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30 giugno 2008

La Coop sei tu, ma devi pagare di più ...

 

 
Comparando i prezzi dei prodotti venduti dalle Coop liguri con quelli di altri supermarket si scopre un dato imbarazzante: in media sono superiori del 15%.

                       

In Liguria poi, ancor più che in Emilia Romagna e in Toscana, il marchio Coop la fa da padrone. E, senza concorrenti diretti, ha definitivamente instaurato la “dittatura della spesa”. Se sei genovese e vuoi i tortellini Rana o gli spinaci Findus non hai scampo: devi passare da quei banchi. E devi pagare quei prezzi. Inchinandoti al monopolio di fatto della grande distribuzione cooperativa. Provate a fare la spesa alla Coop Negro di Genova, supermercato ligure modello. Là martedì scorso gli spinaci “Findus 4 salti in padella” costavano ben 3, 69 euro contro i 2, 15 della vicina Esselunga di La Spezia. Dove gli “Sfogliavelo Rana” costano 3, 09 contro 2, 19. E per 400 grammi di “Leerdammer” ci vogliono 4, 25 euro anziché 2, 95. Persino la Coca-Cola è costosa alla Coop genovese: 1, 24 euro per 150 cl contro 0, 84.

La briga di fare questo controllo se l’è presa l’associazione liberale ligure We The People che sabato 28 luglio diffonderà tutti i dati in un convegno in programma a Genova, presso lo storico Palazzo Tursi di via Garibaldi, moderato dal senatore Enrico Musso (Pdl) e che avrà come titolo: “Carrelli d’Italia – Passeggiata conoscitiva nella grande distribuzione”. Per chi avesse la tentazione di considerare questo studio una delle solite puntate dell’infinita commedia italiana di Don Camillo e Peppone è bene ricordare che il trend denunciato dall’associazione ligure è identico a quello rilevato dall’istituto di ricerche di mercato Panel International, secondo il quale i prezzi Coop in Liguria sono superiori di un 15 per cento in media. La colpa ovviamente non è solo della Coop. L’azienda si comporta secondo le regole di mercato di un operatore economico in posizione dominante: tende a fare più profitto possibile. Il vero scandalo è quello denunciato dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti nel suo libro “Falce e Carrello”. Che racconta dell’ostruzionismo che il Comune di Genova e molti altri comuni delle regioni rosse hanno applicato con puntiglio e costanza per anni impedendo ai concorrenti delle Coop di entrare nel mercato. Negando licenze e permessi che poi venivano regolarmente concessi al gruppo Coop che, libero da concorrenti, ormai tiene in pugno il mercato.

Un controsenso imbarazzante rispetto alla ragione sociale e allo scopo dichiarato delle aziende cooperative. Il motivo stesso della loro invenzione era quello di offrire ai loro soci beni e prezzi migliori. Per questa funzione sociale che dovrebbero svolgere, le Coop sono favorite dal fisco. A parità di utile lordo l’incidenza dell’Ires risulta del 17 per cento per le cooperative mentre ammonta al 43 per cento quella delle società commerciali. E questo senza considerare i giochi sui sostituti d’imposta. Ma se alla fine i prezzi al consumo delle Coop sono più alti di quelli delle altre grandi catene di distribuzione, allora crolla tutto. Ci ritroviamo in una situazione di rendita, quasi sovietica. Si sussidiano le imprese che fanno prezzi più alti coi soldi di chi li fa più bassi. Un Bengodi, quello del sistema cooperativo, che potrebbe essere a termine. Sono in arrivo le nuove misure del governo che prevedono la tassazione degli utili delle coop e il rialzo dell’aliquota sul cosiddetto prestito sociale, dal 12, 50 al 20 per cento. Mentre il 5 per cento dei profitti finirà nel fondo degli indigenti per finanziare parte della social card. Le coop saranno perciò inserite tra i colossi dell’alta finanza e della grande distribuzione, i privilegi decadranno, verranno considerate al pari di banche, assicurazioni e compagnie petrolifere. Solo le cooperative sociali non verranno toccate. D’altronde è stata la stessa Commissione Europea a chiedere all’Italia di cancellare questa anomalia e parificare il mondo cooperativo a quello dell’impresa privata. In modo che anche le cooperative debbano confrontarsi, come tutti, con le regole della concorrenza e del libero mercato.

Cristina Missiroli
 




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30 giugno 2008

Non sei d'accordo con Chavez? MOBBIZZATO!

 VENEZUELA/ MOBBING PER 800 UFFICIALI ESERCITO
ANTI-CHAVEZ

da Polyphron
 
Lo denuncia il generale Angel Vives Perdomo
Caracas, 29 giu. (Apcom) - Centinaia di ufficiali dell'esercito venezuelano sono sottoposti a mobbing perchè non condividono l'ideologia socialista del loro presidente Hugo Chavez. E' quanto denunciano l'ex comandante dell'esercito, il generale dissidente Angel Vives Perdomo, e una organizzazione no profit che si occupa di sicurezza pubblica, la Citizen Control for Security.
Sono circa 800 gli ufficiali dell'esercito messi da parte, senza incarichi, perchè non condividono le idee del presidente, la sua posizione verso i ribelli colombiani delle Farc e il suo progetto di dar vita a una milizia civile, riferisce Rocio San Miguel, la direttrice dell'organizzazione. Il generale Perdomo ha detto all'Associated Press di aver cercato di difendere la tradizionale apolicità dell'esercito quando si è rivolto alla Corte suprema per far abolire il saluto imposto da Chavez: "Patria, socialismo o morte, noi trionferemo". Si tratta "del motto di Fidel Castro", ha affermato il generale, "è incostituzionale ed assolutamente antidemocratico".
Rocio San Miguel ha detto che molti dei 1.200 ufficiali che hanno chiesto il pre-pensionamento hanno espresso il loro malcontento per la situazione all'interno dell'esercito.
http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/06_giugno/29/venezuela_mobbing_per_800_ufficiali_esercito_anti-chavez,15270666.html
N.B. Non crediate che anche qui in Italia non siano avvenuti casi analoghi: amicizie personali in ambito militare mi hanno confermato che all'epoca del governo D'Alema e di un certo generale a lui molto vicino (si vociferava fossero addirittura cognati), dal "baffetto" elevato ai sommi vertici, se non eri "allineato" erano "volatili per diabetici"!!!
 




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30 giugno 2008

Il Partito musulamano pronto ad ISLAMIZZARE LA DANIMARCA

 Il Partito musulamano pronto ad ISLAMIZZARE LA DANIMARCA


da francoazzurro
 
 ISLAM: ambizioni di un partito musulmano in Danimarca (corrispoondenzaromana.it) Islam Il DAMP, il Partito Musulmano Danese, non cela le sue ambizioni: "islamizzare la Danimarca".

Afferma che circa 700.000 musulmani, su poco meno di cinque milioni e mezzo di abitanti(pari al 13,5%), risiedono già in Danimarca e di conseguenza sognano di avere una forte rappresentanza musulmana al Parlamento danese considerando che, se tutti i musulmani votassero per un candidato musulmano, potrebbero avere qualche decina di parlamentari.
In base ad un calcolo demografico, il DAMP sostiene che entro il 2020 i musulmani costituiranno la maggioranza in Danimarca.
Allo stesso modo, il partito conta molto sull'entrata della Turchia nella Unione Europea, in quanto ritiene che sarà l'occasione per far giungere molti nuovi immigrati musulmani che andrebbero ad accentuare ulteriormente il fenomeno demografico in corso.
Il primo punto del DAMP consiste nell'inviare un gran numero possibile di deputati musulmani al Parlamento «a prescindere dalle loro idee, dal loro credo religioso o dalle loro opinioni politiche».
Potrebbero anche, avendo 60 rappresentanti in Parlamento, vale a dire 1/3 dei deputati, entrare a far parte del governo. Per il DAMP «il cattivo trattamento degli immigrati causerà in futuro sommosse e gravi problemi» proprio perché la parte musulmana della popolazione non è rappresentata. Il DAMP predica il divieto della droga e la libertà religiosa. (CR)
http://www.icn-news.com/?do=news&id=3959
Quello che più sconvolge di questa proposta è la pubblica minaccia: "il cattivo trattamento degli immigrati causerà in futuro sommosse e gravi problemi". E' un chiaro messaggio lanciato a tutti i musulmani presenti nel nostro Continente. Considerato il comportamento arrogante di certuni, probabilmente è LA PAROLA D'ORDINE CHE QUESTI DELINQUENTI FANNO CIRCOLARE (per il momento in sordina) NEL CHIUSO DI CERTE NOSTRE MOSCHEE.
Proprio come le sommosse avvenute nelle banlieu francesi che convinsero Sarkozy (allora ministro degli interni) ad assumere la consulenza della Rachid Dati, oggi ministro della giustizia.
Ora capisco cosa intendeva il nostro ministro Ferrero quando a febbraio di quest'anno in una sede della CGIL di Milano incitava gli extracomunitari alla "rivolta" contro i Consolati perchè ritardavano le pratiche di ricongiungimento familiare. E capisco anche perchè (come tutti hanno capito) la sinistra critica il governo sui decreti sicurezza!




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30 giugno 2008

Quando un governo...governa.La legge e' legge

 LE AUTORITA' CINESI DEMOLISCONO LA MOSCHEA
 
"Per illegale vendita del Corano" e per il rifiuto di esporre il sostegno alle Olimpiadi 
La Moschea di Kashgar, è stata distrutta dopo che il suo imam ha rifiutato di esporre un segno di supporto per le Olimpiadi di Pechino.
Reuters ha riferito che la comunità musulmana ha presentato una denuncia di un certo numero di organizzazioni per i diritti umani.
Dilxat Raxit aggiunto che la moschea, che era stata ristrutturata nel 1998, è stata accusata di aver illegalmente rinnovato la struttura, di aver espletato attività religiose illegali e di possedere illegalmente copie del Corano.
"Tutti i Corani nella moschea sono stati sequestrati dal governo e decine di persone sono state arrestate", ha detto. "Alcuni detenuti sono stati torturati."
Reuters ha riferito che l'ordine di distruggere la moschea è stato rilasciato dalle autorità della provincia dello Xinjiang.

DAILY.PK




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28 giugno 2008

Anatomia di una resa.La libertà è in pericolo:in Europa avanza la sharia

 

islamism.jpg
 
Anatomia di una resa.
La libertà è in pericolo:in Europa avanza la sharia 

    
di Bruce Bawer


Bloccati da paura e multiculturalismo troppi occidentali osservano passivamente l’avanzare della sharia.
L’Islam divide il mondo in due parti. La parte governata dalla sharia, o legge islamica, è chiamata Dar al-Islam o Casa della Sottomissione. Tutto il resto è Dar al-Harb o casa della Guerra, così chiamata perché ci vuole la guerra – guerra santa, jihad – per portare quest’ultima alla casa dell’Islam. Nel corso dei secoli la jihad ha assunto forme diverse. Due secoli fa, per esempio, a causa dei pirati musulmani provenienti dal Nord Africa che ne depredavano le navi e rendevano schiavi i loro equipaggi, gli Stati Uniti combatterono le Barbary Wars del 1801-05 e del 1815. In anni più recenti, l’arma preferita dei jihadisti è stata,  solitamente, l’attentato terroristico; l’utilizzo di aerei come missili in occasione degli attentati dell’11 Settembre 2001  è stata una semplice variante di questo tecnica.
Ciò che non è stato sufficientemente riconosciuto, tuttavia, è che la fatwa del 1989 scagliata dall’Ayatollah Khomeini contro Salman Rushdie, autore dei Versetti Satanici, ha introdotto un nuovo modello di jihad. Invece di prendere d’assalto navi o edifici occidentali, Khomeini prese di mira una libertà fondamentale dell’Occidente: la libertà di parola. In anni recenti altri islamisti si sono uniti alla crociata cercando di minare alla base le libertà fondamentali delle società occidentali per estendere in tal modo la sharia al loro interno.
I jihadisti culturali hanno potuto godere sinora di un inquietante successo. Due fatti in particolare, l’assassinio ad Amsterdam nel 2004 di Theo Van Gogh per punire il suo film sull’oppressione islamica contro le donne, e l’ondata globale di proteste, assassinii e vandalismi seguita alla pubblicazione nel 2005, da parte di un giornale danese, di alcune vignette satiriche su Maometto, hanno avuto massicce ricadute su tutto l’Occidente.  Sotto l’influsso di spinte diverse, ma senza dubbio simultanee, quali la paura, un malinteso senso di solidarietà e un’ ideologia multiculturalista che ci insegna a sminuire le nostre libertà e ad inginocchiarci davanti a culture non occidentali, per quanto repressive, persone di ogni livello all’interno delle società occidentali, ma soprattutto i loro gruppi dirigenti, hanno permesso che le preoccupazioni su ciò che i musulmani fondamentalisti potessero ritenere, pensare o fare influenzassero le loro azioni ed espressioni. Questi occidentali hanno cominciato, in altre parole, a fare proprie le osservanze della sharia e perciò ad accettare la condizione deferente di dhimmis, ossia di quegli infedeli che vivono all’interno delle società musulmane.
La si chiami pure resa culturale. La Casa della Guerra sta lentamente, ma non tanto nel caso europeo, venendo assorbita dalla Casa della Sottomissione, l’Islam.
I media occidentali sembrano seduti sul sedile del conducente in questa corsa alla sharia. Spesso il loro approccio è quello di argomentare che saremmo noi occidentali i bambini cattivi. Quando Pym Fortuyn, il sociologo olandese ormai scomparso, divenne un politico e suonò la sveglia sul pericolo che l’islamizzazione d’Europa poneva alla democrazia occidentale, influenti giornalisti l’hanno etichettato come una minaccia. Un titolo del New York Times lo descrisse alla testa di un’Olanda in marcia verso destra. I giornali olandesi Het Parool e De Volkstrant lo paragonarono a Mussolini; il Trouw ad Hitler. L’uomo che lo uccise nel maggio del 2002 (un multiculturalista, non un musulmano) sembrò evocare questi giudizi quando spiegò il suo movente: le opinioni di Fortuyn sull’Islam, insistette l’assassino, erano “pericolose”.
Forse nessun mezzo di comunicazione occidentale ha manifestato questa abitudine al ribaltamento morale più regolarmente della BBC. Nel 2006, per fare un esempio significativo, l’imam capo di Manchester disse allo psicoterapista John Casson di essere favorevole alla pena di morte per gli omosessuali. Casson rimase sgomento – e la BBC, in un comunicato intitolato imam accusato di insulto “morte ai gay”, montò il caso come un tentativo di gettare discredito sull’Islam. La BBC concluse il suo resoconto con alcuni commenti di un portavoce della Commissione Islamica per i Diritti Umani che equiparò l’atteggiamento musulmano verso l’omosessualità a quello di “altre religioni ortodosse come il Cattolicesimo” e lamentò il fatto che concentrarsi su tale questione fosse parte di un tentativo di “demonizzare i musulmani”.
Nel giugno 2005 la BBC mandò in onda il documentario dal titolo “Don’t Panic, I’m Islamic” che cercava di mostrare come artificiose le preoccupazioni sul radicalismo islamico. Una così “sensazionale mistificazione dell’Islam radicale”, come la definì il blogger di Little Green Footballs, Charles Johnson, “contribuì a far addormentare gli inglesi poche settimane prima degli attentati dinamitardi alla metropolitana e agli autobus di Londra” nel luglio 2005. Nel dicembre 2007 emerse che cinque protagonisti del documentario, che avevano partecipato al programma in qualità di innocui “musulmani della porta accanto”, erano stati accusati di avere preso parte a quegli attacchi terroristici e che i produttori della BBC, benché a conoscenza del loro coinvolgimento, dopo che gli attacchi ebbero luogo, non avevano riportato alle autorità di polizia importanti informazioni sul loro conto.
L’acquiescenza della stampa alle richieste e alle minacce musulmane è endemica. Quando le vignette su Maometto, pubblicate nel settembre 2005 dal giornale danese Jyllands-Posten in sfida all’autocensura giornalistica dopo l’omicidio Van Gogh, trovarono risposta nelle note manifestazioni di violenza un po’ ovunque nel mondo, solo un giornale americano di rilievo, il Philadelphia Inquirer, si unì ai quotidiani Europei Die Welt e El Pais nel ristamparle in segno di solidarietà al diritto di libera espressione. Gli editori che rifiutarono di pubblicare le immagini dichiararono come la loro motivazione fosse il rispetto multiculturale verso l’Islam. Il critico Christopher Hitchens fu di diverso avviso quando scrisse di “conoscere un buon numero di quei preoccupati editori e di poter dire con certezza che il motivo principale per la non pubblicazione delle vignette fosse semplicemente la paura. Un ulteriore esempio di questa nuova condizione di “dhimmità”, quale che sia la motivazione, è il principale fumettista norvegese, Finn Graff, che ha spesso raffigurato gli israeliani come nazisti ma che ha recentemente giurato di non voler mai più disegnare nulla che possa provocare l’ira musulmana. (Solo una nota positiva, questo febbraio, oltre una dozzina di giornali danesi a cui si sono aggiunti alcuni altri giornali nel mondo, hanno ristampato una delle vignette satiriche originali come gesto a favore della libertà di espressione dopo l’arresto di tre persone accusate di aver organizzato l’assassinio dell’artista).
L’anno scorso si è verificata un’altra crisi (a seguito della pubblicazione di vignette satiriche), questa volta contro la rappresentazione di Maometto, da parte dell’artista svedese Lars Vilks, disegnato come un cane e che alcuni ambasciatori di paesi musulmani hanno usato come pretesto per chiedere limitazioni alla libertà di parola in Svezia. La giornalista della CNN Paula Newton suggerì che forse “Vilks avrebbe dovuto sapere” dato il precedente del Jyllands-Posten, come se qualunque artista dovesse stare agli ordini di chiunque lanci minacce di morte. Nel frattempo The Economist dipinse Vilks come un personaggio eccentrico che non meritava di essere preso “troppo sul serio” e commentò favorevolmente che il Primo Ministro svedese, a differenza di quello danese, invitò gli ambasciatori musulmani “per una chiacchierata”.
I media più influenti minimizzano regolarmente i resoconti circa le malefatte di fondamentalisti musulmani o ne oscurano la vera natura. Dopo che la nomina a Cavaliere nel 2007 di Salman Rushdie scatenò un’ulteriore ondata internazionale di tumulti islamisti, Tim Rutten scrisse sul Los Angeles Times: “Se vi state chiedendo perché non siete stati in grado di seguire, sulla stampa americana, rubriche ed editoriali a denuncia di tale nonsenso omicida è solo perché non ce ne sono stati affatto”. Si considerino pure le rivolte che strinsero d’assedio le periferie francesi nell’autunno del 2005. Tali sommosse furono per lo più l’affermazione dell’autorità musulmana su periferie musulmane e perciò chiaramente jihadiste nella loro natura. Tuttavia passarono settimane prima che molti organi d’informazione americani ne parlassero e, quando lo fecero, minimizzarono l’identità musulmana dei rivoltosi (pochi, per esempio, citarono le grida “Allahu akbar”). Invece, descrissero la violenza come uno scoppio di frustrazione contro una generica ingiustizia economica.
Quando sondaggi o studi su musulmani vengono pubblicati, i media spesso ne stravolgono assurdamente i risultati o li lasciano cadere nel dimenticatoio dopo la prima pubblicazione. Alcuni giornalisti accolsero favorevolmente i risultati di un sondaggio del 2007 condotto dal centro ricerche PEW che mostrava come l’80 per cento dei musulmani americani tra i 18 e i 29 anni d’età fossero contrari agli attacchi suicidi, anche se l’altra faccia della medaglia, e il vero punto della faccenda, era che una percentuale a doppia cifra di giovani musulmani americani li sostenevano. Il Washington Post si rallegrò per come i musulmani americani integrati si opponessero all’estremismo facendo eco a USA Today secondo cui i musulmani americani rifiuterebbero ogni estremismo. Un sondaggio del 2006 del Daily Telegraph mostrò come il 40 per cento dei musulmani britannici volessero la sharia in Gran Bretagna e tuttavia i giornalisti britannici spesso scrivono come se solo una sparuta minoranza di loro abbracciasse tali opinioni.
Dopo ogni rilevante attacco terroristico dall’11 Settembre in poi, la stampa ha supinamente pubblicato storie su quanto i musulmani occidentali temano “violente reazioni anti musulmane” spostando, così, nettamente, l’attenzione dai reali attentati degli islamisti a quelli immaginari dei non musulmani.  (Tali violente reazioni, naturalmente, non si verificano mai). Mentre libri di esperti di Islam come Bat Ye’r e Robert Spencer che raccontano verità scomode su jihad e sharia spesso non vengono nemmeno recensiti da giornali del calibro del New York Times, la stampa dominante legittima pensatori come Karen Armstrong e John Esposito le cui caramellose rappresentazioni dell’Islam avrebbero dovuto essere discreditate una volta per tutte dopo l’11 Settembre. Il Times descrisse l’agiografia di Armstrong su Maometto come “un buon punto di partenza” per la comprensione dell’Islam; nel luglio del 2007 il Washington Post titolò un articolo di Esposito: “Vuoi capire l’Islam? Comincia da qui”.
I principali mezzi d’informazione hanno spesso confezionato sbiaditi ritratti della vita dei fondamentalisti musulmani. Ne è una prova l’appassionato profilo in tre parti che Andrea Elliott fece dell’imam di Brooklyn e apparso sul New York Times nel marzo del 2006. Elliott e il Times cercarono di rappresentare Reda Shata come un eroico costruttore di ponti fra due culture, lasciando i lettori con la confortante convinzione che la crescita dell’Islam in America fosse non soltanto innocua ma positiva, addirittura auspicabile. Benché emergesse continuando a leggere che Shata non parlava inglese, rifiutava di stringere la mano alle donne, voleva proibire la musica e sosteneva Hamas e gli attentati suicidi, la Elliott fece del suo meglio per sottacere tali spiacevoli dettagli e si concentrò su simpatici aspetti personali. “L’Islam gli fu rivelato dolcemente, al ritmo di voce di sua nonna”; “Shata scoprì l’amore 15 anni fa…….” “Entrò nel mio cuore”, disse l’imam. Il pezzo alla saccarina di Elliott vinse il premio Pulitzer. Quando Daniel Pipes lo studioso del Medio Orientale fece notare che Shata era ovviamente un islamista, uno scrittore del Columbia Journalism Review tacciò Pipes di essere un “destrorso” e insistette che Shata era “un vero moderato”.
Questo è ciò che accade in questo nuovo mondo dei media pavido e sottosopra: quelli che se avessero il potere soggiogherebbero gli infedeli, opprimerebbero le donne e giustizierebbero apostati e omosessuali sono “moderati” (moderati essendo, apparentemente, di questi tempi, tutti coloro che non hanno esplosivi intorno alla vita), mentre coloro che osano dire pane al pane sono “islamofobi”.
Lo show business è stato almeno altrettanto scandaloso. Durante la Seconda Guerra Mondiale Hollywood ha prodotto gran quantità di film che sostenevano lo sforzo bellico, ma i film e gli show televisivi di oggi, con rare eccezioni, o (si aggirano in punta di piedi intorno ai temi dell’Islam o semplicemente li mistificano). Di quest’ultimo esempio fanno parte due sitcom che debuttarono nel 2007, la Piccola Moschea nella Prateria della Canadian Broadcasting Corporation e Aliens in America del canale CW. Entrambi gli show riguardano storie di musulmani che si confrontano con il bigottismo antimusulmano; entrambi danno per scontato che non esista il problema dell’Islam fondamentalista nell’Occidente, ma solo un problema antislamico.
Gruppi di pressione musulmani hanno attivamente cercato di far sì che film e show televisivi rappresentassero l’Islam come nient’altro che una religione di pace. Per esempio, il Consiglio per le Relazioni Islamico-Americane ha influenzato con successo la Paramount Pictures perché cambiasse i cattivi di “The sum of all fears” (2002) da terroristi islamici a neonazisti, mentre la popolare serie “24” della Fox dopo che alcuni musulmani lamentarono che un episodio rappresentava terroristi islamici, rilasciò comunicati pubblici da brividi che enfatizzavano quanto non violento l’Islam fosse. Alcuni mesi fa, l’attore iraniano-danese Farshad Kholghi notò come, a dispetto del travolgente impatto della controversia sulle vignette in Danimarca, “non un solo film era stato fatto sulla crisi, non un solo spettacolo o monologo teatrale”. Ciò è esattamente quanto i jihadisti delle vignette volevano ottenere.
Nell’aprile del 2006 un episodio della serie di cartoni animati South Park ammirevolmente prese in giro l’ondata di autocensura che seguì alla crisi del Jylland-Posten, ma Comedy Central lo censurò sostituendo un’immagine di Maometto con una schermata nera e didascalie esplicative. Secondo il produttore della serie Anne Garefino, i dirigenti del network ammisero onestamente di avere agito in tal modo per paura. “Fummo felici del fatto” disse ad un intervistatore “che non provarono a sostenere che fosse per tolleranza religiosa”.
E poi c’è il mondo dell’arte. Gli artisti postmoderni che hanno sempre cercato di turbare e scuotere le coscienze adesso sostengono piamente che l’Islam merita “rispetto”. Musei e gallerie hanno silenziosamente tirato giù quadri che potessero turbare i musulmani e hanno messo da parte manoscritti che mostrassero immagini di Maometto. La Whitechapel Art Gallery di Londra ha rimosso da una mostra del 2006 le bambole nude a grandezza naturale dell’artista surrealista Hans Bellmer appena prima dell’inaugurazione; la scusa ufficiale fu “limiti di spazio”, ma il curatore ammise che la vera motivazione era la paura che la nudità potesse offendere i vicini musulmani. Lo scorso novembre dopo la cancellazione all’Aja  di una mostra di opere d’arte raffiguranti gay vestiti da Maometto, l’artista, Sooreh Hera accusò il museo di aver ceduto a minacce musulmane. Tim Marlow della White Cube Gallery di Londra sottolinea che tale autocensura da parte di artisti e musei è ormai comune benché “molto pochi lo abbiano esplicitamente ammesso”. L’artista britannico Grayson Perry, il cui lavoro ha aspramente irriso il cristianesimo, lo ha fatto benché la sua riluttanza non abbia nulla a che vedere con una sensibilità multiculturale. “La ragione per cui non mi sono esposto nell’attaccare l’islamismo nella mia arte” ha dichiarato al Times di Londra, “è perché temo veramente che qualcuno mi tagli la gola”.
Intellettuali e accademici liberal di primo piano hanno dimostrato una impressionante disponibilità a tradire i propri ideali quando si tratta di essere concilianti con i musulmani. Già nel 2001, Unni Wikan, esimio antropologo culturale norvegese ed esperto di Islam reagì all’elevata percentuale di stupri musulmani su infedeli ad Oslo esortando le donne a “rendersi conto che viviamo in una società multiculturale e ad adattarvisi”. Più recentemente, esperti europei di elevato profilo quali Ian Buruma del Bard College e Timothy Garton Ash di Oxford, pur negando strenuamente di difendere una resa culturale, hanno comunque abbracciato l’idea del “compromesso” che suona molto come un distinguo senza alcuna sostanziale differenza. Nel suo libro “Omicidio ad Amsterdam”, Buruma cita favorevolmente il richiamo del sindaco di Amsterdam Job Cohen al “compromesso con i musulmani”, inclusi quelli che “consapevolmente discriminano le loro donne”. La sharia contempla il diritto per un uomo musulmano di picchiare e violentare sua moglie, di costringere al matrimonio le sue figlie e di ucciderle se si oppongono. Verrebbe da chiedersi che cosa le donne musulmane immigrate in Europa per scappare a tale barbarie pensino di appelli simili.
Rowan Williams l’arcivescovo di Canterbury e uno dei più noti intellettuali britannici, suggerì in febbraio l’istituzione di un sistema parallelo di sharia in Gran Bretagna.  Dal momento che  il Consiglio Islamico per la Sharia giudica già matrimoni e divorzi musulmani nel Regno Unito ciò che Williams si proponeva era, a suo dire, “una più elevata e sofisticata versione di tale istituto, con maggiori risorse”. Fortunatamente la sua proposta, povera di dettagli ma ricca di ambiguità accademiche (“Non penso” disse alla BBC “che dovremmo arrivare subito alla conclusione che l’insieme di quella giurisprudenza e pratica giuridica sia in qualche modo fortemente incompatibile con i diritti umani semplicemente perché non si accorda immediatamente con il nostro modo di comprenderla”) fu accolta da pubblica indignazione.
Un altro importante sostenitore del compromesso culturale è il professore di Storia e Letteratura Mark Lilla della Columbia University, autore di un saggio, apparso sul New York Time Magazine nell’agosto del 2007, così lungo e sdolcinato e scritto con tale perfetto accademico distacco che molti lettori a fatica si sarebbero resi conto che tracciava un percorso dritto verso la sharia. “La piena riconciliazione dei musulmani con la democrazia liberale non può essere auspicata”, scrisse Lilla. Per l’Occidente “l’ordine del giorno è fare i conti con essa, non difendere elevati principi”.
Rivelativo, sotto questo aspetto, è il trattamento riservato da parte di Buruma e Gartom Ash alla scrittrice Ayaan Hirsi Ali, forse la più coraggiosa campionessa vivente delle libertà occidentali di fronte all’incalzante jihad, e all’intellettuale europeo musulmano Tariq Ramadan. Siccome Hirsi Ali si rifiuta di scendere a compromessi sulla libertà, Garton Ash l’ha definita  una “semplificatrice…..fondamentalista illuminista”, così implicitamente paragonandola ai fondamentalisti musulmani che hanno minacciato di ucciderla, mentre Buruma, in diversi articoli del New York Times l’ha dipinta come un’ingenua petulante. (Entrambi hanno recentemente ritrattato in qualche modo). D’altra parte,  i professori Buruma e Ash hanno  decantato la supposta specchiatezza di Ramadan. Non sono i soli: benché egli non sia l’occidentalizzato intellettuale urbano che sembra – egli rifiuta, infatti, di condannare la lapidazione delle donne adultere e chiaramente confida in un Europa sotto la sharia – questo nipote di Hassan al-Banna, fondatore della Fratellanza Musulmana e protetto del filosofo islamista Yusuf al-Qaradawi, viene regolarmente elogiato nei circoli benpensanti quale rappresentante delle migliori speranze per una concordia di lungo termine tra musulmani occidentali e non musulmani.
Questa primavera il professore di legge ad Harvard, Noah Feldman, scrivendo sul New York Times magazine brindò per ben due volte alla sharia confrontandola positivamente con la common law inglese e descrivendo l’aspirazione degli islamisti a rinnovare le vecchie leggi come “audacie e nobile”.
Accanto alla stampa,  all’industria dell’intrattenimento e ad importanti pensatori liberal che rifiutano di difendere le fondamentali libertà dell’Occidente non sorprende affatto che i nostri leader politici siano stati altrettanto pusillanimi. Dopo che un piccolo giornale di Oslo, il Magazinet, ristampò le vignette danesi all’inizio del 2006 i jihadisti bruciarono le bandiere norvegesi e dettero fuoco all’ambasciata norvegese in Siria. Invece di affrontare i vandali, i leader norvegesi se la presero con l’editore del Magazinet, Vebiarn Selbekk, incolpandolo, seppur parzialmente, per il rogo all’ambasciata e facendo pressioni perché chiedesse scusa. Alla fine egli fu costretto a cedere ad una conferenza stampa sponsorizzata dal governo e a strisciare davanti ad un’assemblea di imam il cui leader lo perdonò pubblicamente e lo mise sotto la sua protezione. In quel terribile giorno Selbekk più tardi ammise “la Norvegia ha fatto un grande passo nel concedere che la libertà di parola sia ostaggio degli islamisti”. Come se quella capitolazione non fosse abbastanza una delegazione ufficiale norvegese si recò in Quatar a implorare Quaradawi – un difensore degli attentati suicidi oltre che assassino di bambini ebrei – di accettare le scuse di Selbekk. “Incontrare Yusuf al-Quaradawi in tali circostanze” protestò lo scrittore iracheno norvegese Walid al-Kubaisi, era “equivalente a garantire agli estremisti islamici…il diritto ad una consultazione comune su come la Norvegia dovesse essere governata”.
La posizione delle Nazioni Unite sulla questione della libertà di parola nei confronti del “rispetto” per l’Islam fu subito chiara – e interamente in disaccordo con i suoi valori fondativi di promozione dei diritti umani. “Non si scherza sulla religione degli altri” protestò Kofi Annan subito dopo l’incidente del Magazinet, facendo eco ai sermoni di innumerevoli imam, “e bisogna rispettare ciò che è sacro per gli altri”. Nell’ottobre del 2006, un comitato di discussione delle Nazioni Unite chiamato “Fumetti per la pace”, sotto la presidenza del Segretario Generale Shashi Tharoor propose di disegnare “una sottile linea blu delle Nazioni Unite….tra libertà e responsabilità”. (Gli americani saranno perdonati per aver pensato che quella linea si scontra frontalmente con il Primo Emendamento.) Nel 2007, per di più, il Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani fece passare una mozione pakistana che proibiva la diffamazione delle religione.
Altri leader occidentali hanno promosso l’espansione della Casa della Sottomissione, Dar al-Islam. Nel settembre 2006, quando l’insegnante di filosofia Robert Redecker fu costretto a darsi alla macchia dopo aver ricevuto numerose minacce di morte a seguito della pubblicazione di un’editoriale di opinione pubblicato su Le Figaro, il Primo Ministro francese del tempo, Dominique de Villepin, commentò che “ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni – sempreché rispettino gli altri, naturalmente”. La lezione da trarre dalla vicenda Redecker, egli aggiunse, era “quanto vigili dobbiamo essere per assicurarci che la gente si rispetti vicendevolmente nella nostra società”. Villepin fu superato lo scorso anno dalla sua controparte svedese, Fredrik Reinfeldt, che dopo essersi incontrato con alcuni ambasciatori musulmani per discutere delle vignette di Vilk, fu elogiato da uno di loro, l’algerino Merzak. Bejaoui, per il suo “spirito di pacificazione”.
Quando anni dopo l’11 settembre il presidente George W. Bush finalmente riconobbe pubblicamente che l’Occidente era in guerra con il fascismo islamico, la furiosa reazione di musulmani e multiculturalisti lo fecero ripiegare sulla neutra espressione di “guerra al terrore”. Il Ministero degli Esteri britannico ha da allora ritenuto tale espressione offensiva e ne ha bandito l’uso ai suoi membri di gabinetto (insieme a “estremismo islamico”). In gennaio il Ministero degli Interni decise che avrebbe descritto il terrorismo islamico, da allora in avanti,  come “attività antislamica”.
Le assemblee legislative e i tribunali occidentali hanno via via accresciuto lo “spirito di pacificazione”. Nel 2005 il Parlamento norvegese, senza alcun dibattito pubblico o copertura mediatica, ha criminalizzato gli insulti religiosi (oltretutto spostando l’onere della prova a carico dell’imputato). L’anno scorso, il più celebrato avvocato di quel Paese, Tor Erling Staff, sostenne che la pena per omicidio d’onore dovrebbe essere inferiore a quella per gli altri tipi di assassinio poiché è arrogante aspettarsi che gli uomini musulmani si conformino alle norme della nostra società.  Sempre nel 2007, in uno dei diversi casi in cui magistrati tedeschi giurarono di sostenere la legge tedesca e invece seguirono la sharia, un giudice di Francoforte respinse la richiesta di una donna musulmana per un divorzio rapido da un marito da cui subiva brutali maltrattamenti; dopo tutto, sotto la legge coranica egli aveva il diritto di picchiarla.
Coloro che osano sfidare i nuovi dettami occidentali basati sulla sharia e sostengono le loro opinioni in alcuni paesi ora rischiano perfino di venire perseguiti. Nel 2006 la leggendaria scrittrice Oriana Fallaci, malata terminale di cancro, fu processata per aver denigrato l’Islam; tre anni prima dovette difendersi da un’accusa simile in un tribunale francese. (La Fallaci fu sostanzialmente prosciolta in entrambi i casi). Più recentemente le province canadesi costrinsero l’editore Ezra Levant e il giornalista Mark Steyn ad affrontare tribunali per i diritti dell’uomo, il primo per aver ristampato le vignette del Jylland Posten, il secondo per aver scritto in modo critico sull’Islam sul Maclean.
Anche quando hanno ostacolato i critici dell’Islam, le autorità occidentali hanno, comunque, sempre onorato i sostenitori della jihad. Nel 2005 la regina Elisabetta insignì del titolo di Cavaliere Iqbal Sacranie del Cosiglio Britannico Musulmano, colui che aveva richiesto la condanna a morte per Salman Rushdie. Sempre quell’anno, il sindaco di Londra Ken Livingstone assurdamente elogiò come “progressista” Qaradawi e, in risposta agli attivisti gay che osservarono che Qaradawi aveva difeso la pena di morte per gli omosessuali, pubblicò un lungo dossier che cercava di ripulire la reputazione dello studioso sunnita e di infangare quella degli attivisti. Tra tutti i leader occidentali, tuttavia, pochi furono all’altezza di Piet Hein Donner, che nel 2006, in qualità di Ministro della Giustizia olandese, disse che se gli elettori volevano portare la sharia in Olanda, dove i musulmani sarebbero stati presto la maggioranza, “sarebbe stato vergognoso dire: “Questo non è permesso”.
Se non trovate scioccante la sottomissione (“dhimmificazione”) dei politici, considerate almeno il livello a cui le forze dell’ordine hanno ceduto alla pressione islamista. L’anno scorso quando “Moschea Undercover”, un insolitamente franco reportage su Channel 4, mostrò predicatori musulmani “moderati” chiedere di picchiare mogli e figlie e uccidere gay e apostati, la polizia scattò in azione denunciando l’emittente alle autorità della comunicazione, Ofcom, per provocazione all’odio razziale. La reazione della polizia, come James Forsyth notò su Spectator, “rivelò un atteggiamento mentale per cui la denuncia di un problema viene vissuta come un problema maggiore del problema stesso”. Alcuni giorni dopo il programma, in assoluta indifferenza rispetto alla realtà denunciata, il commissario di polizia metropolitana Sir Ian Blair rese noti i piani per condividere l’intelligence antiterrorismo con i leader delle comunità musulmane. Tali piani furono fortunatamente accantonati.
Il riformista musulmano canadese Irshad Manjii notò che nel 2006, quando 17 terroristi furono arrestati a Toronto sul punto di infliggere al Canada “il suo 11 settembre”, “la polizia non fece nemmeno menzione che avessero a che fare con l’Islam o con i musulmani, non una sola parola su questo”. Quando, dopo l’omicidio Van Gogh, un artista di Rotterdam realizzò un murale raffigurante un angelo con le parole non uccidere, la polizia, temendo di far torto ai musulmani, cancellò l’opera (e il video della sua distruzione). Nel luglio 2007 un appello televisivo già programmato dalla polizia britannica per favorire la cattura di uno stupratore musulmano, fu cancellato per evitare “reazioni razziste”. E, in agosto, il Times di Londra riferì che uomini “asiatici” (codice britannico per “musulmani”) nel Regno Unito avevano rapporti sessuali con,  probabilmente, “centinaia di ragazzine bianche appena dodicenni” ma che le autorità non sarebbero intervenute per timore di “turbare le relazioni interrazziali”. Tipicamente, né il Times né funzionari governativi riconobbero che il disprezzo degli uomini “asiatici” per le ragazzine “bianche” non era questione di razza ma di fede.
Anche i leader militari non sono immuni a tutto questo. Nel 2005, l’editorialista Dianne West notò che il comandante delle truppe americane in Iraq, Tenente Generale John R. Vines, educava i suoi uomini all’Islam dando loro una lista di letture che “mistificava jihad, dhimmità e leggi della sharia attraverso i lavori di Karen Armstrong e John Esposito”; due anni più tardi, la West sottolineò la scarsa propensione di un consigliere per la contro-insorgenza in Iraq,  il Tenente Colonnello David Kilcullen, a nominare la jihad. Nel gennaio 2008, il Pentagono licenziò Stephen Coughlin, il suo esperto interno di sharia e jihad poiché, in base ad alcuni resoconti, il suo riconoscimento che il terrorismo era motivato dalla jihad si era inimicato un influente consigliere musulmano. “Che le analisi di Coughlin potessero anche solo essere considerate “controverse”, scrisse Andrew Bostom, redattore di “The Legacy of Jihad”, “ è indice patologico del marciume intellettuale e morale che affligge i nostri sforzi di combattere il terrorismo globale”. (Forse grazie anche alla pubblica indignazione che ne seguì, i funzionari governativi annunciarono in febbraio che Coughlin non sarebbe stato cacciato dopo tutto, ma piuttosto destinato a una diversa posizione del Dipartimento della Difesa).
Tanto basti. Dobbiamo riconoscere che i jihadisti culturali odiano le nostre libertà perché tali libertà sfidano la sharia che essi sono determinati ad imporci. Finora essi hanno avuto molto meno successo nel conculcare la nostra libertà di parola e altre libertà negli Stati Uniti che in Europa, grazie, in non piccola parte, al Primo Emendamento. Tuttavia l’America si sta dimostrando suscettibile in modo crescente alle loro pressioni.
La questione chiave per gli occidentali è dunque: amiamo le nostre libertà almeno quanto i jihadisti le odiano? Molti uomini liberi, purtroppo, si sono abituati a tal punto alla libertà e alla posizione di comodo di non doverla sostenere, che sono incapaci di difenderla quando viene messa in pericolo o, addirittura, in molti casi, di riconoscere quando essa viene messa in pericolo. Quanto ai musulmani che vivono in Occidente, diversi sondaggi indicano che molti di loro, sebbene non attivamente coinvolti nella jihad, sono disposti a stare a guardare passivamente, alcuni favorevolmente, mentre loro fratelli nella fede trascinano il mondo occidentale entro i confini della Casa della Sottomissione, Dar al-Harb. Non possiamo certo aspettarci che essi prendano posizione a favore della libertà se, noi per primi, non lo facciamo.

© City Journal
Traduzione Alessandro Rossi

Bruce Bawer è autore di “Mentre l’Europa dorme: come l’Islam radicale sta distruggendo l’Occidente dall’interno”. Il suo blog è www.BruceBawer.com




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27 giugno 2008

Basito

 

Dr. Ahmad Al-Mub'i, a Saudi Marriage Officiant: It Is Allowed to Marry a Girl at the Age of One, If Sex Is Postponed. The Prophet Muhammad, Whose Model We Follow, Married 'Aisha When She Was Six and Had Sex with Her When She Was Nine

http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/1798.htm




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27 giugno 2008

Vicenda Unipol, Csm: assolta gip Forleo

 

Pg Cassazione: Forleo va trasferita   
 La Procura generale della Cassazione ha
 chiesto al Csm di condannare alla cen-
 sura e al trasferimento d'ufficio il  
 gip di Milano Clementina Forleo.       
 La richiesta riguarda i contenuti dell'
 ordinanza con la quale nel 2007,la For-
 leo chiese alle Camere l'autorizzazione
 all'uso di intercettazioni che riguar-
 davano alcuni parlamentari, tra cui   
 Piero Fassino e Massimo D'Alema.      

 Vicenda Unipol, Csm: assolta gip Forleo
 Il gip di Milano Clementina Forleo è  
 stata assolta dalla sezione disciplina-
 re del Csm.                            
 Il magistrato doveva rispondere all'ac-
 cusa di aver violato i suoi doveri per
 i contenuti dell'ordinanza con la qua-
 le, nel 2007, chiese alle Camere l'au-
 torizzazione all'uso di intercettazioni
 nei confronti di alcuni parlamentari, 
 nell'ambito della vicenda Unipol.     




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27 giugno 2008

EMERGENZA CALDO SI CERCANO AIUTI PER I SENZATETTO

 

 Emergenza caldo, malori tra i senzatetto
Appello dei City Angels: servono bibite e cibi liquidi

Milano, 25 giugno - Il caldo di questi giorni si fa sentire soprattutto sui più deboli: gli anziani e i senzatetto. I City Angels segnalano episodi di malori tra i clochard milanesi: sono otto quelli assistiti dagli Angeli negli ultimi tre giorni perché in stato di disidratazione e privi di forze.
"Servono bibite e cibi liquidi per gli homeless, ma anche vestiti estivi leggeri (magliette, canottiere, pantaloncini, berretti e biancheria intima) - dice Mario Furlan, fondatore dell'associazione di volontariato. - Molti clochard sono ancora in giro con vestiti invernali e questo acuisce il loro malessere.
I cittadini ci portano infatti vestiti pesanti, raramente abiti leggeri. Perché viene spontaneo pensare all'emergenza freddo, non a quella del caldo".
Per portare materiale per i clochard basta telefonare allo 02/26684551 dei City Angels o recapitare direttamente gli oggetti nella loro sede di via Vallazze 104 (zona Lambrate).
 
Per informazioni:
info@cityangels.it  http://www.cityangels.it


Le sedi dei City Angels

Milano - sede centrale
Sede centrale per l'Italia e sede di Milano:
Via Vallazze 104 (presso stazione Lambrate)
Tel. 02 26 68 45 51
Tel d'emergenza 338 95 64 704
Fax 02 26 68 40 56
E-mail: cityangels@cityangels.it
Coordinatore: Pietro Leotta "Klaus"
E-mail klaus@cityangels.it
Responsabile volontari: Paola Ferrari "Daffy"
E-mail paola@cityangels.it
 Tel. 335 29 79 33


Roma  Segreteria:  Irene De Santis "Druga"
Infoline 3663299277
E-mail: roma@cityangels.it



Torino     Via Saluzzo 30
10125 Torino
Tel. 011 65 66 099
Fax 011 66 86 532
E-mail: torino@cityangels.it
Coordinatore: Claudio Mancini "Bull"
Tel. 3392368038
Vicecoordinatore: Alfredo Tavernese "Dog"
Tel. 3880481555
Responsabile volontari: Davide Allara "Raven"
Tel. 3394946440

Bologna      Via dei Bibiena 2/2 (vicino a piazza Verdi)
40126 Bologna
Tel-fax 051 6486219
Mail bologna@cityangels.it
 Coordinatore: Giancarlo Zecchini "Cobra"
Tel. 3483918662
Responsabile volontari: Antonio Triolo "Serpico"
Tel. 3471000943

Varese         Sede Legale: Via G. Ferrari, 20 - 21100 Varese
Sede Operativa: Via Bagaini, 28 – 21100 Varese
presso presidio Polizia Locale Piazza Stazione Ferrovia F.S.
Tel. 0332287976
Fax : 0332 49 88 66
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Cordinatore: Walter Piazza "Angelo"
Tel. 3357091596
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Tel. 3381778661

Terni        Strada Santa Maria della Quercia 7
05035 Narni (Terni)
Coordinatore: Fabio Filipponi "Apache"
Tel. 3331056959
Respons. volontari: Enrico Tamburrini "Brizzo"
Tel. 3318492566
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Salerno      Coordinatore: Sergio Romano "Ken"
Tel. 3292193513
Segretario: Maria Romaniello "Kira"
Tel. 3881213882
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Novara         Coordinatore: Sandro Bertona "Silver"
Via Bonzanini 9
28100 Novara
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Infoline 3472560824
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27 giugno 2008

INTERCETTAZIONI

 

Fassino e D'Alema

Di seguito alcuni brani tratti dalla trascrizione delle 73 telefonate intercettate dalla procura di Milano durante l'inchiesta su "bancopoli" tra il 2005 e il 2006 e depositate agli atti l'11 giugno scorso da cui emerge chiaramente la comunanza di strategia, interessi e obiettivi.

                                 

D'Alema: "Vai avanti, facci sognare"
Latorre: "Abete e Della Valle devono stare fuori"
- Consorte: "Sono qua con i nostri amici banchieri a vedere come... facciamo a rimediare sti soldi".
- Latorre: Ah, te l'ho detto, firmo io le fidejussioni, non rompere eh. Stai tranquillo.
- Consorte: Ma tu non sei credibile con i soldi, non c'hai una lira! Tu mi porti solo debiti.
- Latorre: Se c'è una cosa che non ti porto sono i debiti.
- Consorte: Senti hai parlato con Massimo?
- Latorre: Sì ma lui domani deve andare a Massa. [...]
- Consorte: Domani vado in Consob.
- Latorre: Uhm.
- Consorte: Incontro le cooperative... Mi devono dare ancora un pò di soldi... Se me li danno... eh... andiamo avanti.
- Latorre: Partiamo.
- Consorte: Sì.
- Latorre: Va bene.Va bene.
- Consorte: Con questi signori abbiamo chiuso.
- Latorre: Come si sono presentati?
- Consorte: Bene. Hanno spergiurato che loro neanche se glielo danno nel c... danno le azioni agli spagnoli. Gli hanno posto solo una condizione per contratto. Che Abete e Della Valle devono star fuori dalla Bnl.
- Latorre: Eh, va bè e questa l'abbiamo posta pure noi questa condizione. Ma se vuoi ti passo Massimo.
- Consorte: Dai passamelo
- D'Alema: Pronto?
- Consorte: Massimo!... (ride)...
- D'Alema: Lei è quello di cui parlano tutti i giornali? - Consorte: Guardi, la mia più grande s... io volevo passare inosservato ma non riesco a farcela.
- D'Alema: Eh... inosservato, sì!
- Consorte: Massimo, ti giuro, il mestiere che faccio io più si passa inosservati e meglio è... niente Massimo, sto provando a farcela... Con l'ingegnere abbiamo chiuso l'accordo questa sera.
- D'Alema: Ah!
- Consorte: Nel senso che loro ci danno tutto. Adesso mi manca un passaggio importante e fondamentale. Sto riunendo i cooperatori perché sono tutti gasati... Gli ho detto, però, dovete darmi i soldi, non è che potete solo incoraggiarmi.
- D'Alema: Di quanto hai bisogno ancora?
- Consorte: Di qualche centinaio di milioni di euro.
- D'Alema: E dopo di che fate da soli?
- Consorte: Sì, sì.
- D'Alema: Tutto da soli.
- Consorte: Sì, Unipol, cinque banche, quattro popolari e una banca svizzera.
- D'Alema: Ah, ah.
- Consorte: E... eh... (parola incomprensibile) lì poi andiamo avanti. Ah no! C'è Hopa anche Hopa che lo fa. E andiamo avanti, facciamo tutto noi. Avremo il 70% di Bnl.
- D'Alema: Ho capito.
- Consorte: Secondo te Massimo ci possono rompere i c... a quel punto?
- D'Alema: No, no, no. Sì qualcuno storcerà il naso, diranno che tu sei amico di Gnutti e Fiorani.
- D'Alema: va bene. Vai avanti vai!
- Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
- D'Alema: facci sognare. Vai!
- Consorte: anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
- D'Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
- Consorte: esatto. È da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
- D'Alema: va bene, vai!

Fassino a Consorte: "Con Abete sto abbottonatissimo"
- Fassino: Gli... gli altri cosa fa? Perché mi ha chiamato Abete.
- Consorte: sì
- Fassino: chiedendomi di vederci, non mi ha spiegato, cioè voglio parlarti, parlarti a voce, a voce, viene tra un po'.
- Consorte: uhm.
- Fassino: su quel fronte lì cosa succede?
- Consorte: mah, guarda, su quel fronte lì... eh noi con.. però tu... ma questa... eh... non gliela devi dire a lui...
- Fassino: ma io non gli dico niente, voglio sapere, voglio solo avere elementi utili per il colloquio.
- Consorte: no, no, no. No, no. Ti sto infatti...
- Fassino: sto abbottonatissimo.
- Consorte: eh. No, ma ti dico anche quello che puoi dire e non dire, solo questo.
- Fassino: ecco meglio così. Dimmi tu.
- Consorte: noi, sostanzialmente con gli spagnoli un accordo l'abbiamo raggiunto.
- Fassino: sì.
- Consorte: anzi, non sostanzialmente ma di fatto proprio, concreto. Uhm! Naturalmente ci siamo riservati di sentire i nostri organi.

La telefonata prosegue su argomenti personali per poi riprendere:
- Fassino: ma sarebbe un accordo che si configurerebbe come?
- Consorte: l'accordo si configura che noi aderiamo alla loro ops...
- Fassino: eh.
- Consorte: loro ci danno il controllo di Bnl Vita.
La conversazione poco più sotto proseguirebbe:
- Fassino: vi passano a voi le quote di Bnl Vita?
- Consorte: sì.
Dopo ancora qualche battuta, la telefonata va avanti così:
- Consorte: sì, sì e soprattutto ci danno tutti gli assets, quindi otto miliardi di euro che Bnl Vita gestisce, cioè tutta l'azienda proprio, praticamente no? Poi ci danno un altro oggetto...
- Fassino: ehm.
- Consorte: che però non si può dire oggi.
(...)- Consorte: e poi d'altra parte il vero problema è che noi non riusciamo a chiudere l'accordo con Caltagirone, questo è il problema vero.
- Fassino: qual è il problema?
- Consorte: fa richieste assurde.

Fassino a Consorte: "Abete si è lavorato Romano"
- Fassino: "È arrivato qui Abete tutto trafelato".
- Consorte: "Cosa voleva?"
- Fassino: "Non ho capito niente".
- Consorte: "Qual è la proposta?"
- Fassino: "Proposta non ce n'è, non ho capito niente. Abete ha lavorato Prodi dicendogli che fate l'operazione senza i soldi per gestirla".
- Consorte: "Ma questo lo dice lui".
- Fassino: "Io ti sto facendo il quadro".
- Consorte: "Ma, va bè, qual è la proposta".
- Fassino: "Ma non mi ha avanzato nessuna proposta".
Fassino a Consorte: "Siamo padroni di una banca"
- Consorte: Ciao Piero, sono Gianni.
- Fassino: Allora? Siamo padroni della Banca?
- Consorte: È chiusa, sì.
- Fassino: Siete padroni della banca, io non c'entro niente (ride).
- Consorte: Si, sì, è fatta.
- Fassino: È fatta.
- Consorte: Abbiamo finito proprio cinque minuti fa, è stata una roba durissima però, insomma...
- Fassino: E alla fine cosa viene fuori? Fammi un po' il quadro, alla fine.
- Consorte: Alla fine viene fuori che noi abbiamo... eh... diciamo quattro banche... dunque, quattro cooperative...
- Fassino: Sì..
- Consorte: Che sono...
- Fassino: Che prendono?
- Consorte: Quattro cooperative il 4% (...)
- Fassino: Diciamo Adriatica, Liguria...
- Consorte: Piemonte... e Modena.
- Fassino: E Modena, perfetto. E poi?
- Consorte: Poi ci sono, diciamo quattro banche italiane...
- Fassino: Sì.
- Consorte: Che l'un per l'altra hanno il 12% (...) Poi abbiamo tre banche internazionali, che sono Nomura, Credit Suisse e Deutsche Bank...
- Fassino: Uhm...
- Consorte: Che hanno l'un per l'altra circa il 14 e 1/2%...
- Fassino: 14 e 1/2%...
- Consorte: Sì, poi abbiamo Hopa che ha il 4 e 99...
- Fassino: Sì
- Consorte: Poi abbiamo 2 imprenditori privati: Marcellino Gavio e Pascop, che hanno l'1 e 1/2...
- Fassino: Insieme?
- Consorte: Insieme. E poi ad oggi c'è Unipol che ha il 15...
- Fassino: Chi? Unipol?
- Consorte: Unipol. Quindi la prima cosa è che queste quote acquisite sono... sono state acquisite da... non da noi, ma dagli alleati...
- Fassino: Uhm
- Consorte: Dagli immobiliaristi che sono totalmente fuori...
- Fassino: Tu adesso...
- Consorte: Io?
- Fassino: Che operazione fai dopo questa?
- Consorte: Ho lanciato l'Opa!
- Fassino: Hai già lanciato l'Opa obbligatoria?
- Consorte: Esatto, questa mattina...
- Fassino: Sì
- Consorte: Allo stesso prezzo...
- Fassino: Sì...
- Consorte: Al quale sono state fatte le cessioni delle quote delle azioni degli immobiliaristi...
- Fassino: Due e sette?
- Consorte: Esatto. Per eliminare ogni tipo di speculazione che non... non sono trattate tutte allo stesso modo...
- Fassino: E certo, bene!
- Consorte: La legge ci avrebbe permesso di lanciare a 2 e 52...
- Fassino: E la BBVA cosa offre?
- Consorte: 2 e 52, ma in azioni. Noi offriamo soltanto cash!
- Fassino: Cazzo!
- Consorte: No? Quindi è una cosa totalmente diversa. E in realtà noi abbiamo già in mano il 51 però.

Fiorani a Grillo: "Berlusconi vuole sapere della scalata Antonveneta" "Speriamo che Fazio non ci deluda"
- Grillo: Domani sera mi ha dato appuntamento anche Berlusconi, alle 19, che voleva essere aggiornato.
- Fiorani: Sì. E sai, però a questo punto temo che la posizione... noi siamo ad un passo da poter... noi abbiamo già prenotato gli spazi sui giornali per mercoledì.
- Grillo: Sì.
- Fiorani: fai tu il conto, per annunciare che partiamo con l'Opa.
- Grillo: Certo.
- Fiorani: Siamo a questo punto, no? Per cui non c'è neanche più nessun dubbio, nessuna incertezza...
- Grillo: Non ce n'è.
- Fiorani: Se non la sua firma finale sulla autorizzazione che potrebbe...
- Grillo: Speriamo, speriamo, speriamo che non ci deluda.
Il riferimento è ad Antonio Fazio, l'ex governatore della Banca d'Italia che in quei giorni doveva dare il via libera all'offerta di Fiorani su Antonveneta.

Grillo a Fiorani sul "compagno Ricucci sdoganato da Berlusconi e DS"
- Fiorani: Hai visto che stamattina è apparsa la notizia allora che Unipol manda avanti l'operazione, servito su un piatto d'argento. Voglio vedere se per Unipol hanno usato gli stessi pre... gli stessi prerogativi e gli stessi rigori che hanno usato per noi.
- Grillo: E certo.
- Fiorani: Quelli alzan la voce, sostengono politicamente, c'è Fassino che parla e ottiene un gran appoggio, per cui Fassino - pensa te che meraviglia - viene... viene lì a sdoganare anche Ricucci o... (parole incomprensibili, nota del perito) la vera mente finanziaria del Paese è Ricucci che viene sdoganato sia da Berlusconi che da Fassino, il che è il colmo dei colmi! ma positivo dico io, eh!
- Grillo: Sì, sì.
Grillo a Fiorani
"Ho visto Berlusconi"
- Grillo: Mah, sì adesso stiamo un po' valutando. Adesso tra l'altro, ho visto anche Berlusconi e oggi c'è il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica sul Dpef cui avevano partecipato sia il governatore Fazio che il premier, ndr) e quindi... ci va anche lui, si parleranno quindi insomma... Ma era stato molto utile, è stato molto utile... adesso devo fare ancora una visita.

Ricucci informa Latorre del "bel regalo" fatto a Consorte e lo prega di "ringraziare Fassino"
- Latorre: Pronto?
- Ricucci: Senatore.
- Latorre: Ohè.
- Ricucci: Abbiamo fatto un bel regalo, eh, gli abbiamo fatto a Gianni.
- Latorre: Ah?
- Ricucci: Dico, diglielo a Gianni che abbiamo fatto 'sto regalo, eh!
- Latorre: Io non... quando parlo con...! Non lo... spero di sentirlo, ma lui, lui in questi giorni siccome è impegnato in questa cosa, si è chiuso ermeticamente, diciamo, chissà se riesco.
- Ricucci: No, no. Ha parlato pure con Fassino... Va beh, con Piero... cioè parlava ieri.
- Latorre: Ah, ho capito, ho capito.
- Ricucci: e quindi gli abbiamo fatto un regalo, gli abbiamo fatto. Su un piatto d'argento gliel'abbiamo servita, eh!
- Latorre: Ho capito.
Dopo qualche frase su argomenti personali il discorso riprende.
- Ricucci: Gli hai detto a Piero, a Fassino, che lo... l'ho ringraziato? L'hai ringraziato per me?
- Latorre: Gliel'ho detto, gliel'ho detto...
"Il compagno Ricucci" a rapporto dal senatore Latorre
- Latorre: Pronto? Stefano!
- Ricucci: eccolo! Il compagno Ricucci all'appello!
- Latorre: (ride)
- Ricucci: ormai questa mattina a Consorte glielo ho detto: "datemi una tessera perché io non gliela faccio piu", eh!
- Latorre: ormai sei diventato un pericolo sovversivo.
- Ricucci: e sì, eh!
- Latorre: un pericolo sovversivo, rosso oltretutto.
- Ricucci: c'è anche il bollino stamattina! - Latorre: sì.
- Ricucci: ho preso da Unipol io tutto... Ho preso, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol quindi...
- Latorre: sì, sì.
- Ricucci: non ti posso dire niente, eh!

D'Alema a Consorte e Stefanini: "Bonsignore vuole qualcosa. Fate bene i conti e ringraziate gli amici"
[L'allora presidente Ds chiama Consorte per comunicargli che l'europarlamentare dell'Udc Vito Bonsignore era andato a trovarlo per dirgli che avrebbe voluto una contropartita politica per rimanere nel contropatto dell'istituto romano che riuniva gli "immobiliaristi" tra cui Ricucci. Contropatto che poi aveva ceduto la sua quota del 27,49% di Bnl a Unipol].
- D'Alema a Consorte: eh, Gianni andiamo al sodo, se vi serve resta.
[Consorte avrebbe ammesso: serve. Poi passa il cellulare a Pierluigi Stefanini, presidente di Holmo, la holding delle Coop che controlla Unipol, affinché D'Alema lo informi sul mutato atteggiamento di alcuni ambienti finanziari che non vedevano di buon occhio la scalata alla BNL]
- D'Alema a Stefanini: ringrazia i nostri amici. Fate bene i conti, non sbagliate i conti. Comunque ho fatto un po' di chiacchierate anche milanesi... insomma alla fine, se ce la fate poi vi rispetteranno.
D'Alema a Consorte: "Attento a come e con chi parli"
Durante un convegno su Amendola, presente anche Stefanini, D'Alema avverte Consorte della necessità di parlargli personalmente perché il numero uno di Unipol è intercettato e quindi deve stare attento.
- D'Alema: Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni.
Decidono quindi di vedersi a cena, e D'Alema dà istruzioni a Consorte di parlare con Latorre. In una telefonata successiva, infatti, Latorre e Consorte si mettono d'accordo per una cena a tre.
Tre giorni dopo, il 17 luglio, Fassino chiama Consorte. Il presidente di Unipol riferisce di avere il 51,8 per cento di Bnl e che nell'operazione ha coinvolto quattro cooperative che fanno capo a Stefanini.

20 giugno 2007




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27 giugno 2008

GIUSTIZIA MALAVITOSA UNA LOBBY INDISTRUTTIBILE

 


                
Per la lobby dei magistrati italiani l’ordine pubblico, la difesa dei diritti dei cittadini, il rispetto della legge, il riequilibrio dei poteri, la ridistribuzione dei privilegi, il carico enorme delle gigantesche spese della giustizia siano finalizzati soltanto al raggiungimento di un unico scopo:     METTERE SILVIO BERLUSCONI IN GALERA E GETTARE VIA LA CHIAVE, COME STA TOCCANDO AD ALTRI ECCELLENTI OSPITI DELLE PATRIE GALERE.    
Loro sono certi che con Silvio Berlusconi al fresco, i privilegi derivanti dalle loro carriere di giudici corrotti che abusano del proprio ruolo non potranno mai più rischiare di finire miseramente come è ormai giusto che sia perché i cittadini italiani sono stanchi di essere rappresentati da una casta ignobile che anziché guadagnare onestamente il proprio stipendio preferiscono giocare con i telefonini, scoprendo se la signora Berlusconi ha qualche verruca o se soffre di calli l’attrice Sofia Loren, meglio ancora se la cameriera del IV° piano del grand hotel di Cortina scopa con Vittorio Emanuele e quante volte lui viene chiamandola t***a , se poi le fa qualche regalo eccolo imputato di istigazione alla prostituzione, ma dei malviventi mafiosi  che hanno assassinato almeno 35 persone, messo sotto assedio un’intera regione, venduto la morte anche sotto forma di droga ai nostri figli invece si aprono le porte del carcere,   perché i giudici erano troppo occupati a farsi le seghe, mentre ascoltavano con le loro orecchie assetate e assatanate le perversioni private che mezza Italia si scambia al telefono, in assenza del fatto che l’altra metà magari nemmeno telefona e allora non si può intercettare.

Gli italiani sono stanchi di vedere che tale obbrobrio continua a prodursi e riprodursi con la connivenza ed il sostegno di un ex magistrato che  ha fatto piazza pulita di una classe politica che lui e i suoi
   kompagni di kasta hanno accusato di corruzione, senza mai riuscire a dimostrarlo in giudizio e che per l’anomalia della democrazia italiana, che non si difende da chi l’attacca anche alla gola, ora dal Parlamento tuona contro il tentativo di riformare questa giustizia malata di protagonismo, affamata di potere, che già esercita un potere che assomiglia al soprannaturale, in quanto non ha mai dovuto rispondere dei propri aborti istituzionali e legali, anche se le colpe ormai sono impossibili da nascondere.  

Gli italiani vogliono che il popolo sovrano sia rispettato e che nessuno si arroghi il diritto di scavalcarlo prendendo il suo posto, perché di giudici, di ex magistrati, di politici collusi con un certo tipo di giustizia ingiusta, di ex terroristi collusi con quello stesso tipo di politica collusa a sua volta con questo tipo di giustizia ingiusta e che oggi ricoprono incarichi pubblici di responsabilità, pagati con i denari delle tasse sottratte dal lavoro degli italiani onesti e persino delle tasse delle vittime dei terroristi, il popolo italiano non ne vuole più sapere. Tali incarichi e certe cariche pubbliche, i nostri figli, onesti e laboriosi sarebbero in grado di ricoprire meglio di loro, ma si sono visti scippare persino la speranza in un futuro migliore e tale sistema degno di un regime di stampo comunista o nazista agli italiani non sta più bene sovvenzionarlo, anche un giorno di più è troppo ed insopportabile.

Gli italiani onesti, stanchi e demoralizzati incitano la maggioranza che hanno votato a procedere con la riforma totale della giustizia, dei codici penali e civili e con la riforma della classe politica che ha avuto accesso a troppi benefici in modo che ciascuno ha potuto, come il signor Di Pietro e tantissimi altri investire denari -che gli italiani hanno dovuto versare rinunciando non soltanto alle ferie, ma anche a tante piccole cose utili quotidiane, ed ora ormai è ridotto a risparmiare persino sul cibo e sul consumo della corrente elettrica- nel modo più fantasioso possibile, come aprire inutili associazioni onlus o giornali, strane società e persino cooperative, sovvenzionati ovviamente sempre dallo Stato (che siamo nuovamente noi a pagare), per farci lavorare la famiglia e gli amici, escludendo ovviamente i veri investitori, cioè NOI.

Gli Italiani vogliono mandare a casa tutti questi satrapi che vogliono dettare leggi ignobili ai cittadini sui quali purtroppo e soltanto su loro, ricadono le colpe di tali malfattori di stato, che al contrario non pagano mai e hanno le pance strapiene, i portafogli ricolmi e marciano con arroganza sulla pelle di tutti noi, infatti ecco come si comportano davanti ai crimini odiosi che impestano la nostra bella Italia, ai reati peggiori di questi loschi individui e di tantissimi altri se ne fregano, loro girano con scorte armate e superaccessoriate e non basta sono anche arroganti, per di più pagate con i nostri soldi, mentre noi rischiamo ogni giorno la nostra pelle e quella dei nostri figli, sapendo anche che i criminali veri resteranno impuniti.


 

 
 
Troppe intercettazioni, boss liberi
Foggia, decorrenza termini: scarcerati
   
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo419424.shtml
Sei esponenti della malavita del Foggiano, uno addirittura accusato di essere uno spietato killer (13 gli omicidi), potrebbero essere scarcerati per decorrenza dei termini. La causa di questa decisione, che ha già scatenato polemiche, è l'immenso numero di intercettazioni che i periti dell'accusa, in tre anni, non sono ancora riusciti a trascrivere. E se i presunti boss torneranno liberi potrebbe riaprirsi la faida del Gargano.
L'ispettorato del ministero della Giustizia ha già annunciato di aver aperto il dossier su questa vicenda. Un ritardo definito inaccettabile che il presidente del tribunale di Foggia dovrà spiegare. Alla base del ritardo ci sarebbe, appunto, l'enorme mole di intercettazioni effettuate dai carabinieri del Ros. Gli otto periti a disposizione del tribunale non sono ancora riusciti a trascriverle. Ciò non vuol dire che il processo è rimasto fermo, anzi: dal 7 novembre 2005, giorno della prima udienza, accusa e difesa si sono incontrate ben 94 volte davanti alla Corte d'Assise (al ritrmo di due udienza alla settimana).

L'ultima è avvenuta venerdì 20 giugno quando i magistrati si sono visti costretti a leggere l'ordinanza di scarcerazione. Secondo un avvocato della difesa a causare l'ingorgo sarebbe stata la decisione dei pm di non fare una scelta delle intercettazioni da depositare ma di farle trascrivere tutte.

L'operazione Iscaro-Saburo
Il primo a tornare in libertà potrebbe essere Armando Li Bergolis (33 anni, accusato di 5 omicidi), accusato di essere il capo del clan. Un mese dopo toccherebbe a Gennaro Giovanni, ritenuto il killer della famiglia Li Bergolis e accusato di aver compiuto 13 omicidi. E poi via via gli altri sei. Erano tutti finiti in cella nel 2004 al termine dell'operazione Iscaro-Saburo condotta dai carabinieri del Ros: un centinaio gli arresti che sono serviti a smantellare i gruppi mafiosi del Gargano che avevano scatenato una guerra tra le famiglie Li Bergolis e Primosa-Alfieri.

Almeno 35 i morti causati da questa faida. Una guerra cominciata da un banalissimo pascolo conteso trasformato col tempo in odio e vendetta legati anche ad altri interessi nel traffico di droga e armi.

Processi lenti, domani liberi presunti mafiosi Gargano    
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_PROV_01.asp?IDNotizia=206308&IDCategoria=294
 Tra gli altri, per decorrenza dei termini di custodia cautelare, sarà libero Armando Li Bergolis, allevatore di 33 anni di Manfredonia (Foggia), accusato di cinque omicidi  FOGGIA – Uno dei presunti boss protagonisti della faida del Gargano, Armando Li Bergolis, allevatore di 33 anni di Manfredonia (Foggia), accusato di cinque omicidi, sarà scarcerato domani per decorrenza dei termini di custodia cautelare. I termini di detenzione preventiva scadranno anche per altri due presunti assassini e per un presunto pusher.
Gli imputati furono coinvolti nel blitz dei carabinieri che, nel giugno 2004, smantellarono con un centinaio di arresti i clan protagonisti delle diverse faide mafiose del Gargano.
Quella che coinvolge la famiglia Li Bergolis, che ha come nemici storici i Primosa-Alfieri, ha prodotto a Monte Sant'Angelo 35 omicidi in trent'anni.
Oltre a Li Bergolis, accusato di cinque omicidi, traffico di sostanze stupefacenti e armi, tornerà in libertà Giovanni Prencipe, accusato di due omicidi, associazione mafiosa e traffico di droga. Prencipe resterà comunque in carcere per un altro omicidio. Liberi anche Giovanni Cirella, accusato di un omicidio e di associazione mafiosa, e Vincenzo Padula, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti.
I quattro furono rinviati a giudizio circa tre anni fa e sono ora imputati dinanzi alla Corte d’assise di Foggia. - 25/6/2008

   
 
 PREGIUDICATO PER REATI ANALOGHI
Abusi su due ragazze: arrestato marocchino

http://ilgiorno.ilsole24ore.com/milano/2008/06/25/99609-abusi_ragazze_arrestato_marocchino.shtml
L'episodio sarebbe accaduto nella notte tra il 28 e il 29 maggio scorso. Le due amiche erano giunte insieme a in città da un paese del bresciano per trascorrere una serata. L'uomo l'hanno incontrato sul treno.
Milano, 25 giugno 2008 - Avrebbe sequestrato, minacciato e procurato lesioni a due ragazze ventenni. Poi avrebbe abusato di loro sessualmente. Con queste accuse un marocchino di 34 anni è stato arrestato dagli agenti del commissariato di Quarto Oggiaro.
L'episodio sarebbe accaduto nella notte tra il 28 e il 29 maggio scorso. Le due amiche erano giunte insieme a Milano da un paese del bresciano per trascorrere una serata. Sul treno sono state agganciate dal marocchino che le ha convinte a passare la serata con lui in alcuni locali della città. Poi, con la scusa di prendere dei soldi nel suo appartamento per pagare l'ingresso in un locale da ballo, le avrebbe convinte a salire nel suo appartamento, in viale Certosa, dove le avrebbe minacciate con un coltello e costrette prima a vedere dei film porno e poi a subire i suoi atti sessuali.
All'alba, credendo che ormai avessero accettato quanto accaduto, le ha portate nei pressi del consolato marocchino, dove però, in mezzo alla gente, le due ragazze hanno avuto il coraggio di ribellarsi ed hanno chiamato la polizia di Quarto Oggiaro. Il marocchino, grazie anche alle testimonianze di altri nordafricani che lo conoscevano, è stato rintracciato nella sua abitazione a Como dove vive con una prostituta italiana. Su di lui, che ha già scontato 2 anni e 8 mesi per una violenza sessuale, pendeva anche un'ordinanza di custodia cautelare per un episodio analogo.

 



ERA GIA' STATO FERMATO 37 VOLTE
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgwNjI1MTQwMjA2LnhtbCI7fQ==    
Torino, 25 giu. - (Adnkronos) - E' stato bloccato subito dopo aver rapinato, insieme a un connazionale 18enne, una donna su un tram e i successivi accertamenti hanno permesso ai carabinieri della Compagnia Torino San Carlo, di scoprire che l'uomo, un romeno di 30 anni, era gia' stato identificato, arrestato o denunciato 37 volte per furti, rapine e scippi.
Secondo gli investigatori i due romeni potrebbero essere gli autori di numerosi furti commessi negli ultimi tempi sui mezzi pubblici della citta', in particolare sulla linea 18. Proprio su un tram di questa linea, ieri pomeriggio, i due hanno 'puntato' una passeggera impedendole di scendere e rubandole poi il cellulare. Poi sono fuggiti ma alla scena ha assistito una pattuglia in borghese di carabinieri che, insieme ai colleghi in divisa hanno poi bloccato i due ladri. I militari erano impegnati in un servizio preventivo proprio contro i furti e le rapine sui bus.

E ci fermiamo qui, anche se di episodi così vergognosi ne potremmo scrivere troppi altri, ma lo schifo ci ha ormai sommerso ed io personalmente sono assalita dal vomito e vorrei fare in modo che la mia mente, ormai stanca di doversi confrontare con una realtà che sembra incancrenita e giunta alla sua fase terminale, vorrei riposare disintossicarmi da questa malattia perniciosa che ha invaso il mio dolce Paese: la malagiustizia e la politica schifosa di chi mette I propri interessi, soprattutto il dio denaro sopra la testa e la pelle della gente commune, che in realtà è l’ossatura della società e senza di lei la società non esisterebbe.
VERGOGNATEVI TUTTI E FERMATEVI SE ANCORA C’E’ IN VOI UN BARLUME DI QUELLA PICCOLA MA GRANDE COSA CHE SI CHIAMA COSCIENZA!!!
 
Adriana Bolchini Gaigher




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26 giugno 2008

Giudici, adesso basta!

  


Giudici, adesso basta!
 Lo scontro era inevitabile e direi necessario.

Ben venga, quindi, che sia scoppiato con tanta irruenza, perché è stata proprio l’ipocrisia e, più spesso, la paura a permettere a certi giudici di dare un così pesante contributo al degrado italiano.
Sapete come la penso ed è inutile che vi ricordi gli innumerevoli esempi per cui tanti di loro meriterebbero di essere cacciati con ignominia e disonore, oltre che processati a loro volta.

È dai primi anni ’90 che i politici conniventi, terrorizzati e ipocriti si fanno influenzare dai magistrati.
Chi, come la sinistra, sposando il giustizialismo, convinta com’era che i giudici amici, dopo essersi fatti pagare l’università da Botteghe Oscure, fossero soldati al loro servizio, una volta al potere si è accorta sulla sua pelle che questi pretendevano di gestirlo loro stessi il potere, tenendo i politici al proprio guinzaglio. Giusta compensazione per certi ingenui, che non si sono accorti di coltivarsi una così pericolosa serpe in seno, esser caduti per colpa di un giudice che non gradiva che il Guardasigilli fosse Mastella anziché lo scudiero Di Pietro.

Proprio quel Tonino, che oggi finalmente svela il disegno politico, non certo ideato da lui, che lo ha portato dall’aula di (in)giustizia a quella politica, senza passare dal via. Perché stupirsi se oggi dà il meglio di sé? Lui è lì con uno scopo ben preciso: permettere alla magistratura di prendere il potere, senza sottomettersi a quello scomodo esercizio democratico che è il voto. Lui dall’alto del suo 4% sta dettando la linea politica dell’opposizione, ormai in bambola completa, e cerca di distogliere l’opinione pubblica dagli ottimi primi provvedimenti del governo, buttandola in rissa.

Ebbene, sembra che finalmente certi golpisti abbiano trovato pane per i loro denti. Sembra che finalmente un politico, che il voto degli italiani se lo è ampiamente guadagnato, abbia deciso di non sottostare più al ricatto, di smetterla di aver paura ed agire in maniera decisa.
Ottimo Silvio, la miglior difesa è l’attacco.
Sembra anche che gli alleati stiano resistendo al richiamo delle sirene del conflitto di interessi. Ci dimostreranno anche loro se hanno davvero la forza che occorre per affrontare uno scontro democratico senza precedenti ed ormai indispensabile.

E non crediate che lo scontro sia sul processo Mills o su uno dei tanti che 789 magistrati in 15 anni hanno messo in piedi contro il nostro nanetto Imputatolo senza cavare un ragno dal buco.
Questa è solo la facciata, serve per indignare l’opinione pubblica, che per fortuna non dà loro retta.
Ed è persino evidente che non stanno sbraitando tanto per far andare avanti quel processo.
Se davvero la Marxus avesse voluto condannarlo, se davvero avesse avuto le prove, lo avrebbe già fatto. Tanti anni e tanta passione politica e non riesce a chiudere neppure il primo grado? O è del tutto incompetente o sa di non avere niente in mano. Tanto più che sa di averla tirata talmente tanto per le lunghe che la prescrizione si avvicina.
Politicamente è molto più utile una spada di Damocle sulla testa di Imputatolo che una sentenza facilmente ribaltabile in appello. E se proprio dobbiamo emetterla questa sentenza, molto meglio farla quando è in carica, così lo mandiamo in crisi. Chissà perché, infatti, negli anni scorsi di quel processo non si è più sentito parlare ed è ripartito solo in campagna elettorale?
Ma davvero pensate che sono così tanti i fessi che credono nella vostra buona fede? Ecco, vi siete appena contati: giusto il 4% di voti del vostro scudiero.
Altra dimostrazione lampante che il problema non è quel processo? Erano disposti a barattare la blocca-processi con il lodo Schifani. Più di così.

Lo scontro, infatti, è da tutt’altra parte e, secondo me, non è neppure nella sospensione di un anno di processi precedenti al 2002.
Ma vi pare che a distanza di 6 anni, per reati minori, abbiano il coraggio di parlare di ragionevole durata del processo violata da questa sospensione? Cosa saranno mai 24 mesi in più?
Stanno sbraitando come ossessi, ma sono convinta che in fondo il loro cruccio non sia quello.
Ragionate un attimo come se al governo ci fosse ancora Prodi (scusate per il brivido di orrore che vi ho causato). Pensate che il dott. Maddalena, procuratore capo a Torino, dica ai suoi PM di dare la precedenza ai reati più gravi e di far slittare gli altri processi. Immaginate che questa riorganizzazione dei ruoli funzioni e il Tribunale di Torino riesca a smaltire gli arretrati ed a diventare uno dei più efficienti d’Italia. Immaginate poi che il prode Gongolo decida di estendere questo metodo per legge. Oggi sentiremmo gli osanna per tanta saggezza.
Ma il prode era amico dei giudici, che non temevano certo che lui mettesse becco nella loro disorganizzazione, perché avrebbe comunque lasciato loro la massima discrezionalità ed impunità di cui hanno goduto finora.

Ecco dove sta il problema. I giudici sanno che questo è solo il primo passo di una rivoluzione che li costringerà a lavorare come in un Paese civile.
Già le prime avvisaglie ci sono state e, per quanto passate inosservate ai media, sono epocali.
Sono paroline buttate qua e là nel decreto sicurezza che li stanno terrorizzando.
Casi in cui procedere con giudizio immediato o direttissimo non è più una facoltà, ma un obbligo per il PM.
Oddio un obbligo? Ma siamo pazzi? Obbligare un giudice significa togliergli un pezzettino della sua arbitrarietà. Sacrilegio. Lesa Maestà.
Se c’è un obbligo, bisogna rispondere a qualcuno se non lo si rispetta, si è responsabili se lo si vìola. Responsabilità dei magistrati? Ma scherziamo?!

Il vero scandalo, il terrore puro è poi quell’ordine di precedenza nel fissare i ruoli d’udienza.
È quello il vero grimaldello nella discrezionalità dell’azione penale, che nella sua obbligatorietà permetteva impunemente ai giudici di scegliere nel mucchio, senza alcun criterio, quali reati perseguire.
E la sospensione dei processi è il necessario corollario, per evitare che questa rivoluzione portasse alla prescrizione dei reati minori, che invece così è stata sospesa, in attesa di una riforma più organica della giustizia.

Il problema è tutto lì: stanno cercando di mettere becco in quel meccanismo che, per quanto astrattamente corretto, è stato abusato a tal punto che i mafiosi escono impunemente dal carcere per decorrenza dei termini, i reati dei terroristi finiscono in prescrizione, i camorristi non vengono perseguiti per le discariche abusive perché i PM ritengono più utile prendersela con i collaboratori di Bertolaso se in piena emergenza non rispettano alla virgola la burocrazia delle discariche legittime, mentre il processo contro Bassolino corre allegramente verso la prescrizione.
Significa togliere ai giudici la possibilità di cercar fama facile arrestando i re o correndo dietro alle gonnelle delle veline.

Il dibattito sull’obbligatorietà dell’azione penale è eterno come il diritto e non avrà mai una soluzione univoca, perché troppe sono le varianti che la impediscono.
Certo è che in Italia si è dimostrato disastroso trasformarla in arbitrarietà dei PM, ed era ora che si mettesse mano al problema.
Imporre il giudizio immediato o fissare dei criteri per la trattazione dei processi è proprio un primo passo per iniziare a regolamentare legislativamente questo potere immenso che fino ad oggi lo Stato ha abdicato.
Si tratta di un potere troppo grande per lasciarlo del tutto in mano a dipendenti pubblici, spesso lavativi, spesso spinti da interessi confliggenti con il rispetto della legge, e soprattutto del tutto privi di responsabilità, personale o politica, per le loro azioni.

Lo Stato siamo noi. Siamo noi elettori che deleghiamo il nostro potere, ma lo deleghiamo con il voto, incaricando il Governo ed il Parlamento, non i giudici. Quelli sono come i parenti, te li becchi e te li tieni.
Ebbene, avere la mano dura contro certi reati, piuttosto che altri, magari depenalizzandoli, far funzionare la giustizia in un certo modo, anziché lasciarla allo sfascio, è un nostro potere che abbiamo delegato a questo governo.

Il programma era chiaro, l’atteggiamento del premier pure. Lo abbiamo scelto, gli abbiamo dato fiducia anche perché rivoluzionasse la giustizia e la magistratura (io soprattutto).
Che ora un CSM qualsiasi, o un sindacato di magistrati politicizzati (che poi è la stessa cosa) si permetta di mettere in discussione il nostro voto, è a dir poco antidemocratico e giustamente definito eversivo.
Non esiste al mondo che i giudici, soggetti solo alla legge e quindi al volere del parlamento, si possano permettere di criticare una legge in fase di approvazione, né tanto meno una volta approvata.
È di una gravità inaudita e in qualsiasi altro Paese civile, non soggiogato da anni di colpo di stato strisciante, come quello che abbiamo subìto in questi 15 anni, sarebbe stato punito con la cacciata immediata di quei magistrati.
Lo scontro lo hanno voluto loro, lo hanno cercato, lo hanno reso inevitabile, necessario.
Se questo serve a farci tornare ad essere un Paese civile con una Giustizia seria, era ora.

Baci Ba
 




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26 giugno 2008

Le nefandezze del governo Prodi.

 Corte: Welfare, copertura non solida  
Il protocollo sul Welfare, approvato a
luglio 2007, costerà al sistema previ-
denziale "esborsi aggiuntivi per ulte-
riori 10 mld" e le "tipologie di coper-
tura non sono solide". Lo sottolinea il
procuratore generale presso la Corte  
dei Conti, Pasqualucci.               
La spesa sanitaria "migliora" ma sareb-
bero "necessarie misure di contenimento
nei settori della specialistica e dia-
gnostica". La Corte interviene, anche,
sulla PA dove ritiene necessario un più
"stretto collegamento tra produzioni, 
collettività ed amministrazioni".     




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25 giugno 2008

Poveri nomadi.

 

 
 
Roma, in cella  i nomadi del lusso
Cinque arresti. Grazie allo spaccio della droga il clan ha lasciato le baracche per trasferirsi in ville signorili con i rubinetti d'oro


di Tiziana Paolocci

Roma - Bagni con rubinetti d’oro, marmi pregiati nei saloni, statue e vasi antichi nei corridoi e nelle camere da letto. Il passo da nomadi ad amanti del lusso per cinque esponenti del clan Casamonica è stato brevissimo. Lo spaccio di droga ha permesso loro di dimenticare bidonville e baracche permettendo loro di vivere in sei lussuose villette nel quartiere della Romanina, alla periferia Est di Roma. La famiglia rom più nota della capitale, specializzata in usura ed estorsioni, da anni al centro di continue inchieste da parte della magistratura, ieri ha ricevuto l’ennesimo duro colpo da parte delle forze dell’ordine.
Gli agenti del commissariato Romanina, diretti da Antonio Pignataro e coordinati dalla Procura di Roma, hanno fatto scattare l’«operazione Eolo», che ha portato dietro le sbarre Giuseppe e Rosaria Casamonica insieme a Cesare, Mariagrazia e Rosina De Rosa con l’accusa di spaccio, detenzione di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. I cinque erano diventati da tempo il punto di riferimento per l’acquisto di cocaina nella zona sud della città e avevano calamitato l’attenzione di moltissimi clienti, tra i quali avvocati e imprenditori, provenienti anche dalle altre province del Lazio, principalmente Latina e Rieti.
A insospettire gli investigatori il continuo via vai di gente attorno alle sei villette di via Devers, dove i rom abitavano circondati da arredi sfarzosi e ricercati. Il clan, del resto, era tenuto sotto stretta osservazione proprio perché da sempre specializzato in reati legati alla droga e allo strozzinaggio.
 

Le telecamere a circuito chiuso che segnalavano l’arrivo delle forze dell’ordine e le vedette che stazionavano all’esterno delle ville pronte a dare l’allarme hanno costretto gli uomini del commissariato e della squadra mobile a travestirsi per mesi da postini o netturbini per poter controllare i movimenti dei criminali senza dare nell’occhio.
Il blitz romano non è stato l’unico contro i nomadi. Anche nel Bresciano le forze dell’ordine hanno effettuato un’altra operazione. Stavolta contro nomadi più «umili». Quelli del campo rom di Montirone: oltre a roulotte e baracche, c’erano anche cinque case abusive in muratura che sono state demolite. Una delle famiglie fatte sgomberare e che risultava proprietaria di una casa in un Comune limitrofo, però abitava lo stesso lì nel campo senza acqua potabile. Però non si facevano mancare niente: senza generi di prima necessità, in condizioni igieniche precarie, ma con una vasca idromassaggio Jacuzzi e un televisore al plasma. 




  




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25 giugno 2008

DA OLTRE 15 ANNI I GIUDICI HANNO UN LIVELLO DI POTERE UNICO IN OCCIDENTE”

 

                        

DA OLTRE 15 ANNI I GIUDICI HANNO UN LIVELLO DI POTERE UNICO IN OCCIDENTE”

Financial Times

By Christopher Caldweill

E’stato come assistere ad un film già visto”, inizia così, con la dichiarazione della senatrice Anna Finocchiaro presente alle esternazioni del CaW dell’ultima settimana, il corposo editoriale del Fiancial Times - per certi versi inaspettato a ragione delle espressioni di equilibro e buon senso contenute - pubblicato oggi ed avente per oggetto lo scontro tra Silvio Berlusconi e la magistratura in merito ai provvedimenti sulla sicurezza e sul cosiddetto “emendamento sposta processi”.

Ne riporto la traduzione del testo intero.

Il Senato è al lavoro per la definizione d’un pacchetto di leggi sulla sicurezza che l'onorevole Berlusconi aveva annunciato nel corso della campagna elettorale. Un emendamento aggiunto dai suoi sostenitori e trasmesso mercoledì alle Camere vorrebbe sospendere i processi, ma per tutti i crimini più gravi che hanno avuto luogo prima della metà del 2002. Ciò contribuirà a focalizzare lo stato delle limitate risorse a fronte di una violenta ondata di criminalità che ha allarmato l'opinione pubblica. Ma non è tutto, tra ciò che si vuol fare. Consente inoltre di arrestare un processo a Milano che mira a scoprire se l'onorevole Berlusconi ha pagato € 387.000 ($ 601000, £ 306000) al suo avvocato David Mills, il marito separato di Tessa Jowell, ministro britannico per le Olimpiadi, al fine della falsa testimonianza che sarebbe stata data in un caso sottoposto a giudizio dieci anni fa. (ambedue gli uomini negano l’illecito.)

Il Presidente Berlusconi ritiene d’essere fatto segno da giudici appartenenti alla «estrema sinistra». Questa settimana egli ha richiesto che il giudice che presiede il processo Mills debba essere rimosso, con la motivazione che questi espresse degli attacchi alla sua politica, e quindi troppo orientato al fine di rendere un giudizio equo. (La sua richiesta è stata respinta.) Egli ha annunciato che avrebbe cercato di portare a termine una legge che prevede l'immunità da procedimenti giudiziari per gli alti membri del governo italiano. I magistrati hanno lamentato che le mosse dell'onorevole Berlusconi provocano «un danno irreparabile per lo Stato di diritto».

E 'ovvio che non hanno ragione. Spagna, Francia, Germania e l'Unione europea, tutti hanno qualche versione di immunità. L’Italia ha avuto un'immunità per i parlamentari fino a quando non è stata abolita nel 1993, a seguito una serie di azioni penali anti-corruzione. I parlamentari sostenitori del presidente Berlusconi hanno approvato un’immunità tramite una legge del 2003, ma la Corte Costituzionale l’ha annullata l'anno successivo, sostenendo (ragionevolmente) che violava la parità dei diritti fissati ai sensi della legge e (assurdamente) che avrebbe minacciato il «diritto» dei cittadini ad affrontare i loro accusatori - come imputati penali. Tale legge può essere oggetto di abusi. E’ notorio che Pablo Escobar, il barone della cocaina, per evitare l'azione penale negli anni 1980, ottenne d’essere eletto alla Camera Colombiana dei Rappresentanti. Ma in molti casi l'immunità impedisce i danni, piuttosto che consentirli.

Il fine dell’immunità non è quello di dare ai funzionari eletti mano libera, ma serve a proteggere il diritto dell'elettorato di essere governato da persone che hanno scelto democraticamente. Le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia o dal desiderio di una certa parte dell'elite italiana di rovesciare una scelta popolare che non le piace? A tali domande non potrà mai giungere una risposta che dia soddisfazione al pubblico. Negli Stati Uniti nel 1990, il presidente Bill Clinton è stato sottoposto ad una inchiesta dopo l'altra. Si è rivelato altrettanto importante che il sistema giudiziario fosse al di sopra dei misfatti della politica, e che i politici fossero al di sopra dei misfatti della corruzione. L’immunità potrebbe essere il modo migliore per proteggere le componenti democratiche di un governo democratico - soprattutto in un paese in cui il sistema giudiziario è altamente politicizzato. Gli Stati Uniti rimangono comunque un paese.

Così fa l'Italia, dove, per un decennio e mezzo, i giudici hanno goduto di un certo grado di potere davvero unico in Occidente. Nei primi anni Novanta quando gli italiani avvertirono che non avrebbero più avuto bisogno di tollerare la corruzione che rientrava in un patto regolare della politica della guerra fredda, giudici ambiziosi destituirono le leadership dei principali partiti in processi corruzione. C'e' stata, in effetti, una reggenza giudiziaria sui funzionari eletti, con i giudici che hanno passato al setaccio la classe dirigente della generazione successiva.

A lungo raggio, questo potere è malsano per una democrazia. E 'uno dei motivi per cui gli italiani sono venuti a diffidare della magistratura. Un sondaggio pubblicato giovedì su La Repubblica, un prestigioso quotidiano romano che si oppone a Berlusconi, ha mostrato che solo un terzo di loro (35 per cento) hanno fede nel sistema giudiziario, rispetto al 59 per cento che non lo fanno. Gli elettori del Presidente Berlusconi sono diffidenti nella stragrande maggioranza dei giudici, mentre i suoi oppositori sono per lo più soddisfatti di loro. Ciò che colpisce è che gli elettori centristi della residua Democrazia Cristiana italiana, ossia l'opposizione UDC, sono a favore dei piani dell'onorevole Berlusconi volti a sospendere i processi, dal 69 per cento, al 30 per cento. Come il quotidiano La Repubblica ha ammesso, gli italiani «pensano che la giustizia stia funzionando male». E se il prezzo [per metterci ripiego] è rappresentato da un certo genere di immunità giudiziaria per Silvio Berlusconi, essi sono disposti a pagarlo»
.

Una «Camera Brulla» (ndt, un Buco Nero) – lo stile dell'accumulo di casi giacenti, è il punto debole nella legittimità dell'ordinamento giudiziario italiano. La legge italiana è così dilatoria che cozza contro l’ articolo sesto della Convenzione Europea sui diritti umani. In luogo di processi veloci, l'Italia ha la cosiddetta «Legge Pinto» del 2001, al fine di compensare le persone i cui casi giudiziari si trascinano oltre il consentito. Sir John Major è stato al potere in Gran Bretagna nell'anno in cui iniziò il processo Berlusconi-Mills. Le accuse contro cui l'onorevole Berlusconi è stato in lotta, risalgono a quando l'ultima immunità di Legge del 2004 è stato rovesciata, e datava dal 1985. Quando i nemici del sig. Berlusconi avvertono che 100.000 casi non saranno sottoposti a processo e dunque congelati poiché datano più di sei anni, essi stanno involontariamente a dimostrare la fondatezza della legge, e non il contrario.

Le acrobazie giudiziarie del Presidente Berlusconi sono invariabilmente un self-serving (ndt, auto-servizio),
ma non sono mai solo self-serving. Richiamano sempre la sussistenza d’un certo problema genuino, percepito in modo abbastanza grave dagli elettori che si radunano dietro a lui.
Qui sta il suo genio politico. L'Italia è nel panico in questo momento a proposito della criminalità. Panico che potrebbe essere fondato, o potrebbe non esserlo. Ma quasi tutti sono convinti che la sua legge sulla sicurezza contribuirà a dissiparlo. Una legge sull’immunità, che potrebbe essere redatta, potrebbe rendere la politica italiana meno litigiosa e più democratica. Il fatto che il signor Berlusconi potrebbe schivare un processo attraverso queste leggi, costituisce la ragione per opporvisi. Ma è l'unico motivo per l’opposizione, e non è sufficiente
”.

GRAZIE A VETTADITALIA

L'articolo originale 


 




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25 giugno 2008

Le dittature islamiche preparano l’assalto alle libertà occidentali

  

Le dittature islamiche preparano l’assalto alle libertà occidentali

di Mark Dubowitz

Benvenuti in un mondo dove le critiche all’islam militante potrebbero portarvi davanti a un tribunale, o forse peggio. A Vancouver, la storica rivista Maclean attende un verdetto per calunnia dal tribunale per i diritti umani perché ha pubblicato un capitolo tratto dal libro campione di vendite “America Alone”, scritto dal suo corrispondente Mark Steyn. I querelanti hanno fatto causa all’autore e all’editore con l’accusa di “islamofobia”.
La scorsa settimana, Ekmeleddin Ihsanoglu – segretario generale dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC) - in un incontro a Kuala Lumpur ha avvertito i 57 membri che “biasimare o meramente dissociarsi dagli atti di coloro che perpetrano l’islamofobia” non è più abbastanza. Ha raccomandato ai paesi occidentali l’importanza di limitare la libertà di espressione, e ha richiesto che i media cessino immediatamente di pubblicare “materiale odioso” come le vignette danesi. “È ora che azioni concrete estirpino il problema alla radice, prima che si aggravi ulteriormente”, ha concluso Ihsanoglu.
I paesi islamici hanno già conseguito una vittoria importante su questo fronte lo scorso marzo: hanno ottenuto che il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite emanasse un divieto universale contro la diffamazione pubblica della religione – ovvero dell’islam.
Questi sono solo alcuni esempi della campagna che sempre più si impegna ad utilizzare il potere giudiziario per mettere a tacere coloro che criticano l’islam militante. Nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite per la Revisione degli accordi di Durban, in programma a Ginevra dal 20 al 24 aprile 2009, l’OIC ed i suoi adepti avranno modo di promuovere ancora più radicalmente i loro progetti.
Torniamo tuttavia al primo incontro di Durban, la Conferenza Mondiale del 2001 contro il Razzismo, che si svolse solo pochi giorni prima dell’11 settembre. L’appuntamento scivolò rapidamente in un festival dell’odio verso gli ebrei, l’America e Israele. Disgustate dalla retorica vile e dalle immagini caricaturali del popolo ebraico presentate, degne di un novello Stürmer, le delegazioni degli Stati Uniti e Israele abbandonarono l’evento.
Le speranze che la conferenza Durban numero due il prossimo anno si riveli un evento più illuminato sono già state cancellate, visto che sono stati alcuni tra i peggiori criminali contro i diritti umani a deciderne il programma. In seguito alle richieste incessanti dell’OIC, la Libia si è assicurata la presidenza della commissione preparatoria, sia l’Iran che il Pakistan parteciperanno a tale commissione e l’Egitto, un altro membro dell’OIC, rappresenterà il gruppo dei 53 Stati africani durante i dibattiti.
Dunque, invece che purificarsi dai peccati commessi, quest’ultimo forum delle Nazioni Unite tenterà di minare le fondamenta delle società libere invocando lo spettro dell’islamofobia. L’OIC rappresenta in ogni caso il blocco di voti più saldo e potente: come le democrazie delle Nazioni Unite hanno ripetutamente avuto modo di realizzare, l’OIC – che con i suoi 57 membri controlla il gruppo delle 130 nazioni in via di sviluppo - può nella maggior parte dei casi promuovere i propri obiettivi senza grosse difficoltà.
Quello che molto probabilmente accadrà durante il nuovo incontro sarà che su tutti gli Stati dell’ONU verranno fatte pressioni per l’approvazione di leggi restrittive della libertà di parola e di azione nell’interesse della lotta all’”islamofobia”. Certamente la discriminazione e la diffamazione dei mussulmani, così come di ogni altro gruppo, è chiaramente da condannare. Ma l’”islamofobia”, come definita da Libia, Iran e dagli altri organizzatori di Durban numero due, include qualsiasi forma di critica all’islam, ai mussulmani e alle loro azioni. Se i capi di queste nazioni avranno la meglio, gli articoli che criticano l’islam radicale, che condannano i terroristi mussulmani o – ovviamente - la pubblicazione di vignette sul profeta Maometto, verranno presto considerati esempi criminali di razzismo.
Nel corso dei più recenti incontri preparatori in aprile e maggio, tutti i membri dell’OIC – dall’Iran all’Indonesia - hanno ribadito che l’islamofobia è una conseguenza della libertà di espressione. “Il fenomeno più preoccupante è la convalida intellettuale e ideologica dell’islamofobia”, ha affermato il rappresentante pachistano alle Nazioni Unite, Marghoob Saleem Butt, per conto dell’OIC. “Nonostante si manifesti attraverso la diffamazione della religione, si maschera altresì dietro la libertà di espressione e di opinione”. Dando voce alle richieste del blocco mussulmano e dei suoi molti leader autoritari, Butt ha richiesto che i colloqui di Durban “diano origine a standard normativi in grado di fornire garanzie adeguate” contro l’intolleranza verso i mussulmani, incoraggiata proprio dalle libertà di parola e di opinione.
I difensori dei diritti umani hanno espresso serie preoccupazioni per queste recenti minacce alle libertà civili, ma senza successo. Tra tutti, Juliette De Rivero – direttore del Human Rights Watch di Ginevra, ha lanciato un segnale d’allarme già lo scorso aprile. “Le preoccupazioni legittime per la relazione tra intolleranza razziale e religiosa e l’odio non dovrebbero costituire il pretesto per mettere in discussione libertà fondamentali come la libertà di parola”, ha dichiarato davanti agli organizzatori della conferenza di Ginevra.
Il pericolo fondamentale di Durban è che la conferenza inneschi il tentativo di cambiare le leggi internazionali e nazionali. Se l’OIC avrà successo, una definizione molto generica di “islamofobia” verrà inclusa nel documento finale di Durban. Dopodiché gli organi delle Nazioni Unite, tra i quali la Commissione per l’Abolizione della Discriminazione Razziale, presumibilmente chiederanno ai singoli paesi di applicare tali direttive. Altri organismi del sistema internazionale adotteranno e faranno riferimento alla definizione di “islamofobia”, finché le conseguenze non tarderanno a manifestarsi all’interno del sistema stesso.
Le linee guida di Durban II non si limiteranno infatti a deformare gli standard internazionali di quanto costituisce ”islamofobia”; l’OIC in realtà mira a riversare il proprio linguaggio negli ordinamenti nazionali di ogni singolo paese. Difatti, il primo punto nella bozza del programma degli obiettivi finali della conferenza si prefigge di fare in modo che i paesi “siano tenuti ad approvare legislazioni adeguate in linea con gli standard internazionali”. La stessa bozza identifica la libertà di espressione come “una sfida e un ostacolo sostanziale” nella lotta alle forme odierne di razzismo.
A questo punto, solo l’Unione Europea può fermare questo processo insidioso. Il Canada ha già annunciato che boicotterà la conferenza, e anche gli Stati Uniti hanno dichiarato che non parteciperanno a Durban numero due se si preannuncia un altro fallimento. Tuttavia solo la minaccia dell’assenza dell’Europa darebbe credibilità alle pressioni occidentali, negando ai partigiani dell’”islamofobia” l’imprimatur che tanto agognano. Il mese prossimo, la Francia inizierà la propria presidenza del Consiglio Europeo. Parigi sarà dunque chiamata a condurre la battaglia per le libertà dell’Occidente, e per una volta l’Iran, la Libia e gli altri Stati autoritari saranno sulla difensiva. Speriamo che il Presidente francese Nicolas Sarkozy sia consapevole della posta in gioco.
© Wall Street Journal
Traduzione Alia K. Nardini





 






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25 giugno 2008

Fuori dalle chiese la bandiera della "pace"! Era ora…

 

«La bandiera arcobaleno è New Age non va più esposta nelle chiese»
L’agenzia vaticana «Fides» spiega le origini del vessillo del movimento pacifista: «È legato alla teosofia e al relativismo. Tornate alla croce»...

di Andrea Tornielli

Perché preti e laici cattolici usano la bandiera arcobaleno come simbolo di pace invece della croce? Non sanno che quella bandiera è collegata alla teosofia e al New Age? È netto e documentato il giudizio contenuto in un articolo pubblicato da «Fides», l’agenzia della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli diretta da Luca De Mata, nei confronti del vessillo, simbolo del movimento pacifista, appeso anche nelle chiese e da qualche prete pure sull’altare.
«Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano - si chiede “Fides” - hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno». L’agenzia vaticana ipotizza qualche risposta in proposito, vale a dire «la lunga litania degli eventi in cui la Chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione», dalle Crociate alla caccia alle streghe ai roghi di eretici. «Fides» a questo proposito ricorda però che non è il simbolo della croce in quanto tale «ad aver bisogno di essere emendato», quanto piuttosto «gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno, possono ritrovare motivo di conversione». Poi rilancia: «Questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo, non se ne preoccupano più di tanto».
Le origini della bandiera della pace vanno ricercate, spiega l’agenzia, «nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino». Da sempre presente nella cultura indiana, ha preso la sua moderna versione dalla Società Teosofica, «un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky». Il pensiero della corrente rappresentata dalla bandiera arcobaleno si basa sullo «gnosticismo», sulla «reincarnazione e trasmigrazione dell’anima», sull’esistenza di «maestri segreti» e riconduce al New Age, mentalità che predica la libertà più assoluta e il relativismo, l’idea dell’«uomo divino», il rifiuto della nozione di peccato.
«Fides» spiega che esistono diverse versioni di questa bandiera, una delle quali è riconosciuta ad Aldo Capitini, fondatore del Movimento nonviolento, «che nel 1961 la usò per aprire la prima marcia per la pace Perugia-Assisi», mentre un’altra «segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell’Arca di Noè» e dunque sarebbe un simbolo cristiano a tutti gli effetti. In realtà - scrive l’agenzia dopo aver ricordato che è anche il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali - la bandiera rappresenta un’idea secondo la quale «per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali».
La bandiera, conclude «Fides», è un simbolo sincretistico, che propone l’unità New Age nella sintesi delle religioni. Introdurla nelle chiese e nelle celebrazioni è da considerarsi «un abuso».




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24 giugno 2008

Tips Revolucionarios No. 347

  Fuerza Solidaria


TIPS REVOLUCIONARIOS Nº 347
(23 de junio de 2008)

1. Foro de Sao Paulo, cirujanos del padron electoral (CEELA)

Nicaragua, 22 de junio.- Nadie conoce a ciencia cierta el origen del financiamiento que recibe el Consejo de Expertos Electorales de Latino América, Ceela. El 20 de mayo pasado llegó al país una nueva misión de observación electoral de este organismo y, según su presidente, Nicanor Moscoso Pezo, el Consejo Supremo Electoral, CSE, en representación del Estado de Nicaragua, asumiría los gastos de su estadía.
Sin embargo, al año pasado el Poder Electoral arrastraba un déficit financiero superior a los 40 millones de córdobas, desbalance que nunca superó. El CSE aún tiene deudas con muchos de sus proveedores, que datan desde las elecciones regionales de la Costa Caribe de marzo de 2006, pasando por los comicios generales de noviembre de ese mismo año.
Pero al margen de esta polémica, cabe preguntarse, ¿cuál es la verdadera misión del Ceela? El magistrado del CSE José Luis Villavicencio, aclaró esta situación el 20 de julio de 2007 ante los representantes de los partidos políticos miembros del Foro de Sao Paulo.
"Desde 2005, el Ceela ha logrado aglutinar a magistrados de izquierda de los tribunales electorales de América Latina. Por ejemplo, tenemos al compañero Wilfredo Penco, del Frente Amplio del Uruguay; en El Salvador contamos con el compañero Eugenio Chicas, del FMLN", expresó Villavicencio.
El Ceela ha "reclutado" a ex magistrados de Bolivia, Panamá, Colombia, República Dominicana, Honduras y Guatemala, entre otras naciones. El ex vicepresidente de Venezuela, Jorge Rodríguez Gómez, fue miembro del Ceela en sus inicios, cuando fue presidente del tribunal electoral de ese país.

http://www.elnuevodiario.com.ni/politica/19160

Tema relacionado: " El CEELA fue creado por Chavez". El 20 de julio de 2007, durante un encuentro en Managua de partidos políticos integrantes del Foro de Sao Paulo, el magistrado sandinista del Consejo Supremo Electoral, José Luis Villavicencio, respaldado por un diputado del Movimiento Quinta República, despejó las incógnitas sobre el origen del Ceela.

http://www.elnuevodiario.com.ni/politica/19160 subir

2. TVE enseña a España las relaciones entre los terroristas de ETA y las FARC

Caracas, 22 de junio, (Tips Revolucionarios).- La cadena de television en España, TVE, traslado a Colombia al equipo de su programa sabatino "Informe Semanal" para realizar un reportaje titulado "FARC-ETA, vínculos de sangre" basado en los archivos encontrados en la PC de Raul Reyes, donde reconfirman los lazos entre los terroristas de las FARC y ETA.

Ver videos del programa en los siguientes links:

Parte 1/3 http://es.youtube.com/watch?v=RpRQVLiLM50&feature=related
Parte 2/3 http://es.youtube.com/watch?v=FtJfS88gXrI&feature=related
Parte 3/3 http://es.youtube.com/watch?v=_cHK6jj4bw4&feature=related subir

3. Ex guerrilleros del FMLN dan fe de lazos con FARC

El Salvador, 22 de junio.- Seis ex combatientes del FMLN están dispuestos a declarar que los correos encontrados en la computadora del guerrillero Raúl Reyes que relacionan a las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) con el FMLN son verídicos, según dijo ayer el Fiscal General de la República, Félix Garrid Safie.
Según el funcionario, los declarantes en potencia, cuyos nombres no reveló, le hicieron saber de su intención de colaborar en la investigación por medio de una carta firmada que llegó ayer a su escritorio.
Con estos datos, la Fiscalía podría abrir un expediente penal. Sin embargo, Safie dijo que antes tiene que escuchar lo que puedan decir los ex guerrilleros y luego analizarlo para determinar si se abre o no una investigación formal. "Ellos ofrecen su testimonio y su colaboración en el caso", dijo.

http://www.elsalvador.com/mwedh/nota/nota_completa.asp?idCat=6342&idArt=2510680 subir

4. Comando de campaña del FMLN tiene dos dirigencias

El Salvador, 21 de junio.- El equipo de campaña del FMLN para las elecciones de 2009 está dividido en dos secciones claramente identificables: uno conformado por el círculo más cercano del candidato presidencial Mauricio Funes y uno de corte duro, donde la mayoría son los pesos pesados del FMLN.
Pero no sólo eso, pues no existe la figura de jefe de campaña como ha existido en otras elecciones en el partido y las finanzas no están manejadas por este equipo de campaña, sino que dependen directamente de un responsable de parte del partido, que no ha querido ser revelado por los efemelenistas consultados.

http://www.elsalvador.com/mwedh/nota/nota_completa.asp?idCat=6351&idArt=2521218

Nota relacionada: Peña Esclusa pide renuncia de Funes
http://fuerzasolidaria.org/WebFS/Noticias/PenaPideAFunesRenunciar.html subir

5. Saca: "El FMLN sigue una estrategia de engaño

El Salvador, 22 de junio.- El presidente Elías Antonio Saca advirtió ayer que el FMLN mantiene una campaña para engañar a la población a base de negar nexos con sus grupos tradicionales de choque y la narcoguerrilla colombiana de las FARC.
El mandatario refutó de esta manera al candidato del FMLN, Mauricio Funes, quien intentó desligar a su partido de cualquier nexo con grupos ilegales como lo que han estado quemando buses o dirigiendo protestas callejeras frente la Universidad Nacional (ver nota secundaria).
Es más, aseguró que se han comprobado los vínculos entre el FMLN y los grupos de choque. "Nosotros hemos demostrado esa relación. El señor (Mario) Belloso ha sido concejal de las alcaldías del FMLN antes de que matara a los policías frente a la Universidad Nacional; los correos que la Interpol ha legitimado dicen claramente que hay un relación entre el FMLN y las FARC", indicó el mandatario.
Funes dijo ayer que no es una estrategia electoral que el FMLN esté rechazando nexos con grupos como las Brigadas Revolucionarias de Estudiantes (BRES) y el Bloque Popular Juvenil (BPJ).

http://www.elsalvador.com/mwedh/nota/nota_completa.asp?idCat=6351&idArt=2524522 subir

6. Bolivia: cuarta región por la autonomía

Tarija, 22 de junio.- En el departamento boliviano de Tarija ganó el "Sí" al estatuto autonómico, según datos de las cadenas de televisión más importantes del país.
La red Unitel informó que el "Sí" ganó con el 79% de los votos y "No" sacó 21%, mientras que la red ATB informó que el "Sí" logró el 80,3% y el "No" el 19,7%.
Apenas conocidos los resultados, la gente salió a las calles a festejar con banderas rojas y blancas. Se escucharon cantos a favor de la autonomía y en contra del presidente Evo Morales.
Ahora, los cuatro prefectos autonomistas preparan un encuentro para este lunes a fin de fijar una posición sobre la situación política del país y en contra de Morales.
El referendo autonómico se celebró en un ambiente de tranquilidad, excepto por incidentes aislados y tres bloqueos de caminos promovidos por sectores afines al gobierno del presidente.

Video: http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latin_america/newsid_7468000/7468489.stm subir




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24 giugno 2008

E poi parlano di Giustizia

 

                  

Appare oggi sul
Corriere una piccola notizia, che spiega tutto quello che c’è da sapere sulla giustizia del nostro Paese.
Nell’agosto del 2003, un gruppo nutrito di dipendenti dell’aeroporto di Malpensa viene filmato mentre è intento a rovistare nelle valigie dei passeggeri in partenza. Come giusto, i signori vengono rinviati a giudizio per furto aggravato.
Nelle more del procedimento (sono trascorsi solo cinque anni, in fondo, che volete che sia…), SEA, la società che amministra gli aeroporti milanesi e da cui dipendevano tali nobiluomini, decide di licenziarli in massa.

Alcuni di questi non ci stanno: “perché mai bisognerebbe licenziare qualcuno che, addetto allo smistamento dei bagagli, viene sorpreso a rovistare nelle altrui valigie?”, così fanno ricorso al giudice del lavoro.

E oggi, sul Corriere, appare la notizia: uno di questi ha vinto la causa, il giudice del lavoro ha ordinato la reintegrazione del lavoratore perché “SEA non ha indicato gli oggetti del furto contestato e le eventuali denunce dei passeggeri riferite al giorno di cui alla contestazione”.
Ecco, se qualcuno avesse bisogno di capire perché la nostra giustizia è a pezzi e i nostri magistrati sono indifendibili, rifletta su questo piccolo episodio.

Cosa c’è di più grave per un addetto allo smistamento bagagli dell’aprire le valigie altrui? Da quando violare la proprietà altrui, l’altrui intimità e riservatezza (nelle valigie ognuno dovrebbe essere libero di stipare quel che vuole, nei limiti di peso e di legge) è consentito impunemente?
Si tratta di una condotta in sé censurabile, che rappresenta una gravissima violazione della fiducia accordata al lavoratore, la stessa violazione che ci sarebbe se la signora delle pulizie organizzasse dei festini in casa nostra durante la nostra assenza.
Invece, quello che è ovvio per tutte le persone normali (“le valigie altrui non si aprono”) non è altrettanto ovvio in un tribunale della Repubblica e, come in Pinocchio, il furbo va impunito, mentre l’incolpevole viene mazziato.

Tardo sessantottismo, cieca lettura dei codici o condotta obbligata, sono vicende come questa che demoliscono la credibilità della casta togata, non hanno bisogno di detrattori esterni, a rovinarne il rispetto bastano le sentenze. 

http://www.italians.it/




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24 giugno 2008

Tutti a casa.Fannulloni, è già tolleranza zero:"Al bar in orario di lavoro? Licenziato"

 L'uomo, un dipendente comunale, è stato sorpreso nel locale di sua proprietà mentre doveva essere al lavoro. Il  commissario straordinario del Comune lo licenzia

Palermo, 20 giugno 2008 -  Viene sorpreso nel bar di sua proprietà durante l'orario di lavoro, e per il dipendente comunale scatta il licenziamento. È accaduto a Licata, grosso centro dell'agrigentino, dove il commissario straordinario del Comune, Alfredo Caputo, come riporta oggi il 'Giornale di Sicilià, sulla scorta di quanto scoperto dai Carabinieri nel gennaio scorso, ha avviato il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, culminato nel licenziamento.
 




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24 giugno 2008

Bavaglio ai blog: la Ue ci riprova

 

Bavaglio ai blog: la Ue ci riprova

Da quando l'Irlanda ha detto NO, alla Ue nessun dorma. Lo ha ammesso lo stesso Barroso, di aver passato delle notti in bianco. Ma credete davvero che questa gente non ci legga e che non abbia visto che molti blogger stappavano Guiness a tutta birra? Che per un giorno negli stati europei ci sentivamo tutti irlandesi? Il passo successivo torna a settembre. E sarà il nuovo bavaglio ai blog. Leggere qui sul sito di Luca Conti per saperne di più. Lo esige il NWO "nuovo ordine mondiale" di cui Napolitano va magnificando i pregi quasi ogni giorno. Ma pensavate veramente che l'Unione delle Banche Eurocratiche (poiché di questo si tratta in sintesi quando si parla di Ue) possa accettare senza intervenire che, molte delle testate giornalistiche finanziate direttamente da LORO per fare i LORO interessi abbiano le vendite che stanno crollando a picco, mentre aumenta e prolifera l'informazione fai-da-te? Quella che oltretutto rompe di più, perchè svela i loro nefandi piani? Così meglio prendere i due classici piccioni con una fava: la registrazione dei blog.
Frattanto è stata ratificata dall'Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI quella famigerata Carta di Roma voluta dall'ONU (Laura Boldrini) primo passo verso il bavaglio della stampa. Nella quale è praticamente vietato parlare male delle immigrazioni selvagge imposteci dalla Ue, applicando quel che viene definito il nuovo "codice etico e deontologico" già in dotazione alle redazioni.


Pensavate forse che si potesse imporre un NWO senza controllare pensieri, parole e scritti? E' la prima preoccupazione d'ogni regime che si rispetti. Avevano già mandato in avanscoperta il duo Ricardo Levi-Prodi per sondare l'effetto che fa. Ed è stato il tipico ballon d'essai, che ha suscitato la canea che sappiamo, capeggiata da Beppe Grillo (in quel caso, con piena ragione). Si sono resi conto che una maggioranza risicata con un governo Prodi aggredito e schiaffeggiato da destra all'estrema sinistra non avrebbe avuto l'autorità necessaria per far passare l'odiosa manovra della registrazione obbligatoria, della tariffa e del codice deontologico (certamente farraginoso in perfetto stile Ue). Perciò meglio soprassedere.


Sapete quale sarebbe ora la beffa più atroce? Che, forti di un consenso elettorale di destra a larga maggioranza, gli Eurokomissar ci riprovino interpellando il Frattini di turno, cereo manichino sempre azzimato con la faccia da impassibile passa-ordini. Quello stesso che - ricordiamocelo - fu favorevole al ddl Levi-Prodi. E che Settembre ci presenti il conto della nuova vendemmia. Perciò stiamo in campana e prepariamoci a nuove turlupinature made in Europe. Intanto come noterete nel link di Luca Conti che ho messo più sopra si arriva perfino a richiedere consigli ai blogger. Volete corda per l'impiccato? scrivete al boia! Eccovi l'email: ....


Scusate, ma ci prendono per fessi quelli di Bruxelles? La scusa è perlomeno ridicola: i blogger potrebbero darci dei consigli (su come imbavagliarli meglio, aggiungo io). Qualche gonzo di sicuro abboccherà, sognando magari una carriera diplomatica destinazione-Bruxelles. Intanto, prepariamoci a trasferire baracca e burattini presso qualche altra piattaforma straniera. Tenendo presente che nel NWO, le politiche mediatiche relative alla rete potrebbero trovare in fretta un'omologazione globale, chiamata nel linguaggio burocratico "armonizzazione". Per la cronaca, in USA vanno avanti a colpi di moratorie in Parlamento, ma esiste anche laggiù un progetto del genere.


Buona estate a tutti! Il resto, a settembre.

N.B. Visitare sullo stesso tema anche questi link: FATTI d'EUROPA Orpheus e Kattoliko pensiero. Firma la petizione contro la repressione che ha appena colpito il blogger e storico Carlo Ruta qui

http://sauraplesio.blogspot.com/




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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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