che ha contribuito in maniera del tutto irrisoria al bilancio dell’Unione europea, visto che
l’Europa ha sempre restituito a Londra la quasi totalità della somma versata. Questo vero e proprio rimborso si chiama “assegno inglese”. La storia dell’assegno inglese cominciò nell’era della Lady di Ferro. Infatti il Primo ministro britannico Margareth Thatcher, sostenendo che il Regno Unito era in una situazione economica molto difficile, pretese ed ottenne dall’Unione il rimborso di due terzi di quanto versava. Era il 24 giugno 1984 quando furono firmati gli accordi di Fontainebleau che resero possibile lo sconto inglese. I costi di questo sconto ottenuto dall’Inghilterra - di fatto un autentico privilegio - furono ripartiti tra gli altri Stati membri dell’Unione europea,
ma in maniera diseguale. A pagare, infatti, furono prevalentemente la Francia e l’Italia. Vediamo quali furono i motivi. La Francia fu disponibile a fare questo sacrificio forse perché otteneva dalle istituzioni comunitarie importanti fondi per l’agricoltura. Non è mai stata chiara, invece, la ragione per la quale l’Italia dovesse essere così penalizzata. I maligni ironizzavano sullo scarso interesse dell’Italia per le questioni europee. Fatto sta che qualcosa di vero deve pur esserci stato poiché dopo lunghe discussioni, nel 2000, quando si riaprì il dibattito sull’assegno inglese, anche l’Austria, i Paesi Bassi e la Svezia pretesero ed ottennero di alleggerire il loro contributo. L’Italia, invece, rimase a guardare, accettando passivamente di pagare un conto sempre più salato. Vale la pena ricordare che nel 2000 si sono alternati due governi di centro-sinistra, il governo D’Alema e il governo Amato che, evidentemente, non fecero nulla per cambiare la situazione. Anche Prodi, di fatto, preferí tacere. Così l’Italia è arrivata a “sborsare” a Londra una cifra record pari a un miliardo e mezzo di euro all’anno, cioè quasi tremila miliardi di vecchie lire, sottraendo preziose risorse allo sviluppo del nostro Paese, in particolare alle aree svantaggiate del Mezzogiorno.Nel corso dei cinque anni della Presidenza Prodi, questo iniquo e inspiegabile privilegio non è stato mai messo veramente in discussione. Soltanto con l’arrivo del nuovo Presidente Barroso, la Commissione ha preso una posizione forte, ritenendo che non ci fossero più le condizioni per concedere uno sconto
così eclatante al Regno Unito. Nel dicembre 2005 la Gran Bretagna ha finalmente ceduto sul tanto discusso “assegno inglese” e ha rinunciato a dieci miliardi e mezzo di euro dello sconto che aveva acquisito più di venti anni prima con la Lady di Ferro.
Determinante è stata la battaglia fatta dall’Italia e in particolare dal Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini.

Pubblicato il 4/4/2006 alle 11.34 nella rubrica Storia di Prodi l'anti-Italiano.

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