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31 maggio 2009

"Pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi"

"Pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi"

di Stefano Zurlo

La proposta di due giornalisti dell’Espresso a Laura, concorrente del Grande Fratello Lei chiede 50mila euro, loro disposti a trattare: "Basta un sms che provi la relazione"
Una lunga trattativa. E alla fine i giornalisti dell’Espresso buttano sul tavolo la loro proposta: «Io te la pago - dice uno di loro - se tu hai l’altra cosa. Se hai le foto, se hai i gioielli». Insomma, le prove della relazione con il Cavalier Silvio Berlusconi. Laura, Laura Drezwicka, la biondissima del Grande Fratello, non sa nulla. Ma decide di giocare, fa intendere, provoca, spara di aver avuto una relazione col Cavaliere. E freme per concedere un’intervista. A pagamento, va da sé. La richiesta è secca: cinquantamila euro.
Cinquantamila euro per raccontare tutti i dettagli piccanti, piccantissimi, privati, privatissimi, che riguardano Berlusconi e la sua privacy. «I giornalisti dell’Espresso - racconta ora lei al Giornale - erano scatenati. Volevano sapere tutto, ma proprio tutto sulle abitudini erotiche del presidente del Consiglio». Del resto, il settimanale del gruppo De Benedetti attualmente in edicola spara un servizio dal titolo più che promettente: «L’harem di Silvio». E ormai c’è una lunga tradizione di pseudo scoop sulle avventure sentimentali del premier: le feste a Villa Certosa, le ragazze invitate in Sardegna, il caso Noemi, i gossip sulle ministre. La task force del periodico prova da mesi a guardare attraverso il buco della serratura dentro la camera da letto di Silvio. «Credo - prosegue Laura - che abbiano incontrato molte, moltissime ragazze, chiedendo degli sms di Silvio, delle foto in posa con lui, dei regali che avrebbero ricevuto».
Il giornalismo sotto le lenzuola mobilita energie e risorse. E l’Espresso è disposto a pagare queste rivelazioni esplosive.
Al tavolo di un ristorante di Napoli sono sedute quattro persone: Laura, la sua amica Roberta, fotografa, i due emissari del settimanale. Un redattore e un collaboratore. Laura, una sorta di Paris Hilton all’amatriciana, vanta un curriculum stuzzicante: esordio folgorante come «sexy car washer», in quasi topless mentre puliva grandi auto fra goccioloni luccicanti, si è esibita senza veli nel circuito di alcune tv private, infine è entrata nella stanza del Grande fratello al posto di Daniela Martani, la hostess poi licenziata dall’Alitalia. E questo suo exploit è stato oggetto di molte mormorazioni e chiacchiericci: chi l’ha spinta fin sotto le telecamere bramate da legioni di aspiranti veline? Insomma, ha tutte le curve e le zone d’ombra per attirare la curiosità della stampa come il miele le api.
Bastano poche frasi di circostanza e subito arriva la richiesta: «Lei - spiega Roberta - pensava a una cifra di 50mila euro per questa... 50mila euro che è il prezzo che lei ha valutato con me, questa è la cifra per rilasciare questa intervista».
Cinquantamila euro. Sono tanti ma all’Espresso la storia fa gola. Con quel corteo di dettagli torbidi, particolari scabrosi, relazioni peccaminose. «Se tu vai da Oggi o vai da Gente - riflette l’inviato - a fare un’intervista del genere... Se lo fai con l’Espresso invece... Vogliamo parlarne seriamente... Se no la chiudiamo tu sei libera di... chiudere con il nostro giornale. Però volevo dire che non è una cosa che si fa proprio così. Io vado dal direttore e dico “c’ho una ragazza che ha fatto il Grande fratello e potrebbe raccontare cose di Berlusconi e gli diamo 50mila euro”, non ti dirà mai di sì».
Ci vogliono le prove per dire sì e staccare l’assegno: «Se io riporto di lei cose gravi del presidente del Consiglio devo essere sicuro».
Sicuri o dubbiosi, i cronisti hanno drizzato le antenne e affondano le domande: «Si è comportato bene fino a quando?» «Fino a poco tempo fa». «Ma perché si è stufato?». «No, non è che si è stufato... Forse è per i casini che stanno succedendo adesso, mica per altri motivi».
Gira e rigira, la discussione si avvita sempre intorno allo steso punto: «Hai qualche elemento per documentare la tua relazione sessuale o no?» «Ho le mie prove». E non ti senti un po’ Monica Lewinsky?» «Io ho le mie prove». Come la stagista americana aveva le sue.
Laura tiene sulla corda i giornalisti, si sbilancia, allude, poi ingrana la retromarcia. E le domande a pagamento scendono come chicchi di grandine: «Ti ha pagato l’affitto?». «Ha pagato l’affitto». «Molte stanno lì». «Eh, sì», risponde Laura. Pronta per un altro quiz: «Hai visto cose che faceva che so con la Carfagna, con la Matera, con quelle che ha candidato?» È l’unico passaggio «istituzionale» della conversazione.
Laura mena il can per l’aia, precisa, per chi ancora non lo sapesse, che le donne hanno una psicologia particolare, parla di sensazioni. I cronisti incalzano. Le domande sono sempre più «politiche»: «Ti chiamava?». «Mi chiamava spesso la sera». «Stava al telefono a lungo?». «Abbastanza». Sembra di essere dentro uno spot. «Ho delle prove telefoniche, ma solo sms».
«Sono vincolanti questi sms» esultano i giornalisti. «Sono belli, sono belli», ripete lei, più stereotipata di un’oca giuliva «Amichevoli?», insistono prudenti gli inviati. «Amichevoli no, perché non è solo mio amico».
Ci siamo, o forse non ancora. Laura è la reginetta del dico-non dico, come del vedo-non vedo. Il safari nella vita privata del premier riprende: «Non c’hai una foto un po’ più... una foto che prova». Così, con qualche scatto hard, il tormentone sul Cavaliere potrebbe chiudersi una volta per tutte.
Laura fa balenare quel che non ha, l’immagine potrebbe pure esserci. La starletta rilancia: «Sì una foto che non ho visto da nessuna, con nessuna ragazza, ce l’ho questo documento, ce l’ho sul telefono. È ovvio che non te l’ho fatto vedere perché non posso farti vedere». La caccia al tesoro è a un passo dalla meta.
L’affare sembra possibile. «Questo - replica uno dei giornalisti - per me sarebbe... Cioè se avessi questa cosa io potrei dire al direttore: c’è questa cosa... che siete molto amici... che siete stati dentro casa sua da sola con lui dentro la sua stanza». Questo sì che sarebbe bingo.
Serve altro? C’è bisogno di qualcosa ancora dopo aver frugato dentro Vila Certosa con gli obiettivi dei paparazzi?
Laura non molla: «Io prima volevo fare un’intervista per un compenso, poi mostrerò le foto». Laura vuole i soldi, Laura vuole i riflettori, l’Espresso vuole le prove. Poi la vita privata, personale, intima del Cavaliere potrà pure essere fatta a pezzi.
Dunque, si va avanti a comporre un fantomatico manuale erotico del Cavaliere. Le domande si fanno ancora più esplicite, quasi surreali, grottesche: «Faceva delle cose anche insensate oppure no? Cioè ha controllo come uomo oppure no?». «Con te non ha mai avuto dei comportamenti folli?».
Altro che Palazzo Grazioli. Qui siamo in una galleria di personaggi lombrosiani. Insomma, lo scoop potrebbe pure essere più grande del previsto: un Cavaliere mostro, o bruto o chissà che altro. Una pellicola dell’orrore. Che botto.
Meglio consolidare il terreno con altre domande a ventaglio: «Ti ha mai raccontato di essere stato con due donne insieme?». Certo, nel Kamasutra dell’Espresso il capitolo orge era rimasto incredibilmente nell’ombra. Laura si supera: «Guarda, io non coinvolgo nessuna altra persona in questo racconto».
Laura indica ma non chiarisce e allora, persa ogni misura, dal taccuino saltano fuori temi che gli stessi cronisti maneggiano come saponette, «come leggende metropolitane che girano». Finiscono tutte insieme nel mulinello: «C’è questa storia della puntura alla base del pube che ti permette di avere rapporti sessuali continuamente per ore». Ma la leggenda, come tutte le leggende, non finisce qua: «Ha avuto anche problemi dal punto di vista di un eccesso di afflusso di sangue». Sono informati, all’Espresso.
O forse è una domanda. Laura si ricorda di essere stata una «sexy car washer»: «Mi stai chiedendo se ce l’ha grosso?». Ridono tutti, adesso. Ma è un istante. Laura torna a pattinare sulla zona grigia: «Io questa cosa non me la sento di dirla in questo momento se fa le punture o no... Non te la dirò mai». Il Paese resterà appeso al rebus.
Meglio divagare, sì, ma non troppo: «Lui si diverte e gioca e gli piace vedere magari due donne che si baciano fra di loro e magari fanno lo spogliarello, cose di questo genere... Si renderebbe ridicolo. Era per capire questa cosa qua appunto anche in questo». Laura è una barriera: «Quello fa parte dell’intervista, non mi va di rispondere».
Non subito. E allora si torna a parlare delle garanzie e del compenso, il carburante della conversazione: «A me quel che interessa è se tu hai una foto che documenta un rapporto particolare con lui... che fa capire lui come personaggio anche in relazione alla politica cioè come...».
«Io comunque adesso ci penso».
Sì, basta, almeno per questa volta: «Io te la pago se tu hai quest’altra cosa. Se tu hai le foto, se tui hai i gioielli. Il fatto che ti ha iscritto al Grande Fratello perché veramente... non la possiamo fare» l’intervista. «Tu non puoi dire che uno è l’amante tuo soltanto sulla base della tua parola». «Be’, già il Grande Fratello penso che sia una bella prova». «Si dice che sono state segnalate...».
Siamo al capitolo raccomandazioni, ma Laura se ne va. Ci sarà tempo per un altro appuntamento. E per altri mercanteggiamenti.




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31 maggio 2009

Alberto Orlandi, 47 anni, responsabile sicurezza di Villa Macherio: è lui il compagno di Veronica Lario





"La conferma della frattura coniugale, ammesso ve ne fosse bisogno, si evince dalla lettura offerta oggi da Libero: un’intervista del nostro grande Alessandro Sallusti a Daniela Santanché, che ne sa una più del demonio, nella quale si svelano i segreti, mica tanto segreti, della signora Lario incline a perdonare a sé stessa ciò che rimprovera al marito. Cosa? L’amante"

di Vittorio Feltri

Alberto Orlandi, 47 anni, responsabile sicurezza di Villa Macherio: è lui il compagno di Veronica Lario

Se Veronica Lario non avesse portato in piazza gli affari della famiglia, questa sarebbe stata una vigilia elettorale di ordinaria noia, con i soliti comizietti televisivi, le interviste rituali, manifesti e santini distribuiti a porta a porta da militanti servizievoli: vota Antonio vota Antonio. E invece l’inquieta sposa del premier ha scelto il periodo più delicato della vita politica per lanciare una bomba atomica contro il marito allo scopo di distruggere l’uomo e lo statista, creando uno scompiglio senza precedenti nel Palazzo e nel Paese. Come “terrorista” giù il cappello.
Le prove generali risalgono a poco più di due anni fa, quando la signora inviò una lettera, ovviamente a la Repubblica di De Benedetti, nella quale sfogava la sua ira contro il coniuge accusandolo d’essere un seduttore impenitente. Il quotidiano non esitò a pubblicarla (ciascuno fa il suo mestiere) e fu scandalo. Anzi, scandaletto. Perché nella circostanza il “satiro” di Arcore seppe riprendere in mano la situazione con una mossa abile: scuse sotto i riflettori alla consorte offesa nella dignità e nell’orgoglio, mazzi di rose e gioielli consegnati nel luogo esotico dove madame si era recata a leccarsi le ferite. Capitolo chiuso. E si pensò non sarebbe mai più stato riaperto. Errore.
Veronica ha concesso il bis alzando il tiro. Stessa tecnica ma potenziata. Stavolta lei ha puntato alla soluzione finale scrivendo un’altra missiva dai contenuti più forti: (...) mio marito è malato, frequenta le minorenni. Figuriamoci la Repubblica e tutta la sinistra in armi: hanno aperto il fuoco sul fedifrago nella speranza fosse giunto il momento di annientare l’odiato nemico, invulnerabile agli attacchi politici, giudiziari e personali, ma vulnerabilissimo nella parte più debole della carne.
E giù botte mediatiche. Interviste. Indiscrezioni. Pettegolezzi. Insinuazioni. Un bombardamento finalizzato a sputtanare senza remissione uno stordito Cavaliere incapace di rendersi conto – o di ammettere – che un matrimonio in cui sia morta la pietas va in cancrena e, presto o tardi, uccide chi lo ha contratto. Questo è il punto. Fra i due, nonostante i tentativi di conciliazione, da anni erano venute meno le ragioni che tengono unita una coppia, mentre per entrambi sarebbe stato meglio rompere piuttosto che adattarsi a una convivenza impossibile, neppure basata sul piacere di scambiarsi quattro chiacchiere, visto che lei per comunicare con lui ha scelto quale tramite il giornale di riferimento dell’opposizione.
La conferma della frattura coniugale, ammesso ve ne fosse bisogno, si evince dalla lettura offerta oggi da Libero: un’intervista del nostro grande Alessandro Sallusti a Daniela Santanché, che ne sa una più del demonio, nella quale si svelano i segreti, mica tanto segreti, della signora Lario incline a perdonare a sé stessa ciò che rimprovera al marito. Cosa? L’amante.
Per carità. Non ci scandalizza un rapporto extraconiugale. Non abbiamo i titoli per fare la morale a nessuno in questo e in altri campi. Ma non li ha neppure Veronica per farla a Silvio. E sorprende che, pur consapevole dei panni in cui sta, abbia avuto l’improntitudine di condannare al rogo il marito per un peccato commesso da lei medesima che poi strepita se qualcuno le infligge una strinaturina.
Poiché questo tormentone è stato raccontato e incrementato da troppi buoi che danno del cornuto all’asino, sarebbe ora opportuna una regolata generale. Dalla reggia di Macherio alla suburra delle redazioni: si dia inizio al più salutare degli esercizi, quello dell’autocritica.
Quanto alla sinistra intontita dal fragore delle proprie polemiche, le consigliamo di scegliersi una testimonial più credibile di Veronica per demolire Berlusconi. Gli italiani sono abbastanza maturi per giudicare un uomo politico per quello che fa dalla cintola in su e non viceversa.


Vittorio Feltri - Libero/Italia chiama Italia




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31 maggio 2009

Ecco la foto scandalo della festa di capodanno a casa Berlusconi.

                   




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30 maggio 2009

Finalmente."E' socialmente pericoloso"Espulso Azouz".

 "E' socialmente pericoloso"Espulso Azouz".

Dopo la condanna per droga, il tribunale di Varese caccia il tunisino Il volo per Tunisi in partenza da Linate alle 18 sta per decollare. A bordo c’è il tunisino più famoso d’Italia, Azouz Marzouk, 39 anni. Viaggio d’andata senza biglietto di ritorno.




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30 maggio 2009

Villa Certosa, il giudice sequestra le fotografie"rubate" a Capodanno

 

Villa Certosa, il giudice sequestra le fotografie"rubate" a Capodanno

di Redazione

Le immagini sarebbero state scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Il fotografo indagato per violazione della privacy e tentata truffa: voleva vendere gli scatti a Panorama. Ghedini soddisfatto 
Roma - La procura di Roma ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate lo scorso Capodanno a Villa Certosa, in Sardegna, durante la festa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alla quale avrebbero partecipato decine di ragazze tra cui Noemi Letizia. Il sequestro, che sarebbe eseguito in queste ore, è stato ordinato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Simona Maisto che hanno iscritto sul registro indagato per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu, autore delle foto e di un altro servizio relativo anche alla festa di Capodanno del 2008. A denunciare Zappadu è stato l'avvocato del premier Nicolò Ghedini.
Sospetta truffa All'attenzione dei magistrati c'é in particolare una mail nella quale Zappadu, proponendo l'acquisto delle foto a Panorama per oltre un milione di euro, avrebbe spiegato al settimanale che c'era un'altra proposta di acquistare il fotoservizio da parte del settimanale Gente, circostanza falsa secondo i primi accertamenti e da qui l'accusa di tentata truffa. Le foto sarebbero stati scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Un esposto è stato presentato da Berlusconi anche al Garante della Privacy.
Ghedini soddisfatto La decisione della procura di Roma "è assolutamente condivisibile e fa seguito a una esplicita richiesta che noi avevamo avanzato". Lo dice il parlamentare del Pdl e legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, dopo che la procura della Capitale ha disposto il sequestro degli scatti di Zappadu durante i festeggiamenti nella villa in Sardegna del premier in occasione del Capodanno 2008-2009. Per Ghedini "la decisione della procura dovrebbe chiudere la vicenda, anche se naturalmente la decisione spetterà all’autorità giudiziaria".
Capezzone: indegna caccia all'uomo "E' ormai chiaro, e l'ultima vicenda fotografica ne è l'ultima testimonianza, che contro Berlusconi é in corso una indegna caccia all'uomo". Lo dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. "Chi per aggredirlo politicamente (come accade da parte di un'opposizione disperata), chi - prosegue Capezzone - per tentare di colpirlo (com'é evidente da parte di alcuni gruppi editoriali), chi per sperare di trarne guadagni abnormi (come si evince dai prezzi ai quali tali foto sarebbero state "offerte")". "Ma gli sciacalli della politica e dell'editoria commettono un grave errore di calcolo: gli italiani - sottolinea Capezzone - non ci cascano più, e ormai sanno che sotto elezioni c'é qualcuno disposto a tutto pur di tentare di danneggiare il premier. La sera del 7 giugno gli elettori daranno a questi signori nuove ragioni per dolersi del loro insuccesso".




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30 maggio 2009

Bravo vicesindaco.Treviso, i respingimenti si fanno porta a porta

 

Da una settimana polizia e carabinieri effettuano controlli a domicilio: chi non ha i documenti in regola viene processato ed espulso. E la tolleranza zero voluta dal vicesindaco Gentilini colpisce anche gli italiani che affittano agli irregolari

Frrancesca Venturelli

Treviso - Accertamenti anagrafici, controlli sulle ospitalità, basta un via vai sospetto in un appartamento e scatta il controllo. La lotta all’immigrazione clandestina a Treviso adesso funziona così. A confermarlo sono le operazioni effettuate dalle forze dell’ordine nell’ultima settimana nella provincia trevigiana. Il «vicesindaco» Giancarlo Gentilini , interessato da sempre alla sicurezza dell’area, intensifica le verifiche facendo battere i palazzi sospetti porta a porta dopo aver valutato, e visionato, le numerose segnalazioni dei cittadini italiani che lamentano un sovraffollamento di immigrati in alcune abitazioni private. «Denunciare i clandestini è un obbligo – ha tuonato Gentilini – e noi vogliamo far rispettare la legge. In forza della recente normativa, chi affitta un alloggio o comunque trae profitto dalla permanenza di uno straniero clandestino è perseguibile penalmente».
La prima ad esser stata pizzicata senza documenti è una moldava venticinquenne scovata nel corso di un accertamento anagrafico a domicilio, immediatamente processata ed espulsa nel giro di ventiquattro ore. Anche un marocchino trentenne, clandestino da quattro anni, è stato allontanato perché irregolare: viveva in un appartamento dell’Ater a Fiera occupato da un italiano; è stato portato in un centro di permanenza a Bologna in attesa di un aereo per il Marocco. Negli ultimi casi di sopralluoghi a domicilio, laddove s’è appurato che l’immobile è stato dato in uso da un trevigiano residente a un clandestino, il comando della polizia locale ha fatto sapere di aver avviato ulteriori accertamenti per valutare le conseguenze di carattere penale a carico di queste persone.
In caso di «ingiusto profitto», come un affitto in nero, la pena prevista è la reclusione fino a quattro anni e multa di oltre 15mila euro, come stabilito dalla legge Bossi-Fini del 1998. Secondo le stime della questura, a Treviso sono molti gli stranieri clandestini, ma sono forse di più gli immigrati in attesa di ottenere il permesso di soggiorno: una cifra importante, a detta degli esperti dell’ufficio stranieri della questura. Oltre settemila le pratiche per il rilascio del permesso di soggiorni istituite in solo cinque mesi. Sono più di diecimila gli stranieri convocati in Questura e 7.500 i fotosegnalati. Questi i numeri che il questore Damiano ha voluto fornire personalmente alle associazioni di stranieri di «Cittadinanza attiva», per fare veder che le forze di polizia e il Comune non stanno operando solo delle espulsioni ma, al contrario, si cerca di regolarizzare il più possibile la permanenza su suolo italiano. In particolare se tra gennaio e maggio del 2008 erano state concluse 1.808 pratiche, nello stesso periodo dell’anno in corso ne sono state istruite 6.848. Prevenzione e repressione a Treviso viaggiano dunque in parallelo. E i risultati sembrano dar ragione al sindaco, ovvero al vicesindaco, Giancarlo Gentilini. Il primo a battersi per maggiori poteri ai sindaci in materia di ordine pubblico.




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30 maggio 2009

SONDAGGIO SKY TG24: Il 68% è con Berlusconi su certa magistratura "eversiva"

 

SONDAGGIO SKY TG24: Il 68% è con Berlusconi su certa magistratura "eversiva"

29 maggio 2009 ore 16:58

Il 68% dei votanti del sondaggio quotidiano di Sky Tg24 e’ d’accordo con il presidente Berlusconi  il quale ha dichiarato che nella magistratura ci sono "grumi eversivi".




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29 maggio 2009

Moralistati .''RETORICA XENOFOBA''? CON CHI CE L'HA NAPOLITANO?

 'RETORICA XENOFOBA''? CON CHI CE L'HA NAPOLITANO?

 
SVELATO IL MISTERO: CE L'HA CON SUA MOGLIE CHE CHIAMO' NAOMI CAMPBELL "BRUTTA NEGRA"

Scenario, una estate a Stromboli Gabbana racconta: "Lei (la signora Clio ndr) ha fatto una figuraccia. Noi eravamo in terrazzo dopo pranzo. Alle tre di pomeriggio, eravamo in quindici, si ascoltava un po' di musica. A un certo punto vediamo questa specie di spettro che esce da una finestra.... Questa signora anziana e scompigliata esce dicendo che eravamo dei delinquenti, disgraziati, farabutti. Con noi c'era Naomi Campbell e lei dice 'quella brutta negra'. Allora io le ho detto: guardi signora, lei può essere mia nonna ma non la voglio insultare".
Da Una via per Oriana
Eh l'età gioca brutti scherzi...
Orpheus




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29 maggio 2009

Ankara ed U.E.: la pagliuzza occidentale e le travi turche

 

                   noislam2

Ankara ed U.E.: la pagliuzza occidentale e le travi turche  

di Maurizio De Santis

La cronaca ci impone, ipso facto, di rilevare come il presidente turco Abdullah Gül  giudichi come “inaccettabile” le dichiarazioni che, lo scorso 10 maggio, la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente francese  Nicolas Sarkozy, hanno rilasciato in contesti diversi,.
In occasione dell’incontro con i giovani conservatori, la Merkel aveva sottolineato quanto fosse illogico avere una UE “condannata” ad una continua espansione territoriale, ma priva di un serio consolidamento politico e di una vera forza esecutiva. Non paga, la cancelliera aveva “rincarato” la dose, specificando che avrebbe senz’altro preferito l’ipotesi di una Turchia in veste di partner privilegiato dell’UE, piuttosto che membro della stessa Unione.
Sarkozy, invece, in una intervista rilasciata al settimanale tedesco Bild am Sonntag, gli ha fatto eco: “Necessitiamo di un’Europa ben organizzata (…) Ciò significa che non possiamo non darci delle frontiere consolidate. Mi pare dunque del tutto inutile fare promesse fatue alla Turchia".
Dichiarazioni che, di fatto, sono una cortese ma ferma opposizione all’ingresso della Turchia nel “giardinetto” dell’Unione Europea.
Abdullah Gül ha avuto modo di lagnarsi proprio a margine della visita ufficiale fatta in Siria sottolineando che (cito), “opporsi, per principio, all’adesione della Turchia, significherebbe violare le decisioni che sono state già prese dall’UE”. Tradotto in “soldoni”, questo atteggiamento evidenzierebbe una mancanza di buona fede da parte di Bruxelles, carenza che si supporrebbe già presente al momento dell’inizio delle controverse trattative per l’ammissione di Ankara nel club europeo.
Il piagnisteo turco parrebbe inoppugnabile. Ma il presidente turco Gül, c’è da crederlo, è un vero marpione politico.
Piange persecuzione e, lamentando la presenza della famosa pagliuzza nell’occhio del gigante europeo, trova modo di gabbare chi lo invita ad osservare “le travi” che rendono orbo lo Stato islamico.
E di travi ce ne sono parecchie.
La Turchia ha avviato nell'ottobre 2005 negoziati in previsione della sua adesione a l'Ue. Da allora, Ankara ha ancora in sospeso qualcosa come 10 capitoli, sui 35 iniziali, contemplati dai negoziati d' adesione.
Da dove cominciare? Proviamo un po’.
Infinite (e largamente sterili) sono state, sino ad oggi, le discussioni sul necessario riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte di Ankara.
Tematica resa ancora più scottante dal corposo dossier che il Vaticano ha avuto modo di sottoporre, per vie informali, ai funzionari europei e turchi. Un piccolo memorandum delle ingiustizie compiute dai “tolleranti” musulmani sui i luoghi sacri dei cristiani ciprioti. Dalla profanazione dei cimiteri, ridotti a discariche di automezzi, a conventi allegramente trasformati in alberghi a cinque stelle, ad una infinita quantità di antichità trafugate e vendute sul mercato nero.
Non bastasse questa piccola trave “religiosa”, eccone una più squisitamente “laica”.
La Turchia non si sogna, neanche lontanamente, di riconoscere le responsabilità storiche del massacro del popolo armeno. Un genocidio a sfondo sia politico che religioso (gli armeni sono tra i primi cristiani della storia), delegato alla malevola mano dei Curdi (gli stessi che oggi sono sotto il calcagno turco) che maturò qualcosa come un milione e mezzo di morti. Come se oggi si incenerisse la Striscia di Gaza.
La Turchia è stata molto abile a giocare su due tavoli.
E così, pur di avere un appoggio dei paesi islamici nell’ambito della Commissione per i diritti dell’uomo (quella “cosa” che ogni anno vomita sentenze di condanna, in tema di diritti umani, contro l’Occidente), ha avuto persino l’ardire di partecipare alle riunioni della Lega Araba (come dire, la volpe invitata nel pollaio).
Dunque, parlare di Striscia di Gaza è lecito. Ma di un genocidio compiuto da uno Stato islamico (laico, ma con tanto di finanziamenti per il mantenimento del culto), a danno dei cristiani, nisba. E’ imperdonabile islamofobìa.
Ma le travi nell’occhio del lagnoso presidente Gul non finiscono certo qui. Magari fosse!!!
Proprio in questi giorni, la Turchia ha richiesto all’autore Orhan Pamuk, un indennizzo per le opinioni espresse nel febbraio 2005 su una rivista svizzera. Ricordiamo ai più che il nobel turco, nel corso di quell’intervista dichiarò testualmente che “30.000 Curdi ed un milione di Armeni furono uccisi sul territorio turco. E nessuno, eccetto me, ha mai osato parlarne”.
Immediatamente, il governo aveva invocato l' articolo 301 del codice penale e condannato Orhan Pamuk per vilipendio dell’identità turca. I quotidiani turchi ricordano che sei persone hanno sporto querela contro lo scrittore, colpevole di insulto alla “turchicità”. Arrivando ad invocare, in alcuni casi, addirittura punizioni corporali. Sino ad oggi i tribunali turchi avevano respinto questa pletora di confutazioni.
Ma ora le cose stanno cambiando. L’Alta Corte d'appello di Ankara, proprio la scorsa settimana, ha valutato meritevole l’esame di questi ricorsi. Con grandissima gioia dei nazionalisti difensori dell’”identità turca” (alla faccia delle pretese di entrare nell’UE!).
Stesso calvario per un altro dei massimi scrittori turchi viventi.
Dallo scorso 5 maggio, Nedim Gürsel, autore del romanzo “Le ragazze di Allah”, rischia da 1 a 3 anni di prigione. Il suo processo che si celebra presso il tribunale di Istanbul si delinea tutt’altro che una passeggiata.
Il romanzo, pubblicato lo scorso anno, mette alla berlina gli integralisti musulmani, che hanno più volte intentato azioni giudiziarie contro il cinquantunenne scrittore. Conformemente all' articolo 216-1 del codice penale, l'autore è imputato per “incitamento all’odio razziale, sociale, religioso”. Più banalmente, per insulto all’islam.
Assenza di libertà religiosa, di libertà di opinione e di riconoscimento del proprio (sporco) passato. A parte queste “quisquiglie”, perché non accogliere a braccia aperte “questa” Turchia?
Ai tecnocrati europei do un suggerimento. Per rispondere alle rimostranze ipocrite del presidente turco  Abdullah Gül, che sventola la cambiale di un promessa di adesione, si richiamassero pure al mitico Totò: “Quel che ho detto ho detto. E qui lo nego!”




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29 maggio 2009

E L' INFEDELIFOBIA ISLAMICA DOVE LA METTIAMO?

 

                 

E L' INFEDELIFOBIA ISLAMICA DOVE LA METTIAMO?
 
L'Islamofobia è un'invenzione islamica per nascondere il razzismo marcio e l'odio contro il mondo non musulmano  che hanno in casa propria.
Ecco un favoloso esempio di apartheid, cioè di razzismo becero messo in pratica in casa propria, per poi urlare alla lesa maestà se nei Paesi in cui gli islamici vanno a vivere i dhimmi non si inchinano alla pretesa supremazia islamica, per la quale loro possono permettersi di tutto: un cartello che "spiega ai non musulmani" qual'è la zona alla quale possono avere accesso e quale a loro è proibito l'ingresso.
Complimenti "utili idioti dell'occidente" quando capirete con chi avete a che fare, forse sarete già sepolti e marciti sotto terra. 

http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=563




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29 maggio 2009

I “valori” della vita e della politica per il Franceschini “utile idiota” al servizio del Pd ex comunista

 Indignazione e unanime condanna da tutti i partiti, con la sola eccezione
di quelli della sinistra ed estrema sinistra che Prodi aveva portato al
governo della civilissima Italia, per gli insulti (oltre i limiti della decenza)
del segretario del Partito democratico al presidente del Consiglio
 
I “valori” della vita e della politica
per il Franceschini “utile idiota”
al servizio del Pd ex comunista

"Fareste educare i vostri figli da un uomo come Berlusconi?", ha domandato
agli italiani il leder ex democristiano dell'ex partito comunista nel corso della
sua dissennata e disperata campagna elettorale. "Non è chiaro", scrive sul
Corriere della Sera il vicedirettore Pierluigi Battista, "dove il segretario del Pd
abbia culturalmente attinto a una visione così totalitaria della politica che si
arroga violentemente il diritto di giudicare anche la 'correttezza' di un modello
 pedagogico  e familiare". Durissima la reazione dei cinque figli del premier:
"Il politico Franceschini dice che è molto dispiaciuto, perché noi avremmo
interpretato male quello che lui ha detto: no, lo abbiamo interpretato
benissimo; e lui, se ha ancora un briciolo di dignità, deve soltanto vergognarsi".  
 
di Gaetano Saglimbeni
                           
      
        Quello che è accaduto in questi giorni, nella dissennata e disperata campagna elettorale del Partito democratico ex comunista che vede scendere sempre più i propri consensi popolari, non poteva non sconcertare le persone serie (che, per fortuna, rappresentano la stragrande maggioranza del popolo italiano, e non soltanto nell’area di centrodestra). “Fareste educare i vostri figli da un uomo come Berlusconi?", ha domandato agli elettori l’ex democristiano Dario Franceschini, leader del partito di D’Alema, di Bersani e della Finocchiaro.
 
        Severa e piena di sdegno la condanna dei partiti, con la sola (prevedibile) eccezione di quelli della sinistra ed estrema sinistra che l’ex democristiano Romano Prodi aveva portato al governo della civilissima Italia. “Gli insulti del segretario del Partito democratico al presidente del Consiglio, questa volta, sono andati ben oltre i limiti imposti dalle regole del vivere civile e dalla decenza, superando in stoltezza e ciarlataneria, cinismo e spregiudicatezza, persino un cacciaballe incallito e spregevole come l’ex pubblico ministero Antonio Di Pietro, oggi leader della Italia dei valori (immobiliari)", dicono militanti e simpatizzanti del centrodestra. "Non è chiaro", ha scritto sul Corriere della Sera il vicedirettore Pierluigi Battista, "dove il segretario del Pd abbia culturalmente attinto a una visione così totalitaria della politica che si arroga violentemente il diritto di giudicare anche la 'correttezza' di un modello pedagogico e familiare".
 
        Durissima la reazione dei cinque figli del premier (Marina, 43 anni, e Pier Silvio, 40, nati dal primo matrimonio con Carla Dall’Oglio; Barbara, 25 anni, Eleonora, 23, e Silvio, 21, nati dal secondo, con Veronica Lario). “Come si permette, questo signor Franceschini, noto agli italiani come politicante da strapazzo, ad offendere con insulti così gravi sul piano personale un uomo che ha tanto lavorato in vita sua ed è oggi il politico più votato ed amato nella storia della Repubblica italiana?”, la prima reazione di Pier Silvio, vicepresidente di Mediaset. “Forse sbaglio a prendere sul serio un Franceschini che parla in questo modo, chiaramente non a posto con la testa dopo tante delusioni politiche, ma non posso non ricordare che c’è e deve esserci un limite a tutto, anche in campagna elettorale”.
 
        Indignatissima la primogenita Marina, presidente di Fininvest e Mondadori: “Vergogna, signor Franceschini, vergogna, vergogna! Questa non è libertà di parola, ma infamia, libertà di infamare, di aggiungere infamia ad una montagna di infamie costruita sul nulla: sì, costruita sul nulla, da giornali che trasudano faziosità da ogni pagina, e lo dimostreremo. Libertà di infamare da parte di un politico che altro non ha dimostrato di saper fare che vomitare veleno su un avversario così amato dal popolo. E’ un odio viscerale, il suo: l’invidia di un incapace, frustrato da tante sconfitte politiche, prima da democristiano e poi da filo-comunista, nei confronti di un Berlusconi che è riuscito e riesce a fare, lavorando duro (come soltanto lui sa lavorare), quello che nessun altro uomo politico è mai riuscito a fare. Ha voluto porre una domanda agli italiani, il signor Franceschini? Ed io gli rispondo da italiana: come figlia che ha avuto la fortuna di avere un padre come Silvio Berlusconi e come mamma impegnatissima a trasferire ai propri figli gli stessi valori ereditati da lui. Parlo di fortuna non soltanto per il cognome che porto, per quello che mio padre ha fatto con il suo lavoro e adesso ha passato a noi figli, ma anche per il padre che è stato ed è. Voglio augurarlo anche ai figli del signor Franceschini di avere un padre come il mio”.
 
      Investito da tanta indignazione (che è stata popolare, bisogna dire, non soltanto dei figli, dei militanti e simpatizzanti del Popolo della Libertà, come è dimostrato dai severissimi giudizi espressi dalla stampa non di parte), il segretario del Partito democratico ex comunista ha cercato di rimediare in qualche modo, dichiarando con la solita faccia di bronzo e tanta ipocrisia che era “molto dispiaciuto per essere stato male interpretato”; che lui, con quella domanda politica agli italiani sul presidente del Consiglio, “non voleva minimamente offendere la famiglia dell’imprenditore Silvio Berlusconi”. Erano o volevano essere le scuse ufficiali di un politico che si rendeva conto di averla sparata grossa (“errore grossolano”, per l’editorialista del Corriere della Sera), ed il risultato è stato, per lui ed il suo partito, assolutamente negativo, tale da far loro perdere altri consensi, soprattutto tra i moderati ex democristiani che costituiscono la componente di minoranza del Partito democratico. "Il signor Franceschini dice che noi avremmo interpretato male quello che lui ha detto: no, lo abbiamo interpretato benissimo, come tutti gli italiani che sono in grado di ragionare con la loro testa; e lui, se ha ancora un briciolo di dignità, deve soltanto vergognarsi", hanno scritto in un comunicato i cinque fratelli Berlusconi.
    
       Qualche riflessione, su quello che è accaduto, è doverosa: con altre semplici domande agli italiani (anche a quelli che leggono giornali faziosi) e risposte semplicissime. Che cosa ha insegnato e insegna ai suoi figli, il dottore in legge Silvio Berlusconi, l’imprenditore più ricco d’Italia, oggi presidente del Consiglio e leader del più grande partito italiano ed europeo, il Popolo della Libertà? Ha insegnato e insegna che nella vita, per essere utili alla famiglia ed alla società, oltre che a se stessi, bisogna lavorare, lavorare, lavorare; e, per far politica ed essere credibili come politici, bisogna dimostrare anzitutto di aver saputo produrre qualcosa nella vita, lavorando seriamente e proficuamente. Fin troppo chiaro che, se uno non ha saputo o voluto far nulla di buono con il proprio lavoro, mestiere o professione, resta un buono a nulla anche dopo aver varcato la soglia della Camera dei deputati, di palazzo Madama o palazzo Chigi.
   
       Ed ancora: che cosa ha insegnato e insegna ai figli, il dottore in legge Dario Franceschini, segretario del Partito democratico, definito dalla stragrande maggioranza degli italiani un “utile idiota” nelle mani degli ex comunisti che non hanno più il coraggio (o si vergognano) di presentarsi con il loro vecchio nome? Ha insegnato e insegna che nella vita è molto meglio far politica che lavorare (molto più comodo, soprattutto); e, per far politica da professionista (da “mestierante della politica”, come ripete spesso l’imprenditore Berlusconi), l’unica qualità che bisogna possedere è di saper migrare senza danno da una bandiera all’altra; ciò che ha fatto il Dario di Ferrara, con grande disinvoltura e indubbia furbizia, passando dalla vecchia Democrazia cristiana, un tempo nemica giurata del vecchio Pci, agli ex comunisti che adesso preferiscono camuffarsi da “democratici”. Si sono affidati a lui, i D’Alema, le Finocchiaro, i Bersani, dopo aver fallito clamorosamente con il comunista “doc” Walter Veltroni, chiedendo all’ex democristiano Franceschini di far da “mosca cocchiera” ad un partito che, con le elezioni degli ultimi anni, ha perduto numeri e prestigio e nei sondaggi è adesso molto al di sotto dei voti conseguiti complessivamente dai due partiti ex democristiano ed ex comunista prima della fusione del 2007.
  
          E adesso, che cosa accadrà in Europa, dopo le elezioni del 6 e 7 giugno, con il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi e il Partito democratico di Dario  Franceschini? Semplicissima la risposta per Berlusconi: lui, nel Ppe (Partito popolare europeo) del quale già fa parte, porterà il più forte raggruppamento politico di area moderata e democratica dell’Europa, il Popolo della Libertà, nato dalla unione tra Forza Italia Alleanza nazionale e tanti piccoli partiti dell’area di centrodestra, destinato ad avere, per la forza dei numeri oltre che per il suo prestigio, un ruolo di assoluta preminenza nella politica di Strasburgo e Bruxelles. Molto più difficile e complicata la risposta per l’ex democristiano Franceschini che nel Partito democratico ha preso il posto dell’ex comunista Veltroni, perché lui non sa ancora, nel senso che D’Alema e compagni non gliel’hanno ancora spiegato, se dovrà andare nel Ppe (del quale gli ex democristiani del Pd fanno parte e dove vorrebbero restare, pur se in compagnia dell’odiato Berlusconi) o nel Pse (Partito socialista europeo) o addirittura in quello dell’estrema sinistra.
 
       Misteri, alchimie ed ipocrisie di una politica fallimentare, che il Franceschini “utile idiota” nelle mani degli ex comunisti non riuscirà mai a spiegare, né ai suoi figli né al popolo italiano. Sono questi i “valori positivi” che “l’indegno presidente del Popolo della libertà non è in grado di portare a modello per le nuove generazioni”? I valori della politica, si sa, sono tanti e variegati, a seconda del colore politico, della ideologia e degli interessi che i partiti rappresentano. Pier Silvio Berlusconi, figlio del presidente del Consiglio più votato ed amato dagli italiani, dice che i valori ereditati dal padre imprenditore prestato alla politica riguardano “l’amore per il lavoro, la generosità, la tenacia ed il rispetto per gli altri, che Franceschini dimostra di non conoscere”. Antonio Di Pietro, leader della Italia dei valori e grande alleato del Partito democratico, guarda con interesse sempre crescente ai valori “immobiliari”. Ed i valori del Partito democratico non li conosce neppure il segretario Franceschini: lui aspetta che siano D’Alema, Bersani e la Finocchiaro a spiegarglieli.
 
       Più “utile idiota” di così? E la domanda che le persone serie rivolgono agli italiani (di tutti i colori politici) è una sola: "Affidereste il governo del Paese ad un ciarlatano, cacciaballe e quaquaraquà come il signor Dario Franceschini?".
 
 
                                                                Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it
e-mail: gaetano.saglimbeni@alice.it




 





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29 maggio 2009

ONU parassita .All’Onu lo sanno che c’è in corso una crisi?

 All’Onu lo sanno che c’è in corso una crisi?   

di Anna Bono


Tutti si ingegnano a risparmiare: c'è una crisi economica mondiale da risolvere. Le Nazioni Unite invece sembra che non siano neanche lontanamente sfiorate dal problema. Difatti quest'anno se ne sono uscite con la proposta di due iniziative miliardarie per le quali hanno già incominciato a battere cassa. La prima riguarda niente meno che la costituzione di una nuova agenzia «globale» per il controllo della parità di genere, con un bilancio annuale come minimo di un miliardo di dollari.
È da notare che all'Onu esiste già un organismo dedicato alle donne. Si tratta dell'Unifem, Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per la donna, creato nel 1976. Ma si vede che per il Segretario Generale Ban Ki-moon non è abbastanza. Così nei mesi scorsi ha affidato al suo consigliere per le questioni di genere, l'ugandese Rachel N. Mayanja, il compito di convocare i rappresentanti degli stati membri per chiedere loro di approvare il progetto di un «ente di genere». Dalla riunione è emerso che l'agenzia sarà affidata a un sottosegretario generale con delega per nominare personale, consiglieri ed esperti a propria discrezione, dovrà essere rappresentata in circa 150 stati e avrà facoltà di chiedere conto del loro modo di operare a tutte le altre agenzie delle Nazioni Unite.
Nel complesso la proposta è però apparsa troppo vaga sia in termini di bilancio sia in termini di mandato, al di là del fatto che, così si legge in un rapporto del Segretario Generale datato 5 marzo 2009, l'agenzia si «concentrerebbe sulla promozione per attirare l'attenzione nazionale alle questioni emergenti scarsamente riconosciute e scarsamente finanziate e massimizzerebbe il contributo della società civile sia all'Onu sia a livello nazionale».
Facendosi portavoce di molti colleghi, il rappresentante di Singapore ha lamentato il fatto che gli stati sovrani subissero pressioni perché si arrivasse a una delibera senza una stima più articolata di bilancio e mancando un documento che illustrasse adeguatamente il disegno generale del nuovo ente. Al rifiuto del Consigliere Mayanja di fornire dati e informazioni più specifici, diverse delegazioni - per fortuna - hanno protestato vivamente. Per contro la rappresentante dell'Unione Europea si è espressa per l'approvazione immediata del progetto. Pieno sostegno all'iniziativa inoltre è stato accordato dal Gear, il potente «cartello» di organizzazioni non governative femministe con status consultivo all'Onu: Gear sta per Gender Equality Architecture Reform, Riforma dell'Architettura dell'Eguaglianza di Genere.
Il secondo progetto consiste nella creazione di «un nuovo grande fondo mondiale» grazie al quale l'Unione Africana potrà «attrezzarsi con gli strumenti civili e militari necessari per svolgere un ruolo strategico nel costruire la pace e lo sviluppo del proprio continente». Questa è la proposta formulata dai componenti del High Level Group, un gruppo di lavoro istituito per migliorare le performance del Palazzo di Vetro in Africa dal Segretario Generale delle Nazioni Unite che ne ha assegnato la presidenza all'italiano Romano Prodi.
Per la pace le Nazioni Unite spendono già molto. Da un bilancio di 1,5 miliardi di dollari nel 2000, si è passati ai 7-8 miliardi di dollari di oggi. Tre quarti dei 110.000 caschi blu attualmente impegnati in missioni di peacekeeping operano in territorio africano: da sola, la missione Monuc attiva nella Repubblica democratica del Congo impiega 27.000 unità tra militari e altro personale. Ma secondo Prodi si otterrebbero maggiori risultati se ad agire fosse l'Unione Africana. Tanto ne è certo che, a integrazione del suddetto fondo, suggerisce inoltre che si disponga affinché l'Unione Africana possa «utilizzare le risorse del bilancio delle missioni di pace delle Nazioni Unite per interventi che per essere efficaci devono essere rapidi ed immediati e che quindi possono essere più efficacemente svolti da una struttura che opera in costante contatto con il teatro dei conflitti». Quelle tra virgolette sono parole di Prodi, contenute in un articolo pubblicato qualche settimana fa sul quotidiano Il Messaggero.
Da dove Prodi ricavi tanta fiducia nell'Unione Africana, è difficile dirlo. Le uniche due missioni di pace dell'organismo panafricano sono state un fallimento. La prima, in Darfur, Sudan, lo è stata al punto da essere sostituita lo scorso anno da una missione Onu, la Unamid, che ha assorbito i «caschi verdi» africani. La seconda, la Amisom tuttora operativa in Somalia, è talmente «rapida e immediata» che, a distanza di oltre due anni dalla sua istituzione, ancora non dispone di neanche la metà dei militari previsti (a pieno regime, 8.000) e talmente «efficace» da non essere in grado di difendere neanche la capitale Mogadiscio, proprio in questi giorni teatro di violenti attacchi da parte delle milizie antigovernative.




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29 maggio 2009

Franceschini sbanda su "dipendenti" e figli del Cav.

 


In due giorni Dario Franceschini ha infilato due imperdonabili gaffe: della prima ("fareste educare i vostri figli da Berlusconi?") hanno già fatto giustizia i sui figli, dichiarandosi orgogliosi e fieri del loro padre e intimando al segretario del Pd di non permettersi mai più di mettere in dubbio la loro stessa educazione. Sulla seconda gaffe c'è invece ancora qualcosa da dire.
Anche perchè ha a che fare con le regole dell'informazione e ci riguarda più da vicino. Per la seconda volta infatti in pochi giorni, Franceschini ha messo in discussione la professionalità e la correttezza di giornalisti definendoli "dipendenti di Berlusconi".
E' successo per due volte e la reiterazione aggrava molto il fatto: non si tratta di una svista, di una battuta sfuggita, ma di una palese strategia di delegittimazione. In entrambi casi Franceschini era ospite della trasmissione di Rai3 "Ballarò", una volta aveva di fronte Carlo Rossella e la seconda Maurizio Belpietro. La scena è stata identica: prima di rispondere alle loro domande Franceschini ha chiesto di fare una premessa per annunciare: "Forse non tutti sanno che questo signore è un dipendente di Berlusconi".
Le reazioni dei due giornalisti sono state diverse ma ovviamente entrambi hanno reagito con decisione alla sottointesa accusa di essere dei "venduti". Ma anche il conduttore Floris si è trovato in imbarazzo e anche se con scarsa decisione ha difeso i due colleghi peraltro da lui invitati alla trasmissione.
Siccome non c'è due senza tre, Floris dovrebbe quantomeno non invitare più Franceschini a Ballarò. Stupisce anche moltissimo il silenzio dell'ordine dei giornalisti, dei sindacati di categoria, solitamente così pronti a difendere l'onorabilità dei colleghi quando la minaccia sembra sorgere dal centro-destra mentre sono del tutto distratti quando politici di sinistra prendono di petto giornalisti  "non osservanti". Due righe di solidarietà a Rossella e Belpietro ce le saremmo aspettare. O forse no.
Quanto a Franceschini dovrebbe riflettere meglio prima di parlare. E' un marchio di infamia prendere soldi dalla berlusconiana Mondadori? Vorrà dire che la prossima volta che in qualche talk show televisivo ci sarà ospite Massimo D'Alema, Fausto Bertinotti, Giuliano Amato o Enrico Letta, i giornalisti presenti potranno annunciare al pubblico che le loro opinioni sono falsate dal fatto di prendere soldi da quella stessa Mondadori. Costoro infatti sono solo alcuni dei tanti esponenti del centro-sinistra che hanno scelto quella casa editrice per pubblicare i loro pregevolissimi libri.
E Michele Santoro che è stato a libro paga della berlusconiana Mediaset per quattro anni, forse che Franceschini non frequenta il suo salotto televisivo per questo? O che la sinistra non andava a Moby Dick quando Santoro conduceva quella trasmissione su Canale5.
E cosa vuole sostenere Franceschini, che i giornalisti pagati  - per esempio - da De Bendetti sono tutti liberi, indipendenti, cristallini, mentre quelli pagati da Berlusconi sono automaticamente dei servi sottoposti al giogo del padrone, incapaci di fare il loro mestiere e persino di fare una domanda in un talk show senza che il "Caimano" tiri i loro fili?
Perchè la buona fede dei giornalisti di sinistra è sempre scontata, mentre quelli di destra sono per definizione dei venduti, abituati a tradire la verità in nome della busta paga. Forse che i bravissimi e temibili D'Avanzo, Travaglio, De Gregorio, Giannini, lavorano tutti per la gloria e rispediscono gli stipendi ai loro editori in nome della "causa"?
Non è così ovviamente e Franceschini lo sa benissimo. Acquisire un vantaggio dialettico in un dibattito televisivo screditanto l'interlocutore con il chiamare in ballo chi lo paga è una mossa pusillanime, un piccolo escamotage di chi ha poco da dire e teme che divenga evidente.




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29 maggio 2009

Ecco le foto compromettenti.

 




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29 maggio 2009

Un nuovo virus letale in Africa

 Un nuovo virus letale in Africa
Il Lujo circola in Zambia e Sud Africa, gia' quattro morti
 (ANSA) - ROMA, 20 MAG - E' stato identificato un nuovo virus letale in Africa che ha gia' fatto registrare 5 casi di infezione di cui 4 deceduti. Battezzato Lujo, e' simile, per i sintomi, all'Ebola, ma e' un patogeno dei roditori e non e' chiaro come si sia trasmesso all'uomo. Lo rivela un'equipe della Columbia University sulla rivista PLoS Pathogens. Il virus, suppongono gli scienziati, si trasmette per contatto con liquidi corporei ed ha cominciato a circolare in autunno tra Zambia e Sud Africa.




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28 maggio 2009

Come padre?

Preferiamo  Berlusconi  a  questa  coppia ridicola.

 




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28 maggio 2009

NEUROISLAM.Bambine asfissiate con il gas e donne mutilate

 

Bambine asfissiate con il gas e donne mutilate: ordinaria follia dell'islam più barbaro

                       
Ci sono notizie che scivolano via inosservate, come “lacrime nella pioggia”, notizie di mondi lontani, di sofferenze lontane, di diritti negati lontani.
Come il diritto allo studio delle bambine afgane.
Come la barbarie di chi glielo nega in tutti i modi:  asfissiandole con il gassfigurandole con  l’acidobruciando le scuole e uccidendo le insegnanti,  per terrorizzarle, per impedir loro di appropriarsi dello status di persone e affrancarsi da quello di bestie da soma e schiave del maschio-padrone.
Donne senza la gioia di essere tali, perché essere donna nei paesi islamici è quanto di peggio possa capitare ad un essere umano.
Questa nostra assurda società si premura di rilasciare “patentini” di rifugiati a chiunque, in nome di una ipocrita carità pelosa, ma preferisce ignorare cosa accade in certi paesi.
Si trincera dietro il mito ingannevole del multiculturalismo, per giustificare gli usi e gli abusi più spregevoli nei confronti delle donne.
Mi è rimasto impresso a fuoco il commento di una forumista di sinistra su quanto fosse “carino” infondo il burqa, con quei colori così accessi…si certo, carino, quanto lo può essere la “vergine di Norimberga”.
L’unico cosa giusta da fare è squarciare il velo del conformismo multiculturalista, e raccontare i soprusi a cui sono condannate le donne in certi paesi.
Raccontare cosa fanno i talebani alle bambine innocenti.
Raccontare la storia di donne mutilate nel modo più orrendo, com’è successo alla giovane turca, a cui sono state mozzate naso e orecchie perché sospettata di adulterio.
Non biosgna stancarsi mai di raccontare perché il nostro silenzio significa la loro condanna ad una vita terribile, senza nemmeno un briciolo di speranza in un futuro migliore.
Orpheus




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28 maggio 2009

L'inganno di Barack Hussein Obama .I PADRONI DEL MONDO

 

 
Guardate e ascoltate con molta attenzione questi due video, in particolare nel secondo c’è la traduzione di una dichiarazione di Thomas Jefferson fatta durante il suo mandato svolto fra il 1801 e il 1809, cioè due secoli fa, quando ancora nessuno poteva immaginare nemmeno lontanamente, quello che oggi sarebbe successo nell’economia mondiale.
Una considerazione di merito va fatta: i padri delle nazioni e delle costituzioni avevano certo ben altra tempra e ben altro concetto di moralità rispetto a coloro che oggi si fregiano di eguale titolo, ma in realtà diventano capi di stato non per meriti, ma perché hanno qualcuno che paga loro profumatamente le campagne elettorali e quando li hanno mandati al governo, visto che li hanno letteralmente comprati, li tengono stretti in pugno e la gente non è governata dai propri rappresentanti, come crede, ma da burattinai famelici ed esosi che come giganteschi aspirapolvere li priva di tutto ciò che possiede.
Oggi milioni di americani hanno perso la casa e vivono in tendopoli ai margini delle città, pericolo paventato già da Thomas Jefferson e puntualmente accaduto.



http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=557




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28 maggio 2009

NEUROISLAM.UN MODERATO ISLAMICO PAKISTANO VERSA ACIDO NELLA BOCCA DELLA MOGLIE

 

 
 PAKISTAN: e questi stanno nell’ONU e dettano legge a Durban….
E pensare che il Pakistan è uno di quei paesi che ha la pretesa di farci tacere inventandosi un reato inesistente: l’islamofobia e a Durban pretendeva di mettere il bavaglio alla critica religiosa inventandosi una legge per impedirci di contestare gli orrori islamici.

A parte che leggendo certi delitti, come quello che trovate qua sotto è impossibile non nutrire almeno un principio di timore nei confronti di una religione che tortura, massacra, violenta, e distrugge metà del genere umano, discriminandola in modo ignobile per il suo genere di appartenenza: perché femmina.
Mi spiace doverlo dire, a rischio di prendermi una denuncia: pakistani fate schifo se non ponete un freno a questi orrori e non iniziate a punire chi si macchia di tali crimini, non siete degni di aprire bocca per dire a qualcuno anche solo beh!

  

Pakistan – picchiata dal marito, chiede acqua, gli versa l'acido nella bocca
La religione che rispetta le donne pure, libera di purificarle… all'acido.

Pubblicato su   Scettico
La famiglia di una giovane donna uccisa a sangue freddo dal suo marito e la sua suocera fa la navetta da due mesi tra l'ufficio dell'ufficiale Nasir Khan Durrani dell'Ufficio regionale della polizia, e quello di Rao Muhammad Iqbal della Polizia comunale, per ottenere giustizia, ma senza successo.

Trattenendo le sue lacrime, Usman Ali, il fratello della sfortunata Seba Sehar, 22 anni, ha dichiarato al Daily Times con una voce soffocata che la sua sorella aveva sposato Aziz Al-Azhar, un residente di Adiala Road, l'anno scorso. Dice che in febbraio scorso, Azhar, assistito dalla sua madre, Azizun Nisa, ha battuto Sheba per vendicarsi per il fatto che la sua sorella più giovane non era stata data in matrimonio al fratello junior di Azhar. Sheba è stata violentemente battuta, e quando è crollata al suolo ha chiesto dell'acqua, Azhar gli ha versato l'acido nella bocca.

Usman ha dichiarato che la sua famiglia aveva portato Sheba al Benazir Bhutto Shaheed Hospital (BBSH), dove é deceduta per le ferite il 13 marzo.

Sospesa tra la vita e la morte, la vittima ha riferito i fatti completi al ricercatore della polizia di Saddar Bairooni. La polizia ha registrato un reclamo ai sensi dell'articolo 302/34 contro Azhar e  sua madre, ed ha inviato quest'ultimo alla vecchia prigione Adiala, in detenzione provvisoria. Tuttavia, sua madre non è stata arrestata, benché fosse complice e che è stata anche messa in accusa nel reclamo che è stato registrato. Nella sua dichiarazione registrata dalla polizia, Sheba ha detto: " Mia suocera mi teneva con i capelli mentre mio marito mi dava calci e  pugni, rendendomi quasi inconsciente. Quando sono crollata, in uno stato di confusione, io ho chiesto di bere dell'acqua. Ma mio marito mi ha versato un bicchiere di acido nella bocca. „

Usman dice che gli imputati hanno un'influenza politica e che esercitano pressioni sulla sua famiglia per arrivare ad un compromesso.

Fonte: Daily Times
http://www.lisistrata.com/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=556




permalink | inviato da Controcorrente il 28/5/2009 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 maggio 2009

Se Obama progetta di deportare 1.500.000 di clandestini nessuno s’indigna…

 



Quel “razzista” di Obama ha intenzione di dare un giro di vite all’immigrazione clandestina con una deportazione di massa, perché un milione e mezzo di immigrati irregolari espulsi, non si può chiamare in altro modo.
Dopo Zapatero, un altro santino prediletto della sinistra, abbandona la strada del “volemose bene” e porte aperte a tutti per intraprendere quella del “pugno di ferro” per chi entra nel Paese, violando la legge.
Roba da far svenire tutte le anime belle italiane in un sol colpo, che nel presidente nero, vedono la raffigurazione del politically correct, in carne, ossa e pelle rigorosamente ambrata o abbronzata, che dir si voglia;-)
Or bene l’amministrazione Obama si accinge a dare la caccia ai clandestini anche nelle prigioni. Si, compreso i colpevoli di reati minori, come guida in stato di ebbrezza o infrazioni stradali, che rischieranno la deportazione dopo avere vissuto magari per decine di anni illegalmente, ma onestamente, negli Stati Uniti.
Si parla dell’espulsione di un milione e mezzo di clandestini, circa dieci volte la quantità attuale. Premesso che non ho nulla da ridire e anzi apprezzo, coerentemente, la concretezza di questa azione dell’amministrazione Obama, come mai la nostra stampa nazionale non grida allo scandalo?

Come mai i buonisti di casa nostra, che addirittura hanno scomodato le leggi razziali per il prolungamento nei Cie, non si stracciano le vesti di dosso?

Come mai Franceschini che tira in ballo il nazismo anche per un starnuto di Berlusconi, tace?

E Di Pietro? E Vendola? E Ferrero? Insomma tutti coloro che si esibiscono puntualmente in una patetica canea, per ogni provvedimento del Governo Berlusconi,  teso ad arginare l’invasione in atto nel nostro paese? 
E infine l’Onu che ha appena riaccolto nel Consiglio dei diritti umani, gli Usa, non ha proprio NULLA, ma nulla da obiettare davanti alla deportazione di massa di Obama  di un milione e mezzo di  "poveri" migranti?
Orpheus

http://orpheus.ilcannocchiale.it/2009/05/21/se_obama_progetta_di_deportare.html




 






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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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