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30 ottobre 2009

No a Massimo D'Alema per la candidatura italiane alla Presidenza della Ue o per l'Alto rappresentante per la politica estera.

 No a Massimo D'Alema per la candidatura italiane alla Presidenza della Ue o per l'Alto rappresentante per la politica estera.




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30 ottobre 2009

La Turchia non è più un alleato

 

Perché la Turchia non è più un alleato

di Daniel Pipes

Liberal
29 ottobre 2009
http://it.danielpipes.org/7720/perche-la-turchia-non-e-piu-un-alleato
Pezzo in lingua originale inglese: Turkey: An Ally No More

                          
I ministri degli Esteri di Turchia e Siria si sono incontrati questo mese ad Aleppo.

«Non c'è dubbio che sia un nostro amico», dice il premier turco Recep Tayyip Erdogan, quando parla del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, perfino quando quest'ultimo accusa il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman di minacciare l'uso delle armi nucleari contro Gaza. Queste irritanti asserzioni denotano un profondo cambiamento di rotta da parte del governo turco – da sessant'anni il più stretto alleato musulmano dell'Occidente – da quando il partito Ak di Erdogan è arrivato al potere nel 2002.
Tre fatti accaduti in quest'ultimo mese rivelano la portata di questo cambiamento. Il primo episodio risale all'11 ottobre, quando è giunta notizia che l'esercito turco – da lunga data baluardo del secolarismo e fautore della cooperazione con Israele – ha inaspettatamente chiesto all'aeronautica militare israeliana di non partecipare all'annuale esercitazione aerea "Aquila anatolica".
Erdogan ha addotto la «sensibilità diplomatica» come motivo dell'annullamento dell'esercitazione e il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha parlato di «sensibilità per Gaza, Gerusalemme Est e la moschea di Al Aqsa». In particolare, i turchi non hanno accettato che aerei israeliani possano aver attaccato Hamas (un'organizzazione terroristica islamista) durante l'operazione dello scorso inverno nella Striscia di Gaza. Se Damasco ha plaudito la revoca dell'invito, ciò ha indotto il governo Usa e quello italiano a ritirare le proprie forze aeree dall'esercitazione "Aquila anatolica", il che a sua volta ha comportato l'annullamento dell'esercitazione internazionale.
Quanto agli israeliani, questo «improvviso e inaspettato» cambiamento ha fatto vacillare il loro allineamento militare con la Turchia, posto in essere dal 1996. L'ex-capo delle forze aeree israeliane, Eytan Ben-Eliyahu, ad esempio, ha definito l'annullamento dell'esercitazione uno «sviluppo seriamente preoccupante». Gerusalemme ha prontamente risposto, rivedendo la prassi dello Stato ebraico di rifornire la Turchia di armi avanzate, come la recente vendita per 140 milioni di dollari all'aeronautica militare turca di targeting pod (sistemi di acquisizione dei bersagli a lunga precisione). L'idea è nata anche per smettere di aiutare i turchi a respingere le risoluzioni sul genocidio armeno che regolarmente compaiono davanti al Congresso americano.
                  
Il 13 ottobre i ministri del governo turco e di quello siriano si sono incontrati nella città di confine di Öncüpinar e hanno simbolicamente sollevato una sbarra che divide i due Paesi.
Barry Rubin dell'Interdisciplinary Center di Herzliya non solo sostiene che «l'alleanza fra Israele e la Turchia è finita», ma arguisce che le forze armate turche non salvaguardano più la Repubblica secolare e non possono più intervenire quando il governo diventa troppo islamista.
Il secondo fatto ha avuto luogo due giorni dopo, il 13 ottobre, quando il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem, ha annunciato che le forze armate turche e siriane avevano appena «effettuato delle manovre nei pressi di Ankara». A ragione, Moallem ha definito ciò un importante sviluppo «poiché confuta le notizie di pessimi rapporti tra l'esercito e le istituzioni politiche in Turchia riguardo ai rapporti strategici con la Siria». Il che tradotto in parole povere vuol dire che le forze armate turche hanno perso terreno a favore dei politici.
E infine il terzo avvenimento. Il 13 ottobre, dieci ministri turchi, guidati da Davutoglu, unitamente ai loro omologhi siriani si sono incontrati sotto gli auspici del neonato Consiglio di cooperazione strategica ad alto livello turco-siriana. I ministri hanno annunciato di aver siglato una quarantina di accordi da rendere esecutivi nel giro di dieci giorni; che avrà luogo un'esercitazione militare congiunta «più estesa e massiccia» rispetto a quella dello scorso aprile; e che i leader dei due Paesi firmerebbero un accordo strategico a novembre.
 
La copertina del volume di Ahmet Davutoglu "Profondità strategica: la posizione internazionale della Turchia".
La dichiarazione finale congiunta del Consiglio ha annunciato la costituzione di «una partnership strategica a lungo termine» tra le due parti «per sostenere ed estendere la loro cooperazione in un ampio spettro di questioni di reciproco beneficio e interesse, e rafforzare i legami culturali e la solidarietà fra i loro popoli». Lo spirito del Consiglio, ha spiegato Davutoglu, «è il comune destino, la storia e il futuro; noi costruiremo il futuro insieme», mentre Moallem ha definito la riunione «una festa per celebrare» i due popoli.
In verità, le relazioni bilaterali, hanno fatto una clamorosa marcia indietro dieci anni fa, quando Ankara giunse pericolosamente vicino alla guerra con la Siria. Ma i migliorati legami con Damasco sono soltanto parte di un tentativo molto più esteso da parte del Paese della Mezzaluna di migliorare i rapporti con i Paesi musulmani e della regione, una strategia enunciata da Davutoglu nel suo importante volume pubblicato nel 2000, Stratejik derinlik: Türkiye'nin uluslarasasi konumu ("Profondità strategica: la posizione internazionale della Turchia").
In breve, Davutoglu immagina un conflitto ridotto con i Paesi vicini e una Turchia che emerge come potenza regionale, una sorta di Impero ottomano modernizzato. Implicito in questa strategia è un allontanamento di Ankara dall'Occidente in generale e da Israele in particolare. Anche se non è presentata in termini islamisti, "la profondità strategica" ben si accorda alla visione islamista del Partito Ak.
Come osserva Barry Rubin: «il governo turco è politicamente più vicino all'Iran e alla Siria di quanto lo sia agli Usa e a Israele». Caroline Glick, una columnist del Jerusalem Post, va oltre: Ankara ha già «abbandonato l'alleanza occidentale ed è diventata membro a pieno titolo dell'asse iraniano». Ma ambienti ufficiali in Occidente sembrano quasi ignari di questo importantissimo cambiamento nella fedeltà della Turchia o delle sue implicazioni. Il prezzo del loro errore presto diventerà palese.




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30 ottobre 2009

Criminali. Mutilazioni sessuali, interrogazione parlamentare dell'On. Bertolini per fare luce sul fenomeno

 Mutilazioni sessuali, interrogazione parlamentare dell'On. Bertolini per fare luce sul fenomeno


 Da un recente studio nazionale, commissionato dal Ministero delle Pari Opportunità, risulta che nel nostro Paese ci sono circa 35.000 donne che hanno subito pratiche di mutilazione sessuale. I dati emersi dalla ricerca dimostrano che, nonostante in Italia l'infibulazione sia vietata dalla legge n. 7 del 9 gennaio 2006, purtroppo ancora troppe donne sono vittime di una così barbara violenza. Le regioni dove c'è il numero maggiore di donne che ha subito questa vergognosa tortura sono quelle dove vivono più donne provenienti dai Paesi che hanno questa 'tradizione' e cioè la Lombardia (35 per cento), il Veneto (14 per cento) e l'Emilia Romagna (13 per cento).
"Si tratta di un dramma personale e sociale di vaste proporzioni, che deve essere affrontato con decisione" - ha affermato l'Onorevole Isabella Bertolini che nel merito ha presentato una interrogazione al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, e al Ministro per le Pari Opportunità.
"Vogliamo fare luce su un fenomeno allarmante e chiedere azioni concrete di prevenzione, di contrasto e di aiuto per arginare questa barbarie. Le mutilazioni genitali femminili non possono trovare alcuna giustificazione né di tipo culturale, né di tipo religioso, perché rappresentano una forma di violenza da condannare e da contrastare con ogni mezzo".




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30 ottobre 2009

Barbarie islamica .Con Cittadinanza Breve Terrorista islamico Milano Primo Home-Terrorist

 

Immigrati: Maroni, Con Cittadinanza Breve Terrorista islamico Milano Primo Home-Terrorist

Capri, 30 ott. - (Adnkronos) - "Sono preoccupato. Se fosse gia' legge la proposta in dicussione in Parlamento che riduce della meta' i tempi di concessione della cittadinanza, il terrorista che si e' fattto saltare a Milano nei giorni scorsi, sarebbe stato un cittadino italiano; il primo esempio di home-growth- terrorist, una ferita che gli inglesi hanno gia' avuto ma che noi sicuramente non vogliamo riportare in Italia". Cosi' il ministro dell'Interno,Roberto Maroni, commenta la proposta sulla cittadinanza 'breve' presentata da Pdl-Pd e ora all'esame della Commissione affari costituzionali della Camera, nel corso del suo intervento alla convention dei giovani imprenditori di Confiondustria.




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30 ottobre 2009

Immigrati. Rapporto Caritas fotografa una invasione

 

Immigrati, On. Bertolini: "Rapporto Caritas fotografa una invasione.
Lotta alla clandestinità rimane prioritaria"

 “I dati del rapporto Caritas sull’immigrazione, che confermano il costante aumento di extracomunitari nel nostro Paese, fotografano le dimensioni di una invasione strutturale che, senza garanzie di una vera integrazione, rischia di trasformarsi in una emergenza sociale". 
Lo affermato l'Onorevole Isabella Bertolini della Direzione Nazionale del Popolo della Libertà.
"Il fatto che l’aumento esponenziale degli immigrati si mantenga costante, anche in un periodo di crisi economica e occupazionale come quella che l’Italia e l’Europa stanno attraversando, rappresenta un segnale preoccupante. Purtroppo il nostro Paese sconta ancora il prezzo delle politiche prodiane delle frontiere aperte a tutti e del multiculturalismo che hanno attirato in Italia milioni di immigrati, anche irregolari. Per questo bisogna continuare con le azioni di contrasto alla clandestinità, garantendo allo stesso tempo che l’ingresso e la permanenza nel nostro Paese di nuovi immigrati sia legato a condizioni irrinunciabili, prime fra tutte la certezza di un posto di lavoro e la conoscenza della lingua italiana e del rispetto delle leggi"
 Secondo l'ultimo rapporto Caritas-Migrantes sono oltre 4 milioni e mezzo gli immigrati regolari in Italia. Il 7,2% della popolazione residente. Un abitante su 14. Dati questi che portano il nostro Paese, nel 2008, a collocarsi per la prima volta, quanto a incidenza degli stranieri sul totale della popolazione, al di sopra della media europea.
 




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29 ottobre 2009

Scemiiiiiii scemiiiiiiiii scemiiii per tutti quelli che hanno creduto e hanno blaterato le loro stronzate.Cetraro, relitto dei veleni: caso chiuso."E' piroscafo Catania affondato nel '17"

 

Scemiiiiiii scemiiiiiiiii scemiiii per tutti quelli che hanno creduto e hanno blaterato le loro stronzate.

Cetraro, relitto dei veleni: caso chiuso."E' piroscafo Catania affondato nel '17"

Conferenza stampa congiunta del ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, e del procuratore nazionale antimafia, Grasso: "Nessun rischio di radioattività al largo delle coste calabre, fino a 300 metri di profondità e in un raggio di 7 km. Il relitto è della Catania, affondata durante la prima guerra mondiale"
Roma - Nessun relitto dei veleni. "La nave non è la nave dei veleni, è una nave passeggeri, la Catania, è affondata durante le prima guerra mondiale, nel 1917". Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da "escludere tracce di contaminazione radioattiva". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia a proposito dei rilievi fatti sul relitto affondato a largo di Cetraro. Grasso, durante la conferenza stampa nella sede della Direzione nazionale antimafia, ha detto che si possono dare "le prime rassicurazioni sugli esiti degli accertamenti attorno al relitto a largo di Cetraro, ma certo queste rassicurazioni non possono bastare per rassicurare la popolazione calabrese, quella italiana, e i turisti che così numerosi vengono in questa regione". Grasso ha aggiunto che il suo ufficio "darà impulso a ulteriori indagini e anche a quelle già esistenti, ma è necessario recuperare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella magistratura".
Caso chiuso "Il caso del relitto di Cetraro è chiuso, ma quello dell’inquinamento, in generale, della Calabria è sempre aperto" prosegue Grasso aggiungendo che "serve certo un programma organico di interventi, per la Calabria, per accertare se vi è necessità di bonifiche alle quali procedere con risorse adeguate". Grasso ha assicurato che il suo ufficio darà tutto il necessario impulso alle indagini, comprese quelle già in corso. Tuttavia il procuratore ha sottolineato che finora "si è certamente causata una vittima: l’area di Cetraro e la Calabria. Perché gli operatori turistici guardano con timore alla prossima stagione, perché la popolazione si sente in pericolo temendo per le condizioni di salute, perchè i pescatori hanno smesso di pescare".
Il piroscafo La nave passeggeri Catania risulta dell’armatore Società marittima italiana di Genova. Costruita a Palermo nel 1906 è stata silurata nel corso della Prima Guerra Mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917 a largo di Cetraro nel viaggio di ritorno sulla tratta Bombay-Napoli. Non è, è scritto sul dossier del ministero dell’Ambiente, della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e del reparto ambientale marino del corpo delle capitanerie di porto, "una nave dei veleni e non contiene bidoni".
 




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29 ottobre 2009

Barbari e pedofili.Il libro della settimana: Io, Nojoud, dieci anni, divorziata

 

Il libro della settimana: Io, Nojoud, dieci anni, divorziata

                  

Autore: Nojoud Ali  - Edizioni: Piemme

Nojoud viene dallo Yemen. Nojoud ha solo dieci anni. Nojoud non è che una bambina. Una bambina divorziata. Perché anche se ha un lieto fine, questa non è una favola. È la storia di una battaglia, invece. La storia di una bambina che, in un paese in cui le donne sono spesso schiave inermi, ha saputo combattere con il cuore e il coraggio di una leonessa. È stata costretta a sposare un uomo che non aveva mai visto. Un uomo di trent’anni. Lei non ne aveva che otto. È stata picchiata. È stata obbligata a rinnegare la sua infanzia. Nojoud aveva paura. Nojoud voleva giocare. Voleva andare a scuola. Nojoud non è che una bambina. Ha pianto così tanto, ma nessuno la ascoltava. Ha supplicato suo padre, sua madre, sua zia. «Non possiamo fare niente. Se vuoi, vai in tribunale da sola» le hanno risposto. Così, una mattina, Nojoud è scappata dalla sua casa-prigione. Si è incamminata da sola verso il Tribunale di Sana’a. Si è ribellata alla legge degli uomini. Ha chiesto il divorzio. In un paese in cui oltre la metà delle spose sono bambine tra gli otto e i dieci anni, Nojoud ha trovato il coraggio di dire no.




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28 ottobre 2009

FIRME CONTRO IL CANONE RAI

 

Carissimi Amici di Utelit Consum
Come ben sapete, in data 5.12.2008, abbiamo consegnato alla Presidenza della Camera dei Deputati la nostra petizione popolare per l’abrogazione del Canone Rai supportata da oltre 25.000 firme raccolte.
Nonostante la nostra incessante attività di sollecito attraverso media e rapporti con la politica ancora essa non viene discussa dalla Commissione Trasporti alla quale è stata assegnata.
Comunque è nostra ferma convinzione arrivare almeno a 50.000 firme da ripresentare nel caso la stessa non venisse discussa in questi due mesi. Ecco perchè chiedo a TUTTI UNO SFORZO: sensibilizzare tutti i gli amici della vostra mailing list a sottoscrivere la petizione nei seguenti modi:
1) Inoltrare questa Email invitando i vostri amici a cliccare su questo link
FIRMA LA PETIZIONE ON LINE. CLICCA QUI.
2) Stampare il modello, della petizione dal sito, fare le fotocopie e farle girare tra i vostri amici affinchè le compilino, le firmino e ce le inviino Via Fax allo 080-4808470 o per posta ordinaria.
Il nostro numero verde 800134907 è a disposizione di tutti per maggiori informazioni. Questa Battaglia la dobbiamo Vincere!
Un Caro saluto Rocco Monaco
per rispondermi clicca qui.
SOSTIENI LA NOSTRA ASSOCIAZIONE - UTELIT CONSUM - C/C POSTALE 86030442
Utelit Consum non ha finanziamenti pubblici.




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27 ottobre 2009

I barbari ci riprovano:vogliono la shari'ah

 

Gli integralisti islamici inglesi ci riprovano: vogliono la shari’ah

 Questa è più o meno la quarta volta che scendono in strada per chiedere, anzi per pretendere la shari’ah sul territorio nazionale inglese e sono consapevoli che se tengono alta la tensione e le richieste sono esagerate, qualcuno per tenerli buoni finirà per cedere loro ancora qualche pezzetto di terra inglese, cioè di libertà, di diritto e di rispetto dei diritti umani, ai quali questi “animali integralisti” non guardano con simpatia, pur utilizzando proprio quelle libertà, quei diritti sui quali sanno di poter contare, per sottrarli agli altri e mettere in funzione le loro perversioni sessuali. 

Sì: perversioni sessuali, è inutile continuare a fingere di non vedere, ma le lapidazioni pubbliche, le fustigazioni pubbliche, le mutilazioni e certi obblighi imposti alle donne di soddisfare sempre e comunque i loro mariti, chiudendo magari in due angusti locali 4 mogli insieme, sono un aspetto sadico di espressioni sessuali che mettono in luce che il fenomeno dei killer seriali è più diffuso di quanto non sembri e che in Gran Bretagna hanno addirittura trovato il modo di organizzarsi in un gruppo che non ha da invidiare nulla alle SS di Hitler.

Se lo ricorderanno gli inglesi che anche allora la Gran Bretagna gli concesse di prendersi pezzi di terra e le libertà di parte dell’Europa, sperando di farla franca, peccato per loro che Hitler decise di bombardarli prima ancora degli altri, le V1 e le V2 piovvero copiosamente sul cielo della Gran Bretagna.
Cosa aspettano questi deficenti di inglesi a fermare la nuova invasione dell’Europa che è partita proprio con il loro tacito e benevolo consenso? A.B.G.  

manifesto per marcia pro-shari'ah in Inghilterra

Londra: Manifestazione il 31 ottobre per esigere l’imposizione della Sharia nel regno unito.

Il gruppo radicale fanatico musulmano Islam4UK ha avviato una massiccia campagna con l’intento di imporre la legge della sharia in Gran Bretagna, suscitando l’indignazione della popolazione inglese. 

La manifestazione si presenta con connotazioni particolarmente pericolose ed è in programma a Londra alla fine del mese, infatti i suoi membri hanno esortato i musulmani provenienti da tutta la Gran Bretagna a convergere sulla capitale il 31 ottobre per fare una processione per chiedere la piena applicazione della legge della sharia su tutto il territorio nazionale.

Nel loro sito web non si fermano a questo, ma denigrano e deridono le istituzioni britanniche, mostrando un montaggio fotografico della Colonna di Nelson sormontata da un minareto. 

Alla polizia metropolitana sono già stati consegnati i piani della marcia, che è stata soprannominata 4 marzo Shari’ah, con una presenza prevista di almeno 5000 estremisti ed avrà inizio alla Camera dei Comuni, in quanto sul loro sito web lo descrivono come “luogo in cui la vita di milioni di persone nel Regno Unito è cambiata ed è sempre il luogo dal quale vengono avviate guerre ingiuste”, per proseguire fino al 10 di Downing Street con l’intento dichiarato è quello di ottenere la rimozione del tiranno Gordon Brown dal potere”.

La marcia sarà poi convergere su Trafalgar Square, dove i manifestanti si aspettano che “si riuniranno ancora più sostegno da turisti e membri del pubblico, rendendo chiaro nel cuore di Londra, la necessità di Shari’ah nella società”.

Il gruppo ha dichiarato che tutti i musulmani nel Regno Unito, a Manchester, Leeds, Cardiff, Glasgow e tutti gli altri luoghi si debbono unire per dichiarare collettivamente che come rappresentanti di Allah Onnipotente, ne hannop avuto abbastanza della democrazia e dei diritti uomo-donna e della depravazione della cultura britannica, per cui chiedono un cambiamento radicale del sistema politico e legislativo britannico, pretendendo la rimozione dei suoi membri e dei legislatori per poter realizzare la piena attuazione della Shari’ah in Gran Bretagna.”

Molti politici e molti musulmani hanno preso le distanze e condannato queste dichiarazioni provocatorie del gruppo estremista, che fa seguito ai recenti episodi di violenza nelle città di Manchester, Birmingham e Luton, Beds.

Il deputato conservatore ed ex-ufficiale dell’esercito Patrick Mercer, ha dichiarato: “E ‘estremamente sgradevole che si alimenti il fuoco della paura all’interno del pubblico britannico. “Se qualcuno pensa che queste opinioni sono un passo avanti nella società resteranno seriamente delusi. Sono repellenti e ripugnante “.

Il gruppo integralista è stato attaccato da Tory MP Philip Davies che ha detto: “Questa marcia è chiaramente un tentativo deliberato e provocatorio di incitare le tensioni razziali e di perturbare la coesione della comunità.
“La soluzione è semplice, queste persone si trasferiscano in un paese ove esiste già la shari’ah”

Un portavoce della Società islamica della Gran Bretagna, ha dichiarato: “il 99,999 % dei musulmani disprezza queste persone, che usano questi mezzi per alimentare le tensioni razziali.”  

E Tory MP editorialista e Daily Express Ann Widdecombe, ha detto: “Non è possibile avere due sistemi giuridici fianco a fianco e quella che abbiamo ora funziona e il popolo britannico sono perfettamente felici con essa.”

Al  raduno non è stato ancora dato l’approvazione finale. Un portavoce della polizia metropolitana ha dichiarato: “Abbiamo ricevuto una richiesta per la marcia, ma dobbiamo ancora incontrare gli organizzatori.”

Un portavoce del Ministero ha detto: “Ogni individuo ha il diritto di esprimere il proprio punto di vista anche a lungo, in modo ragionevole, ma senza violenza e senza incitare all’odio religioso”.

I piani per la marcia sono stati pubblicati sul sito web Islam4UK, che è preceduta da predicatore Anjem Choudary, che ha chiamato tutte le donne britanniche ad indossare burkhas. 

Spiegando il montaggio alla Colonna di Nelson , ha detto che in base alla shari’a la costruzione e l’elevazione di statue o idoli è vietato e, di conseguenza la statua di Nelson “potrebbe essere rimossa e demolita senza esitazione”. Alla base della colonna i fregi sarebbero stati sostituiti con decorazioni islamiche e l’urne gigante sarebbe stata riempita di monete d’oro per i poveri.
Mr Choudary ha detto che in base alla sharia in Gran Bretagna la gente che commette adulterio sarebbe stata lapidata a morte, aggiungendo che “chiunque berrà dall’alcol avrebbe ricevuto 40 frustate in pubblico”.

Egli ha anche deriso la morte di soldati britannici, e definisce la parata del ritorno dell’esercito come la parata “vile degli assassini brutali”.

Fonte Lisistrata     Articolo originale Dailyexpress

Alla shari’ah in Inghilterra c’è chi reagisce

 Per fortuna c’è ancora chi reagisce a questa arrogante pretesa e a Londra il 31 ottobre scenderanno in piazza quelli del counter-jiad.Non so se potrò andarci anchio, ma sarò comunque al loro fianco in spirito per sostenerne i principi e i diritti.

W la libertà, W la democrazia, W il diritto, W la nostra civiltà occidentale che ha inventato quello che tutti vogliono prendersi anche con la vergognosa scusa della religione, mentre stanno rubando le nostre vite e le nostre fatiche. A.B.G.
 
 

http://www.adrianabolchini.com/?p=753




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26 ottobre 2009

Agnoletto, da leader no global a disoccupato

 Agnoletto, da leader no global a disoccupato: “Nessuno mi assume perché sono stronzo”




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26 ottobre 2009

Editoria golpista .Editoria, ancora giù Corriere e Repubblica

 Editoria, ancora giù Corriere e Repubblica
Corriere della Sera giù del 10,7% a 577mila copie, Repubblica in calo del 17,3% a quota 501mila. Questi i numeri che emergono dai dati Ads del mese di luglio in raffronto allo stesso mese del 2008 per i principali quotidiani italiani.
Il quotidiano di via Solferino si conferma ancora in testa, e accusa un calo della diffusione minore rispetto al giornale fondato da Scalfari. Più leggero il calo registrato da La Gazzetta dello Sport, a quoda 446mila (-6,3%) e da IlSole24Ore (313mila copie, -7,9%).




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25 ottobre 2009

Golpisti sfascisti .Rivelazione degli 007 cecoslovacchi: Augias nostro infiltrato negli Usa

 

                  

Rivelazione degli 007 cecoslovacchi: Augias nostro infiltrato negli Usa

di Antonio Selvatici

Nel 1967 il giornalista della Rai viene trasferito a New York con la moglie: "Era pronto a collaborare"
I cecoslovacchi seguono con interesse la carriera di Corrado Augias: «Donat partirà l’8 febbraio 1967 per New York dove lavorerà per la Rai con il compito di piazzare negli Usa i programmi culturali preparati a Roma. Ha firmato il contratto per due anni con lo stipendio di 1.400 dollari al mese. La moglie lo raggiungerà in aprile con la bambina e con la donna di servizio». I cecoslovacchi cercano di capire se il trasferimento del giornalista e della sua famiglia possa rappresentare un’opportunità.
Prima di tutto occorreva appurare se Corrado Augias fosse disposto a continuare la collaborazione durante la permanenza negli Stati Uniti. In secondo luogo era necessario il nulla osta della sezione d’intelligence cecoslovacca che curava i rapporti con gli informatori residenti negli Stati Uniti (Settore 3). Dalla lettura dei documenti sembra emergere che Corrado Augias si fosse reso disponibile ad incontrare negli Stati Uniti dei cecoslovacchi. Molti i documenti che avvalorano questa tesi. Il giorno prima d’imbarcarsi per New York, Corrado Augias e la moglie incontrano Jaros. Il verbale dell’appuntamento: «Era l’ultimo incontro con Donat. Avevo ricordato a Donat il nostro accordo che se venisse qualcuno con il mio biglietto da visita sul quale egli stesso aveva scritto l'indirizzo, sarebbe stato sicuramente un amico da frequentare. Mi aveva assicurato la sua disponibilità dicendo che sarà sempre un grande amico della Cecoslovacchia. Non riusciva a capacitarsi che era l'ultima volta che ci vedevamo».
Quindi sembra che Corrado Augias acconsenta ad incontrare sul territorio americano dei cecoslovacchi forniti di un segno di riconoscimento rilasciato da Jaros o dai suoi colleghi. Una precedente informativa stilata dall’amico dell’ambasciata cecoslovacca riporta con più precisione le regole da seguire in caso d’appuntamento: «Gli ho chiesto di concedere favore ed amicizia al mio amico che eventualmente manderò da lui. Era entusiasticamente d’accordo, posso contare su di lui. Abbiamo concordato che se dovessi sapere che un mio amico parte per gli Stati Uniti lo cercherà mostrando il mio biglietto da visita. Gliene ho dato uno scrivendoci sopra il mio indirizzo di Roma ed il numero di telefono. Su un altro mio biglietto da visita Donat aveva scritto il suo recapito americano. Ho detto che, se dovesse andare qualcuno con quel biglietto da visita, cioè quello sul quale aveva scritto il suo indirizzo, significava che costui era un mio buon amico».
In un altro documento viene ribadita la disponibilità: «Se qualcuno si rivolgerà a lui a nome di Jaros, vale a dire un membro dell’ambasciata o della missione, Donat lo frequenterà volentieri e cercherà, per quanto gli sia possibile, di soddisfare le necessità». Infine il maggiore Vaclav Majer in un’informativa interna ancora una volta sottolinea quanto già più volte emerso: «Se verrà contattato a nome di Jaros, secondo le proprie disponibilità, Donat manterrà volentieri dei contatti con qualcuno dell’ufficio di rappresentanza diplomatica negli Usa e cercherà di venirgli incontro».
Dopo il benestare del dipartimento che si occupava delle faccende italiane (Settore 1), occorreva quello che si occupava di quelle statunitensi (Settore 3). Quindi la pratica Corrado Augias-Donat venne valutata sia a New York che a Praga. Un documento datato 2 marzo 1967 classificato «top secret» recita: «La posizione di Donat non convince: l'ufficiale che stila la nota è molto critico riguardo la “preparazione operativa del caso prima della partenza da Roma per New York” e lamenta anche che non siano stati eseguiti “controlli di sicurezza“» su Corrado Augias. Il giornalista avrebbe potuto essere un infiltrato dei servizi italiani. Per quel che riguarda la qualità del servizio offerto da Donat il documento si esprime in termini contraddittori: «Donat è un caso senza ambizione e concretezza che passa per un contatto dal carattere confidenziale. Questo anche in prospettiva, nonostante a chiunque studi il fascicolo Donat, deve essere chiaro che in realtà non è così». La conclusione della lunga informativa: «Bisogna applicare più serietà nelle valutazioni (...) Vogliamo riconsiderare il caso con il referente del suo settore».
Alla severa reprimenda proveniente dal «Settore 3» risponde una decina di giorni dopo (15 marzo 1967) il maggiore Sumavsky (del Settore 1) minimizzando il lavoro svolto da Donat e puntando l’attenzione verso Daniela Pasti, moglie di Corrado Augias. L’alto ufficiale: «Nella discussione è stato chiarito che nel caso di un eventuale contatto con Donat a New York (a Roma non è stato fatto alcun passo per la preparazione operativa del caso) questo si manterrebbe a livello di conoscenza di società per usarlo come mediatore di nuovi interessanti contatti e per eventuali possibili informazioni a lui accessibili. D’altra parte, questo parziale sfruttamento della sua persona sarà segnalato dalla sicurezza (controspionaggio Usa) e ciò potrebbe significare una grande limitazione delle possibilità operative al suo ritorno in Italia. Jaros dice che queste prospettive sono tali in considerazione della posizione del padre e della moglie stessa, vedi il suo lavoro precedente al ministero della Marina».
Le conclusioni: «Jaros, al suo ritorno a Roma avrà altre opportunità di contatto con la moglie di Donat (dal punto di vista operativo più interessante perché di carattere avventuroso e coraggioso). Durante il contatto dovrà sapere, verosimilmente, posizione di Donat a New York, la possibilità di lui e di lei di muoversi nell’ambito sia della comunità italiana che tra gli americani».
Sembra che il progetto riguardante la coppia sia rimasto sulla carta. Corrado Augias da New York incomincerà una brillante carriera di giornalista e scrittore. Qualche anno dopo Daniela Pasti diverrà una famosa giornalista, inviata del quotidiano Repubblica.




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25 ottobre 2009

Barbarie islamica.Arabia Saudita Talk show sul sesso: 60 frustate a una giornalista

 

Arabia Saudita Talk show sul sesso: 60 frustate a una giornalista

Condannata a sessanta frustate. È la sorte toccata a una giornalista saudita per aver partecipato a uno show televisivo in cui un suo connazionale ha parlato delle proprie esperienze sessuali. Rozanna al Yami è la prima donna a ricevere una sentenza del genere. La giornalista è accusata di aver preparato il programma e di averlo pubblicizzato su Internet. Durante la trasmissione, mandata in onda da un canale satellitare libanese, Mazen Abdul Jawad ha scandalizzato i sauditi, descrivendo una vita sessuale molto attiva. È stato condannato a 5 anni di reclusione e mille frustate. 


 





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20 ottobre 2009

DEDICATO AI PENNIVENDOLI CHE SCIOPERANO PER LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE

 
 
 
Omaggio alla libertà d'informazione!!!! Dedicato ai bastardi pennivendoli che scioperano per la libertà d'informazione, vergognateVi!!!!
Siamo nella merda, anzi nell'Emirato di Nizza in Costa Azzurra e, Vi assicuro, non fa nessuna differenza.
Queste sequenze inedite, sono state censurate da tutta la stampa nazionale francese e internazionale.
Armando Manocchia
Come stanno trattando, i media, il primo attentato islamico in Italia? Minimizzandolo, perché così vuole la cultura del ‘politicamente corretto’
Invitiamo ad aprire la scheda cliccando sul link sottostante, per vedere l'analisi di come presentano la notizia i nostri maggiori quotidiani nazionali.
http://www.malainformazione.it/schede/68/index.htm?c1255514796




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19 ottobre 2009

Bastardi.L’oro delle fondazioni Il boom dei think tank

 

L’oro delle fondazioni Il boom dei think tank

Da Fini a D’Alema, i nuovi pensatoi dominano la scena politica. Grazie a fiumi di soldi privati e pubblici. A partire da petrolieri e colossi del tabacco. Ma senza l’obbligo di trasparenza
Promuovere la cultura delle libertà e dei valori dell’Occidente. Ideali alti, anzi altissimi. E ci mancherebbe altro trattandosi di una creatura di Gianfranco Fini, presidente della Camera, cofondatore del Pdl.  Ma alto è anche il tasso alcoolico della sua fondazione Fare futuro, utilizzata in dosi massicce nei momenti più caldi dell’ultimo scontro con Silvio Berlusconi.
Chi c’è tra i promotori del pensatoio? Il re del vino Jacopo Biondi Santi, erede degli inventori del Brunello. Anche il fumo va forte tra i think tank che nel vuoto lasciato dai partiti hanno preso il posto delle vecchie correnti e condizionano sempre più l’agenda della politica. Philips Morris, una delle compagnie di tabacco leader nel mondo, è tra i finanziatori di Italianieuropei di Massimo D’Alema, che nell’albo dei sostenitori vanta anche British american tobacco (Bat). E la Bat è un’altra multinazionale che sulle fondazioni punta tantissimo: nel suo libro-paga compaiono pure Formiche voluta da Marco Follini e Magna Carta del senatore Gaetano Quagliariello, stella sempre più brillante nel firmamento berlusconiano, pensatoio ad alto numero di ottani per i generosi finanziamenti di sponsor petroliferi come Moratti e Garrone.
Vini, fumo e petrolio. Ma anche acciai, telefoni, gomme e assicurazioni, energia e tv, banche e compagnie elettriche, cemento e auto, cliniche e medicinali, senza trascurare finanza e armamenti. Dietro al ruolo crescente delle fondazioni c’è il meglio dell’economia.
Già, perché le idee non sono tutto. A fare la differenza è anche la forza degli sponsor. Ogni think tank oltre a uno scopo da perseguire deve dimostrare un adeguato patrimonio.  Una cifra precisa non esiste, ma le prefetture che vigilano sulle fondazioni riconosciute, se non esercitano controlli sulla loro gestione finanziaria almeno su questo sono severe: la dote deve essere credibile. Di solito si parte dai 50 mila euro per arrivare anche oltre il milione.  Soldi che vanno immobilizzati in investimenti sicuri e non possono essere utilizzati per le attività correnti.  E qui si entra in una zona d’ombra, dove le nuove creature aggirano le vecchie leggi sul finanziamento dei partiti. E vanno a caccia di risorse per il loro stakanovismo di convegni, riviste e centri studi.
A cominciare dai fondi ministeriali, surrogato delle sovvenzioni pubbliche ai movimenti politici. Vi ricorrono un po’ tutte, da Magna Carta a Liberal che, insieme a Italianieuropei e Nuova Italia di Gianni Alemanno, da quest’anno si è anche attrezzata per incassare le donazioni Irpef del 5 per mille. Per il resto puntano sui contributi degli associati e sugli assegni dei grandi donatori. Ma tracciare un identikit degli sponsor, che mettano mano al portafogli per i patrimoni o per le spese, non è facile. Le fondazioni non hanno infatti alcun obbligo a rendere pubblici bilanci e fonti di finanziamento. ‘L’espresso’ ha provato comunque a fare luce scandagliando sulle attività delle fondazioni più dinamiche: Italianieuropei, Fare futuro, Magna Carta, Liberal, Formiche, Nuova Italia e Medidea.
Cominciamo da Italianieuropei, costituita nel 1999 da Giuliano Amato e da Massimo D’Alema, in quel momento a Palazzo Chigi, dal costruttore Alfio Marchini, dal presidente della Lega cooperative Ivano Barberini e dal consulente aziendale Leonello Giuseppe Clementi.
Dotazione iniziale, un miliardo di lire fornito da una nutrita lista di sostenitori: 200 milioni di lire li offre la Cooperativa estense; 100 l’Associazione nazionale cooperative e la Lega coop di Modena; 50 milioni la Brown Boveri, la Lega coop di Imola, Ericsson e Pirelli. Tra i privati, con cifre intorno ai 50 milioni spiccano l’industriale Claudio Cavazza, gli stessi Clementi e Marchini, mentre 1 milione ciascuno versano Amato e Barberini. Con il ritorno di Amato al governo, presidente viene nominato D’Alema che, curiosamente, non ci mette una lira.
A differenza di altri noti benefattori che rimpinguano successivamente la dotazione patrimoniale con offerte fino a 80 mila euro.  Tra loro, la Romed di Carlo De Benedetti, Fiat Geva (Gianni Agnelli), Philip Morris, Waste management (discariche), e.Biscom, Glaxo Wellcome, Tosinvest (famiglia Angelucci) e altri imprenditori come Guidalberto Guidi, Francesco Micheli, Vittorio Merloni, Gianfranco Dioguardi e Paolo Marzotto.
Fare futuro nasce invece nel 2007 grazie a Fini, Adolfo Urso e Ferruccio Ferranti, un manager ora indagato a Bari per una storia di appalti sanitari. Patrimonio iniziale: un milione di euro, 930 mila dei quali versati da un comitato.
Tra i promotori, c’è chi continua a versare ogni anno fino a 20 mila euro: Emilio Cremona, presidente di Assofond, la federazione delle fonderie; Lia Viviani, titolare dell’omonima casa editrice; gli imprenditori metallurgici Michele Mazzucconi e Giancarlo Ongis e Sergio Vittadello, della Intercantieri.  Seguono, oltre a Biondi Santi, personaggi come il sociologo Sabino Acquaviva, l’avvocato Nicolò Amato, l’attore e deputato Luca Barbareschi, la presentatrice Rita Dalla Chiesa, la cantante Cecilia Gasdia.
Natali nobili anche per Magna Carta, varata nel 2004 su impulso di Marcello Pera, allora presidente del Senato. Motore operativo è da sempre Gaetano Quagliariello, che è stato anche il primo presidente.
Tra i fondatori, Giuseppe Calderisi (parlamentare di Fi), Giuseppe Morbidelli (professore di diritto alla Sapienza) e soprattutto la Erg della famiglia Garrone, la Fondiaria di Ligresti e la Nuova editoriale, una srl di Firenze. Ciascuno versa 100 mila euro cui si aggiungono più tardi identiche cifre da Mediaset, Gianmarco Moratti con la Secofin holding, Acqua pia antica marcia di Francesco Bellavista Caltagirone e British american tobacco, il cui vecchio ad Francesco Valli è l’attuale presidente di Magna Carta.
Non basta: nella lista dei donatori, oltre la Korus srl del senatore Pdl Filippo Piccone (nel mirino dei pm di Pescara per la compravendita di candidature), compaiono pure Finmeccanica, la telefonica H3G, Viaggi del ventaglio e Meliorbanca.
Nasce bene (maggio 1996) anche Liberal di Adornato: 200 milioni di lire di patrimonio versati da Diego Della Valle, Alfio Marchini (sempre lui), Vittorio Merloni e Marco Tronchetti Provera.
Ma il progetto piace anche a un altro illustre sponsor: Cesare Romiti. Come illustre è il promotore di Medidea, varata nel 2008 da Giuseppe Pisanu, ex ministro dell’Interno e ora presidente dell’Antimafia, con il figlio Angelo e a Massimo Pini, stretto collaboratore di Ligresti.  Con tre assegni da 20 mila euro i tre hanno dato vita al think tank che a maggio ha visto entrare nel cda Tarak Ben Ammar, alleato storico di Berlusconi.
Ad una svolta invece la vita di Formiche, costituita nel 2005 dopo le dimissioni di Marco Follini dalla segreteria dell’Udc.
Per vararla radunò alcuni fedelissimi, tra i quali Alberto Brandani e Paolo Messa, capo ufficio stampa del partito, che con pochi altri versarono i 95 mila euro di dotazione iniziale. Con il passaggio al Pd di Follini il pensatoio ha però conosciuto qualche difficoltà.
Chi non molla invece è il sindaco di Roma Alemanno saldamente alla guida della Nuova Italia. La fondò nel 2003 con 250 mila euro di patrimonio raggranellato con il contributo di Antonio Buonfiglio (sottosegretario alle Politiche agricole), Francesco Biava e Aldo Di Biagio (deputati Pdl), oltre a Franco Panzironi, un fedelissimo piazzato dal sindaco di Roma ai vertici dell’Ama, l’azienda rifiuti capitolina. Ma soprattutto il denaro arrivò dagli aderenti sparsi per l’Italia.
Costituire il patrimonio iniziale è compito facilissimo rispetto a quello di finanziare le spese correnti. Prendiamo Italianieuropei: con il suo milione abbondante di fatturato, la sede romana da 7 mila euro mensili (altre due sono a Milano e Napoli, dove divide gli uffici con Mezzogiorno Europa,  fondazione voluta da Giorgio Napolitano), la dozzina di dipendenti, il sito Internet, i libri, i quaderni e la rivista (distribuiti da Mondadori danno circa 50 mila euro di ricavi), oltre alla nutrita agenda di convegni, è ormai una macchina costosa. “E non riscuotiamo quote di aderenti”, spiega il segretario Andrea Peruzy: “Per finanziarci ricorriamo al mercato”. Come? Anzitutto con la pubblicità sulle riviste: pacchetti da 30 mila euro acquistati tra gli altri da Allianz, Sisal, Mps, Banca di Roma, Sky, Enel, Eni, Fastweb, Telecom, Rai, Unicredit, Aeroporti di Roma e Novartis. Oppure con le sponsorizzazioni per i gruppi di lavoro, come quello sulla sanità animato dal senatore Ignazio Marino. Poi ci sono i convegni su commissione: British tobacco, sborsando 20 mila euro, ne ha chiesto uno sui danni del fumo minorile. Infine, con i proventi della “capitalizzazione del marchio”, così la definisce Peruzy, con cui la fondazione monetizza proponendosi come consulente per festival, ultimo quello della Salute di Viareggio che frutterà 100 mila euro.
Diverso il caso di Fare futuro (una decina di dipendenti), anch’essa attiva con libri e riviste (’Fare futuroweb magazine’ e ‘Charta minuta’), summer school, convegni e sito. Un dinamismo che richiede un budget di oltre 800 mila euro, per il 70 per cento garantito dai soci e per il resto da sponsor. Oltre ai cento promotori vanta 700 affiliati che versano 500 euro e una trentina di benemeriti che ne offrono 10 mila l’anno. Entrate alle quali si sommano le sponsorizzazioni: Unicredit e Finmeccanica hanno dato 50 mila euro per il rapporto ‘Fare Italia nel mondo’. Mentre 30 mila euro sono stati donati per lo studio ‘Pacchetto clima’ da Eni, Unicredit, Enel, E. con energia, Pirelli ambiente e A2A, la multiutility lombarda.
Poi c’è la pubblicità pagata con decine di migliaia di euro da sponsor come Cremonini, Todini, Alenia Aermacchi e Condotte d’acqua, per non parlare di Mps, con Finmeccanica ed Elt Elettronica (sistemi di difesa) tra i finanziatori più fedeli dei convegni di Liberal (Siena e Venezia), che a sua volta ha un budget di 500 mila euro accumulati anche con il sostegno di Esteri e Beni culturali.
Esigenze più modeste a Nuova Italia di Alemanno, organizzata come una corrente di partito con circoli sparsi per la penisola e budget di 300 mila euro che se ne vanno per la sede romana, il sito e attività come il ‘Master di decisione’ e il ‘Progetto salvamamma’ contro l’infanticidio. Nessuna grossa impresa: le risorse vengono dalle quote da 500 euro dei 600 iscritti. Esattamente il contrario di quello che capita a Formiche, che sforna l’omonima rivista e vive grazie alla pubblicità: un milione l’anno, pagati tra gli altri da Mediaset, Sorgenia, Bat, Generali e da vari ministeri, tra cui Infrastrutture e Pari opportunità.
Infine Magna Carta, budget intorno ai 900 mila euro con i quali finanzia sito Web, libri, convegni, summer school e il tradizionale meeting di Norcia. Soldi che arrivano dai fondi statali (nel 2005 33 mila euro dagli Esteri), dalle pubblicazioni e soprattutto dalle quote degli affiliati, una trentina tra fondatori e aderenti, che pagano ciascuno 15-20 mila euro l’anno.
In questo modo mettono insieme almeno 400 mila euro, cui si aggiungono i proventi delle collette durante gli eventi. “Tutte iniziative autofinanziate”, assicura il direttore Giuseppe Lanzillotta. Come il meeting sulle relazioni transatlantiche realizzato a New York con Westinghouse e American Enterprise che hanno provveduto agli alloggi. Tariffa agevolata invece per i biglietti aerei della United, mentre il resto è arrivato da Mediaset (30 mila euro) e dagli Esteri. Ciononostante, il momento non è dei migliori per Quagliariello e soci.
Uno dei fondatori, il gruppo Ligresti, ha mollato per andare a foraggiare Medidea di Pisanu.  La quale è generosa di informazioni sulle proprie attività, la rivista trimestrale da 4 mila copie o i convegni organizzati con Berlusconi, ma si rifiuta di fornire dati sui finanziatori. “Sono cose riservate”, protesta Carlo Romano, portavoce di Pisanu. E insistere è inutile: nessuna legge al momento obbliga le fondazioni ad essere trasparenti.

di Primo Di Nicola
 




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19 ottobre 2009

Terrorismo islamico. MILANO: ATTENTATO CASERMA, SU DIVANO COVO I VERSETTI CORANICI DEL SUICIDIO

 MILANO: ATTENTATO CASERMA, SU DIVANO COVO I VERSETTI CORANICI DEL SUICIDIO 
    
Roma, 19 ott. - (Adnkronos) - Sul divano nell'appartamento, covo del suicida in via Gulli a Milano, che ha preparato e fatto esplodere un ordigno davati alla caserma Santa barbara, e' stato trovato il Corano aperto ai versetti sulla "Sura della vacca", i versetti che di solito i kamikaze recitano prima di andare a farsi esplodere. Lo scrive il 'Corriere della Sera' sottolineado che quello e' l'ultimo segno lasciato da Mohamed Game all'interno dell'appartamento.
"Combattete sulla via di Dio colore che vi combattono, ma non oltrepassate i limiti, che Dio non ama gli eccessi. Uccidete chi vi combatte - recitano i vaersi - dovunque vi troviate e scacciateli da dove hanno scacciato voi, che lo scandalo e' peggio dell'uccidere. Combatteteli fiche' non ci sia piu' scandalo e la religione sia quella di Dio. Temete Iddio, e sappiate che Iddio e' con chi lo teme". Secondo quanto riferisce il quotidiano, davanti a quelle pagine, Game avrebbe pregato poco dopo le 7 del mattino di lunedi' scorso. Poi ha preso la cassetta degli attrezzi imbottita di esplosivo ed e' uscito di casa. La caserma di piazzale Perrucchetti e' molto vicina, alla fine della strada. Seicentocinquanta metri per diventare uno shaid, un martire.
Il covo, scoperto poche ore dopo l'esplosione, e' diventato subito il fulcro delle indagini della Digos e dei Ros. Ed e' in questa casa che Game e i suoi complici, continua il quotidiano, hanno 'cucinato' l'esplosivo. Pentole e pentolini sono stati trovati sul piano di lavoro della cucina e sul tavolo al centro della stanza. Poi bottiglie e flaconi di sostanze chimiche, sparse sul pavimento ed anche in bagno e' stato trovato un grosso pentolone, all'interno della vasca.




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19 ottobre 2009

I Fini Laici della politica le sparano sempre più grosse

 




I Fini Laici della politica le sparano sempre più grosse  

di Alessio Di Carlo

La proposta di Adolfo Urso d'introdurre nella scuola pubblica l'insegnamento dell'ora di religione islamica ricorda tanto la storiella di quel tale che – soffrendo da anni di un terribile tremolìo alla mano destra – si rivolge a Sant'Antonio con queste parole: “Santo, fa' che la mano torni ad essere come l'altra!”. Finisce che anche la sinistra comincia a tremare ed  il tizio se ne torna mestamente a casa.

Ecco, dinanzi ad una patologia (quella dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola), anziché lasciare, andando al cuore del problema con la richiesta di abrogazione, si propone di raddoppiare, affiancando all'ora di religione cattolica quella di Islam.
C'è chi ha lodato la proposta dell'esponente dell'area finiana del PdL sostenendo che questo sarebbe un modo  di fare  dell’Islam una religione normale, di cui si possa parlare nelle scuole pubbliche, con il vantaggio di riuscire a controllare le derive estremiste.

Senonché, i sostenitori della proposta di Urso non hanno considerato una serie di problemi con i quali occorrerebbe misurarsi: in primis, chi recluterebbe i docenti? Per par condicio con l'insegnamento della religione cattolica (che  è quello che sembra stare a cuore a Urso & Co.), dovrebbero essere gli Imam. Ancora: chi pagherebbe i docenti? Gli oltre 20.000 insegnanti di religione cattolica in Italia sono scelti dal clero e pagati dallo stato: facciamo lo stesso con i docenti islamici? Senza considerare che una ipotesi del genere farebbe saltare sulla sedia gli appartenenti alle altre confessioni religiose che (giustamente) pretenderebbero il medesimo trattamento degli amici musulmani. Infine – ma in realtà la considerazione dovrebbe essere a monte – c'è da considerare che una proposta del genere allontanerebbe e non di poco l'obiettivo che, da liberali, dovrebbe essere perseguito: e cioè l'abrogazione dell'insegnamento di tutte le discipline religiose all'interno della scuola.

In conclusione, l'unico vero spunto di riflessione che la proposta sembra suscitare riguarda gli obiettivi che muovono Urso e, più in generale, tutti i “Fini Laici” che da qualche mese hanno iniziato a terremotare  il PdL.
A chi, magari ottimisticamente, ha immaginato che si sia trattato di una provocazione, ha risposto dal sito di Fare Futuro (l'Al Jazeera dei Fini Laici) Antonio Rapisarda con queste parole: "La proposta di un’ora di religione islamica nelle scuole italiane non è né una novità né una provocazione". Dunque, fanno (anche se non è del tutto chiaro cosa), sul serio.
Ci ritiriamo in attesa del seguito, con il nostro incessante tremolio alla mano sinistra.




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18 ottobre 2009

La lunga retromarcia della Turchia: sempre meno Europa e più islam

 

La lunga retromarcia della Turchia: sempre meno Europa e più islam
 
Fiamma Nirenstein

La Turchia continua a sconcertare. Di nuovo più che un’operazione politica sembra una grintosa presa di posizione, come tutte quelle del governo di Recep Tayyp Erdogan, il governo del partito islamista Akp, anzi un riposizionamento, la ricerca di un nuovo «brand» che mette in imbarazzo chi tiene per il suo ingresso in Europa: dopo aver portato alla cancellazione da parte americana e italiana delle esercitazioni «Aquila anatolica» perché il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu aveva disdegnato di volare con gli F16 di Israele, ieri dieci ministri turchi (fra cui lo stesso Davutoglu) si sono spostati in massa a Damasco, con cui la Turchia era quasi in guerra negli anni 90, per partecipare al nuovo «Consiglio di cooperazione strategica» con la Siria.
La Siria, è bene ricordarlo, è un Paese molto controverso, il suo rapporto con l’Iran degli ayatollah, la sua implacabile inimicizia verso Israele, la sua persecuzione dei dissidenti, e soprattutto la sua funzione di centrale di distribuzione di armi e di terrorismo la resero ai tempi di Bush un elemento centrale dell’«asse del male». Molti hanno cercato nel tempo di recuperarla, senza mai riuscirci. Un’alleanza così stretta presuppone una fiducia simile a una comunanza di idee. Ma la Turchia, dai tempi di Kemal Ataturk aveva sempre rappresentato la speranza di una presenza laica e moderata all’interno del mondo musulmano, e questo ne aveva fatto un candidato per l’Ue. Forse l’accanita opposizione che la Turchia ha incontrato in questi anni è stata frutto di un eccessivo antagonismo, ma il fatto è che l’identità che le ha conferito Erdogan è sempre più aggressiva.
Con l’Akp al potere il Paese è sempre più soggetto a impulsi islamici. In patria, la tolleranza ottomana e turca è stata sostituita da una forte pressione a conformarsi ai costumi musulmani e dall’intimidazione a chi non è d’accordo, testimoniata da un sensazionale processo a militari (tradizionali custodi della laicità kemalista), giornalisti, ufficiali governativi non conformi alla linea. Anche una multa pazzesca (2,5 milioni di dollari) imposta al Dogan Media Group ha segnalato la scelta di colpire la libertà di stampa antigovernativa.
Un gesto basilare nel cambiare rotta è stato nell’agosto l’invito ad Ahmadinejad, carico di onori e lodi, con una incredibile e inusitata ripresa televisiva nella Moschea Blu per tutto il tempo della sua pia preghiera. La visita è stata seguita dalla dichiarazione che la Turchia non si unirà a nessuna sanzione per fermare la corsa iraniana all’atomica. Un’altra visita molto celebrata è stata quella del presidente sudanese al Bashir, accusato di strage e crimini di guerra in Darfur.
Ma più di tutto colpisce l’atteggiamento antisraeliano degli ultimi mesi, che è come una bandiera alta su un pennone che fino a ora innalzava uno stendardo di mediazione. La Turchia ai tempi della guerra di Gaza, del tutto immemore dei missili di Hamas su Israele, si è lanciata nella più sfrenata delle accuse allo Stato ebraico, anche se è difficile dire se le perdite di curdi musulmani fatte dai bombardamenti turchi del nord Irak siano minori di quelle causate dall’esercito israeliano Gaza.
Molti analisti sospettano che i morti di Gaza siano stati per Erdogan la scusa per distanziarsi da Israele, con cui sono tuttora vivi, nonostante tutto, importanti legami commerciali. Gli insulti lanciati a Davos da Erdogan a Shimon Peres, premio Nobel per la pace, e l’insistenza della Turchia rifiutata da Israele, a stabilire una navetta diplomatica con Hamas, il fallimento delle trattative con la Siria che Ankara aveva sponsorizzato, le tante affermazioni di Erdogan come quella che Israele dovrebbe essere espulsa dall’Onu hanno portato al gesto estremo di dichiarare il boicottaggio di Israele alle esercitazioni militari congiunte. La risposta americana e degli altri Paesi coinvolti è stata precisa: allora non se ne fa di nulla. È la parola d’ordine che l’estremismo di Ankara potrebbe ricevere sulla sua ambizione europea, specie adesso che i militari, delegittimati e sostanzialmente esautorati, non sono più là a garantire la stabilità democratica.




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18 ottobre 2009

SOCIETA' MULTIETNICA? NO. MULTICRIMINALE

 

UNA VIA PER ORIANA

DEMIGRAZIONE
Immigrazione, invasione, inclusione, integrazione ... tutte balle!
L'unica vera soluzione è la Demigrazione!
http://www.unaviaxoriana.it/

Germania: la Comunità turca richiede l'adozione di giorni festivi islamici
per tutti gli scolari tedeschi
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2096

Uccisione dei maiali in Egitto con la calce viva
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2095

Tunisino picchia e sequestra la compagna italiana incinta
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2094

SOCIETA' MULTIETNICA? NO. MULTICRIMINALE
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2091

Gogna di un personaggio pubblico per la sua fede cristiana
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2088

La proposta dei finiani: ''A scuola ora di Islam''
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2086

Censire le moschee per capire chi vi opera e chi le finanzia
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2083

Difendersi dalle "Moschee dell'odio" non è razzismo ma prevenzione
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2082

ASSUNTI DAL MINISTERO DELL'INTERNO 250 GIOVANI TEOLOGI ISLAMICI
PER CONTROLLARE che quello che si fa nelle moschee sia religioso
GLI ISLAMICI SI CONTROLLERANNO "TRA LORO E LORO"
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2046

Lo zio: ''Metti il velo o t'ammazzo''
Giovane islamica scappa da casa. Minacciata dai familiari
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2027

AMSTERDAM: Tagliate gli assegni delle donne che portano il burka
Le donne che non riescono a trovare un'occupazione perché portano il burka
non dovrebbero beneficiare degli assegni di disoccupazione
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2019

I SOLITI PARASSITI DELL'ONORE TRA LE GAMBE DELLE DONNE
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2018

Giordania: viene uccisa dai suoi fratelli per 'cattiva reputazione'
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2017

Sanremo, frate aggredito al grido di 'Allah è grande'
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2014

POLIGAMIA: violenze, ricatti, pugni in testa, denti che cadono
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2000

ANCORA PRETESE E PROVACAZIONI: CULO IN ARIA SUL PIAVE
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1993

Sequestro per 20 milioni alla banda dei sinti
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2073

LE BALLE DEI RIFUGIATI
Temo di rientrare in patria - ha dichiarato l´uomo, tramite il suo legale
perché ho paura delle scimmie che vivono nella mia città
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2068

Sanatoria sulle colf, a presentare le domande sono quasi tutti maschi
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2060

Rapita alla fermata del bus e violentata
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2059

IMMIGRATI BRAVA GENTE: 74enne VIOLENTATA DA ROMENI
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2053
 
MAROCCHINI TORTURANO UN CONNAZIONALE E LO UCCIDONO
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=2005

La moglie lo mantiene, lui la picchia
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1996

Società Multicriminale - DELINQUENTI COI DENTI DA LATTE
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1983

Romeno di 17 anni tenta di stuprare bimba di 7
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1971

CLANDESTINO SENZA BIGLIETTO AGGREDISCE PURE L'AUTISTA
LA PREPOTENZA DEGLI IMPUNITI
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1935

PACCO SICUREZZA: FERMATO 38 VOLTE, CLANDESTINO LASCIATO LIBERO
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=1904




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18 ottobre 2009

Bastardate sinistre.

 

Anche nella «mission» d'un Museo si nascondono insidie per l'Occidente  
 
di Remo Viazzi
  
A Genova esiste da parecchi anni il Museo del Mare; recentemente il Comune ne ha ridefinito «la missione culturale», svelando così i propri intendimenti, la vera natura e la reale funzione che esso ha. «Scambio di culture», «immigrazione», «nuovi genovesi», «dialogo», «multiculturalità» sono le parole più ricorrenti nel testo della delibera: una lunga teoria di concetti e definizioni buoniste e inneggianti all'accoglienza, che dovrebbero non essere sottovalutati, perché fanno parte di un disegno strategico ormai vecchio di quarant'anni e che oggi appare dominante e in via di celebrare la propria vittoria. Quando, infatti, si legge tra le righe della delibera che «il Comune di Genova intende sviluppare le politiche tese a valorizzare la cultura del Mediterraneo», un brivido freddo dovrebbe scendere lungo la schiena di chi, dotato di chiara visione e di un minimo di conoscenza della letteratura di riferimento, riconosce in quella dicitura - a prima vista catalogabile come vuota di significato, ma pericolosissima culturalmente - uno dei cardini della strategia di affermazione di Eurabia.
Il termine «Eurabia», che è anche il titolo di uno splendido (e poco conosciuto) libro di Bat Ye'or, si riferisce e incarna la nuova linea sposata dall'allora CEE a partire dal 1968 sotto la pressione del terrorismo palestinese che mira ad «una politica di integrazione con il mondo arabo, secondo una dottrina che prevede l'unificazione delle due sponde del Mediterraneo». Non si può quindi che rimanere allarmati di fronte a operazioni culturali di questa portata, proprio perché dovremmo sapere che la strategia di penetrazione araba in Europa nasce, cresce, si sviluppa (e adesso si impone!) preferibilmente attraverso canali culturali e si cela in un linguaggio politicamente corretto ma intriso di radicalità: così scompare dai libri di testo delle nostre scuole, dalle pagine dei giornali, dai film e dal vocabolario degli opinion leaders la definizione «civiltà occidentale», per lasciare spazio a quella «cultura del Mediterraneo» dietro alla quale si agita un vasto movimento politico e culturale che ha come obiettivo finale l'impossibile integrazione tra due mondi profondamente diversi. Questa lenta penetrazione culturale è raccontata e vivisezionata proprio da Bat Ye'or con una quantità di documentazione impressionante e si fonda, trovando terreno assai fertile, su quella «cultura della resa e della sottomissione passiva» ormai imperante nel mondo occidentale.
Quando, pochi giorni fa, nel sostenere la bontà di una legge che conceda anche agli immigrati il diritto di votare, il segretario del Pd Franceschini, in risposta ad alcune affermazioni fatte da Berlusconi e Calderoli ha parlato di «giovane bellezza di una società multietnica», ha mostrato una volta di più il livello di penetrazione cui è giunta questa politica culturale.
Quello della resa è un pericolo di cui dunque manca la consapevolezza, nonostante da più parti si siano sollevate voci preoccupate e tese a risvegliare nei sopiti spiriti europei un forte senso di appartenenza che superi «l'odio di sé dell'Occidente». Rinnegare la propria storia nel vano tentativo di non urtare la suscettibilità altrui è un'operazione sbagliata e perdente. Scriveva Joseph Ratzinger prima di diventare Benedetto XVI: «La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza basi comuni, senza punti di orientamento offerti dai valori propri». Spezzare, dimenticare, sottacere le nostre radici culturali lascia di fatto la multiculturalità priva della possibilità di realizzarsi.




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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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