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Coloro che governano hanno un solo dovere: tutelare e salvaguardare il proprio popolo.

Il relativismo e le sicurezze  dell'Occidente

di Ida Magli

L’articolo intitolato “L’Africa è musulmana”  è stato scritto ventiquattr’ore prima delle bombe a Londra. Lo scopo era quello di tentare di convincere i governanti a cambiare il loro modo di agire, a cambiare soprattutto l’improntitudine intellettuale e morale con la quale trattano il mondo che li circonda. Non erano previste le bombe, ma una qualche forma di reazione negativa sì. Leggendo oggi su diversi quotidiani i commenti all’attacco terroristico fatti dagli autodefinitisi “grandi” non si può non rimanere sgomenti: sono sordi e ciechi, piegati esclusivamente su se stessi e sull’elogio di se stessi, privi di qualsiasi capacità e volontà di valutare ciò che è avvenuto nell’unico modo utile, ossia mettendo in causa, fra i vari fattori scatenanti, anche il proprio comportamento, o almeno il modo con il quale questo comportamento può venire percepito.
Chi l’ha detto che il maggiore sviluppo industriale è un “valore”? Che possederlo dia diritto a decidere i destini del mondo e a imporne l’esecuzione? I Romani affermavano che la “Storia è maestra della vita”, ma i leader dell’Occidente dalla Storia non hanno imparato nulla e si muovono, giudicano, condannano con la sicurezza di chi non ha nessuna Storia alle spalle.
Questo punto lo spiego subito perché già so che viceversa tutti sono pronti ad affermare che è proprio per non ripetere gli errori del passato che si vuole il “dialogo fra le religioni”, che si vuole “l’unione delle nazioni d’Europa”, “l’eliminazione di qualsiasi differenza”, “portare la libertà e la democrazia a tutti i popoli”. E’ in questo che siamo sempre uguali: nella sicurezza di possedere il “meglio” e di doverlo imporre con le buone o con le cattive a tutto il mondo.
Non avevamo forse la stessa sicurezza quando combattevamo per conquistare Gerusalemme? Non avevamo la stessa sicurezza quando sterminavamo gli abitanti delle Americhe, bruciando i loro templi, i loro libri sacri perché tanto erano opera di selvaggi? La Chiesa, di cui tutti elogiano la grandezza morale, non ha forse mandato al rogo per secoli e secoli, vantandosi di compiere la volontà divina, tanto le più belle intelligenze quanto le più povere donnette con l’accusa di eresia e di connivenza con i diavoli? Il problema, insomma, non è il “contenuto”, ma la sicurezza, quale che sia il contenuto, che questo sia l’unico giusto e che, come tale, debba essere portato a tutti gli uomini.
Il “dubbio” su questo punto viene definito con disprezzo e come massimo dei mali con il nome di “relativismo”. Sono stati gli antropologi i primi studiosi ad elaborare la teoria del relativismo in quanto si erano resi conto che era l’unico modo per poter comprendere il significato di ciò che vedevano fare, dire, credere dai popoli diversi da noi. Ogni “cultura” è costituita da un insieme di costumi, di credenze, di valori, interconnessi fra loro perché sono basati sulla struttura logica del pensiero. Proprio perché ogni cultura si fonda su una struttura logica non vi si possono inserire significati o comportamenti che la contraddicono senza precipitarla nel caos oppure provocarne una violenta reazione di difesa. Questo significa anche che tutti gli appartenenti ad una cultura trovano ovvio, giusto, logico il contesto significativo nel quale vivono. Anzi: che ne vengono alimentati al punto tale da non essere in grado di giudicarlo. Naturalmente questo vale per noi come per gli altri.
Voglio fare un esempio tratto dalla storia del cattolicesimo proprio perché è la Chiesa che condanna maggiormente il relativismo, senza il quale però non potrebbe salvare quasi nulla di ciò che ha fatto. Non c’è praticamente un solo “Santo”, canonizzato, e quindi esempio di perfezione, che non abbia detto e fatto cose che oggi giudicheremmo orribili e, come minimo, passibili di mandato di arresto europeo. Non parlo soltanto di quei grandissimi Santi che hanno mandato al rogo streghe e sodomiti in abbondanza come Bernardino da Siena; non parlo dei processi dell’Inquisizione che per lunghi secoli hanno impedito qualsiasi libertà di pensiero, di parola, di azione con pene fisiche e mentali atroci e che pure nessuno fino al 1700 ha ritenuto errate o ingiuste. Parlo, invece, delle “visioni” di grandi mistiche (canonizzate dalla Chiesa) le quali additavano gli ebrei e i sodomiti come massimi responsabili dei mali del mondo, e ne descrivevano le condanne nell’inferno con puntuale ferocia. Da S. Brigida di Svezia a S. Francesca Romana “le anime dei miseri uomini e donne col peccato sodomitico e quello contro natura avevano grandissimo tormento e in quel medesimo modo e forma con cui avevano commesso tale scellerato vizio, facevano i demoni con esse. Le infilzavano da parte a parte con grandi spiedi che facevano riuscire per la bocca…..”; Margherita Ebner, durante l’imperversare della morte nera nel 1348 “ebbe da Dio la conferma che ne erano colpevoli i giudei”; la beghina Maria di Oignies, non soltanto consiglia e spinge il suo direttore, il famoso Giacomo da Vitry a predicare la crociata contro gli Albigesi, ma nelle sue visioni “vede discendere dal cielo una moltitudine di croci su coloro che vanno a combattere gli eretici”.
Mentivano forse? Assolutamente no: “vedevano” quello che il contesto culturale gli aveva suggerito.
Non si tratta di “chiedere scusa alla Storia”, come banalmente è stato fatto, ma di comprendere che oggi siamo convinti di trovarci nel giusto tanto quanto ne erano convinti i nostri predecessori e che il nostro unico vantaggio può, e deve essere soltanto la capacità di porci dei dubbi.
Coloro che governano perciò hanno un solo dovere: tutelare e salvaguardare il proprio popolo.
E’ quello che non fanno.

Pubblicato il 11/7/2005 alle 8.53 nella rubrica Ida Magli.

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