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E' iniziata la campagna elettorale

Arrestato Fiorani: è iniziata la campagna elettorale?

Giampiero Fiorani, ex patron della Banca Popolare di Lodi è stato arrestato per vari capi d’imputazione, tra cui l’appropriazione indebita (assieme ad altre persone) di somme pari a 100 milioni di euro.
Si legga quanto riporta il
Corriere dell Sera circa l’accaduto:
L’ordinanza di arresto del banchiere Gianpiero Fiorani, dei suoi due più stretti collaboratori e di due riciclatori italo-svizzeri racconta la storia di un’«associazione per delinquere» imputata di «innumerevoli reati» concatenati in due fasi logiche. Prima tappa, accumulare il bottino. Con manovre di aggiotaggio e insider trading. Le informazioni privilegiate sulle future acquisizioni, come la scalata tentata ad Antonveneta, garantiscono sicuri profitti a una cerchia di clienti privilegiati. Raccomandati che poi restituiscono in nero fino a due terzi del bottino a Boni e Fiorani. Quindi i soldi - a colpi di «decine di milioni di euro» - finiscono su conti esteri e società offshore, che li reinvestono in Italia, soprattutto in speculazioni immobiliari finanziate dalla stessa Lodi, moltiplicando così i patrimoni illeciti.

Quando però in Borsa va male, Boni e Fiorani ordinano ai cassieri di ripianare le perdite prelevando i soldi direttamente dal caveau. Il buco così creato viene ricoperto «spalmando», cioè dividendo il passivo sui conti di gran parte e forse di tutti i clienti onesti. Le singole ruberie sono modeste - spese bancarie per pochi euro, aumenti eccezionali delle commissioni, addebiti di bollette o pagamenti inesistenti - per cui gli ignari risparmiatori, che si fidano della banca, non se ne accorgono. A segnalare gli ammanchi nel caveau è anche l’ultima ispezione di Bankitalia, mentre le precedenti missioni degli 007 del governatore Fazio avevano ignorato questi «buchi». La «banda Fiorani» usava i depositi dei clienti onesti anche per «parcheggiare», attraverso conti di transito, i profitti illeciti delle scalate.

I risparmiatori diventavano ricchi a loro insaputa e perdevano tutto senza saperlo. Una «gola profonda» dell’inchiesta ha raccontato ai pm milanesi che c’era perfino «il sistema dei clienti morti». E ha fatto l’esempio: il conto del cliente X viene caricato di capital gains a sua insaputa; quando il depositante muore, quei soldi non finiscono agli eredi, ma vengono sottratti dalla solita «banda nella banca». Nell’ultimo interrogatorio l’ex banchiere Fiorani si è visto contestare di aver nascosto all’estero «circa 70 milioni di euro» addirittura «fino all’ottobre scorso». Soldi finiti su conti offshore di Singapore e Jersey. Di fronte all’accusa di aver occultato il bottino perfino dopo le intercettazioni e il blitz dei pm, Fiorani non ha fatto una piega: «Era per stare più tranquillo»
.

Questa la cronaca giudiziaria, ma c’è dell’altro. Sempre sul
Corriere della Sera si legge:

Le appropriazioni indebite per almeno 100 milioni di euro «non sono servite solo ad arricchimenti personali» di Fiorani C., ma anche a finanziare «uomini politici di livello nazionale».
Per la prima volta lo racconta, dall’interno della banca, un (ex) uomo della banca: Donato Patrini, già responsabile regionale di Bpl in Toscana, teste che il giudice delle indagini preliminari Clementina Forleo, nell’ordinanza di custodia cautelare per Fiorani eseguito ieri sera, definisce «attendibile». I nomi dei politici, però, o almeno di «questi» politici, agli atti per adesso non compaiono: i pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, infatti, li hanno coperti già nella loro richiesta di misura cautelare con numerosi «omissis», parimenti ripresi dall’ordinanza del gip. Documento che invece richiama altri tre parlamentari: due direttamente, come titolari di conti correnti adoperati per alcune delle operazioni di trading sotto la lente della magistratura, e cioè il senatore di Forza Italia e presidente della commissione Lavori pubblici, Luigi Grillo, e il vicepresidente dei senatori dell’Udc, Ivo Tarolli, negli scorsi mesi tra i più accesi difensori pubblici della correttezza del governatore di Banca d’Italia, Antonio Fazio, e del progetto di «banca padana» vagheggiato da Fiorani; e uno indirettamente, il sottosegretario alle Riforme istituzionali Aldo Brancher, «pontiere» storico di Forza Italia verso la Lega, quale marito di una delle correntiste beneficiate dalle generose (e fortunate in termini di redditività) aperture di credito della Bpl
.

Ora, che nel corso di un’indagine delicatissima, il primo quotidiano del Paese, il CorSera, “fornisca” addirittura i nomi (coperti da “omissis”) di alcuni politici, in spregio al segreto istruttorio, e li “sbatta” in faccia ai propri lettori, questo davvero ci pare ripugnante. Neanche la
Repubblica, giornale vicino al centrosinistra è arrivato a tanto.
Non vorremmo, come già accadde nel ‘94, con l’avviso di garanzia consegnato a Berlusconi al G7 a Napoli, e di cui il CorSera diede pronta notizia in violazione del segreto istruttorio, che i “Poteri Forti” avessero di nuovo deciso di condizionare e di inquinare il voto.
Non vorremmo che i “Poteri Forti” avessero deciso di “scendere” nuovamente in campo a sostegno del centrosinistra, usando ancora “armi sporche”, come quella della delegittimazione a mezzo stampa, di una parte politica.
Tutto ciò non lo vorremmo. Ma la sensazione è che invece i fatti stiano proprio così!

D.I.

Pubblicato il 14/12/2005 alle 21.56 nella rubrica Diario.

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