Blog: http://Controcorrente.ilcannocchiale.it

Ma allora era una balla che l’Italia di Berlusconi fosse allo sbando…

Prodi ed il ministro della Economia
 Padoa Schioppa dicono
che la Finanziaria sarà ridotta da 35 a 30
miliardi di euro
perché le entrate nel primo semestre del
2006 sono cresciute
Ma allora era una balla che l’Italia
di Berlusconi fosse allo sbando…
Se le entrate per il fisco sono aumentate in
 maniera così netta nei primi
sei mesi dell’anno, e cioè prima che si insediasse
il nuovo governo, è la conferma non soltanto
che i conti del ministro Tremonti erano in ordine,
ma anche che c’è stata una forte ripresa economica,
in grado di superare agevolmente la crisi
che aveva colpito tutti i Paesi
della Unione europea,nessuno escluso. 
“L’Italia ha corso in questi mesi
più della Germania”, ha scritto il Corriere della Sera
 (ma soltanto dopo le elezioni del 9 e 10 aprile)

di Gaetano Saglimbeni
           “L’industria riparte, l’Italia corre più della Germania”, il titolo a tutta pagina apparso sul Corriere della Sera a fine aprile, e cioè venti giorni dopo le elezioni politiche che hanno dato una risicatissima vittoria alle sinistre. E nell’articolo abbiamo letto: “L’economia italiana si mette a correre, e più del previsto. Nel primo trimestre del 2006 (e cioè prima delle elezioni, ndr.), il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,5 su base annua. E’ il più alto dalla metà del 2001, prima che l’attacco terroristico dell’11 settembre mettesse in ginocchio tutta l’economia mondiale. Sui primi tre mesi l’Italia si allinea così alla media della zona euro,  superando la Germania (ferma allo 0,4) e l’Olanda (allo 0,2)”.
           Avevano suonato a morto per l’intera campagna elettorale, le campane della sinistra, sulla economia italiana. “Crescita zero”, lo slogan ad effetto per i comizi di piazza, gli interventi radio-televisivi, gli spot propagandistici. E ad elezioni archiviate abbiamo scoperto invece che i dati Eurostat, dall’inizio dell’anno, erano stati da record. “La crescita”, ha spiegato il Corriere dopo le elezioni citando i dati elaborati dall’Eurostat prima delle elezioni, “affiancata al piccolo boom della produzione industriale a marzo (più 6,8 su base annua), dovrebbe essere sufficiente per mettere in soffitta la teoria del declino che ha caratterizzato l’ultimo anno del governo Berlusconi”. Parole chiare che, se fossero state scritte sui giornali prima delle elezioni, avrebbero probabilmente tolto alle sinistre i 24 mila contestatissima voti che hanno consentito loro di vincere le elezioni con il premio di maggioranza alla Camera, pur avendo riportato al Senato 220 mila voti meno del centrodestra.
           E adesso (udite, udite, amici lettori), a confermare l’ottimo andamento della economia nel 2006, è addirittura il prof. Prodi, il quale dichiara ufficialmente che, grazie alle più che incoraggianti entrate registrate nel primo semestre, la Finanziaria allo studio del governo, prevista in un primo momento in 35 miliardi di euro, può scendere tranquillamente a 30 miliardi. Un “successone”, insomma, a suo dire, che non può non far gioire,con il presidente del Consiglio, tutti noi cittadini. Solo che il professore, abituato da sempre a spararle grosse raccontando balle, se ne assume il pieno merito. Ed a questo punto, se quadrano i conti, non quadrano certamente le date.
           Perché il governo delle sinistre, come tutti ricordiamo (e gli atti parlamentari sono lì a confermarlo), per effetto del cosiddetto “ingorgo” istituzionale che ha determinato il rinvio dell’incarico a Prodi a dopo la elezione del nuovo presidente della Repubblica, si è potuto insediare ufficialmente soltanto nella seconda decade di giugno (e non tutti i ministeri erano funzionanti, dato che si era operato uno smembramento piuttosto consistente, per una migliore spartizione delle poltrone tra partiti, gruppi e gruppuscoli della coalizione). E dunque, come fa il presidente del Consiglio a sostenere che la ripresa è merito del suo governo, se i dati ufficiali si riferiscono al primo semestre del 2006? Avrebbero compiuto il miracolo di raddrizzare in sole due settimane, il prof. Prodi ed i suoi “illuminati” ministri,  tutto quello che non andava col governo Berlusconi?
          Ricorderà benissimo, il leader delle sinistre Romano Prodi, che la conferma della ripresa era stata annunciata già a fine aprile, e cioè un mese e mezzo prima che  il nuovo governo si insediasse, dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, intervenuto al G7 di Washington con l’ex ministro per l’Economia Giulio Tremonti. “Lasciamo al nuovo governo una industria in netta ripresa, con risultati addirittura da record”, ha assicurato in quella occasione Tremonti, ricordando che quella di marzo era stata la “crescita migliore degli ultimi sei anni”.
          Tutto bene, insomma, per l’Italia, anche se in campagna elettorale le campane della grancassa propagandistica delle sinistre avevano suonato a morto. E adesso?  Il governatore della Banca d’Italia non ha mutato le sue previsioni di cresciuta per il secondo semestre, anche se la crescita smisurata del prezzo del petrolio (in conseguenza dei fatti del Libano) ha creato nuove preoccupazioni. Solo che la nuova Finanziaria, per le tante (troppe) promesse fatte da Prodi in campagna elettorale ai cosiddetti “poteri forti” che hanno sponsorizzato la sua elezione (a cominciare dalla eliminazione in un solo anno di cinque punti del cuneo fiscale imposto agli industriali proprio dalle sinistre), si annuncia “lacrime e sangue” per tutti: soprattutto per chi vive del suo lavoro e dovrà provvedere adesso ad assicurare il “salario garantito” non soltanto a chi ha la sfortuna di non lavorare, ma anche a chi non ha alcuna intenzione di cercarselo, un lavoro, preferendo vivere alle spalle di chi lavora. Chiaro, il concetto?
           Sarà una delle grandi battaglie della sinistra e dell’estrema sinistra, quella del “salario garantito” per tutti: anche per gli immigrati clandestini, ovviamente. E’ già in atto, purtroppo, un pauroso e pericoloso ritorno al vecchio assistenzialismo di Stato. Che  paghiamo noi cittadini, ovviamente: soprattutto quelli appartenenti al cosiddetto  ceto medio, con le nostre tasse; ed anche (si teme) con qualche ritocco in negativo delle pensioni.
           Sono in quattro a preparare la grande “stangata d’autunno”: il presidente Prodi in persona, i ministri Padoa Schioppa (Economia) e Bersani (Sviluppo economico), il vice ministro Visco. Torneremo a pagare le tasse che Berlusconi ci aveva tolto (compresa quella per la successione) e ne pagheremo altre ancora. Aumenteranno Iva, Ici, Bot, Cct, imposte comunali, addizionali regionali, ticket per medicinali e ricoveri ospedalieri, biglietti aerei e ferroviari, e tutto il resto, a cominciare dai generi di prima necessità. E tutto questo, per far che cosa? Per consentire a Prodi di ridare alla grande industria i cospicui “aiuti di Stato” a fondo perduto che Berlusconi aveva saggiamente tolto giudicandoli “immorali e asso9lutamente improduttivi”, al ministro del Lavoro Cesare Damiano della Quercia di assicurare il “salario garantito” a tutti (compresi i fannulloni a vita che preferiscono vivere alle spalle di chi lavora) ed al ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero di Rifondazione comunista di poter versare 3 mila euro come “benvenuto” ad ogni immigrato clandestino che riesce a sbarcare sulle nostre coste? 
          “Le famiglie italiane, con gli stipendi e le pensioni dimezzate dall’euro, non riescono ad arrivare alla quarta settimana”, è stato per anni lo slogan elettoral-propagandistico di Prodi e Fassino, Rutelli e Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio. Adesso, con le sinistre al governo, c’è il pericolo che non arrivino alla terza settimana. Perché i benefici della ripresa, con l’assistenzialismo di Stato (che nei programmi di Bertinotti e compagni dovrebbe essere sempre più simile a quello della ex Unione sovietica) ed i “regali” alla grande industria sotto forma di incentivi allo sviluppo, si disperderanno in mille rivoli e andranno sempre meno, purtroppo, a chi lavora e produce. In una Italia che, nonostante la forte ripresa economica della quale anche Prodi mostra adesso di essersi accorto, rischia di diventare più povera, sempre più povera. E non soltanto per colpa dell’euro che ha già più che dimezzato salari, stipendi e pensioni.
                                                                  Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 31/8/2006 alle 15.3 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web