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Che l’Unione europea sia un disegno in fallimento, dopo i referendum, è elementare



Le rivelazioni del Corriere Economia
 di Ida Magli

ItalianiLiberi 

Ci fa piacere far conoscere ai nostri Lettori questo articolo sulla questione delle monete forti e deboli scritto da un fine analista finanziario come Geminello Alvi, in quanto vi sonno espressi chiaramente dei giudizi del tutto negativi sia sull’euro che sull’Unione europea. In sintesi: i ricchi venditori di petrolio degli Emirati e qualche altro riccone residente in Russia investono in dollari. In circa un anno la proporzione dei depositi Opec detenuti in dollari è cresciuta dal 61,5% al 69,5%; la parte detenuta in euro è calata dal 24 al 16%. Che l’Unione europea sia un disegno in fallimento, dopo i referendum, è elementare intuito - ne deduce Alvi - qualcosa che capiscono anche a Mosca o negli Emirati.
   Ma sullo stesso numero del Corriere Economia c’è anche un altro articolo assai pessimista riguardo al destino dell’Unione europea, intitolato Unione Europea, divisioni crescenti e firmato da Ivo Caizzi. Si tratta dell’annosa questione del bilancio che non si sa come gestire in quanto le spese aumentano, il numero dei Paesi fra i quali dividerle pure, ma nessuno, e in primis la Gran Bretagna, vuol rinunciare a quello che gli spetta. Ormai è a tutti evidente, scrive Caizzi, la grave crisi dello spirito europeo e, cosa che forse non era stata prevista dai sapientoni del Trattato di Maastricht, c’è chi se ne infischia (come il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrueck) delle minacce della Commissione e delle sanzioni che dovrebbero essere inflitte a chi viola il patto di stabilità. Al vertice dei Capi di Stato e di Governo in svolgimento proprio oggi e domani appare chiaro che bisogna trovare un accordo non solo sul bilancio ma anche su come arginare il rischio di tracollo dell’UE.
   Bene. Se questo affermano firme famose di un giornale tanto schierato dalla parte dell’Unione europea da portare fin dalla nascita dell’euro sulla propria testata la bandiera dell’Europa, significa che siamo ormai giunti a non poter più nascondere la verità. Soltanto che l’Unione europea era un disegno fallimentare fin da quando è stato progettato e non soltanto adesso dopo i referendum, ed io so bene che molti ne erano convinti quanto ne ero convinta io. Tuttavia, quando gli ho chiesto di informare più chiaramente e con il peso della loro indiscussa competenza i poveri Italiani della falsità di un tale progetto e del suo inevitabile crollo, mi è stato risposto che “bisognava aspettare che crollasse da sé”.
   Evidentemente erano certi che i politici non avrebbero rinunciato al loro folle, ma troppo facile disegno di potere imperiale e che ogni battaglia era inutile. Adesso, però, alla luce anche delle parole che mi sono state dette allora, posso dedurre che “sta per crollare”? Ora che il momento sembra venuto, è necessario però che siano messi in guardia tutti gli Italiani  e non soltanto quelli che hanno dei soldi da investire.

Pubblicato il 16/12/2005 alle 12.16 nella rubrica Ida Magli.

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