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Corone di fiori, poche parole di circostanza e tanta ipocrisia in via Fani

Corone di fiori, poche parole di circostanza e tanta ipocrisia in via
Fani, dove il 16 marzo del 1978 le Brigate rosse sequestrarono il
leader della Democrazia cristiana, e la Tv di Stato ignora la ricorrenza 
 
Nell’anniversario del tragico sequestro
di Aldo Moro nessuno ha ricordato che
i suoi carnefici incassano "parcelle d’oro"
come consulenti di ministri, presidenti
di Regioni e sindaci “rossi” compiacenti
 
Nel generosissimo banchetto della politica, gestito dai comunisti ed estremisti di sinistra al governo con il compagno Prodi, si rimpinzano allegramente (con i soldi dei cittadini che lavorano e pagano le tasse) nullafacenti senza arte né parte, tuttologi esperti in tutto e niente ed ex terroristi assassini. Ventinove anni di processi, intellettuali da strapazzo a braccetto con delinquenti comuni esaltati dal fanatismo politico e politici pronti a dare coperture ai falsi eroi della rivoluzione proletaria, tanti ergastoli (non scontati, purtroppo), maxi-condanne che dovevano essere esemplari e non hanno impedito a rivoluzionari e fiancheggiatori, rimessi troppo presto in libertà, di riciclarsi nella politica, con incarichi di prestigio, super-pagati, nel sottogoverno ma anche nelle istituzioni, a tutti i livelli. Un oltraggio alla memoria di Aldo Moro e dei tanti morti ammazzati dai brigatisti rivoluzionari che volevano conquistare il potere con gli eccidi e adesso lo hanno avuto in grazioso regalo dal compagno premier Prodi
di Gaetano Saglimbeni
              
            Ci sono pure i biechi carnefici di Aldo Moro nel generosissimo banchetto della politica, gestito con tanto impegno e illuminata partecipazione dai comunisti ed estremisti di sinistra al governo con il compagno premier Romano Prodi. Si rimpinzano allegramente, con i soldi dei cittadini che lavorano e pagano le tasse, nullafacenti senza arte né parte, tuttologi esperti in tutto e niente ed ex terroristi assassini. Compresi quelli che la mattina del 16 marzo del 1978 aggredirono e sequestrarono il leader della Democrazia cristiana, dopo aver sterminato i cinque uomini della sua scorta, e lo ammazzarono poi atrocemente, al termine di un terribile calvario durato 55 giorni.    
          Ventinove anni di processi, intellettuali da strapazzo a braccetto con delinquenti comuni esaltati dal fanatismo politico e politici pronti a dare coperture ai falsi eroi della rivoluzione proletaria, tanti ergastoli (scontati solo parzialmente, purtroppo), maxi-condanne che dovevano essere esemplari e non hanno impedito a rivoluzionari e fiancheggiatori, rimessi troppo presto in libertà (compresi gli ergastolani), di riciclarsi nella politica, muovendosi sotto banco, con la speciale benedizione (e “parcelle d’oro” per le consulenze più strane) di presidenti di Regioni e Province “rosse”, di sindaci compiacenti (cito, per tutti, il governatore della Toscana Claudio Martini, il quale ha pagato consulenze sul lavoro in carcere all’ex brigatista ergastolano Senzani, ed il sindaco di Roma Walter Veltroni, il quale ha affidato analoghe consulenze all’ex terrorista Silvia Baraldini che a Rebibbia (prima di passare agli arresti domiciliari) aveva scontato una parte della condanna a 43 anni subita negli Stati Uniti per atti di terrorismo con assassinio di poliziotti.        

          E adesso, con il governo del compagno Prodi, con i comunisti e gli estremisti di sinistra promossi al rango di ministri, vice ministri e sottosegretari, gli ex brigatisti “graziati” anzitempo da una magistratura fin troppo comprensiva sono venuti fuori dall’ombra con la spocchiosa arroganza dei grandi eroi rivoluzionari che hanno conquistato il Paese alla causa del proletariato, destinati dai compagni vecchi e nuovi che sono al governo ad incarichi di assoluto prestigio e grande responsabilità, super-pagati, nel sottogoverno, nei grandi “carrozzoni” della politica, consigli di amministrazione di enti pubblici (quelli utili e, soprattutto, quelli inutili che le sinistre si guardano bene dal sopprimere), ma anche nelle istituzioni, a tutti i livelli.
 
          Sono pure in Parlamento, purtroppo, gli ex brigatisti (assassini e non), i loro mandanti e fiancheggiatori: cito, tra gli altri, l’ex terrorista di Prima linea Sergio D’Elia, condannato a 25 anni per l’assassinio di un poliziotto durante un assalto al carcere di Firenze, il quale non soltanto è stato eletto deputato, ma è anche nella segreteria del presidente della Camera Fausto Bertinotti di Rifondazione comunista. Deputati e senatori della Repubblica italiana vengono raccolti dai partiti dell’estrema sinistra al governo tra i vecchi tromboni della sinistra “illuminata”, ma anche (soprattutto, negli ultimi tempi) tra i giovani dei centri sociali, no-global, no-Tav, disubbidienti, antagonisti, falsi pacifisti anti-americani, tra i rivoluzionari che in piazza bruciano le bandiere americana, israeliana e italiana, danno del criminale a Bush, inneggiando a Bin Laden ed agli hezbollah che hanno portato alla rovina il Libano (grandi amici di Diliberto e Bertinotti, Rizzo e Giordano), i quali nel loro “democraticissimi” programmi di terrorismo e guerra hanno, anzitutto, la distruzione dello Stato di Israele.

          E’ questa l’armata Brancaleone alla quale il compagno premier Romano Prodi (arrivato al governo, bisogna ricordare, con l’Unione delle sinistre in netta minoranza nel Paese, con 220 mila voti in meno al Senato rispetto alla Casa delle libertà e 24 mila in più, ancora sub judice, alla Camera) ha consegnato l’Italia, consentendole la piena occupazione dei palazzi del potere. Una occupazione inquietante, pericolosissima, che è un insulto (diciamolo con grande chiarezza e fermezza) alla memoria di Aldo Moro e dei tanti morti ammazzati di ieri e di oggi. Il più oltraggioso degli insulti, ripugnante e terribile, ai politici e servitori dello Stato, magistrati, poliziotti, giuristi del lavoro, colpiti brutalmente dai nemici delle libertà e della democrazia che volevano conquistare il potere con la rivoluzione e gli eccidi degli uomini rappresentativi delle istituzioni e, adesso che i palazzi del potere li hanno avuti in grazioso regalo dal compagno premier Prodi, vorrebbero tenerseli a vita.
        
          Come è sempre avvenuto, purtroppo, nei Paesi in cui i comunisti sono arrivati al potere: da minoranze e con i rivoluzionari assassini che all’improvviso si trasformano o fingono di trasformarsi in agnellini e (così dicono) in “saggi amministratori della cosa pubblica”, per la felicità della classe proletaria che li ha eletti e della maggioranza che non li ha eletti. Solo che gli italiani, alle favole dei lupi travestiti da agnellini, ai teppisti della politica che diventano d’un colpo illuminati governanti e, fra l’altro, maestri di economia (dissanguando il popolo con le tasse che servono solo ad assicurare il salario garantito a tutti, compresi gli scansafatiche per vocazione che il lavoro non lo cercano neppure, preferendo vivere alle spalle di chi lavora) non credono, si rifiutano di credere.
 
            Se il fischiatissimo premier Prodi è caduto così in basso nei consensi (mai così in passo, nella storia della nostra Repubblica, un presidente del Consiglio in carico: appena il 20 per cento, secondo i dati comunicati da Pagnoncelli a “Ballarò”, rispetto al 62 di Silvio Berlusconi), la ragione c’è, chiara ed inequivocabile. Gli italiani non perdonano al leader delle sinistre-Ulivo Romano Prodi di avere consegnato il Paese ai teppisti della politica, nemici (oggi e sempre) delle libertà e della democrazia. Non perdonano e non perdoneranno mai al compagno premier Prodi ed agli ex democristiani della Margherita e dell’Udeur che lo hanno sostenuto e lo sostengono con i loro voti. Da “utili idioti”, bisogna dire, e senza vergogna: anche per le pagliacciate dei “gay” in  piazza, le cui immagini, purtroppo, riempiono gli schermi televisivi di tutto il mondo, per la vergogna di tutti noi.

          La realtà è questa: piaccia o non piaccia a Mastella e Rutelli, al Follini (ex Udc, eletto nel centrodestra) ultima stampella del traballante governo Prodi ed al Casini (ancora Udc) che, se abbiamo ben capito, arde dalla voglia matta di poterlo presto imitare, per mettersi anche lui al servizio della causa proletaria sostenuta con tanto vigore e illuminato impegno sociale e culturale da Bertinotti e Diliberto, dai no-global di Francesco Caruso, dai transgender di Vladimir Guadagno in Luxuria e dall’ex terrorista assassino Sergio D’Elia, deputato e segretario del presidente della Camera e leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti.      
                                                         
                                                                   Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 17/3/2007 alle 12.44 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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