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8 dicembre 2010

Una Turchia islamista contro un Iran secolare?

 

Una Turchia islamista contro un Iran secolare?

 

di Daniel Pipes

 

Washington Times

 

Agli inizi del XVI secolo, mentre gli imperi ottomano e safavide combattevano per avere il controllo del Medio Oriente, Selim il Crudele governando da Istanbul assecondava il suo lato artistico componendo eccellenti poesie in persiano, che in seguito divenne la lingua colta del Medio Oriente. Al contempo, Ismail I, che governava da Isfahan, scriveva poesie in turco, la lingua dei suoi avi.

 

Selim il Crudele (che regnò dal 1512 al 1520) scriveva poesie sotto il nome di Mahlas Selimi e il suo principale rivale Ismail I (che regnò dal 1501 al 1524) scriveva poesie sotto lo pseudonimo di Khata'i.

Questa giustapposizione fa venire in mente come le popolazioni della Turchia e dell'Iran ora siano impegnate in un'altra lotta. Mentre la Turchia secolare fondata da Atatürk rischia di sparire sotto un'ondata di islamismo, lo stato iraniano islamista fondato da Khomeini a quanto pare è sull'orlo del secolarismo. I turchi desiderano vivere come gli iraniani e gli iraniani amano vivere come i turchi.

La Turchia e l'Iran sono due Paesi a maggioranza musulmana estesi, influenti e piuttosto progrediti, sono storicamente importanti, in posizione strategica e osservati da tutti con attenzione; e man mano che le loro strade si incrociano, come da me previsto nel 1994, correndo in opposte direzioni, i loro destini influenzeranno non solo il futuro del Medio Oriente, ma in fieri anche l'intero mondo musulmano.

È quello che sta accadendo. Per comprenderlo, esaminiamo l'evoluzione di ogni Paese.

Turchia. Dal 1923 al 1938, Atatürk rimosse quasi del tutto l'Islam dalla vita pubblica. Nel corso dei decenni, tuttavia, gli islamisti reagirono e a partire dagli anni Settanta fecero parte di una coalizione governativa; nel biennio 1996-97, furono perfino a capo di un governo. Gli islamisti presero il potere in seguito alle strane elezioni del 2002, in cui il fatto di aver ottenuto un terzo dei voti assicurò loro due terzi dei seggi parlamentari. Governare con cautela e competenza, gli valse quasi la metà dei voti nel 2007, a quel punto si tolsero i guanti e iniziarono a fare i prepotenti, imponendo un'ammenda estremamente eccessiva a un critico, come pure elaborando stravaganti teorie cospirative contro le forze armate. In un referendum del settembre scorso gli islamisti hanno ottenuto il 58 per cento dei voti e sembrano intenzionati a vincere le prossime elezioni che si terranno nel giugno 2011.

Se gli islamisti dovessero vincere le prossime elezioni, ciò probabilmente permetterà loro di conservare il potere in modo duraturo, piegando il Paese al loro volere, istituendo la legge islamica (la Shari'a) e costruendo un ordine islamico che assomigli al governo idealizzato di Khomeini.

 

 

Atatürk escluse l'Islam dalla vita pubblica della Turchia e Khomeini lo rese centrale in Iran.

Iran. Khomeini fece l'opposto di Atatürk, rendendo l'Islam politicamente dominante durante il suo regno, durato dal 1979 al 1989, ma poco dopo esso cominciò a vacillare, con l'emergere di fazioni discordanti, il crollo dell'economia e con la popolazione che prese le distanze dalla politica estremista del regime. A partire dagli anni Novanta, gli osservatori stranieri si aspettavano che il regime sarebbe crollato presto. Malgrado la crescente disillusione della popolazione, la maggiore influenza dei Guardiani della rivoluzione islamica e l'avvento al potere degli incalliti veterani della guerra tra Iran e Iraq, come simboleggiato da Mahmoud Ahmadinejad, il regime ha ripreso fiato.

Questa riaffermazione degli obiettivi islamisti ha aumentato altresì la disaffezione della popolazione dal regime, come pure un allontanamento dalle pratiche islamiche a favore del secolarismo. Le crescenti patologie del Paese, incluse un dilagante uso di stupefacenti, la pornografia e la prostituzione, mettono in evidenza quanto siano gravi i suoi problemi. All'indomani delle fraudolente elezioni del giugno 2009, la disaffezione scatenò della manifestazioni contro il regime. La repressione che ne seguì incitò a nutrire ancor più rabbia contro le autorità.

Una gara è in corso. Ma non si è ancora trasformata in competizione, visto che gli islamisti attualmente governano in entrambe le capitali, Ankara e Teheran.

 

 

 

Erdogan e Ahmadinejad, alla fine, sono sulla stessa lunghezza d'onda.

Guardando al futuro, l'Iran rappresenta il più grande pericolo e la speranza più grande del Medio Oriente. La sua attività di proliferazione nucleare, il terrorismo, l'aggressività ideologica e la creazione di un "blocco di resistenza" costituiscono una reale minaccia globale, che va da un'impennata dei prezzi del petrolio e del gas a un attacco a impulsi elettromagnetici contro gli Stati Uniti. Ma se questi pericoli possono essere pilotati, controllati e tenuti a freno, l'Iran ha un'unica possibilità per condurre i musulmani fuori dalla notte buia dell'islamismo verso una forma di Islam più moderna, moderata e che osservi il principio di buon vicinato. Come nel 1979, questo successo probabilmente riguarderà i musulmani di tutto il mondo.

Al contrario, mentre il governo turco presenta pochi pericoli immediati, il modo sottile in cui applica i principi ripugnanti dell'islamismo gli fa occupare una posizione di primo piano come futura minaccia. Molto tempo dopo che Khomeini e Osama bin Laden verranno dimenticati, oserei dire, Recep Tayyip Erdogan e i suoi colleghi saranno ricordati come gli inventori di una forma di islamismo più duratura e insidiosa.

In tal modo, il Paese che oggi costituisce il problema mediorientale più pressante potrebbe domani diventare il leader del buonsenso e della creatività, mentre il più fedele alleato musulmano dell'Occidente da più di cinquant'anni si potrebbe trasformare nella più grande fonte di ostilità e di reazione. L'estrapolazione è tempo perso, la ruota gira e la storia offre sorprese.




permalink | inviato da Controcorrente il 8/12/2010 alle 12:10 | Versione per la stampa

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ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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