Blog: http://Controcorrente.ilcannocchiale.it

Porcate comuniste

 

Ferrero vuol dare 50 milioni di euro alle moschee

di Dimitri Buffa


Cinquanta milioni di euro per favorire l’integrazione degli immigrati possono anche essere una buona idea. Ma diventano una sciagura se a gestire questi fondi saranno le moschee e i centri islamici italiani sparsi nel territorio.
Peccato si tratti spesso di luoghi che rappresentano vere fucine dell’integralismo islamico. Per questo gli islamici moderati delle comunità marocchine presiedute da Souad Sbai hanno intenzione nei prossimi giorni di denunciare  all’opinione pubblica l’ennesima trovata propagandistica del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Che ieri ha partecipato alla grande Moschea di Roma a una conferenza stampa per la presentazione del primo di questi esperimenti, “Laboratorio cittadinanza”, un percorso formativo di educazione civica destinato agli immigrati musulmani.
Ovviamente qui non è in questione né la serietà della moschea di Roma (che anzi a dirla tutta è l’unico ente di culto islamico che abbia una convenzione con lo stato italiano, dato che tutte le altre sono sedicenti moschee fai da te dove alligna di tutto, da Adel Smith ad Abu Omar) né la buona fede del suo segretario Abdallah Redouane che è uno dei pochi islamici moderati in Italia oltre a esser un uomo di enorme cultura.
Ma è il principio. Dice Ahmed Habouss, sociologo e antropologo presidente dell’Osservatorio Scientifico Euro-Mediterraneo, nonché docente di arabo all’Università di Pisa: “Nessuno può avere il monopolio dell’Islam e lo stato italiano non può affidare alle moschee i soldi per l’integrazione degli immigrati. Neppure possono esistere progetti differenziati di integrazione per immigrati islamici e per immigrati non islamici. Infine, non si possono costringere quelli che vogliono usufruire dei finanziamenti ministeriali per integrarsie diventare cittadini italiani a frequentare le moschee italiane che per la maggior parte sono luogo di indottrinamento anti occidentale”.
A fargli eco, Yassine Belkassem, vicepresidente della comunità marocchina in Italia: “Se proprio Ferrero vuole dare soldi alle moschea di Roma, che io rispetto e conosco essere assolutamente moderata, lo faccia affinché vengano formati imam italiani, ma non per il percorso di integrazione alla cittadinanza che caso mai è un diritto di tutti e va svolto dalla scuola pubblica. Possibile che non si renda conto che così invece di integrare discrimina?”
E in realtà qualcosa che non quadra già c’è, se si considera che il progetto portato avanti dalla moschea di Monte Antenne ha riguardato  sinora solo 20 donne. Mentre quello per gli uomini, quindici in tutto, lo ha svolto la moschea della Magliana,  Al Fath, che tanto moderata non è visto che, oltre a fare parte delle cosiddette “moschee fai da te”, ha anche un imam egiziano di ispirazione salafita, tale Sami Salim. “Per 35 persone hanno dovuto fare due progetti con donne separate dagli uomini addirittura in due moschee diverse?”, si chiede Souad Sbai.
Certo tornano in mente adesso gli inviti a votare per il centro sinistra da parte del convertito italiano Hamza Piccardo, già segretario dell’Ucoii (quinta colonna in Italia dei Fratelli Mussulmani, cioè dell’internazionale jihadista del Medio Oriente che fa capo agli ideologi di Hamas). Questi convertiti italiani all’islam, tutti riciclati dell’area di fiancheggiamento del terrorismo rosso e nero, quando non dalla lotta armata vera e propria, ben sapevano che sarebbe arrivata presto l’era del finanziamento a pioggia senza alcun controllo. Ora raccolgono i frutti della propaganda fatta per il voto all’Unione.
L’Italia però può permettersi di subappaltare l’integrazione degli immigrati alle moschee costringendo anche chi non è islamico praticante a frequentarle? Le statistiche dicono che anche tra gli exra comunitari che provengono da paesi islamici non più del cinque per cento va tutti i venerdì in moschea.
Vengono da porsi due domande: ma tutti questi campioni dello stato laico, come il ministro rifondarolo Ferrero, si rendono conto che così stanno dando un potere enorme agli auto eletti rappresentanti dell’islam in Italia? Ed è giusto che sia l’Italia a finanziare la stessa moschea di Roma, in realtà di proprietà saudita, quando anche da Ryad negli ultimi anni i soldi venivano dati con il contagocce?

Pubblicato il 12/7/2007 alle 19.26 nella rubrica Crimini del Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web