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Su 25 ministri, i moderati sono solo 10 : 6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti

In netta maggioranza nel governo Prodi comunisti ed estrema
sinistra, i quali potranno quindi decidere quello che vogliono  
Su 25 ministri, i moderati sono solo 10:
6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti
E delle tre più importanti cariche istituzionali,
per la prima volta nella storia della
Repubblica, due sono in mano alla sinistra ed
estrema sinistra: la poltrona di capo
dello Stato, affidata al comunista ex stalinista
 Giorgio Napolitano (che nel 1956
approvò la feroce e sanguinaria invasione dei
carri armati sovietici in Ungheria,
spiegando che serviva per la pace nel mondo),
e la presidenza della Camera dei
deputati, affidata all’ex segretario di Rifondazione
comunista Fausto Bertinotti.

di Gaetano Saglimbeni 

               La nuova mappa del potere, disegnata dal neo compagno Prodi con cinici intendimenti spartitori, è chiaramente a tutto vantaggio delle sinistre: comunisti di tutte le risme, ex, post o comunque etichettati, ed estrema sinistra. E non ci vuol molto a capire chi comanda nella coalizione, sia in Parlamento che nel Consiglio dei ministri.
           Basta ricordare che, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, due delle tre più importanti cariche istituzionali sono in mano alla sinistra ed estrema sinistra: la poltrona di capo dello Stato, affidata al comunista ex stalinista Giorgio Napolitano (che mezzo secolo fa approvò la feroce e sanguinaria invasione dei carri armati sovietici in Ungheria, spiegando che serviva per la pace nel mondo), e la presidenza della Camera dei deputati, sorprendentemente e irresponsabilmente affidata al segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, ad un signore cioè che il comunismo morto e sepolto nella ex Unione sovietica vorrebbe rifondarlo in Italia.
             Per fugare nel lettore il sospetto che questa sia una cronaca politica dalla super-comunista isola di Cuba, dove la occupazione delle istituzioni da parte del dittatore Fidel Castro è totale, bisogna subito riferire che la terza delle tre più importanti cariche istituzionali italiane dello Stato italiano, quella del Senato, è stata affidata (per nostra fortuna) all’ex sindacalista democristiano della Cisl Franco Marini, oggi della Margherita. Così, almeno, si è stabilito un due a uno a favore delle sinistre. Poteva anche andare peggio, naturalmente, all'Italia del neo compagno Romano Prodi: poteva essere cioè un tre a zero, con l'estrema sinistra di Bertinotti e Diliberto che strizza l'occhio a Fidel Castro; e non è detto, andando avanti di questo passo, che non sia arrivi, un giorno o l’altro, alla totale occupazione delle istituzioni da parte di comunisti ed estrema sinistra, nella assoluta e colpevole indifferenze dei grandi quotidiani cosiddetti di informazione.  
          Paure fuor di luogo? No, di certo; ed i numeri lo dimostrano. Ancora più netto (e preoccupante) è il vantaggio di comunisti ed estrema sinistra nel governo: su 25 ministri, i moderati sono soltanto 10 (6 Margherita, 1 Udeur e 3 indipendenti), e le sinistre sono quindi in grado di prendere, nella coalizione, le decisioni che vogliono, come e quando vogliono. Questa la distribuzione delle poltrone operata dal neo presidente del Consiglio: vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema (Ds ex Pci); vice presidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli (Margherita); ministro dell’Interno, Giuliano Amato (Ds ex Psi); Difesa, Arturo Parisi (Margherita); Giustizia, Clemente Mastella (Udeur); Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa (indipendente); Sviluppo economico, Pierluigi Bersani (Ds ex Pci); Pubblica Istruzione, Paolo Fioroni (Margherita); Trasporti, Alessandro Bianchi (Partito dei comunisti italiani); Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Margherita); Lavoro e Previdenza sociale, Cesare Damiano (Ds ex Pci); Lavori pubblici, Antonio Di Pietro (Italia dei Valori); Salute, Livia Turco (Ds ex Pci); Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro (indipendente); Università e ricerca, Fabio Mussi (Ds ex Pci); Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Rifondazione comunista); Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi); Politiche comunitarie e Commercio con l’estero, Emma Bonino (La Rosa nel pugno).
           Seguono sette ministri senza portafoglio: Rapporti con il Parlamento e riforme, Vannino Chiti (Ds ex Pci); Funzione pubblica, Luigi Niccolais (Ds ex Pci); Progetti di governo, Giulio Santagata (indipendente); Pari Opportunità, Barbara Pollastrini (Ds ex Pci); Affari regionali, Linda Lanzillotta (Margherita); Politiche giovanili e sport, Giovanna Meandri (Ds ex Pci); Famiglia. Rosy Bindi (Margherita).     
          Sei le donne, dunque. Pochine rispetto alle promesse di Prodi; e soltanto due, Livia Turco e la Bonino, ministre con portafoglio. Anzi, una e mezza: perché la Emma della Rosa nel pugno ha il portafoglio solo per il Commercio con l’estero ed è senza portafoglio invece per le Politiche comunitarie. “Poteva essercene anche qualcuna in più ed in ministeri più importanti", il commento tra l’amaro e il caustico della Rosy Bindi che nelle ultime fasi delle laboriose e complesse trattative tra partiti sembrava destinata a restare fuori e si è dovuta accontentare poi di una poltroncina che sa di strapuntino in un ministero di nuova creazione, per la Famiglia.
          Preponderante, eccessivo ed assolutamente ingiustificato, il numero di comunisti ed estrema sinistra anche negli elenchi dei 9 vice-ministri (5 Ds, 1 Rifondazione comunista, 1 Rosa nel pugno e 2 Margherita) e dei 63 sottosegretari (più di 40 alle sinistre). E la domanda che a Prodi, Rutelli e Mastella rivolgono gli italiani non accecati dal fanatismo ideologico, che per fortuna rappresentano la stragrande maggioranza del Paese, è sempre la stessa: pensano ancora, Margherita e Udeur, di poter fronteggiare (da una posizione di netta e vergognosa minoranza) i "diktat" sempre più dirompenti e inquietanti di sinistra, estrema sinistra e movimenti di piazza? L'impressione che possiamo trarne, dai numeri che la coalizione delle sinistre-Ulivo ci ha fornito, è che il ruolo dei moderati, nella grande alleanza, sia soltanto quello degli "utili idioti". Sempre più idioti, purtroppo. E fa benissimo, l'ex premier Berlusconi, a ricordare agli italiani che al potere i comunisti sono sempre arrivati con la collaborazione, dissennata e per loro preziosissima, degli "utili idioti".
        Vi siete mai chiesti, amici lettori, perché i Ds della Quercia, primo partito della coalizione delle sinistre, non hanno mai presentato i loro leader (D'Alema, Veltroni, Fassino) come candidati alla presidenza del Consiglio e si siano affidati sempre ad un candidato di facciata, il Prodi senza partito? A loro, chiaramente, serve uno "specchietto per allodole" a capo della coalizione, del quale liberarsi poi, al momento opportuno. Come fecero nel 1998, quando  mandarono a casa il professore a metà legislatura per sostituirlo con D’Alema. Chiaro, no? Ed è quello che potrebbe avvenire anche questa volta. 

                       Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Pubblicato il 18/5/2006 alle 17.35 nella rubrica Gaetano Saglimbeni.

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