.
Annunci online

  Controcorrente [ " Se pur circondato non è ancora preso" ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


http://www.sat24.com/eu
Geert Wilders
ELISABETH SABADITSCH
Pro-Koeln
SIOE
Vlaams Belang
INTERNATIONAL FREE PRESS SOCETY
VIGILANT FREEDOM
CENTER FOR SECURITY POLICY
ACT ! FOR AMERICA
Wafa Sultan
http://www.englishdefenceleague.org/
Apostate of islam
Adriana Bolchini
Pietro Luigi Crasti
FORMER MUSLIMS UNITED
OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE
Fondazione Lepanto
ON.SOUAD SBAI
ON.FIAMMA NIRENSTEIN
ON.RICCARDO DE CORATO
ON.MARCO ZACCHERA
ControCorrente2
ControCorrente3
ControCorrente4
PressAgencyFreeLand
Movimiento Estudiantil Venezuela
Stop Ahmadinejad
FORT
Mefisto
Giornalaio
antibassolino
ArtisticaMente
Barbara di Salvo
Don Fortunato Di Noto
Edizioni Lindau: www.lindau.it
IL BERRETTO A SONAGLI
Tomari
Terror haza
Un posto nel mondo
KRITIKON
FOTOGRAMMA
ORSA MAGGIORE
Libera Cuba
Sarcastycon


CERCANO CASA
liberacuba
SANE
Non porgiamo l'altra guancia
300705
USCIRE DALL'ISLAM
A DESTRA
Against Terror
AURORA86
ANTIKOMUNISTA
australia
AUTOCERTIFICAZIONI
ANGELO ROSSI EMANUELE
America
Aqua
Autorità per le Garanzie.
ANTI-NO-GLOBAL
BBC-NEWS
BIETTI DAL 1870
BARLETTA LIBERALE
CONTROCORRENTE-2
CONTROCORRENTE-SATIRA
COSTITUZIONE ITALIANA E CORTE COSTITUZIONALE
COX & FORKUM
CAMERA DEI DEPUTATI
CALIMERO
CREONTE
Capperi
Censurarossa
Conservatori Italiani
CARLO MENEGANTE
Congressional Medal of Honor
DANIEL PIPES
DAW
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
DEMOCRAZIA LIBERALE
DONNA IRAKENA
ENCUENTRO
EDICOLA GLOBALE
EROE DI PACE
EBRAISMO
Esperimento
FORZE LIBANESI
FORATTINI
FOX-NEWS
FREE IRAN -NEWS
FOIBE
FREE THOUGHTS
Grende
GIOVANNA GIACOMAZZI
Gaetano Saglimbeni
GOOGLE NEWS
GOOGLE
GODADO
GOVERNO ITALIANO
Gino
HURRICANE
il veliero
IO ESISTO
ITALIA SVEGLIATI
ITALIANS
IRANIANI
ITALIANI LIBERI
IL VELINO
Ideazione blog
Il Principe
IRAN-VA-JAHAN
IRAQ LIBERO
IRAQI VOICES
IRAK-PROVISIONAL -AUTHORITY
IL GIULIVO
IRANIAN
Krillix
KUWAIT ERA L'INFERNO
LIBERTA' DI PENSIERO
LIBERALI
L'asse CATTOLICO-COMUNISTA -ISLAMICO E LA CANCELLAZIONE DELL'OCCIDENTE IN EUROPA
LISISTRATA
LIBERO
Libertà per il Popolo Cubano
La Radice
Lilit
Libertà per il Popolo Tibetano
L'ISLAM CONTRO L'ITALIA
LIBERALI PER ISRAELE
LE COSE DA DIRE
LISISTRATA
LA ZANZARA DISPETTOSA
Liberi-Insieme
LAGER
Mai dire Blog

MIOCUGGINO
MICHAEL YON
MESSINA FORTIFICATA
MEDEA
MUSEIONLINE
MOVIMENTIAMOCI
Maralai
Marci
MONTAGNARD
NET FOR CUBA
Nilus
NESSIE
NON SOLO PAROLE
ORSA MAGGIORE
ORPHEUS
OLOKAUSTOS
Oggi
Puravita
PIANETA GULAG
PIER LUIGI BAGLIONI
PERICLES
PENSIERO LIBERO
Per Non Dimenticare le Vittime del Terrorismo
PULSE-24
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
PAGINE BIANCHE
politically-scorrect
QUOTIDIANI INTERNAZIONALI
REPRESSIONE A CUBA
Respublica
SCLERETTA
STORIA
ShockAndAwe
Sorvegliato Speciale
SUPPORT OUR TROOPS
STOP FGM
SUSSIDIARIO
SENATO
SANTA SEDE
SHOCKANDAWE
SALVARE L'ITALIA PRIMA CHE SCOMPAIA
SOLIDARIETA' ALLE DONNE IRANIANE
TREDICI MAGGIO
TRADUTTORE
Tea
TRE TIGRI
Tania Rocha
UN ITALIANO A CUBA
Unione per le Libertà
Una voce che urla nel deserto
UNIONE EUROPEA
Unione per le Libertà a Cuba
VIRUS IL GIORNALE ON LINE
VIRGILIO
VOCI DELL'IRAQ LIBERO
Victims of Saddam's Regime
Web Cam Times Square di New York
WEB CAM MOSCA
Web Cam Muro del Pianto Gerusalemme
Web Cam Mare delle Antille
Web-The Statue of Liberty
WEBCAM -TORONTO
YAHOO
YONI
1972


TORONTO WEB CAM
FAITHFREEDOM

POLIZIA DI STATO
CARABINIERI
GUARDIA DI FINANZA
Earth Cam Ground Zero
Sindacato Autonomo Polizia

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


31 agosto 2009

L’OLANDA SI STA SVEGLIANDO DAL LUNGO SOGNO MULTICULTURALISTA, CHE AVEVA COLTIVATO CON LA PERSONALE INTERPRETAZIONE SALAFITA DI TARIQ RAMADAM

 

TARIQ RAMADAM FINALMENTE CONTESTATO DALLE AUTORITA’ OLANDESI

 

 

 L’OLANDA SI STA SVEGLIANDO DAL LUNGO SOGNO MULTICULTURALISTA, CHE AVEVA COLTIVATO CON LA PERSONALE INTERPRETAZIONE SALAFITA DI TARIQ RAMADAM

L’Europa è purtroppo vittima dei propri politici ignoranti, o peggio venduti, che nonostante le prove della malvagità e dell’invasione dell’islamismo integralista nel suo cuore, non vogliono vedere, sentire, agire e poi stranamente hanno cattivi risvegli, il guaio è che gravissimi danni sono stati ormai arrecati ai Paesi Europei.
 
Tariq Ramadam è stato contestato da molti politici olandesi, perché – bontà loro – dopo anni di passività, anzi di politica remissiva all’islam integralista sostenuto da Tariq Ramadam, al punto di avergli affidato un incarico nel progetto di insegnamento “Erasmus” e averlo pagato profumatamente con i denari estorti dalle tasse agli olandesi, si sono finalmente accorti che il “bel Tariq” degno del suo progenitore fondatore dei Fratelli Mussulmani, predica con una doppia morale e infine il sindaco di Rotterdam interviene.

Una per quelli che sentono dalla parte della democrazia e della libertà, l’altra per i suoi confratelli islamici in terra di conquista occidentale e dato che sta collaborando con il regime repressivo iraniano e il terribiler dittatore Ahmadinejad ed al contempo è arrivato a sostenere che le donne debbono camminare con gli occhi rivolti alla terra senza mai alzarli e che l’omosessualità è una malattia, una disfunzione e uno squilibrio, si sono finalmente accorti che faceva il doppio gioco a favore della jihad islamico con il chiaro, anche se non dichiarato intento di islamizzare l’Olanda e l’occidente asservendoli alla politica religiosa integralista e dittatoriale che si basa su dogmi incompatibili con qualsiasi democrazia.

Ora in Olanda gli è stato sospeso l’incarico che avrebbe dovuto ricoprire fino al 2011 ed è stato messo sotto inchiesta, mentre gli è stato comunicato che non è più persona gradita agli olandesi e al governo olandese.

Mentre oltre oceano una Corte di Giustizia americana ha sentenziato a favore di Ramadam in merito al fatto che Bush non gli aveva permesso l’ingresso negli Stati Uniti e lo aveva bandito dal poter indottrinare gli americani.  C’è da domandarsi cosa succederà ora negli Stati Uniti, ove sta dilagando la supremazia islamica, proprio come nei Paesi più progressisti dell’Europa.

Personale domanda birichina rivolta al Governo Olandese: questa presa di coscienza, non dipenderà forse dal fatto che Geert Wilders ha dimostrato che si sta avviando a diventare il nuovo presidente del Governo Olandese? Ci credo poco che dipenda dalla sua doppia morale, perché quella era già chiara ed evidente da molti anni e se ce ne siamo accorti noi che non abbiamo mezzi, come hanno fatto gli olandesi che si sono visti stravolgere tutti i quartieri abitati dagli islamici e hanno assistito a un imbarbarimento di rapporti con i vicini di casa islamici, senza omettere le aggressioni ai gay, alle donne che si avventuravano in quelli che ormai ritengono loro proprietà e sono perciò vere enclave musulmane in terra d’Olanda, alla fuga dal Paese di molti olandesi che non potevano più vivere in un regime ormai islamizzato al midollo e non da ultimo gli omicidi a sfondo politico-religioso.  Van Gogh è forse morto invano?

Leggi l’articolo completo qui:
http://www.bivouac-id.com/2009/08/19/pays-bas-tariq-ramadan-vire-de-rotterdam



[big Tariq Ramadan e il suo Doppio, di Caroline Fourest
Le Monde dopo Mesi d’Esitazione, il Sindaco di Rotterdam si è dovuto arrendere all’Evidenza. L’Orientamento ideologico di Tariq Ramadan non è compatibile con il Posto di “Consulente d’Integrazione e di Multiculturalismo” che gli era stato affidato. È da Mesi che questo Posto fa Polemica. L’Allerta è stata perlo più data da Associazioni gay e lesbiche, inquiete per le sue Posizioni pudibonde e omofobiche. Come quella in cui Tariq Ramadan spiega che, per l’Islam, l’Omosessualità “rivela una Perturbazione, un Disfunzionamento, un Disequilibrio”.

Fin qui, il Predicatore se n’è uscito con una Piroetta. Approfittando di un’altra Citazione, fuori Contesto, per negare tutto in Blocco. Come spesso, dei Giornalisti hanno ricopiato i suoi Comunicati, senza verificare. A creder loro, questi Propositi sull’Omosessualità “non hanno mai potuto essere provati”.   Falso. La Frase che gli si rimprovera è perfettamente esatta e proviene da un Libro intitolato Peut-on vivre avec l'islam ? (“Possiamo vivere con l’Islam?”, Edizioni Favre, 2004, P. 152).

In altri Scritti e in altre Conferenze, Tariq Ramadan prende Posizione contro i Matrimoni misti fra una Islamica un Non-islamico, vieta ai sui Fedeli d’andare in Piscine miste, fustiga l’Islam modernista come un “Islam ai Saldi, un Islam … senza Islam” e glorifica Hassan AlBanna, il Fondatore del Movimento totalitario dei Fratelli Musulmani, come un Modello da seguire.
La sua Posizione, difficile da decriptare, è abbastanza semplice: fare passare l’Integralismo politico per un giusto Mezzo fra l’Islam salafita e l’Islam moderno. Ciò che equivale a far passare l’Islam progressista per un Estremo, e a chiedere ai Poteri pubblici di sostenere un Islam intollerante e reazionario camuffato da Male minore.
Son già vent’Anni che Ciò va avanti. In Svizzera, negli anni Novanta, dei Giornalisti l’hanno presentato come un Modello d’Integrazione … prima di disilludersi. E precisamente quando prendono Atto della Simpatia di cui beneficia il Fronte islamico del Saluto (FIS) fra i suoi Adepti. Ramadan si concentra allora sulla Francia, finché il suo “doppio Discorso” non sia smontato. Allora, si è preso la Rivincita in Inghilterra, in Belgio e in Canada, ovunque l’Integralismo si diffonde in Nome del Diritto alla Differenza. Nutrimento utile ad un Ritorno di Fiamma populista e xenofobo, ogni Volta che la Tolleranza risulta essere abusata.
 
All’Occorrenza, a Forza di fare Orecchie da Mercante, il Sindaco di Rotterdam ha nutrito il Populismo anti-Islam di un Geert Wilders. Ha creduto a delle Accuse razziste. Si è risvegliato scoprendo che il suo “Mediatore” anima una Trasmissione settimanale su Press TV, una Canale anglofono finanziato dal Governo iraniano. Non si trova l’Ombra di una Critica verso il Regime in queste Emissioni diffuse prima, durante e dopo la Frode elettorale. Il 18 Giugno, quando più di un milione di Iraniani sfidano i Divieti per reclamare Elezioni libere e non truccate, Tariq Ramadan s’inquieta per i Risultati delle Liste populiste alle Elezioni europee …. La sua Trasmissione comincia con un Clip che annuncia il Ritorno del Nazismo europeo, come negli anni Trenta, ma girato contro gli Islamici (la Parola “ebreo” non viene mai pronunciata).

Il Messaggio s’incolla perfettamente alla Paranoia anti-occidentale di Press TV, destinata a diffondere la Propaganda iraniana nel Mondo anglo-sassone. E precisamente quella che minimizza la Shoah …. Visibilmente, il Canale conosce meglio il Messaggio di Tariq Ramadan di quanto non lo conosca il Sindaco di Rotterdam, che ha appena messo Fine al suo Salario.

Come sua Abitudine, il Tele-predicatore non manca d’attribuire le sue ultime Noie momentanee all’Ascesa di un Clima “islamofobico”. È invece tutto il Contrario. La Paura del Razzismo gli fa guadagnare Tempo. Se Tariq fosse stato Cristiano, la sua Maschera sarebbe caduta più velocemente. Nessun Sindaco di Sinistra ha mai avuto l’Idea di assumere un Televangelista reazionario quale Consulente di “Multiculturalismo”.

Fonte: Caroline Fourest  
Le Monde

 




permalink | inviato da Controcorrente il 31/8/2009 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 agosto 2009

BERLUSCONI BOFFO FELTRI BAGNASCO BERTONE E LE SCOMUNICHE

 

 da lisistrata

 

Editoriali
 
Ho cercato su Google gli articoli di giornale che si riferiscono ai fatti appena accaduti a causa dell’articolo al vetriolo pubblicato da Vittorio Feltri, che ci ha rivelato che il “moralista Dino Boffo” nella foto a sin. -direttore del Giornale cattolico per antonomasia: l’Avvenire- e mi sono trovata davanti alle solite filastrocche della serie “copia – incolla” perché provare a parlare e spiegarsi con le proprie idee sembra un esercizio caduto in disuso o forse “troppo pericoloso” per pance e culi ben pasciuti e seduti su scranni chiodati dai quali non vogliono nemmeno pensare di poter essere rimossi.

E allora ci provo io:

 
(nella foto, da sin. i cardinali Bertone e Bagnasco)
A qualcuno è venuto in mente che in questa triste vicenda ci sono gli estremi –in considerazione che ci troviamo di fronte a uomini di fede o che vantano di essere uomini di fede, oltre che grandi prelati rappresentanti ufficiali del Vaticano- perché il papa emetta scomuniche?

Ma perché affronto l’argomento da una visione verso la quale nessuno ha indirizzato le proprie riflessioni?   Semplice, sono di origine cattolica, (con mio sommo dispiacere, soprattutto in questo momento) e la mia formazione culturale è avvenuta grazie alle madri Canossiane e ai Sacerdoti della scuola cattolica che ho frequentato fino a 20 anni circa, e giocoforza ho imparato la lezione della colpa, del peccato e dell’espiazione, oltre che della radiazione dal consesso cattolico, cioè la scomunica ufficiale.

Ebbene il signor Dino Boffo ha commesso due peccati capitali entrambi degni di scomunica ed uno meno grave ma forse degno di una nota di demerito o almeno un richiamo, cristianamente oltre che penalmente e civilmente parlando:
1 – ha desiderato la donna d’altri, o meglio: ha desiderato l’uomo d’altri minacciando e perseguitando la sua legittima consorte, per questo reato, anche previsto dai codici penali e civili italiani, è stato condannato con sentenza definitiva, passata in giudicato e perciò inoppugnabile e incontrovertibile.
2 – ha commesso peccato di sodomia. Qualcuno lo sa cos’è la sodomia? Penso che i cattolici lo sappiano perché la dottrina cattolica in sé non condanna gli omosessuali e i sessualmente incerti, purché si astengano dal commettere atti impuri, contro la morale cattolica e soprattutto si astengano dal “consumare biblicamente i rapporti carnali” cosa che Boffo non ha rispettato.
3 – ha commesso reato e ha peccato di diffamazione reiterata, abusando del suo potere di direttore di giornale, attraverso l’uso improprio e coercitivo di informazioni private, rese pubbliche, da gestori della stampa, tutti tesi a indirizzare secondo i propri intendimenti l’opinione pubblica quali lui.


I suoi attacchi e le sue calunnie contro l’on. Silvio Berlusconi avevano ed hanno ancora lo scopo di ledere e sminuire la figura e il carisma del Presidente del Consiglio, creando un danno d’immagine allo stesso, intervenendo persino nella sua vita privata, contribuendo massicciamente a danneggiare anche i suoi rapporti famigliari, nonostante il matrimonio per i cattolici sia un sacramento, Boffo si è ben guardato dall’usa accorgimenti tali da non lederne il significato, ma ha infierito. Infine ma non da ultimo ha leso l’immagine pubblica dell’Italia intera, sputando letteralmente volgarità addosso a tutti quegli italiani che lo hanno scelto come proprio rappresentante, votandolo in una democratica competizione elettorale.  
La calunnia è o non è un peccato che la bibbia ed il vangelo condannano?

Ed ora veniamo all’altro personaggio che deve essere scomunicato dal Papa.

Scommetto che vi state chiedendo a chi mi sto riferendo. Forse pensate al cardinale Bagnasco presidente della Cei? No, personalmente gli darei una grossa pedata nel culo e se fosse mio figlio un manrovescio sulla bocca, perché prima di parlare dovrebbe contare fino a 100.000 per poter evitare di dire e sostenere le megacazzate che ha detto e sostenuto, difendendo a spada tratta un peccatore che merita la scomunica quale Dino Boffo i cui atti vergognosi sono di dominio pubblico perché ad essi vi è stata una condanna prodotta dalla magistratura italiana, che l’ineffabile cardinale sottovaluta anche in questo, pensando forse che la chiesa e i suoi “accoliti” siano immuni dalla giustizia umana, per poi concedere la “perdonanza divina” come se fosse veramente loro il potere di intercedere con il creatore….. ma ci facci….. chi si crede di prendere per il culo il cardinale della CEI?  Solo i catto-comunisti bigotti come lui e quel tale che risponde al nome di Boffo possono ancora credergli.

Ora ve lo dico: c’è un cardinale che andrebbe scomunicato, perché ieri in occasione della Perdonanza, dopo aver aperto il portone ed essersi tolto la veste per officiare di colore bianco, è rimasto vestito di porpora ed è salito sull’altare per arringare i fedeli, ricorrendo a una delle solite trite e ritrite prediche buone solo per i polli.  
Ma cosa ha fatto di così grave da meritare la scomunica vi domanderete? E’ semplice: sull’altare consacrato di una chiesa consacrata nella quale si conserva e si distribuisce ai fedeli il “corpo di Cristo” nell’ostia consacrata, dietro di lui, muovendosi sulle gambe da destra a sinistra e viceversa troneggiavano in bella vista due “gorilla”.  Attenzione non due gorilla appartenenti ai primati delle scimmie, (sarebbe lecito visto che San Francesco d’Assisi –patrono d’Italia- amava gli animali)  ma due gorilla umani che svolgevano ben armati e attenti il loro ruolo di gorilla guardaspalle.

Ebbene questo cardinale va scomunicato perché sull’altare far salire durante una cerimonia religiosa, uomini armati di volontà di aggredire e di armi reali è un peccato mortale che va contro ogni logica cristiana e persino cattolica.
Che il papa ci dimostri la buona fede del vaticano e scomunichi questo scostumato cardinale indegno dell’abito che porta e che si è fatto beffe della carità cristiana e della Perdonanza.



Nelle due foto, nel cerchio giallo si intravvedono i due gorilla che dopo l'ingresso nella Chiesa sono saliti sull'altare a fare da guardaspalle al card. Bertone.

Da tutto quanto è accaduto fra Boffo e Feltri, con l’incauto intervento di Bagnasco ed infine di Bertone, si comprende ora perché il vaticano e i suoi alti prelati non difendano mai i cristiani perseguitati nel mondo. Se ancora non era evidente ieri è diventato lapalissiano per tutti, anche se io avevo già avuto modo di sottolinearlo e pubblicarlo.

Ritengo che le altre cariche cattoliche, papa in testa, rimpiangono il tempo in cui i loro poteri temporali erano uguali o più forti di quelli dei mullah islamici ed è sull’onda del loro integralismo che operano, per recuperare quel potere che hanno perduto ed assieme ad esso l’influenza politica di intervenire oltre ogni logica sulle leggi e sull’etica degli italiani, riuscendo persino a dimostrare di essere furibondamente incazzati per le nuove leggi che sono state appena adottate per porre un freno all’immigrazione selvaggia, perché in questo modo i cordoni delle borse degli italiani sono diventati un pochino più stretti e nelle loro saccocce, cioè quelle delle “Opere pie cattoliche”  entreranno meno soldi, il che equivale a meno potere.

SCOMUNICA SCOMUNICA SCOMUNICA O GUERRA SENZA QUARTIERE AI NUOVI MULLAH DELL’INTEGRALISMO CATTOLICO!  

Adriana Bolchini Gaigher
direttore responsabile



Vi invitiamo a leggere questo interessante articolo di Giannino: DINO BOFFO LA PERDONANZA E LA SPAZZATURA lo trovate pubblicato su IMGPRESS

E le dichiarazioni di un Bossi preoccupato per la sorte fisica di Berlusconi, pubblicate anche da La Repubblica Sul caso ritorna anche il leader della Lega, Umberto Bossi, che da un comizio nel milanese esprime la sua preoccupazione per il premier Silvio Berlusconi: è «odiato dalla mafia» e probabilmente è stata proprio la criminalità organizzata a montare «la storia delle donne», che secondo il ministro delle Riforme «puzza». «Se non sta attento - ha detto il leader del Carroccio - la mafia può fargli del male. Ho pensato che la roba delle donne sia per quel problema lì. La legge sul sequestro ha fatto un male enorme ai mafiosi». «Stai attento Berlusconi - ha aggiunto - perché quelli non perdonano».
Per inciso: la mafia a cui si riferisce Bossi è chiaramente ammanicata con una certa politica,magistratura, stampa e persino chiesa e soprattutto questi ultimi, che officiano i vari perdoni per l'Italia cattolica, in realtà non perdonano, proprio come i cattocomunisti, che hanno un occhio di riguardo solo per gli assassini rossi o paludati di rosso.




permalink | inviato da Controcorrente il 31/8/2009 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


29 agosto 2009

Cose da pazzi.Censurata la mostra sul capo islamico assassino di ebrei

 Censurata la mostra sul capo islamico assassino di ebrei

  Andrea Morigi

Fu uno dei principali consulenti di Adolf Hitler nell'organizzazione della
Shoah. Ma Hajj Muhammad Amin al-Husseini era musulmano. E il Centro multiculturale di Berlino, imbarazzato, decide di cancellarne la presenza dalla mostra "Il Terzo Mondo durante la Seconda Guerra Mondiale".
Tutto l'effetto ottenuto è l'esaltazione del ruolo svolto nello sterminio
degli ebrei da al-Husseini, ai tempi Gran Mufti di Gerusalemme. Ma la
direttrice del Centro, Philippa Ebéné, pur negando che la decisione sia
originata dal timore delle reazioni della comunità islamica, bolla le
critiche come "eurocentriche".
A protestare, tuttavia, è la comunità ebraica locale, oltre al curatore
della mostra, Karl Rössler, secondo il quale non si può tacere che
«al-Husseini, funzionario delle Ss, prese parte attivamente all'Olocausto».
Per evitare interventi censori, comunque, la versione integrale - 99
pannelli, compresi i tre che raffigurano i crimini di al-Husseini - è stata
ora collocata nella galleria UferHallen. Senza però evitare il conflitto fra
le istituzioni. Il commissario per l'integrazione e la migrazione della
capitale tedesca, Günter Piening, difende la censura. Contro di lui, si
schiera Heinz Buschkowsky, sindaco del quartiere di Neukölln, che ritiene l'accaduto
un episodio di «repressione dei fatti che trattano di anti-semitismo».




permalink | inviato da Controcorrente il 29/8/2009 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 agosto 2009

Barbarie islamica.''Le fiamme dell'inferno fanno male''. E per dimostrarlo brucia le mani ai suoi studenti

E' accaduto nell'isola di Java

''Le fiamme dell'inferno fanno male''. E per dimostrarlo brucia le mani ai suoi studenti


Giacarta - (Adnkronos) - Un'insegnante indonesiana è stata sospesa per aver ustionato i suoi allievi con dei fiammiferi durante una lezione. Bersaglio sarebbero state in particolar modo le ragazze, perché ''all'inferno ci sono soprattutto donne''
           Giacarta, 27 ago. (Adnkronos) - Un'insegnante indonesiana è stata sospesa dalla scuola in cui insegnava con l'accusa di aver ustionato i suoi studenti durante una lezione sull'inferno. Lo riferisce il sito d'informazione locale Detik.com, secondo cui la donna, insegnante in una scuola media inferiore di Bandung, nell'isola di Java, avrebbe bruciato le mani dei suoi allievi con alcuni fiammiferi nel corso di una lezione sulla religione islamica, nel tentativo di spiegare quanto fossero dolorose le fiamme dell'inferno.
Bersaglio dell'insegnante sembra siano state soprattutto le ragazze, una delle quali sarebbe stata addirittura ustionata su una guancia. "Ci ha detto che l'inferno era occupato soprattutto da donne, ecco perché ha preso di mira noi", ha dichiarato Siti Nurjanah, una delle studentesse. Il preside della scuola, Erik Sudeni, ha detto che sul conto dell'insegnante è stata avviata un'indagine interna.
L'Indonesia è il più popoloso dei Paesi a maggioranza musulmana. Oltre l'85 per cento dei suoi 230 milioni di abitanti sono seguaci dell'Islam.




permalink | inviato da Controcorrente il 29/8/2009 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 agosto 2009

La rabbia dei moralisti smascherati

 

La rabbia dei moralisti smascherati

di Vittorio Feltri

Dino Boffo non smentisce i fatti a lui attribuiti. La Conferenza dei vescovi, imbarazzata, accenna a una minima difesa. Annullata la cena tra Berlusconi e il cardinal Bertone. Un gran polverone
I nemici del Giornale si sono scatenati. Non hanno gradito gli articoli che abbiamo pubblicato ieri su Dino Boffo, direttore dell’Avvenire (quotidiano dei vescovi italiani) e capofila dei moralisti impegnati a lanciare anatemi contro Silvio Berlusconi per le sue vicende private. Sono piovute su di noi critiche aspre e in alcuni casi violente. Quel Feltri - grida scandalizzato Boffo - è un killer. Tuttavia non ha smentito una riga di quanto scritto; già, non poteva farlo, perché la notizia che lo riguarda è vera, e purtroppo per lui non è una sciocchezza irrilevante.
Egli ha patteggiato nel tribunale di Terni e pagato una sanzione pecuniaria per una storiaccia di molestie alla moglie di un uomo col quale il signor direttore Savonarola aveva una relazione omosessuale. Intendiamoci. La relazione omosessuale era ed è affare suo, ma il reato per il quale ha patteggiato, ossia le molestie, non è mica tanto privato poiché trattato in un’aula di Giustizia.
Detto questo, nessuno, tantomeno al Giornale, si sarebbe occupato di una cosa simile se lui, il Principe dei moralisti, non avesse fatto certe prediche dal pulpito del foglio Cei per condannare le presunte dissolutezze del Cavaliere. Adesso i cittadini sanno che il lapidatore non ha le carte in regola per lapidare alcuno.
Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillerà) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile. I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, è un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti.
Craxi diceva: a brigante, brigante e mezzo. Aveva ragione. In seguito alle nostre rivelazioni la cena prevista ieri sera fra il premier e il cardinal Bertone è stata annullata per evitare strumentalizzazioni. La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarietà a Boffo; non poteva fare diversamente. Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deveriflettere sul da farsi.
Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perché contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque. Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioè che approvava la nostra iniziativa. Non c’è bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale può essere licenziato da un momento all’altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma è libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi.
Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle è nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola.
Abbiamo la certezza che questa faccenda non finirà qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finché i moralisti speculeranno su ciò che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro.

PDL: CAPEZZONE, QUALCUNO TEME 'GIORNALE' FORTE E COMBATTIVO

(AGI) - Roma, 29 ago. - "E' l'ora di dire basta agli attacchi virulenti e incattiviti che da ieri si susseguono contro Vittorio Feltri. E' evidente che qualcuno, abituato alle campagne aggressive di Repubblica o di altre testate, teme un quotidiano forte e combattivo come Il Giornale". Lo afferma in una nota Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Liberta'. "Che poi sia proprio Repubblica, come accade stamattina, a lamentarsi- conclude - da' la misura dell'ipocrisia che regna in gran parte della stampa e della politica italiana".



 





permalink | inviato da Controcorrente il 29/8/2009 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 agosto 2009

I(m)moralisti.GLI SCANDALI FINANZIARI E POLITICI DELLA CHIESA

 

GLI SCANDALI FINANZIARI E POLITICI DELLA CHIESA

Monsignor Dardozzi è stato una delle figure più importanti nella gestione delle finanze della Chiesa,dal 1974 alla fine degli anni novanta.
E' stato uno stretto collaboratore del pontefice sulle delicate trame della Santa Sede.Mai una dichiarazione,un'intervista,una fotografia,il suo immenso archivio che ricostruisce dall'interno le vicende finanziarie più tormentate della Romana Chiesa non era noto a nessuno,solo dopo la sua morte e per sua espressa volontà l'archivio è stato reso pubblico.
Ma chi era Dardozzi?nato a Parma nel 1922 arriva tardi al sacerdozio,a cinquantun anni scopre la vocazione e viene ordinato sacerdote,si presenta in Santa sede con un curriculum di prestigio.Laureato in matematica,ingegneria,filosofia,e teologia,parla correttamente cinque lingue.Conosce il segretario di stato Agostino Casaroli,nel 1974 inizia la collaborazione con la Santa Sede,gode di libero accesso ai segreti dello Ior.Casaroli lo introduce subito nell'affare Ambrosiano.
Un altra figura importante è Paul Casimir Marcinkus,il segretario di Stato Giovanni Benelli,lo volle subito come suo collaboratore,un fatto curioso nel 1964 Paolo VI  in visita al centro di Roma stava per essere travolto dalla folla,ma Marcinkus con azione fulminia lo portò in salvo,e da allore divenne guardia del corpo..Diventa il responsabile dei viaggi del Papa in tutto il mondo.
Ma adesso parliamo dell'alleanza con Sindona,bisogna sapere che lo stato italiano introduce la tassazione sui dividenti per la Santa Sede,dopo 25 anni con Giovanni leone Presidente era il 1968,cade cosi l'ultima resistenza e sulle casse vaticane pesa il pagamento di tutto il pregresso su investimenti per oltre un miliardo e 200 mila euro attuali.Pur di sfuggire alla tenaglia fiscale,Paolo VI affida il trasferimento all'estero delle partecipazioni a un sacerdote,e a un laico,un siciliano affidabile con solidi agganci negli USA,già conosciuto da Montini quando era Arcivescovo di Milano.Si chiama Michele Sindona.Porta i capitali della mafia.Il sacerdote che mastica finanza ed è amico negli USA si chiama Paul Marcinkus.E' l'inizio della fine.
Negli USA cominciano a crescere i primi sospetti per riciclaggio e traffico di stupefacenti,Sindona forte del mandato di Paolo VI per trasferire all'estero le
le partecipazioni societarie della banca vaticana,con Marcinkus controlla la più massiccia esportazione di capitali mai avvenuta sino ai caveau della Swiss Bank,in società con la Santa Sede.
Un altro protagonista è Calvi,è lo stesso Sindona a presentare Calvi a Marcinkus,siamo nel 1971,quando Paolo VI nomina Marcinkus presidente dello Ior.I tre riescono a manipolare gli andamenti della borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona.Nel frattempo,i debiti e le partecipazioni gonfiate finiscono nel comparto estero dell'Ambrosiano,la banca di Calvi.Ma il castello di sabbia è destinato a franare.Saltano le protezioni negli USA,COMPLICE IL watergate,in Italia il governo è talmente debole che la DC uscirà sconfitta alle elezioni amministrative del 1975.
Il crac Sindona emerge nel 1974,due miliardi di dollari le perdite della Franklin,300 milioni quella della banca privata,Sindona evita l'arresto rifugiandosi all'estero.
Paolo VI,protettore del trio Sidona-Marcinkus-Calvi muore il 6 Agosto del 1978,viene eletto il Patriarca di Venezia Albino Luciani,passano poche settimane e il giornalista Mini Pecorelli pubblica i centoventuno nomi affiliati alla massoneria.Tra questi Marcinkus,il suo segretario monsignore Donato de Bonis,il segetario di Stato Jean Villot,il ministro degli esteri Agostino Casaroli,il Cardinale Ugo Poletti,,vicario di Roma.Papa Luciani intende far pulizia e trasferire tutti,ma il 28 settembre  papa Luciani fu trovato morto nel suo letto,il referto arresto cardiaco?Il 16 Ottobre 1978 fu eletto Papa Karol Wojtyla,
Giovanni Paolo II,Wojtyla assicura a Marcinkus la continuità sull'indirizzo finanziario e tutti rimangono ai loro posti.Ma  Sindona è disperato e organizza l'omicidio di Ambrosoli,ucciso da un Killer di cosa nostra.Nel marzo del 1981 scoppia lo scandalo della loggia P2 di Licio Gelli che porterà alla crisi del governo.
Ma che cosa è lo Ior? è una banca che non eroga prestiti nè conta sportelli bancari nè emette assegni,ma tutto questo non corrisponde al vero,perchè lo sportello bancario esiste e si trova nel torrione Niccolò V.Per accedervi basta passare il controllo di frontiera delle guardie Svizzere,presentando una ricetta medica,e dire che si deve raggiungere la farmacia interna.Per aprire un conto bancario basta un pò di amicizia.Lo Jor non può essere perquisito.I telefoni non possono essere intercettati.I dipendenti nemmeno interrogati.Chi lavora in strutture della Santa sede non può essere sottoposto a giudizio nè arrestato in Italia.Cosi nel 1987,il presidente dello IOR Paul Marcinkus evito' l'arresto.Ma adesso parliamo di de Bonis,nato nel 1930 madre napoletana,suo padre direttore di banca Spirito evangelico e professionismo manageriale,è il successore di Marcinkus,negli anni 90 De Bonis costruirà un sistema offshore per il riciclaggio di denaro entro le mura vaticane con conti criptati.
Lo Ior apre il primo conto n 001-3-14774-c primo deposito in cont anti 494.400.000 LIRE,de Bonis intesta il deposito alla Fondazione Cardinale Francis Spellman,fondazione inesistente,Parliamo anche di Andreotti ( tutte le persone che aprono un conto allo Ior viene chiesto di lasciare in busta chiusa le proprie volontà ereditarie.)queste sono quelle di Andreotti Giulio:Quanto risulterà alla  mia morte,a credito del conto  001-14774-C,sia messo a disposizione di Giulio Andreotti per opere di carità,si tratta di un conto segreto di Andreotti gestito da De Bonis?Sul conto Fondazione Spellman gestito dal prelato dello Ior e per conto di Andreotti affluisce una autentica valanga di denaro,miliardi di lire.Gli accrediti sul conto sono in crescendo fino a quando Tangentopoli non assume rilievo nazionale.
Ecco I NOMI DI TUTTI I CONTI:
Fondazione Cardinale Francis Spellman    conto n 001-3-14774-c
Louis Augustus Jonas   Foundation       conto n 001-3-16764-G (si era pensato che ad operare era il presidente dell'Alitalia,ma in realtà era suo fratello Luigi,persona dell'entourage di Omissis.)
Fondo San Serafino                       conto n 001-3-17178 (  carlo Sama presidente della fondazione nel 1992 porta un saldo di 1948 milioni)
Fondo  Mamma Roma per la lotta leucemia  conto n 001-3-15924 unica firmA Roma 660 milioni di lire
Roma Charity Fund                        conto n 051-3-10054 412,800.000 prelevati dal fondo Mamma Roma
Fondo Madonna di lourdes                 conto n 051-3-02370 1,2 milioni di dollari aperto nel maggio 1987 da S.E.Vetrano deceduto nel 1990
Tumedei Alina Casalis                    conto n 051-1-03972,051-6-04425,051-3-05620,Deriva dalla successione dei coniugi Tumedei
Santa casa di loreto                     conto n 001-3-16899.saldo 2,8 miliardi di lire
                                         conto n 051-3-10840,saldo 2,8 miliardi di dollari( i due conti sono collegati )
Fondo San Martino                        conto n 001-3-14577 ( RAPPORTO INIZIATO IL 7 mARZO 1987  a richiesta di Roma)
suore ancelle della divina provvidenza   conti vari per un controvalore complessivo di lire 55,4 miliardi

      ENIMONT  LA MAXITANGENTE
Siamo alla scalata di Raul Gardini alla Montedison con un investimento di 2 miliardi di dollari,riesce a chiudere anche una operazione finanziaria del secolo con l'Eni,creando una joint venture  tra pubblico e privato.
A differenza di tutti gli altri scandali per corruzione,le buste e le valigette non passano di mano in mano.Ma ci sono bonifici bancari,somme pulite e riciclate con triangolazioni su conti schermo e società di copertura.Lo Ior di de Bonis scelta per pulire e far transitare gran parte delle somme e destinarli ai prestanome della prima Repubblica.La distribuzione comincia nell'autunno del 1990 con i primi 4,7 miliardi destinati all'ex segretario della DC
Arnaldo Forlani e al cassiere del partito Severino Citaristi.
I giudici non sono mai riusciti nei vari processi a ricostruire il percorso di questa maxitangenti,solo oggi anno 2009 si è riuscito a capire con chiarezze grazie all'archivio di Dardozzi.
Ormai L'Italia è un paese confuso nel passaggio tra la prima e la seconda Repubblica.Tra il 92 e il 93 la classe politica è debole,causa Tangentopoli,la disintegrazione dei partiti tradizionali,gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino,l'ndebolimento di Andreotti inquisito per mafia e per l'omicidio di Mino Pecorelli.
Il processo Enimont si concluderà nell'Ottobre 1995 con condanne per Bettino Craxi,Renato Altissimo,Umberto Bossi,Arnaldo Forlani.
                       I PARTE
                                        Michele De Lucia
http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&sez=GLI+SCANDALI+FINANZIARI+E+POLITICI+DELLA+CHIESA&id=27323
 
 
Alcune informazioni per questo articolo sono state tratte dal libro del giornalista Gianluigi Nuzzi-libro che consiglio di leggere
Vaticano S.p.A.” (Chiarelettere, pp.280, € 15), è un libro destinato a rimanere a lungo nella mente dei suoi lettori. Attraverso un incredibile numero di pagine appartenenti all’archivio di Renato Dardozzi, un monsignore per anni a contatto e all’interno delle più segrete stanze vaticane, il giornalista Gianluigi Nuzzi ricostruisce capillarmente le vicende dell’Istituto Opere Religiose, lo Ior, laddove gran parte della nostra memoria storica lo aveva lasciato, vale a dire nell’epoca dominata dalla discussa ed equivoca figura di Paul Marcinkus. Al centro della ricerca di Nuzzi c’è dunque l’ultimo decennio del secolo scorso, che in Italia vuol dire soprattutto Tangentopoli, e ciò che ne è conseguito: il crollo di un sistema politico fondato sulla pratica della tangente, i suoi sotterfugi, le varie implicazioni con referenti e attività mafiose. Riemergono così vecchi eppur nuovi fantasmi, come Giulio Andreotti, e nuovi interrogativi, che cercano di individuare quanto sia accaduto nel recente passato grazie al supporto di una documentazione mai consultata prima, ora a disposizione di chiunque voglia saperne di più. Abbiamo rivolto alcune domande all’autore.
Allora Nuzzi, partiamo dall’inizio, dal recupero della documentazione contenuta nell’Archivio Dardozzi. Come è riuscito ad arrivare a queste carte?
Bisogna tornare all’ottobre-novembre del 2007, quando alla redazione di Panorama, settimanale per cui già scrivevo, si fa avanti una persona che voleva far vedere questa documentazione. Una persona molto riservata e diffidente, che nei primi mesi del 2008 decide di farmi avere accesso ad alcuni documenti che costituivano questo archivio. Il desiderio di questa persona di rendere pubblico il materiale si contrapponeva al timore di consegnarlo nelle mani sbagliate, dedite a quello che potremmo definire un “anticlericalismo militante”, mentre l’intenzione era quella di ricostruire con realtà e trasparenza questo archivio e interfacciarlo con le realtà giudiziarie, oltre che vaticane, dall’Ambrosiano a oggi.
E come mai proprio adesso?
Monsignor Dardozzi scompare nel 2003, e le persone incaricate di conservare il suo archivio, a lui molto vicine, inizialmente hanno una resistenza naturale. Teniamo presente che stiamo parlando di persone molto semplici, che devono decidere se rispettare le volontà di Dardozzi di rendere pubblica la sua documentazione, o se buttarla in fondo a un lago. Ne è nato un rapporto di reciproca conoscenza e fiducia, che mi permette nell’estate dello scorso anno di acquisire l’archivio. Un materiale mai venuto fuori, a dir poco delicato, che faccio spostare in sicurezza; dopodiché si procede al riordino dello stesso. E ci tengo a sottolineare con particolare soddisfazione che ora questo materiale è un patrimonio comune, consultabile gratuitamente sul blog di “Chiarelettere”, per chiunque volesse confrontare le informazioni contenute nel mio libro con le fonti da me utilizzate.
Nella ricostruzione del suo libro si ripercorre anche il periodo di Tangentopoli, e il nucleo centrale viene dedicato a quella che viene definita “la madre di tutte le tangenti”, quella Enimont, di cui lei ripercorre tutti i passaggi bancari, aggiungendo elementi di novità di non poco conto…
Sì, la questione Enimont è rilevante nel libro, e riscrive parte del “maxiprocesso”, il processo-simbolo di Tangentopoli. Si tratta di un discorso più ampio, di uno snodo delle attività frenetiche dello “Ior parallelo”, come titolo uno dei capitoli: l’espressione più nitida dell’attività delle banche del papa dal dopo Marcinkus al biennio ’93-’94, che testimonia movimenti occulti, un sistema immune da condizionamenti e da critica. La personalità dominante risulta essere quella di Donato de Bonis, messo alla guida effettiva della banca religiosa dalle più alte presenze vaticane. Una ricostruzione secondo me importante, dato che per molti di noi la memoria di questi fatti si interrompe con l’ascesa e la caduta di Marcinkus. “Vaticano S.p.A.” racconta il “dopo”, che per certi versi è anche peggio del “prima”. Assistiamo infatti all’appropriazione indebita di capitali, attraverso atteggiamenti più aggressivi e spregiudicati rispetto alle ingegnerie finanziarie illegittime dei due decenni precedenti. In pratica de Bonis adegua il sistema Marcinkus ai desiderata degli anni ’90, come in un certo senso confermano le interviste da me realizzate durante la ricerca per la pubblicazione del libro con Francesco Greco e Gherardo Colombo, allora magistrati del pool di “Mani pulite”, che a distanza di anni si sono accorti come siano stati un po’ presi in giro, all’epoca, nel corso della loro inchiesta. D’altra parte non potevano fare molto di più, visto che garanzie, tutele e immunità lasciavano ben poco spazio di indagine. Lo Ior non contempla alcuna norma che invece ordina le attività bancarie, anche a livello europeo. E quando tramonta l’era di Marcinkus, che morirà impunito, sarà proprio de Bonis a prendere il suo posto, dopo anni di lavoro al suo servizio.
Un altro capitolo di assoluto rilievo è quello riguardante il conto “Fondazione Spellman”, dove spunta anche il nome di Giulio Andreotti. Che idea si è fatta del ruolo dello storico esponente democristiano nelle vicende da lei analizzate?
La firma di Giulio Andreotti si ritrova nei pagamenti di congressi, in quelli dell’avvocato Ascari, (che difenderà Andreotti nel processo di mafia che seguirà), per soldi dati a Citaristi (all’epoca cassiere della Dc), a diplomatici, a personaggi vicini al mondo cattolico. Stiamo parlando di quantità di denaro enormi, e in contanti. C’è poi una particolarità rispetto al nome scelto per questo conto.
Quale?
“Fondazione Spellman” deriva da Francis Spellman, cardinale statunitense che negli anni del dopoguerra, da New York, ebbe un ruolo-chiave per la gestione dei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Italia democristiana disegnata dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in piena guerra fredda, voluti soprattutto per evitare dei passi in avanti nel contesto politico e sociale nazionale da parte del Pci. Spellman era una figura di totale garanzia per i governi italiani di quel periodo, si ipotizza fosse addirittura il veicolo per far arrivare i soldi della Cia alla Democrazia cristiana a partire dagli anni ’50. Un nome, quello della “Fondazione Spellman”, citato una sola volta da un collaboratore di Sindona nel corso di un processo, all’incirca con queste parole: “Noi eravamo vicini alla Dc, e abbiamo dato soldi alla Fondazione Spellman”. Teniamo presente che stiamo parlando di un conto corrente dello Ior aperto negli anni che vanno dal 1987 al 1989. Nelle sue carte Dardozzi si chiede il perché di certi movimenti su questo conto, e scopre la firma di Giulio Andreotti. Questo è importante perché quando ci si accorge che è dentro la Spellman, in Vaticano cominciano a nascere problemi, a preoccuparsi. Siamo nella primavera del ’92, momento in cui Andreotti è candidato al Quirinale; poi arrivano le stragi di Palermo, le morti di Falcone e Borsellino, e il Capo dello Stato sarà Scalfaro. Andreotti rimane però l’uomo di dialogo tra Vaticano e Italia. Un cliente di assoluto prestigio, di livello e di spessore. Va tutelato. Di lì a qualche mese, infatti, l’inchiesta dei magistrati vira verso i soldi della tangente Enimont transitati oltre i confini del “portone di bronzo”, e la preoccupazione traspare evidente nel carteggio custodito nell’archivio Dardozzi. Per non indurre in tentazione i magistrati, si attivano così filtri e protezioni efficaci per rallentarne l’azione. Oltre le rogatorie non si riesce ad andare, non si ricostruisce un quadro d’insieme. E come nel caso di Spellman, anche stavolta la scelta del nome in codice per Andreotti, “Omissis”, sembra rappresentare il simbolo di un periodo storico italiano: quale altro si poteva scegliere?
Il libro termina con un capitolo dedicato ai rapporti tra lo Ior e Bernardo Provenzano…
L’ “ingegner Loverde”, come si faceva annunciare Provenzano nella casa di don Vito Ciancimino, in quegl’anni sindaco di Palermo; il quale, vale la pena ricordarlo, è stato il primo politico italiano condannato per mafia. Lo racconta il figlio Massimo, che in una serie di conversazioni da me registrate indica con nome e cognome i prestanome delle cassette di sicurezza custodite nello Ior; conti dove affluivano i pizzi degli appalti di Palermo, per esempio, e molto altro. Suo padre drenava soldi che finivano su questo sistema di conti, e una percentuale andavano a Provenzano e Riina. Il resoconto dei miei incontri con Massimo Ciancimino, in chiusura di libro, è come se fosse un ritorno al passato per aprire una finestra su quanto c’è ancora da sapere.
Non le si potrebbe obiettare che quelle di Ciancimino sono le dichiarazioni di un recente pentito tutte da verificare?
Certo, sull’attendibilità o meno delle sue dichiarazioni per ora non c’è altro che il supporto delle testimonianze di altri collaboratori di giustizia. Da circa un anno Ciancimino viene ascoltato da molte procure italiane, da Firenze a Catania a Caltanissetta, ma bisogna comunque procedere con una certa cautela sulla ricostruzione di una persona che sta collaborando con le procure. A me risulta che Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, sia molto interessato a quanto dice, e alcuni prestanome indicati sono ancora in vita. Ma rispetto a questo bisogna aggiungere una cosa.
Prego.
Il problema rimane che bisogna continuare a stare attenti ad addossare al Vaticano responsabilità non sue: se apro un conto e faccio affluire soldi di un certo tipo allo Ior, bisogna dimostrare che ci sia conoscenza da parte dei titolari della provenienza dei miei movimenti. Ma per questo nel libro si torna a un motivo ricorrente, cioè agli scarsi sistemi di controllo dello stesso Ior, il suo non adeguamento ai trattati internazionali. In questo senso sono stati fatti, pur con tempi molto lenti, dei passi in avanti per fare pulizia: anche se le ultime cassette di sicurezza intestate ai prestanome di Ciancimino, sono state chiuse solo pochi anni fa…

Il Vaticano caccia i clandestini con la forza


"Coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le autorizzazioni previste, o dopo che esse siano scadute o revocate, possono essere espulsi anche colla forza pubblica... Coloro che non siano cittadini vaticani per accedere alla Città del Vaticano debbono munirsi di un permesso che, previo accertamento dell'identità personale, è rilasciato dai funzionari; il permesso ha effetto per rimanere nella Città del Vaticano soltanto per le ore stabilite con provvedimento del Governatore e deve essere conservato ed esibito a qualsiasi richiesta... Nessuno può dare alloggio né temporaneo né permanente, con o senza corrispettivo, anche a persona autorizzata al soggiorno, senza l'autorizzazione del Governatore".
Così funziona Oltretevere, così recita il Capo II "Dell`accesso e del soggiorno nella Città del Vaticano" della Legge sulla cittadinanza dello Stato pontificio in vigore dal 1929.
Capito? La forza pubblica!
Se non sei autorizzato, se il permesso è scaduto, se sei abusivo o clandestino, la Legge Vaticana ti condanna all'espulsione. Con le buone o meno.
Chissà se l'hanno detto a quei Monsignori che in questi giorni si strappano la tonaca inveendo contro la Lega brutta, cattiva e inospitale. Il primo è stato monsignor Giovanni Nervo, fondatore della Caritas italiana, che ha bollato come un comportamento "che grida vendetta al cospetto di Dio" l'operato del governo in tema di immigrazione clandestina: "I respingimenti in mare sono solo barbarie e crudeltà".
Eh già, tanto in Vaticano il mare non ce l'hanno...
La "provocazione" di Matteo Salvini, che ho riassunto sopra, mette il dito sulla piaga che infetta la Chiesa ed é rappresentata da una parte di prelati che predicano bene e razzolano male. Non parlo della Chiesa della quale ho il massimo rispetto, per i valori che rappresenta, ma di uomini che in virtù dell'abito indossato, si arrogano il diritto di condannare con toni molto poco caritatevoli e ragionevoli, l'operato di un Governo, democraticamente eletto.
Se la religione non é un bancomat, dove prelevare ciò che più confà al proprio tornaconto, altrettanto non può e non deve esserlo l'operato del Governo, che deve tenere conto del Popolo Sovrano.
La lotta all'immigrazione clandestina é diventata una necessità, e i suddetti prelati dovrebbero altresì condannare come barbari e crudeli i comportamenti illegali, di troppi immigrati. Abbiamo aperto le porte a TUTTI, il risultato è che le carceri traboccano di stranieri, che delinquono allegramente e gravemente alle spalle degli italiani.
A quei prelati così agustiati dai respingimenti, consiglio di lasciare le stanze sicure e ovattate del Vaticano per andare in quei quartieri dove il degrado portato dall'immigrazione OBBLIGA gli italiani ad andarsene o a vivere da reclusi.
Orpheus





permalink | inviato da Controcorrente il 29/8/2009 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 agosto 2009

I(m)moralisti.E il direttore di Repubblica comprò casa in nero

E il direttore di Repubblica comprò casa in nero

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=378168&PRINT=S

Dal blog di Franco Bechis, al timone di Italia Oggi: smascherato un altro censore che predica bene e razzola male. Nel 2000 Mauro acquistò un immobile da oltre 2 miliardi di lire, versando 850 milioni in assegni per sfuggire al Fisco
Franco Bechis
su fbechis.blogspot.com
Mi ha telefonato Giancarlo Perna, firma di punta de il Giornale. Deve fare un ritratto di Ezio Mauro, direttore di Repubblica con una speciale inclinazione alla indignazione. Perna si ricordava di un articolo uscito su Il Tempo quando io ne ero direttore, che riguardava l'acquisto da parte di Mauro di un casa dal valore di 2,150 miliardi di vecchie lire (era il 2000, l’euro ancora ai nastri partenza), ma con 850 milioni non dichiarati negli atti ufficiali e pagati con una serie di assegni da 20 milioni ciascuno (uno da 10) firmati da Mauro. Sì, quell’articolo uscì dopo lunghi giorni di gestazione. Anche se tutto era documentato (ne ho ancora copia io, perfino degli assegni) all’unghia, chiesi di pazientare e insistere con Mauro per avere una sua versione dei fatti. Lui prima si negò. Poi dopo dieci giorni rispose che non conosceva chi fosse il proprietario della casa e che le modalità con cui l’aveva acquistata erano fatti suoi. A quel punto feci pubblicare l’articolo, virgolettando quella dichiarazione.
Non volevo attacchi personali, per cui solo la cronaca dei fatti e nessun commento su quegli assegni che certo fecero risparmiare un po’ di tasse. D’altra parte la storia era davvero divertente, per le clamorose coincidenze dovute al sorriso beffardo del destino... Eccola in sintesi. Nel filmato (audio trascritto a fianco ndr.) potrete invece ascoltare i principali passaggi del racconto fatto dal venditore di quella casa...
Alberto Grotti era vicepresidente dell’Eni. Finì nei guai con Enimont. Pagò con il carcere. Uscito un giorno lesse un articolo di Repubblica che riteneva diffamatorio. Volle fare causa, ma non aveva più soldi per le spese legali. Allora Grotti si rivolse alla anziana madre. Che decise di vendere una casa a Roma. La comprò Ezio Mauro, direttore di Repubblica...


«Ho portato le prove alla Guardia di Finanza: non è successo nulla...»

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=378169&PRINT=S

Racconta Franco Bechis sul suo blog: Alberto Grotti era vicepresidente dell’Eni. Fu coinvolto nello scandalo Enimont e pagò con il carcere. Uscito, un giorno, vide un articolo di «Repubblica» che ritenne diffamatorio. Pensò di fare causa. Ma non aveva i soldi. Li chiese all’anziana madre. Lei mise in vendita una casa che aveva a Roma, quartiere Parioli. L’ha comprata Ezio Mauro, direttore di «Repubblica». Grotti con quei soldi - i soldi di Mauro - ha fatto causa a «Repubblica». Ecco la trascrizione della telefonata tra Franco Bechis, direttore di «Italia Oggi», e lo stesso Alberto Grotti.

Alberto Grotti: «Com’è rimasta quella causa? Com’è rimasto il buon Ezio Mauro... Così è rimasta, cioè Ezio Mauro ha detto che non voleva che gli rompessimo i c.... Quella casa fu pagata due miliardi e centocinquanta milioni nel 2000. Di questa somma ottocentocinquanta milioni non furono dichiarati per motivi fiscali. Ma furono pagati da Mauro con assegni da 20 milioni l’uno e uno da 10 milioni. (Ndr: I Grotti contestano in giudizio la percentuale trattenuta dal commercialista che aveva fatto la mediazione). Guardi io ho tutti gli assegni in nero e su quel nero si è fregato dei soldi il commercialista. C’è una causa in corso... Il commercialista si chiamava Dino Cerrone... e si è fregato 830 milioni di lire prendendoli tutti dai soldi di Ezio Mauro - pagati in nero - perché lui aveva l’occasione, diceva lui - di fare un’operazione lenta, graduale... per non compromettere... Guardi è una cosa di una tristezza infinita perché i giudici non ne vengono mai a capo. Appena sentono Ezio Mauro...».
Franco Bechis: «No infatti, guardi, è una cosa incredibile...».
Grotti: «Vabbè, cosa vuole...».
Bechis: «Senta una cosa, a vendere la casa era stata sua mamma?».
Grotti: «Mia mamma che ha venduto la casa si chiama Dima Girardi».
Bechis: «Ma a comprare è stato per metà solo Ezio Mauro...».
Grotti: «Metà l’ha comprata Ezio Mauro... l’altra metà una certa Girardi - guardi che coincidenza - che è la compagna di Ezio Mauro. Io le dirò come sta evolvendo la situazione... So che c’è una causa ancora lì... cioè: è una causa di mia mamma contro il commercialista. C’è una causa di mia madre contro chi le ha fregato i soldi... cioè una banca, il Credito Bergamasco... perché poi ci furono dei movimenti... guardi è una situazione che non finisce mai. È difficile seguirla... la cosa che noi sappiamo è che abbiamo perso su quell’appartamento tutti i soldi derivanti dal nero di Ezio Mauro...».
Bechis: «Be’, però erano un nero fatto con degli assegni... insomma una certa traccia dell’entità di quel nero c’era...».
Grotti: «Noi abbiamo tutti gli assegni notarizzati, con il timbro del notaio e su quello, nonostante abbiamo presentato alla Guardia di Finanza, eccetera, non è successo nulla, di nulla, di nulla... altro che Berlusconi, non mi faccia dire...».


Conclude Bechis: quella causa oggi è ancora aperta. Come tutte le cause civili con il commercialista che naturalmente si è difeso dalle accuse dei Grotti.




permalink | inviato da Controcorrente il 29/8/2009 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 agosto 2009

I(m)moralisti.Boffo, il supercensore condannato per molestie

 

Caso Boffo, scontro tra Cei e il Giornale
 

Polemica serrata tra il direttore dell'Avvenire Dino Boffo e Vittorio Feltri: "E' solo killeraggio giornalistico". La replica di via Negri: "Sono documenti pubblici". Il presidente del Consiglio prende le distanze: "Mi dissocio dal Giornale, il rispetto della vita privata è sacro". Il direttore: "Sottolinea la mia indipendenza". L'articolo: Boffo il supercensore condannato per molestie 

Milano - Polemica in corso fra il quotidiano della Cei e il Giornale. "Il direttore dell Avvenire - scrive Feltri nell’editoriale di prima pagina sul Giornale - non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi. Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Mai quanto nel presente periodo - scrive Feltri, - si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinchè i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche".
Feltri: "Quale killeraggio? E' documento pubblico" Il direttore del Giornale si difende e attacca. Nessun killeraggio ma solo la trascrizione "di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico": prosegue Vittorio Feltri. "Abbiamo semplicemente ricordato - dice Feltri - che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali".

Berlusconi: "Mi dissocio dal Giornale" Il premier prende le distanze dall'attacco a Dino Boffo. "Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio".

La replica di Boffo "La lettura dei giornali di questa mattina - scrive il direttore di Avvenire è in una nota - mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie".

Feltri: "Io sono indipendente" "Il presidente del Consiglio non poteva dire una cosa diversa su questo argomento e il fatto che si sia dissociato dimostra solo che Il Giornale e il suo direttore sono indipendenti da lui, il contrario di quello che dicono tutti". Così Feltri commenta le parole di Berlusconi. "Non mi sento né rafforzato né indebolito da questa critica - dice ancora Feltri -. Io rispondo semplicemente al mandato che mi è stato dato al momento in cui ho assunto la direzione di questo quotidiano, che è quella di rilanciarlo e lo faccio con i mezzi che ho a disposizione". Sottolinea Feltri che "nel momento in cui mi hanno chiamato a dirigerlo penso che mi conoscessero e io certo non chiedo il permesso all’editore prima di fare qualcosa". Ma in queste ore ha sentito il suo editore? "No, non ho sentito Paolo Berlusconi e non ho avuto quindi nessun confronto con lui". Quanto alle sue rivelazioni sulla vita privata del direttore di Avvenire, "io ho un documento e lo pubblico e lo commento e basta. In Italia si butta via tutto, io pubblico".

Arcygay: "Schedatura gay dimessa da tempo" Ma la schedatura degli omosessuali non era una pratica dimessa da tempo, precisamente da quando era ministro degli Interni Giorgio Napolitano? Come mai "la Polizia conosceva l’omosessualità del direttore di Avvenire". Con questo interrogativo il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, interviene sulle rivelazioni del quotidiano Il Giornale, della famiglia Berlusconi, che ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di "un incidente sessuale" del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo.

Il direttore rilancia Feltri non è pentito e anzi avverte: "Domani continuo". Dopo la bufera scatenata dal suo editoriale di fuoco contro l’omologo dell’Avvenire Dino Boffo, tra le cause (come lui stesso ammette) dell’annullamento della cena tra Silvio Berlusconi e il Card. Tarcisio Bertone, Vittorio Feltri non fa marcia indietro: "Ho dato una notizia ufficiale, non ho raccolto pettegolezzi di portineria. Non mi sento colpevole, rifarei quello che ho fatto e anzi domani continuo". Insomma, il direttore del Giornale non teme la querela di Boffo: "Le querele possiamo farle tutti, poi dobbiamo vincerle. Io ho i documenti sulla mia scrivania. Cosa vuole querelare? Che lo faccia, chi se ne frega". D’altronde, "se non avesse fatto il moralista, nessuno avrebbe detto niente". Feltri si dice "molto divertito nel constatare che per tre mesi la Repubblica ha insistito a pubblicare in prima pagina la vita privata di un signore che fa il presidente del Consiglio e nessuno ha detto nulla. Il Giornale scopre che il capofila dei moralisti, che scrive tutto quel che può scrivere contro Berlusconi, ha dovuto patteggiare e pagare una sanzione pecuniaria perchè molestava la moglie del suo amante: insomma, consentiamo ai cittadini di sapere da quale pulpito viene la predica. Non credo sia una condotta scorretta, d’altronde, come diceva Craxi, ’a brigante, brigante e mezzo".

"Nessuno ha il diritto di lapidare gli altri" Feltri è consapevole che il suo editoriale ha, con ogni probabilità, contribuito all’annullamento dell’incontro Berlusconi-Bertone: "Forse i vescovi - taglia corto - è bene che sappiano che il loro portavoce giornalistico è questo signore. Poi facciano quel che vogliono. Ma di certo nessuno ha diritto di lapidare gli altri". Il direttore non rinuncia poi a commentare la manovra del premier contro repubblica: "Dopo tre mesi di persecuzione, credo che una reazione di questo tipo sia il segno che non c’è altro da fare che questo. Poi non è la prima volta che si querela un giornale, non ci vedo niente di inedito. Dopodichè - aggiunge - che si querelino i giornalisti e i giornali non mi va bene". 

articolo di venerdì 28 agosto 2009

Boffo, il supercensore condannato per molestie

di Gabriele Villa

Il direttore dell’Avvenire, in prima fila nella campagna di stampa contro Berlusconi, intimidiva la moglie dell’uomo con cui aveva una relazione omosessuale. Per questo ha patteggiato: con una multa ha evitato sei mesi di carcere

«Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato». Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.

Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere.

Ma le chiacchiere non bastano a crocefiggere una persona. O meglio bastano, sono bastate, solo nel caso di due persone: Gesù Cristo per certi suoi miracoli e, più recentemente, Silvio Berlusconi per certi suoi giri di valzer con signore per la verità molto disponibili.
Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa: «...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...».

Dino Boffo, 57 anni appena compiuti, è persona molto impegnata. O, come si dice quando si pesca nelle frasi fatte, vanta un curriculum di rispetto. È direttore di Avvenire da quindici anni, direttore e responsabile dei servizi giornalistici di Sat 2000, il network radio-televisivo via satellite dei cattolici italiani nel mondo, nonché membro del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, che detta le linee guida delle Università Cattolica del Sacro Cuore. Acuto osservatore della vita politica italiana e delle vicende che segnano il mutamento dei tempi e dei costumi, recentemente, in più d’una occasione, Boffo si è sentito in obbligo, rispondendo alle pressanti domande dei suoi smarriti lettori, di esprimere giudizi severi sul comportamento del presidente del Consiglio. E, turbato proprio da quel comportamento, è arrivato a parlare di «disagio» e di «desolazione». Persino, e dal suo punto di vista è assolutamente comprensibile, di «sofferenza». Quella sofferenza, per citare testualmente quanto ha scritto ancora pochi giorni fa, sul giornale che dirige «che la tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato». Questa riflessione l’ha portato a esprimere, di conseguenza, più e più volte il suo desiderio più fervido, ovvero il «desiderio irrinunciabile che i nostri politici siano sempre all’altezza del loro ruolo».

Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori».

I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze. Si dice che le voci corrono. Ma, alla fine, su qualche scrivania si fermano. 






permalink | inviato da Controcorrente il 28/8/2009 alle 20:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 agosto 2009

L’INTEGRALISMO ISLAMICO SI FA ARROGANTE IN GERMANIA

 

L’INTEGRALISMO ISLAMICO SI FA ARROGANTE IN GERMANIA

Pubblicato il 28/08/09 alle 04:24:14 GMT pubblicato da Admin

 

Le elezioni in Germania sono vicine e la furia dei gruppi di sinistra, che non sanno reggere un confronto politico civile, fra cui gli antifa e gli immigrati turchi, e tutti quelli favorevoli all’islamizzazione della Germania, è andato inscena il solito copione di violenze contro chi sta cercando di difendere i valori della vecchia Europa e la sua identità di tedesco.

E’ stata scatenata una vera guerriglia urbana fra agguerriti dimostranti anti democratici e pacifici dimostranti del gruppo politico di PRO-KOLN e PRO-NRW, che partecipano alla compertizione elettorale secondo le regole della democrazia e della civiltà-

Durante e dopo il comizio tenuto, sono stati aggrediti da folle di islamonazisti che nonostante la copertura di alcuni poliziotti, che si è poi rivelata insufficiente a contenere la forza bruta degli aggressori ha prodotto moltissimi danni alle apparecchiature dei camion del gruppo politico ed alle auto dei dirigenti e dei sostenitori di Pro-Koln e Pro-Narw.

Il filmati dimostrano gli attacchi violenti e il grosso pericolo corso dai partecipanti anche perché è stata messa in atto una sorta di “lapidazione”.


http://www.pro-koeln.org/artikel09/240809_polizeiskandal.htm


http://www.pro-koeln.org/artikel09/230809_rade.htm

I danni sono andati anche oltre, perché ogni notte vengono prese di mira le auto e le zone in cui abitano i leader e i simpatizzanti di questo legittimo gruppo politico, con incendi mirati anche ai lampioni per oscurare le zone e distruggere i manifesti con la propaganda elettorale, per cui la polizia ha già operato una serie di arresti.
http://www.pro-koeln.org

L’immigrazione troppo massiccia di popoli che con la democrazia non sono nemmeno imparentati si sta dimostrando un grande pericolo per la democrazia in quanto fomentano e sostengono i gruppi non democratici di tutti quei sinistri che popolano le contrade europee e che a causa del fallimento dell’ideologia stalinista che li ha animati riversano il loro odio e le loro frustrazioni su chi ha pensieri e modi di vivere diversi, dimostrando di non rispettare le minoranze, con i cui diritti si riempiono la bocca, perché in realtà i due gruppi politici contro cui si sono scatenate le loro furie odiose, sono ancora minoranza in Germania e come tali, se questi violenti animatori dei disordini fossero coerenti, dovrebbero difendere e non aggredire.

http://www.pro-koeln.org/wahlkampf09/rade9_kl.jpg

Qui trovate gli articoli originali e altre foto dei danneggiamenti
http://www.pro-koeln.org/artikel09/240809_fotos.htm
http://www.oberberg-aktuell.de/index.php?id=69&no_cache=1&tx_ttnews[tt_news]=99390&cHash=d6763095a2

 


http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=809




permalink | inviato da Controcorrente il 27/8/2009 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 agosto 2009

La nostra debolezza è la forza dei barbari

 La nostra debolezza è la loro forza

di Ida Magli

   L’episodio riguardante la normativa che regola il bagno delle donne musulmane nelle piscine inglesi può apparire come una semplice notiziola divertente, giunta a proposito per alleggerire la pesante afa di questo agosto. Ma in realtà tutto quanto si riferisce al comportamento delle donne è sempre, in ogni epoca e in ogni società, indicativo dei significati più profondi che reggono una cultura. Gli antropologi lo sanno bene: bisogna fare attenzione a come vivono le donne per capire un modello culturale, per conoscere i valori, i sentimenti, le passioni degli uomini che lo hanno creato. L’Inghilterra è oggi un paese quasi completamente sottomesso ai voleri dei musulmani; il che significa che ha rinunciato, non tanto ai propri costumi, quanto a valutare e ad attenersi a qualsiasi regola o limite nei propri come negli altrui costumi. Il risultato, dal punto di vista della struttura di una società, è sconfortante. Se si è giunti a questo punto, tuttavia, non è un caso. Coloro che guidano il mondo lo hanno voluto.
Gli scopi delle istituzioni che guidano la politica mondiale sono chiari: i popoli debbono unificarsi, comprendersi, tollerarsi, assimilarsi, in modo che non vi siano più differenze fra razze, religioni, costumi, sistemi di governo, patrie, nazioni, territori, lingue, monete, mercati. E’ sufficiente fissare l’attenzione sul nome che si sono date le principali organizzazioni che operano a livello planetario per comprenderlo: “ Banca Mondiale”, “ Fondo Monetario Internazionale”, “Istituto Tavistock per le Relazioni Umane”, “Istituto per gli Affari Internazionali”, “Organizzazione delle Nazioni Unite”, “Unione Mondiale delle Chiese”, ecc. ecc. La maggior parte di queste organizzazioni mondiali sono nate alla fine della seconda guerra, sotto il trauma dell’immensa catastrofe cui nessun paese era riuscito a sfuggire, e mosse perciò dalla volontà di rendere impossibile il ripetersi in futuro di un così terribile dramma. Da lì l’idea di un Potere sovra-nazionale in grado di dirimere le controversie, di impedire la diffusione delle armi atomiche, di giudicare i criminali di guerra e così via. Ma questo era soltanto un primo passo. Subito dopo il disegno è diventato tutt’altro: dall’impedire la guerra a programmare la pace universale. Dimentichi del fatto che le guerre sono stati sempre i governanti e non i popoli a scatenarle, i governanti hanno cominciato a progettare, e un passo alla volta, a realizzare, l’uguaglianza-unificazione dei popoli, servendosi dell’incremento dell’informazione di massa e spingendoli ad adottare il più possibile gli stessi gusti, lo stesso vestiario, gli stessi cibi, gli stessi divertimenti. A dire il vero questo primo passo non è stato difficile. La messa in atto della pianificazione mondiale del mercato, privo di dogane, di dazi, di barriere, con i supermercati forniti ovunque delle medesime cose, ha di fatto costretto i sudditi, anche senza volerlo, ad amare o almeno a servirsi di quello che si trovavano di fronte. L’imposizione di una pubblicità martellante, anche questa simile ovunque, ha fatto il resto: alla fine anche il più restio ha finito con l’ascoltare musica pop o con il masticare chewing gum.
Il secondo passo era più difficile: far circolare popoli diversi tanto quanto merci diverse. Sono cominciate le immense migrazioni. Al primo segno di reazione negativa la pressione per convincere i sudditi è diventata più forte: vi deve piacere. I governi hanno impugnato il diritto ad imporre la propria volontà, non tenendo nel minimo conto i risultati di due secoli di ricerca scientifica nel campo della sociologia, dell’antropologia, dell’etnologia, per non parlare dei secoli e secoli di storia che provano come non sia possibile la convivenza nello stesso territorio di due popoli senza che questa provochi terribili conflitti e alla fine la supremazia dell’uno sull’altro. Naturalmente il fattore determinante è la differenza delle religioni perché, contrariamente a quanto ritengono i politici occidentali, ogni religione è una cultura. Non esiste “cultura” senza religione.
E dunque veniamo al fatto: il musulmanesimo è tanto più forte, in Europa, quanto il cristianesimo è diventato debole. E’ diventato debole per una serie di fattori (sui quali ovviamente non è possibile soffermarsi in questo momento) ma di cui si può indicare come uno dei più importanti proprio l’impossibilità di affidarsi alle Chiese, quella cattolica come quelle protestanti. Nel momento in cui i sacerdoti hanno cominciato a predicare, alla pari dei governanti, che bisogna rinunciare alla propria identità per rispettare quella degli stranieri, accantonando tutto ciò che si è amato e in cui si è creduto in passato, in quel momento è avvenuta una rottura profonda, uno smarrimento interiore irrecuperabile: non ci si è fidati più. La “fede” è fiducia. Il tradimento delle Chiese, dei Pastori, è diventato abbandono della religione di cui sono i rappresentanti. In realtà i Pastori si sono dimenticati di aver sempre predicato che la verità religiosa è una sola. Il sistema logico dell’uomo non sopporta contraddizioni. Ed è questa capacità di giudicare in base al sistema logico l’unica guida dell’Uomo per la sua sopravvivenza. Se tutte le Religioni sono vere, allora nessuna è vera. In Europa questa semplice conclusione è stata devastante. E’ l’Europa, infatti, che ha coltivato il filo logico del pensiero da Aristotele a Galileo fino a giungere all’esplosione della Scienza. Tornare indietro, adesso, da questa acquisizione è impossibile.
 

Ida Magli

Un diritto naturale difendere il proprio territorio

di Ida Magli

   Oggi è una di quelle giornate, a lungo desiderate, in cui gli Italiani hanno finalmente potuto rallegrarsi riconoscendo che qualcosa comincia a funzionare. Troppo a lungo è durato il disordine, l’insicurezza, l’angoscia di non sentirsi a casa propria, di non avere il diritto, cui ogni uomo ha sempre e dovunque aspirato, di chiudere la porta alle proprie spalle lasciando fuori, concretamente e simbolicamente, ciò che è estraneo. Non avrebbe dovuto essere necessaria una legge per stabilire che è reato entrare di nascosto in casa altrui: il possesso del proprio territorio è un diritto istintivo, che tutti gli animali possiedono e che nell’uomo, come per tutti gli altri istinti, è molto più forte perché ha assunto innumerevoli dimensioni significative. Dimensioni analoghe, al di là del tempo e dello spazio, presso tutti i popoli: da quelli di livello etnologico a quelli delle più mature civiltà, dall’India alla Cina, alla Grecia, a Roma. Gli antropologi, gli archeologi, gli storici hanno raccolto e messo a confronto i riti territoriali nei luoghi più diversi e non hanno mai mancato di rilevare la presenza profonda del ”Sacro” che lega e sostanzia l’identità di un gruppo, formandolo come gruppo sempre e soltanto in quanto si riconosce appartenente ad una stessa terra. Il gesto di Romolo che solca con l’aratro il perimetro del territorio di Roma è appunto un gesto sacrale, con il quale il Fondatore ne identifica l’appartenenza ai Romani. E’ un’appartenenza biunivoca: quel territorio è sacro in quanto appartiene al Popolo Romano; il Popolo Romano è tale in quanto custodisce quel territorio. Ma ogni popolo si trova nella stessa condizione, psicologica oltre che sociale: il territorio sacro della patria è il legame fondante del gruppo, tanto che anche presso i popoli più “primitivi”, così come nell’antica Grecia, sebbene viga per molti reati la pena di morte, colui che uccide un suo concittadino riceve l’unica condanna pari al suo delitto: viene espulso dal territorio. L’ha “profanato”, non perché ha versato del sangue (come spesso è stato affermato), ma perché, avendo ucciso uno dei propri confratelli, ha rotto il sacro legame che lo unisce a quella terra. Del resto chi non ricorda la sacralità del gesto di Papa Wojtyla di chinarsi, scendendo dalla scaletta dell’aereo, a baciare la terra di ogni Paese dove giungeva?
    Oggi, dunque, l’ordine che viene ripristinato in Italia è un ordine primario essenziale. Ed è su questo fatto, su nient’altro che su questo fatto che siamo tutti chiamati a riflettere. Non si tratta di fornirsi di un supplemento di generosità, di compassione, di tolleranza; né di problemi contingenti che possano essere risolti con la buona volontà; ma di chiedersi realisticamente, senza veli ideali, in quale modo potrebbe sussistere un mondo nel quale, come auspicano i fautori dell’uguaglianza universale, non esistano più patrie, popoli, religioni, costumi, governi diversi. Non fingiamo di non saperlo: la pressione che ormai da diversi anni viene fatta dai governanti, dai politici, dai leader religiosi di tutte le Nazioni dell’Occidente affinché milioni di stranieri vi si riversino abbandonando la propria terra, è dovuta soltanto in minima parte alla povertà o ai disordini tribali; anzi, per essere più precisi, bisogna dire che si spendono inutilmente cifre enormi e spesso si finisce con l’aumentare i problemi del Terzo Mondo con le spericolate avventure del commercio mondiale e delle coltivazioni programmate dell’Europa, proprio per indurre i popoli ad emigrare, e per convincere l’opinione pubblica che l’unica soluzione sono le migrazioni. Di fatto è questo che si vuole: un mondo tutto uguale, privo di conflitti, e che sia perciò possibile governare democraticamente attraverso istituzioni mondiali simili a quelle che già in parte sono state organizzate come l’ONU, il Fondo Monetario mondiale, il Tribunale Penale Internazionale.
     C’è una crudeltà, una spietatezza terribile in questo progetto, che pur sembra a primo sguardo tanto bello. Prima di tutto, naturalmente, proprio verso i popoli che emigrano. Anche per loro rinunciare alla patria, alla lingua, ai costumi, alla storia è un’esperienza dolorosissima e, checché ne pensino i fautori dell’integrazione, questa è una chimera. Ogni essere umano cerca la compagnia dei suoi simili, e in ogni paese gli emigrati hanno ricreato il loro territorio: la “Little Italy”, la “ Little China” e così via. Questo però è successo negli immensi paesi come gli Stati Uniti d’America, come l’Australia dove c’è una tale abbondanza di spazio che l’immigrazione era indispensabile per poter far sviluppare una civiltà, pur addensandosi in rapporto al proprio gruppo di provenienza. In Australia ancor oggi c’è una densità di 2 abitanti per chilometro quadrato; in America di 24 abitanti per chilometro quadrato. Gli Europei, gli Italiani che sono emigrati, sapevano bene che andavano alla conquista di un “Nuovo Mondo”.
Ma la crudeltà, la spietatezza di questo progetto riguarda soprattutto noi, coloro che tutti i giorni vengono spronati a suicidarsi, a conculcare i propri diritti, i propri sentimenti, a calpestare la propria storia, la propria intelligenza. In Europa, infatti, in Italia, lo spazio è pochissimo, occupato da strati su strati di antichissimi insediamenti e la densità demografica è al di sopra di qualsiasi livello di guardia. Non c’è posto per nessun tipo di separazione, per nessun quartiere etnico. Inoltre la pressione numerica degli immigrati è diventata subito pressione di culture, di costumi, di lingue, di cibi, di riti, di religioni. E’ forza di conquista, non di sudditanza. Essi sanno bene che i numeri sono dalla loro parte, che i leader sono dalla loro parte. Malgrado quindi l’ottimismo che sociologi, psicologi, economisti, politici, giornalisti, si sforzano di inculcare nei popoli d’Europa, si sente bene che si respira aria di morte. Forse la ricerca così affannosa e vuota di divertimento, di sfrenatezza, di droghe, di inutile movimento, ne è la conseguenza; segnale della volontà di stordirsi, di non fermarsi neppure per un attimo a pensare quale sarà il prossimo futuro. I governanti ritengono che almeno per loro andrà bene? Può darsi; anzi si è costretti a crederlo altrimenti non si riesce a capire quale sia la logica che guida il loro comportamento. Le Sinistre, però, massime propugnatrici del nuovo ordine mondiale, stanno perdendo consensi ovunque; e se continuano a lavorare contro gli interessi dei popoli, finiranno, come è successo ad alcuni gruppi di sinistra in Italia, con lo sparire dalla vita politica. C’è la possibilità di reagire, quindi; ed per questo motivo che le nuove norme da oggi in vigore appaiono, per quanto piccolo sia il loro raggio d’azione, cariche di grande speranza.

Ida Magli




permalink | inviato da Controcorrente il 27/8/2009 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 agosto 2009

G8, la Corte europea:"Giuliani fu ucciso per legittima difesa"

 
La Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo accetta la versione della autorità italiane. Il carabiniere Placanica sparò per la percezione di un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi

Strasburgo - Mario Placanica si è difeso. Il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova ha agito per legittima difesa. Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti inerenti la morte del giovane. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi.
La sentenza di Strasburgo Il carabiniere che nel luglio del 2001 ha ucciso durante il G8 di Genova Carlo Giuliani "non ha fatto un uso sproporzionato della forza" e per questo non c’è stata alcuna violazione dell’articolo 2 della convenzione europea sui diritti umani. In pratica, hanno deciso i giudici della Corte Europea dei diritti dell’uomo, il carabiniere ha sparato per legittima difesa perchè aveva "onestamente percepito un pericolo, reale e imminente, per la sua vita e per quella dei suoi colleghi". 



La dignità di Placanica   

di Gianteo Bordero

Otto anni sono lunghi. E lo diventano ancora di più quando ci si ritrova ad essere bersaglio di una rumorosa campagna di odio e linciaggio morale. Quando il proprio nome viene abbinato ai peggiori crimini e alle peggiori nefandezze possibili. Quando la vita diventa un inferno perché sembra che la verità non trovi più spazio né ascolto, e tutto ceda al potere della menzogna. Otto anni sono stati lunghi per il carabiniere Mario Placanica, in attesa che qualcuno ponesse fine al suo incubo e gli restituisse non soltanto la piena dignità civile, la dignità di un fedele servitore dello Stato, ma anche la piena dignità personale. Dal 20 luglio del 2001 il nome di Mario Placanica è stato trasformato, da una rozza e cinica propaganda a senso unico, in sinonimo di spietato assassino, di vigliacco omicida, di killer senza scrupoli. E' diventato, per tutta la moltitudine no globalista, e più in generale per larga parte della sinistra italiana, il nuovo simbolo della violenza dello Stato fascista che uccide i suoi figli ribelli, i dissidenti, gli oppositori del regime.
Ora, grazie al cielo, un tribunale mette fine a questa infame e torbida guerra verbale e psicologica contro un solo uomo. La Corte europea dei diritti dell'uomo, cui avevano fatto ricorso i legali della famiglia di Carlo Giuliani dopo la sentenza del tribunale di Genova che aveva parlato di «uso legittimo delle armi», ha ribadito che Placanica, quel tragico giorno, agì per legittima difesa, perché aveva «onestamente percepito un pericolo, reale e imminente, per la sua vita e per quella dei suoi colleghi». Qui, oltre alla conferma della legittima difesa, è da sottolineare quell'avverbio di modo («onestamente») usato dalla Corte europea, che fa piazza pulita di tutte le ombre che in questi anni sono state alimentate ad arte attorno alla figura e all'operato del carabiniere.
«C'è stata tanta, tanta sofferenza in questi anni. Come ho vissuto è stato peggio che essere in carcere», ha detto Placanica martedì sera al Tg1. Ora, finalmente, egli si vede riconosciuto da un giudice quello che un'opinione pubblica priva di paraocchi ideologici avrebbe dovuto riconoscergli sin dall'inizio. Se ciò non è accaduto, dal 2001 ad oggi, è perché la mitologia del carabiniere cattivo e del contestatore buono è servita per riproporre ancora una volta, nella travagliata storia dell'Italia repubblicana, la trita e ritrita teoria dello Stato oppressore, che soffoca nel sangue ogni tentativo di cambiare davvero le cose, ogni movimento che punta ad instaurare la vera giustizia sociale, ogni protesta delle masse contro l'arroganza del potere. Del resto, era troppo ghiotta, l'occasione offerta dai fatti del G8 genovese, per lasciarsela scappare, anche se ciò ha voluto dire, in fin dei conti, sacrificare sull'altare della mai sopita utopia rivoluzionaria il dramma reale rappresentato dai fatti di Piazza Alimonda.
Tutti coloro che da allora hanno usato la figura di Carlo Giuliani come quella di un martire nel cui nome alimentare la battaglia politica, ed hanno contestualmente creato il «mostro» Mario Placanica come icona del nemico da abbattere, dovrebbero oggi, di fronte alla sentenza della Corte europea, fermarsi a riflettere: l'occasione è propizia per mettere finalmente da parte l'ideologia e per leggere sotto una nuova luce - quella della verità - gli avvenimenti del luglio 2001.





permalink | inviato da Controcorrente il 25/8/2009 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 agosto 2009

Neurotica."I TALEBANI MI HANNO VIOLENTATA, MA MI HANNO RISPETTATA"

 

 
Il terzomondismo dei sinistri e la sindrome di Stoccolma ha contagiato gran parte dell’elite europea che si è venduta supinamente all’islam arrivando a comprendere persino le azioni più bieche, quelle che copinvolgono e abusano delle donne e dei bambini infatti anche le femministe di sessantottina memoria si sono eclissate in questa lotta contro la misoginia islamica e l’arroganza di un potere religioso-politico, dimenticandosi di avere combattuto per anni e di combattere tutt’ora contro la Chiesa Cattolica.  Forse credono che l’islam li risparmierà? Sono traditori e molto simili nel comportamento agli islamici, per i quali la menzogna e le nefandezze sono utili alla causa e perciò per loro il fine giustifica i mezzi, senza remore morali o sensi di colpa.  

Un giorno saranno loro a finire nelle grinfie dell’integralismo islamico e quel giorno non è lontano, lo testimonia bene questo episodio che dimostra il ribaltamento dei valori e dei principi morali, per cui lo stupro, la violenza di gruppo, del branco assatanato che vuole soldi in cambio di vita umana, di persone che vengono sequestrate, violandone tutti i diritti è giustificato persino dalle vittime.

Ora chi potrà biasimare una banda di assatanati europei che leggendo questa notizia possano decidere che la giornalista in fondo ami essere violentata e magari andranno a trovarla, presentandosi con molta educazione e precisando che lo fanno nel massimo rispetto, ma dato che a lei basta il rispetto, chi può vietare loro di offrirle i loro “servigi stupratori”?  Siamo pronti a scommettere che se il branco di stupratori occidentali fosse costituito da drogati o no global o appartenenti comunque all’area dei centri sociali, lei saprebbe trovare una giustificazione anche alle loro azioni.

Un occidente ridotto a questi minimi termini, merita di morire, cominciando dai sinistri ovviamente, perché senza di loro, tutti gli altri sapranno riorganizzarsi e combattere per mantenere i diritti conquistati: libertà, diritti umani, democrazia, creatività, uguaglianza, laicità, e tutto ciò che l’occidente ha saputo fare.

  
Ebbene sì, i talebani mi hanno violentata, ma mi hanno anche rispettata - non sono mostri.

Il Brussel Journal riporta la storia allucinante di Joanie de Rijke, una giornalista olandese di sinistra che si è recata in Afghanistan per fare un'intervista simpatica con i talebani jihadisti che avevano appena ucciso dieci soldati francesi.

Naturalmente, è stata sequestrata e violentata a ripetizione per sei giorni.  

Ed ora è arrabbiata… ma non con gli orribili talebani che  "l' hanno rispettata" anche se, purtroppo, "non potevano controllare il loro testosterone". No, è arrabbiata con i governi belgi ed olandesi che hanno rifiutato di pagare il riscatto di 2 milioni di dollari imposto dai jihadisti.

E certamente, nei Paesi Bassi, i mass media ed il governo sono furiosi che Geert Wilders abbia sottolineato l' evidenza:
"Questa storia è un'illustrazione perfetta del declino morale delle nostre elite. Sono così tanto accecate dalla loro ideologia che chiudono gli occhi sulla verità. Uno stupro? Ebbene, tengo a mettere le cose in prospettiva, dice la giornalista di sinistra: i talebani non sono mostri

Le nostre elite preferiscono negare la realtà che farvi fronte. Si sarebbe potuto aspettare questo: una donna è stata violentata e trova ciò insopportabile. Ma questa giornalista non è arrabbiata, poiché i musulmani che hanno preso parte allo stupro le hanno anche mostrato rispetto. Le nostre elite, che si tratti di politici, di giornalisti, di giudici, di mangioni di sovvenzioni o di funzionari, sono completamente persi.  Non è soltanto questa giornalista violentata che soffre della sindrome di Stoccolma, ma l' insieme delle elite olandesi. Il loro solo riferimento morale è di evitare di irritare i musulmani - è la sola cosa che condanneranno."
Fonte:  
Mille e una donna e nationalreview
 




permalink | inviato da Controcorrente il 25/8/2009 alle 8:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 agosto 2009

Barbarie islamica.INGHILTERRA: PREDICATORI FANATICI MUSULMANI CONVERTONO UN BAMBINO PER STRADA ALL’INSAPUTA DEI GENITORI CHE HANNO INOLTRATO UNA PROTESTA.

 

 
 INGHILTERRA: PREDICATORI FANATICI MUSULMANI CONVERTONO UN BAMBINO PER STRADA ALL’INSAPUTA DEI GENITORI CHE HANNO INOLTRATO UNA PROTESTA.

Dei fanatici predicatori islamici che svolgono il loro “sporco lavoro” a Birmingham per strada –
la cosa sarebbe proibita a qualsiasi altra religione, infatti è già accaduto che fossero stati processati e condannati dei cristiani perché vendevano bibbie.  
Come accade ormai da tempo,  le organizzazioni islamiche hanno tuonato che la vendita delle bibbie era una forzatura per cristianizzare (dimenticandosi che erano ospiti in terra cristiana)  e il tribunale con i suoi giudici inginocchiati all’islamically correct hanno accettato la denuncia, procedendo come è di regola in Inghilterra: togliendo la libertà ai cristiani.
– hanno convertito un ragazzino di 11 anni per la strada, (pratica
Eppure gli islamici arrivano ad uccidere i figli che disobbediscono agli ordini dei genitori, perché secondo loro un figlio deve prima di tutto ubbidire alla volontà genitoriale, però i figli dei cristiani chissà perché invece possono essere deviati dalla retta via, anche se la bibbia recita: onora il padre e la madre ma forse è proprio questo il punto: la bibbia riconosce entrambe le volontà dei genitori, l’islam solo quella del genitore maschio e allora dalli alla caccia grossa al cristiano minorenne per convertirlo.

http://www.youtube.com/watch?v=fMN76BTMkdY
La notizia è stata pubblicata sul Sunday Mercuri e il video su You Tube vi mostra il momento culminante della conversione, prodotta ad opera del predicatore musulmano Anjem Choudary, a sua volta discepolo del predicatore esiliato dal Regno Unito per le sue prediche d’odio Omar Bakri Mohammed.

E sapete come avviene la conversione? Ebbene per diventare musulmano a questo bimbo è bastato ripetere a pappagallo dei canti in arabo giurando fedeltà ad Allah, dopo di che il suo destino sarà immutabile, guai a lui se un giorno si ricorderà di avere giocato con dei barbuti per strada e di avere capito meno di niente di ciò che stava facendo.

Intervistato Anjem Choudary, ritiene di non aver commesso nulla di male in virtù del fatto che secondo lui il bimbo era più maturo dei suoi genitori perché avrebbe espresso il desiderio di “ritornare all’islam” e ancora una volta i giornalisti e chi si dovrebbe occupare della difesa dei diritti umani non si accorgono della pericolosità di queste affermazioni, che se nessuno si prende la briga di smentire, a furia di essere ripetute finiranno per diventare una verità e cioè che l’islam è la prima religione al mondo, nel senso che gli uomini sono islamici dalla creazione semplicemente hanno deviato dalla retta via, scordandosi le loro origini.  Questa dichiarazione più delle altre è una vera aberrazione.  

Che hanno fatto secondo voi i genitori e gli inglesi di fronte a questa ignominia? Avranno incendiato qualche moschea? Assalito e assassinato qualche musulmano? Assaltato ambasciate e bruciate le macchine nei quartieri islamici? Bruciato le bandiere del Pakistan, dell’Iran o dell’Arabia Saudita? Niente di tutto questo, si sono limitati a fare una protesta ufficiale e come credete che finirà?  Ma a tarallucci e vino naturalmente e un leggero buffetto sulla guancia del fanatico predicatore e dei suoi collaboratori fanatici almeno quanto lui.
 




permalink | inviato da Controcorrente il 25/8/2009 alle 8:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 agosto 2009

Barbarie islamica .SIETE POCO PRATICI DI SESSO? LA SESSUOLOGA ISLAMICA VE LO SPIEGA

 

 
 IL SESSO SECONDO LA SIGNORA OUM MOHAMMAD da MilleeUnaDonna

Una sessuologa degli Emirati mette in guardia le ragazze contro i pericoli della masturbazione.
Oum Mohammad porta il velo integrale (niqab) ed esercita il lavoro di sessuologa. In un talk-show diffuso il 21 aprile scorso in "access prime time" sul canale emiratino Al-Aan, Widad Al-Huda, alias "Oum Mohammad", presenta il suo libro best-seller intitolato "Privatissimo". Fin dall'inizio del programma, centinaia di commenti hanno inondato il sito Internet del canale. Nella maggior parte dei casi, gli internauti chiedono semplicemente come procurarsi il libro, o se si può inviarlo loro via mail.

Sui pericoli della masturbazione
Questa donna che ha insegnato a delle ragazze per otto anni, consiglia alle donne in merito alla pratica dell'islam e della sessualità. Interviene anche presso i tribunali di Dubai come consulente familiare. Basandosi sulle testimonianze di donne che si sono confidate con lei, questa "sessuologa" racconta il caso di una donna che praticava la sodomia per ignoranza: non sapeva che era un peccato. Parla anche di un'altra che ha scoperto soltanto all'età di 52 anni l'esistenza del piacere nella donna. Infine, affronta il caso di una terza donna, informata e molto aperta, che è stata ripudiata poiché rifiutava di far raggiungere l'orgasmo a suo marito! Il punto comune in queste tre storie? È l'ignoranza delle donne musulmane in materia di sessuale. Queste povere donne peccano per ignoranza! Nessun problema: Oum Mohammad è là per rimediare! Ad esempio, informando le giovani donne sulla masturbazione ed inviando loro questo tipo di consigli:
"Ecco i pericoli nel praticare la masturbazione per una ragazza:   diminuzione della vista, seno cadente, mali di stomaco, indigestione, dolori al livello delle ginocchia, sensazione d'esaurimento".  Conclusione: le interessate devono solo comportarsi bene! Questa eminente sessuologa può infatti dire tutto e il contrario di tutto ai suoi ascoltatori: Quel poco di educazione sessuale che hanno ricevuto le ragazze degli Emirati le predispone a credere tutto ciò che loro insegnerà la sapientissima Oum Mohammad! Fonte: Scettico

Leggi l’articolo su Observer ove c’è un video da vedere e altri argomenti collegati
 



 






permalink | inviato da Controcorrente il 25/8/2009 alle 8:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 agosto 2009

Berlusconi/ Cossiga: Dietro attacchi Chiesa i vescovi di sinistra

 

Vaticano in difficoltà con Stato? Chieda di abolire il concordato

Roma, 24 ago. (Apcom) - C'è quella parte dell'episcopato che guarda a sinistra e che vuole tirare la volata a Franceschini dietro gli attacchi al premier di ambienti cattolici, Avvenire e Famiglia cristiana. Non ha dubbi il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che in un'intervista al Giornale avverte le gerarchie d'Oltretevere: "Se la Chiesa ritiene incrinato per motivi etico-cultural-religiosi il vincolo che la lega allo Stato italiano, attraverso il regime concordatario e i suoi corposi allegati finanziari, non esiti a proporre l'abrograzione del Concordato. In Parlamento la maggioranza sarebbe larghissima e voterei anche io a favore". Cossiga parte dal paragone fatto dall'Avvenire tra la strage dei disperati nel canale di sicilia e la Shoah: "Si commenta da sè... Bisognerebbe che ci fosse qualcuno, se non altro per non farsi rimbeccare dagli stesi ebrei, che ricordi la storia a chi scrive certe cose". Quanto alle critiche sulla vita privata del premier, "si è già passato il segno": la Chiesa, spiega Cossiga, "ha non il diritto, ma il dovere di esprimere giudizi in materia di morale". Ma "ormai sembra che l'unica preoccupazione di certi ambienti sia quella di esprimersi sui festini a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli". Di fronte a ciò, il senatore a vita trova "persino qualche giustificazione al reverendo don Sciortino, direttore del settimanale Famiglia cristinana, che più propriamente dovrebbe oggi chiamarsi Famiglia allargata, vista l'apertura a ogni evoluzione del costume. Ma nessuna giustificazione o spiegazione riesco a dare agli scritti del non-reverendo Boffo che, posto inopportunamente alla direzione del giornale pur sempre organo ufficiale della Cei, dovrebbe astenersi da questi continui attacchi, dovuti in parte ale sue note preferenze politiche, ammantate da scelte religiose". Nell'intervista, Cossiga punta il dito anche contro il Corriere della Sera: "devo ammettere che a confronto la campagna di Repubblica contro Berlusconi assume contorni decisamente British" e contro la Stampa: "a voler essere dietrologi si potrebbe dire che nel quotidiano della famiglia Agnelli venisse covato un certo scontento per l'ottimo lavoro di Tremonti sull'evasione fiscale...".




permalink | inviato da Controcorrente il 24/8/2009 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 agosto 2009

SCIOGLIERE I FRATELLI MUSULMANI IN ITALIA PER LEGGE

 

 
Smascherato l’autore della fatwa alla Sbai (PdL) Pronto il testo per sciogliere i Fratelli Musulmani
Moderata si, ma fino a un certo punto, Souad Sbai va al contrattacco contro i fondamentalisti. L’avevano già dichiarata “nemica dell’islam”, condannandola a morte con un video su youtube. Ora la deputata del Pdl di origini marocchine va al contrattacco e chiede lo scioglimento delle associazioni di cui fanno parte coloro che l’hanno presa di mira come simbolo dell’apostasia. Nelle settimane scorse, Libero aveva fatto venire alla luce l’esistenza di «una cellula di stampo jihadista e qaedista che mi ha rivolto esplicite minacce di morte attraverso un filmato agghiacciante», ricorda la Sbai, definendolo «l’ennesimo tentativo di delegittimarmi, attraverso una vera e propria campagna di morte contro i moderati».

LE TRACCE DI USAMA
Come un segugio, ha collaborato con le forze dell’ordine per individuarli, smascherarli e collocarli nel loro ambito operativo: «Gli attacchi sono venuti da un gruppo legato ad un certo Usama El Santawy, 32enne, egiziano. Il signore in questione, cui vengono anche affidati i bambini di certe colonie estive, appartiene ai Giovani Musulmani ed è presumibilmente legato alla moschea di Segrate, il cui presidente è Abu Shwaima, nonché membro esecutivo dell’Ucoii. Voglio ringraziare carabinieri e polizia per l’importante lavoro svolto fin’ora»,  rivela la parlamentare, che inoltre è in possesso di fotografie e filmati delle persone coinvolte nel complotto contro di lei. Sono altre decine di immagini, che ritraggono alcuni giovani durante campi in montagna e alcuni video, in cui compaiono alcuni nell’atto di pregare in pubblico e diffondere il messaggio coranico davanti a una stazione della metropolitana milanese.
Attività non illecite di per sé, a meno che non si tratti di preparativi in vista di una stragegia violenta. Per questo la Sbai ritiene «necessario che tutti coloro che ritengono pericoloso questo tipo di associazioni si dissocino immediatamente e prendano le distanze da gruppi che hanno evidenti intenzioni minacciose e belligeranti».
Dopo una lunga militanza come avanguardia delle donne musulmane, dopo essersi battuta in difesa dei dirittifemminili nei contesti familiari dell’immigrazione, la parlamentare non si limita più a lanciare l’allarme, ma chiedeprovvedimenti concreti, per il bene comune.
Nonostante l’art. 3 della legge sicurezza, ai commi 34, 35 e 36, preveda già lo scioglimento e persino la confisca dei beni ai danni delle associazioni sospettate di svolgere attività terroristiche, la proposta di legge Sbai tende a «impedire che associazioni con chiari intenti jihadisti, e dunque militaristi, trovino campo libero nel nostro Paese», con particolare riguardo al fondamentalismo islamico.
Nel mirino, in particolare, il movimento dei Fratelli Musulmani, definito «un’organizzazione islamica radicale», che «riconosce la sharia come legge fondamentale (...), non accetta la democrazia multipartitica, nega le libertà civili e politiche, giustifica l’attività terroristica (...) svolge attività illegale diretta ad interferire nell’esercizio delle funzioni di organi costituzionali».
A chiarire meglio le finalità dell’organizzazione, Sbai cita il motto dei Fratelli musulmani: «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza».

SETTE JIHADISTE
Sebbene non abbiano una presenza esplicita in Italia, Sbai fa leva sull’art. 18 della Costituzione che, nel promulgare la libertà di associazione (nonchè di culto), «proibisce le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare (jihadista)». E oggi, rileva, «in piena emergenza terroristica di matrice islamica e di fronte all’aumento delle associazioni che si ispirano al movimento terroristico di Al Qaida e all’organizzazione islamica radicale dei Fratelli Musulmani, tale intervento appare ancora più urgente».
Un primo cofirmatario c’è già. Fabio Rampelli, deputato del Pdl e membro della Commissione cultura, che aderisce alla proposta di legge Sbai. Chi, nel panorama politico italiano, ha sponsorizzato e coperto le organizzazioni islamiche fondamentaliste, per ora tace.

I FONDAMENTALISTI  
Nella relazione che accompagna la proposta di legge di Souad Sbai, il movimento dei Fratelli Musulmani è definito «un’organizzazione islamica radicale», che «riconosce la sharia come legge fondamentale (...), non accetta la democrazia multipartitica, nega le libertà civili e politiche, giustifica l’attività terroristica (...) svolge attività illegale diretta ad interferire nell’esercizio delle funzioni di organi costituzionali ».

IL LORO MOTTO  
Tra le ragioni che inducono la parlamentare a chiederne lo scioglimento, anche il motto dell’organizzazione: «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza».

ANDREA MORIGI
LIBERO





permalink | inviato da Controcorrente il 24/8/2009 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2009

Iran, nuovo ministro della Difesa ricercato per terrorismo

 
Roma, 21 ago (Velino) - Il ministro della Difesa appena designato dal presidente iraniano Ahmadinejad è un volto noto del terrorismo internazionale. Nei suoi confronti, dando seguito ad una specifica richiesta delle autorità argentine, l'Interpol ha spiccato un mandato di arresto internazionale e nel 2007 lo ha inserito nella lista dei maggiori ricercati. Ahmad Vahidi era a capo delle famigerate brigate al Qods quando nel 1994 ordinarono e organizzarono l'attacco terroristico al Centro ebraico di Buenos Aires, in cui rimasero uccise 85 persone. Il gruppo fa parte delle Guardie rivoluzionarie iraniane ed è noto per essere responsabile delle operazioni terroristiche nei paesi stranieri. Per l'attentato a Buenos Aires Vahidi ha ingaggiato miliziani di Hezbollah conosciuti durante il periodo, negli anni Ottanta, in cui era a capo dei corpi libanesi delle Guardie rivoluzionarie. Era in particolare molto vicino all'esperto di esplosivi e rapimenti di Hezbollah, Imad Mughniyeh, ucciso nel febbraio del 2008. Insieme hanno organizzato ed eseguito il rapimento di una serie di funzionari occidentali, tra cui il capo della Cia in Libano William Buckley, sequestrato nel 1984, e il colonnello William Richard Higgins, il militare americano più alto in grado in Libano all'epoca, quattro anni più tardi. Entrambi non sopravvissero alle torture a cui furono sottoposti. Negli anni recenti Vahidi è stato viceministro della Difesa con delega allo sviluppo della missilistica.

"Vahidi - ricorda Kenneth Katzman, analista del Servizio ricerche del Congresso Usa - è anche sospettato di aver avuto un ruolo nell'attacco del 1996 alla caserma dell'Air Force Usa in Arabia Saudita nota come Khobar Towers". Ma non è il primo esponente di rilievo del regime iraniano ad essere ricercato in relazione ad attacchi terroristici. Anche il candidato alle ultime presidenziali Mohsen Rezai, ex comandante della Guardie rivoluzionarie, è tra i cinque iraniani coinvolti nell'attentato di Buenos Aires, e persino l'ex presidente Hashemi Rafsanjani è stato tra i sospettati. La nomina di Vahidi alla guida del Ministero della Difesa lascia presupporre che il presidente Ahmadinejad abbia tutta l'intenzione di proseguire nella sua politica di sfida nei confronti dell'Occidente. "E' un segnale che gli iraniani sono del tutto indifferenti alle preoccupazioni di chicchessia sui loro precedenti di terrorismo", commenta al Washington Times Kenneth Piernick, ex capo dell'unità Iran-Hezbollah dell'Fbi. "Il suo presunto coinvolgimento in vari atti di terrorismo, in particolare contro Argentina e Stati Uniti, rende la sua scelta particolarmente sfacciata. Non somiglia a un pugno che si apre". Il riferimento è al discorso di insediamento di Obama, quando il nuovo presidente Usa aveva detto che l'America sarebbe stata pronta a tendere la mano ai suoi nemici se solo avessero aperto i loro pugni.

"In generale - osserva Mehdi Khalaji, studioso del Washington Institute for Near East Policy - la politica sia interna che estera di Ahmadinejad non sembra sia cambiata. Personaggi simili, coinvolti nelle forze al Qods o che vengono dalla Guardia rivoluzionaria, hanno fatto parte dei governi precedenti come di questo". Lo stesso Ahmad Vahidi era viceministro della Difesa durante il primo mandato di Ahmadinejad. Certo, aggiunge Khalaji, "il mandato dell'Interpol dovrebbe rendere difficile per Vahidi viaggiare all'estero". La scelta di Vahidi, secondo Katzman, del Centro ricerche del Congresso Usa, è un "segnale forte", che indica che "Ahmadinejad ha intenzione di continuare, e forse anche accelerare, il supporto materiale dell'Iran ai gruppi e alle milizie della regione". E' proprio Vahidi, infatti, a sovrintendere da anni alla distribuzione di armi e missili a gruppi terroristici come Hezbollah, Hamas e Jihad islamica, riferisce un ex agente Cia infiltrato nelle Guardie rivoluzionarie e oggi coperto dallo pseudonimo "Reza Kahlili". Ma le forze al Qods sono anche dietro gli attacchi degli ultimi anni alle forze americane e della coalizione in Iraq, dove hanno aiutato, fornito armi e fondi alle milizie sciite. Ahmadinejad ha cominciato a insediare ex membri delle forze di sicurezza e militari iraniane nel governo civile fin dalla sua prima elezione nel 2005. Ma molti analisti ritengono che con la sua vittoria del 12 giugno scorso, anche se duramente contestata, la Guardia rivoluzionaria possa aver di fatto assunto il pieno controllo del paese.

Federico Punzi




permalink | inviato da Controcorrente il 21/8/2009 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 agosto 2009

Quanto può costare la mano tesa di Obama

 

di Daniel Pipes
Liberal
20 agosto 2009

http://it.danielpipes.org/7534/quanto-puo-costare-la-mano-tesa-di-obama

Pezzo in lingua originale inglese: Counterterrorism in Obama's Washington

John O. Brennan, assistente di Barack Obama per la sicurezza nazionale ed il controterrorismo, in un discorso del 6 agosto dal titolo «Un nuovo approccio per la salvaguardia degli americani» ha opportunamente abbozzato gli errori della politica presente e futura dell'Amministrazione. Tanto per cominciare, il suo sermone pronunciato presso il Centro per gli studi strategici e internazionali a Washington ha un tono inconsueto. «Adulatorio» è l'aggettivo che fa balenare nella mente, visto che Brennan per ben novanta volte in 5.000 parole nomina «il presidente Obama», dice «egli», «suo» oppure «il presidente». Desta preoccupazione il fatto che Brennan attribuisca praticamente ogni opinione o linea politica enunciata nel discorso alla saggezza di The One. Questo predicozzo che istiga alla deferenza ricorda quello di un funzionario nordcoreano che rende omaggio al "Caro Leader". I dettagli non sono migliori. Essenzialmente, Brennan chiede di ricorrere all'appeasement con i terroristi: «Proprio mentre condanniamo e ci opponiamo alle tattiche illegittime utilizzate dai terroristi abbiamo bisogno di riconoscere e di occuparci dei bisogni legittimi e delle rimostranze della gente comune che questi terroristi affermano di rappresentare». Ci si chiede quali legittimi bisogni e rimostranze egli pensa che al-Qaeda rappresenti.

John O. Brennan, assistente di Barack Obama per la sicurezza nazionale ed il controterrorismo.

Brennan delinea con cura una duplice minaccia: una rappresentata da «al-Qaeda ed i suoi alleati» e l'altra dal «violento estremismo». Ma la prima, in modo lapalissiano, è un sottoinsieme della seconda. Questo elementare errore smonta l'intera analisi. Poi ricusa altresì ogni nesso tra «violento estremismo» ed Islam. «Utilizzando il legittimo termine jihad, che significa purificarsi o muovere una guerra santa per un fine etico, si rischia di offrire a questi assassini quella legittimità religiosa che cercano disperatamente, ma che non meritano in alcun modo. Peggio ancora, si rischia di corroborare l'idea che gli Usa siano in qualche modo in guerra con l'Islam stesso». Questo brano ripete meccanicamente una teoria dell'Islam radicale che secondo il tenente colonnello Joseph C. Meyers dell'US Air Command and Staff College «è parte di una campagna di disinformazione strategica, di diniego e di inganni» sviluppata dai Fratelli musulmani. Screditata nel 2007 da Robert Spencer, la teoria opera una distinzione tra buon jihad e cattivo jihad e nega ogni nesso esistente tra Islam e terrorismo. Si tratta di un'interpretazione profondamente fallace volta a confondere i non-musulmani e a non far perder tempo agli islamisti. La precedente amministrazione Bush, nonostante gli errori, non ha ceduto a questo artificio. Ma Brennan ci informa che il suo capo adesso basa la politica statunitense su di essa.

Il discorso contiene inquietanti segnali di inettitudine. Apprendiamo che Obama ritiene che le armi nucleari in mano ai terroristi costituiscono «la più immediata ed estrema minaccia alla sicurezza globale». D'accordo. Ma come egli replica? Con tre deboli e pressoché irrilevanti linee d'azione: «condurre lo sforzo per un regime di non-proliferazione globale, lanciare uno sforzo internazionale per rendere sicuro tutto il materiale nucleare vulnerabile nel mondo (…) ed ospitare un summit nucleare globale». E Brennan non è neppure in grado di pensare correttamente. Eccone un esempio con una lunga citazione: «La povertà non è causa di violenza e terrorismo. La mancanza d'istruzione non è causa del terrorismo. Ma proprio come non c'è alcuna giustificazione per l'ingiustificato massacro di innocenti, non si può negare che quando i bambini non hanno alcuna speranza di ricevere un'istruzione, quando i giovani non hanno speranza alcuna di avere un lavoro e si sentono tagliati fuori dal mondo moderno, quando i governi non riescono a provvedere ai bisogni primari della popolazione, allora la gente diventa più sensibile alle ideologie di violenza e di morte».

Riassumendo: povertà e mancanza d'istruzione non causano il terrorismo, ma la mancanza d'istruzione e la disoccupazione rendono la gente più sensibile alle idee che portano al terrorismo. Qual è la differenza? Poveri noi, se la Casa Bianca accetta quest'assurdità come analisi.

Inoltre, focalizziamo l'attenzione sull'asserzione «quando i governi non riescono a provvedere ai bisogni primari della popolazione, allora la gente diventa più sensibile alle ideologie di violenza e di morte», poiché essa contiene due incredibili errori. Innanzitutto, questa affermazione accoglie la bugia socialista che sono i governi a provvedere ai bisogni primari. Non è così. Se non in alcuni Stati ricchi di beni economici, i governi tutelano ed offrono strutture legali, mentre è il mercato a provvedere ai bisogni.

In secondo luogo, ogni studio sull'argomento non rileva alcun nesso tra le tensioni personali (povertà, mancanza d'istruzione, disoccupazione) e l'attrazione per l'Islam radicale. Se mai furono i massicci trasferimenti di risorse in Medio Oriente a partire dal 1970 a contribuire all'affermazione dell'Islam radicale. L'Amministrazione basa la sua politica su una menzogna. L'attuazione delle politiche inette abbozzata da Brennan costituisce un pericolo per gli americani, per i loro interessi ed i loro alleati. Le dolorose conseguenze di questi errori diventeranno abbastanza presto evidenti.




permalink | inviato da Controcorrente il 20/8/2009 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 agosto 2009

ENERGIA SOLARE, INDUSTRIA TEDESCA IN BANCAROTTA

 

di Riccardo Cascioli
L’industria tedesca dell’energia solare, la più importante in Europa, sta andando in bancarotta. E’ quanto emerge dopo la presentazione dei bilanci del primo semestre del 2009. La Q-Cells, secondo produttore mondiale di celle solari, ha registrato una perdita di 696,9 milioni di euro e, di conseguenza, ha annunciato il taglio di 500 posti di lavoro. Da parte sua la Ersol (gruppo Bosch) ha registrato nei primi sei mesi dell’anno una perdita di 15,8 milioni di euro, e la compagnia ha già messo in atto un programma di riduzione delle ore lavorative per metà del personale allo scopo di evitare – almeno per ora - i licenziamenti.

La profonda crisi trova conferma sui mercati finanziari, visto che le azioni di Q-Cell e Solar World da maggio hanno perso il 30% del loro valore.

La notizia coglie di sorpresa quanti da tempo vanno scommettendo sui posti di lavoro “verdi” come risposta alla crisi economica, ma secondo gli analisti per l’industria tedesca del settore le cose promettono di andare anche peggio in futuro: “La maggior parte dei produttori di celle e pannelli solari tedeschi non sopravviverà”, ha dichiarato al Financial Times Deutschland l’analista dell’UBS Mark Krumpel. Una prospettiva poco allegra visto che la pur giovane industria solare tedesca contava 70mila lavoratori direttamente o indirettamente impiegati.

Il paradosso è che la Germania è il mercato più promettente per l’industria solare, quello che registra una crescita più rapida, al punto che quest’anno dovrebbe superare la Spagna per quantità di potenza installata e diventare così il mercato più grosso al mondo. Ma a beneficiare del mercato tedesco sono quasi esclusivamente le società asiatiche, che immettono sul mercato gli stessi prodotti a prezzi molto più competitivi. A farla da padroni sono soprattutto i marchi cinesi, come Suntech Power, Yingli Solar e Trina Solar: in appena 2 anni la quota di mercato tedesco occupata dalle società cinesi è passata da praticamente nulla al 30%. Ma anche Taiwan, Corea del Sud e India si stanno facendo largo. 

Gli analisti sostengono che tale situazione si deve fondamentalmente alla politica commerciale aggressiva della Cina, che sovvenziona l’industria solare – per non parlare del minore costo del lavoro - ed è in grado di presentare così prezzi mediamente inferiori di un terzo a quello dei produttori tedeschi.

Ma probabilmente non è questa l’unica causa, visto che anche la Germania finanzia pesantemente questa industria al punto che il parlamento ha recentemente deciso di tagliare dell’8% per il 2009 e 2010 le sovvenzioni statali. Un fattore potrebbe essere anche l’eccessivo ottimismo sul futuro del solare: l’associazione tedesca che raccoglie le industrie del settore (BSW) stimava alla fine del 2008 che l’energia fotovoltaica coprirà nel 2050 il 25% dell’intero fabbisogno nazionale contro l’1% attuale. Una stima che appare assolutamente irrealistica – a meno di un collasso generale del’industria con relativo crollo dei consumi elettrici – ma tale aspettativa ha certamente portato non solo alla moltiplicazione di compagnie nel settore ma anche a una forte sovracapacità produttiva  che si traduce oggi in costi di gestione enormi.

Che peraltro ricadono pesantemente su tutti i consumatori tedeschi: soltanto
i pannelli installati nel 2009 (pari allo 0,3% del fabbisogno nazionale, praticamente nulla) costeranno ai consumatori qualcosa come 10 miliardi di euro per i prossimi 20 anni.

Ce n’è d’avanzo per farsi qualche domanda sulle tanto decantate prospettive dell’economia “verde”.




permalink | inviato da Controcorrente il 20/8/2009 alle 21:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 agosto 2009

La Turchia in Europa.Una catastrofe.

 

La Turchia in Europa. Beneficio o catastrofe?   

di Anna Bono

la-turchia-in-europa.jpg

 
 
 
 
 
 



Autore:Roberto De Mattei
Editore:Sugarco Edizioni
Prezzo:15 €
Pagine:146

L'area di influenza della Turchia, che si estende dalla Bosnia alla Cina passando per Balcani, Caucaso, Kurdistan, Afghanistan, Tagikistan e Turkestan cinese, viene anche definita dai politologi «zona delle tempeste» perché presenta tutti i pericoli e le incognite del nuovo assetto mondiale, a partire dal jihadismo islamico che minaccia l'Occidente. Non per niente Samuel Huntington, nel suo celebre saggio intitolato Scontro di civiltà, indicava la Turchia tra gli stati situati su una delle «linee di faglia» lungo le quali cozzano e si fronteggiano le diverse civiltà del pianeta. In effetti nel paese convivono non meno di quattro identità concorrenti. La prima e più forte è quella islamica: il 98% della popolazione è di religione musulmana. La seconda è quella ottomana: l'impero comprendeva un centinaio di etnie e una ventina di religioni diverse, subordinate a quella dominante. Vi è poi l'identità nazionale turca, in cui confluiscono il panturchismo e il turanismo, che si affermò nella prima metà del Novecento grazie a Mustafa Kemal Ataturk. Infine vi è la componente europeizzante e filo-occidentale, costituita dalle élite intellettuali concentrate nella città di Istanbul.
Ve ne sarebbe una quinta, quella cristiana, se non fosse stata estirpata quasi del tutto con la forza e la violenza: il genocidio dei curdi è forse l'episodio più drammatico di una persecuzione tuttora in corso. Per oltre un millennio la Turchia è stata una terra cristiana, ma ora non restano che circa 100.000 fedeli, alle prese con restrizioni al culto, intimidazioni e abusi e privi di rappresentanza politica, il che li colloca in una situazione molto simile alla dhimmitudine.
Perciò, mentre nessuno dubita dell'utilità di una partnership europea con la Turchia, l'eventualità che venga accolta la sua richiesta di entrare a far parte dell'Unione Europea è valutata in maniera radicalmente diversa a seconda di come si interpretano i segnali lanciati dal suo governo e di come si valutano i rapporti di forza tra le maggiori componenti politiche del paese.
Al di là di ogni altra considerazione, spiega a questo proposito il docente di Storia del cristianesimo Roberto de Mattei in un suo recente saggio, è indubbio che la Turchia in Europa assumerebbe un peso tutt'altro che marginale. Con 73 milioni di abitanti, e una previsione di 90 entro il 2023, sarebbe probabilmente la nazione più popolosa dell'unione e il sistema di voto dell'Ue le consentirebbe di avere un ruolo cruciale in ogni decisione, tanto più se si considera il fatto che gli immigrati turchi in Europa sono già adesso quattro milioni.
Che cosa succederebbe, allora, nel caso in cui, come molti ritengono, l'Ue non fosse in grado di integrare una popolazione così consistente e soprattutto così estranea alla tradizione europea politica, culturale e religiosa? E, interrogativo ancora più pressante, se avessero ragione coloro che, come Bat Ye'or e Magdi Cristiano Allam, temono il realizzarsi di un piano islamico di conquista dell'Europa che l'ingresso della Turchia in Europa faciliterebbe notevolmente. «Grazie alle vostre regole democratiche vi invaderemo - disse alcuni anni or sono a Monsignor Bernardini, arcivescovo di Smirne, un alto funzionario islamico durante un incontro sul dialogo religioso islamo-cristiano - grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo». Queste parole vengono prese con estrema serietà da coloro che credono sia in atto un'offensiva musulmana contro l'Europa. Ma anche chi non teme l'avanzata islamica e non crede a un piano di conquista europea già in atto, non può fare a meno di nutrire perplessità sull'effettiva adeguatezza della Turchia rispetto ai requisiti per l'adesione di nuovi membri fissati nel 1993 al vertice di Copenaghen e inseriti nel 2000 nel Trattato sull'Unione Europea: in particolare, l'esistenza di un'economia di mercato, in grado di competere entro lo spazio europeo, e di istituzioni politiche stabili che garantiscano democrazia, legalità e rispetto dei diritti umani universali, inclusa la libertà di religione e la protezione delle minoranze.




permalink | inviato da Controcorrente il 20/8/2009 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

sfoglia     luglio   <<  1 | 2  >>   settembre


 

                                         
 



Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

Loading...      (GIF file  396KB)



 
 

 


 

 

VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
Gadgets powered by Google