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Rifondazione comunista, i comunisti italiani e lo stesso Prodi erano fermamente intenzionati a togliere l’embargo alla Cina .



Nel 2003 al Parlamento europeo si oppose alla sua proposta, votata invece da Rifondazione e comunisti italiani
Armi alla Cina
Lo sanno tutti che Romano Prodi ha sempre avuto un debole per la Cina. L’etichetta di “commesso viaggiatore della Cina” che Silvio Berlusconi ha affibbiato al Professore durante la trasmissione Ballarò non sembra inappropriato. Del resto, perché fossero introdotti dazi difensivi rispetto alla conconcorrenza sleale di Pechino si è dovuto attendere che il Professore tornasse in Italia. Ma per capire il suo atteggiamento è forse importante ricordare quello che accadde al Parlamento europeo il 18 dicembre del 2003, quando - come scrive il Velino - «Rifondazione comunista, i comunisti italiani e lo stesso Prodi erano fermamente intenzionati a togliere l’embargo della vendita di armi all’ex celeste impero (proposta di risoluzione rc-b5-0548/2003)».
Poco prima che l’assemblea si riunisse, in concomitanza con il voto dell’aula, venne resa nota la notizia che “il presidente Prodi é a favore di una revoca dell’embargo” sulla vendita di armi alla Cina. La comunicazione ufficiale venne fatta tramite il portavoce Reijo Kemppinen, rispondendo a una domanda sull’opinione di Prodi sulle conclusioni del Consiglio europeo del 12 dicembre.
«La settimana precedente - continua il Velino - , su proposta della Francia, tra i Quindici (erano ancora quindici) era emerso un orientamento favorevole alla revisione dell’embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Ma l’Europarlamento si pronunciò negativamente. L’esito della votazione dell’aula fu schiacciante con 373 no, 32 sì e 29 astenuti. Il gruppo parlamentare che si schierò in massa contro il mantenimento dell’embargo fu quello della Sinistra unita europea (GUE), nel quale erano presenti tutte le forze di matrice comunista, compresi i “pacifisti” di casa nostra».
«Nel tabulato della votazione sull’intera risoluzione delle 12.30.45 del 18 dicembre risultò che Rifondazione comunista votò a favore della revoca dell’embargo con l’onorevole Luigi Vinci e l’onorevole Giuseppe Di Lello. Lo stesso fece il Comunista italiano Lucio Manisco. Mentre l’eurodeputato Emma Bonino, che nella puntata di martedì sera di Ballarò sedeva a fianco di Bertinotti, votò contro la richiesta avanzata pochi minuti prima da Prodi.
Nel club dei favorevoli alla consegna delle armi alla Cina era presente anche il deputato della Margherita Luigi Cocilovo, iscritto al Partito popolare europeo. Il Parlamento europeo, nella risoluzione finale, si disse «fermamente convinto che la Cina dovesse dimostrare di aver compiuto progressi significativi nel campo dei diritti umani prima che l’Unione possa prendere in considerazione una revoca del divieto».

Pubblicato il 30/3/2006 alle 13.59 nella rubrica Vittime dei Pacifisti.

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