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Via i mercanti, i falsari e pagliacci della politica dal sacro tempio di Assisi

Via i mercanti, i falsari e pagliacci della politica dal sacro tempio di Assisi

I pacifisti anti-americani
 prima sfilavano
inalberando i ritratti
di Saddam Hussein
ed ora sfilano con quelli
degli hezbollah
che si battono per
distruggere Israele

Alla marcia Perugia-Assisi (quattro gatti, a sentire i dati ufficiali)
c'erano anchele comunità islamiche italiane che hanno
paragonato Israele al nazismo. "Chi si è meravigliato e
 si meraviglia di questa
 ingombrante e pericolosa presenza", ha
scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera,
 "mostra di non aver compreso
di quante e quali ambiguità sia impregnato oggi
il pacifismo nella nostra Italia".

di Gaetano Saglimbeni

               Mancava il ciarlatano-principe delle sinistre, Romano Prodi, impegnatissimo a fare le sue quattro, sei o dieci telefonate al giorno al segretario dell'Onu Kofi Annan (questa volta solo per sapere da lui se i soldati italiani era meglio farli imbarcare in un porto della Puglia o delle Marche); ed anche i suoi fidi scudieri Massimo D'Alema e Arturo Parisi, ministri degli Esteri e della Difesa, si erano dovuti tirar fuori, sempre per motivi legati all'imbarco dei soldati. Per il resto, c'erano tutti (o quasi) gli "habitués" delle pagliacciate anti-americane ad Assisi: Franco Giordano di Rifondazione comunista, Pierluigi Castagnetti della Margherita, Marina Sereni e Giuseppe Giulietti dei Ds-Quercia, Leoluca Orlando della Italia dei valori, Paola Balducci dei Verdi. Certo, mancavano (oltre a Prodi, D'Alerma e Parisi), il Bertinotti presidente della Camera, il segretario dei Comunisti italiani Diliberto, il segretario dei Ds Fassino, il vice premier Rutelli, il verde Pecoraro Scanio, i socialisti ed i radicali della Rosa nel pugno, ed erano assenze non di poco conto; ma in compenso c'erano i rappresentanti della Unione delle comunità islamiche italiane che in una pagina a pagamento sui giornali avevano paragonato Israele al nazismo.
 
          Qualche meraviglia ed un certo imbarazzo ci sono stati, per la presenza ingombrante e pericolosa di questa organizzazione ("un misto di stupidità e fanatismo", secondo la stragrande maggioranza dei partiti politici italiani, di destra, di centro e di sinistra). "Ma chi si è meravigliato e si meraviglia", ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, "mostra di non aver compreso di quante e quali ambiguità politiche sia impregnato oggi il pacifismo nella nostra Italia". Rappresentato, è il caso di sottolinearlo, dagli anti-americani che fino a qualche mese fa sfilavano inalberando i ritratti di Saddam Hussein e Bin Laden, dando dei "criminale" a Bush, Tony Blair e Berlusconi, ed oggi sfilano, dietro un grande striscione con la scritta "Forza Onu", esibendo il ritratto del Nasrallah capo degli hezbollah che vogliono la distruzione totale dello Stato di Israele.

         Siamo, chiaramente, al paradosso che scivola grottescamente nella farsa, sotto gli occhi degli italiani che non sanno più cosa pensare delle pagliacciate delle sinistre al potere. E dispiace francamente che, per la storia delle quattro, sei o dieci telefonate al giorno che deve fare a Kofi Annan (che sarebbero state certamente venti o cinquanta se il comando delle operazioni in Libano fosse stato assegnato all'Italia anziché alla Francia), non sia stato presente il leader massimo delle sinistre Romano Prodi. Pensate alle grosse e spettacolari balle che avrebbe raccontato per spiegare la "forte e calorosa unità di intenti" tra gli italiani che un tempo inneggiavano per la pace al feroce e sanguinario dittatore Saddam Hussein, che invocavano "dieci, cento, mille Nassiriya" per i militari italiani in missione di pace nell'Iraq su risoluzione dell'Onu, e quelli (sempre gli stessi) che oggi, alla vigilia della partenza di altri militari italiani in Libano, sempre sotto le insegne dell'Onu, inneggiano ai terroristi hezbollah che si battono per distruggere Israele.
 
         Hanno commesso certamente un grosso errore, gli organizzatori dell'ultima pagliacciata di Assisi: sapendo benissimo che il presidente del Consiglio (per la storia delle telefonate a Kofi) non poteva esserci, avrebbero dovuto invitare, che so, almeno un Roberto Benigni, per spiegare ai quattro gatti presenti le vere ragioni di quel cambiamento di etichetta. O forse sarebbe bastata anche una Sabina Guzzanti, famosissima per le scempiaggini attribuite per anni a Berlusconi, sempre che sia oggi  disposta a cambiare "cavallo di battaglia", occupandosi per qualche tempo delle grottesche e paradossali balle di Prodi (così paradossali e grottesche che sembrano tolte di peso dai copioni dell'assurdo di Ionesco e Samuel Bechett e sono quindi pronte per la rappresentazione senza bisogno di aggiustamenti).
 
         C'è una conclusione da trarre, da questa squallida vicenda che i quotidiani  d'informazione esitano ancora a definire "pagliacciata"? Sì, riassumibile in un appello al Pontefice: "Dica ai frati di Assisi che, come più di due millenni fa i mercanti dal tempio di Gerusalemme, anche i mercanti della politica italiana, i falsi pacifisti anti-americani ed i pagliacci del traformismo "illuminato", debbono restare lontani dalle basiliche di Assisi". Glielo aveva già detto papa Ratzinger al superiore della confraternita, ad inizio del suo pontificato, che le questioni politiche dovevano essere separate dalla religione. Cosa è successo: se n'è dimenticato, il buon frate?        
                                                Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 29/8/2006 alle 8.18 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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