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Grande Irlanda."Trattato Ue, in Irlanda ha vinto il no"

 "Trattato Ue, in Irlanda ha vinto il no"

Iniziati gli scrutini del referendum sul Trattato di Lisbona nell'unico Paese che ha deciso per la consultazione popolare. Affluenza al 40%, il ministro della Giustizia di Dublino conferma l'affermazione dei contrari. Fini: "Crisi senza precedenti". Berlusconi esprime "preoccupazione"
Dublino - Dall'Irlanda arriva un no. Esponenti del governo e dei partiti sentiti dalla televisione pubblica hanno detto di aspettarsi, a questo punto, una vittoria del no nel referendum sul Trattato di Lisbona. Conferme anche dal ministro della Giustizia. Al momento il no sarebbe in testa in tutta l’area di Dublino e in totale in 37 circoscrizioni su 43. Conferme anche da una leader del partito laburista irlandese. "Sembra proprio che il no sia in testa. Penso che a Dublino la maggior parte dei distretti operai di Northside sembrano propendere per il no - ha detto Joan Burton, deputata della capitale per il Labour, il terzo partito dell’Eire -. Il sì sembra forte in alcune delle aree di classe media, ma onestamente non credo che sia sufficiente a battere il no". E il ministro irlandese per gli Affari europei Dick Roche ha dichiarato che "le cose non si presentano bene" per il sì. Rte riferisce ancora che i distretti operai avrebbero votato massicciamente per il no. Nel distretto di Donegal, nord-est, dove sono state aperte il dieci per cento delle urne, in nessun caso ha vinto il sì.
Riconteggio Se la differenza tra sì e no nel referendum irlandese sul Trattato di Lisbona per il quale è in corso lo scrutinio sarà inferiore ai 10mila voti tutte le schede saranno ricontate da capo. Lo spiega il governo di Dublino, specificando che i risultati sono attesi per il primo pomeriggio, ma che se si dovesse procedere a una riconta dei voti allora arriverebbero in tarda serata. Secondo molti osservatori il risultato potrebbe essere un testa a testa, anche se il premier Brian Cowen nei giorni scorsi aveva detto di attendersi una larga vittoria del sì.
Dati parziali Sempre secondo la rete televisiva nazionale Rte, i risultati dei 43 distretti elettorali dell’Eire verranno annunciati man mano e, si prevede, entro il pomeriggio potrebbe già emergere un quadro dell’andamento del voto. I risultati definitivi sono attesi dopo le 16,30. Non ci sono dati sull’affluenza, ma Rte afferma che sarebbe attorno al 40%. L’Irlanda è il solo paese dell’Ue a sottoporre il Trattato a un referendum. Una bocciatura getterebbe l’Unione in una nuova fase di incertezza, impedendo alla riforma dei meccanismi comunitari di entrare in vigore.
L'Ue "La Commissione europea ha fatto quello che doveva e quello che poteva" per incoraggiare gli irlandesi a votare sì al Trattato di Lisbona. Nel corso della conferenza stampa quotidiana della Commissione il portavoce dell’esecutivo Johannes Laitenberger non ha voluto commentare i primi exit poll spiegando: "Non penso che sia appropriato fare commenti a questo stadio. La Commissione ha fatto quello che poteva e quello che doveva ma la ratifica non è una cosa che devono fare le istituzioni europee bensì gli Stati membri".
Fini "Siamo in attesa dei risultati del referendum irlandese. Se davvero l’Irlanda dovesse bocciare il Trattato di Lisbona, ci troveremmo in una situazione di crisi delle istituzioni europee senza precedenti. Per questo auspichiamo che l’esito sia positivo" ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Berlusconi "Capire che cosa succede dopo il voto in Irlanda". Silvio Berlusconi ha mostrato nel corso del cdm più di una preoccupazione sulla vicenda del referendum irlandese. A dare la notizia del probabile no al trattato di Lisbona è stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha spiegato la situazione. Sul punto sarebbe intervenuto il collega per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che avrebbe fatto notare come, alla luce della consultazione irlandese, bisognerebbe ripensare l’Europa così come è stata concepita fino a oggi. Il ministro delle Politiche Ue Andrea Ronchi non ha nascosto, uscendo da Palazzo Chigi, la sua "preoccupazione" per il probabile esito negativo del referendum irlandese.
Le conseguenze Manuel Durao Barroso l’ha già detto con chiarezza: non esiste un "piano B" in caso di bocciatura del Trattato da parte irlandese. Né appare valida l’ipotesi secondo cui la ratifica potrebbe avvenire ugualmente per via parlamentare fra un paio di mesi, come accadde nel 2001. Dublino ha già smentito perché teme che il fronte del no scenda in piazza. Intanto sono messe in dubbio le ratifiche parlamentario di Gran Bretagna e Polonia. La possibilità più concreta è che riprenda il negoziato come accadde nel 2005 dopo la bocciatura della Costituzione con il referendum di Francia e Olanda. Di certo si allungano i tempi per il partenariato con la Russia e per la presidenza forte auspicata da leader come il presidente francese Nicolas Sarkozy. Per non parlare del rapporto euro-dollaro a pochi mesi dal cambio della guardia alla Casa Bianca. 

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REFERENDUM IN IRLANDA

Perché no al trattato di Lisbona "e' la forma più assoluta di totalitarismo"


di Ida Magli 

 In questi giorni, con la ratifica da parte del Parlamento italiano del cosiddetto Trattato di Lisbona, si porrà fine definitivamente all'esistenza delle Nazione Italia. E mano a mano si porrà fine all'esistenza di quasi tutte le altre nazioni in Europa. Non bisogna sorprendersi del silenzio che accompagna l'atto più importante che sia mai stato compiuto dal 1870 con il Regno d'Italia. È un silenzio che non è dovuto soltanto al volere dei governanti, ben sicuri fin dall'inizio dell'operazione “Unione europea“ che bisognava tenerne all'oscuro il più possibile i cittadini, ma anche alla obiettiva difficoltà per i giornalisti di fornire informazioni e tanto meno spiegazioni di un progetto che esula da qualsiasi concetto di «politica“.
Il Trattato di Lisbona è infatti una «visione del mondo» universale, una teologia dogmatica con le sue applicazioni pratiche, la forma più assoluta di totalitarismo che sia mai stata messa in atto. Come potrebbero i giornalisti istruire con poche parole milioni di persone sulla metafisica di Kant? Eppure c'è quasi tutto Kant, inclusa la sua proposta per la Pace Perpetua, nel progetto dell'Unione europea. Ma c'è anche molto Rousseau, molto Voltaire, molto Marx, con in più quello che Tremonti definisce «mercatismo»: l'assolutizzazione del mercato.
La falsificazione dei significati linguistici accompagna fin dall'inizio l'operazione europea: quello che viene firmato non è affatto un Trattato e non è neanche una «Costituzione», come era stato chiamato prima che i referendum popolari lo bocciassero. È la proclamazione di una religione universale, accompagnata in tutti i dettagli dagli strumenti coercitivi verso i popoli e verso le singole persone per realizzarla. È il passo fondamentale, dopo averlo costituito in Europa, per giungere alla meta prefissata: il governo mondiale.
Posso indicare in questo breve spazio soltanto alcuni degli strumenti preordinati:
A) Il sincretismo fra le varie religioni e fra i vari costumi culturali. Un sincretismo che verrà raggiunto con lo spostamento di milioni di persone e smussando tutte le differenze attraverso il «dialogo». Discendono da questa precisa volontà dei governanti le ondate immigratorie che stanno soffocando l'Europa d'occidente. Si tratta di decisioni di forza, prese a tavolino: se nasceranno reazioni o conflitti, come di fatto sono già nati, provvederanno le schedature biometriche, la polizia e il tribunale europeo a eliminarli.
B) Il governo concentrato in poche persone, quasi sconosciute ai cittadini, mentre diventano sempre più pleonastici i parlamenti nazionali. Il parlamento europeo, infatti, tanto perché nessuno possa obiettare in seguito che non aveva capito, è stato istituito fin dall'inizio privo di potere legislativo. Pura finzione al fine di gettare polvere negli occhi ai cittadini e tenere buoni con ricche poltrone i residui pretendenti al potere nell'impero fittizio.
C) Nella sua qualità di fase di passaggio verso il governo mondiale, l'Europa deve essere debolissima, come infatti sta diventando. Per ora qualcuno lo nota a proposito dell'economia e della ricerca (ricerca significa intelligenza), ma presto sarà chiaro a tutti l'impoverimento intellettuale e affettivo di popoli costretti a perdere la propria identità, la propria «forma» in ogni settore della vita. In Italia la perdita è più grave per il semplice motivo che gli italiani sono i più ricchi di creatività. Di fronte al vuoto di qualsiasi ideale e di qualsiasi futuro, i giovani si battono per quelli vecchi inesistenti, oppure «si annoiano». Vi si aggiungono con uguale impoverimento i milioni di immigrati, anch'essi sradicati dalla loro identità e gettati nel crogiolo della non-forma.
Si tratta di conseguenze ovvie, perseguite con ostinazione durante il passare degli anni sia dai fanatici credenti nella religione universale che da coloro che se ne servono per assolutizzare il proprio potere. Ci troviamo di fronte a quello che i poeti tedeschi individuavano chiaramente durante il nazismo come « il generale naufragio dello spirito ». Seppellire le nazioni per paura del nazionalismo significa provocare di nuovo il generale naufragio dello spirito. Significa che alla fine Hitler ha vinto.
Ida Magli

Pubblicato il 13/6/2008 alle 14.50 nella rubrica NO alla Ratifica Trattato Lisbona.

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