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30 giugno 2006

Il governazzo.

RUSSIA G-8, MINISTRI DEGLI ESTERI
UN GOVERNO COERENTE
5 anni fa gli amichetti del quarto in alto da sinistra misero a ferro e fuoco la città di Genova, sede del G8 del 2001, volendo impedire la riunione dei capi di stato. Oggi, invece, va tutto bene, perché al G8 ci sono loro. E pensare che il quarto in alto a sinistra nell'occasione parlò di "polizia cilena" con riferimento alle forze dell'ordine che fronteggiavano i teppisti: lui stesso, da giovane, lanciava le molotov alla polizia.

http://eraclito.ilcannocchiale.it/


 

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30 giugno 2006

Tassisti contro il governo Prodi

Competitivita': tassisti protestano

Competitivita': tassisti protestano 
(ANSA) -ROMA, 30 GIU- I tassisti italiani hanno deciso di mobilitarsi in seguito all'intenzione del governo di avviare il processo di liberalizzazione delle licenze . Secondo associazioni di categoria questa scelta e' 'destinata a destrutturare il settore, con danni economici e alla qualita' del servizio davvero incalcolabili'. Se la liberalizzazione delle licenze taxi fosse confermata 'si tratterebbe di una autentica sciagura', afferma il presidente e responsabile del settore taxi della Claai.




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30 giugno 2006

Afghanistan e Unione: sedare, sopire mediare. Non è politica estera. E' paralisi senza politica



Afghanistan e Unione: sedare, sopire mediare. Non è politica estera. E' paralisi senza politica

Come previsto, il governo ha varato il disegno di legge sull'Afghanistan, calibrando parole e scelte col misurino. Tutti soddisfatti sino al prossimo psicodramma che sicuramente andrà in onda durante la discussione parlamentare per la conversione in legge.
Il disastro, il vero disastro, è che tuto è stato fatto in questi giorni, in particolar modo da D'Alema, per evitare un sano confronto politico. La scelta di Prodi, dell'Ulivo e dell'Unione è stata unicamente quella di trovare una soluzione quale che fosse. Il puro nominalismo e l'astruso impiego delle formule l'ha fatta da padrone.
Resta il problema di fondo: i partiti della maggioranza non solo non hanno una linea unitaria di politica estera e di lotta al terrorismo (come invece avevano i partiti della Cdl), ma ne hanno almeno quattro, tutte divergenti).
La prima divaricazione non solo è strategica, ma addirittura dottrinale e etica. Per Rifondazione, Verdi, Pdci e parte dei Ds e della Margherita, infatti, è politicamente sbagliato e eticamente intollerabile condurre la lotta al terrorismo facendo anche operazioni di guerra, come si fanno in Afghanistan.
D'Alema e Prodi, hanno scelto di contrastare questo estremismo pacifista non con una sana discussione politica, di fondo, ma affidandosi a mezzucci. Si sono richiamati ai doveri imposti dall'alleanza con la Nato e l'Onu che ci chiamano, appunto, all'impegno a Kabul. Ma la sinistra sostiene in realtà che la Nato e l'Onu sbagliano in pieno la strategia afghana.
Naturalmente, è comprensibile che la mediazione sia stata quella che è, ma è intollerabile che non si siano poste nemmeno le premesse per una discussione sana e approfondita in futuro, slegata dalle urgenze parlamentari che mettono in discussione il governo.
Una colpa ancora più grave a fronte delle altre due posizioni che si riscontrano nella maggioranza. Una, di Udeur e Sdi, che è a favore dell'impegno in Afghanistan, ma ha sempre votato contro l'impegno in Iraq. L'altra, quella dei radicali, che si sono sempre fortemente espressi a favore dell'impegno sia in Iraq che in Afghanistan.
Ma i radicali, incredibilmente, hanno deciso di non parlare, di non prendere posizione e hanno offerto il tragico spettacolo di un partito che nel pieno della discussione sull'Afghanistan e a fronte del vergognoso atteggiamento di D'Alema nei confronti di Israele, si è dilaniato sulle dimissioni di Roberto Villetti in occasione della discussione sulle ripartizioni delle presenze nelle commissioni parlamentari!
C.P.

 

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30 giugno 2006

Calabria: Angela Napoli (An), Valutare Scioglimento Consiglio Regionale

           

Calabria: Angela Napoli (An), Valutare Scioglimento Consiglio Regionale
 
Lamezia Terme, 30 giu. - (Adnkronos) - ''Il presidente della regione Calabria, Agazio Loiero, e' persona politicamente navigata e conosce uomini e vicende per cui non potra' certamente ritenere di avere offerto alla nostra gente l'immagine di un Consiglio regionale privo di collusioni o immune da possibilita' di scioglimento, dopo la presa di posizione sul consigliere Domenico Crea''. E' quanto afferma l'esponente di Alleanza Nazionale alla camera dei deputati, Angela Napoli.




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30 giugno 2006

IRAQ: MOSCA OFFRE COMPENSO 10 MLN DI DOLLARI PER ASSASSINI DIPLOMATICI

IRAQ: MOSCA OFFRE COMPENSO 10 MLN DI DOLLARI PER ASSASSINI DIPLOMATICI
Mosca, 30 giu. (Adnkronos) - La Russia ha offerto un compenso di dieci milioni di dollari a chiunque fornisca informazioni utili alla cattura degli assassini dei quattro diplomatici uccisi in Iraq. Ad annunciarlo, il capo del servizio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev.




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30 giugno 2006

Quando dal paradosso (che è stato ed è il fondamento della politica prodiana delle sinistre-Ulivo) si precipita nel grottesco

             

Quando dal paradosso (che è stato ed è il fondamento della
politica prodiana delle sinistre-Ulivo) si precipita nel grottesco 
Bertinotti ai dissidenti
di Rifondazione comunista
 che non vogliono votare la
fiducia al governo Prodi:
"I nostri militari in Afghanistan
svolgono funzioni di pace"

di Gaetano Saglimbeni
       
           Sono 8 i senatori della Unione delle sinistre-Ulivo che hanno deciso di votare "no" al rinnovo del finanziamento della missione militare italiana in Afghanistan: 4 di Rifondazione comunista (Malabarba, Grassi, Turigliatto, Giannini); 3 dei Verdi (Bulgarelli, De Petris e Silvestri); 1 del Partito dei comunisti italiani (Rossi). E il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, oggi presidente della Camera, ha dovuto far ricorso al meglio del suo ben noto repertorio doppio-ghiochista, ispirato alla famosissima concezione dei due pesi e due misure, per cercare di convincere i suoi a desistere dal folle proposito di votare la sfiducia al governo del neo compagno Prodi.

          "I militari italiani in Afghanistan non sono in missione di guerra, come molti compagni si ostinano a sostenere, ma per svolgere funzioni di pace", ha detto testualmente il Fausto "gentleman rivoluzionario", fingendo di non aver mai detto il contrario per i militari italiani che hanno svolto e svolgono le stesse funzioni in Iraq e per i compagni di Rifondazione comunista sono soltanto militari, dotati di mezzi militari ed armi fatte per sparare e uccidere.
         Ed a questo punto, dal paradosso (che, come tutti sappiamo, è il fondamento e il "sale" della politica prodiana della Unione delle sinistre), si precipita decisamente nel grottesco. "Ma perché", la caustica e immediata riposta del senatore Luigi Malabarba, "le armi dei militari italiani in Afghanistan sono finte, sparano a salve?...". 
         "In attesa che Bertinotti o il suo fido Franco Giordano ci spieghino se sono armi vere quelle dei nostri militari in Iraq e armi-giocattolo quelle in dotazione ai nostri militari in Afghanikstan", insiste nello sfottò il senatore Fosco Giannini, "voglio che il prof. Prodi sappia che il mio sarà un 'no' anche in caso di richiesta di fiducia". E conclude: "Un'altra cosa voglio che sia chiara: non siamo noi, con il nostro atteggiamento, a mettere in difficoltà il governo: è Prodi che, per tenersi buoni quelli della Margherita e dell'Udeur, sta rompendo con il movimento della pace che l'ha sostenuto".
                                   
                Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




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30 giugno 2006

Napoli-Il ritorno della monnezza.



La fantasia al governo.
Rifiuti, maxi sit-in nel Napoletano
Bloccati treni e strade, grandi disagi

Migliaia di pendolari ed automobilisti bloccati fra Torre del Greco e Torre Annunziata (Napoli) per una grande manifestazione indetta dalla popolazione locale per protestare contro l'emergenza rifiuti. Strade e treni bloccati per dire no alla revoca dell'ordinanza che predisponeva la chiusura delle aree di stoccaggio provvisorio dei rifiuti in alcune ex cave per ragioni di carattere sanitario.
Bloccata da quasi 200 persone via Nazionale, che collega Torre del Greco a Torre Annunziata, come pure viale Europa; paralizzata la stazione della Circumvesuviana di Leopardi, con alcuni manifestanti che si sono incatenati ai binari. Risultato, il traffico è andato in tilt, i treni sono rimasti fermi creando non pochi disagi a pendolari e studenti. Praticamente impossibile raggiungere Napoli proveniendo da Sorrento e Pompei. A poco è servito l'intervento di vigili urbani e forze dell'ordine, mentre non sono stati ancora predisposti servizi "navetta" alternativi. I treni della Circumvesuviana provenienti da Napoli vengono fatti fermare a Torre del Greco per poi tornare indietro; analogo discorso per quelli provenienti da Sorrento e Poggiomarino (via Scafati), che effettuano l'ultima fermata per i viaggiatori a Torre Annunziata.
Pietra dello scandalo, la revoca da parte del commissario per l'emergenza rifiuti, Corrado Catenacci, dell'ordinanza - firmata mercoledì sera dal commissario prefettizio del Comune di Torre del Greco, Ennio Blasco - che predisponeva la chiusura di alcune aree di stoccaggio nella zona. Era stato proprio il commissariato, alcuni giorni prima, a consentire che nell'area fossero portati i rifiuti prodotti da undici città (oltre a Torre del Greco anche Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare di Stabia, Ercolano, Gragnano, Portici, Pompei, San Giorgio a Cremano, Trecase e Torre Annunziata): una decisione che aveva mandato su tutte le furie i residenti, costituitisi subito in un comitato spontaneo. La popolazione aveva bloccato le vie di accesso al sito, fino alla firma dell'ordinanza da parte del prefetto Blasco. Il dietrofront imposto dal commissariato, che rimette sul tappeto l'ipotesi di concentrare i rifiuti di diversi centri nell'area, ha fatto scatenare il nuovo sit-in.


 

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30 giugno 2006

Il Prc attacca il Pdci sul rifinanziamento della missione



Il Prc attacca il Pdci sul rifinanziamento della missione

di GIANNI DI CAPUA
MAURO
 
Fabris, capogruppo Udeur alla Camera, aveva sintetizzato il tutto in una battuta, pronunciata martedì, dopo che il Pdci aveva negato il proprio consenso al compromesso sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan: «Mi sembra che qui si stia combattendo una guerra tra chi è più pacifista». Forse non aveva tutti i torti visto che, anche ieri, i «pacifisti dell’Unione» hanno continuato a combattere a colpi di reciproche accuse. Ad aprire le ostilità, ieri mattina, un fondo del direttore Piero Sansonetti sulla prima pagina di Liberazione il quotidiano di Rifondazione Comunista. «Il dissenso del Pdci - ha scritto Sansonetti - è abbastanza stupefacente. Non si riesce proprio a capire come possa respingere questo accordo, per motivi di coscienza, un partito cje daposizioni di governo di primissimo piano ha partecipato addirittura ad un’azione diretta di guerra, condotta qualche anno fa dall’Italia in Serbia». «Viene il dubbio - ha aggiunto Sansonetti - che i motivi che spingono il Pdci a opporsi fino all’ultimo all’accordo riguardino più calcoli di politica interna che i grandi temi della politica estera». Parole dure che hanno subito infiammato il dibattito politico. Così, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi cercava di far rientrare il dissenso degli otto senatori che mercoledì hanno annunciato il proprio voto contrario al decreto di rifinanziamento, le truppe in campo continuavano la battaglia. «Ho ribadito che per noi va benissimo l’accordo raggiunto nell’ultima riunione al Senato» sono state le prime parole di Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione comunista a Montecitorio, dopo il colloquio con Levi. Un colloquio nel quale Migliore ha assicurato che i senatori «ribelli» del Prc (Giannini, Grassi, Turigliato e Malabarba) voteranno compatti con la maggioranza. Ma il presidente dei deputati di Rifondazione non si è fermato qui. Criticando l’atteggiamento del Pdci ha aggiunto: «È un problema per tutta la coalizione, non del Prc. Non è tollerabile una forza che cambia atteggiamento a seconda dell’uditorio che si trova di fronte». E così, mentre anche i Verdi mitigavano i toni, con il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli che ribadiva a Levi «l’alto senso di responsabilità del partito nei confronti del governo» e assicurava il voto dei «suoi» tre senatori dissidenti, i Comunisti Italiani tornavano alla carica. «Serve la discontinuità rispetto al precedente governo Berlusconi - ha affermato l’eurodeputato Marco Rizzo -. Non possiamo fare le stesse cose rispetto di chi ci ha preceduto in un settore strategico come quello internazionale e sulle questioni e della pace e della guerra». Mentre il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio replicava a Migliore: «Il Pdci non farà mai cadere il governo Prodi come fece Rifondazione nel 1998, e non regalerà mai la crisi e il Paese a Berlusconi, ma intende portare avanti le sue ragioni con chiarezza, limpidezza e coerenza. Il capogruppo del Prc, invece, di preoccuparsi di come vota e si comporta il Pdci, pensasse ad alcuni dei suoi, che, in bella evidenza, sui tutti i giornali di oggi, annunciano il loro voto contrario a prescindere». E anche il responsabile Esteri del partito Massimo Venier non ha risparmiato critiche ai «cugini» di Rifondazione. «Capiamo e rispettiamo la difficoltà ed il travaglio che vive il Prc - ha detto -. Non è però accettabile che il Prc scarichi all’esterno i propri problemi alzando la polemica verso di noi. La posizione del Pdci è chiara e non può essere strumentalizzata da nessuno. Siamo contro la guerra in Afghanistan, cercheremo sino all’ultimo di convincere l’Unione della necessità di mettere in campo una iniziativa che apra la strada al ritiro. Di fronte ad un decreto che non modifica la missione voteremo in coerenza con ciò che abbiamo fatto, non da soli, negli ultimi anni». Oggi, intanto, il Cdm darà il via libera al decreto legge sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero. Nessuno, però, sa ancora chi vincerà la «guerra dei pacifisti».




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30 giugno 2006

L'ISLAM NON È MAI STATO MODERATO

L'ISLAM NON È MAI STATO MODERATO

L’Islam è moderato, o esiste un altro Islam fanatico e integralista, oppure coincidono tutte e due le concezioni di Islam? Questa è la domanda che si pongono tutti gli osservatori e l’opinione pubblica, specialmente dopo gli attacchi terroristici di New York, Londra, Madrid e di Sharm-el Sheichk. Domenica sera, ero sul treno Intercity Genova -Milano, e, un musulmano che viaggiava nel mio scompartimento, mi ha detto chiaramente che non esiste un Islam moderato. "Quella - ha detto- è immagine che ai musulmani serve per integrarsi e farsi accettare, ma i loro obiettivi sono altri". Per me non è stata una sorpresa, nel senso che io penso queste cose da sempre, ma ho avuto il conforto di un musulmano sincero, leale e non ipocrita. E la cultura del dialogo, gli ho chiesto? “Sono tutte balle”, mi ha risposto. “Essa ci serve a mantenere rapporti diplomatici con gli altri Stati e con le altre religioni, ma nel nostro intimo non ci crediamo”. “Noi – ha concluso- appoggiamo Osama e il senegalese che avete espulso dall’Italia ”. E basta. Poi è sceso a Voghera e si è allontanato in fretta. L’Islam, come è noto, è presente in tutti quegli Stati che vanno dal Marocco all’Indonesia e ha un miliardo e 200 milioni di fedeli, mentre i cristiani di tutte le confessioni (cattolica, ortodossa e protestante) sono due miliardi. Fino al 14.mo secolo i rapporti tra Islam e Occidente sono stati improntati all’odio e all’intolleranza, poi dal 16. mo secolo ritornano ad essere discreti , mentre dal 1798 con lo sbarco di Napoleone in Egitto, sono ritornati buoni. Ma è nel XX secolo che i rapporti fra Islam e Occidente si deteriorano nuovamente e gravemente e l’Islam cambia la sua identità: diventerà integralista fondamentalista. In Egitto, nasce il movimento radicale e integralista chiamato dei “Padri fondatori”, guidato da Muhammad Rashid Rida. L’erede è un suo alunno , Hasan al-Banna, che diffuse il movimento anche in Siria, Palestina, Sudan e altri Paesi del mondo arabo: nel 1954 fu messo fuori legge. In Pakistan Abul al-Mawudi fonda il partito islamico. E in Sudan (1969), in Libia (1969) e in Iran (1979) vengono instaurati regimi autoritari islamici. Nel 2001 il gruppo radicale islamico di al Qaeda sferra l’attacco più grave contro l’Occidente impiegando bombe, kamikaze, aerei per seminare, terrore morte e distruzione nella città di New York ( i morti saranno oltre 4.500). Poi sarà la volta di Londra (7 luglio 2005) con 56 morti e, infine, Sharm-el Sheikh con 64 morti, e le bombe alla Stazione Ferroviaria di Madrid. Questa è la vera identità dell’Islam, questi sono i fatti, questa è la storia, con buona pace dei due docenti universitari cattolici buonisti : Paolo Branca (Università Cattolica) e Franco Cardini (Università di Firenze) che operano dei distinguo all’interno dell’Islam, e non riescono a pronunciare la parola terroristi. Sembra di leggere nei loro scritti l’analogia degli scritti degli amici delle Brigate Rosse degli anni 70. Ricordate? Non erano terroristi, ma “compagni che sbagliavano”. Ma che uccidevano, che ammazzavano, e solo pochi avevano il coraggio di dirlo. L’Islam (ormai non ha senso usare due categorie distinte) rifiuta categoricamente il marxismo perché è materialista e ateo, e perché ritenuto una derivazione europea. I musulmani, essendo credenti in Allah, negli angeli, nei demoni, nei ginn (spiriti che rappresentano le forze della natura), e nel Corano, non potranno mai aderire al marxismo. Altrimenti salterebbe tutto l’impianto della teologia islamica.In conclusione, l’Islam ha dichiarato guerra all’Occidente, e al suo moderno sistema di pluralismo. E’ un Islam integralista, spesso associato alla violenza e alla intolleranza che con le sue azioni ha cancellato l’Islam moderato. E un Islam fatto di dittatori, di uomini forti, di generali, o di monarchie assolute. Non ama la democrazia e non accetta il volere del popolo che è sottomesso, e a cui vengono imposte con forza le leggi. Ora, questi gruppi radicali islamici, si sono concentrati in Europa ( 30 milioni) e con i
turchi nella UE diventeranno 100 milioni, lottano con il terrore per la costruzione di un ordinamento islamico. Dividono il mondo in due “zone” la zona dell’Islam (dar al-islam) che deve essere un regno dove domina la pace. Infine la “zona” di guerra (dar al-harbi) in cui vivono i non credenti e i non musulmani). In buona sostanza, l’Islam è per il “gihad” (impegno per la questione dell’Islam”) ed è un concetto che supera ampiamente quello di “guerra santa”. I loro kamikaze, addestrati in alcuni dei 400 Centri culturali islamici italiani, hanno assunto questo impegno per la lotta della fede e per il dominio dell’Islam che, per ogni musulmano, è un obbligo. Tutto ciò avrà termine quando il mondo sarà diventato territorio dell’Islam. Ha senso oggettivamente, dopo i fatti storici evidenziati, parlare ancora di Islam moderato? Noi, lo escludiamo nella maniera più assoluta.

Alberto Giannino

Culture



 










          
 





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30 giugno 2006

Si Tav- Prodi: "Onoreremo gli impegni""L'Italia rischia di rimanere isolata"



Si Tav-Prodi: "Onoreremo gli impegni"
"L'Italia rischia di rimanere isolata"
"Queste infrastrutture si devono fare anche per onorare gli impegni presi a livello internazionale ed evitare che l' Italia resti fuori dai corridoi europei". Romano Prodi ha scelto queste parole per aprire il tavolo politico convocato per discutere le posizioni del governo sull'alta velocità. Il presidente del Consiglio ha sottolineato l'importanza dell'ultimazione della tratta Torino- Lione descrivendola come "indispensabile".
Nel suo intervento, davanti agli amministratori locali e ai ministri competenti, Prodi ha ribadito l'importanza della convocazione di un tavolo che non si riuniva dalla fine del 2005. Il presidente del Consiglio ha poi però sottolineato lo scopo di base di questa riunione cioè: "Concertare, discutere, conoscere le rispettive posizioni, condividere i problemi e poi alla fine il governo decide".
Il premier ha inoltre ricordato che alcuni degli accordi internazionali risalgono al governo Amato e ha anche sottolineato che quando era presidente della Commissione europea ha gestito i tavoli internazionali, infine ha esplicitato che "la posizione del governo e della maggioranza, anche durante la campagna elettorale, è sempre stata favorevole a che queste infrastrutture si facessero".  Dopo il suo intervento Prodi ha lasciato Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a presiedere il tavolo.

 

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30 giugno 2006

Per gli amici Islamici che mi seguono dall'Arabia Saudita ,Giordania ecc.

Per gli "amici" Islamici che mi seguono dall'Arabia Saudita ,Giordania ecc.domani sera un a bella clip porno
 per loro, dopo le 24 ora Italiana.




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30 giugno 2006

Il silenzio di Capezzone, Bonino, Pannella su Israele e Iraq è scandaloso

              

Il silenzio dei radicali su Israele e Iraq è scandaloso
Arturo Parisi, giovedì, ha minacciato apertamente le elezioni anticipate nel caso la maggioranza non trovi una posizione comune sull'Afghanistan. Sempre giovedì, tra gli esponenti dell'Ulivo solo Walter Veltroni, sindaco di Roma, ha espresso solidarietà a Israele per l'uccisione del diciottenne rapito e per il rapimentodi un militare israeliano, durante un'azione militare non di terroristi, ma proprio del braccio armato di Hamas, su mandato del leader di Hamas Khaleed Meshal. Dal governo e dalla maggioranza sono venuti sulla vicenda solo silenzi o frasi apertamente schierate col torto palestinese, in primis quelle di D'Alema, che nei giorni scorsi ha telefonato a Abu Mazen, ma si è ben guardato dall'esprimere solidarietà, come ha fatto Veltroni, al governo di Gerusalemme.
Le peggiori previsioni sulla politica dell'Unione si stanno dunque avverando.
E i radicali tacciono.
Daniele Capezzone ha parlato ieri di Afghanistan. Non di Iraq, non di Israele. Tutti i suoi alleati ''de sinistra'' parlano di Israele come di un paese criminale, il governo Prodi si defila, ma i radicali non ne parlano.
Tace Capezzone, tace Bonino, tace Pannella.
E' un quadro impressionante. Triste. Sconsolante.
I peggiori vizi della politica politicante stanno spingendo l'intera leadership radicale a calcoli di basso conio, a tattichette trasversali e a abbandonare totalmente le battagli che li hanno impegnati per decenni.
E' il segnale del triste fallimento di una intera strategia.
Misero.
C.P.

 

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29 giugno 2006

Il governo Prodi il governo delle minacce.

Parisi:se viene meno alleanza si rivota
                                
 Parisi:se viene meno alleanza si rivota
 "E' evidente che ci siamo presentati  
 insieme agli elettori e dagli elettori
 dovremmo tornare nel momento in cui la
 nostra alleanza dovesse venir meno. Ma
 io sono sicuro che non avverrà". Lo ha
 detto il ministro della Difesa, Parisi,
 in un'intervista a Tg Parlamento rife-
 rendosi alla missione in Afghanistan.  
 Domani il Consiglio dei ministri varerà
 un decreto legge e anche un disegno di
 legge: "Il decreto è doveroso perchè la
 nostra presenza in Afghanistan è garan-
 tita da una copertura che deve essere 
 deliberata secondo la Costituzione".  




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29 giugno 2006

Dopo le dimissioni di Roberto Villetti da capogruppo della Rosa Pugnetta.

   

RNP: DOPO DIMISSIONI VILLETTI SI RIUNISCE COMPONENTE RADICALE
CRISI SI TRASFORMI IN GRANDE CRISI DI CRESCITA
Roma, 29 giu. (Adnkronos) - Dopo le dimissioni di Roberto Villetti da capogruppo della Rosa nel pugno alla Camera, gli organi direttivi dell'Associazione 'Luca Coscioni', di Radicali italiani insieme ai membri radicali della Segreteria nazionale della Rosa nel Pugno e del gruppo parlamentare, si sono immediatamente riuniti. La componente radicale in questa occasione, si legge in una nota, ''conferma la sua assoluta fiducia nella Rosa nel Pugno, nelle sue ragioni ideali e politiche, nel suo progetto. L'attuale, finalmente evidente, sua crisi potra' e dovra' convertirsi rapidamente in una grande crisi di crescita. La decisione di Roberto Villetti costituisce un serio contributo in tal senso''.




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29 giugno 2006

Quote "rosa" per stranieri?

In Italia aumenta il fenomeno della disoccupazione degli stranieri immigrati.
Prima o poi qualcuno proporrà di riservargli una quota dei posti di lavoro, come già è successo in altri paesi?

In Finland unemployment is around 25% for immigrants
by Phil While unemployment is around 7% in Helsinki, it’s around 25% for us immigrants - Who has the answer to fix the situation?
When will these trends be reflected in the recruitment practices of the municipal labour force? And what about public procurement? Municipal politicians in Helsinki - if they are interested in the issue at all - still talk about supported work schemes for immigrants. Why don’t they demand that also private sector companies (who supply goods and services worth of millions of euros to the city) take responsibility in providing jobs for people of diverse ethnic backgrounds? After all, the public, taxpayers’ money, that funds public procurements comes increasingly from taxes paid by ethnic minorities. And sooner or later it simply will make economic sense for these companies!
Quotas. Some are not directly saying it but what what they  want is private companies in Finland to have immigrant quotas - Companies over ‘x’ amount of people must have ‘x’ amount of immigrants depending on the size of the company or else they’ll be taxed extra or sued by the state or something. And while I came back from vacation quite tan skinned, I doubt I’m the kind of “immigrant” who would fulfill these quotas. 
Immigrant/minority/racial quotas may be a new concept in Finland but they’re very familiar to Americans. While in the short-term it may provide jobs (not necessarily good ones) for immigrants, Finland will see increased sentiments of racism and anti-immigration in the long-term. Whether they’re right or wrong, some natives will feel these immigrants are “stealing” their jobs. More qualified people will lose jobs to less qualifiied people simply because of the color of their skin or where they come from. I know that the protectionist, racist, yet powerful Finnish trade unions make it very difficult for immigrants, I just think that using government force to fix this issue will do more harm than good.
www.newsblog.it




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29 giugno 2006

Si alla tav -Torino-Lione: Prodi, Necessario Rafforzare Corridoio 1 e 5

        

Torino-Lione: Prodi, Necessario Rafforzare Corridoio 1 e 5
Roma, 29 giu. (Adnkronos) - L'interconnessione dell'Italia alla rete europea e' fondamentale e occorre rafforzare i Corridoi 1 Berlino-Palermo e 5 Lisbona-Kiev. E' questa la priorita' indicata dal premier Romano Prodi aprendo i lavori del tavolo politico in corso a palazzo Chigi sulla tratta Torino-Lione. Il premier, secondo quanto riferiscono fonti presenti al tavolo, ha indicato il rischio di un isolamento dell'Italia, sottolineando che e' un lavoro complesso quello che dovranno affrontare a questo tavolo. Per questo Prodi chiede spirito di cooperazione perche' una decisione alla fine andra' presa per evitare la paralisi del paese. E' fondamentale, ha aggiunto ancora Prodi, che il Corridoio 5 passi in Italia e non al di sopra delle Alpi.


 

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29 giugno 2006

«D’Elia si dimetta per il bene dello Stato»

«D’Elia si dimetta per il bene dello Stato»
Sergio D'Elia «dovrebbe, per il bene supremo dello Stato e delle sue istituzioni, che anche lui rappresenta, dimettersi da ogni carica». Lo sottolinea l'associazione «Memoria» che riunisce i familiari di poliziotti e magistrati uccisi dai terroristi in una lettera inviata al presidente della Camera Fausto Bertinotti,il quale in un incontro con i rappresentanti dell'associazione aveva detto che «il voto del popolo è sovrano». «Se davvero D'Elia - si legge nella lettera - ha avuto un buon percorso morale e di buon cittadino, grazie a questo dovrebbe, per il bene supremo dello Stato e delle sue istituzioni, che anche lui rappresenta,dimettersi da ogni carica. Dimostrerebbe così di aver davvero ben compreso e interiorizzato i valori morali per cui i nostri cari si sono fatti uccidere dai terroristi: libertà, legalità e democrazia».


 

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29 giugno 2006

La mafia è tra voi

               

Emergono nuovi retroscena sulle candidature alle ultime elezioni regionali. Marini e D’Antoni sarebbero intervenuti per caldeggiare il nome di Crea.
 Rosy Bindi: Loiero non usi l’omicidio Fortugno.
 Il ministro per la Famiglia attacca il presidente della Calabria: «La moralità è una sola, non c’è un trasformismo buono e uno cattivo»
 
 di Felice Manti

Gli strascichi del caso Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri, continuano a dilaniare il centrosinistra. E il governatore calabrese Agazio Loiero è sempre più isolato.
Al centro del dibattito politico i rapporti tra i presunti mandanti dell'omicidio, arrestati nei giorni scorsi, e Domenico Crea, il consigliere regionale della Margherita subentrato dopo l'omicidio al collega assassinato.
Alessandro Marcianò, individuato dalla Dda di Reggio Calabria come presunto mandante dell'omicidio Fortugno insieme al figlio Giuseppe,è il caposala dell'ospedale di Locri dove lavorava anche Fortugno e la moglie Mariagrazia Laganà, ora parlamentare dell'Ulivo. Ma soprattutto, secondo gli sviluppi giudiziari, avrebbe uno stretto legame politico con lo stesso Crea. L'omicidio di Fortugno potrebbe essere maturato per favorire l'elezione di Crea, ex consigliere dell'Udc passato alla Margherita. L'ipotesi investigativa sembra peraltro suffragata anche da alcune intercettazioni telefoniche tra lo stesso Crea e Alessandro Marcianò pubblicate nei giorni scorsi.I rapporti già tesi tra la Margherita e Loiero, espulso dal partito di Rutelli durante la campagna elettorale di aprile per aver fondato con alcuni transfughi della Cdl il Partito democratico meridionale, si sono definitivamente spezzati dopo che il governatore, in un'intervista al Corriere della Sera, ha chiesto a Crea «un passo indietro», criticando duramente anche la gestione delle candidature in campagna elettorale del suo ex partito. Il ministro della Famiglia Rosy Bindi, che nei giorni scorsi aveva definito Loiero «un trasformista che ha cambiato sette casacche»,ha nuovamente attaccato il governatore calabrese: «Trovo francamente poco edificante che i peccati di qualcun altro - scrive oggi Rosy Bindi sul quotidiano della Margherita Europa - siano utilizzati come il lavacro di un comportamento politico disinvolto. La moralità è una sola. E non c'è un trasformismo buono e uno cattivo». La Bindi chiede che la magistratura vada fino in fondo» e che «la Margherita calabrese prenda tutte le iniziative necessarie per una serena e ferma ricerca della verità».In questa storia tra cronaca nera e politica portare a galla la verità non sarà semplice. Anche perché, parallelamente all'inchiesta giudiziaria, emergono nuovi retroscena legati alla candidatura di Crea. Secondo quanto ha riportato il quotidiano calabrese CalabriaOra, per cercare di convincere Loiero ad accettare la candidatura di Domenico Crea, vennero in Calabria l'allora capo della segreteria organizzativa della Margherita Franco Marini e Sergio D'Antoni, fondatore di Democrazia Europea.I due avrebbero chiesto un primo incontro con Loiero per un chiarimento, senza esito. Il giorno successivo, secondo la ricostruzione, Marini e D'Antoni avrebbero invitato nuovamente Loiero all'aeroporto di Lamezia Terme da dove sarebbero ripartiti per Roma. All'appuntamento con Loiero sarebbe stato presente anche Crea. «Quell'incontro - scrive CalabriaOra - non è stato dolce». Crea avrebbe chiesto a Loiero un assessorato in caso di vittoria, ricevendo un netto rifiuto. La ricostruzione del giornale,che ha annunciato altri sviluppi, è stata smentita da D'Antoni: «Quella ricostruzione è a dir poco fantasiosa. Non c'è stato alcun incontro».
Anche i cosiddetti «ragazzi di Locri», scesi in campo dopo l'omicidio dell'esponente della Margherita con lo striscione «E ora ammazzateci tutti» hanno voltato le spalle al presidente della Calabria. Uno dei dirigenti del movimento ha invitato Loiero a dimettersi: «Dietro l'invito di Crea c'è un ragionamento ben preciso che poggia sulle stesse basi etiche invocate dal governatore».Antonio Gentile, senatore di Forza Italia, chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sull'omicidio Fortugno.




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29 giugno 2006

Le rapine del governo Prodi.Prima paghi e poi................!

         

Le rapine del governo prodi.
Prima paghi e poi................!
FISCO: VIA LIBERA CAMERA A DL PER BLINDARE GETTITO IRAP
IN 6 REGIONI TERMINE VERSAMENTO SLITTA AL 20 LUGLIO SENZA MAGGIORAZIONE 0,4%
Roma, 29 giu. (Adnkronos) - Via libera della Camera al decreto legge per blindare il gettito Irap. Il provvedimento, che ora passa all'esame del Senato, punta a escludere per l'Irap il cosiddetto 'ravvedimento operoso'. Quindi non sara' possibile versare l'imposta dovuta in ritardo pagando solo una multa super ridotta. La misura e' stata messa in campo per evitare che un numero consistente di contribuenti eviti di effettuare il versamento Irap in attesa della pronuncia della Corte di giustizia Ue che potrebbe dichiarare l'Irap perche' ritenuta un 'doppione' dell'Iva.




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29 giugno 2006

Penalisti contro il governo Prodi-8 giorni di sciopero

Penalisti, 8 giorni di sciopero
Dal 14 al 21/7.
Protesta per ddl sospensione riforma
 ROMA, 29 GIU- Gli avvocati penalisti tornano a scioperare e stavolta lo fanno con un 'pacchetto' di 8 giorni di astensione dalle udienze, dal 14 al 21 luglio. La protesta e' contro il ddl di sospensione della riforma dell'ordinamento giudiziario e contro il "totale appiattimento sui desiderata della magistratura associata" emerso dalla relazione del ministro Mastella. Gli otto giorni di sciopero sono stati deliberati dalla giunta dell'Unione camere penali.




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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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