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Veltroni, i buoni sentimenti ed il marketing della immagine

 

Veltroni, i buoni sentimenti
ed il marketing della immagine
   

 

 

di Gaetano Saglimbeni 

 

              

            
              Walter Veltroni, sindaco di Roma, sarà eletto il 14 
                      ottobre segretario nazionale del nuovo Partito
                      democratico costituito dagli ex  comunisti della
                      Quercia e dagli ex democristiani  della Margherita

 

 

            Per il politico-filosofo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, il ricorso a Walter, Veltroni, il sindaco ex comunista “kennediano” di Roma, è l’ultima ciambella di salvataggio per tentare di risollevare le sorti di un partito che sembrava destinato a nascere già morto. Ma basterà l’indubbio “appeal” di un ex segretario di partito ed ex direttore dell’Unità che si commuove per la morte di Patricio e ama farsi fotografare con i bambini negri in braccio, a salvare la baracca di Prodi e compagni?

 

           I leader della Casa delle libertà non hanno dubbi: la scelta di Veltroni è stata ed è una operazione più da marketing che di sostanza. Parlano di un “personaggio eccessivamente sovrastimato rispetto a quello che ha fatto vedere sul campo”. Ricordano che da vice premier con Prodi presidente, dal 1996 al 98, si è visto ben poco ed ha fatto pochissimo; da segretario dei Ds, nel 2001, ha portato il partito e la coalizione delle sinistre-Ulivo ad una sconfitta pesantissima contro la Casa delle Libertà; e come sindaco di Roma, da buon uomo di marketing, ha badato e bada più alla forma che alla sostanza: per dirla con Ernesto Galli della Loggia, autorevole editorialista del Corriere della Sera, “più che la sua città, ha saputo amministrare benissimo le propria immagine”. E’ la ragione per la quale gode di buona stampa, anche se a Roma le cose non vanno per nulla bene, come i  “laudatores” del veltronismo vorrebbero far credere.

           “Il centro di Roma è invivibile, anzi è un inferno”, ha scritto Galli della Loggia. “Si cammina tra carbonare e straccetti alla rucola, avvolti in una nuvola nauseabonda di odori di cucina, di fritto, di scappamenti e di miasmi di rifiuti. Assenti o compiacenti (more solito), i vigili urbani lasciano fare tutto. Quanto al sindaco, lui è probabilmente da qualche altra parte; chi dice di averlo visto l’ultima volta a Hollywood, in Sunset Boulevard, chi in un villaggio dello Zimbabwe”. Una descrizione amara e ironica della città, certo,  ma anche reale, con un sindaco che si vede molto in giro per il mondo (per occuparsi di cinema, di fame e malattie nei Paesi del Terzo Mondo) e poco, pochissimo, nella sua città. In fatto di trasporti e sicurezza, come sanno benissimo i romani, la situazione è certamente drammatica. Non mi pare che esageri , Silvio Berlusconi, quando dichiara ufficialmente che “l’amministrazione in carica al Campidoglio è una delle peggiori della storia della città”. 


           Adesso il sindaco delle “notti bianche” (e del nuovo festival del cinema che fa la guerra a Venezia e per questo ha irritato tanto il sindaco-filosofo Cacciari) è stato chiamato a prendere il timone del Partito democratico, invocato e acclamato da Fassino e D’Alema, da Bersani e dalla Finocchiaro, come una sorta di “salvatore della Patria”. E lui, maestro nel marketing della propria immagine, non ha perso tempo a dichiarare, nella prima intervista televisiva dopo l’annuncio ufficiale della sua designazione, di aver letto un sondaggio fresco di stampa dal quale risultava non soltanto che è lui il più bravo ed il più popolare nel partito degli ex comunisti, ma anche (udite, udite!) che, con la sua discesa in campo, l’Unione delle sinistre aveva già superato la Casa delle libertà. Spariti d’un colpo, addirittura in una nottata, i 18 o 20 punti di svantaggio della coalizione di Prodi rispetto alla Casa delle libertà di Berlusconi: un autentico miracolo, dal “padre Pio della politica” (come lo definiscono quelli che si divertono a sfotticchiarlo per le sue vanteria, le smargiassate, le balle).

 

           Nella Unione delle sinistre-Ulivo è Romano Prodi il “principe dei cacciaballe”, ma sono in molti a pensare che Walter Veltroni, in fatto di frottole, non è secondo a nessuno. Fantasioso e pericoloso, come lo era il prof Romano Prodi prima che fosse scoperto come ballista, perché il Walter, da uomo di cinema (con diploma al Centro cinematografico di Roma, che è l’unico titolo di studio della sua vita), conosce le arti dello spettacolo e della seduzione mediatica; e le sa sfruttare con grande abilità e furberie d’ogni genere, compresa la lacrimuccia facile che spesso compare sotto i suoi occhiali da intellettuale-missionario. Ma non mi pare si possa o si debba parlare di “bluff”, tutto fumo e poco arrosto, come fanno i suoi detrattori. Anche se da uomo di partito e di governo non ha mai brillato e da sindaco di Roma, come dice Galli della Loggia, più che la sua città, ha pensato ad amministrare benissimo la propria immagine.

 

           “Il nuovo che avanza”, è lo slogan coniato subito dalla grancassa propagandistica delle sinistre-Ulivo per il suo ritorno alla politica nazionale. Lo avevano detto Fassino e compagni l’anno scorso in campagna elettorale, senza temere il ridicolo, anche per Romano Prodi, che in politica è da 29 anni. “Per me”, dice l’imprenditore Silvio Berlusconi che in politica è da soli 13 anni, “è, come per Prodi, il vecchio che ritorna: Romano tornava dall’esilio di Bruxelles, dove l’aveva spedito il D’Alema che gli aveva preso la poltrona a palazzo Chigi, e Walter si prepara a far ritorno dall’esilio del Campidoglio, dove l’avevano mandato i compagni della Quercia dopo la sconfitta alle politiche del 2001”.

           Un vecchio “laudator del comunismo”, lo ha definito il presidente di Forza Italia, sostenendo che “ha dato forse il meglio di sé come direttore dell’Unità ed è uscito di scena, insieme al comunismo, senza lasciare traccia”. “Dico meglio”,si è corretto subito Berlusconi, “le tracce esistono, ben chiare: gli articoli che ha scritto per anni sull’Unità per la esaltazione del comunismo, che l’organo ufficiale del Partito comunista italiano indicava addirittura come modello per noi italiani poveri democristiani. Solo che, per un amaro gioco del destino (o del pentitismo politico, di cui il buon Walter è stato protagonista insieme a tanti suoi compagni di un tempo), quegli articoli li tiene ben chiusi in un cassetto. Penso che se ne vergogni, il ‘nuovo’ Walter. Ed è un peccato, perché sono forse le uniche cose autentiche del suo far politica”.

 

           E’ quello che penso anch’io, nel mio piccolo, dell’illustre mio collega in giornalismo Walter Veltroni. Ho sempre apprezzato e apprezzo gli uomini con le idee  chiare in testa, anche se contrarie alle mie; non mi sono mai piaciuti gli ipocriti, quelli che vogliono stare (come si suol dire) con un piede in due staffe, gli opportunisti, i trasformisti che, dopo avere abiurato le proprie idee, si arrampicano sugli specchi per costruirsi una nuova immagine e dimostrare a se stessi ed agli altri di contare ancora. Ed un invito vorrei rivolgere al leader che, se sono vere le voci che circolano, sarà il candidato delle sinistre-Ulivo per la presidenza del Consiglio: perché non raccoglie quegli articoli in un bel volume? Penso che i lettori di ‘Senza Patricio’ e dei suoi libri sull’Africa sarebbero felici di leggerli.

 

          C’è tanta verità in quello che si scrive di cose in cui si crede e penso che lui credesse davvero allora (anche se chiaramente si sbagliava) in quello che scriveva sul “comunismo fonte di democrazia e di benessere per tutti”. Quella verità o quelle verità che non sempre si trovano nei testi ispirati da una certa retorica dei buoni sentimenti, specie quando sono strumentalizzati dalla politica e dal marketing della immagine. Hanno il diritto, i giovani di oggi, di conoscere anche l’altro Veltroni, per capire se era più vero e autentico quello di ieri e si deve credere totalmente e ciecamente a quello di oggi.

 

                                                         Gaetano Saglimbeni

 

www.gaetanosaglimbenitaormina.it

e-mail: gaetano.saglimbeni@alice.it

Pubblicato il 26/6/2007 alle 21.24 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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