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30 luglio 2009

I(M)Moralisti.Puglia, appalti sanità per finanziamenti. Sequestrati bilanci dei partiti di sinistra

 


Puglia, appalti sanità per finanziamenti sequestrati bilanci dei partiti di sinistra

Sequestrati i bilanci di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, Lista Emiliano. Il pm Digeronimo indaga per illecito finanziamento pubblico ai partiti dal 2005: comprese le ultime comunali. Perquisizioni anche al Policlinico. Tra i 20 indagati il senatore Tedesco (nella foto) e Tarantini. Le accuse: associazione per delinquere finalizzata a corruzione, concussione falso e truffa
Bari - E' l'inchiesta sugli appalti pubblici della sanità pugliese. Ma anche dell'intreccio tra droga, escort, festini, mafia e politica. E questa mattina i magistrati della procura di Bari hanno battuto un nuovo colpo. I bilanci dei partiti politici del centrosinistra della Puglia vengono acquisiti dai carabinieri nell’ambito dell’indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario. Le acquisizioni vengono fatte nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l’ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 a oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari. I militari hanno acquisito anche tutta la documentazione relativa ai contratti e ai rapporti "intrattenuti dai partiti con gli istituti di credito".
Indagati L’inchiesta del pm della Dda verte sulla gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario, sulle nomine dei primari e sul presunto intreccio mafia, politica e affari e che, tra gli altri, ha anche convocato e ascoltato in una audizione di cinque ore il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Tra manager delle Asl pugliesi, dirigenti della Regione e politici sono circa 20 gli indagati in questa inchiesta, tra loro l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco (Pd), ora senatore. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Il pm vuole verificare se nei bilanci siano stati regolarmente iscritti tutti i finanziamenti ricevuti dal mondo imprenditoriale. Anche questa ipotesi investigativa si baserebbe su intercettazioni telefoniche.
Il sistema Tedesco è recentemente subentrato al Senato dopo l’elezione del senatore De Castro al parlamento europeo. Tedesco si dimise il 6 febbraio scorso ancor prima di ricevere un avviso di garanzia e fu immediatamente sostituito nella giunta regionale da Tommaso Fiore. Sotto inchiesta ci sono sia le aziende di fornitura di materiale sanitario che fanno capo ai figli dell’ex assessore sia le aziende che fanno capo alla famiglia Tarantini. Accertamenti sono stati fatti soprattutto sugli appalti della Global System Hospital di Tarantini nelle Asl Bari e Bat.
Gli altri indagati Insieme a Tarantini tra gli imprenditori da tempo coinvolti nell’inchiesta del pm Digeronimo vi sono Dante Columella, amministratore della Tradeco di Altamura (Bari) che da un ventennio opera nel campo dello smaltimento dei rifiuti (anche sanitari) e ha gestito a lungo la discarica di Altamura e Diego Rana, imprenditore di Bisceglie (Bari) che opera nel settore della riabilitazione domiciliare.
Perquisito il Policlinico Contemporaneamente alla nuova accelerazione nell’inchiesta sulla sanità pugliese da parte del pm Digeronimo i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito perqusizioni e sequestri di atti nel Policlinico di Bari, nei reparti di Ortopedia e di Neurochirurgia. Inizialmente l’inchiesta condotta dal pm Giuseppe Scelsi riguardava solo presunte tangenti e appalti di protesi (al centro ancora le società di Tarantini Technohospital e Global System Hospital). In seguito, le intercettazioni di Gianpaolo Tarantini hanno fatto nascere un altro filone sul giro di feste con politici ed escort. Da qui, l’indagine e l’iscrizione del 34enne imprenditore barese nel registro degli indagati con l’accusa di induzione alla prostituzione, fascicolo al cui margine è emersa la vicenda degli incontri della escort Patrizia D’Addario con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Forniture ospedaliere Diagnosi forzate per prescrivere determinate terapie al fine di far acquistare un numero cospicuo di costose protesi vertebrali dalle società dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Nel nuovo filone d’indagine coinvolto il direttore di Neurochirurgia del Policlinico, Pasqualino Ciappetta. Il professore avrebbe indotto alcuni suoi giovani collaboratori, che hanno con il tempo occupato i posti chiave del reparto, a forzare diagnosi e a prescrivere protesi al fine di far acquistare dalle società di Tarantini "stabilizzatori della colonna vertebrale" il cui prezzo è compreso tra i 18mila e i 30mila euro. I medici che  non rispettavano la linea impartita da Ciappetta sarebbero stati emarginati. I militari hanno sequestrato numerose cartelle cliniche, computer e hanno compiuto verifiche su un microscopio apparentemente non censito nel reparto che Tarantini avrebbe ceduto (non si sa a quale titolo) alla struttura.
Archiviazione Infine, in uno dei filoni di indagini delle quattro inchieste sulla sanità il pm ha chiesto l’archiviazione per i tre imprenditori Gianpaolo Tarantini, Cosimo Catalano ed Enrico Intini e per l’ex manager dell’Asl Bari Lea Cosentino. Questa parte dell’inchiesta riguardava la presunta turbativa d’asta di un appalto del valore di 55 milioni di euro per la gestione della pulizia negli ospedali dell’Asl Bari.
 
Il dna conferma: è Bianchini lo stupratore seriale

Anche il secondo esame, quello richiesto dalla difesa del 33enne ragionere romano, conferma i primi risulati. C'è identità tra il profilo genetico dell'arrestato e i residui di dna trovati sul luogo di almeno tre stupri nei garage della Capitale. Probabile il giudizio immediato
Roma - Lo stupratore seriale è lui. Luca Bianchini è inchiodato anche dal secondo test del dna. L'esame bis ha confermato che il dna prelevato dai reperti delle vittime dello stupratore seriale di Roma corrisponde con quello di Bianchini, accusato di almeno tre violenze avvenute tutte in garage condominiali della Capitale. 
L'esame della Scientifica La compatibilità del dna raffrontato con il primo prelievo fatto a Bianchini e con quello dei reperti di liquido seminale ricavati dalle vittime degli stupri, sarebbe la massima statisticamente possibile e, secondo gli investigatori, non lascia adito a dubbi sulle responsabilità attribuite al ragioniere romano di 33 anni. Il 24 luglio scorso è stato effettuato un secondo prelievo a Bianchini, mediante un tampone salivare.
L'impronta digitale Inoltre a incastrare Bianchini ci sarebbe anche un’impronta digitale trovata sul nastro adesivo utilizzato per legare la vittima dell’ultima violenza: corrisponderebbe a quella del ragioniere.
Perizia medica La difesa dell’uomo ha chiesto di sottoporre Bianchini a una perizia medica, anche se le due pm che si occupano del caso, Maria Cordova e Antonella Nespola, hanno espresso parere negativo. Sempre secondo le fonti, le pm non escludono, dopo il risultato dell'ultimo test, di ricorrere al giudizio immediato. 
L'altra perizia Bianchini, nel settembre ’97, fu assolto in ragione di una temporanea infermità mentale, dall’accusa di aver aggredito una sua vicina di casa. I fatti di cui deve rispondere adesso, invece, fanno riferimento alla violenza avvenuta il 5 aprile scorso all’Ardeatina, il 2 giugno a Bufalotta, dove fu violentata una giovane giornalista ed il 2 luglio a Tor Carbone, quando venne presa, sempre in un garage, una studentessa.
Gli oggetti in casa Elementi indiziari a carico di Bianchini sono anche gli oggetti e la collezione di libri e dvd trovati in casa sua. Titoli porno come "Stupri gallery" e "Realmente stuprata", bamboline voodoo, una pistola giocattolo, guide esoteriche, ma anche manuali di criminologia. Nel corso delle perquisizioni, effettuate dagli investigatori della mobile, furono trovate anche delle fascette di plastica nere, di quelle per sigillare i pacchi, che secondo l’ufficio dell’accusa sarebbero le stesse utilizzate per legare le vittime delle violenze.  


http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=370719&PRINT=S




SOTTO IL VELO DELLA D'ADDARIO

di Salvatore Tramontano

Contrordine compagni. Ancora una volta il respiro corto dell’antiberlusconismo si ritorce come un boomerang letale sui suoi artefici. Come l’apprendista stregone di Walt Disney, i giustizialisti della sinistra si ritrovano prigionieri del turbinoso valzer di scope che hanno avviato. Contrordine: dopo una lunga estate passata a scrivere domande nuove, vecchie (o semplicemente demenziali) siamo curiosi di vedere se il prepensionato commissario Davanzoni oggi, su La Repubblica ci farà leggere la lista dei quesiti che il quotidiano di largo Fochetti ha approntato per quella vigorosa e proba pattuglia di partiti del centrosinistra pugliese finiti nelle inchieste tra protesi, appalti e pantaloni non abbottonati.
Sì, perché in Puglia c’è un governatore, Nichi Vendola, che è stato costretto ad azzerare la sua giunta. Per dissidi ideologici? Per dispute sull’identità del comunismo? No. Molto più prosaicamente perché metà degli assessori glieli aveva azzoppati una inchiesta giudiziaria. Con un piccolo dettaglio: su Silvio Berlusconi non esiste alcun capo di imputazione (al massimo può essere considerato vittima di alcuni dei personaggi in questione) mentre sulla giunta dell’Unione comincia ad incombere qualche ipotesi di reato. Berlusconi andava mascariato con il sospetto, i nuovi tangentisti, più o meno democratici, invece, vanno protetti con l’immunità legale e giornalistica.
Siamo curiosi di sapere cosa ha da chiedere il commissario Davanzoni a proposito dell’esponente del centrosinistra che prendeva un aereo con Patrizia D’Addario verso destinazioni esotiche (da Foggia, però, per non farsi vedere). Cosa ha da chiedere Ezio Mauro su quel vicepresidente della giunta Pugliese che se ne andava a caccia di escort nella casa del dottor Tarantini. E che destino strano, poi, questo Tarantini. Quando intrufola una prostituta a casa del Cavaliere, per La Repubblica non è un raggiratore, ma un genio del male dedito ad un sodalizio criminale con la sua vittima. E quando invece alletta gli esponenti del centrosinistra con svaghi erotici e prebende, ritorna prudentemente «l’imprenditore Tarantini», uomo da trattare con cautela, con spirito garantista, al pari dei suoi co-imputati. Dicono: non ci sono ancora sentenze. Ma se il governatore della Puglia Nichi Vendola, invocando la questione morale ha cacciato il suo vice Frisullo, ci dovrà pure essere una sentenza politica, o no?
Intanto scopriamo che l’assessore Tedesco, uno di quegli spaventevoli signori delle tessere che un tempo la sinistra combatteva, e che oggi invece mette in prima squadra, avrà le spalle coperte dall’immunità parlamentare che gli viene da una provvidenziale elezione. Anche lui è stato cacciato da Vendola, appena letta qualche agenzia di stampa che lo riguardava.
Il cuore simbolico di questo pasticcio mediatico è sicuramente Patrizia D’Addario, dietro il cui velo i moralizzatori del gruppo Espresso hanno provato a nascondere il marcio del Pd e compagni. Quella stessa Patrizia D’Addario che forse andranno a vedere fino a Parigi con il torpedone, pur di non perdersi lo spettacolino allestito sui bagliori parassitari di una inchiesta scandalo, annunciato da una locandina che pare una copertina del vecchio Satanik.
Un tempo la sinistra prendeva i torpedoni per andare alle marce e ai funerali dei leader, oggi si emoziona per un numerino a luci rosse stile Pigalle, travestito da battaglia di libertà. Ma adesso che scattano le perquisizioni il gioco truccato si svela. La battaglia di libertà evapora nella premonizione di un ennesimo scandalo rosso, non a luci rosse. 

Bari, atti della giunta Vendola nel mirino dei pm

"Senatore del pd a capo di una cosca criminale"

I pm della Dda, dopo i sequestri dei bilanci dei partiti di sinistra, accusano: "Il senatore Pd a capo di una banda criminale". Corso controlli patrimoniali sui singoli per l'ipotesi di finanziamento illecito. Vendola: "Momento di barbarie", ma il il Pdl chiede le sue dimissioni
Bari - Gli atti della giunta Vendola nel mirino dei pm. Verifiche sono in corso da parte della procura antimafia di Bari sull’attività amministrativa della giunta regionale pugliese, in carica dal 2005 allo scorso mese di giugno. I primi giorni di luglio, infatti, per decisione del presidente Nichi Vendola, cinque assessori sono stati sostituiti. Gli accertamenti del pm della Dda, Desirè Digeronimo, riguarderebbero atti e delibere regionali, che il magistrato sospetta siano illegittimi.
Il sistema Tedesco Le delibere che vengono esaminate sono quelle proposte dall’allora assessore alla Sanità, Alberto Tedesco (ora senatore del Pd) e varate dalla giunta Vendola. Il pm vuole accertare se all’interno del governo pugliese Tedesco godeva dell’appoggio di alcuni assessori. Quindi, vuole accertare se vi siano state complicità. L’indagine della procura antimafia, che ieri ha portato all’acquisizione dei bilanci dei partiti del centrosinistra, riguarda buona parte del settore sanitario regionale: gestione degli appalti, nomine dei direttori generali e i concorsi per primari e l’accreditamento di strutture private da parte della Regione Puglia.
Accertamenti patrimoniali Accertamenti patrimoniali sono in corso su alcuni degli indagati coinvolti nell’indagine della Dda di Bari sulla gestione degli appalti nella sanità pugliese che ieri ha portato i carabinieri ad acquisire i bilanci e la documentazione bancaria nelle sedi baresi dei partiti del centrosinistra: Pd, Socialisti Autonomisti, Lista Emiliano, Sinistra e Libertà e Prc. Gli accertamenti sono stati disposti dal pm Digeronimo, che ha iscritto da tempo nel registro degli indagati i nomi di una quindicina di persone per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, falso, truffa, abuso d’ufficio e voto di scambio. Per alcuni reati, e nei confronti di alcuni indagati, il magistrato ipotizza l’aggravante di aver favorito un’associazione di tipo camorristico-mafiosa che opera a Bari.
Finanziamento illecito Con l’acquisizione dei bilanci dei partiti e della documentazione bancaria, il pm vuole verificare l’ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti, che sembra emergere da alcune intercettazioni telefoniche. Il sospetto, tutto da verificare, è che diversi imprenditori abbiano ottenuto appalti nel settore sanitario da amministrazioni del centrosinistra pugliese e abbiano poi girato parte delle somme ai partiti, finanziandoli. Quindi, si vuole verificare se eventuali finanziamenti sono stati iscritti nei bilanci dei partiti dal 2005 a oggi.
Gli indagati Tra la quindicina di persone sottoposte alle indagini vi sono imprenditori, direttori generali delle Ausl pugliesi, funzionari regionali e l’ex assessore Tedesco, dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato. L’inchiesta vuole anche accertare se le società che fanno capo ai figli di Tedesco, che vendono protesi e apparecchiature sanitarie, hanno ottenuto benefici mentre il padre gestiva l’assessorato alla sanità pugliese.




IMPUDENZA (ANTI)DEMOCRATICA

di Maria Giovanna Maglie

C’è nel comportamento sfacciato, nel linguaggio auto assolutorio, nell’uso scandaloso della doppia morale, nel rifiuto incancrenito di assunzione di responsabilità, c’è nella sinistra italiana e segnatamente nel cosiddetto Partito Democratico, anzi nelle sue sparse frattaglie, qualcosa di così irragionevole, presuntuoso, irritante, che non possiamo ascriverlo solo a forma estrema di autodifesa, a tattica consapevole di attacco violento dell’avversario, ma dobbiamo bollarlo come profondo e pericoloso sentimento anti italiano e anti democratico. Gli sta scoppiando lo scandalo della sanità pugliese in mezzo ai piedi, la pubblica accusa ipotizza con forza un intreccio mafioso tra politica e affari? Figuriamoci, loro sono tranquilli, non si capisce di che, come dice Massimo D’Alema inarcando il baffo sdegnato, oppure denunciano una barbarie senza fine, non si capisce di chi, come sostiene l’indignato Nichi Vendola. Non basta, perché all’impudenza di quelli che fanno i moralisti solo a spese degli altri non c’è limite. Il Pd non trova di meglio che convocare Silvio Berlusconi in Parlamento sulle escort perché «i comportamenti del Cavaliere e capo del governo violano alcuni articoli della Costituzione, a cominciare dall’articolo 54, nel quale si stabilisce che i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno “il dovere di adempierle con disciplina e onore”. E poiché “gli italiani e le italiane hanno appreso da servizi fotografici, interviste e dichiarazioni mai smentite” degli incontri e delle feste “con giovani donne anche minorenni che ricevevano in cambio denaro e promesse di promozione professionali” o di seggi nelle istituzioni e tutto questo si chiama “sistema di scambio tra relazioni sessuali, denaro, potere che ha il suo epicentro nel presidente del Consiglio”, sarebbe il caso che lo stesso premier offra chiarimenti».
Avete capito dove può arrivare l’impudenza? Arriva a fingere ancora una volta che il capo del governo debba rispondere di qualcosa per cui è stato abbondantemente diffamato ma mai incriminato, mentre loro, i simpatici parlamentari del Pd, coinvolti in scandalo di finanziamento illegale e corruzione, non si sentono di rispondere di niente. Che i primi firmatari della sconcertante iniziativa siano donne, vi risparmio l’elenco di solite note e qualche ignota, rattrista ancora di più. Davvero le elette di un partito in estinzione da cannibalismo non hanno problemi più seri dei quali correre a occuparsi? No, è l’antica pretesa di superiorità a prevalere, è una pratica antica, potremmo definirla di tradizione leninista, ma il suo perfezionatore fu il molto compianto e altrettanto sopravvalutato come modernizzatore, Enrico Berlinguer. La regola è semplice e diabolica: se ruba uno dei tuoi avversari, è l’intero partito, sistema, governo, ad essere corrotto, se succede a loro resta un episodio personale, al quale opporre sdegno presunto, e scandalo per chi dovesse supporre che il problema è politico e collettivo. Se gli indagati sono gli avversari, hanno già in mano la condanna di tre gradi, se sono loro, invocano il garantismo come una sacra icona. Non è forse così che in un batter di mani compiaciuto si sono liberati del proprio pesante nome cancellato dalla storia democratica, comunista, limitandosi a cambiarlo senza pensieri? Non è forse un pesante passo indietro nel processo di un qualche riformismo che Massimo D’Alema intende fare, insieme alla sua spalla, Bersani, per riprendersi un pezzetto di potere? Loro invece, parlamentari donne e uomini, si occupano della vita privata di Silvio Berlusconi.
Sarà bene allora ricordare a loro e a noi su che cosa si sta indagando.
Secondo il Pm in Puglia c’è stato un «patto criminale» fra imprenditori e politici, dal quale i partiti al governo, il centro-sinistra, comprese le liste del neo fiammante rieletto sindaco, Emiliano, dalemiano anche lui, almeno fino all’altroieri, avrebbero ottenuto illeciti finanziamenti da alcuni grossi industriali del settore sanitario, beneficati da appalti per milioni di euro, che tornavano poi in parte ai partiti in una partita di giro. Ai responsabili dei partiti inquisiti sono stati consegnati, prima della perquisizione dei carabinieri per acquisire i bilanci dal 2005 a oggi, gli anni della giunta Vendola, atti che ipotizzano l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, la concussione, il falso, la truffa, il voto di scambio e il finanziamento illecito, con la non lieve aggravante di associazione mafiosa, vista la frequentazione che risulta dalle intercettazioni di alcuni indagati con esponenti della Sacra corona unita, la mafia pugliese. Secondo la pubblica accusa l’ex assessore pugliese alla Sanità, Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, dalemiano, aveva nel sodalizio criminoso «il ruolo di vertice» mentre il suo collaboratore Mario Malcangi era il collegamento tra Tedesco e il mondo imprenditoriale, ed era incaricato di tessere «i contatti e a portare a compimento gli interessi del sodalizio». È scritto nel decreto di perquisizione. Attendiamo le prove delle accuse, certo è che Nichi Vendola si è affrettato un mese fa a eliminare tutti i sospetti, rimpastando la giunta. Certo è che ci hanno deviato per un paio di mesi almeno sulle D’Addario, e hanno cercato di fermare il magistrato accusatore. Era il filone dello schermo, gli è andata male stavolta.

                    

Altro che scossoni... Per il Pd in Puglia è un vero terremoto   

di Francesco Natale
  
Come avevamo preannunciato su queste stesse pagine, Massimo D'Alema avrebbe fatto meglio a non esultare e ad evitare di menzionare «scossoni in grado di rovesciare il governo». Fino a prova contraria, il governo ed il suo capo godono di ottima salute e l'indice di gradimento nei confronti dell'esecutivo è ai massimi storici. Stesso non può dirsi per un'opposizione ormai inesistente, e che oggi, oltre alle costanti bagarre interne, si trova pure nell'occhio di un ciclone giudiziario senza precedenti. La pentolaccia è esplosa in Puglia, che di fatto si ritrova una giunta regionale azzerata, il presidente Vendola che destituisce colonnelli ad ogni levar di sole per salvare il salvabile, le sedi del Pd perquisite, ed un crescente numero di indagati eccellenti per reati infamanti.
In mezzo a questo formicaio impazzito, scoppiato proprio nel feudo storico di D'Alema, si aggiunge la lotta ai coltelli per la nomina del nuovo segretario regionale del Partito Democratico, figura chiave in quanto a lui compete la stipulazione delle alleanze in vista delle regionali, nonché l'individuazione del candidato presidente e della strategia elettorale da seguire. Incredibile a dirsi, l'imperatore di Gallipoli è stato messo in minoranza, e neppure in maniera troppo rispettosa. Quattro i candidati in corsa per il ruolo di segretario: Michele Emiliano, sindaco di Bari, che ha deciso di non legarsi a nessuna mozione nazionale, Guglielmo Minervini, in quota Franceschini, Enzo Fusco per i mariniani e Sergio Blasi, espressione dell'asse Bersani-D'Alema. Fassino è sceso di volata a Bari per fare da pompiere, senza conseguire nessun apprezzabile risultato.
Sta per prendere il via una faida tutta interna al Pd, che cela ulteriori sottofaide, come una gigantesca scatola cinese o, per restar in tema di soviet, una colossale matrioska, il cui numero effettivo di bamboline dipinte è ancora ignoto. Perché, oltre agli esponenti di correnti nazionali e all'outsider Emiliano che ha deciso di contare solo sul suo fortissimo consenso elettorale, ci sono pure le sottocorrenti: i dalemiani scontenti che, pur garantendo l'appoggio al lider maximo sul piano nazionale, potrebbero tranquillamente remargli contro in casa, e quanti, trasversalmente alle mozioni dell'establishment nazionale, si dividono tra chi rivuole candidare Vendola e chi lo vede come il fumo negli occhi.
L'impressione generale è quella di un caos primordiale dove cane mangia cane, e tutti sparano contro tutti, impossibilitati ad individuare una strategia comune, generando nella base elettorale un senso di straniamento e di opacità senza precedenti. Se da un lato Emiliano vorrebbe riconfermare Vendola, pare che D'Alema abbia nel cassetto un accordo con Casini per candidare un uomo dell'Udc (!!!).
Del resto, non possiamo sorprenderci: quanto sta accadendo in Puglia non è che specchio di quanto sta accadendo al Pd sul piano nazionale. Qualcuno potrebbe dire che ciò dipende dalla difficoltà di conciliare tante anime diverse all'interno di un partito, ma forse è lecito pensare che la situazione di instabilità totale in cui versa il Pd dipenda proprio dalla totale assenza di un'anima - politica si intende -, da una progressiva ed inarrestabile perdita di identità che da un lato impedisce alla cosiddetta leadership di elaborare una strategia comune e condivisa, dall'altro rende impossibile l'immedesimarsi di una sconcertata base elettorale in soggetti che, politicamente, non hanno più nulla da dire, e si presentano oggi come un incrocio malriuscito tra grigi burocrati di apparato e signori della guerra levantini da film di serie B... 



CHIACCHIERE AL POTERE

di Paolo Granzotto

Solo chiacchiere e orecchino. Questo è Nichi Vendola, Governatore della Puglia. L’orecchino è l’orecchino, il monile che Vendola s’appunta all’orecchio. Segno di diversità, di traballanza di genere. Le chiacchiere sono le chiacchiere, come quando annunciò, appena eletto, che avrebbe condotto una grande battaglia per rimettere in sesto la sanità pugliese, palla sociale ed economica al piede della regione. Chiacchiere: non l’ha rimessa in sesto, non ha impedito che diventasse - a quanto pare: ma intanto la Magistratura indaga - una lucrosa fonte di tangenti e non l’ha risanata economicamente. Di contro, il costo del chiacchiericcio demagogico di Nichi Vendola ammonta a un paio di centinaia di milioni. Prima della comparsa dell’uomo con l’orecchino la sanità pugliese poteva infatti vantare un attivo di nove milioni. In tre anni di amministrazione Vendola quell’attivo ha mutato in passivo, in un buco di 211 milioni. Ciò che significa averla resa, la sanità pugliese, più azzoppata, più malconcia di quanto era già prima. Con le conseguenze, onerose, e per l’erario e per il cittadino.
Messa alla prova, anche l’estrema sinistra - quella che si richiama ai valori del comunismo e che al pari della sinistra riformista non fa che predicare il rigore e il primato dell’etica nell’amministrazione della cosa pubblica - s’è rivelata per quella che è: fanfarona, parolaia, e, col danaro del contribuente, inaffidabile. Il dirsi vicini, culo e camicia con il popolo, con la classe lavoratrice, consapevoli pertanto di quanto grama sia la vita e dunque vitale non sprecare un solo soldo, avrebbe dovuto farli più saggi e prudenti contabili, una volta nella stanza dei bottoni. Ma non è andata così: 211 milioni in tre anni, mica spiccioli.
A Bari sta dunque cadendo, se non è già caduto, l’ultimo puntello in cartongesso della sbandierata diversità antropologica, della insistita superiorità culturale e morale della sinistra che Vendola, col suo orecchino e la sua chiacchiera, intendeva rappresentare al meglio. È più forte di loro: virtuosi, austeri e temperanti quando ne sono privi, appena arraffano un po’ di potere è come se volessero recuperare il tempo perduto. Il «Finalmente abbiamo una banca!» dell’antropologicamente diverso Piero Fassino lasciò trapelare molto bene i connotati della vera natura di una sinistra sempre pronta a salire in cattedra per impartire lezioncine di bon ton istituzionale, ma che quando se ne offre l’occasione fa propri gli andazzi del malgoverno, allunga le mani, non si cura dei conti in rosso, gestisce la cosa pubblica con leggerezza e superficialità inaudita pensando solo a consolidare il proprio potere, ad aumentare il numero dei clientes. Seguitando intanto a tener alti i labari della questione morale, a gettare fumo negli occhi, a indignarsi per le scappatelle di Papi senza però battere ciglio per un Vendola che manda in malora la sanità della Puglia. Regione che non a caso risulta essere il sangiaccato di Massimo D’Alema. Politico intelligentissimo, chi lo nega?, ma per il quale, stando ai fatti, il potere è come la rivoluzione per Mao. Non un pranzo di gala.

Ora Vendola spara sulle toghe e per salvarsi scarica Tedesco

di Massimo Malpica

Sull’«Unità» il governatore si autoassolve: «Siamo di fronte a un teorema giudiziario». L’assessore? «Sono stato ingenuo». Ma glissa sulle indagini
RomaSe la miglior difesa è l’attacco l’autodifesa di Nichi Vendola è ultraoffensiva. Ospite su due pagine dell’Unità, nell’intervista il governatore pugliese punta il dito un po’ ovunque - politici di centrodestra, magistrati, persino sul suo ex assessore Tedesco - tranne che su se stesso. Si dimentica gli insuccessi della sua politica sanitaria, non accenna alla voragine nei bilanci del settore. Dribbla anche l’ultima stoccata del Manifesto, che ha tirato in ballo la Svimservice, che gestisce e controlla i dati sulla spesa della sanità pugliese, il cui ex direttore generale e poi «quality manager» era Francesco Saponaro, poi divenuto assessore al Bilancio nella giunta di Vendola.
Lui, il presidente che «poteva non sapere», sembra vedere una realtà diversa. Le inchieste? Sono «diverse», esordisce. E snocciola quella su Fitto e quella sul «sistema Tarantini», sottolineando che coinvolgono esponenti di centrodestra. E poi? Poi c’è «il filone della cocaina e delle escort», che ovviamente riguarda il centrodestra, insiste Vendola. Il coinvolgimento di Frisullo, vice del governatore? «Diciamo che alcuni schizzi di fango sono finiti pure sul centrosinistra», taglia corto il presidente della regione Puglia. Ah, solo schizzi di fango. E l’inchiesta della Dda che vede indagato Tedesco, e che si allarga all’intera gestione del potere in Puglia? Vendola prova a essere lapidario: «Tedesco si è dimesso appena uscita la notizia sull’Ansa». Quanto al merito delle accuse, il governatore che pochi giorni fa dava il «benvenuto» a qualsiasi «attività che produce controllo della legalità», ora aggiusta il tiro. E, clamorosamente, spara accuse sulle toghe. «Siamo di fronte a un teorema giudiziario», esordisce. Poi attacca il pm della Dda, Desirèe Digeronimo: «Penso che la magistratura debba fare il proprio lavoro, ma penso anche che il pm abbia compiuto degli azzardi nelle modalità di procedere. C’è stata una inutile spettacolarizzazione: hanno sguinzagliato i poliziotti per tutta Bari a caccia dei bilanci dei partiti che sono su internet». Ma anche le indagini sui presunti illeciti nell’assegnazione di 13 sedi farmaceutiche, e sulla legge regionale i cui atti sono stati acquisiti dalla procura, non vanno giù a Vendola. Per lui è «discutibile indagare» su quella normativa, che «ha scatenato la lobby dell’ordine dei farmacisti». Curioso. Un anno fa, prima dell’inchiesta che punta alla Regione, Vendola aveva già difeso quella legge, a margine della conferenza stampa per annunciare le dimissioni di Antonio Castorani, voluto proprio da Nichi alla direzione generale del Policlinico di Bari e poi però «sostituito» in agosto senza batter ciglio con Vitangelo Dattoli. Castorani - poi ascoltato in procura come persona informata sui fatti - in quell’occasione, seduto tra Vendola e Tedesco, faticò a trattenere la lingua. Disse di essersi dimesso «perché me lo ha chiesto il presidente», e aggiunse che però a licenziarlo erano stati i «poteri forti»: «Ho tentato un percorso di correttezza e trasparenza ma non ho avuto collaborazione nel cambiamento perché nel caos i poteri forti sguazzano meglio». Parole pesanti, roba che uno con il vissuto politico di Vendola non avrebbe mai fatto passare sottotraccia. Ma in quell’occasione il governatore minimizzò. I poteri forti? Forse la lobby dei farmacisti che chiede a Fitto di fermare la legge. Al posto di Castorani, Vendola piazzò d’imperio Vitangelo Dattoli, uomo di fiducia di Tedesco e già direttore sanitario del Policlinico. Poi indagato per false dichiarazioni al pm. In una conversazione intercettata con l’ex assessore, Dattoli a proposito dei «guai» di Tedesco disse: «Parlerò con una persona che conosco». Al pm, il dirigente spiegò che parlava di problemi politici, non giudiziari. Non è stato creduto. E ora Vendola cade dalle nuvole, e dichiara all’Unità che su Tedesco ha «peccato di ingenuità», tutto qui. Nichi si sente vittima di «una campagna mediatica», attaccato dal fuoco amico di «qualcuno screditato come l’onorevole Boccia che si presta a operazioni di basso sciacallaggio» e che ha «avuto più servizi giornalistici di Cuffaro». Ma pazienza. Lui si propone per le prossime regionali come «candidato naturale», e conclude: «Vogliono dimostrare che siamo tutti uguali». Visti i risultati, c’è da sperare di no.
 




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30 luglio 2009

Buone Vacanze

            





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27 luglio 2009

Vendesi

 Vendesi nel comune di San Valentino Torio provincia di Salerno  (zona centrale) terreno (con alto indice di fabbricabilità) con progetto a euro 800.000,00

Per ogni contatto scrivere a :costruzionidr@libero.it  



No perditempo
 

       

                      



                       



                      


                      






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25 luglio 2009

Richiesta aiuto

Richiesta aiuto economico per un mio amico che ha contratto debiti  per 20.000,00 euro.

Per aiutarlo scrivetemi in privato all'indirizzo e-mail.

Grazie
 
 




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25 luglio 2009

Honduras: se questo è un golpe

Il presidente banderuola, le ingerenze di Caracas, i timori di Obama. In Honduras è successo di tutto, tranne che un colpo di Stato
Eletto presidente nel 2005, Zelaya si è presto avvicinato a Chávez, che gli ha trasmesso il suo credo politico: annientare la democrazia e garantirsi la rielezione all'infinito. Chávez per ora ha raggiunto solo il secondo obiettivo. Zelaya ha cercato di avere tutto in un colpo solo e ha fallito.

di Rodolfo Casadei, Tempi


Un presidente, fortunosamente approdato alla poltrona di capo dello Stato col 28 per cento appena dei voti popolari, decide di indire un referendum per convocare un’assemblea costituente attraverso la quale modificare la Costituzione che non gli consente di svolgere più di un mandato presidenziale e di ripresentarsi alle elezioni. Il suo atto è una palese violazione della Costituzione vigente, poiché in base ad essa solo il Parlamento può indire un referendum per modificare le norme costituzionali e il presidente che cerca di farlo al suo posto è ipso facto esautorato, ma il presidente non sottopone il suo atto ai deputati, ben sapendo di andare incontro a una bocciatura. Poiché il Tribunale supremo elettorale si rifiuta di sovrintendere al voto, il presidente si fa inviare il materiale elettorale da un paese straniero e ordina al capo di Stato maggiore delle forze armate di organizzare la logistica della consultazione. Costui si rifiuta per tre buone ragioni: la prima è che la Corte suprema ha sentenziato che il referendum è incostituzionale e che l’esercito non è tenuto a collaborare, la seconda è che il Procuratore generale della repubblica ha ammonito che tutti coloro che prenderanno parte all’organizzazione della consultazione saranno incriminati, la terza è che nel frattempo il Parlamento, che era stato tagliato fuori dal presidente, ha appena votato una legge che annulla il referendum. Il presidente allora rimuove il capo di Stato maggiore, e si rifiuta di reinsediarlo nelle sue funzioni anche dopo che la Corte suprema gli ordina di farlo. Con una turba di sostenitori fa irruzione nella caserma dove è custodito il materiale elettorale arrivato dall’estero e se ne impadronisce. A questo punto la Corte suprema chiede alle forze armate di far rispettare la legge, straziata in tutti i modi dal presidente, mentre il Parlamento esprime parere favorevole al provvedimento. I militari arrestano il capo di Stato che ha tradito la Costituzione e lo mandano in esilio in un paese straniero. Il Parlamento, col sostegno di tutte le altre istituzioni del paese, si riunisce e nomina un presidente ad interim incaricato di reggere il paese fino alle elezioni presidenziali, previste per il mese di novembre.
Se voi foste il capo del governo o il ministro degli Esteri del vostro paese o di un altro paese dell’Unione Europea, o il segretario delle Nazioni Unite, o il segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), o il presidente degli Stati Uniti, o il re di Spagna, o il presidentissimo aspirante dittatore del Venezuela, come definireste questa situazione? Ebbene, vi sembrerà impossibile, ma per tutti costoro il presidente fellone è la povera vittima di un colpo di Stato, e quelli che l’hanno cacciato senza torcergli un capello sono golpisti che hanno violato la legalità e disprezzato la democrazia.
Ciò che abbiamo sin qui descritto è successo in Honduras, paese dell’America centrale di 7,5 milioni di abitanti grande come l’Italia settentrionale, povero assai (reddito pro capite di 1.130 euro all’anno), indipendente da più di 170 anni, ma che ha rinunciato ai regimi militari soltanto dal 1982. Facile quindi, per i superficialoni, dare dei golpisti ai soldati del generale Romeo Vasques Velasquez e della povera vittima al deportato presidente Manuel Zelaya. Ma le cancellerie e le organizzazioni internazionali? Possono ignorare il vero svolgimento degli avvenimenti e passare sopra al fatto che l’unico capo di Stato di un paese della regione che, oltre a condannare il “golpe”, ha dichiarato: «Piegheremo questo golpe dall’interno e dall’esterno, nonostante le loro forze militari», è lo stesso che aveva fornito il materiale elettorale per il referendum truffaldino e al cui modello politico egemonico voleva ricollegarsi Zelaya, cioè Hugo Chávez presidentissimo del Venezuela? Lo stesso che domenica scorsa ha fornito aereo e pilota per il volo con cui Zelaya ha tentato senza successo di rientrare in patria? Possono ignorare che da quasi un decennio il presidente venezuelano e i suoi sodali dell’Alba (Alleanza Bolivariana delle Americhe composta da Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua, Antigua, Dominica e Honduras) usano lo strumento della democrazia per distruggere la sostanza della democrazia? Il caso dell’Honduras è paradigmatico. Zelaya è stato eletto presidente nel 2005 come candidato di una formazione moderata, il Partito liberale. Presto però si è avvicinato – contro il parere del suo stesso partito – all’uomo forte di Caracas, che in cambio gli ha concesso petrolio a condizioni di favore, crediti d’aiuto e trattori. E gli ha trasmesso il suo credo politico: annientare il sistema di pesi e contrappesi e di separazione dei poteri che è l’essenza della democrazia e dello Stato di diritto, garantirsi la rielezione all’infinito. Com’è noto, Chávez non è ancora pienamente riuscito nel primo dei due intenti, ma nel secondo sì. Zelaya ha cercato di ottenere tutto in un colpo solo, e mal gliene è incolto.

Gli Stati Uniti non rischiano

Anche gli Stati Uniti, dei quali sempre l’Honduras è stato un alleato di ferro (al tempo della guerra fra contras e sandinisti in Nicaragua nei primi anni Ottanta gli aiuti americani agli insorti passavano tutti da lì, e ancora oggi nel paese c’è una base militare statunitense), si sono uniti al coro di quanti hanno condannato senza sfumature i fatti di Tegucigalpa e chiedono a gran voce la restaurazione al potere del presidente deposto. Per un tic progressista o per arrendevolezza verso l’espansione chavista? Niente affatto. La crisi honduregna rappresenta una partita dalla posta altissima che gli Stati Uniti non si possono permettere di perdere. In palio c’è la leadership politica subcontinentale, che da tempo Chávez contende a Washington.
Appena è scoppiata la crisi il presidente venezuelano ha colto la palla al balzo per lustrare la sua retorica anti-yankee e riproporsi come l’alternativa e il catalizzatore della resistenza all’imperialismo americano. Ha accusato la Cia di essere dietro al golpe e ha definito l’Honduras senza Zelaya «una base politica, militare e terroristica dell’impero nordamericano». Quindi ha minacciato un’azione militare a guida venezuelana per ristabilire la legalità. Da un intervento del genere presentato come un’operazione di polizia internazionale per ristabilire la legittima autorità il prestigio e l’influenza di Chávez nella regione ne uscirebbero ingigantiti. Gli Stati Uniti sono corsi subito ai ripari. Si sono uniti al coro di quanti condannano la deposizione di Zelaya e negano il riconoscimento al governo capeggiato dal presidente ad interim Roberto Micheletti, e con ciò hanno subito disinnescato le accuse di Chávez. Quindi si sono impegnati in seno all’Osa perché venisse adottata una linea centrata su pressioni politiche e diplomatiche, senza fare ricorso alla forza. «Invito tutti gli attori politici e sociali in Honduras a rispettare le norme democratiche, la legge e i princìpi della Carta democratica interamericana. Qualunque disputa o tensione esistente deve essere risolta pacificamente per mezzo di un dialogo libero e senza interferenze esterne», ha dichiarato Barack Obama. Poco dopo l’Osa ha lanciato all’Honduras un ultimatum perché permettesse il rientro del presidente Zelaya, trascorso il quale il paese sarebbe stato espulso dall’organizzazione, come è poi avvenuto.
Gli Stati Uniti sono stati fra i pochi paesi che non hanno richiamato in patria gli ambasciatori per consultazioni, motivando la decisione con la necessità di tenere i contatti con tutte le parti in causa. Non c’è dubbio che per Washington la soluzione ideale della crisi sarebbe il reinsediamento di uno Zelaya che si impegna a non ripresentarsi alle elezioni presidenziali del novembre prossimo e lascia perdere il progetto del referendum costituzionale. Per far cambiare idea a Micheletti e al Parlamento honduregno, che a botta calda avevano reso noto che Zelaya non sarebbe mai più potuto rientrare nel paese se non venendo arrestato, potrebbero bastare poche settimane di embargo commerciale: l’Honduras dipende fortemente dagli aiuti internazionali americani, europei e chavisti, oltre che dal commercio coi paesi confinanti. Resterebbe comunque il paradosso di un presidente, Zelaya, che al summit delle Americhe dell’aprile scorso si era battuto per la reintegrazione immediata nell’Osa di Cuba, esclusa in quanto il suo sistema politico non soddisfa i criteri di democrazia fissati dalla Carta democratica interamericana sottoscritti da tutti gli aderenti all’organizzazione, e che poi per farsi aiutare a recuperare il potere perduto invoca quella stessa carta.




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25 luglio 2009

MA OBAMA LO SA CHE STA COLLABORANDO COI TERRORISTI?

 

Obama e i Fratelli Musulmani:il caso dell'ISNA 
    
di Andrea B. Nardi

              
Dalia Mogahed, consigliere di Obama per l'islam.

Nel suo discorso del Cairo, il presidente americano Barack Obama ha annunciato un nuovo inizio delle relazioni tra Stati Uniti e mondo musulmano. Al di là della retorica, in quali politiche si sta effettivamente concretizzando l’approccio obamiano verso l’islam, in particolare negli Stati Uniti? La questione nasce spontanea, alla luce dei rapporti che il Dipartimento della Giustizia statunitense (DOJ), Divisione Diritti Civili, sta stringendo con l’Islamic Society of North America (ISNA). La recente convention dell’ISNA, che si é svolta a Washington dal 3 al 5 luglio, ne è un fulgido esempio.
In pratica, il DOJ ha emanato un bando per l’assunzione di volontari con esperienza giuridica – professionisti, avvocati, e semplici studenti – per coadiuvare il personale dell’ISNA specialmente negli stand dedicati alle discussioni col pubblico su temi culturali, sociali, legislativi, eccetera. Si calcola che i visitatori siano stati circa 40.000, in un enorme bazar di 500 venditori ed espositori. Le domande per partecipare venivano inviate direttamente all’Human Resources Office del DOJ.
Ora, le perplessità circa la collaborazione fra il Dipartimento della Giustizia USA e l’ISNA sorgono in virtù della natura quanto meno sospetta di quest’ultima. L’Islamic Society of North America è stata fondata nel 1981 niente di meno che dalla Muslim Students Association, branca dei Muslim Brotherhood, ossia i famigerati Fratelli Musulmani di origine egiziana. Per capirci, secondo la mozione 1-00212 presentata dall’attuale ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni alla Camera dei Deputati  nella seduta n. 194 di mercoledì 25 luglio 2007, l’associazione internazionale dei Fratelli Musulmani veniva definita come un’organizzazione che «come attesta il movimento palestinese Hamas, ritiene lecito il ricorso al terrorismo per conseguire il traguardo condiviso dello Stato islamico». Anche secondo l’ITP, Investigative Project on Terrorism, l’ISNA è da considerarsi una associazione cospirazionista alleata ad Hamas tramite l’Holy Land Foundation for Relief and Development (HLF), il maggior ente di beneficenza islamico d’America accusato di aver elargito oltre 12,4 milioni di dollari ad Hamas.
Non è tuttavia la prima volta che il DOJ e l’ISNA si trovano in ambigua frequentazione, tanto che nel 2007 il senatore Tom Coburn pubblicò un’interpellanza al Senato USA in cui chiedeva che dai beneficiari dei fondi del DOJ venissero escluse le associazioni identificate dalle autorità federali come implicate in procedimenti penali. Il riferimento era all’ISNA, ma quando l’FY 2008 Commerce, Justice and Science Appropriations Bill fu approvato dal Senato, la mozione venne dimenticata. Nell’ottobre 2007, una lettera di quattro parlamentari americani membri della Commissione di Intelligence del Senato definiva il comportamento del Dipartimento di Giustizia «un grave errore». Il senatore Coburn pubblicò allora un report in cui denunciava come l’ISNA fosse collegata al CAIR.
Per sapere cos’è il CAIR rivolgiamoci alle inchieste di Daniel Pipes, uno dei maggiori esperti mondiali di islam: «Il Council on American-Islamic Relations, Inc., è finanziato dall’Islamic Development Bank (IDB) con sede in Arabia Saudita, che nell’agosto 1999 dette al CAIR 250.000 dollari. L’IDB gestisce i fondi (Al-Quds, Al-Aqsa) che finanziano gli attenti suicidi contro i civili israeliani, fornendo denaro alle famiglie dei kamikaze palestinesi. L’International Institute of Islamic Thought (IIIT), un’organizzazione collegata ai Fratelli musulmani, nel 2003 ha elargito 14.000 dollari all’ufficio di Washington del CAIR, come risulta dalle denunce dei redditi dell’IIIT. David Kane, che investigò sull’IIIT nell’ambito dell’indagine detta Operation Green Quest, descrisse in un affidavit giurato gli innumerevoli modi in cui esso potrebbe aver finanziato presunte organizzazioni che agiscono da paravento per attività terroristiche. L’International Relief Organization (detta altresì International Islamic Relief Organization o IIRO), un’organizzazione finanziata dai sauditi che fu oggetto di indagini da parte della Commissione Finanza del Senato americano per finanziamenti al terrorismo donò almeno 12.000 dollari al CAIR. Infine, cinque affiliati o ex associati del CAIR sono stati arrestati, giudicati colpevoli o espulsi con l’accusa di essere legati al terrorismo: Randall Royer, Ghassan Elashi, Bassem Khafagi, Rabih Haddad, Siraj Wahhaj.
Secondo il senatore Coburn, questi elementi, insieme coi continui rapporti dell’FBI (dal giugno 2008 declassificati), allarmavano da anni sulle infiltrazioni terroristiche dei Fratelli Musulmani in territorio statunitense. Quindi la domanda che in America in questo momento si stanno facendo da più parti è: perché mai il Dipartimento di Giustizia si ostina a partecipare coi suoi impiegati alla convention dell’ISNA e aiutarla a propagandare le sue idee filo-terroristiche? Finora dal DOJ perdura un imbarazzante silenzio. Ancor più imbarazzato il Dipartimento della Sicurezza Interna quando ha scoperto di aver sponsorizzato l’ISNA durante la campagna di adesione patrocinata da Hizb ut-Tahrir, nota organizzazione estremista islamica arcinota alle polizie mondiali. Si pensi che Qazi Hussein Ahmad, terrorista pakistano legato ad al-Qaeda, era stato addirittura invitato a tenere una conferenza all’annuale convention canadese dell’ISNA, ed è stato solo grazie all’intervento del Canadian Coalition for Democracies che ad Ahmad fu impedito l’ingresso in Canada (anche se per un certo periodo egli riuscì a tenere conferenze negli USA).
Praticamente tutti i leader dell’ISNA presentano collusioni con gruppi islamici estremisti quando non sospettati di attività terroristiche, ma ciò pare non preoccupare il Governo americano. Il caso più eclatante è stata la preghiera islamica recitata da Ingrid Mattson, presidentessa dell’ISNA, alla cerimonia di insediamento del presidente Obama; Mattson era anche stata l’ospite d’onore al pranzo del Dipartimento di Stato e aveva incontrato alti responsabili del Pentagono durante l’amministrazione Bush. Eppure già nel 2007, e recentemente, nel luglio scorso, i procuratori federali a Dallas avevano depositato dei documenti che legano la società islamica basata a Plainfield nell’Indiana col gruppo terroristico di Hamas. La partecipazione della Mattson (canadese convertita all’islam) ha fatto infuriare gli altri rappresentanti di confessioni religiose cui lei ha sempre riservato sermoni denigratori e calunniosi in odore di razzismo.
Ci si chiede come sia possibile che l’amministrazione di Obama non si accorga che i suoi partner negli Stati Uniti sono della stessa pasta dei suoi peggiori nemici. Ciò è tanto più inquietante dal momento che il presidente ha appena nominato Dalia Mogahed come consigliere sull’islam nel nuovo comitato Advisory Council on Faith-Based and Neighborhood Partnerships. Dalia Mogahed si presenta alla Casa Bianca col velo e ha già sollevato una marea di critiche. Un suo libro (Who Speaks on Behalf of Islam? What a Billion Muslims Really Think) è stato accusato di apologia del radicalismo islamico, complicità nell’ideologia dei Fratelli Musulmani, e vicinanza con le posizioni delle organizzazioni terroristiche. Per questo alcuni giornali hanno intitolato la scelta con frasi tipo «Obama ostaggio del velo islamico».
Come scrive Paolo Fantuzzi sul Foglio: «Due anni fa una discussione fu avviata da due studiosi del Nixon Center, Robert Leiken e Steven Brooke, che sulla rivista Foreign Affairs pubblicarono il saggio The moderate muslim brotherhood. I due chiesero al Dipartimento di Stato di avviare il dialogo con la Fratellanza sulla base della sua “evoluzione non violenta”. Ma Zeyno Baran, analista della Hoover Institution e collaboratrice dell’Herald Tribune, liquidò così ogni tentativo di dialogo con i Fratelli: “Per loro il Corano non è fonte di legge, è l’unica fonte. La Fratellanza crea una quinta colonna per indebolire i sistemi occidentali. La Fratellanza ritiene necessario diffondere concetti islamici che rigettano la sottomissione e incitano alla lotta”.
Il primo consigliere di Obama per i Rapporti con il mondo islamico, Mazen Asbahi, si dimise quando emersero i suoi legami con la Fratellanza islamista. Un altro membro islamico del board obamiano sulla fede, Eboo Patel, è legato al Council on American Islamic Relations, organismo finanziato dai sauditi e legato ai Fratelli. Le parole della velata consigliera di Obama, Dalia Mogahed, all’atto della sua nomina istituzionale non fanno molto ben sperare: «La conquista dell’Occidente da parte dell’islam non sarà con la spada, ma col proselitismo».
Mr. Obama, e se non volessimo diventare tutti musulmani?
L'islam "moderato" negli Stati Uniti:il caso di Hizb-ut-Tahrir 
    
di Andrea B. Nardi

Abbiamo appena segnalato l'ambiguità che regna del Dipartimento di Giustizia statunitense e alla Casa Bianca rispetto alle nomine di collaboratori e dirigenti in odore di connivenza con organizzazioni musulmane estremiste. Un’altra notizia che ci giunge dagli Stati Uniti non fa che aumentare le preoccupazioni sulla nuova era nei rapporti tra islam e America annunciata da Obama.
Il 19 luglio, centinaia di musulmani statunitensi si sono dati convegno nel lussuoso hotel Hilton di Chicago per la prima d’una serie di conferenze sul suolo americano di Hizb-ut-Tahrir, o Partito della Liberazione, noto gruppo islamista transnazionale fondato nel 1953 a Gerusalemme come affiliazione dei Fratelli musulmani egiziani. Hizb-ut-Tahrir ha avuto poi larga diffusione nel mondo arabo fino ad arrivare in Asia centrale, sulla spinta del colonialismo religioso dell’Arabia Saudita, facendo proseliti soprattutto nella Valle di Fergana, condivisa tra Uzbekistan, Tajikistan e Kirghizistan, all’inseguimento del sogno di un Califfato basato sulla sharia che comprenda queste tre repubbliche ex sovietiche (nelle quali è stato messo fuori legge perché associato ad attività terroristiche. Hizb-ut-Tahrir è al bando anche in Kazakistan e Russia). Lo scorso anno, nel corso di un processo in Uzbekistan, gli accusati hanno ammesso d’aver ricevuto addestramento militare in un campo di terroristi in territorio cosacco. Khalid Sheik Mohammad, reo confesso d’essere stato la mente organizzatrice negli attentati dell’11/9, faceva parte di Hizb-ut-Tahrir, così come Abu Musab Al-Zarqawi, capo di al-Qaeda in Iraq ucciso nel 2006.
Ora, questa simpatica congrega di gentiluomini si è liberamente riunita nella grande sala dell’hotel Hilton di Chicago con una conferenza dal titolo “Fall of Capitalism, Rise of Islam”. Fra speaker, aderenti, sostenitori e imam esaltati, ne è risultata una continua apologia del jihad e dell’islamizzazione forzata dell’Occidente, a cui è sottesa la lotta armata, il razzismo, il totalitarismo, la teocrazia. Insomma, quanto di peggio per la democrazia e la difesa dei diritti umani e sociali occidentali. Ma queste, diranno i dietrologi anti-Usa, sono solo illazioni propagandistiche, mentre Hizb-ut-Tahrir esprime solo la propria linea politica. Il tentativo subdolo di far passare questa organizzazione come “moderata” è stato smascherato in diretta dai giornalisti dell’americana Fox, i quali, durante l’approfondimento proprio di questa notizia al telegiornale, hanno ricevuto la telefonata di un ascoltatore musulmano statunitense, che si definiva moderato e aveva partecipato al convegno.
Ciò che ne risulta alla fine della telefonata, e sconvolge anche gli anchorman della Fox, è che l’ascoltatore auspica una teocrazia islamica nel mondo, pur considerandola inverosimile solo negli Usa, e giustifica o addirittura inneggia al jihad in corso nei vari paesi del pianeta. Da un lato, tenta di convincere che Hizb-ut-Tahrir sia un’organizzazione politica e non attiva militarmente, ma poi, alla precisa domanda se pensa che sia giusto uccidere i suoi concittadini americani in Iraq, egli risponde d’essere sicuramente dalla parte dei jihadisti iracheni. Poi l’ascoltatore anonimo continua a spiegare come alla conferenza si sia parlato solo di politica e di proselitismo religioso, ma i due giornalisti erano presenti alla convention e gli fanno notare che nello statuto di Hizb-ut-Tahrir è enunciata per iscritto la vocazione a costruire un impero mondiale islamico retto dalla sharia, e il jihad viene considerato un dovere morale, il più altro dovere morale dell’islam. Come se non bastasse, durante il convegno sono passati documenti, immagini e interventi in cui si inneggiava ai gruppi estremisti, al-Qaeda compresa; inoltre, per tutto il tempo voci registrate denunciavano i “misfatti” americani, occidentali e israeliani.
Il pericolo insidioso, dunque, non giunge solo dai gruppi militari islamisti, ma anche da quelli che si autodefiniscono “moderati”, la cui copertura serve soltanto ad ammantare di legalità le attività da cui traggono sostentamento i terroristi attivi. Ciò è denunciato chiaramente anche dall’Aifd, American Islamic Forum for Democracy, l’unica organizzazione musulmana statunitense che ha il coraggio di smascherare questi gruppi, in primis Hizb-ut-Tahrir, da essa definita come «una delle più storiche e importanti organizzazioni per il jihadismo, espulsa da Germania, Russia e da molti paesi arabi, dedita all’indottrinamento e reclutamento di futuri terroristi soprattutto fra i ragazzini di nove e diciotto anni».
Dello stesso parere è il Pubblico Ministero Federale Andy McCarthy, autore di Willful Blindness (Cecità volontaria): «Hizb-ut-Tahrir è una delle più crudeli versioni dei Fratelli Musulmani. Essi sono l’anima ideologica della violenza, anche se raramente la praticano in prima persona. Molti dei loro seguaci in un secondo tempo finiscono per passare ai gruppi terroristici come al-Qaeda. Il loro metodo è l’indottrinamento e la propaganda secondo i peggiori principi fondamentalisti salafiti che includono la lotta armata». Il Pubblico Ministero continua affermando che «i Fratelli Musulmani e Hizb-ut-Tahrir, tramite gli aiuti finanziari sauditi, si sono infiltrati profondamente nel nostro paese e hanno ormai coltivato due generazioni di attivisti perfino nelle università americane. Sono molto organizzati e disciplinati. Adesso occorre vigilare anche sul nostro sistema costituzionale, poiché i loro avvocati, grazie a buchi dell’ordinamento democratico, sono in grado di evitare qualsiasi persecuzione giuridica con sofisticati cavilli legali. Dobbiamo stare in guardia di fronte a queste presunte organizzazioni islamiche “moderate”».
Un monito che l’amministrazione Obama farebbe bene ad ascoltare.
 



 





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25 luglio 2009

L’ORRORE DEI DELITTI D’ONORE DILAGA IN OCCIDENTE

 

             

Delitto d’Onore canadese – Tre arrestati per l’Omicidio di quattro Ragazze islamiche che sono state trovate Morte in un’Auto sommersa, il Mese passato  Canadahonorkilling

Mercoledì 22 luglio 2009
AGGIORNAMENTO: come sospettato, i Membri della Famiglia accusati per le Morti nel Canale di Kingston
à Canalvictimskilledbyfamilyß
                      
 
 AGGIORNAMENTO  Corner.nationalreview
href="http://www.cyberpresse.ca/actualites/quebec-canada/justice-et-faits-divers/200907/22/01-886464-drame-de-kingston-des-membres-de-la-famille-arretes.phptarget="_blank">La Presse riporta ora che il Padre, la Madre e il Fratello delle Ragazze sono stati arrestati  sulla Strada verso l’Aeroporto di Montéal, e che la deceduta “Zia” o (alternativamente) “Cugina” era, in effetti, la prima Moglie first wife del Padre delle Ragazze. Le Parole “Crimine d’Onore” iniziano a venir prese in Considerazione dai Giornali.
                        
 
 
Tre delle Vittime di un Incidente d’Auto a Kingston, Ontario, sono visibili su questa Foto di Famiglia senza Data. Le Sorelle Zainab Shafii, Sahar Shafii e Geeti Shafii di St. Léonard, insieme alla loro Zia Rona Amir Mohammed, tutte morte quando la loro Auto è affondata nel Canale Rideau.    
La Polizia e i Media sono stati molto cuciti in merito a quello che appare essere l’Assassinio di quattro Ragazze islamiche. Sono stati fatti degli Arresti, ma non possono commentare oltre fino a domani? Cosa accade?
Alla Polizia è stata cucita la Bocca in merito alle Prove relative all’Auto sommersa (grazie dell’Informazione ad Armaros) ctv.ca

Zainab Shafii, 19enne, e le sue due Sorelle, Sahar 17enne e Geeeti, 13enne, sono state trovate dentro una Nissan Sentra nera, sommersa nell’Acqua, vicino ad una Chiusa del Canale Rideau a nordest di Kingston. Un altro Membro 50enne della Famiglia, Rona Amir Mohammed, era pure dentro l’Auto. Non è stato chiaro come l’Auto sia finita nel Canale, siccome la Polizia non è riuscita a trovare alcuna Traccia di Copertone da seguire, e il Veicolo avrebbe dovuto passare attraverso diverse Barriere per finire nell’Acqua.

Il Padre delle Adolescenti, Mohammed Shafii, ha detto più tardi ai Giornalisti che ha creduto che la sua Sorella più grande, Zainab, avesse fatto andar fuori Strada l’Auto guidando spericolatamente.
Crede che le sue Figlie e la loro Parente siano presumibilmente morte quale Risultato di un tragico Incidente.
In Apparenza no. Non se sono stati fatti degli Arresti. Il Padre è stato rapido con le Spiegazioni, comunque.

Un Commentatore ha notato: “Sarebbe interessante per alcuni Lettori di sapere che il Motel Lord Nelson, dove la Famiglia (presumibilmente) ha affittato due Stanze, è circa a 15 Minuti di Cammino da dove le quattro Donne sono annegate. I “Sopravvissuti” della Famiglia hanno dichiarato di non sapere il Nome del Motel, pagato in Contanti, di cui non avevano la Ricevuta – tutto ciò era nelle News locali di Kingston. Il Giornale locale ha pure detto che il Guardiano notturno non può essere localizzato per ottenere Commenti. L’Operatore del Motel ha detto di essere stata licenziata – in quanto sospettata di intascarsi i Pagamenti in Contanti – e non c’è alcuna Registrazione in merito al Soggiorno della Famiglia presso il Motel …”.
Pure, è interessante notare che la Madre avrebbe dato le Chiavi dell’Auto a sua Figlia, quando questa non aveva la Patente. E l’ha autorizzata a portare le sue Sorelle più giovani con lei? Ciò non sembra essere totalmente estraneo al Carattere di un Genitore?

                             
 
Gli arresti compiuti per le morti nel canale di Kingston
La Polizia ha eseguito degli Arresti in Connessione con le Morti misteriose di tre Sorelle di Montréal, e della loro Parente femmina più anziana, la cui Auto è stata trovata a Giugno inoltrato sommersa nell’Acqua vicino alla Chiusa del Canale Rideau di Kingston, Ontario – riportano le News di CBC, Mercoledì.
La Polizia ha detto che faranno altre Dichiarazioni in merito al Caso alle 14:00 di Giovedì, presso il Quartiere generale della Polizia di Kingston. Nessun altro Dettaglio è stato rilasciato.
                       
 
La Gazzetta di Montéal scopre la Notizia nel modo più approfondito Family charged in possible honour killings

Il Mistero che circonda le Morti incomprensibili di tre Sorelle da St. Léonard e della loro Parente – i cui Corpi sono stati scoperti in un’Auto sommersa nel Canale Rideau vicino a Kingston, il Mese passato – si è ispessito Mercoledì quando la Polizia ha annunciato che lo Status delle loro Investigazioni era cambiato.
Mentre né la Polizia di Kingston né quella di Montréal confermerebbero i Rapporti secondo cui tre Persone sono state arrestare Ieri, mentre andavano all’Aeroporto di Trudeau, dei Vicini che hanno parlato con il Giornale The Gazette hanno detto che gli Investigatori di entrambi le Forze di Polizia hanno speso diverse Ore presso la Casa delle Vittime a St. Léonard, Martedì notte.

Menor si è rifiutato di dare altri Dettagli in merito al Cambiamento intervenuto durante l’Investigazione o di commentare gli Arresti riportati. Mentre la Polizia di Kingston si è sempre riferita alle Morti come sospette, lei ha inizialmente sempre descritto il Caso come Investigazione coroner, lasciando aperta la possibilità che le Morti fossero accidentali.
Ciò sembra essere cambiato.  

Roger Skinner, il Supervisore regionale dei Coroner per la Regione orientale, dell’Ufficio di Kingston, non commenterebbe sulle Autopsie condotte sui Corpi. Ha detto di non sapere che la Polizia avesse pianificato una Conferenza d’Aggiornamento per oggi stesso.

I Corpi delle tre Sorelle – Zainab Shafii, 19enne, Sahar Shafii, 17enn, e Geeti Shafii, 13enne – e della loro Parente Rona Amir Mohammed, 50enne, sono stati scoperti in un’Auto sommersa, vicino alla Chiusa dei Mulini di Kingston, il 30 giugno.

Mohammed è stata descritta nei Rapporti dei Media quale la Zia delle Sorelle. Ma la Madre delle Ragazze, Tooba Mohammad Yahya, ha detto al Giornale The Gazette che Mohammed è sua Cugina.

La Polizia di Kingston si è riferita a Mohammed solo come “Parente”.
Questo Mese, Yahya ha detto a The Gazette che lei, suo Marito Mohammed Shafii, la maggior Parte dei loro sette Figli, e Mohammed stavano ritornando a Montréal dopo Vacanze e la Visita a Parenti presso le Cascate del Niagara. La Famiglia, che viaggiava con due Auto, si è fermata presso un Hotel a Notte tarda durante il Viaggio e – secondo Yahya – la sua Figlia più vecchia le ha chiesto le Chiavi della loro Nissan Altima. Yahya ha detto che lei pensava che sua Figlia volesse praticare la Guida e che la Figlia ha preso l’Auto senza il Permesso prima che il tutto finisse, in qualche Modo, nel Canale Rideau.

Le tre Sorelle, erano tutte nate a Kabul, in Afghanistan. La loro Famiglia ha traslocato a Dubai negli anni Novanta e in Canada due Anni fa.

Nessuno ha risposto alla Porta dei Shafii, ieri, e le Persiane sono rimaste chiuse, mentre i Giornalisti e i Cameramen si raccoglievano all’Esterno. Un Minivan blu Pontiac stava nel Vicolo fuori il Duplex bianco, ma non era chiaro se appartenesse alla Famiglia Shafii.

I Vicini hanno detto che svariati Veicoli della Polizia di Montéal e della Polizia dell’Ontario hanno speso una considerevole Quantità di Tempo presso la Casa delle Vittime, Martedì sera.
“(La Polizia) è stata qui per almeno due Ore. È arrivata alle 18:00 e deve essere andata via tre Ore più tardi” - ha detto Chantal Tremblay, che vive sopra la Famiglia, nel Duplex.
Un’altra Donna, che vive dall’altra Parte della Strada, ha detto che ha visto degli Ufficiali entrare nella Casa, e poi ha visto tre Uomini - che sono stati all’interno -, uscire e attendere sul Prato.

 
“Avrebbe potuto essere il Padre e i Fratelli, non so” – ha detto la Donna, che ha parlato a Condizione che non si facesse il suo Nome. “Quando le Auto della Polizia sono andate via, il Van nel Vicolo le ha seguite. Non so chi ci fosse nel Van”.

AGGIORNAMENTO: Fuga di Notizie – Sì, un Omicidio d’Onore Yes, an honor killing

La Polizia terrà una Conferenza a Kingston oggi ma non rivelerà presumibilmente i Dettagli che sa in Modo esclusivo, incluse le Asserzioni di Parenti di Rona Amir Mohammed, secondo cui è stato un Omicidio d’Onore.
 I Parenti mi hanno pure detto che Rona Mohammed è stata la prima Moglie di Mohammed Shafii, il Padre delle tre Sorelle adolescenti trovate morte nell’Auto, e che lei non era la loro Zia, come hanno dichiarato altri Membri della Famiglia.

                           
 
Questa foto, è stata spedita alla Polizia di Kingston, appositamente per mostrare che lei aveva sposato Shafii a Kabul, in Afghanistan, 30 anni fa.

“Siamo convinti che questo è un Crimine d’Onore” - ha detto Diba Masoomi, alla Polizia di Kingston, in un’E-mail spedita frettolosamente all’Ufficio del Capo della Polizia, due Settimane fa.
Il Giornale ha ottenuto una Copia della E-mail inviata da Masoomi, che vive a Niort, in Francia.

Lei dichiara di essere la Sorella di Rona Amir Mohammed e ha pure fornito la sorprendente Testimonianza per cui la Donna morta è stata la prima Moglie di Mohammed Shafii, il Padre delle tre Ragazze morte. Ha fornito Foto che – dichiara - mostrano Shafii e Mohammed al loro Matrimonio in Afghanistan, 30 anni fa. La Coppia non ha mai divorziato.
Masoomi ha detto che il Matrimonio è stato nascosto poiché la Famiglia ha traslocato in Canada due Anni fa.

In Interviste dopo le Morti, Shafii e la Donna che ha presentato come la sua unica Moglie, Tooba Mohammed Yhaya, hanno detto che Rona Mohammed era la Cugina di Tooba.
Ali Shafi, un Fratello 15enne delle Ragazze morte, ha detto al Whigh-Standard in un’Intervista ( told the Whig-Standard in an interview ), l’8 luglio, che Rona Mohammed era sua Zia.
“Per un po’ di Tempo, mia Sorella, come pure la Figlia più vecchia della Coppia Shafii, Zainab, hanno ricevuto Minacce di Morte per Ragioni sociali, culturali e familiari” – ha scritto Masoomi nell’E-mail inviata alla Polizia di Kingston.

In un’Intervista tradotta, Masoomi, che non parla Inglese o Francese, ha spiegato che Rona Mohammed è stata in Contatto regolare con i suoi Parenti in Europa, e che ha detto loro che temeva per la sua Vita.
“Era molto spaventata” – ha detto Masoomi al Whig-Standard, attraverso sua Figlia Elaha Masoomi. “C’erano Minacce di Morte”.

Diba Masoomi ha detto che Rona Mohammed ha sposato Shafii a Kabul, in Afghanistan. Poiché lei non poteva avere Figli, lui ha preso una seconda Moglie, una Pratica che non è in-comune nella Cultura afghana.
Shafii e la sua seconda Moglie hanno avuto sette Figli.
Masoomi ha detto che sua Sorella è rimasta con la Famiglia e ha cresciuto i Figli, persino quando si sono spostati a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, 17 Anni fa.

Il Whig-Standard ha raggiunto un altro Parente di Rona Mohammed, la Sorella Homa Kahoush, che vive in Svezia. Lei pure non parla Inglese né Francese.
In un’Intervista tradotta da suo Figlio, Naveed Mohammed, lei pure ha detto che Rona era la prima Moglie di Shafii, un Fatto che è stato nascosto dalla Famiglia in Canada.
La Polizia di Kingston si è rifiutata di commentare in merito alle Informazioni.
[...]

L’unico Parapiglia che la Famiglia ha mostrato, secondo Carpanzano, è accaduto circa un Mese prima delle Morti al Mulino di Kingston, quando il Fratello più anziano gli ha detto che sua Sorella, la 19enne Zainab, aveva lasciato improvvisamente la Casa.
“Il Fratello più anziano ha detto: “Abbiamo chiamato la Polizia perché mia Sorella, è corsa via” – ha raccontato Carpanzano. Da quanto abbiamo udito sembra che lei uscisse con qualcuno che i Genitori non volevano, e lei è fuggita, sfidando l’Autorità dei suoi Genitori”.


Ha detto che il Fratello non ha citato alcunché in merito alla Possibilità che lei si fosse sposata.
“L’unica Cosa che so è che ha detto che lei vedeva un Tipo ma che la Famiglia non era d’Accordo con ciò. La Famiglia non ha detto perché” – ha detto Carpanzano.

http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=737




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25 luglio 2009

Sprechi, il falso mito delle giunte rosse

 

 
Il ministro Renato Brunetta mette on-line sul sito della Pubblica Amministrazione tutte le consulenze esterne degli enti locali: sono elenchi relativi all’anno 2008 e riguardano 11.608 amministrazioni che hanno comunicato 285.466 incarichi, per un totale di compensi pari a 1,4 miliardi di euro. II Giornale ha «spiato» nei bilanci delle città rosse e ha scoperto che a Bologna l’ex sindaco Cofferati è riuscito ad affidare 4 incarichi al giorno. A Torino Chiamparino paga esperti per la lotta biologica integrata alle zanzare e spende 180mila euro per studiare la divisione del lavoro. E a Napoli Rosa Russo Iervolino getta al vento 25mila euro per un palazzo abbandonato da 10 anni. Sono solamente alcune delle curiosità che mettono fine al mito delle buone amministrazioni delle giunte di sinistra.

Torino, c'è pure l'esperto che deve "ripensare la cittadinanza"

Bologna, Cofferati senza limiti: è riuscito ad affidare 4 incarichi al giorno

Napoli, mostra blasfema: 200mila euro all'ideatrice




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24 luglio 2009

La faida tra gli ayatollah è il sintomo della disgregazione dell'Iran

 

La faida tra gli ayatollah è il sintomo della disgregazione dell'Iran 

di Jacopo Mogicato

Dopo il sermone di venerdì scorso dell’Ayatollah Rafsanjani, la crisi del regime iraniano si è "istituzionalizzata". Il discorso, pronunciato all'università di Teheran, è stato duro e non ha risparmiato critiche alla decisione della guida suprema Khamenei di confermare il risultato delle urne.
“Abbiamo organizzato lo Stato prendendo come punto di riferimento la volontà del popolo - ha detto Rafsanjani durante la preghiera - Se l'elemento islamico e quello repubblicano della rivoluzione non sono preservati, ciò significa che abbiamo dimenticato i principi della Rivoluzione”. Di seguito, l’ayatollah moderato ha scagliato accuse pesantissime contro Ahmadinejad e ha reclamato l’immediato rilascio dei prigionieri politici.
I vertici del potere della Repubblica Islamica hanno sempre smentito con forza che nel Paese fosse in atto una crisi, affermando tutt'al più che dietro al movimento che guida le proteste e le manifestazioni per i brogli elettorali ci fosse lo zampino degli americani, degli israeliani e soprattutto degli inglesi. Invece, le parole di Rafsanjani hanno mostrato un’altra realtà: all’interno del clero sciita non c’è più l’unità di intenti sbandierata dal regime, bensì una netta frattura tra l’ala moderata e quella più oltranzista, come confermato anche dagli altri Ayatollah come Montazeri e Ardabili.
Non più solo Mousavi contro Ahmadinejad, dunque, ma anche Rafsanjani contro Khamenei. Uno scontro per la lotta al vertice del potere, in cui la popolazione gioca un ruolo marginale. Uno scontro per l’anima stessa della Repubblica islamica, che nel medio-lungo periodo potrebbe provocare la caduta stessa del regime.
Intanto dall’Iran continuano ad arrivare notizie sempre più crude sulla repressione messa in atto dal governo. “Quando avevo diciotto anni sono stato insignito dell’onore di sposare (violentare, Ndr) una donna prima della sua esecuzione capitale”. Queste le raccapriccianti dichiarazioni  che il Jerusalem Post ha ottenuto attraverso un’intervista esclusiva ad un membro anonimo dei Basiji e che l’Occidentale ha pubblicato martedì scorso. Il motivo che ha spinto il Basiji a tradire l'organizzazione è stato il suo arresto. La colpa, quella di aver scarcerato due ragazzine di tredici e quindici anni che erano state arrestate durante le manifestazioni per i brogli avvenuti nelle ultime elezioni politiche. Il Basiji redento, memore delle atrocità compiute in passato, ha confessato: “Sapevo quale sarebbe stata la loro sorte se non le avessi rilasciate”.
I Basiji sono un gruppo fondamentalista creato per diretta emanazione dell’Ayatollah Khomeini nel novembre del 1979, durante la guerra tra Iran e Iraq. Era formato da volontari di sesso maschile che erano troppo giovani o troppo vecchi  per combattere. Il loro scopo durante il conflitto era quello di “martirizzarsi”, facendosi saltare in aria. Alla fine della guerra, sono divenuti l’organo ufficiale di repressione nelle città e nelle moschee iraniane. Poi, con l’avvento di Ahmadinejad, i Basiji hanno ottenuto un ruolo ancor più rilevante: reprimere le proteste della popolazione e agire come forza di polizia per il rispetto della Sharia e degli standard morali del paese.
L’uccisione e la tortura contro i manifestanti e i dissidenti del regime non è una nuova scienza, in Iran. Era già applicata durante il regime dello Scià. Le strategie e gli obiettivi sono gli stessi in ogni tipo di tortura: l’estorsione di confessioni (sia vere che false) e l’umiliazione corporale e psicologica, allo scopo di prevenire ulteriori atteggiamenti non consoni al regime. Questa regola vale anche per i manifestanti che sono ben al di sotto dei diciotto anni di età.
Come Sohrab Aarabi, sparito durante la manifestazione del 15 giugno 2009 e morto in circostanze sospette. O la tremenda storia delle giovani vergini sposate e violentate, raccontata dal Basiji redento. La Repubblica Islamica tratta così la sua popolazione. Il vaso di Pandora non è ancora stato aperto e già si intravedono gli orrori di una repubblica che è tale solo nel nome.




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24 luglio 2009

Ex Pci: resistenza? Sì, ma contro la verità

                                       


Ex Pci: resistenza? Sì, ma contro la verità


di Giampaolo Pansa

Pubblichiamola sintesi dell’intervento «Il maledetto revisionista» che sarà presente sul prossimonumero di «Atlantide», quadrimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà diretto da Giorgio Vittadini dal titolo La realtà non è un’opinione, inuscita al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009) e nelle librerie e edicole. Giampaolo Pansa è in libreria anche con il suo ultimo saggio storico, Il revisionista (Rizzoli), dove raccontala sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico.
È da parecchi anni che sono infastidito da gente testarda nel rifiutare la conoscenza come avvenimento. Parlo di chi non vuole saperne del revisionismo sulla nostra guerra civile. E più in generale del revisionismo sulla storia del comunismo italiano. Li tengo d’occhio da un pezzo, così come loro tengono d’occhio me. Insomma, siamo duellanti che si guatano da lontano. Per incrociare le lame di tanto in tanto.
Proprio perché li conosco bene, non credo di sbagliare se dico che oggi li vedo ammosciati. Sì, li scopro con la grinta dimezzata, persino lamentosi. Non hanno più l’arroganza di quando mi attaccavano ogni volta che usciva un mio libro. Adesso se possiedono ancora un po’ di boria, non osano più mostrarla in pubblico.
Il motivo è semplice. Gli anti revisionisti si sono accorti che la loro merce è passata di moda. Un pubblico sempre più diffuso di lettori sta con il Pansa di turno. Per questo si sentono soli e anche un po’ abbandonati. L’applauso dei trinariciuti gli arriva ancora, ma non gli basta più. La crisi culturale della sinistra, primo sintomo della crisi politica, li ha travolti. E non possono contare su una sponda sicura, come gli accadeva prima.
Di chi è la colpa della decadenza che li angoscia? Gli ostinati se la prendono con il mercato culturale, che esige un pensiero sempre più leggero. E immagino che rimpiangano i tempi del pensiero pesante, anche sotto la forma del pensiero unico. Una testimonianza di come stiano le cose nel loro campo l’ho trovata qualche mese fa leggendo un numero di Tuttolibri, il supplemento letterario della Stampa.
Il sabato 14 marzo 2009, Tuttolibri si apriva con un intervento di Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea a Torino. De Luna era stato uno dei miei critici più costanti a partire dal Sangue dei vinti. Qui citerò soltanto lui, trascurando altri articoli, tutti lagnosi, usciti di recente contro di me. Specialmente sull’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci e oggi diretto da Concita De Gregorio.
L’articolo di De Luna era intitolato Il pensiero è sempre più leggero. E l’occhiello recitava: «Si è sciolto il rapporto tra ricerca ed editoria, cultura e politica, per inseguire il mercato. Mentre più che mai servirebbe una saggistica “pesante” (e pensante)». Confesso che mi è sembrato il concetto più chiaro di quella pagina. Poiché gli argomenti del professor De Luna non mi sono mai risultati di facile comprensione. Ho capito comunque che, nella logica delunesca, se il pensiero si era troppo alleggerito la colpa era certamente dei revisionisti come il sottoscritto. Non venivo indicato per nome, perché i docenti universitari citano soltanto i loro pari grado. Ma era chiaro che il professor De Luna si riferiva soprattutto ai miei libri. Sentiamolo in presa diretta.
«Il successo del revisionismo ha fatto scuola - si lagnava il Prof. - con le sue migliaia e migliaia di copie vendute». E tutte di libri colpevoli di tante nefandezze. Libri «che programmaticamente rifiutano di fornire le “prove” delle loro argomentazioni». Libri «che si affidano a modelli narrativi (lo pseudo romanzo o il finto dialogo) che nascondono l’inconsistenza delle tesi storiografiche proposte». Libri «che si sottraggono al confronto con la verità (o con la verosimiglianza), per inseguire i clamori del successo mediatico e obiettivi immediatamente e squisitamente politici».
«A questo si aggiunge - continuava il professor De Luna - la frattura che si è consumata tra il mondo della politica e quello della cultura accademica, quella storica in particolare. La storia non appartiene più ai percorsi di formazione della nostra classe politica». Tralascio il seguito della requisitoria delunesca. Rivolto ai capi della sinistra, ieri diessina e oggi democratica. Politici incapaci di affidarsi «alla Storia», con l’iniziale maiuscola. Tanto è vero che i primi due segretari del Partito democratico, Walter Veltroni e Dario Franceschini, si sono presentati al loro pubblico con due romanzi, «e non è un caso».
Di quell’intervento mi ha colpito una cosa non detta. Il professor De Luna non spendeva una parola per spiegarci i motivi del silenzio suo e di molti dei suoi colleghi universitari a proposito della Guerra civile. Non ne scrivono quasi mai. Non la studiano. Non se ne curano, se non per replicare a chi non sta agli ordini della storiografia rossa. Insomma tacciono, come se si fossero resi conto che i loro vecchi schemi non reggono più alla prova dei fatti. Tanto è vero che l’ultima indagine generale sulla Resistenza, quella di Santo Peli pubblicata da Einaudi, risale al marzo 2004, più di cinque anni fa.
Revisionismo e pensiero pensante
Ma adesso smetto di parlare del professor De Luna per dire qualcosa su di me, mandato da lui sul banco degli imputati. Con l’accusa di distruggere a colpi di revisionismo il pensiero pesante. Certo, sono un dilettante della ricerca storica, pur avendo alle spalle un’ottima laurea grazie a una tesi di storia contemporanea: «Guerra partigiana fra Genova e il Po», pubblicata da Laterza nel 1967. E mi muovo da anni su un terreno che ho studiato a fondo e credo di conoscere come pochi: l’antifascismo armato, lo scontro fra la Resistenza e la Repubblica sociale, il dopoguerra macchiato da un’infinità di delitti.
Ecco un campo minato dai divieti dei parrucconi rossi: quelli di partito e quelli dell’accademia. Qui ho incontrato di continuo commissari politici travestiti da intellettuali e boriosi professori nullascriventi. Tutti pronti a muoversi da giudici spocchiosi dell’Inquisizione antifascista. Con un solo chiodo in testa: punire anche il più timido revisionismo come un’eresia maledetta e pericolosa, da soffocare. Parlo delle revisioni che non tornano comode alla cultura comunista. E che, dunque, non debbono essere ammesse. Questi parrucconi mi fanno sorridere. Soprattutto perché fingono di dimenticare che le sinistre italiane sono sempre state iper revisioniste, ogni volta che gli è convenuto esserlo.
Pensiamo a Stalin, prima grande padre buono di tutti i popoli della terra e poi despota feroce. Oppure al maresciallo Tito. Dipinto dal Pci come un eroe della libertà, il vincitore della guerra in Jugoslavia contro nazisti e fascisti. Poi sputacchiato sempre dal Pci, quando nel 1948 rompe con l’Unione Sovietica. E, infine, di nuovo esaltato dal Pci a partire dal 1955, quando la frattura con Mosca si ricompone. Li ho visti in azione questi parrucconi. Ma pur essendo un dilettante solitario, senza un partito che mi difendesse, non mi sono spaventato. Ho tirato i sassi contro i padroni post comunisti della storia italiana. Ho provato a scrivere le pagine lasciate in bianco da loro, per calcolo politico o per viltà intellettuale. Li ho sbugiardati. Li ho costretti a replicare spacciando altre bugie. Ho contribuito a svelare la loro mediocre doppiezza. Mi sono fatto dei nemici. Ma ho incontrato molti amici: italiani per bene, stanchi di troppe menzogne e alla ricerca della verità.
Nello scoprire questi tanti amici, libro dopo libro mi sono reso conto di una realtà che prima non vedevo con chiarezza. In Italia esiste un’opinione pubblica moderata, di centro-destra, di destra o semplicemente liberale, che per anni ha faticato a emergere sul terreno della cultura diffusa. All’inizio era un’opinione «povera», perché non poteva contare sull’apparato culturale a disposizione della sinistra. I partiti che aveva alle spalle erano scomparsi nel gorgo di Tangentopoli. E l’unico rimasto in piedi, il Movimento sociale, stava cambiando pelle e natura.
Senza rendermene conto, ho contribuito a liberare questa opinione. Dopo I figli dell’Aquila, dedicato a chi aveva combattuto per la Rsi, e soprattutto dopo Il sangue dei vinti, ho ricevuto sino a oggi almeno tremila lettere. Sono soprattutto di donne che mi narrano la loro storia e quella della loro famiglia negli anni della guerra civile e del primo dopoguerra. E mi ringraziano per avergli dato il coraggio di scriverne, dopo decenni di silenzio obbligato.
La caduta del bavaglio
Il maledetto revisionismo ha fatto cadere un altro piccolo muro di Berlino. Era quello del bavaglio imposto dalla cultura e dalla storiografia comuniste a tanti italiani esuli in patria. I paria, i reprobi, gli sconfitti che l’arcigno Arco costituzionale, fondato sulla Dc e sul Pci, non voleva riconoscere come cittadini con pari dignità. Un lettore mi ha scritto che, con i miei libri, non ho soltanto liberato la memoria dei morti, ma anche quella dei vivi, dei loro figli, dei loro nipoti. «Vissuti per anni con il sasso in bocca - diceva una lettrice - identico a quello che la mafia adopera per le sue vittime».
Adesso l’opinione pubblica fatta emergere dal revisionismo sulla guerra civile è meno povera di prima. Ma si scontra ancora con due grandi difficoltà. La prima è rivelata dal paradosso che connota l’Italia di oggi. Il vecchio Pci è scomparso da vent’anni, dopo la fine dell’Unione Sovietica. E i partiti nati dalle sue ceneri sono sempre più deboli. Eppure l’egemonia culturale rossa resiste ancora. Perché è un’egemonia proprietaria. E sta in piedi grazie a quel che possiede e usa di continuo.
L’elenco delle sue proprietà è lungo. Le cattedre di storia contemporanea in molte università. L’insegnamento della storia nelle scuole medie superiori. Una catena di case editrici. I tanti festival del libro, a cominciare dal rosso Salone di Torino che esclude quasi sempre autori invisi alla sinistra. I premi letterari. I convegni culturali in centri grandi e piccoli. Tanti giornalisti. E parecchi quotidiani. A cominciare da Repubblica: un giornale-partito, dalla pedagogia autoritaria, importante per numero di copie diffuse e per il pensiero unico che fa circolare e riesce ancora a imporre.
Ho descritto una struttura difficile da sgretolare. E che resiste quasi intatta a ogni crisi. È vero che conta meno di un tempo. Però seguita a rimanere in piedi. Assomiglia a un gigante sempre più confuso, ma tuttora in grado di far pesare la propria forza. Ha dalla sua anche una quota della televisione pubblica: la rete 3 della Rai, il suo telegiornale, i suoi programmi culturali. Non è un caso se non sono mai riuscito a presentare i miei libri revisionisti su questa rete. La censura rossa mi ha sempre sbarrato il passo. Trovando molti piccoli censori pronti a obbedire. I motivi di queste esclusioni sono tanti e tutti falsi: Pansa diffama la Resistenza, Pansa inventa stragi mai avvenute, Pansa scrive cose che non pensa per intascare buoni diritti d’autore, Pansa si è messo al servizio del centrodestra di Silvio Berlusconi... Ma esiste pure un motivo più serio, quello decisivo. E riguarda la storia del Pci nella guerra civile e nel dopoguerra.
L’apparato culturale e storiografico comunista ha sempre sostenuto che il Pci di Togliatti, di Longo e di Secchia era un partito democratico già all’inizio degli anni Quaranta. E non aveva mai coltivato l’intenzione di continuare la guerra civile anche dopo la Liberazione. Già, non ha mai cercato di conquistare il potere con le armi. Non ha mai voluto fare dell’Italia una repubblica popolare, dove la «democrazia progressiva», così la chiamavano, sarebbe stata al servizio dell’Unione Sovietica.
Nei miei libri, mettendo in fila una serie di fatti incontestabili, ho invece provato che l’obiettivo finale del Pci era proprio un regime autoritario. Con un solo partito e una polizia politica onnipotente. I comunisti non combattevano per la libertà degli italiani, ma per un’altra dittatura, rossa invece che nera. Anche storici ben più professionali di me hanno affermato la stessa verità indiscutibile. Ma è proprio questa verità a suscitare la reazione rabbiosa dei dirigenti post comunisti e degli storici rossi. La considerano una falso totale. E nel replicare vanno fuori di testa. Come ho potuto constatare anche in qualche risposta nervosa al mio ultimo libro, Il revisionista, uscito in maggio da Rizzoli.
Ecco uno snodo cruciale nella vicenda della Resistenza e del primo dopoguerra. E non si tratta soltanto di un problema storiografico. Siamo di fronte a una questione che si riflette sulla lotta politica del 2009. Basta dare un’occhiata alla tribuna d’onore del Partito democratico per rendersi conto che molti dirigenti vengono dal vecchio Pci. E sono cresciuti alla sua scuola. Pensiamo a D’Alema, a Fassino, a Veltroni, a Bersani, a Livia Turco, ad Annamaria Finocchiaro, a Violante, a Reichlin e a tanti altri ancora. Ammettere la verità sul vecchio Partitone rosso, manderebbe in crisi la loro cultura e le loro stesse figure. Qualunque giovane militante potrebbe chiedergli conto delle menzogne che anche loro hanno avallato. E della loro ostinazione a non rinnegarle.
Per questo di qui non si passa. Ci vorrà ancora del tempo prima che dall’area post comunista arrivi qualche ammissione. Riconoscere che il Pci della guerra partigiana aveva propositi golpisti significa aprire una falla in una diga. Con l’obbligo di rileggere in un modo nuovo, e pericoloso, tutta la storia del comunismo italiano nella prima Repubblica. Una storia che non è quella degli antichi egizi, ma del nostro tempo. Con vecchi protagonisti sempre sulla scena. Basta pensare all’uomo-immagine della sinistra radicale: Pietro Ingrao. Non era lui ad aver giustificato alla Camera dei deputati la fucilazione di Imre Nagy e di altri dirigenti dell’insurrezione ungherese contro i sovietici? Sì, era lui. Ed eravamo già nel giugno 1958.
La questione Msi
Ma l’opinione pubblica moderata incontra anche una seconda difficoltà. Questa deriva dalla scomparsa di un partito che si era sempre opposto alla cosiddetta vulgata resistenziale. E ai falsi storici che la sorreggevano. Mi riferisco al vecchio Msi, sciolto da anni, e poi di Alleanza nazionale che in marzo è entrata nel Popolo della libertà. So per esperienza che molti dirigenti di An la pensano come prima a proposito della guerra civile. Il problema è che il loro leader non la pensa più nello stesso modo.
Sto parlando di Gianfranco Fini, oggi presidente della Camera. Osservo come si muove, che cosa dice, quello che scrive. Ho anche discusso con lui, in un dibattito pubblico a Montecitorio, nel maggio di quest’anno. Ma continuo a non capirlo. Fini è un enigma vivente. Oggi respinge per intero un passato che pure gli appartiene, anche perché gli ha garantito la carriera. Siamo di fronte a un caso strabiliante di revisionismo all’incontrario. E penso che ci riserverà molte sorprese, tutte stupefacenti.
Serve a una cultura liberale una posizione come quella di Fini? Penso di no. La conoscenza a proposito della storia non progredisce nella confusione. Rovesciando un vecchio motto, potremmo dire: se il disordine sotto il cielo si fa grande, la situazione non diventerà mai eccellente.




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22 luglio 2009

Notizie fuori onda.Nata con metà cervello, nei suoi occhi un segreto prezioso

 Nata con metà cervello, nei suoi occhi un segreto prezioso
 
Ha solo dieci anni e tra i suoi occhi e la sola porzione di cervello che possiede é racchiuso un segreto. Potremmo chiamarla con un nome di fantasia, come spesso si usa fare in questi casi, ma questa bimba tedesca sarà conosciuta per due caratteristiche che la rendono unica: ha solo la metà di un cervello normale ma ha un'incredibile capacità visiva, che condensa la potenza di due occhi in uno solo.
L'emisfero destro del suo cervello non si é sviluppato nell'utero materno: ne é priva da sempre, e con esso rischiavano di andare perse anche molte delle capacità che attribuiamo a un essere vivente. Tra cui la vista.
L'asportazione di parti di cervello, che può rendersi necessaria nelle terapie più complesse, comporta la perdita della vista al lato destro o al sinistro. Significa che la persona 'curata' non può più vedere gli oggetti a destra o a sinistra del campo visivo. Nel caso di questa giovanissima paziente, da sempre vissuta con il solo emisfero sinistro, il campo visivo é perfetto.
Il miracolo é avvenuto nel complesso di nervi e fibre che collega il cervello agli occhi, ed é un chiaro segnale delel capacità adattive dell'uomo.
Approfonditi esami lo hanno mostrato chiaramente: tutti i collegamenti nervosi che avrebbero dovuto dirigersi all'emisfero destro sono stati dirottati sul sinistro, l'unico che la ragazza possieda.
Queste la parole del dottor Lars Muckli, che ha potuto seguire il caso: "Il cervello ha una plasticità incredibile ma siamo sconvolti nel vedere come l'unico emisfero esistente nella ragazza abbia agito per compensare quello mancante". E, più importante ancora: "Nonostante le manchi un emisfero la ragazza ha normali capacità psicologiche ed é perfettamente capace di vivere in normalità: è spiritosa, intelligente e affascinante".
La famiglia non era a conoscenza della situazione della figlia: non si erano accorti della anomalia del suo cervello. L'hanno scoperta solo in seguito a un approfondito esame, voluto per capire la ragione di un tic involontario e di una leggera asimmetria nella parte sinistra del suo corpo.
Ma la sua é una vita normale: un'incredibile vita normale.




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22 luglio 2009

Totalitarismo ed identità

 Quattro ragazzi algerini si faranno 4 mesi di galera perché si sono fatti pescare mentre fumavano una sigaretta durante il Ramadan.

Quattro anni fa un ragazzino iraniano di 12 anni è stato frustato a morte per essersi rifiutato di rispettare il digiuno del ramadan. Mentre lui agonizzava sua madre si è messa a urlare ed è stata cacciata a calci e sputi da un paio di guardiane della rivoluzione.

I quattro algerini invece hanno avuto la botta di lato B di far parte dell’Islam laico e moderato, quindi tra pochi mesi potranno portare le loro terga, abbondantemente fruite da detenuti e agenti di custodia, fuori dal carcere. Se arriveranno fino a un internet point potrebbero per esempio guardare la regina Raina di Giordania che parla di quanto è bello l’Islam, intelligente e spirituale, su you tube, e si scaglia contro gli ignobili pregiudizi che lo calunniano. .

I totalitarismi garantiscono dal dolore della mancanza di un’identità, che è un dolore e garantiscono l’illusione della superiorità che è uno dei maggiori piaceri esistenti in natura.
Il secolo ventesimo ha visto un primo scontro tra i sistemi democratici e liberali e il nazifascismo, che garantiva un’identità e una superiorità genetica. Il secondo scontro è stato con il comunismo sovietico e cinese: la superiorità morale.
In questo momento lo scontro è con l’Islam ed è uno scontro mortale, da cui i popolo liberali e democratici usciranno annientati se non ritroveranno la loro anima: la difesa dei diritti dell’individuo e solo dell’individuo. Uno stato decente non difende le religioni. Uno stato decente combatte le religioni che opprimono l’individuo.
Dove il coraggio di combattere per l’individuo è perso, allora non resta ai popoli che avevano avuto il privilegio di creare il concetto stesso di libertà, che il destino di diventare un popolo di schiavi o un popolo di morti.
L’assassinio del regista olandese Theo Van Gogh, la distruzione della vita dello storico francese Robert Redereck, le vicende delle ( bellissime) vignette danesi, l’impossibilità di vedere film come Submission o Obsession dimostrano come la libertà dell’Europa è già stata calpestata con gli scarponi chiodati dall’Islam, e dell’ infinite schiere dei suoi aspiranti servi. La creazione di corti islamiche in Inghilterra che applicano la Sharia e che non condannano i mariti islamici che massacrano di botte le mogli dimostra come il fatto che in concetto che la legge sia uguale per tutti si è inginocchiato davanti all’Islam. Nessuno si illuda: stiamo subendo un processo di colonizzazione. Questa colonizzazione si avvale di quattro pilastri: la demografia ( data la maggiore natalità e l’immigrazione tra quaranta anni l’Europa sarà a maggioranza musulmana, e quindi, come ci ricordano il Gran Mufti di Londra e quello di Parigi, vigerà la Sharia) la coercizione e la minaccia fisica ( il terrorismo, le minacce e gli omicidi di chi osa opporsi all’Islam. Ho l’onore di essere tra i minacciati), il vittimismo e la criminalizzazione della vittima. È l’ occidente che è cattivo e non sottosta al dovere di amare e rispettare l’Islam, questa religione così intelligente e spirituale.
Uno stato democratico applica le stesse leggi a tutti i suoi cittadini e questo è tutto. Uno stato democratico non è il paradiso, non è la Giustizia assoluta e nemmeno la felicità. Uno stato democratico è uno stato che applica le stesse leggi, fatte dalla maggioranza, a tutti e basta.
Per uno stato democratico che i suoi cittadini o le loro religioni siano in contrasto con quelle leggi, deve essere di interesse uguale a zero.


La vita delle donne che credono ( cioè islamiche) è dolore. Aisha, terza moglie del profeta Maometto, sposata quando lei aveva otto anni e lui 50. Questa bambina stuprata è riuscita a farci arrivare la sua voce. Per lei la vita è stato dolore e basta. Chi crede nell’Islam crede nel diritto di un cinquantenne di mettere le mani sulle cosce di una bambina di otto anni, divaricarle e penetrare con il suo pene nella vagina troppo piccola di lei, coprendo con il suo peso, la sua puzza di cinquantenne, ma sua bocca sdentata e il duo alito il suo corpo di bambina. Dato che il profeta Maometto ha sposato una bambina, il matrimonio con bambine di 8 anni è permesso, o raccomandato come nelle parole dell’Aiatollah Komeini, in quasi tutti i paesi islamici. La frase di Aisha è riportata dai commentatori islamici perché le donne dell’islam capiscano che il dolore della loro vita è la norma. Persino la moglie preferita di Maometto ha avuto una vita che è stata dolore e solo dolore e loro che si aspettano? L’islam ritiene che questo stupro sia giusto? I margini di dialogo davanti a un uomo di 50 anni che introduce il suo pene nella vagina di una bambina di 8 anni è che crea una religione sono dannatamente limitati: o si è favorevoli e si diventa complici del carnefici, anzi dei carnefici, o si è contro. Contro fino alla morte, senza se e senza ma. Contro.

Gli Ebrei sono maiali. Affermazione del Profeta Maometto lui stesso medesimo, prima di sterminare gli Ebrei dell’Arabia per il rancore di non averlo riconosciuto come Messia. L’accusa agli ebrei era di aver ingannato lo stesso Dio scippandogli il titolo di popolo eletto che invece toccava agli arabi. Nella loro comica e cosmica ignoranza della storia la maggior parte degli intellettuali, termine di etimologia ignota, perché mi sembra poco verosimile che possa derivare dalla parola intelletto, fanno risalire l’antisemitismo islamico all’esistenza dello stato di Israele. Idioti. È il contrario. È lo stato di Israele che è stato creato come unico ratio per salvare gli Ebrei dall’Islam. “L’islam è una religione creata da un leader genocidario, osceno e pedofilo. “ per questa affermazione un ragazzo afgano di 23 anni è stato messo a morte. Noi abbiamo il diritto di ripetere questa affermazione? Noi abbiamo il dovere di ripetere questa affermazione. È sufficiente un’unica pecora nera perché l’affermazione che tutte le pecore sono bianche sia falsa. È sufficiente un solo dissidente, e nell’islam ce ne sono migliaia che vanno verso la morte pur di dire la verità su Maometto e l’orrenda religione che ha creato, che l’affermazione “ è la loro religione, è la loro civiltà” sia falsa, l’osceno belare degli utili idioti, innamorati del proprio ombelico, che dopo essersi schierati per decenni dalla parte dei carnefici sovietici e cinesi ora si scherano giulivi come fringuelli dalla parte dei carnefici islamici. Chi afferma che “ le religioni vanno rispettate” sta calpestando con gli scarponi chiodati la vita e il martirio di Mohamed Taha e di tutti i dissidenti islamici, giganti del coraggio e del pensiero.
Le religioni vanno rispettate. Davvero? Ma chi l’ha detta ‘sta idiozia? Socrate e Gesù Cristo sono andati a morte per essere rifiutati di rispettare la religione del sonno Giove che mette le corna alla moglie. L’idiozia che le religioni vanno rispettate, tutte, senza che sia necessario dimostrare che sono rispettabili non è in verbo, ma l’affemazione di un pugno di burocrati dell’ONU nel 1994. Nessuno si sognerebbe do mancare di rispetto al Buddismo, per esempio, non perché abbiamo paura di punizioni o di atti terroristici, ma perché dal Buddismo sta venendo una tale lezione di forza, compassione e coraggio che non possiamo che inginocchiarci. L’affermazione sul necessario rispetto alle religioni è stata creata per difendere le religioni totalitarie, l’Islam, e il fiume di quattrini che sta arrivando dall’Arabia Saudita non è certo marginale nella schieramento delle anime candide.

Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica ( Affermazione fatta da Adolf Hitler Berlino 22 11 1941. In quella terribile data il Gran Muftì di Gerusalemme, la più alta autorità sannita, dichiarò che il Nazismo e l’Islam avevano gli stessi valori e gli stessi nemici, affermazione discutibile per quanto riguarda l’Islam laico e tutti i tentativi di riforma a cominciare da quello del sudanese Mohamed Taha, ma purtroppo innegabile per l’ islam integralista, Wawabismo sunnita e il Khomeinismo sciita. In cambio dello schieramento di tutto l’Islam, Siria, Giordania, Iran, Irak e Egitto, a favore di Hitler il progetto iniziale dell’espulsione degli Ebrei fu sostituita dallo sterminio, uno sterminio completo come quello compiuto dal Profeta Maometto sulle tribù israelite dell’Arabia, ree di aver rifiutato di riconoscerlo come Messia . La soluzione finale risale al febbraio del 1942. Il tale occasione fu anche fondata la XIII divisione SS, la divisione bosniaco palestinese, per intenderci erano quelli che andavano a massacrare i partigiani serbi con il Corano sotto braccio e seguivano la prescrizione ( è contenuta nella Sura numero nove di segare gambe e braccia ai nemici dell’Islam. Sempre nella stessa occasione Hitler e Himler si scusarono con il Gran Mufti di Gerusalemme, perché questa ignobile Europa giudaico cristiana aveva osato fermare l’Islam a Vienna. A proposito di Vienna, qualcuno ricorda la data in cui l’assedio fu spezzato? L’11 settembre. Certo. L’11 settembre 1683 il monaco italiano Marco d’ Aviario con 80000 uomini spazzò via l’assedio di Vienna: 300.000 tra cavalieri e fanti. Senza quella vittoria non avremmo avuto Kant. Non è un caso che la tecnologia, dalla vaccinazione al cellulare, dall’energia atomica alla resezione epatica secondo Tong Tan Tun, si sia sviluppata dove le religioni sono incerte( Giudaismo, Cristianesimo, Buddismo), dove abbiano dei margini per il dubbio e la rielaborazione filologica. Solo dove la filologia è permessa si sviluppa la filosofia. Senza filosofia non c’è pensiero scientifico, senza pensiero scientifico non può esserci pensiero tecnologico. Il Corano è dettato, non ispirato. Non è permessa nessuna rielaborazione filologica. Il corano si impara a memoria e basta. L’islam vieta le narrazioni ( l’unica che è riuscita a formarsi, nonostante i divieti, Le mille e una notte è attualmente vietata nella maggioranza degli stati integralisti), vieta il pensiero scientifico, perché la realtà appartiene a Allah ed è una mancanza di rispetto esplorarla. Vieta la musica ( Allah il misericordioso verserà piombo fuso nelle orecchie di coloro che in vita avranno ascoltato musica ) Islam vuol dire sottomissione. L’islam vieta la libertà.
L’ identità islamica è fortissima e totalitaria. Chi è islamico è islamico e basta.

Noi li sgozzeremo tutti, li sgozzeremo utti fino all’ultimo bambino. Noi sgozzeremo anche i feti nelle madri.( Yassir Arafat Algeri 1985). Martin Luther King ha affermato che tra tutte le forme di razzismo la più ignobile e la più atroce, ancora più ignobile e atroce del suo popolo in catene era quella che negava il diritto all’esistenza del piccolo stato di Israele, perché senza quello stato gli Ebri avrebbero continuato a essere soggetti a genocidio. Nel '400 a Costantinopoli la popolazione Cristiana era il 100%. All'inizio del secolo scorso la popolazione residua cristiana in tutta l'Anatolia era il 30%. Il genocidio degli Armeni e le successive persecuzioni hanno portato attualmente la popolazione cristiana in Turchia allo 0,6 %. Chi ricorda che la Siria è la seconda culla della Cristianità? Le trecento chiese più antiche sono in Siria. Mentre andava in direzione di Damasco, San Paolo è stato illuminato. Costantinopoli è una delle tre città sante della Cristianità. Il nord Africa è una delle culle della Cristianità: Sant'Agostino è nato in Libia, che allora era verde, il granaio dell'impero. La sostituzione del maiale con il maledetto montone, che desertifica perché il suo morso strappa l'erba, e il taglio delle foreste per fabbricare le navi dei pirati saraceni, (quelle che per 10 secoli, dal nono al diciannovesimo secolo hanno depredato le coste dell'Europa meridionale e in particolare dell'Italia Meridionale, facendo schiava la mia gente) hanno causato la desertificazione.
Pakistan e soprattutto Afganistan sono le culle del buddismo. In Afganistan la originaria popolazione, gli Azara, che hanno i caratteri somatici simili ai cinesi, islamizzati a forza, sono tutt'ora gli esseri inferiori rispetto alla popolazione Pasthun, gli Arabi con i caratteri semiti. Gli ultimi due buddisti erano in pietra, risalivano al terzo secolo dopo Cristo e lo ha fatti saltare Osama Bin Laden, così si è esercitato per le Torri Gemelle. Il Bangladesh era la culla dell'Induismo, ma di induisti non ce ne sono più. Gli islamici ne hanno massacrato solo mezzo milione: gli altri dieci milioni circa sono diventati profughi e il mondo non li ha visti perché era troppo impegnato a guardare i palestinesi. Quando un popolo genocida rio è sconfitto e umiliato è stato scelto il male minore.

Chiunque affermi che l’Islam rispetti le donne e che possa essere una religione di pace è molto disinformato o sta mentendo. Il motivo per cui combatto l’Islam e lo combatto con tutte le mie forze e lo combatterò fino alla morte ( che nel caso di uno che combatta l’Islam non è un evento né teorico né lontano) non è solo la volontà di difendere la mia libertà e quella della mia terra. Io combatto per loro, gli uomini e le donne che vivono sotto questo tallone che soffoca qualsiasi libertà, qualsiasi narrazione, qualsiasi scintilla di pensiero scientifico. Odio l’Islam con tutte le mie forze e amo ferocemente gli uomini e le donne dei popoli dove questa religione impera, e anche per loro sono disposta a morire. Amo quei popoli e odio la religione ignobile e crudele che uccide la loro libertà e il loro pensiero. Non c’è nessuna contraddizione.

termino con una citazione di Karl Popper in "Congetture e confutazioni" del 1985, mentre sta trattando della differenza tra "verità" e "certezza scrive:

"In breve, la mia tesi è che noi, che viviamo in Occidente, nell'Europa occidentale ed in America, viviamo nella migliore società della quale si abbia storicamente notizia. Non ho mai riscontrato, né ho sentito qualcuno che potesse ragionevolmente sostenere il contrario".

Questo meglio è dovuto al fatto che non siamo dittature e soprattutto che non siamo teocrazie.
Nell’Islam non è pensabile che il potere religioso e quello statale siano separati. È successo solo in Turchia e in Persia ai tempi dello scià e se succedesse di nuovo vorrebbe dire che non c’è nessun rischio per la libertà del mondo e che possiamo rasserenarci. Ma è difficile, perché Maometto è un capo politico e militare e perché nel Corano è specificato che l’islam deve sempre avere il comando politico. A un islamico ( uno veramente credente,cioè, non uno dei milioni di individui che sono venuti in occidente per liberarsi dei loro Mullah e per vivere in pace) è consentito vivere sotto le leggi infedeli, solo se si sta adoperando con tute le sue forze per conquistare militarmente o politicamente il paese.

http://www.silvanademari.splinder.com/tag/maometto




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22 luglio 2009

COLLUSIONE FRA COMUNISMO RUSSO E TERRORISMO ISLAMICO

 

 da Lisistrata
 
                                
In questi anni abbiamo sostenuto inascoltati che quando ci troviamo a dover affrontare fenomeni di fondamentalismo e integralismo islamico, in realtà siamo di fronte a un islamonazicomunismo, cioè a un’ideologia che si serve degli ideali esasperandone i termini e per la quale viene rimosso ogni senso di colpa, per cui nel suo nome si commettono crimini orrendi che possono andare dall’indiscriminato attacco terroristico contro una popolazione inerme ed innocente al semplice delitto d’onore o alla schiavitù, ai matrimoni combinati e alla pedofilia giustificata dalle leggi della sharia’h.

Il comunismo di Lenin ha generato milioni di proseliti che in suo nome hanno imprigionato torturato, massacrato e dominato intere popolazioni attraverso conflitti sanguinosi nell’intento di esportarlo con la pretesa di avere una supremazia morale sulle altre popolazioni
Anche il nazismo di Hitler ha fatto altrettanto: ha imprigionando, torturato, massacrato e dominato intere popolazioni attraverso conflitti sanguinosi nell’intento di esportarne i dogmi pretendendo la supremazia sugli altri.  
Ed infine l’islamismo di Maometto non da meno, nel suo nome da secoli si fanno guerre sanguinose, imprigionando, torturando, massacrando e dominano intere popolazioni con la pretesa di essere migliori di tutti gli altri.

Tutte e tre queste ideologie hanno coltivato l’intento finale di dominare sul mondo, eppure siamo stati tacciati di visionarietà, di essere fascisti noi che difendiamo i diritti umani, il libero arbitrio e la democrazia, ma dato che le pentole fatte dal diavolo prima o poi vengono scoperchiate ecco apparire un’intervista e una serie di pubblicazioni fatte e scritte da chi a quelle ideologie ha preso parte attiva, ammettendo con le loro dichiarazioni-prova che noi non siamo visionari e che il pericolo mortale per il mondo libero è una realtà.

Leggete questo articolo e valutate da voi i contenuti.

Adriana Bolchini Gaigher




Intelligence russa e Terrore islamico  
Di Jamie Glazov  -
FrontPage 16 luglio 2009
L’Ospite dell’Intervista di FrontPage di oggi è Konstantin Preobrazhenskiy, un Ex-agente del KGB che è diventato uno dei più duri Critici del KGB. È Autore di sette Libri sul KGB e sul Giappone. Il suo ultimo Libro è Il nuovo cavallo di t***a del KGB  (KGB/FSB's New Trojan Horse: Americans of Russian Descent - Il nuovo Cavallo di t***a del KGB/FSB: gli Americani di Origine russa).

FP: Konstantin Preobrazhenskiy, benvenuto all’Intervista di FrontPage. La Russia è un Alleato americano nel combattere il Terrorismo islamico?

Preobrazhenskiy: No, assolutamente no. E questo è uno dei tanti Pregiudizi americani e Fraintendimenti verso la Russia.
Gli Americani credono in genere che la Russia abbia Paura del Terrorismo islamico come ne hanno gli Stati Uniti. Vien loro ricordato della Guerra in Chechnya, la Crisi degli Ostaggi nella Scuola di Beslan nel 2004 e nel Teatro di Mosca nel 2002, e l’Esplosione in Appartamento a Mosca nel 1999, dove più di 200 Persone sono state uccise. È chiaro che pure i Russi sono presi di Mira dal Terrorismo, Oggi.
Ma, in tutti questi Eventi, la Partecipazione del FSB, Servizio di Sicurezza Federale, Erede del KGB, è pure chiara. Il Coinvolgimento del FSB nelle Esplosioni di Mosca è stato provato dall’Avvocato Mikhail Trepashkin, un Ex-colonnello del FSB. Perciò fu legalmente imprigionato nel 2003.
Una Distinzione essenziale fra l’Attitudine russa e quella americana verso il Terrorismo islamico è che mentre per l’America il Terrorismo è largamente visto come una Minaccia esteriore, la Russia usa il Terrorismo quale Strumento di Stato per manipolare il Paese dall’Interno e dall’Esterno. Il Terrorismo islamico fa solo Parte del Terrorismo mondiale. Ben prima che il Terrorismo islamico diventasse una Minaccia globale, il KGB ha usato il Terrorismo per facilitare la Vittoria del Comunismo mondiale.

FP: Ci dia i Retroscena del Coinvolgimento sovietico con il Terrore islamico.
Preobrazhenskiy: I Comunisti russi hanno iniziato a lavorare con l’Islam subito dopo essere saliti al Potere. A chi ha indirizzato il suo Appello Lenin, nel novembre 1917, solo pochi Giorni dopo la Rivoluzione comunista? Ai “Braccianti islamici di Russia e d’Oriente”, che significava del Mondo intero. A quel Tempo molti Islamici erano poveri, e furono colonizzati dall’Occidente. Lenin li ha considerati Alleati nella Rivoluzione comunista mondiale. Ha scoperchiato il più grande Potenziale anti-occidentale del Mondo islamico, sfruttato da tutti i Successori di Lenin, fino a Putin. È stato un Paese islamico che per primo ha riconosciuto la Russia sovietica nel 1919: l’Afghanistan.
E l’URSS è stata la prima a riconoscere l’Arabia Saudita nel 1925, persino se a quel Tempo i Russi stavano penetrando le sue Regioni petrolifere. Monitorando la Tradizione islamica, i Russi hanno eletto l’Ambasciatore Kerim Khakimov, un Nazionale tartaro, che aveva un Nome islamico ed un Cuore comunista. Essendo un Ufficiale di Intelligence esperto, ha fatto amicizia con il Re saudita. Il Re l’ha rispettato così tanto che quando Kerim Khakimov è stato giustiziato a Mosca negli anni Trenta, durante la Repressione massiccia di Stalin, egli ha rotto le Relazioni diplomatiche.
Ora, la Russia beneficia del Supporto del Mondo islamico. Nel 2005, la Russia è diventato un Osservatore permanente dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, nonostante la Guerra in Chechnya.
I Comunisti hanno ereditato le Tattiche per avere Successo con l’Islam, dalla Russia imperiale. Non dimentichiamo che l’unico Generale russo che ha protestato contro la Detronizzazione dello Zar Nicolas II, nel 1917, era un Islamico. Il suo Nome era Hussin Khan di Nakhichevan. Tutti gli altri “veri” Generali russi hanno tradito il loro Zar. Il Generale Khan di Nakhichevan ha rifiutato di prestare Giuramento di Fronte al nuovo Governo e gli è stato sparato. L’Impero russo ha colonizzato l’Asia centrale e il Caucaso, introducendo le sue Regole all’interno dei più alti Circoli dell’Aristocrazia russa. Il Metodo è stato molto efficace: i nuovi Membri della Nobiltà russa divennero i Paladini degli Interessi russi e sinceri Patrioti russi.
La Russia ha Mezzo-millennio di Esperienza nel far diventare le Nazioni islamiche conquistate in Cittadini obbedienti.
Ci sono molti Islamici sovietici, comunque, che sembrano non affrontare alcun Conflitto spirituale. Uno può essere un Islamico solo di Nome, il cui Cuore appartiene al Comunismo. Ci sono state molte di queste Persone fra gli Islamici russi, specialmente fra i Tartari. L’Unione Sovietica ha tipicamente preferito incaricarli quali Ambasciatori in Paesi islamici. I loro Nomi islamici davano loro un Passaporto per la Società locale, ma i loro Cuori comunisti ordinavano loro di servire il Comunismo mondiale e non il Mondo islamico. Molti di loro sono stati Ufficiali d’Intelligence del KGB.
Nel Periodo sovietico, la più alta Leadership delle Repubbliche islamiche, come nel Caso dell’Uzbekistan, è stata ufficiosamente autorizzata a praticare l’Islam sotto la Dicitura di Riti folcloristici, persino se i suoi Colleghi russi venivano severamente repressi se partecipavano a simili “Riti” cristiani, quali Natale o Pasqua.
Gli Islamici dell’Uzbek e di altre Repubbliche élitarie dell’Asia centrale, si sono uniti all’Intelligence del KGB al fine di spiare in Paesi islamici compagni. Nel KGB, ho incontrato molti di questi Ufficiali quasi-islamici.
Nel 1991, dopo il Collasso dell’Unione Sovietica, essi si sono tramutati nell’unico Gruppo “occidentalizzato” della Burocrazia locale, in grado di tenere Relazioni internazionali. Hanno occupato molte delle importanti Posizioni governative dell’Asia centrale. Inoltre, fra essi si contano Ex-compagni delle Scuole del KGB di Mosca. Essi apprezzano altamente una simile Amicizia.
Questi Ufficiali del KGB sono diventati lo Strumento d’Influenza principale dell’Intelligence russa  KGB in Asia centrale, da dove si diffonde in altri Paesi islamici.
 
FP: Ci dica degli Agenti che l’Intelligence russa ha nel Mondo islamico.
Preobrazhenskiy: L’ultimo Alexander Litvinenko, avvelenato a Londra a novembre 2006, mi ha detto che i suoi Ex-colleghi del FSB avevano allenato famosi Terroristi di AlQuaeda, Ayman AlZawahiri e Juma Namangoniy durante gli anni Ottanta e Novanta. Ayman AlZawahiri, uno dei Terroristi mondiali più ricercato, è stato responsabile per l’Assassinio di Nazionali statunitensi fuori dagli Stati Uniti. Prima della sua Morte, Juma Namangoniy (Jumabai Hojiyev), un Nativo dell’Uzbekistan sovietico, è stato la Mano destra di Osama Bin Laden, incaricato del Fronte talebano settentrionale in Afghanistan. Ciò conduce ad una Connessione logica fra il Terrorismo russo e quello islamico.
Nel 1996, Litvinienko è stato responsabile di assicurare la Segretezza dell’Arrivo di AlZawahiri in Russia, il quale è stato addestrato da Istruttori del FSB in Dagestan, nel Caucaso del nord, fra il 1996 e il 1997. A quel Tempo, Litvinenko era il Capo della Sotto-divisione dei Terroristi ricercati internazionalmente, presso il Dipartimento principale della Direzione dell’Inchiesta-operativa del Dipartimento Anti-Terroristi del FSB. Gli fu ordinato di intraprendere la delicata Missione di assicurare AlZawahiri da Esposizione non-intenzionale alla Polizia russa. Nonostante AlZawahiri sia stato portato in Russia dal FSB usando un Passaporto falso, è stato possibile per la Polizia sapere del suo Arrivo e riportarlo a Mosca per Verifica. Un simile Procedimento può rivelare che AlZawahiri fosse un Collaboratore del FSB.
Al fine di prevenire ciò, Litvinenko ha reso Visita ad un Gruppo di alti Funzionari di Polizia al fine di notificar loro a Priori: “Se ricevete Informazioni in merito ad Arabi sospetti che arrivano nel Caucaso, vi prego di dirlo a me prima di informare la vostra Leadership”, ha detto loro.
Juma Namangoniy è stato uno Studente del Saboteur Training Center della Direzione principale del KGB, fra il 1989 e il 1991. La Scuola è nota per i Terroristi internazionali che vi si sono immatricolati. Appartiene ora al FSB, e poiché solo il Personale del KGB era autorizzato a studiare là, la Presenza di Juma Namangoniy suggerisce chiaramente che era molto più che un Collaboratore civile.

FP: Il Padrino del Terrore moderno, Yasser Arafat?
Preobrazhenskiy: Pure Arafat era un Agente del KGB. Uno dei miei Supervisori nel KGB, il Colonnello Yuri Ya, era solito essere il Supervisore del Campo di Arafat, durante la Guerra in Libano. Nel 1986 mi ha detto, ridendo, come fosse giunto alla Casa di Arafat durante la Notte e l’abbia svegliato per una Discussione urgente. Arafat cambiava l’Indirizzo ogni Giorno, ma il KGB sapeva sempre dove era.
Cosa significa che Arafat era un Agente del KGB? Significa che pure tutti i suoi Subordinati erano supervisionati dal KGB. Ecco perché Putin si è rifiutato di considerare Hamas un’Organizzazione terroristica. Perché se i Membri di Hamas sono Terroristi, chi sono i loro Supervisori? E Hamas è gestito dall’Intelligence russa, Oggigiorno. L’Intelligence russa sta reclutando nuovi Agenti in Medio Oriente, usando Motivazioni anti-americane. Inoltre, ha mantenuto degli Aiuti dal Periodo sovietico. In particolare, quasi tutti i Preti delle Chiese ortodosse russe nel Medio Oriente sono stati Ufficiali del KGB. È una Regione intrisa di Guerra.
Siccome questi Preti non erano credenti e non avevano alcun Interesse nella Religione, essi si trovavano spesso incastrati in Situazioni imbarazzanti e umoristiche. Molti Ufficiali del KGB mi hanno raccontato di questi Episodi, per divertirci. Sono sicuro che l’Intelligence russa di Oggi ha ritenuto e magari allargato il Numero dei suoi Preti-ufficiali. I Servizi di Contro-intelligence islamici locali, sono consapevoli di ciò ma non ne sono interessati, siccome questi Preti-ufficiali lavorano contro l’Occidente.
E, infine, Alexander Litvinenko mi ha detto che Saddam Hussein è stato pure un Agente del KGB. L’Ufficiale del suo Campo è stato Eugene Primakov. È stato considerato quale Amico personale di Saddam Hussein, che lo visitava spesso a Baghdad. Questa “Amicizia” è stata di Importanza mondiale. È largamente conosciuta eppure totalmente ignorata.

FP: Ciò conduce ad alcune Possibilità problematiche relative a chi fu coinvolto negli Attacchi dell’11 settembre?
Preobrazhenskiy: Bene, lasciatemela mettere in questo Modo: Mohammed Atta, il Pilota del primo Aereo che si è colluso con il World Trade Center, l’11 settembre 2001, si è incontrato con un Agente d’Intelligence senior irakeno, a Praga, nella Repubblica Ceca, cinque Mesi prima dell’Attacco. L’Intelligence irakena era proprio un Cliente del Servizio dell’Intelligence russa. Ciò porta una nuova Comprensione sul Fatto che il Presidente Putin sia stato il primo Presidente straniero a chiamare il Presidente Bush, in seguito agli Attacchi. C’è una Possibilità che egli stava semplicemente seduto vicino alla TV, in Attesa? È una Domanda seria. Dovremmo ben ri-considerare l’intero Sistema di Relazioni fra America e Russia.

FP: Nel 2008, la Russia ha chiuso la Base aeronautica statunitense in Kyrgyzia. Ciò ha reso la Russia vulnerabile alle Truppe talebane d’Afghanistan. La Russia non ha Paura dei Talebani?
Preobrazhenskiy: Non quanto l’America. Secondo Litvinenko, essi (i Russi) hanno alcuni Agenti presso la Leadership talebana. Uno di loro è stato il Generale Abd AlRashid Dustum. Non è sorprendente che abbia studiato presso la Scuola del KGB a Tashkent, all’Inizio degli anni Ottanta.
I Russi sperano che i loro Agenti li aiuteranno. È una specifica Ristrettezza di Vedute dei Professionisti del KGB. Essi sovrastimano gli Agenti e i Patti di Segretezza. Ho avuto molte Discussioni con loro in merito a ciò.
Ma c’è un’altra Ragione. La Società russa è più vicina a quella islamica di quella americana. In Russia, contro le Donne c’è aperta Discriminazione. Molto di frequente, i Datori di Lavoro russi dicono alle Candidate Donne: “Sei una buona Lavoratrice, ma abbiamo bisogno di un Uomo, invece che di te. Perché non sarà in Gravidanza, e poi in Permesso-Maternità, per poi lasciarci”.
Immaginate se queste Parole fossero dette in America. Porterebbero il Datore in Tribunale. Ma in Russia, esse suonano normali. Le Donne rispondono con Comprensione.
Così, la Società russa è verticale e paternalistica. I Sentimenti anti-americani sono diffusi là. Sia in Russia che nel Mondo islamico c’è la più calma Comprensione della maggior Fattore di Vulnerabilità occidentale: la Correttezza politica. L’Occidente ha condotto volontariamente sé stesso in questa Trappola, inventata dalla Sinistra. La Correttezza politica rende l’Occidente incapace di resistere alle Pressioni.
La Russia ha apertamente dichiarato che non è un Paese occidentale. Più la Libertà affonda in Russia, più la Russia assomiglia visibilmente ad un Reame dispotico orientale.
Perciò la Russia ha qualche Possibilità di fuggire al Fato che potrebbe attendere l’America. Ma solo per poco Tempo.

FP: Così gli Americani non dovrebbero attendere la Comprensione della Russia, in Termini di Terrorismo islamico?
Preobrazhenskiy: No, gli Americani non sono consapevoli del Proverbio popolare russo: “Tu muori Oggi ed io – Domani!”. Questo Proverbio è nato nei Campi di Prigionia di Stalin, durante le Repressioni massicce degli anni Trenta. Questo Proverbio è molto popolare Ora in Russia. È diventato specialmente d’Attualità nel Capitalismo criminale attuale. Potrebbe essere interpretato come segue: “Lasciami sopravvivere un Giorno in più a Spese della tua Morte, perché “Domani” la Situazione potrebbe cambiare ed io potrei realmente sopravvivere”.
L’America è una Fetta abbastanza grande da conquistare per i Terroristi islamici, e la Russia potrà avere un bel po’ di Tempo di Manovra. La Russia potrebbe provare a sopravvivere alle Spese dell’America. La Domanda è se può realmente farlo.

FP: Konstantin Preobrazhenskiy, grazie per aver raggiunto l’Intervista di FrontPage.



Jamie Glazov è l’Editore di FrontPageMagazine. Ha un Dottorato in Storia con Specialità in Politica estera russa, statunitense e canadese. È Autore di CanadianPolicyT.Khrushchev’sSovietUnione Co-editore (con David Horowitz) di The Hate America Left Ha edito e scritto l’Introduzione di Left Illusion di David Horowitz. Il suo nuovo Libro è: a href="http://www.amazon.com/United-Hate-Romance-Tyranny-Terror/dp/1935071076/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1234935656&sr=1-1" target="_blank">United in hate (uniti nel terrore)
Per vedere i suoi Simposi passati, le sue Interviste e i suoi Articoli, à  clickare qui ß jglazov@rogers.com    
Fonte: FrontPage

http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=729




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21 luglio 2009

Il volto di destra del tribuno Di Pietro. Ritratto dell’ex pm che nuoce solo alla sinistra

 

            Antonio di Pietro al megafono

Dell’onorevole Antonio Di Pietro conosce ormai tutto. Alberico Giostra, giornalista di Radio Rai, è probabilmente il maggior esperto in Italia dell’ex magistrato di Montenero di Bisaccia. Ha analizzato una mole di documenti e articoli, dagli anni novanta ad oggi, che poi ha raccolto nele 466 pagine de Il Tribuno (Castelvecchi editore, 2009), il suo ultimo libro dedicato alla carriera politica di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.

Quindici anni in cui l’ex magistrato è riuscito a stregare la sinistra italiana, spiega l’autore, per il suo antiberlusconismo, “che spesso però è solo di facciata perché, per esempio, in Molise Di Pietro è sceso a compromessi con quelli che attacca pubblicamente”. Una ricostruzione minuziosa e legata da un unico filo conduttore: Di Pietro in Parlamento fa male solo alla sinistra.

Com’è che un giornalista esperto di politica e collaboratore di periodici di sinistra come Diario, ha deciso di fare le pulci proprio ad Antonio Di Pietro, paladino dell’antiberlusconismo?
Per colmare un vuoto nella pubblicistica italiana. Il Di Pietro magistrato già si conosceva, mentre quello politico non era mai stato raccontato e devo dire che indagando, soprattutto nei suoi rapporti in Molise, è venuto fuori un Di Pietro peggiore, rispetto a quello che tutti conoscono, e più propenso al compromesso, se non all’inciucio.
Lei scrive: “Di Pietro, uomo di destra che piace tanto alla sinistra”. Ci spieghi un po’…
Di Pietro è oggettivamente, per maturazione, formazione e anche come ex poliziotto, un uomo di destra, che milita a sinistra solo perché dall’altra parte c’è Berlusconi. Quando il Cavaliere uscirà dalla scena politica, Di Pietro sarà ancora più trasformista, mentre per ora si limita a contenersi nel centrosinistra, dove piace solo per il suo antiberlusconismo. Insomma, Di Pietro ha successo perché calca la protesta più a effetto.
Lei ci descrive un Di Pietro diverso da come si presenta agli italiani. Chi erano i suoi amici ai tempi della Milano da Bere e in Molise?
La gente che frequentava Di Pietro ai tempi della Milano da bere erano i vari Paolo Pillitteri, Ombretta Fumagalli Carulli, Antonio D’Adamo, ma anche Maurizio Prada. Di Pietro oscillava tra Dc e Psi e frequentava persone che poi si è trovato a inquisire. Tra gli amici molisani, poi, troviamo anche esponenti del centrodestra, come Michele Iorio, ora nel Pdl.
Parliamo degli amici di oggi: Beppe Grillo, che vuole candidarsi alle primarie del Pd, anche se i Democrats hanno risposto picche.  Secondo lei perché Grillo ha scelto di sparigliare le carte e creare un polverone nel Pd piuttosto che accasarsi nel partito dell’amico Di Pietro? Perché come ha detto Marco Follini “Di Pietro è il mandante di Grillo”
Non so se Di Pietro sia il mandante di Grillo e se ci sia un disegno politico dietro. Certo, quello che fa Grillo in questo momento, in un modo o nell’altro, avvantaggia Di Pietro: quando la sinistra se la passa male, infatti, a Di Pietro va bene. La fortuna dell’IdV è direttamente proporzionale alla sfortuna del Pd. E poi lo sanno tutti che Di Pietro e Grillo sono amici, anche se Grillo disse che l’IdV ha dei seri problemi a causa di alcuni suoi membri al Sud non proprio puliti. Per questo, secondo me, è meglio che Grillo si occupi dei problemi del partito del suo amico Di Pietro.
L’opposizione in mano a Grillo e Di Pietro, tra tintinnii di manette e intemerate contro il potere. C’è da temere una deriva populista della sinistra?
Non credo che Di Pietro riuscirà a diventare il leader della sinistra e tanto meno Grillo. Di Pietro è un trasformista e un istrione: anziché essere una soluzione, trae vantaggio dalla crisi della sinistra e si rafforza. E il destino di Di Pietro dipende anche dalla capacità del Pd di riprendersi.
Quali saranno, allora, le prossime mosse del Tribuno?
Il problema principale per Di Pietro è la gestione del suo partito e non la strategia politica, perché l’unico motivo di esistere per l’IdV è la lotta a Berlusconi e la sopraffazione degli alleati. Di Pietro è un alleato impossibile che gestisce il partito in modo dittatoriale e che rimprovera Berlusconi di fare una cosa che lui fa già nell’IdV. Per questo in futuro allenterà la morsa sul partito, per renderlo più democratico, magari istituendo un congresso nazionale e non una festa, come avviene ora, in cui viene celebrato appunto come il tribuno. Deve mettere alla prova il partito, facendo uscire le anime dell’IdV, che sostanzialmente sono due: una mastelliana e una movimentista.
Perché la mossa di mettere in lista intellettuali e girotondini alle europee?
Di Pietro ha fatto finta di rinnovare il partito inserendo intellettuali e girotondini insoddisfatti dal Pd. Ma alle amministrative del 2010 non potrà godere della società civile: avrà bisogno di voti veri e sarà costretto a scendere a compromessi con candidati di più basso profilo. Un fatto accaduto già alle amministrative di giugno, quando il suo consenso è sceso subito al 5% dal 8% delle europee, conquistato due settimane prima grazie alla presenza dei girotondini.
Lotta contro la casta, ma poi anche Di Pietro conserva i suoi privilegi…
Possiamo dire che la gestione del partito dal 2004 è stata a condotta a livello familiare. Un partito, l’IdV, in mano a un’associazione privata notarile, in cui comparivano lui, la moglie Susanna Mazzoleni e il tesoriere Silvana Mura, che gestiva i fondi dei rimborsi elettorali. Il bilancio 2005 dell’IdV, roba da una ventina di milioni di euro, è stato poi firmato solo da Di Pietro. Un fatto che ha posto seri dubbi di legittimità da parte di molti esperti.
Di Pietro contro Berlusconi. Una duello che dura da vent’anni. Chi la spunterà?
Nessuno dei due. Credo che Berlusconi uscirà progressivamente dalla scena politica e da quel momento in poi Di Pietro non avrà più senso di esistere in Parlamento.
Ma alla fine dei conti Di Pietro fa più male al centrosinistra o al centrodestra?
Fa male solo alla sinistra e fa bene solo a se stesso. 


 





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21 luglio 2009

COME SI FA UN ISLAMICO

 

 
Come si fa un Islamico Di Mumin Salih
  
Una Volta mi è stato chiesto: come mai gli Intellettuali islamici leggono il Corano senza notare ovvi Errori? Com’è che leggono in merito agli evidenti Omicidi di Mohammed e stanno con l’Omicida? Come leggono in merito alle sue Guerre e stanno con lui, l’Aggressore?

Quando guardo all’Islam da dove mi trovo Oggi, tutte le sue Bugie, Assurdità e Crudeltà mi appaiono con Precisione chiara e cristallina, perciò: come mai mi ci è voluto tanto per vedere il tanto Ovvio?
Da mia Esperienza personale, penso che ha a che fare con quello che io credo essere il Processo di Lavaggio di Cervello umano più esteso a cui io sia mai stato soggetto. L’Islamizzazione della Mente di un Islamico è un Processo che inizia immediatamente dopo la Nascita e continua lungo la sua Vita.

Dopo la Nascita, un Adulto tiene il Bambino e recita l’Azan, la Chiamata alla Preghiera, direttamente nelle Orecchie del Neonato. La Morale della Pratica è di imprimere l’Udito del Bambino con i Nomi benedetti di AlLah e Mohammed. E pure, la Chiamata alle Preghiere diventa presto il Suono più frequentemente udito da quel Bambino e da ogni altro Bambino islamico. L’Azan è ripetuta cinque Volte al Giorno da ogni Moschea dell’Area. Se ci sono dieci Moschee nell’Area, cosa comune Oggigiorno, l’Azan sarà udita, attraverso gli Altoparlanti, cinquanta Volte al Giorno. In Aggiunta, le Orecchie del Neonato si abitueranno alle infinte Recitazioni del Corano che vanno avanti praticamente continuamente.

Quando il Bambino cresce, lui/lei udrà e leggerà ancor più del Corano. Il Neonato aprirà i suoi Occhi su Scene di Persone che svolgono le Preghiere, e crescerà alla Vista familiare di Pareti decorate con Posters di Calligrafia araba di alcuni Versi coranici. Questi Posters coranici, l’unica Arte visiva islamica, diverranno presto Visioni obbligatorie nella sua Casa o in qualsiasi altra Casa che lui/lei visiterà. Presto, la Mente del Bambino islamico riceve il Messaggio che c’è qualcosa di veramente speciale in merito al Corano, che lui/lei è destinato/destinata a leggere centinaia di Volte senza nemmeno capirlo.

A Casa e a Scuola, i Bambini islamici passano attraverso l’Esercitazione islamica, che è in qualche Modo simile all’Esercitazione degli Animali del Circo; entrambi rispondono in Modo impressionante ai Comandi senza capire perché.

I Bambini islamici sono allenati a recitare, a Memoria, i Capitoli brevi del Corano e a dare Risposte pre-formulate a specifiche Domande quali “chi è il tuo Dio” e “chi è il tuo Profeta”. In Aggiunta a ciò, i Bambini sono introdotti alla Logica basilare islamica in Forma di ipotetiche Argomentazioni designate a convincere il Bambino in merito all’Islam. In modo interessante, la maggior Parte degli Islamici useranno ancora le stesse Argomentazioni per difendere la loro Religione persino quando sono Adulti.
Di seguito ci sono alcune “Argomentazioni logiche” che sono usate per far credere ai giovani Bambini che AlLah esiste e che l’Islam è l’unica Religione accettata.

Considera la Tavola, la Sedia o l’Automobile: si sono create da sole? Ovviamente no, una Persona le ha fatte. Lo stesso vale per un Uomo: è possibile per un Uomo creare sé stesso? Ovviamente no. Il Creatore degli Uomini è AlLah, è difficile da capire? Ovviamente no, ma gli Atei sono stupidi a sufficienza per non capirlo! Per un Bambino, ciò è sufficientemente convincente.

Considera che tuo Padre abbia comprato una nuova Radio o Televisione: non ha bisogno di un Libro che gli spieghi l’Equipaggiamento? Ovviamente sì, perciò tutti i nuovi Equipaggiamenti hanno un Manuale che spiega le loro Funzioni. È il Manifatturiere che conosce ogni Cosa in merito al Prodotto. Lo stesso è vero per un Uomo: è AlLah che conosce tutto in merito agli Uomini, perciò dobbiamo leggere il suo Libro, il Corano, e conformarci ad esso, il quale è come il Manuale che spiega come dobbiamo maneggiare le nostre Vite. È difficile da capire? Ovviamente no, ma c’è Gente, gli Infedeli, che sono stupidi a sufficienza per preferire le loro proprie Leggi terrene alla Leggi di AlLah nel Corano.  
   

Gli Arabi pre-islamici pregavano Figure fatte di Pietra.

Sono le Pietre degne di essere pregate? Credereste che le Pietre abbiano creato l’Uomo? Ovviamente no. Questo è solo un Esempio che dimostra l’Ignoranza e la Stupidità degli Arabi prima dell’Islam. In Aggiunta, gli Arabi pre-islamici praticavano il Wa’ad delle Ragazze (Cremazione delle Neonate femmine vive) e l’Adulterio su vasta Scala. Gli Arabi erano destinati a rimanere nel Buio se non fosse stato per Mohammed che li ha trasformati perché divenissero la migliore Nazione al Mondo.

Altre Nazioni fuori dall’Arabia pregavano il Sole, le Mucche, eccetera. Queste Religioni hanno Senso per voi? Ovviamente no, qualsiasi Persona sana di Mente realizza la Stupidità di questi Credo. Non ci vuole un Genio per scoprire che l’Islam è la Religione giusta e che le altre sono solo Sette create dall’Uomo.

La Cristianità e il Giudaismo: essi erano vere Religioni, ma furono alterate. Le loro Scritture furono manipolate dagli Uomini. Crederebbe qualcuno di voi che AlLah possa avere un Figlio? Ovviamente no, ma guardate quanti milioni là Fuori che ci credono. Considerate la Storia degli Ebrei e i Problemi che hanno causato al Mondo, e considerate perché essi sono così odiati da tutte le Nazioni, e considerate perché AlLah ha inviato così tanti Profeti a loro perché continuavano a cambiare le loro Scritture. Vi fidereste voi di una Religione che viene dagli Ebrei, o credereste ad essa? Naturalmente no.

Conclusione: l’unica Religione che ha Senso è l’Islam.
   

I Bambini islamici diventano completamente convinti che l’Islam sia la Religione giusta e non arrivano a fare i Conti con il Fatto che c’è Gente che segue altre Religioni nonostante le dannate Prove contro di esse. Essi imparano che “AlKufr Inad” che significa che tutti gli Infedeli sanno profondamente nei loro Cuori che l’Islam è la Religione giusta ma essi la rigettano per evitare l’Umiliazione di far vedere che avevano Torto.

Gli Islamici si sentono felici di essere nati Islamici, e la loro Massima migliore in Arabo è “AlHamdu LiLahi AlNi’mati ElIslam”, che significa “Lode ad AlLah per averci benedetti con l’Islam”. Con così tanta Fortuna, gli Islamici sentono che devono essere tanto grati ad AlLah da dedicare le loro Vite a pregarlo.

Gli Intellettuali islamici spendono Anni leggendo e imparando il Corano senza nemmeno notare un qualcuno dei suoi Errori, che sono intelligentemente camuffati in uno Sfondo di deliberati Errori e Anormalità. Gli Errori e le Contraddizioni del Corano si sposano bene con la sua Immagine generale di essere un Libro anormale.
Il Corano è fatto per sembrare anormale per l’Uso eccessivo di Segni diacritici, che sono usati scarsamente in altri Libri. È pure fatto per sembrare anormale poiché non è stampato nelle Lettere arabe abituali e non segue le Regole scritte arabe, che lo fa sembrare come contenente eccessivi Errori tipografici.

Dal Punto di Vista islamico, il disorganizzato Corano, con tutte le sue Ripetizioni, Contraddizioni, Errori, è semplicemente la Prova della sua Divinità perché gli Umani non scrivono i Libri in quel modo.    

Gli Scolari islamici continuano a stressare sull’Eloquenza del Corano. Catturano il loro Pubblico discutendo in Dettaglio l’Uso di Parole particolari in Versi particolari per far passare un preciso Significato. Essi evitano accuratamente di discutere sui Versi controversi e dicono che le Ripetizioni sono fatte apposta. Essi dicono che lo stesso Verso può avere diverse Risonanze nei Cuori degli Islamici, a dipendenza di dove si trovano.

Come imparano gli Islamici in merito a Mohammed
L’Islam enfatizza l’Immagine perfetta di Mohammed, che è ritratto quale il Meglio che AlLah abbia mia creato, oppure creerà, fino alla Fine dei Tempi. Mohammed è considerato quale straordinaria Benedizione dal Momento in cui è nato; è stato perfetto persino in quanto a Bambino. Il suo Nome, che significa “altamente lodato”, è stato un Nome straordinariamente bello mai usato prima dagli Arabi, siccome fu riservato per Mohammed (vedere Nota 1). Di seguito c’è qualche Esempio di Benedizioni di Mohammad, che gli Islamici imparano (vedere Nota 2):
- la Nutrice di Mohammad, Halima, ha notato che cominciava a produrre più Latte dopo aver alimentato al Seno Mohammed (ci chiediamo perché sua Madre, Amina, non abbia goduto di questa Benedizione!).
- Mohammed non ha mai detto alcuna Bugia da Bambino.
- Mohammed era conosciuto quale AlAmeen (il degno di Fiducia) alla Mecca. E ciò prima che diventasse un Profeta (vedere Nota 3).
- Mohammed era capace di risolvere un Problema su come mettere la Pietra nera al suo Posto. La Soluzione di Mohammad è stata così geniale che ha prevenuto una Guerra civile fra gli Arabi.
- Mohammed è stato oppresso alla Mecca dopo che è diventato un Profeta, ma è stato così gentile da rifiutare di chiedere ad AlLah di punire i Meccani, come alcuni Profeti fecero alla loro Gente (vedere Nota 4).
Ovunque negli Insegnamenti islamici, Mohammed è ritratto quale Uomo di alta Moralità che è vissuto secondo i suoi Principi, un Eroe che ha difeso i Diritti degli Oppressi e dei Poveri, un Uomo illuminato che ha sollevato Guerre contro l’Arretratezza e la Corruzione.

Quando gli Scolari islamici discutono uno qualsiasi degli Omicidi di Mohammed, essi scelgono un Linguaggio speciale che aiuta la Coscienza degli Islamici a restare intoccata.

L’Omicidio di Asma Bintu Marwan è stato uno dei tanti sconvolgenti Omicidi ordinati da Mohammed. Tutti questi Omicidi sconvolgenti sono intelligentemente rimossi dal Centro dell’Attenzione nella Sira (Biografia) di Mohammed e tenuti via, all’Ombra.
Gli Islamici più ordinari non li notano nemmeno, ma persino se li notano, essi non realizzano il Grado della sua Crudeltà.
Quale Esempio, ecco perché gli Islamici ordinari leggono in merito all’Assassinio di Asma Bintu Marwan, da parte di Mohammed:
Bintu Marwan era una Donna cattiva il cui Cuore era pieno di Odio verso AlLah e il suo Messaggero, Pace su di lui. Ha espresso il suoi cattivi Sentimenti apertamente con una Poesia scortese che ha causato molta Offesa al Messaggero di AlLah, Pace su di lui. Il Messaggero di AlLah ha chiesto ai suoi Compagni: chi fermerà le cattive Azioni di Bintu Marwan per me? Uno dei suoi Compagni, Omayr, ha detto. “Oh Messaggero di AlLah, la fermerò il per te” e quando quel Uomo tornò quella Sera, dopo aver applicato il Giudizio di AlLah sulla Donna cattiva, pregò  nella Moschea e poi disse al Messaggero di AlLah, Pace su di lui, cosa aveva fatto. Il Messaggero di AlLah, Pace su di lui, ha detto: “Nemmeno due Capre avrebbero Dubbi”. Poi, Pace su di lui, si è girato verso i suoi Compagni e ha detto: “Se qualcuno di voi vuole vedere un Uomo che è un Aiutante di AlLah e del suo Messaggero, dovrebbe guardare ad Omayr.”)

Fin dall’Inizio, la Vittima è stata fatta Criminale. La Parola “Omicidio” non è nemmeno stata menzionata da qualche Parte e l’intera Storia è stata fatta per far sembrare che Mohammed stesse performando un Rituale religioso.

La mia Attenzione è stata catturata quando ho letto del Matrimonio di Mohammed con Safeya Bintu Huyai. Ciò ha avuto Luogo a Khayber dove la Tribù ebraica dei Banu Nadeer è stata rapinata di Mattino presto (immaginate quando compassionevole fosse!) e sconfitta dai Guerrieri islamici. Le Palme furono date alle Fiamme, il Capo della Tribù fu torturato e ucciso, e Donne e Bambini furono presi quali Bottino di Guerra, e chiamati Sabaya (Schiavi).
Quando la Battaglia finì, Duhya, uno dei Compagni, è giunto da Mohammed ed ha chiesto il suo Permesso di prendere una delle Donne catturate quale sua propria Schiava, cosa che Mohammed approvò. Dopo poco, un Gruppo di Sahaba molto gelosi si sono lamentati che la Donna fosse in effetti la Moglie del Capo della Tribù, il quale era appena stato assassinato, e che era molto bella. Mohammed ordinò che la Donna fosse portata a lui: la guardò e fu catturato dalla sua Bellezza. I Libri islamici descrivono questa Scena così: “Il Profeta, Pace su di lui, lanciò la sua Toga su di lei, quale segno che l’aveva scelta (Istafaha) per sé stesso”. La Parola Istafaha significa selezionata ed è abitualmente usata per descrivere Selezioni benedette. Gli Scolari islamici arrivano anche più in là, descrivendo questo Stupro un Atto di Compassione!
Essi lodano l’alta Moralità di Mohammed verso la Moglie del suo Nemico avendole offerto due Opportunità d’Oro per ritenere il suo Status: l’Islam o diventare la Moglie del Profeta! Così, Safyia accettò l’Offerta di Mohammed (l’Alternativa era di rimanere la Schiava di Duhya) e raggiunse l’Harem di Mohammed tenendo il Titolo di “Madre dei Credenti”.

Trovo particolarmente shockante che gli Islamici intellettuali leggano la Storia e restino toccati dall’alta Moralità e Compassione di Mohammed verso i suoi Nemici.
Ho discusso la Storia con tanti Islamici, e sono rimasto sorpreso di quanti fra loro, in effetti, non abbiano notato che il Marito di Safyia fosse stato brutalmente ammazzato solo poche ore prima. Le loro Menti sono state troppo impresse dalla “alta Moralità” di Mohammed per notare il Travaglio di Safyia. Essi sono stati troppo occupati a lodare la Moralità di Mohammad per notare che anche gli animali selvaggi non hanno pensato al Sesso dopo tutte quelle scene relative al bagno di sangue che è risultato nell’effettiva estinzione di un’intera tribù.

Nonostante gli Islamici spendano le loro Vite a leggere in merito all’Islam, essi non leggono mai con Oggettività. Le Menti e i Sensi islamici sono azzoppati quando si tratta di Lettura oggettiva dell’Islam.
Potrebbe non essere possibile far cessare un Processo di Indottrinamento che dura una Vita, leggendo un Articolo critico.
L’Indottrinamento islamico è un Abuso delle Menti umane e c’è un urgente Bisogno di dire agli Islamici la Verità, esponendo sistematicamente e consistentemente le Bugie dell’Islam.



Note
1) C’erano alcuni chiamati Mohammed, così il nostro Mohammed non è stato il primo. Nell’Arabia del VI. Secolo, giravano Voci che sarebbe nato un Profeta e che il suo Nome sarebbe stato Mohammed, così alcuni Arabi cominciarono a chiamare i loro Figli Mohammed. Altri hanno guadagnato il Nome dopo aver dichiarato di essere Profeti, e questo è probabilmente il Motivo per cui Mohammed ha guadagnato questo Nome. Ci sono Rapporti che il Nome originale di Mohammed fosse Quthem, ma non c’è Modo di confermare qualsiasi Rivendicazione. C’è Evidenza che Mohammad avesse l’Abitudine di cambiare i Nomi dei suoi Compagni con Nomi più adatti, fra cui il Nome di Abu Bakr.
2) Nessuna delle Rivendicazioni di cui sopra possono essere confermate.
3) AlAmeen (valevole di Fiducia) è un Titolo che si usava dare a una Persona che si occupava di un Commercio, come dire il Tesoriere. Se la Rivendicazione è giusta, cosa che probabilmente non è, Mohammed l’ha probabilmente guadagnato quando si curava del Commercio di Khadija.
4) La Rivendicazione che Mohammad fosse oppresso alla Mecca è semplicemente non-vera. Prego leggere “Islamic Jihad: a Legacy for forced Conversion, Imperialism and Slavery (Jihad islamica: un’Eredità per le Conversioni forzate, l’Imperialismo e la Schiavitù)” - Capitolo 3 -, di M.A. Khan

Fonte:
FaithFreedom
 
 




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21 luglio 2009

Barbarie islamica. Il Corano vieta il patibolo per le vergini? Niente paura, c'e' la soluzione

  Gli islamisti son gente "seria", rispettano il Corano che vieta il patibolo per le vergini.

UN BASIJI, "STUPRAVO LE VERGINI PRIMA DEL PATIBOLO"
Un miliziano basiji, uno dei paramilitari del regime degli ayatollah, ha raccontato di aver stuprato giovani condannate al patibolo, per aggirare il divieto islamico di giustiziare le donne, quando sono ancora vergini. In una scioccante intervista al "Jerusalem Post", un membro delle milizie paramilitari che sono state in prima fila nei pestaggi e nelle repressioni delle proteste degli ultimi giorni a Teheran, ha raccontato l'agghiacciante 'modus operandi' del regime iraniano. L'uomo, che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha raccontato che di essersi guadagnato, quando aveva appena 18 anni,"l'onore' di sposare momentaneamente le giovani donne prima della condanna a morte". "La notte prima dell'esecuzione -ha raccontato- viene organizzata la 'cerimonia': le ragazze vengono costrette ad avere un rapporto sessuale con uno dei secondini, di fatto vengono stuprate dal 'marito'". Guardando a ritroso agli eventi, l'uomo ha detto di provare rimorso "anche se i matrimoni erano legali". "Le ragazze erano piu' terrorizzate dalla 'notte di nozze' che dall'esecuzione che le attendeva all'indomani. Si battevano con tutte le loro forze, e cosi' dovevamo mettere il sonnifero nel cibo. L'indomani, avevano un'espressione attonita: era come se fossero pronte o volessero morire". "Ricordo di averle sentite piangere e urlare dopo (che lo stupro) era avvenuto. Non dimentichero mai' una ragazza che si graffio' il viso e il collo con le unghie. Dopo era graffiata dappertutto".




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20 luglio 2009

Notizie fuori onda."Aiuto".Sono rimasto senza soldi. Ho un mutuo da pagare di 8.500 euro ogni due mesi. Le alte spese condominiali mi hanno quasi ridotto sul lastrico. In casa non ho più i mobili, non ho nemmeno la cucina per poter mangiare.

 Loredana Bertè: "Aiuto, sono senza soldi Pronta anche a fare il Grande Fratello'

Roma, 20 luglio 2009 - "Dovete aiutarmi. Non voglio rischiare di fare la fine di Michael Jackson che se nè andato solo e pieno di debiti. E' questo l'appello lanciato da Loredana Bertè attraverso il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni.
"Sono rimasta senza soldi. Ho un mutuo da pagare di 8.500 euro ogni due mesi. Le alte spese condominiali mi hanno quasi ridotto sul lastrico. In casa non ho più i mobili, non ho nemmeno la cucina per poter mangiare. I rapporti con i vicini sono pessimi. Ogni scusa è buona per mandarmi la polizia. Ieri pomeriggio - racconta - ho acceso la radio e dopo due minuti mi sono ritrovata due agenti al citofono. È un momento no. Devo guadagnare dei soldi per poter cambiare casa e ricominciare a vivere.
Lunica soluzione, secondo la Bertè, sarebbe il Grande Fratello. Faccio appello ad Alessia Marcuzzi e alla Endemol: Fatemi entrare nella casa. Ho bisogno del montepremi finale per poter ricominciare a vivere, dice.
Chiude con una frecciata a Laura Pausini: Mi aveva chiamato per il concerto pro Abruzzo del 21 giugno a San Siro. Le avevo chiesto di farmi provare il brano. Lei si è rifiutata. Mi sarei dovuta presentare senza far le prove. Ho detto di no - chiude - e non è vero che avevo degli impegni come ha detto la Pausini.

Anche io sono pronto a fare il grande fratello
Anche io ho bisogno del montepremi finale.




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20 luglio 2009

ARABIA SAUDITA.Primo morto per l'influenza suina tra i pellegrini alla Mecca


È una donna egiziana di 25 anni che ha vistato la città santa dell’islam per compiere l’umra, la visita alla Mecca che può essere compiuta in ogni periodo dell’anno. Il clero dei Paesi islamici discute sulla necessità di emettere una fatwa apposita sulla epidemia di swine flu in visita del grande pellegrinaggio dell’hajj che a novembre porterà in Arabia Saudita milioni di fedeli.

 
Cairo (AsiaNewe/Agenzie) - Una donna egiziana di 25 anni è morta per influenza suina dopo aver visitato la Mecca. È il primo caso di decesso dichiarato dalle autorità sanitarie del Cairo, ma anche la prima vittima tra i pellegrini musulmani che in questi giorni stanno visitando la città santa dell’Islam per il pellegrinaggio dell’umra.
La donna, dopo aver rivelato i sintomi dell’influenza è stata sottoposta allo specifico trattamento dalla autorità sanitarie saudite senza tuttavia rispondere alle cure. Per volere del marito è stata rimpatriata in Egitto dove è morta nella giornata di ieri.
Nella zona del Golfo e nel Medio Oriente il virus H1N1 per ora ha fatto registrare un numero minore di casi rispetto ad altre zone interessate dalla pandemia nel mondo. Arabia Saudita ed Egitto sono i due Paesi più colpiti: Riyadh ha dichiarato 232 casi, il Cairo 117.
Gli arrivi di fedeli che si registrano in questi giorni alla Mecca sono legati al pellegrinaggio dell’umra o pellegrinaggio minore, la visita alla città santa che può essere compiuta in ogni periodo dell’anno. Nei giorni scorsi, autorità religiose musulmane di diversi Paesi hanno suggerito ai fedeli più a rischio infezione di rinviare il viaggio.
A preoccupare il clero è però soprattutto il prossimo pellegrinaggio dell’hajj, uno dei cinque pilastri dell’islam, che nel 2009 cade a cavallo tra novembre e dicembre. Per allora milioni di pellegrini sono attesi alla Mecca da oltre 160 Paesi e la pandemia è motivo di timore per le autorità saudite.
La giurisprudenza coranica permette ai fedeli malati di delegare ad altri lo svolgimento del pellegrinaggio che è considerato un obbligo di fede. L’Arabia saudita ha già invitato giovani, donne incinte e anziani a disertare l’hajj per quest’anno. Ma tra il clero musulmano di diversi Paesi c’è dibattito sulla necessità di emettere un editto ad hoc che affronti il problema della swine flu.
Mohammaed Hussein Fadlallah, grande ayatollah sciita del Libano autorità per oltre 1,2 milioni di fedeli, ha emesso una fatwa per ribadire che il pellegrinaggio alla Mecca è “un obbligo divino”, ma che coloro che “sono a rischio di contrarre la malattia… o sono in uno stato psicologico di grave timore  per l’infezione” sono esentati per il 2009 dalla visita dalla città santa.




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20 luglio 2009

I(m)moralisti.Nuovo scandalo nel Pd. Un’azienda assume 21 parenti

 



La Spezia, un’azienda assume 21 parenti:nuovo scandalo nel Pd

di Diego Pistacchi

Nessuna selezione pubblica: per entrare basta la tessera del partito o la parentela con un politico di sinistra. L’Acam fornisce acqua e gas: perde 47 milioni di euro. Il vizio della sinistra che "tiene famiglia"
La Spezia - Acam fa acqua. Se è per questo, dovrebbe fare anche gas e distribuirlo ai cittadini della Spezia e zone limitrofe. E poi dovrebbe, per statuto, fare tante altre cose. Ma fa acqua nel senso che è l’unica azienda italiana multiservizi a riuscire a perdere milioni di euro come il Pd i voti. Un dato immediato, preso al volo dal bilancio 2008 del gruppo Acam: un deficit pari a 46 milioni e 763mila euro. Il tutto mentre le concorrenti fanno soldi a palate: Hera (Emilia Romagna) più 110 milioni, Iride (Genova-Torino) più 114, Acea (Lazio-Campania-Umbria-Toscana) più 186, A2A (Lombardia-Piemonte Sud) addirittura più 316.
Cosa ci sta a fare sul mercato Acam? A dare posti di lavoro, ad esempio. Chiuderla vorrebbe dire lasciare a casa mezzo Pd e relativi familiari. Cioè potrebbe voler dire cercare un altro posto di lavoro a Silvia Orlando, sorella dell’onorevole Andrea, portavoce nazionale del partito e unico parlamentare eletto dal centrosinistra in provincia della Spezia. O Franco Federici, fratello di Massimo, sindaco Pd della Spezia. Entrambi dipendenti Acam, come Massimiliano Nardi, figlio di Gino, ex sindaco ds del Comune di Arcola fino al 2003. O come Davide Bravo, figlio di Franco, l’ex presidente Pd del consiglio comunale della Spezia nella passata legislatura. O come Paolo Sordi, figlio di Gabriella Malpezzi, segretaria particolare dell’ex sindaco della Spezia Giorgio Pagano, Pd naturalmente.
Tutti o quasi assunti in Acam senza una selezione pubblica. Così come Francesca Simonelli, convivente di Enrico Conti, ex consigliere di amministrazione della stessa azienda spezzina e naturalmente in quota Pd (area Rutelli). O anche come Federica Vivaldi, l’ex convivente dell’attuale presidente di Acam Acque Spa (Walter Bertoloni, in quota Rifondazione) ed ex vicesindaco di Santo Stefano Magra, ha un posto in società. La sinistra Parentopoli all’acqua di Spezia prosegue ad esempio con Silvia Mariotti, figlia dell’ex senatore del Psi, oggi deceduto, Gianfranco Mariotti, o con Gianni Traversone, figlio di Giorgio, ex sindaco di Sesta Godano e oggi assessore provinciale Sdi. Ex sindaci molto conosciuti nello Spezzino, come Sauro Castagna che guidò Ortonovo con i voti del Pci negli anni Ottanta e Avio Lucetti, primo cittadino di Lerici nello stesso periodo, hanno i rispettivi figli, Enrico e Gianni a libro paga di Acam.
Dalle parentele di primo grado si passa agli amministratori in nomina diretta. Quelli che nell’azienda ci lavorano direttamente, senza passare tramite congiunto. Maurizio Corona, attuale presidente del consiglio comunale di Sarzana, con tessera Pd e Cgil, è collega di Gianni Lucchetti, sindaco in carica a Sesta Godano, Pd inutile specificarlo. E anche di Dino Bologna, sindaco fino a un mese fa di Fosdinovo, compagno di partito (democratico) e di lavoro di Luciano Piccinotti, ex vicesindaco di Follo con un trascorso da ex presidente del consiglio comunale della Spezia nelle passate legislature. Anche Saverio Machedda, Pd come gli altri, oltre che dipendente Acam, è anche consigliere comunale di Riccò del Golfo e delegato dal sindaco per i rapporti con la «multiservizi» di cui è dipendente. Seguono a ruota cinque figli di sindacalisti Uil e Cgil come Matteo Dané, Paola Scarciglia, Dario Merlisenna e le sorelle Sabrina e Barbara Vasoli, inseparabili anche quando c’è da trovare un lavoro.
L’elenco, che si farebbe infinito se si passasse alle parentele meno strette, non nasconde peraltro nulla di illegale. Più difficile è giustificare da parte di Acam queste assunzioni con la necessità di aumentare l’organico. Sempre dai bilanci è immediato cogliere che ogni lavoratore dell’A2A «rende» all’azienda un guadagno lordo di 123mila euro, i dipendenti di Iride «producono» in media addirittura 139mila euro ciascuno, quelli di Hera oltre 82mila e quelli di Acea più di 97mila. E i parenti del Pd? Come tutti i loro compagni del gruppo, portano un guadagno lordo di 12mila euro pro capite. Postilla: mediamente costano all’azienda 38mila euro ciascuno.
Basta questo a spiegare il tracollo del bilancio, che tra l’altro è passato da un passivo di un milione e 394mila euro del 2006 ai 5,5 milioni del 2007, fino ai quasi 47 milioni del 2008? Macché. Chi ha amministrato Acam negli ultimi 10 anni (dal luglio di un anno fa al timone c’è Ivan Strozzi, manager di Reggio Emilia, chissà perché area Pd) ha pensato bene di allargare le frontiere del gruppo. E del passivo. Oggi Acam fa di tutto, si occupa dei rifiuti, della telefonia, delle letture dei contatori, della cartografia, di servizi informatici, costruzioni civili, manutenzioni di caldaie e qualsiasi altra cosa. Ha provato a fare del golfo della Spezia una stazione termale ma dopo aver fatto e speso tutto il necessario ha scoperto che l’acqua non era termale. Si è messa in testa di produrre energia elettrica e le centrali costruite non sono mai entrate in funzione ma pagano la corrente all’Enel. Ha persino «giocato» in Borsa per rientrare dai debiti: naturalmente investendo in derivati ci ha rimesso altri 15,4 milioni di euro. Però può sempre contare sui suoi dipendenti. Attaccatissimi all’azienda: nel solo 2008 i 1.054 assunti hanno fatto ben 96mila ore di straordinario. 





 





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20 luglio 2009

I REGALI DELLA “RELIGIONE DI PACE” AI CRISTIANI

 

http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=725

 

RELIGIONE, EVANGELICI. Iran, uno degli ultimi regali della Religione di Pace al Cristianesimo

               
 
 Quattro mesi fa un giudice iraniano ha detto a queste due ragazze convertitesi al Cristianesimo che sarebbero state giustiziate se avessero osato lasciare l'Islam, la religione di pace.
Per tutta risposta si è sentito dire dalle due donne minacciate: "Faccia pure! ".
Maryam Rustampoor (27) e Marzieh Amirizadeh Esmaeilabad (30) dal 5 marzo scorso sono rinchiuse nel famigerato carcere di Evin, vicino a Teheran.
Sono accusate di attività anti-governativa, reato inventato ad hoc per colpire la loro fede cristiana.
Sono rimaste in cella con altre 27 detenute ed in condizioni di assoluta invivibilità fino alla recente rivolta, in seguito alla quale sono state trasferite in altra cella.  Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni in Iran, i cristiani iraniani temono che le due ragazze siano dimenticate. "Con così tanta gente finita in carcere recentemente (600 donne da quando è cominciata la rivolta, ndr), Maryam e Marzieh - ha detto un leader cristiano iraniano - rischiano di essere dimenticate". 

da
ICNnews


 
 
EGITTO: PERSECUZIONE CONTRO I CRISTIANI IMPUNITA’ PER I MUSULMANI
 da lisistrata
 
Mentre in occidente “I cristiani” e anche I non cristiani stanno difendendo a spada tratta il multiculturalismo, pretendendo di permettere alla “cultura islamica”  di essere attuata nelle sue più pericolose sfaccettature, comprese quelle che includono il diritto islamico di famiglia, che deriva direttamente dalla sharia, in gran parte del mondo islamico contro i non islamici sono in atto gravissime persecuzioni che conducono al genocidio interi popoli, come accaduto nel Darfur.

Ma senza andare agli estremi che sono frutto di una feroce quanto indiscriminata guerra, giustificata nel nome della sharia, ma che in realtà è motivata dall’esosità umana dovuta alla scoperta che in quella regione vi sono ricchi giacimenti di petrolio, tantè che la persecuzione contro cristiani e animisti ora si è velocemente spostata sui musulmani del Darfur che hanno ricevuto in dono la stessa sorte, mi soffermo a valutare ciò che sta accadendo in quella che è ritenuta una delle nazioni più moderne e moderate di tutto l’islam: l’Egitto, antica patria di una delle più illuminate civiltà preislamiche.

Quello che sta accadendo in Egitto è un crimine che ricadrà anche sugli occidentali, cristiani compresi, che tacciono sulle gravi ingiustizie razzistiche ed etniche, che i musulmani attuano nei loro Paesi contro tutti coloro che non sono islamici e per questo motivo vengono considerati esseri inferiori. Il loro valore viene calcolato pari o peggio inferiore a quello degli animali che gli islamici disprezzano: scimmie gli ebrei e maiali i cristiani.

Un amico di Lisistrata di origine egiziana ci ha rilasciato una breve intervista essendo stato testimone durante i suoi viaggi di alcuni episodi illuminanti sulla discriminazione e sul razzismo di cui i  cristiani sono vittime :

Vado spesso in Egitto in quanto vi acquisto mobili e dato che ci sono stato di recente a trovare una ragazza egiziana di nazionalità americana colpita dall’influenza suina, si sono presentati a casa mia per verificare se avevo la febbre, ma tutto è risultato negativo e perciò se ne sono andati tranquillamente.
Il giorno seguente un direttore della sanità di Alessandria si è nuovamente presentato da me per controllarmi, ma dato che ero stato avvertito da un medico cristiano che era probabile che sarebbero tornati, io non ho permesso al direttore sanitario musulmano di prendere un campione della mia saliva per analizzarlo, (non è un esame previsto dalla legge) poiché era chiaro che l’avrebbe fatto risultare positivo.
Questo avrebbe permesso loro di tirare fuori nuovamente la storia dei maiali in Egitto e di farmacellare tutti quelli che ancora non erano stati macellati, in conseguenza al fatto che i maiali sono un cibo che i cristiani mangiano e questo avrebbe permesso loro di avere un altro mezzo per colpire i cristiani nei loro beni.
In Egitto le ingiustizie contro i cristiani sono tantissime, persino i nostri cimiteri vengono violati e distrutti e fra i tanti episodi di ingiustizia c’è quello raccontato anche dalla TV di Cipro, del prete obbligato a vivere in esilio in quanto si è permesso di parlare dei difetti del corano e di tutto quello che ha fatto Mohamed, che aveva 52 anni quando ha sposato la bambina di 9 anni per consumare con lei il matrimonio a 12 anni.
Questo sacerdote spiegava anche che i musulmani vogliono mettere una tassa solo per i cristiani che si chiama FEDIA, come facevano i musulmani 1400 anni fa.
 
Io sono uscito dall’Egitto 33 anni fa e sono venuto in Italia convinto di  poter vivere in pace in quanto cristiano, invece trovo che anche qui i musulmani riescono a costruire moschee ovunque e siete voi stessi a dare loro terra e soldi,  impongono i loro sistemi dappertutto e nelle scuole ora si tolgono anche le croci e persino nei cimiteri sta prendendo piede questo obbrobrio dovuto alla presenza e all’arroganza dei musulmani  e non solo in  Italia, ma in tutta Europa e mi domando come fate a non capire che è un sistema stupido quello che state attuando con loro, la vostra è una bontà al limite della scemenza.

In Egitto mi sono rimaste due sorelle, se potessi le farei venire in Italia, ma quando racconto loro ciò che è accaduto con la Croce in Italia stanno male.

Italiani, svegliatevi o sarà troppo tardi…
   

Ecco, se non basta quello che veniamo a sapere dai media e dai siti che difendono la libertà quanto sia per noi inaccettabile il regime che gli islamici impongo dappertutto significa che non siamo degni di godere della democrazia e dei diritti che i nostri avi hanno contribuito nei secoli a farci conquistare.

Adriana Bolchini Gaigher
 



"Egitto: l'impunità per gli autori delle persecuzioni e la terribile conseguenza della forzata 'riconciliazione', in assenza di verità e giustizia", da Elizabeth Kendal per ASSIST news service  

Dall’Egitto sono stati cacciati tutti gli ebrei, ora il “fronte del nemico” si è spostato sui Cristiani e il “governo ha ufficiosamente aperto la caccia al cristiano”
 
I musulmani scendono in strada, danzano e cantano venite al Jihad, la croce è il nemico di Dio” e molti delle forze di sicurezza cantano assieme a loro

Australia ans  - Dall'inizio del 2007 il governo egiziano è stato favorevole ai fondamentalisti musulmani, risolvendo questioni di conflitto settario al di fuori dei tribunali, in linea con la sharia islamica", Che vieta ai cristiani di presentare prove contro i musulmani.

"Il governo d’affari sessione di 'riconciliazione' obbliga i cristiani ad abbandonare tutte le accuse di quello che stanno subendo: (incendi, saccheggi, aggressioni, rapimento, rapina, danneggiamento, sommosse, torturae, stupri, omicidi)  ottenendo in cambio dai musulmani solo garanzie di pace. Questa cosa possiede lo stesso suono del conflitto israelo-palestinese: i colloqui di pace!  
Questa 'riconciliazione' in stile egiziano incoraggia gli islamismi belligeranti e premia la loro violenza con l’impunità, mentre i cristiani sono obbligati a vivere in un clima di terrore e vengono alimentate le persecuzioni contro di loro.

Negli ultimi anni i pogrom musulmani sono diventati più violenti, hanno attirato più partecipanti, e si sono diffusi dai villaggi nel deserto fino alla periferia del Cairo.  Oltre a questo, i musulmani stanno diventando sempre più esigenti, mentre gli innocenti cristiani stanno perdendo i diritti fondamentali  e rischiano addirittura di finire in prigione per placare l’ira dei musulmani.  

Gli episodi sono moltissimi fra questi Maria Abdelmassih, corrispondente assira International News Agency (AINA),riferisce che ai copti è stato proibita la preghiera nei locali ad essa dedicati.  I cristiani sono stati assediati, tagliate le comunicazioni e distrutte le loro colture, così si sono asserragliati nelle case sopravvivendo con le scorte alimentari che sono riusciti a portare dentro le case.
 
La violenza sta subendo un’escalation e viene portata a termine contro le persone cristiane, le chiese e le comunità intere , ma i tribunali subordinano la Costituzione alla legge della Sharia, infatti i giudici si rifiutano di permettere ai musulmani di convertirsi.  Le conseguenze saranno disastrose: una donna che è ufficialmente registrata come musulmana deve per legge sposare un musulmano e dei figli di un uomo, ufficialmente registrato come musulmano sono automaticamente considerati musulmani da parte dello Stato. I pochi che hanno sfidato coraggiosamente questo sono stati costretti a nascondersi per salvarsi la loro vita .
Fonte
Assistnewsservice

Altre informazioni le potete trovare qui ASSIST News Service (ANS) - PO Box 609, Lake Forest, CA 92609-0609 USA
http://www.assistnews.net  - assistnews@aol.com    
 
 
 





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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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