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31 dicembre 2007

Happy New Year

 

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Il conto alla rovescia per la pensione dei parlamentari

 
                              




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29 dicembre 2007

Sgoverno Prodi Schioppa.Alitalia, Cisl e Uil criticano governo

 Alitalia, Cisl e Uil criticano governo
Cisl e Uil criticano il governo sulla 
trattativa Alitalia-Air France.       

"Il governo ha fatto un errore grave  
perché non si affida così la compagnia
di bandiera al migliore concorrente   
italiano sul turismo", ha detto Bonanni
(Cisl) e ha aggiunto: "Non si conoscono
i criteri, le modalità, nulla è traspa-
rente". "Faremo di tutto per mobilitar-
ci". E Angeletti (Uil): "Il governo ci
ignora ma non la passerà liscia.Ha agi-
to mancando assolutamente di trasparen-
za. Vogliamo sapere come si intende tu-
telare gli interessi del Paese". 




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29 dicembre 2007

Barack Obama un murtadd ?

 

Barack Obama era musulmano?

Pezzo in lingua originale inglese: Was Barack Obama a Muslim?

"Se fossi musulmano ve lo direi", ha asserito Barack Obama, ed io gli credo. In effetti, egli è un cristiano praticante, un membro della Trinity United Church of Christ. Attualmente non è un musulmano.
Ma Obama lo è mai stato o è stato considerato tale dagli altri? Più precisamente, i musulmani potrebbero considerarlo un murtadd (un apostata), vale a dire un musulmano convertitosi a un'altra religione e, quindi, qualcuno il cui sangue potrebbe essere versato?
Il candidato alla soglia presidenziale americana ha rilasciato due importanti dichiarazioni a riguardo. Sul sito web della sua campagna elettorale è stata postata una dichiarazione del 12 novembre così titolata: "Barack Obama Non È Mai Stato un Musulmano", e a ciò fa seguito: "Obama non ha mai pregato in una moschea. Non è mai stato un musulmano, non ha ricevuto un'educazione musulmana, ed è un devoto cristiano". Poi, il 22 dicembre, nell'inatteso scenario del Smoky Row Coffee Shop di Oskaloosa, in Iowa, mangiucchiando una fetta di torta di zucca e bevendo del tè con quattro abitanti del luogo, Obama ha fornito su questo argomento molti più dettagli rispetto a quanto abbia mai fatto prima. Alla domanda in merito al suo retaggio musulmano, egli ha così replicato:
Mio padre era originario del Kenya e molta gente del suo villaggio era musulmana. Egli non professava l'Islam. A dire il vero, non era molto religioso. Poi incontrò mia madre, una cristiana del Kansas. Si sposarono e divorziarono. È stata mia madre a pensare alla mia educazione. Pertanto, sono sempre stato un cristiano. L'unico legame che abbia mai avuto con l'Islam è la provenienza keniota di mio nonno paterno. Ma io non ho mai professato l'Islam (...) Per un po' sono vissuto in Indonesia, visto che mia madre insegnava lì. E quello è un paese musulmano. Frequentai le scuole indonesiane. Ma non fui un osservante della fede islamica. Credo, però, che ciò mi permetta di capire come la pensi questa gente, che condivide in parte il mio pensiero, vale a dire che si possono instaurare migliori rapporti con il Medio Oriente e ciò contribuirebbe a renderci più sicuri, se noi potessimo capire come loro la pensino a riguardo.
Obama è mai stato musulmano?
"Sono sempre stato cristiano" ha detto Obama, puntando sul fatto che sin da bambino non è mai stato un osservante della fede islamica, per negare così ogni legame con l'Islam. Ma i musulmani non reputano che la professione della fede islamica sia di capitale importanza. Per essi, chi è nato da padre musulmano è un musulmano di nascita. Inoltre, tutti i bambini che portano un nome arabo basato sulla radice trilaterale H,S,N (Hussein Hassan e altri nomi) possono essere considerati musulmani. Pertanto, a loro dire, basta considerare il nome completo di Obama: Barack Hussein Obama per asserire che egli è musulmano di nascita.
Inoltre, familiari e amici lo hanno considerato musulmano sin da bambino. Nell'articolo dal titolo "Obama Debunks Claim About Islamic School", il 24 gennaio 2007, Nedra Pickler dell'Associated Press scriveva che:
La madre di Obama divorziò dal padre di Obama per poi sposare un uomo indonesiano, Lolo Soetoro, e la famiglia si trasferì in Indonesia dal 1967 al 1971. Dapprincipio, Obama frequentò la scuola cattolica "San Francesco di Assisi", e in base alla documentazione presentata egli fu iscritto come musulmano, la religione del suo patrigno. La documentazione richiedeva che al momento dell'iscrizione ogni allievo scegliesse una delle 5 religioni di Stato: musulmana, indù, buddista, cattolica o protestante.
A questa domanda, il capo addetto stampa di Obama, Robert Gibbs, replicò facendo sapere a Pickler che:
Egli non aveva la certezza di conoscere il motivo per il quale nel documento Obama risultava essere musulmano. "Il senatore Obama non è mai stato un musulmano".
Due mesi dopo, Paul Watson del Los Angeles Times (articolo disponibile on-line in una ristampa del Baltimore Sun) riportò che dal sito web della campagna di Obama era scomparsa quella dichiarazione assoluta e ne apparve una più sfumata: "Obama non è mai stato un musulmano praticante". Il Times ha approfondito la questione e ne ha saputo di più riguardo al suo interludio indonesiano:
I suoi ex insegnanti cattolici e musulmani, insieme a due persone identificate dal maestro della scuola elementare frequentata da Obama come amici di infanzia, asseriscono che Obama è stato iscritto dalla sua famiglia come musulmano in entrambe le scuole frequentate. Quella iscrizione implicava che, ai tempi della terza e della quarta elementare, Obama apprendeva l'insegnamento dell'Islam per due ore alla settimana frequentando una classe religiosa.
Gli amici di infanzia dicono che talvolta Obama si recava a recitare le preghiere del venerdì nella locale moschea. "Pregavamo, ma non sul serio, limitandoci a imitare i gesti compiuti dagli adulti presenti nella moschea", ha chiosato Zulfin Adi. "Ma da bambini amavamo incontrare i nostri amici e ci recavamo insieme in moschea, e giocavamo" (...) La sorella più giovane di Obama, Maya Soetoro, in una dichiarazione rilasciata in occasione della campagna elettorale ha affermato che la famiglia frequentava la moschea esclusivamente "per gli eventi comunitari" e non ogni venerdì.
Rievocando i tempi del soggiorno di Obama in Indonesia, il resoconto del Times contiene menzioni che Obama: "si recava in moschea" e che egli "era musulmano".
Sintetizzate, le prove disponibili stanno a indicare che Obama era musulmano di nascita, di padre non praticante e che per alcuni anni ricevette una educazione sufficientemente musulmana, sotto gli auspici del patrigno indonesiano. A un certo punto, egli si convertì al Cristianesimo. Sembrerebbe falso asserire, come ha fatto Obama: "Sono sempre stato un cristiano" e "Non ho mai professato l'Islam". La campagna elettorale sembra essere dilettantesca o ingannevole, quando si afferma: "Obama non ha mai pregato in una moschea".
Implicazioni della conversione di Obama
In poche parole, la conversione di Obama a un'altra fede religiosa fa di lui un murtadd.
Detto questo, la punizione per l'apostasia commessa da un bambino è meno severa rispetto a quella inflitta agli adulti. Come fa rilevare Robert Spencer, "in base alla legge islamica un apostata di sesso maschile non è mandato a morte, se non raggiunge la pubertà" (cfr.‘Umdat al-Salik o8.2; Hidayah, vol. II, p. 246).
Qualcuno, però, reputa che egli dovrebbe essere imprigionato fino al raggiungimento dell'età adolescenziale e poi "invitato" ad accettare l'Islam, ma ufficialmente la pena di morte per i giovani apostati è vietata.
Il lato positivo è che se Obama venisse accusato apertamente di apostasia, ciò solleverebbe eccezionalmente la questione del diritto di un musulmano a cambiare religione, facendo sì che un argomento da sempre marginale diventi primario e centrale, magari a grosso beneficio di quei musulmani che tentano di dichiararsi atei o di convertirsi a un'altra religione.
Ma se i musulmani considerassero Obama un murtadd, ciò avrebbe delle grosse conseguenze per la sua presidenza? L'unico precedente in grado di rispondere a simile interrogativo è il caso di Carlos Saúl Menem, presidente dell'Argentina dal 1989 al 1999. Figlio di due immigrati siriani musulmani e marito di un'altra siro-argentina, Zulema Fátima Yoma, Menem si convertì al Cattolicesimo. Sua moglie disse pubblicamente che Menem abiurò l'Islam per motivi politici - poiché fino al 1994 la legge argentina esigeva che il Capo dello Stato fosse membro della Chiesa. Dal punto di vista musulmano - si veda il NYT dell'8 gennaio 1989 - la conversione di Menem è peggiore di quella di Obama, essendo opera di un adulto. Tuttavia, Menem non è stato minacciato né ha dovuto pagare lo scotto del cambiamento di religione, perfino durante il suo viaggio nei paesi a maggioranza musulmana, in Siria in particolare.
Ma una cosa è essere Presidente dell'Argentina negli anni Novanta e un'altra è essere Presidente degli Stati Uniti nel 2009. Non si dovrebbe scartare l'ipotesi che qualche islamista lo rinnegherebbe per il fatto che sia un murtadd e tenterebbe di giustiziarlo. Ma vista la bolla protettiva che circonda un presidente americano, questa minaccia, presumibilmente, non lo distoglierebbe dallo assolvimento delle sue mansioni.
Cosa più importante, in che modo i musulmani più tradizionali reagirebbero a lui, sarebbero furiosi per la sua apostasia? Questa reazione è una reale possibilità che comprometterebbe le sue iniziative rivolte al mondo musulmano.

di Daniel Pipes


 




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29 dicembre 2007

Mario Tozzi cade sul Lago Chad

 

Mario Tozzi cade sul Lago Chad

di Maurizio Morabito*

Nella puntata del 15 dicembre di “Terzo Pianeta“ (la nuova trasmissione di Mario Tozzi il sabato sera su Rai3) è stato trasmesso un piccolo pezzo per mostrare come il Lago Chad si stia prosciugando a causa del cambiamento climatico (e delle irrigazioni umane).
Peccato che non ci sia stato tempo per dire che quello stesso lago si e’ prosciugato gia’ nell’8500 aC, nel 5500 aC, nel 2000 aC, nel 100 aC e ultimamente anche nel 1908.
E perche’ non c’e’ stato tempo? Perche’ un’informazione del genere avrebbe minato l’idea di “Tristia” (il nome Gaia forse era troppo allegro) che ci sia qualcosa di particolarmente preoccupante nel fatto che il Lago si stia prosciugando di nuovo. Difficile immaginare che le emissioni di anidride carbonica e l’ammontare delle irrigazioni fossero gia’ dietro quanto successo ben sei volte negli ultimi diecimila anni.
Il Tozzi ha poi introdotto un servizio sui futuri “conflitti sull’acqua”. Si e’ parlato di vari posti nel mondo dove l’utilizzo di fiumi da parte di una nazione potrebbe portare a eventuali guerre.
Di nuovo, e’ stato un peccato che non si sia trovato alcun minuto in cui portare analogie con il passato. In questo caso, pero’, la spiegazione e’ piu’ facile: non esiste memoria storica di “guerre dell’acqua”. Semplicemente, non sono mai successe.
Dobbiamo allora evincere che il messaggio di fondo di “Terzo Pianeta” e’ che il mondo va abbastanza bene, visto che per intrattenere i telespettatori adesso bisogna addirittura inventarsi i problemi?




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29 dicembre 2007

CRACK IN COMUNE

 CRACK IN COMUNE

di Maurizio Maggi
e Luca Piana

In alcuni casi è solo un sospetto che serpeggia tra i cittadini più
avveduti. In altri è una certezza acquisita: nel 2008 si pagheranno più
tasse locali. Prendiamo Milano, dove il sindaco Letizia Moratti si vanta di
non aver applicato un'addizionale sull'Imposta dei redditi (Irpef). Ebbene,
proprio lei si trasformerà dal 2 gennaio nell'esattrice nouvelle vague con
l'Ecopass. Una gabella studiata (ma esentando le auto più nuove, a
prescindere dalla potenza) per ridurre l'inquinamento nel centro cittadino
che consentirà al Comune di incassare tra i 30 e i 40 milioni di euro. Alla
Moratti fanno compagnia altri borgomastri che, in modo più o meno esplicito,
stanno aumentando i balzelli. Roma, Torino, Bologna e altre città hanno
ritoccato l'addizionale Irpef, come mostrano i dati forniti a 'L'espresso'
dalla Cgia di Mestre (vedi a pag. 66). Nello stesso terzetto di città, il
gettito dell'addizionale prima del ritocco era già stato superato da quello
delle multe agli automobilisti. Una voce che, in tutta Italia, vale ormai
1,5 miliardi di euro. In altre circostanze, per far affluire denaro nelle
casse è stato deciso di rivedere la tassa sui rifiuti: a Torino si parla di
un rialzo del 15 per cento in tre anni, a Palermo la spesa è raddoppiata,
superando i 200 euro a famiglia.
Una bella fetta dei Comuni d'Italia è al verde. Qualcuno, soprattutto al
Sud, è sull'orlo del fallimento. Lo dice la cronaca. A Catania in novembre i
netturbini hanno lasciato per le strade cumuli di rifiuti. Uno sciopero con
una semplice motivazione: il mancato pagamento del salario, ennesimo segnale
di una salute finanziaria debole per la città guidata dal medico personale
di Silvio Berlusconi, Umberto Scapagnini. Ad Agrigento qualche mese fa il
sindaco Marco Zambuto, da poco eletto, aveva voluto scambiare la sua Lancia
Thesis con uno scuolabus per i bambini delle elementari: "Il bilancio è in
stato di pre-dissesto finanziario e necessita di interventi drastici", ha
detto.
A Genova la situazione è certamente meno drammatica, ma anche il sindaco
Marta Vincenzi non naviga nell'oro. L'aumento del costo del denaro, una
tendenza mondiale, si sta rivelando una mazzata. Quest'anno, tra rimborso
delle rate dei mutui e interessi maturati, l'amministrazione ha sborsato 113
milioni di euro. Nel 2008 dovrà tirarne fuori una trentina in più. Non resta
che stringere la cinghia: nei prossimi cinque anni, ogni volta che un mutuo
arriverà a scadenza, sarà sostituito con un prestito d'importo inferiore.
Uno sforzo che non permetterà di scialare: a fine mandato la Vincenzi spera
di aver ridotto il debito accumulato - oggi pari a 1,4 miliardi - di un
centinaio di milioni.
Ogni città fa storia a sé - i municipi sono oltre 8 mila - e i fattori della
crisi pesano in misura differente da una all'altra: i tassi d'interesse,
raddoppiati nel giro di due anni; le difficoltà nel ridurre la spesa
corrente, quella che serve a pagare gli stipendi dei dipendenti (ma anche a
tenere in piedi gli apparati della politica); i colpi bassi dei vari governi
che, indipendentemente dal colore, per blandire gli elettori hanno
mortificato l'autonomia fiscale (l'ultimo caso è la riduzione d'ufficio
dell'Ici prevista per il prossimo anno); e, infine, i passi falsi compiuti
da alcune amministrazioni nel campo dei prodotti finanziari più innovativi,
i cosiddetti derivati, che per alcuni rischia di tradursi in un bagno di
sangue.
Tutti insieme, i Comuni portano sulle spalle debiti finanziari per 46
miliardi. Una cifra che, tenendo conto degli altri enti locali, sale a quota
100 miliardi, con molte regioni in affanno nel gestire i conti impazziti
della Sanità. Secondo le prime stime elaborate dalla Ragioneria dello Stato,
che 'L'espresso' è in grado di anticipare, sul monte debiti di loro
competenza, solo i Comuni quest'anno sganceranno quasi 2 miliardi di
interessi: 200 milioni in più rispetto al 2006. Per la prima volta da anni,
questa voce del bilancio è aumentata in proporzione più rapidamente degli
investimenti, ovvero i soldi per costruire scuole e strade o migliorare bus
e tram.

La necessità di mettersi a dieta ha prodotto anche un effetto positivo. Nel
2007 i Comuni sono riusciti a contenere la spesa corrente, rispettando il
diktat del governo: il totale è sceso di 600 milioni, a 43 miliardi. Le
preoccupazioni, però, restano. In primo luogo perché oggi, per i sindaci,
potrebbe rivelarsi più difficile ottenere credito. Lo conferma Raffaele
Carnevale, senior director per l'Italia di Fitch, una delle agenzie
internazionali che valutano il rating, ovvero l'affidabilità di
un'istituzione che vuol prendere soldi in prestito: "Il problema dei
derivati ha in qualche situazione aumentato l'attenzione sulla sostenibilità
del debito degli enti locali. Adesso gli investitori interessati a questi
prestiti sono diventati più esigenti e attenti, anche a seguito dell'eco
negativa a livello internazionale che stanno avendo casi come quelli di
Taranto e della Regione Lazio, impegnata a scongiurare il commissariamento".
Taranto è il simbolo del crack da evitare. Il Comune è fallito, è stato
commissariato e ha dovuto eleggere un nuovo sindaco. Lo Stato ha garantito
aiuti per 128 milioni, che serviranno a rimborsare una parte dei creditori.
Ora le banche non prestano più un quattrino, mancano i soldi per le opere
pubbliche e verrà messo in vendita il patrimonio immobiliare. A Milano, in
tutt'altro contesto, il tallone d'Achille è legato alla nuova finanza. Nella
capitale dei 'danée', la scelta di utilizzare strumenti finanziari evoluti,
i derivati appunto, rischia di appesantire ulteriormente le casse cittadine,
già gravate da un debito pari a due volte le entrate (il record, dopo Roma).
Ristrutturando e rinegoziando più volte un maxi-prestito di 1,7 miliardi
emesso nel 2005, trasformando il tasso d'interesse da fisso a variabile, il
Comune guidato oggi da Letizia Moratti, già nella bufera per le consulenze
d'oro, ha finito per avere in pancia una minusvalenza potenziale di 140
milioni. Una questione scottante sulla quale la Procura ha avviato
un'indagine.
Il ricorso ai derivati è cominciato agli inizi del 2000, quando i Comuni
hanno trovato sul mercato condizioni di finanziamento apparentemente più
facili rispetto a quelle garantite dall'ente preposto, la Cassa depositi e
prestiti (tra gennaio e ottobre i mutui erogati dalla Cassa si sono quasi
dimezzati, scendendo a circa 1,5 miliardi). Con i derivati qualcuno è
riuscito a ridurre il costo del debito, altri invece hanno finito per
perderci. Secondo i critici, si è trattato di una vera ubriacatura
collettiva, dagli esiti imprevedibili. I derivati sono collegati a debiti
che scadranno magari fra vent'anni: guadagni e perdite dipendono fortemente
dall'andamento dei tassi. Basta vedere cos'è successo nella Roma di Walter
Veltroni: nel 2005, le operazioni sui derivati garantivano un valore
positivo di 50 milioni. Nel 2007, con i tassi aumentati, il valore è
diventato negativo sempre per 50 milioni, a fronte di un debito totale di
6,5 miliardi. Una situazione che peggiora a Torino, dove il sindaco Sergio
Chiamparino si ritrova a fronteggiare un effetto negativo sui derivati
stimato in circa 100 milioni: denari in più che, euro dopo euro, i cittadini
rischiano di dover pagare in termini di maggior costo del debito.
Gli amministratori delle grandi città, in realtà, hanno diversi strumenti
per affrontare la crisi-tassi. Marco Causi, assessore al Bilancio a Roma,
sostiene che il Comune è riuscito a far fronte negli anni scorsi a pesanti
investimenti e lo stesso farà in futuro: "Prevediamo il ricorso
all'indebitamento per 1,2 miliardi per finanziare nuove infrastrutture,
soprattutto l'ampliamento della metropolitana e lo sviluppo delle periferie.
Non prevediamo tagli ai servizi". Si vedrà. L'indebitamento non è l'unico
parametro utile per valutare la capacità futura di rimborsare i soldi presi
a prestito. Se un Comune ha pochi debiti, ma costanti difficoltà a
riscuotere le imposte, questo pesa negativamente. Come succede alla Napoli
del sindaco Rosa Russo Iervolino. Anche se l'assessore alle Risorse
strategiche, Enrico Cardillo, assicura che "le cose stanno migliorando e
presto ne prenderanno atto anche le agenzie che distribuiscono le pagelle".
La nota su cui battono tutti sono i minori quattrini in arrivo dallo Stato.
La questione è controversa. Le cifre dei cosiddetti trasferimenti aumentano
costantemente (da 18,2 a 18,8 miliardi nel 2007), ma ogni anno il governo
modifica qualche norma e su singole voci qualcuno ci perde. E tutti ricevano
meno di quanto sperassero sulla base delle regole pre-modifiche. Nel 2007,
ad esempio, lo Stato aveva limato i trasferimenti per 609 milioni presumendo
per i Comuni un maggior gettito di pari importo grazie all'Ici, per effetto
della rivalutazione delle rendite catastali relative ai fabbricati rurali e
ad alcuni immobili commerciali. Cardillo nega che ciò sia avvenuto: "Le
maggiori entrate si sono fermate a 107 milioni.
Per Napoli, la riduzione dei trasferimenti è stata così di 27 milioni: soldi
spariti dal budget. Siccome non possiamo tagliare i servizi, finiranno
danneggiati cultura e tempo libero. Prevedo un Natale all'insegna
dell'austerità". Si lamenta anche il vicesindaco di Venezia, Michele
Vianello: "Quest'anno mi sono venuti a mancare 70 milioni, quelli della
legge speciale per Venezia, il cui contributo è crollato a soli 5 milioni".
Dalla vicina Mestre, Giuseppe Bortolussi, segretario della locale
associazione artigiana Cgia, dice che i Comuni scontano un processo di
responsabilizzazione gestito male a livello centrale: "Hanno sempre più
compiti e meno risorse. E per tappare i buchi fanno quello che possono:
aumentano le tasse, s'indebitano anche facendo pasticci come con i derivati,
rincarano le tariffe". Ma non mancano gli espedienti. "Nel Nord-Est, come
Treviso, Mestre, Vicenza, sono convinto che per andare a caccia dei soldi
degli oneri di costruzione e di urbanizzazione, le municipalità abbiano
trasformato troppi terreni in aree edificabili. Si è dato lavoro, ma sono
certo che ci sono molti appartamenti vuoti e che in alcuni casi si è
massacrato il territorio", spiega Bortolussi. A Catania, invece, il sindaco
Scapagnini ha ceduto una fetta di patrimonio immobiliare a una società,
Catania Risorse, controllata dal Comune stesso. Secondo l'interpellanza
presentata alla Camera dal deputato del Pdci, Orazio Licandro, "taluni
fornitori, creditori del Comune, dinanzi all'insolvenza dello stesso hanno
già cominciato ad aggredire il patrimonio della Catania Risorse attraverso
il pignoramento delle quote sociali".
Sanzioni severe per i sindaci che sgarrano e accorpamento tra piccoli
Comuni: è questa la ricetta di Massimo Bordignon, professore di Scienza
delle Finanze alla Cattolica di Milano. Tra il 1989 e il 2006 sono entrati
nella procedura dei 'dissestati' 426 Comuni. Più di un quarto aveva tra i
mille e i 2 mila abitanti. "Quando un piccolo Comune va in difficoltà, non
serve il commissariamento: basta unirlo a quelli limitrofi", sostiene.
L'argomento per ora è tabù. E intanto per i sindaci resta sempre più arduo
destreggiarsi tra difficoltà finanziarie e politiche: tagliare i servizi è
impopolare, aumentare le tasse pure. La tenaglia si sta chiudendo.
ha collaborato Gabriele Mastellarini




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29 dicembre 2007

An, crociata contro l’Islam

 

An, crociata contro l’Islam 

 di Emanuela Fontana

Onorevole Ronchi, sul sito di Alleanza nazionale date ampio spazio al malessere dei cittadini sulla costruzione della moschea a Colle Val d’Elsa. Siete pronti ad avviare una campagna d’inverno di An contro le moschee?
«Non siamo contro le moschee, vogliamo portare avanti una battaglia contro gli estremisti fondamentalisti per dare una mano ai musulmani moderati che ci chiedono di essere aiutati. E chiedere che siano i cittadini a decidere sulla costruzione di una moschea: proponiamo referendum locali perché le decisioni siano prese dal basso e alla luce del sole, nel rispetto del territorio e dei cittadini».
Perché parla di islamici estremisti?
«Mi riferisco all’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane. Mi risulta che gli imam legati all’Ucoii si rifiuteranno di firmare la Carta dei valori della Consulta islamica presso il ministero dell’Interno. E proprio l’Ucoii che sta dettando il passo su moschee e finanziamenti. Moschee che vengono costruite creando vulnus nel territorio, strutture enormi e non adeguate alle dimensioni della comunità musulmane locali».
Sostiene che si sta creando un monopolio in Italia dell’Ucoii nella costruzione delle moschee?
«Un permissivismo delle amministrazioni di sinistra sta concedendo la costruzione di moschee ad associazioni estremiste. Io sto chiedendo da due anni ad Amato di escludere l’Ucoii dai lavori della Consulta.
Perché?
«Le moschee si possono fare e noi dobbiamo favorire l’integrazione dei musulmani moderati, ma non dare spazio agli integralisti: l’Ucoii ha collegamenti con i fratelli musulmani, tollera imam estremisti e non ha una posizione chiara nei confronti del terrorismo. Inoltre gode di enormi finanziamenti da amministrazioni di sinistra e da ambienti bancari legati alla sinistra».
Da dove arrivano i fondi?
«A Colle val D’Elsa si sta costruendo una struttura enorme sostenuta da amministrazione e Monte dei Paschi di Siena. A Bologna Cofferati voleva dare un immenso territorio creando la più grande moschea del centronord per una comunità di poche centinaia di persone. L’Ucoii sta diventando una forza economica. Rischiamo di avere una struttura di fondamentalisti nelle moschee nonostante ci sia un mondo dell’islam moderato che sta facendo di tutto per isolare gli estremisti».
Considera l'Ucoii un'associazione integralista?
«Tempo fa sostennero l’acquisto di pagine di giornali contro Israele. Per noi non ci potrà mai essere dialogo con chi non riconosce l’esistenza dello Stato di Israele».

Colle Val d'Elsa, la moschea va in bancarotta, ma gli islamici vogliono più soldi
Nella località, vicino a Siena, il cantiere è fermo: i fondi del Monte dei Paschi sono esauriti. La comunità chiede altre collette, ma stavolta i toscani si ribellano e dicono: "Basta"

Andrea Marrucci

Il cantiere è fermo da oltre un mese e della moschea con minareto e cupola c’è soltanto uno scheletro in cemento armato. Succede a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, dove la comunità dei musulmani (circa duecento i residenti) ha finito i soldi per costruire il tanto discusso centro islamico.
A fermare gli operai è stato lo stesso direttore dei lavori: «Ho deciso io di bloccare il cantiere sia per esigenze progettuali sia per fare il punto economico», ha spiegato l’ingegnere fiorentino, Aurelio Fischetti. Non sono bastati dunque i trecentomila euro stanziati dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena per la realizzazione del progetto e la colletta del venerdì praticata all’interno della comunità islamica non è sufficiente a far fronte alle spese nemmeno per concludere la prima parte dell’opera. Poi si dovrebbe passare alla costruzione della cupola, del minareto e del giardino con la fontana: il costo complessivo dell’opera è stimato in oltre un milione di euro. Al momento però gli obiettivi sono ben diversi: «Andare avanti a lotti, passo per passo», fanno sapere dalla comunità islamica.
E a conferma delle difficoltà economiche in cui versa l’associazione dei musulmani di Siena e Provincia c’è anche l’ingiunzione di pagamento intimata dal Comune di Colle Val d’Elsa per il mancato saldo del diritto di superficie dell’area dove sta sorgendo la moschea. Nessun pagamento dal novembre 2005, quando fu stipulato l’accordo tra il Comune e la comunità dei musulmani che prevedeva la cessione del diritto di superficie per 99 anni a circa undicimila euro all’anno. Il sindaco Paolo Brogioni (Pd) ha teso una mano ai musulmani dicendosi pronto a rivedere la norma dell’accordo definita «discriminatoria» rispetto ad altre Onlus del territorio. In poche parole, pur senza intervenire direttamente, il Comune cercherà di alleggerire i conti della comunità ma su questo punto tornano a farsi sentire i cittadini del comitato anti-moschea: «Non è vero che non sono stati dati soldi ai musulmani - spiega il consigliere comunale Leonardo Fiore -, l’associazione non ha pagato la concessione edilizia: ha speso solo cento euro per i diritti di segreteria invece che le migliaia di euro di un normale cittadino. E poi nel 2001 lo studio di fattibilità, costato undici milioni di vecchie lire, fu pagato dal Comune». Non solo, «l’amministrazione comunale è in difficoltà finanziaria eppure rinuncia a soldi che gli spettano per il diritto di superficie. Così non va bene e poi - conclude Fiore - l’avevamo sempre detto che il progetto era spropositato rispetto alla comunità islamica residente a Colle». E contro la moschea sono stati presentati anche numerosi esposti alla magistratura. Il comitato dei cittadini per presunti abusi edilizi e la Lega Nord di Siena per chiedere di verificare come siano stati spesi i soldi erogati dalla Fondazione Monte dei Paschi. Una battaglia rilanciata lo scorso 24 novembre anche da Magdi Allam, a Colle Val d’Elsa per presentare il suo ultimo libro, che aveva messo in guardia sui legami tra la comunità islamica di Colle Val d’Elsa e l’Ucoii e criticato l’amministrazione locale: «È inammissibile che i cittadini non siano stati coinvolti».
Insomma, dal momento in cui il Comune di Colle Val d’Elsa stanziò circa un miliardo e mezzo di lire per ampliare il già esistente Centro islamico (composto da appena tre stanze) ad oggi, il braccio di ferro sulla moschea non si è mai placato. Tre anni fa la richiesta di referendum, quando la moschea era ancora un progetto sulla carta, fu infatti bocciata. A intervenire fu anche Oriana Fallaci: in un’intervista al settimanale New Yorker, indignata di fronte al progetto, la giornalista e scrittrice promise: «Prenderò gli esplosivi e la farò saltare in aria».




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29 dicembre 2007

Se le donne vogliono combattere contro il riscaldamento globale devono smetterla di ammirare gli uomini al volante della Ferrari

 L'ultima idea: "Donne, smettete di trovare sexy gli uomini in Ferrari"

Se le donne vogliono combattere contro il riscaldamento globale devono smetterla di ammirare gli uomini al volante della Ferrari. Incredibile, ma lo ha pubblicamente affermato sir David King, il capo degli scienziati del governo britannico. King è un personaggio di primo piano in Gran Bretagna, l’architetto della politica climatica del governo Blair, uomo di grande influenza che ha convinto lo stesso governo a considerare la minaccia del riscaldamento globale molto più grave del terrorismo islamico, come ebbe a dire pubblicamente tre anni fa.

In questo ultimo intervento, riportato dal quotidiano Daily Telegraph, sir David afferma che i governi possono fare fino a un certo punto per ridurre le emissioni di gas serra se non c’è un cambiamento culturale dell’opinione pubblica. E dovendo fare un esempio se l’è presa con le donne che trovano “sexy” gli uomini al volante delle auto sportive, aggiungendo che invece dovrebbero deviare la loro attenzione verso gli uomini che vivono vite eco-compatibili.

Lo stesso King ha spiegato che il suo commento su donne e motori è nato da una domanda che una giovane donna gli ha rivolto durante una conferenza che ha tenuto sui cambiamenti climatici: “Mi ha chiesto che cosa poteva fare e io le ho risposto di smettere di ammirare i giovanotti in Ferrari”. Sir David King, che ha convinto i membri del governo britannico a usare soltanto auto Toyota Prius, il cui motore ibrido vanta minori emissioni della maggior parte delle auto in circolazione, ha spiegato che “il governo può usare molte leve per incidere sulle emissioni di gas serra, e per quanto riguarda il settore economico agisce in modo efficace”.
“Ma quando guardiamo alle singole persone – ha continuato – queste comprano la Ferrari, non perché sia economica o emetta meno CO2, ma perché le giovani donne considerano sexy gli uomini al volante delle Ferrari. E’ qui che c’è la necessità di un cambiamento”. Una Ferrari F430, suggerisce King, emette il quadruplo di CO2 rispetto a una Toyota Prius.

Facilmente immaginabile la reazione dei possessori di auto sportive, furiosi per questo tentativo di incolpare una piccola minoranza di automobilisti per i cambiamenti climatici. Peter Everingham, segretario del Ferrari Owners Club (i possessori di Ferrari) ha fatto notare che “circa il 90% delle persone che compra una Ferrari è sposata e che quindi non cerca di impressionare le donne con l’acquisto dell’auto. Ogni anno la Ferrari produce 5600 auto: far credere che questo sia un fattore decisivo del cambiamento climatico è ridicolo”.
Ora si attende una risposta chiara da Luca Cordero di Montezemolo.




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29 dicembre 2007

Meno tasse? Il governo mente E sa di mentire

 

               

Meno tasse? Il governo mente.E sa di mentire

Prodi è alla frutta. E fin qui niente di nuovo. La cosa strabiliante, però, è che, durante la conferenza stampa di fine anno di ieri, per nascondere questo suo stato, invero penoso, si accinga a prendere in giro l’universo mondo, promettendo mari e monti ai sindacati, ai lavoratori, alle imprese, ai ceti medi, quando invece la sua politica economica e gli effetti che essa procura nei conti pubblici, segna e segnerà ancora di più un profondo rosso. Così, ancora una volta, Prodi e Visco annunciano agli italiani un taglio delle tasse (attraverso interventi sulle detrazioni fiscali e revisione delle aliquote Irpef), questa volta però la menzogna ha l’aggravante di nascondere una realtà opposta e, a dir poco, catastrofica nei confronti delle potenzialità di crescita del Paese. Vediamo perché.
1. La Finanziaria per il 2008, inizialmente prevista di entità pari a 11 miliardi e 247 milioni di euro, ha finito per raggiungere la ragguardevole cifra di 15,6 miliardi di euro (come affermato da Padoa-Schioppa al Senato), in realtà con tutti gli annessi e connessi dei decreti passati, presenti e futuri e non del tutto contabilizzati, è più vicina a 20 miliardi che a 15, con un incremento di quasi mezzo punto di Pil tutto sul lato della maggior spesa corrente. Ne deriva che l’obiettivo previsto dal Dpef 2008-2011, concordato in sede europea, di rapporto deficit/Pil per l'anno prossimo, non sarà più del 2,2% ma finirà per toccare pericolosamente la soglia del 3% (checché ne dica Padoa-Schioppa con le sue apodittiche rassicurazioni). E i funzionari del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che a fine gennaio si esprimeranno sullo stato dei conti pubblici italiani non potranno che confermare l’ennesima bocciatura dell'azione di politica economica di Prodi.
2. Se a questa colpevole e irresponsabile deriva «spendi e spandi» aggiungiamo il peggioramento congiunturale in atto (pesa tuttora il clima di incertezza innescato sui mercati finanziari dalla crisi dei mutui subprime) che si accentuerà nei prossimi mesi, con una crescita media prevista per il 2008, ben che vada, attorno all’1% (solo Prodi crede all’1,5%), con annessa caduta di gettito (una prima stima indica 2,5 miliardi di euro di gettito in meno) e il pressoché certo sgonfiamento dell’imbroglio dei tesoretti (cioè una sottostima del gettito tributario da parte del governo al fine di far emergere risorse «straordinarie» da spendere fuori da qualsisia rigore di finanza pubblica) e un ulteriore aumento della spesa corrente per ammortizzatori sociali (solitamente legati alle fasi di bassa congiuntura), ne deriva un pressoché certo peggioramento del rapporto deficit/Pil, che già al limite del 3% grazie alla Finanziaria appena approvata, finirà per sfondare, e di molto, tale soglia.
3. Ebbene questi dati saranno evidenti nella trimestrale di cassa di marzo 2008 e saranno abbondantemente annunciati dai consuntivi, già essi fuori obiettivo (poco credibile è l’affermazione di Prodi nella conferenza stampa di ieri su un deficit intorno al 2% a meno che non continui l’imbroglio delle manipolazioni sulle sentenze dell'Unione europea - Iva automobili e altro), relativi al 2007 e disponibili nei prossimi mesi. Non si sa da dove derivi l'ottimismo di Padoa-Schioppa sia per la trimestrale di cassa prossima ventura, che per i consuntivi. D’altra parte il Nostro è tristemente noto per le sue previsioni puntualmente smentite e per la scoperta, da Alice nel Paese delle Meraviglie, di provvidenziali tesoretti multipli da sperperare in allegria. Ma se la trimestrale di cassa di marzo prossimo, con ogni probabilità, ci indicherà uno sfondamento di circa un punto di Pil sui nostri obiettivi di deficit 2008, non potrà non scattare nuovamente la procedura europea di infrazione per deficit eccessivo, viste le impossibilità di mantenere i nostri impegni presi nell’Ecofin di Berlino per gli anni 2008 e seguenti. Tra l’altro, non ne ha fatto mistero neanche Padoa-Schioppa, un tempo rigoroso banchiere centrale ora, invece, ministro di un governo dalle mani bucate, costretto a rinegoziare con Bruxelles il percorso di rientro spostandolo dal 2010 al 2011. Lo stesso Padoa-Schioppa che ha ammesso il suo insoddisfacente aggiustamento di bilancio nel 2008 e contestualmente impegnato il governo di cui fa parte con obiettivi di rientro dal deficit pari a 8-10 miliardi di euro per i prossimi due anni.
4. Tutto ciò, oltre a danneggiare la credibilità finanziaria e istituzionale del nostro Paese con relativo peggioramento del rating, non potrà non far scattare la richiesta da parte della Commissione europea di una correzione immediata per riportare i conti in ordine. In altri termini l’Europa ci imporrà una manovra correttiva di metà anno strutturale pari a 10-13 miliardi di euro per stare all’interno del sentiero di deficit concordato. Ma 10-13 miliardi di euro di correzione non significano altro che più tasse, vista l’impotenza congenita di questo governo a tagliare la spesa. Più tasse, poi, vorrà dire ulteriore rallentamento della crescita, con ulteriore spirale perversa in termini di gettito.
E qui ci fermiamo con la previsione, che in realtà è già scritta nella Finanziaria e nei negativi trascinamenti congiunturali. Altro che nuovi tesoretti da usare per tenere insieme la sua vorace maggioranza come è avvenuto nel 2007. A questo punto una sola domanda a Prodi e a Padoa-Schioppa. Se le cose stanno in questi termini, da dove uscirà la copertura per la riduzione della pressione fiscale al lavoro dipendente, per un ammontare, come richiesto dai sindacati, di almeno un punto di Pil (che vuol dire sempre 13-14 miliardi di euro), visto che in Finanziaria 2008 non c'è nulla? Chi crede di prendere in giro Prodi nella prossima verifica di gennaio con i partiti della sua maggioranza e negli incontri con i sindacati? Non hanno nulla da eccepire Cgil, Cisl e Uil per un’ennesima promessa che non sta né in cielo né in terra? E la «Cosa rossa» che dirà di fronte a tanta spudoratezza? Ci risponderà con il ritornello della tassazione delle rendite finanziarie? Ma lo sa la «Cosa rossa» che la tassazione delle rendite finanziarie non porta più di un miliardo di euro di gettito?
Prodi sta avvelenando i pozzi, nella logica del «muoia Salomone», con quel che segue. Non sarebbe il caso di fermarlo?
 
 Renato Brunetta




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29 dicembre 2007

Quella fabbrica di pentiti che ha annientato Contrada

 

Quella fabbrica di pentiti che ha annientato Contrada
 Lino Jannuzzi

La vera storia giudiziaria dell’ex super 007 del Sisde che rischia di morire in cella
Il giorno più lungo dei processi a Bruno Contrada, che sono durati 15 anni, fu il 13 luglio 1995. Il più famoso poliziotto di Palermo era stato arrestato tre anni prima, alla vigilia di Natale del '92, e per tre anni era rimasto sepolto vivo in un carcere militare riaperto appositamente per lui e solo per lui. Il processo era finalmente iniziato e Contrada era ricomparso dopo tre anni dinanzi alle telecamere nell’aula del tribunale e sembrava il suo stesso fantasma. Fiaccato crudelmente nel fisico, la bocca cascante, imbiancati i capelli che lasciava cadere ai due lati del viso, infiacchita dalla magrezza la mascella che era stata forte e quadrata, lo sbirro, il rambo, il finto giovanotto così attento a coltivare il physique du role, appariva trasformato in un vecchio, in uno spettro.
Quel giorno il pm si è alzato a sorpresa e ha chiesto al tribunale di introdurre a testimoniare un nuovo «pentito», spuntato improvvisamente non si sa come e non si sa da dove, e dopo che ad accusare Contrada ne erano già sfilati sei o sette. È stato un attimo e Contrada è crollato. Aveva fatto per alzarsi, come per protestare, e subito si è accasciato sulla sedia, pallido e sudato, le labbra nere e serrate, le membra scosse da un tremito nervoso. Il presidente ha gridato: «L’udienza è sospesa». Il pm è rimasto immobile e interdetto. Un carabiniere è accorso a sorreggere Contrada prima che scivolasse sul pavimento e cercava di rianimarlo bocca a bocca. Accorsero gli altri, lo sollevarono di peso, lo stesero sulla barella dell’ambulanza, corsero all’ospedale, lo scaricarono al reparto di rianimazione, lo infilarono in un letto e gli praticarono le cure di emergenza per tentare di rianimarlo. Appena ha riaperto gli occhi, Contrada ha gridato: «Vogliono annientarmi». Ha chiesto che lo lasciassero morire, ha pianto, ha tentato di impadronirsi della pistola del carabiniere di guardia, ha strappato dalle mani dell’infermiere la siringa e ha tentato di infilarsela nella gola...
VELENI DI PALERMO
È stato a questo punto che una donna piccola e minuta che entrava e usciva, agitata e tremante, dalla cameretta della rianimazione, ha urlato. C’erano le telecamere accese e l’urlo si è sentito in diretta nei telegiornali della sera: «Caino, sia maledetto Caino... ». La signora Adriana, insegnante di lettere e latino in pensione e moglie di Bruno Contrada, ha spiegato con chi ce l’aveva: «Caino è un collega di mio marito. È lui che ha voluto che Bruno finisse in galera. È qualcuno che a Roma ha capito che, mentre Bruno lottava qui a Palermo giorno dopo giorno contro la mafia, rischiando la vita, la Sicilia poteva essere usata come trampolino di lancio per fare carriera. Bastava usare la Sicilia e l’antimafia come sgabello e salirci sopra... ma doveva eliminare Bruno Contrada che era più avanti nei ruoli, e questo Caino l’ha fatto perché era in grado di sfornare contro Bruno un “pentito” al giorno e ancora lo fa».
Sono passati 12 anni da quel giorno (15 da quando Contrada è stato arrestato) e sono stati celebrati tanti processi: quello di primo grado, conclusosi con la condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e quello d’appello, che invece lo ha assolto con formula piena; la Cassazione che ha cassato l’assoluzione e lo ha rinviato a processo e il secondo processo d’appello che lo ha ri-condannato a 10 anni; la Cassazione che questa seconda volta ha approvato, e sono sfilati tanti «pentiti» ma, tra un appello e l’altro, tanti altri se ne sono aggiunti a quello sfornato a sorpresa quel giorno di luglio di 12 anni fa. Sono state riempite migliaia, centinaia di migliaia di pagine di verbali, ma niente più ha spiegato meglio origini e ragioni di questo processo-fatwa a un uomo che ha servito lo Stato per cinquant’anni lottando contro la mafia e rischiando ogni giorno la pelle, come quell’urlo di donna al capezzale del marito che cercava di uccidersi: «Caino, maledetto Caino... ».
PENTITI VERI E PENTITI FALSI
Lo stesso Contrada lo ha ribadito, dieci anni dopo, nell’ultima intervista rilasciata prima dell’ultima sentenza: «È stata la Dia, la direzione antimafia che nasceva in quel tempo come corpo di polizia alle dirette dipendenze delle procure, che non gradiva che io mi fossi impegnato a creare una branca del Sisde, il servizio segreto civile, dedicata specificamente a combattere la mafia. È la Dia che si è specializzata nella gestione dei cosiddetti “pentiti” e che ha sfornato i “falsi pentiti” che sono serviti ad accusarmi». Perché i processi a Contrada sono basati esclusivamente sulle accuse dei «pentiti», e spesso si tratta di mafiosi e assassini a cui è stato proprio Contrada a dare la caccia, a trascinarli dinanzi al giudice e a farli condannare, e che si sono vendicati, più o meno sollecitati e incoraggiati, ri-guadagnando la libertà e con lo stipendio dello Stato.
E c’è la testimonianza dell’ex capo della polizia Vincenzo Parisi, che così ha deposto al processo: «Bruno Contrada è un investigatore straordinario. Il suo è un curriculum brillantissimo e ha dimostrato una conoscenza straordinariamente approfondita del fenomeno mafiosa, di cui è una memoria storica eccezionale, per questo ha ricevuto 33 elogi dall’amministrazione e dalla magistratura». Ed è proprio il capo della polizia, forse il più bravo e il più famoso, che accusa: «Bisogna far luce su eventuali interessi ed eventuali corvi che hanno ispirato ai pentiti le dichiarazioni contro Contrada. È quanto meno strano che soltanto dieci anni dopo vengono rivelati fatti di cui questi “pentiti” sarebbero stati a conoscenza da tanto tempo, a meno che non li abbiano appresi dopo e da chi ha voluto ispirarli. Perché questi “pentiti” parlano solo ora? Chi li manovra? Io vedo un pericolo per la democrazia».
CAMPAGNA DENIGRATORIA
E così depone il prefetto Emanuele De Francesco, che è stato il primo Alto commissario antimafia e poi direttore del Sisde: «C’è stato uno specioso malanimo contro Contrada, quando è stato il mio capo di Gabinetto, un malanimo agitato da certe lobby e certe cordate del ministero dell’Interno». E un altro prefetto, Angelo Finocchiaro, pure lui direttore del Sisde: «Contro Contrada e il Sisde ci sono stati attacchi ripetuti e proditori ed è stata organizzata una campagna denigratoria». E così hanno deposto altri capi della polizia, altri prefetti, altri ufficiali dei carabinieri, almeno tre dozzine di servitori dello Stato e uomini delle istituzioni. E l’ex presidente della Repubblica Cossiga ha addirittura chiesto la soppressione della Dia, accusandola di aver adottato «i metodi propri di un servizio segreto di polizia politica, sul modello della Gestapo nazista, dell’Ovra fascista e del Kgb sovietico».
ACCUSE SENZA PROVE
Come è stato possibile ai giudici non credere ai più autorevoli rappresentanti delle istituzioni della Repubblica e credere invece alle accuse senza prove né riscontri dei cosiddetti «pentiti», mafiosi, ladri, estortori e assassini? E molti di questi sono stati poi incriminati per calunnia, uno è stato espulso dal programma di protezione perché colto in flagrante mendacio e in riciclaggio di denaro sporco e traffico di stupefacenti, un altro ancora ha ritrattato tutte le accuse al processo d’appello e ha implorato i giudici di restituire l’onore a Contrada: di costui gli avvocati hanno scoperto, sempre nel processo d’appello, che era stato nascosto il verbale di un primo interrogatorio, in cui dichiarava di non sapere niente di Contrada. Alla contestazione il pm ha replicato che non aveva esibito quel verbale appunto perché di Contrada non si diceva niente: perché il pm avrebbe dovuto esibire qualcosa a difesa dell’imputato? Niente ancora a confronto del fatto che a presiedere la Corte d’appello che, la seconda volta, ha condannato Contrada è stato chiamato proprio il giudice che tre anni prima, quale componente del Tribunale della libertà, si era rifiutato di concedergli la libertà dalla carcerazione preventiva, dopo già due anni trascorsi in isolamento nel carcere militare: chi meglio di lui, che si era espresso così favorevolmente all’imputato, era più adatto a giudicarlo e a condannarlo?
Il fatto è che Bruno Contrada non è stato soltanto vittima delle faide interne ai corpi dello Stato, ma è stato il sacrificio propiziatorio al teorema del «terzo livello» e della connivenza delle istituzioni e del potere politico con la mafia. Inizialmente il processo che hanno tentato di fare a Contrada e che ancora echeggia in certe dichiarazioni delle vedove dell’antimafia che si oppongono alla concessione della grazia, doveva essere il processo per la strage di via D’Amelio: Contrada doveva essere l’agente dei servizi segreti «deviati» che per conto del potere politico (leggi Andreotti, ma indagheranno pure su Dell’Utri e Berlusconi come «mandanti delle stragi») avrebbe fatto assassinare dalla mafia il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, dopo aver tentato di assassinare Giovanni Falcone con il tritolo sugli scogli dell’Addaura. L’hanno scritto e fatto scrivere in centinaia di articoli e in decine di libri, l’hanno messo persino in un film: Contrada che si aggira sul luogo della strage pochi secondi dopo l’esplosione del tritolo. Non sono riusciti nell’intento, non foss’altro perché Contrada in quegli istanti era in barca con dieci testimoni molte miglia al largo di Palermo e hanno ripiegato sullo scivoloso «concorso esterno», buono per tutti gli usi e facile a sostenersi con la volonterosa collaborazione dei soliti «pentiti». Ora temono la revisione del processo, che può smascherare i «pentiti» e scoprire gli autori della trama. E temono anche la grazia: meglio che Contrada muoia in carcere e al più presto.

Lino Jannuzzi




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29 dicembre 2007

Livia Turco.Meningite?Tutto OK.

 
PESARO: TRENO BLOCCATO PER MALORE PASSEGGERA, SI SOSPETTA MENINGITE
Pesaro, 29 dic. - (Adnkronos) - Un treno diretto a sud e' stato bloccato alcune ore nella stazione di Pesaro per il malore di una passeggera: i sintomi fanno infatti temere che possa trattarsi di meningite. La donna e' stata trasportata in ospedale per i dovuti accertamenti.




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29 dicembre 2007

L'indegno governo della Povertà Prodi.CONSUMI: CODACONS, 75% FAMIGLIE STA CONSUMANDO AVANZI DI NATALE

 

CONSUMI: CODACONS, 75% FAMIGLIE STA CONSUMANDO AVANZI DI NATALE
Roma, 29 dic. - (Adnkronos) - Terminate le abbuffate di Natale, restano gli avanzi in frigorifero che quest'anno il 75% delle famiglie italiane sta ancora mangiando. E' quanto segnala il Codacons sottolineando la tendenza visto il periodo di austerity che l'Italia sta attraversando. Infatti, secondo l'associazione dei consumatori, gli avanzi continueranno ad essere mangiati anche nei prossimi giorni e solo una piccola parte di questi finira' sprecata in pattumiera.




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27 dicembre 2007

Navidad en Colombia: ¡Las Farc juegan cruelmente con la esperanza de los secuestrados y sus familiares!

 
Navidad en Colombia: ¡Las Farc juegan cruelmente con la esperanza de los secuestrados y sus familiares!
* En Colombia, en esta Navidad, las Farc continúan jugando cruelmente con la esperanza de centenas de secuestrados, de sus familiares, del pueblo colombiano y de millones de personas en el mundo entero.
* Las Farc han secuestrado en los últimos 40 años a miles de personas, algunas de ellas prisioneras desde hace 10 años, en campos de concentración que son una vergüenza humana. Las Farc torturan a los secuestrados de una manera inclemente, los mantienen encadenados en lo más profundo de las selvas y a muchos los asesinan salvajemente, pese a lo cual siguen cobrando dinero por sus rescates.
* Ahora, para mejorar su imagen internacional, las Farc anuncian la liberación de tres secuestrados, que serán entregados a su aliado, el presidente Chávez, de Venezuela, tratando de mejorar también la imagen internacional de éste.
* Las Farc tienen la obligación histórica de liberar a todos los secuestrados, sin condiciones.
* Ha causado expectativa la mediación del presidente de Francia, Nicolás Sarkozy, y muchos esperan que culmine con la liberación de todas las personas secuestradas por los terroristas. No obstante, en 40 años de lucha subversiva y múltiples "negociaciones de paz", las Farc nunca cumplieron ningún acuerdo firmado.
* Tradición y Acción, de Colombia, ha enviado al presidente Sarkozy una carta abierta junto con un Informe que describe la tragedia que vivió Colombia durante los últimos años.
* Si desea recibir gratuitamente por e-mail, en formato PDF, el Informe "Colombia: nunca más bajo el imperio del caos", que fue entregado al presidente Sarkozy, junto con la carta que acompañó al Informe, simplemente cliquee en Responder, o en Reply, e incluya su pedido gratuito. Si desea el libro impreso, pídanos los nombres de las librerías colombianas en las cuales está a la venta. Puede también enviar su valiosa opinión.
* En esta Navidad, no se olvide de elevar una oración o plegaria a Dios por los secuestrados colombianos, en poder de la cruel guerrilla, y por sus familiares, muchos de ellos, ancianos y niños.
Atentamente,
Roberto Higueras, estudiante de Derecho
Bogotá, 25 de diciembre de 2007
E-mail: ColombiaAutentica@yahoo.es




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27 dicembre 2007

CAPODANNO A NAPOLI CON LA "BOMBA DI BASSOLINO"

 EMERGENZA RIFIUTI: CONTRIBUENTI.IT, CAPODANNO A NAPOLI CON LA "BOMBA DI BASSOLINO" 

NAPOLI - Dopo la "Bomba di Maradona" e quella di "Bin Laden", arriva la "Bomba di Bassolino".
L'originale iniziativa viene da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che ha annunciato un capodanno speciale a Napoli all'insegna della sicurezza e della riscoperta delle tradizioni storiche.
Un mare di gente riempirà piazza del plebiscito allo scoccare della mezzanotte del prossimo trentuno dicembre con sacchetti di immondizia dorati meglio noti come la  "Bomba di Bassolino" da utilizzare al posto dei pericolosi e costosi fuochi artificiali.
In programma oltre all'ascolto degli artisti napoletani anche il classico "lancio del sacchetto" che i napoletani hanno ribattezzato come "Bomba di Bassolino".
Il progetto è stato presentato stamattina presso la Direzione Regionale di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani teso a riscoprire la storia e le usanze dei cittadini napoletani.
Infatti, a mezzanotte, dopo il brindisi e lo scambio di auguri, la famiglia si disfaceva della roba vecchia e inservibile, con un atto di valore simbolico.
Il lancio dei cocci a mezzanotte era il rito di eliminazione del male fisico e morale, accumulatosi nell'anno trascorso.
Una iniziativa dovuta anche al serio rischio che le 35 mila tonnellate di spazzatura possano andare in fiamme e, oltre a riempire l'aria di diossina e sostanze tossiche, mettere in pericolo le abitazioni e gli stessi residenti.
Negli ultimi 10 anni a Napoli si sono registrati 7 morti e 2500 feriti a causa dei botti di capodanno.
La "Bomba di Bassolino", secondo le previsioni dello Sportello del Contribuente di Napoli potrebbe portare per capodanno nuovi turisti in città.
Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani
L'ufficio stampa  Infopress 3922026231

Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani




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23 dicembre 2007

Il mio più sincero augurio in occasione del santo Natale

Madonna del buon consiglio - Santuario Genazzano (Roma)

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;
esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Salmo 9

Natale 2007

Il mio più sincero augurio
in occasione del santo Natale
e per un 2008 prospero e sereno!




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22 dicembre 2007

Così Vendola tartassa i pugliesi

  

Così Vendola tartassa i pugliesi

di David Consiglio

I pugliesi sono doppiamente sfortunati. Se da un lato, infatti, condividono con tutti gli altri italiani l'esperienza di essere governati dal malandato esecutivo di Romano Prodi, dall'altro devono pure affrontare la sventura di essere amministrati, a livello regionale, da una giunta presieduta da un rifondarolo doc, Nichi Vendola. Questa accoppiata è un miscela esplosiva. Soprattutto per le tasche dei pugliesi.
Se la fine del 2006 era stata caratterizzata dalla mazzata fiscale portata in dono dal trio Prodi, Visco e Padoa-Schioppa, quest'anno si chiude con il «regalo» - non desiderato - targato Vendola. In cosa consiste questo regalo? Semplice: dal 1° gennaio 2008 i pugliesi saranno chiamati a versare addizionali regionali sui redditi delle persone fisiche più salate; quando faranno il pieno pagheranno la benzina più cara grazie all'aumento delle accise di competenza regionale; e, dulcis in fundo, sempre per merito della giunta rossa del compagno Nichi, le imprese saranno gravate da aliquote Irap riviste al rialzo. Insomma, un vero e proprio salasso, senza se e senza ma. Alla spropositata pressione fiscale voluta dal Professore a livello nazionale, i pugliesi dovranno dunque aggiungere la stangata imposta loro dai governati regionali.
Perché questa «spremitura» fiscale? La risposta è molto semplice. Il governo regionale della Puglia, in perfetta sintonia con la dissennata politica economica dell'esecutivo dell'Unione, si è dimostrato, in questa prima metà di legislatura, del tutto incapace di pianificare e portare avanti una seria, rigorosa e sostenibile politica di bilancio. Vendola e i suoi assessori, da buoni esponenti della sinistra, hanno fatto crescere le spese, non hanno arginato il deficit della sanità - schizzato quest'anno a cifre superiori ai 200.000.000 di euro - e non hanno messo in pratica nessuna misura utile a ridurre gli sprechi e i costi eccessivi della politica. Insomma, niente di nuovo. Si tratta della solita sinistra «tassa & spendi», sempre pronta a elargire tutto a tutti, in maniera indiscriminata, per poi andare a tappare i danni fatti al bilancio attraverso il prelievo forzoso dei soldi dalle tasche - già a secco - dei cittadini. Come se non bastasse, neanche i servizi erogati dalla Regione sono migliorati.
Vendola, che doveva essere il fautore della «Puglia migliore», si sta trasformando in colui che assesterà il colpo di grazia finale al già debole e martoriato «tacco d'Italia». I pugliesi, per fortuna, si sono accorti dell'abbaglio preso alle ultime elezioni regionali; non a caso, in occasione delle consultazioni politiche del 2006, il centrosinistra in Puglia è stato pesantemente sconfitto dal centrodestra, e Forza Italia è risultato il partito più votato. Al prossimo giro - ne siamo sicuri - i risultati confermeranno questo trend. Nel frattempo, bisogna tenere conto anche delle voci che giungono da Roma, le quali danno il governatore in pole position per guidare la nuova Sinistra Arcobaleno; ciò potrebbe obbligare Vendola a lasciare il suo attuale incarico prima della scadenza naturale del mandato. I pugliesi, in questo caso, non ne sentirebbero la mancanza.


 




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22 dicembre 2007

'Romagna cristiana mai musulmana'.''Non ci piegheremo mai a una cultura fatta di tagliagole''

 

                    Nella foto il manifesto della Lega


''Non ci piegheremo mai a una cultura fatta di tagliagole''
'Romagna cristiana mai musulmana', la campagna della Lega per Natale
E' stata fortemente voluta dall'on. Pini: ''Il tentativo della sinistra di distruggere le nostre radici islamizzando il Paese è aberrante''. Nel manifesto l'immagine di un presepe e la fotografia di fedeli in preghiera con stampato sopra il simbolo del divieto stradale

Bologna, 22 dic. (Adnkronos/Ign) - Alla vigilia dell'avvio delle festività natalizie la Lega Nord Romagna ha lanciato una campagna di affiissioni con manifesti che riportano a grandi lettere la scritta 'Romagna cristiana, mai musulmana'. A fianco della parola cristiana l'immagine di un presepe. In corrispondenza di musulmana, invece, la fotografia di fedeli inginocchiati in atto di preghiera con il simbolo stradale del divieto stampato sopra.
"Il Natale - commenta l'on. Gianluca Pini, segretario nazionale della Lega Nord Romagna che ha voluto la campagna - è soprattutto un simbolo della cristianità della nostra terra e il tentativo della sinistra di distruggere le nostre radici islamizzando il Paese è quanto di più aberrante sia mai stato progettato. Non ci piegheremo mai a una cultura fatta di tagliagole che sul piano dei diritti umani è ancorata ancora ai tempi del Medioevo".
         
  




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22 dicembre 2007

L'indegno governo Prodi Schioppa, Diliberto, Bertinotti,Ferrero, e sindacati. LECCE, ELETTRICISTA CADE DA TETTO EDIFICIO AZIENDA E MUORE

 INFORTUNI: LECCE, ELETTRICISTA CADE DA TETTO EDIFICIO AZIENDA E MUORE
Lecce, 22 dic. - (Adnkronos) - Incidente sul lavoro questo pomeriggio a Casarano, in provincia di Lecce. Un uomo di 33 anni, Luca Muscella, elettricista, dipendente del Calzaturificio Filanto, e' morto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone da un'altezza di 10 metri. Stava effettuando lavori elettrici. L'uomo era sposato. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Casarano.




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22 dicembre 2007

Times:"La dolce vita è diventata amara"

 Times:"La dolce vita è diventata amara"
Dopo quello del New York Times, un nuo-
vo articolo della stampa anglosassone 
prefigura il "declino" dell'Italia.   
Questa volta è il Times di Londra ad  
analizzare la situazione nel nostro   
Paese. "C'è un senso di paura e di    
tristezza", scrive il quotidiano, "il 
passato, gloria dell'Italia, è anche la
sua prigione, con la politica e gli   
affari dominati da una gerontocrazia".
Unica nota positiva nell'intervista al
leader di Confindustria, Montezemolo: 
"Al di là del malessere, c'è speranza".




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22 dicembre 2007

Happy Holidays



Se qualcuno mi ha fatto male o danno,
volontariamente o involontariamente,
con pensiero, parola o azione,
lo perdono liberamente.
E io pure chiedo perdono
se ho fatto male o danno a qualcuno,
volontariamente o involontariamente
con pensiero, parola o azione.
Che io possa essere felice
Che io possa essere in pace
Che io possa essere libero.
Che i miei amici possano essere felici
Che i miei amici possano essere in pace
Che i miei amici possano essere liberi
Che i miei nemici possano essere felici
che i miei nemici possano essere in pace
Che i miei nemici possano essere liberi
Che i miei nemici possano essere felici
Che tutti gli esseri possano essere felici
Che tutti gli esseri possano essere in pace
Che tutti gli esseri possano essere liberi.
       
(tratta da tradizione Buddhismo Theravada
citata nel libro di Rick Fields "Chop Wood, Carry Water")




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21 dicembre 2007

Islam fuorilegge.Germania.Sondaggio choc, un musulmano su tre è fondamentalista

 Sondaggio choc, un musulmano su tre è fondamentalista

Il 40% degli oltre tre milioni di musulmani residenti in Germania ha un approccio fondamentalista alla religione, uno su sette non riconosce i valori dello Stato di diritto  e della democrazia mentre il 6% e' "affine" alla violenza. Sono gli allarmanti risultati di uno studio commissionato dal ministero dell'Interno tedesco, pubblicati dal quotidiano "Frankfurter Rundschau". Il ministro dell'Interno, Wolfgang Schaeuble, ha commentato che i dati rivelano "un serio potenziale di radicalizzazione islamica". Viene considerato in particolare preoccupante il fatto che a non condividere i valori dello Stato di diritto e della democrazia sia il 14% del campione di 1750 musulmani interrogati nel corso dell'inchiesta, il 40% dei quali e' in possesso del passaporto tedesco. Un altro dato inquietante e' quello secondo cui il 12% dei musulmani residenti in Germania e' favorevole alle punizioni corporali e alla pena di morte. Secondo il sociologo Werner Schiffauer l'atteggiamento di rifiuto dei valori occidentali da parte dei giovani musulmani dipende dal fatto che questi, "pur appartenendo alla terza generazione di immigrati, in Germania continuano ad essere visti come stranieri": "La loro sensazione e' di sentirsi tedeschi, ma al contempo anche emarginati", ha spiegato. E questo li condurrebbe a trovare risposte alternative alla loro condizione, che verrebbero trovate nell'appartenenza etnica e nella religione islamica




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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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