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Ancora Prodi.

 

Ue, Prodi: ''Infamanti le accuse del Financial Times su Eurostat''

 

I portavoce del presidente: ''Quanto apparso oggi e' pura immondizia. D'altronde siamo a fine legislatura.... ''

Bruxelles, -Il presidente della Commissione      Europea, Romano Prodi, definisce ''infamanti'' le accuse del Financial Times per la vicenda dello scandalo Eurostat, ''siamo a fine legislatura...'', osserva. ''Ma di che cosa stiamo parlando?'', si scalda Marco Vignudelli, portavoce di Prodi. Quanto apparso oggi sul ''Financial Times'' e' ''pura immondizia'', dicono i portavoce del presidente, anche perche' il titolo aggressivo (''Prodi coinvolto nello scandalo Eurostat'') non corrisponde al testo dell'articolo che invece e' molto piu' prudente.

Ma soprattutto, la squadra del professore bolognese si e' presa cura di distribuire alla stampa una lettera del 13 settembre 2002 che dimostra come l'organo diretto da Prodi non solo avesse avuto sentore che qualcosa non andava nella vicenda Eurostat, ma anzi aveva attivato gia' da tempo l'Olaf (l'organismo antifrode dell'Ue) chiedendo un'indagine in merito a una societa' collegata all'Eurostat, la Eurogramme.

E questo gia' 17 mesi prima, nel 2001, dunque ben prima che la funzionaria danese dell'Eurostat Dorte Schmidt-Brown segnalasse alla stessa Olaf irregolarita' all'Eurostat. Al centro, una vicenda che vede la ''distrazione'' da parte di funzionari Eurostat di ingenti fondi comunitari attraverso un conto segreto in Lussemburgo.

In buona sostanza, e' il messaggio che lanciano i portavoce di Prodi, la Commissione non solo non ha cercato di insabbiare alcunche', ma al contrario ha fatto quello che poteva per fare luce, pur ''non immaginando -dicono ancora i portavoce- l'entita' e il tipo dello scandalo, che e' stato scoperto poi proprio dall'Olaf una volta avviata l'inchiesta''.

Non solo: i portavoce della Commissione smentiscono recisamente le accuse lanciate da uno degli alti funzionari sotto accusa per ''distrazione'' di fondi, e cioe' Yves Franchet, il quale avrebbe informato lo stesso Prodi oltre al vicepresidente della Commissione Neil Kinnock e il commissario agli affari economici e monetari Pedro Solbes. ''Prodi -sottolineano alla Commissione- ha avuto un solo incontro, insieme a molte altre persone, con Franchet, e si e' trattato di una pura stretta di mano, nient'altro. Ci sono i testimoni. Per il resto, Franchet non ha informato ne' direttamente ne' indirettamente il presidente di alcunche'''. In altre parole: se anche Franchet ha detto qualcosa ad altri esponenti della Commissione, Prodi non e' mai venuto a saperlo.

Come mai l'attacco del Financial Times proprio ora, oltretutto a tre giorni dall'apertura del vertice Ue di Salonicco? Lo stesso Prodi si lascia scappare una sua interpretazione: ''Siamo a fine legislatura...'', interpretazione che trova ampia eco negli ambienti della Commissione, anche se nessun portavoce la commenta ufficialmente.

E' vero pero' che la vicenda, tuttavia, apre piu' di uno spiraglio a critiche al funzionamento del sistema Commissione. Lo ha ammesso un altro portavoce di Prodi, Reijo Kemppinen: ''E' chiaro -ha affermato- che il sistema non ha funzionato come dovrebbe''. Al momento, annuncia Kemppinen, e' allo studio una valutazione complessiva, ad esempio la vasta autonomia dei direttori generali che possono anche, se lo ritengono, non informare i commissari. ''Stiamo valutando -dice Kemppinen- se indicare riforme per migliorare il sistema ed evitare in futuro vicende del genere''.

Pubblicato il 17/6/2003 alle 18.17 nella rubrica Crimini del Comunismo.

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