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Un “Che” rosso sangue

              

Un “Che” rosso sangue

di Ernesto Galli Della Loggia

Poi dice che uno rischia di sembrare un fissato. Ma mica è normale vivere da decenni in mezzo a gente che a casa, sulla maglietta che indossa, o dovunque, esibisce come qualcosa di cui menar vanto il ritratto di un uomo che non provava il minimo scrupolo a far fuori la gente e che di gente ne ha fatta fuori non si sa quanta.
Perché Che Guevara era questo, sì, e chi non ci crede si legga il libro appena uscito de
dicatogli da Alvaro Vargas Llosa (Il mito Che Guevara e il futuro della libertà, editore Lindau). Il vero Che: uno che si descrive «vivo e assetato di sangue», che ordina «nel dubbio fucilare», che organizza lui la Ceka cubana, che capo della Comisión Depuradora nonché direttore del terribile carcere La Cabaña manda a morte decine e decine di persone senza graziarne neppure una, e così via tra violenze e deliri di onnipotenza.
Dunque il direttore di «Liberazione» Piero Sansonetti ha ragione e i suoi critici torto: Cuba non era, non è, meglio dell'Urss.

Da Il Corriere della Sera

Pubblicato il 19/6/2007 alle 16.9 nella rubrica Crimini del Comunismo.

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