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Il "gruppo folcloristico" delle sinistre che ha fatto tremare il governo Prodi



Dure polemiche per l'intervista del premier al
 giornale tedesco "Die Zeit"
sul presunto ruolo "marginale" dell'estrema
 sinistra nella maggioranza

Il "gruppo folcloristico"
delle sinistre che ha fatto
tremare il governo Prodi
"Siamo noi che abbiamo consentito al professore
di vincere le elezioni del 9 e 10
aprile", dicono Fausto Bertinotti, Franco Giordano,
Marco Rizzo e Oliviero Diliberto,
"e siamo noi, con i nostri voti, che lo sosteniamo
su quella poltrona". Il capo del  governo invece,
nel tentativo di far credere all'Europa
che è lui e soltanto lui a decidere in Italia, aveva
dichiarato al corrispondente
del giornale tedesco che
Rifondazione comunista ed il Partito dei
comunisti italiani sono soltanto "folclore".
 
di Gaetano Saglimbeni  
               
                             "No, il prof. Prodi non pensava affatto a Rifondazione comunista ed al Partito dei comunisti italiani quando ha usato il termine 'folcloristico', parlando con il giornalista del quotidiano tedesco 'Die Zeit': si riferiva all'atmosfera tipicamente italiana, colorita e pittoresca, che spesso avvolge il processo di formazione dei governi".
         Questa la dichiarazione ufficiale con la quale lo staff del presidente del Consiglio ha ritenuto di poter chiudere lo sdrucciolevole caso sul quale stava per scivolare il governo Prodi, a meno di tre settimane dalla sua formazione. Bertinotti e Giordano di Rifondazione comunista, Diliberto e Rizzo dei Comunisti italiani pretendevano una smentita ufficiale di quello che il premier aveva dichiarato nell'intervista, e cioè che l'estrema sinistra in Italia sarebbe soltanto "folclore" e sarebbe lui e soltanto lui a decidere per il governo senza alcun condizionamento comunista, ma il quotidiano tedesco aveva subito fatto sapere che non intendeva rimangiarsi una sola parola di quello che aveva scritto, e la soluzione del delicatissimo caso non poteva dunque non essere una ammissione di responsabilità che dice e non dice, fatta apposta per salvare capre e cavoli.
          La solita pagliacciata, insomma, per l'ennesima presa per i fondelli degli italiani. No, "folcloristici", nella esternazione del prof. Prodi, non erano e non sono i partiti dell'estrema sinistra, ma "quella atmosfera tipicamente italiana, colorita e pittoresca, che spesso avvolge il processo di formazione dei governi". Tutta da ridere, chiaramente, la puntualizzazione (non "smentita", si è tenuto a precisare) dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi. Cosa significa quella coloritissima frase, si domandano e domandano gli italiani ai leader delle sinistre-Ulivo: che è stata tutta una "goliardata", se non proprio una buffonata, la formazione del governo Prodi? 
          Liberissimi di pensare e dire quel che vogliono, naturalmente, il premier Prodi ed il suo staff, il presidente della Camera Bertinotti e il nuovo segretario di Rifondazione comunista Giordano, il segretario ed il vice segretario dei Comunisti italiani Diliberto e Rizzo. Ma non potranno mai pensare che gli italiani siano così fessi (o minchioni, per dirla con Berlusconi) da credere alle loro baggianate interpretative.
          Comprensibile, certo, la loro preoccupazione: se salta Prodi, questa volta, si  dovrà ritornare subito alle elezioni, non essendo possibile prendere ancora una volta per i fondelli gli italiani con la sostituzione del professore con un D'Alema (come nell'ottobre del 1998) o con altri. Ma l'impressione degli italiani non di parte (e pure di gruppi importanti all'interno dei partiti della sinistra e dell'estrema sinistra) è che non siano state e non siano soltanto le diverse valutazioni del premier sulla funzione dei partiti alleati (reale e semplicemente "folcloristica") a tenere sui carboni la maggioranza di governo.
        "I nodi della coalizione sono tanti e, prima o poi, verranno al pettine". dicono i leader della Casa delle libertà. Nel libro-programma delle famosissime 284 pagine c’è tutto ed il contrario di tutto e, ricordano anche i politologi con il cuore che batte a sinistra, è pressoché impossibile mettere tutti d’accordo sulla esatta interpretazione di quel che si voleva allora e si vuole o si può adesso realizzare. Basta rilevare che non una sola delle misure da adottare per la ripresa economica proposte in questi giorni dal ministro Tommaso Padoa Schioppa (un tecnico che dovrebbe rappresentare “la serietà al governo” voluta da Prodi) ha incontrato il favore dei partiti della estrema sinistra, dei verdi, dei no-global, dei disubbidienti, dei centri sociali. E sono questi partiti, partitini, gruppi e gruppuscoli, con i loro voti determinanti, a sostenere l’attuale governo: piaccia o non piaccia al professore neo compagno Prodi. 
          Difficile se non impossibile, a questo punto, ipotizzare se a lasciare per primo il governo sarà il ministro per l’Economia Padoa Schioppa o il premier Romano Prodi. O tutti e due insieme: per loro decisione o per il “diktat” dei Bertinotti, Giordano, Diliberto, Rizzo. Di coloro cioè che il professore, improvvidamente o forse solo per una delle sue abituali smargiassate, ha ritenuto di poter bollare come “gruppo folcloristico” della politica italiana. Ignorando o fingendo di ignorare che sono e saranno loro (e soltanto loro), con la legge dei numeri, a decidere, insieme ai Fassino, D’Alema, Boselli, Pecoraro Scanio, non gli "utili idioti” Prodi, Rutelli e Mastella, i quali nella coalizione delle sinistre-Ulive rappresentano solo una minoranza, una nettissima minoranza, cui Bertinotti e compagni hanno assegnato l'ingrato compito di pronunciare soltanto dei "sì",

         La realtà è questa, anche se Prodi, Rutelli e Mastella fingono di ignorarla. La conoscono bene gli italiani seri, quelli che non hanno mai amato e non amano portare i prosciutti agli occhi; e adesso hanno dimostrato di conoscerla benissimo, bisogna dire, anche molti dei politici, giornalisti, padroni di giornali e industriali d'alto bordo che, in campagna elettorale, avevano un po’ troppo frettolosamente e irresponsabilmente sponsorizzato la pittoresca, rissosa e tumultuosa "armata Brancaleone" messa su da Prodi e compagni per la dissennata e per certi aspetti grottesca crociata anti-berlusconiana. 
         
             In appena due mesi, questi signori hanno potuto rendersi conto del grosso errore compiuto e dei gravissimi pericoli che hanno rischiato e rischiano di far correre (purtroppo) alla democrazia italiana, non soltanto alla sua economia. Che, anche questo bisogna dire a chiare lettere, i partiti dell'estrema sinistra, i no-global, i centri sociali ed una parte piuttosto consistente dei cosiddetti ex o post comunisti vorrebbero "pianificare" in Italia secondo i valori, i canoni e le follie dell'egualitarismo proletario che portarono al disastro (economico, prima che ideologico e politico) nella ex Unione sovietica e nei Paesi dell'Est europeo.
       
           Adesso, finalmente, anche il Montezemolo presidente della Fiat e della Confindustria, tuona contro i "pianificatori" dell'estrema sinistra; e gli industriali fischiano nei convegni, sfidando anche le prevedibili rappresaglie sindacali, il segretario della super-politicizzata Cgil, Epifani, dalle cui posizioni è sempre più distante il neo segretario della Cisl, Bonanni. Ed è questa la vera grande novità della politica italiana.      
                               Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 11/6/2006 alle 11.45 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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