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30 aprile 2006

Anche i comunisti hanno diritto alla proprietà privata



Anche i comunisti hanno diritto alla proprietà privata ed al godimento della buona vita.
Villa con piscina per il compagno Fausto
  E poi parlano di ridistribuzione dell'economia!!!
 Paolo Emilio Russo
 MASSA MARTANA ( PERUGIA) Prima del bivio per Colpetrazzo, dove l'antica via Flaminia corre parallela alla Statale, a destra si scorge una stradina. Appena appena segnata, senza asfalto, col fondo di sassi ed erba calpestata, fa un tornante e sale su per Polane Basso. Duecento metri e diventa così ripida da costringere chi guida a scalare di marcia, tornare alla prima. Lì, dietro ad una siepe alta di ligustro, è incastonata nella collina la villa di Fausto Bertinotti. « Welcome » , c'è scritto sul cancello. Si vede la casa: due piani, centrocinquantametri quadrati, ottima esposizione. Facciata in pietra che riflette il sole nel giardino con prato verde all'inglese arricchito da due maestosi ulivi. Pure lì, nella tana del leader di Rifondazione, fanno capolino i simboli di Romano Prodi. Più avanti, nascosta dal muro verde di foglie, una piscina quadrata. L'acqua non c'è ancora, ma le sdraio bianche di plastica sono pronte: una lavata e via, a prendere il sole godendo del silenzio rotto solo dal chiocciare delle galline della vicina. Massa Martana, comune di tremilaottocento anime in provincia di Perugia.







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30 aprile 2006

''Rifondazione ha due linee. A Bologna scelga o e' fuori''

Bologna: Cofferati, Rifondazione Resta Fuori Se Caruso Detta La Linea
Roma, 30 apr . - (Adnkronos) - ''Rifondazione ha due linee. A Bologna scelga o e' fuori''. Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, dopo lo scontro sull'autonomia dei magistrati e gli episodi di violenza di Milano lancia un 'ultimatum' al partito di Fausto Bertinotti. ''Se vogliono un rapporto positivo con la maggioranza, i dirigenti del Prc bolognese devono abbandonare una linea alla Caruso'' dichiara in un'intervista a ''Repubblica''. ''Se decideranno di non rispondermi io andro' ugualmente avanti cosi''' aggiunge.




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30 aprile 2006

Presentazione del volume -IN PRINCIPIO L'UOMO CREÒ IL CLONE

Presentazione del volume

 

IN PRINCIPIO L'UOMO CREÒ IL CLONE

Uno scienziato e un rabbino discutono le incognite (e i dilemmi) dell'era biotecnologica 

di Aaron Fait e Michael Bejo (Franco Angeli ed., Milano 2005)

 

 Roma, Martedí 9 Maggio ore 18.00  al Feltrinelli International, Via Emanuele Orlando 84/86 Roma.

Interverranno:

Giovan Battista Brunori, giornalista,  redattore esteri e vaticanista del Tg2, autore del libro «La Croce e la Sinagoga»

Lisa Palmieri-Billig, rappresentante in Italia e presso la Santa Sede dell'American Jewish Committe e vice presidente della Sezione Europea dell'ONG "Religioni per la Pace"

Raffaele Prodomo, professore di Bioetica presso la Seconda Università di Napoli, autore di numerosi volumi di bioetica e medicina. Sarà presente l'autore Aaron Fait.

 

Scheda del volume

 

Autori: Fait Aaron , Beyo Michael  

Contributi: Agazzi Evandro, Flamigni Carlo  

Nato in un bar di King George street nella Grande Arancia, questo libro è la sintesi di riflessioni critiche, a volte provocatorie sul rapporto società - scienza, sull'intervento dell'uomo nel mondo, sulla nascita della vita e l'autonomia della persona, sulla morte. Un biologo e un rabbino, due amici, due ebrei discutono in un gioco ad incastro al quale si uniscono due importanti esponenti del mondo accademico italiano: Evandro Agazzi, filosofo, e Carlo Flamigni, esperto della riproduzione. In un periodo in cui le fazioni in campo sono divise da baratri incommensurabili per lo piu' creati da pregiudizi  e disinformazione , questo libro é un manifesto di coesione disincantata contro la retorica spicciola e apre uno scorcio sul rapporto ebreo/scienza, una misura di giudizio diversa che puo' creare la base per il rinnovo di una riflessione ormai esaurita dagli slogan.

 

Aaron Fait é biologo e ricercatore all'Istituto Max Planck per la Fisiologia Molecolare delle Piante di Potsdam-Berlino. Laureato in biologia a Tel Aviv, si é specializzato in ecologia e qualitá dell'ambiente (MSc) all'universitá di Tel Aviv. Ha successivamente conseguito il dottorato in biochimica (PhD) all'Istituto Weizmann per le Scienze, Rechovot, Israele.

 

Michael Beyo ha studiato scienze politiche e storia ( B.A.) al Touro College, New York, per poi specializzarsi in Israele in politica comparativa e teoria politica (M.A.) all'Universitá di Bar Ilan. Ha ricevuto il titolo di Rabbino all'accademia religiosa Kerem BeYavne in Israele, dopo aver studiato in Yeshivot di Francia, Inghilterra e Stati Uniti.




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30 aprile 2006

Caduti Nassirya, aperta camera ardente



Caduti Nassirya, aperta
camera ardente
 Si è aperta all'ospedale militare del 
 Celio a Roma, la camera ardente per i 
 tre militari italiani caduti nell'at- 
 tentato di giovedì scorso a Nassiriya.
 I familiari di Nicola Ciardelli, Franco
 Lattanzio e Carlo De Trizio, sono ac- 
 canto ai feretri. All'esterno, picchet-
 to d'onore di carabinieri e militari  
 dell'esercito. Un centinaio le persone
 in fila per rendere omaggio ai caduti. 
 La camera ardente resterà aperta fino 
 alle 19 e anche domani, prima dei fune-
 rali solenni previsti martedì mattina 
 nella Basilica di S.Maria degli Angeli.




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29 aprile 2006

Maledetti islamici, prima i diritti umani

Meno preghiere interreligiose e più confronto sulla società.
In un vertice a Castel Gandolfo deciso il nuovo approccio

Ratzinger, svolta sull'Islam
"Prima i diritti umani"

di MARCO POLITI

                    <B>Ratzinger, svolta sull'Islam<br>"Prima i diritti umani"  </B>
                     Benedetto XVI

CITTÀ DEL VATICANO - Archiviato il dialogo teologico con i musulmani, niente più preghiere interreligiose come amava fare Wojtyla ad Assisi. Meglio sviluppare con il mondo islamico un confronto per valorizzare la dignità della persona umana e la tutela dei diritti fondamentali.

La nuova linea di Benedetto XVI si è delineata in un incontro segreto a Castelgandolfo, di cui Repubblica è in grado di raccontare i retroscena.

Sono stati due giorni di discussioni intense sull'Islam nella sua dimensione religiosa, politica e sociale, durante i quali si è dibattuto sulla differenza cruciale nella visione della società tra i seguaci del Corano e del Vangelo e si è analizzato il ruolo della Chiesa verso il variegato universo musulmano.

Papa Ratzinger era ancora in vacanza a Castelgandolfo nell'ultimo scorcio delle vacanze estive del 2005 e lì ha ricevuto circa trentacinque esperti prevalentemente di lingua tedesca, venuti dalla Germania o dall'Austria, più un paio di americani. Non c'era nessun cardinale di Curia, non era stato invitato il presidente del Consiglio pontificio per il Dialogo interreligioso, mons. Michael Fitzgerald. Erano presenti invece il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn e il vescovo di Amburgo.




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29 aprile 2006

Aperti i cantieri a Ground Zero

NY, via ai lavori per Freedom Tower -Aperti i cantieri a Ground Zero

A quasi cinque anni dal crollo del World Trade Center di New York, ha aperto i battenti il cantiere per la costruzione della Freedom Tower, il grattacielo che dovrebbe idealmente sostituire le Torri Gemelle abbattute dai terroristi l'11 settembre 2001. Il sindaco Michael Bloomberg, il governatore George Pataki e il costruttore Larry Silverstein si sono dati appuntamento a Ground Zero per la cerimonia di inizio.

                  

Il cantiere ha aperto i battenti all'indomani del via definitivo dato dalle autorità all'accordo con Silverstein che riduce il ruolo dell'imprenditore e dà all'agenzia di Port Authorithy il controllo sulla Freedom Tower e sulla Torre Cinque dell'ex World Trade Center. Silverstein controllerà le torri Due, Tre e Quattro. Sarà lui a costruire la Freedom Tower prima di cederne il controllo all'agenzia pubblica.La Freedom Tower sarà alta 541 metri (1.776 piedi, una cifra simbolica perché evoca l'anno dell'Indipendenza americana). Dovrebbe essere inaugurata nel 2011, in occasione del decimo anniversario delle stragi. Le altre quattro torri dovrebbero essere completate l'anno successivo, a meno che non sopravvengano ostacoli imprevisti.





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29 aprile 2006

Amerigo Olive sei un pirla.

Amerigo Olive sei un pirla.




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29 aprile 2006

Presidente Berlusconi ha ragione, meglio solo che male accompagnato, sono con lei



Presidente Berlusconi ha ragione, meglio solo che male accompagnato, sono con lei
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha assistito 'da solo', a Ciampino, alla cerimonia di saluto delle salme dei militari italiani morti nell'attentato a Nassiriya.




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29 aprile 2006

Marini presidente grazie al voto dei senatori a vita che non sono stati eletti dal popolo

Senato, Marini presidente dopo debole prova maggioranza
ROMA (Reuters) - Franco Marini è stato eletto presidente di palazzo Madama al termine di quattro sofferte votazioni in cui la maggioranza di centrosinistra ha stentato a dare prova di compattezza.




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29 aprile 2006

Il ricattatore eletto presidente della Camera

Bertinotti eletto presidente della Camera al quarto scrutinio
ROMA (Reuters) - Il segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti è stato proclamato oggi presidente della Camera dei deputati.Dopo tre fumate nere ieri, il candidato dell'Unione alla presidenza di Montecitorio è stato eletto stamani con la maggioranza assoluta dei deputati votanti con 337 voti.La maggioranza richiesta era di 305.




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29 aprile 2006

Tensione altissima e nuovo passaggio in cabina, ma la situazione non si sblocca neanche stavolta.

Già l'annullata seconda votazione per 3 schede a 'Francesco Marini'
Senato, Marini non ce la fa per un voto
L'esponente della Margherita non ha raggiunto i consensi necessari: 161 voti a favore dell'ex sindacalista, 155 ad Andreotti, 5 bianche e uno a 'Marini', senza nome di battesimo che lascia al palo il candidato dell'Unione

Nella foto Franco MariniRoma, 29 apr. (Adnkronos/Ign) - Maratona senza risultato al Senato. Dopo oltre 12 ore dall'inizio delle votazioni per l'elezione del presidente dell'Aula l'esponente della Margherita non raggiunge nemmeno nel secondo voto ripetuto i consensi necessari: 161 voti a favore dell'ex sindacalista, 155 ad Andreotti, 5 bianche e una a 'Marini', senza nome di battesimo che lascia al palo il candidato dell'Unione. E' questo il verdetto del match al Senato che ha visto contrapposti Marini e Andreotti. Questa mattina, intanto, alle 10,30 ci sarà un nuovo scrutinio con un quorum più basso.

A sancire il nulla di fatto per Marini è Scalfaro che, poco dopo l'una e mezza di notte, annuncia che anche il verdetto del terzo voto, voto che è stata la ripetizione del secondo annullato, non permette di eleggere il successore di Marcello Pera al Senato. Scalfaro, presidente provvisorio ha detto che nessun candidato ha raggiunto il quorum, spiegando di aver comunicato erroneamente all'aula un voto a nome 'Franco Marini', quando era in realtà 'Francesco Marini'. All'ammissione di Scalfaro, è seguita la vivace protesta dei senatori del centrodestra. Ma questo voto per 'Francesco Marini' era comunque stato conteggiato in questo caso - a differenza che nella precedente tornata - a favore di Franco Marini. Il voto mancante per l'esponente diellino è stato invece un 'Marini', né preceduto, né seguito dal nome di battesimo che è stato ritenuto nullo.

La giornata a Palazzo Madama era iniziata nel pomeriggio di ieri con il primo voto dei senatori che aveva visto il candidato del centrosinistra fermarsi a quota 157 voti, mentre a Giulio Andreotti, sostenuto dalla Cdl, erano andate 140 preferenze. Per Roberto Calderoli, votato dalla Lega, 15 voti. Un voto aveva ottenuto l'omonimo dell'ex segretario della Cisl Giulio Marini, mentre le schede bianche erano state 5 e le nulle quattro. Da segnalare, a questo proposito, che durante lo spoglio due schede recavano solo il cognome Marini, una il cognome Marini accompagnato dalla data 9/4/33, una la scritta Marino, mentre in un'altra era scritto Franco Mariti. Tutti i 322 senatori hanno preso parte al voto, la maggioranza richiesta era di 162.

La seconda votazione si è tenuta alle 16.30. E dopo questa tornata – a spoglio terminato – scoppia il caso: tre schede recano il nome di ‘Francesco Marini’. Che con le altre preferenze permetterebbero a Franco Marini di raggiungere i 162 voti necessari per l’elezione. Elezione che i sostenitori di Marini, danno già per fatta, durante lo spoglio. Ad un certo punto un boato, poi un lungo applauso di circa quattro minuti con tutti i senatori del centrosinistra in piedi: così era stata accolta l’investitura ufficiosa di Marini, dedotta dal conteggio in tempo reale fatto in Aula, con un andamento delle preferenze che aveva visto il candidato dell'Unione quasi sempre in vantaggio.

Ma quando la nomina e l’ufficializzazione del voto stentano ad arrivare si capisce che qualcosa non torna: ''I segretari accertano – si giustifica Scalfaro - i risultati delle votazioni. Io come presidente, richiesto gentilmente di dare un parere, non posso darlo, perché solo i segretari hanno il potere di esaminare e di presentare questo risultato, io ho solo il potere di dare lettura all'Assemblea. Questa è la situazione, i segretari stanno discutendo, abbiamo tutti pazienza un momento, perché evidentemente c'è qualche questione che crea dei problemi''. Ma la situazione non si sbroglia. Minuti palpitanti e poi arriva l'annullamento del secondo voto da parte dell'ex presidente della Repubblica, per il mancato accordo dei sei segretari sull’attribuzione di quei tre voti a Franco Marini. Il voto annullato viene riconvocato alle 20.15. Colpo di scena, che non è nemmeno l’ultimo della giornata. Perché la ripetizione viene posticipata alle 22.00. Una nuova tornata che - come spiega lo stesso Scalfaro - è da intendersi come ripetizione del secondo, e non come terza votazione: ''Mi è stato chiesto di spostare questa votazione più tardi delle 20.15 perché diversi senatori dopo aver votato si sono allontanati. La richiesta è stata per le 21.30, poi qualcuno ha detto sarebbe meglio alle 22. C'è qualche richiesta di andare a domani, ma questa richiesta è fuori dalle norme, perché le due votazioni avvengono nella stessa giornata, quindi questa non la posso prendere in considerazione, perché ripetiamo la seconda, non facciamo la terza votazione''. Malumori da parte del centrodestra che accusa Scalfaro di favorire il centrosinistra. ''Quello che sta succedendo in Senato è quantomeno sconcertante - attacca Renato Schifani, presidente uscente dei senatori di Forza Italia -. Con un colpo di mano il presidente facente funzioni senatore Scalfaro ha disposto d'autorità il rinvio di una seduta che già era stata annunciata per le 20.15. Ha parlato di telefonate, ma nessuno della Cdl gli ha mai fatto una telefonata. La verità è che ha disposto il rinvio d'ufficio soltanto per consentire ai parlamentari del centrosinistra che avevano già lasciato Roma di tornare a votare''. Tensione altissima e nuovo passaggio in cabina, ma la situazione non si sblocca neanche stavolta.




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29 aprile 2006

Oscar Luigi Scalfaro.

Oscar Luigi Scalfaro.
La solita Carogna .
 
Oscar Luigi Scalfaro.




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28 aprile 2006

Voto all'estero: ecco le prove dei brogli

Voto all'estero: ecco le prove dei brogli
 ANTONIO SPAMPINATO
La Corte d'Appello ammette di avere "aggiustato" i verbali sul voto dei nostri connazionali.
MILANO Il voto degli italiani all'estero è stato davvero un gran pasticcio.
Tanto che la Corte d'Appello di Roma, in particolare l'Ufficio centrale per la circoscrizione Estero, ha dovuto ammettere di aver messo mano alle troppe irregolarità aggiustando la cosa come poteva. Vale a dire un tanto al chilo, visto che non aveva la possibilità di rettificare materialmente il voto attraverso «l'esame diretto delle schede votate», come invece prevede la legge. In pratica la Corte d'Appello ha ammesso, nero su bianco, di aver dovuto "riequilibrare" in qualche modo le schede votate dagli italiani all'estero nelle otto circoscrizioni (quattro per Palazzo Madama e quattro per Montecitorio) create dalla nuova legge elettorale. In particolare, tra i quattro mega-raggruppamenti elettorali utilizzati per eleggere i rappresentanti alla Camera e i quattro per il Senato, (America settentrionale e centrale, America meridionale, Europa e Asia-Africa-Australia), in sette casi su otto sono state rilevate irregolarità.





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28 aprile 2006

Oliviero Diliberto e il deputato Marco Rizzo sono stati iscritti nel registro degli indagati

Il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto e il deputato Marco Rizzo sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, secondo quanto riferito dall'avvocato Luciano Randazzo, per istigazione a delinquere e oltraggio alla pietà dei defunti. L'iscrizione, secondo il penalista, è conseguenza di una denuncia presentata dal presidente dell'associazione vittime del terrorismo Bruno Berardi che chiamava in causa i due esponenti politici in relazione allo slogan «10, 100, 1000 Nassiriya» urlato da alcuni manifestanti durante il corteo pro Palestina del febbraio scorso a Roma. Le iscrizioni costituiscono un atto dovuto poiché i nomi di Diliberto e Rizzo sono esplicitamente indicati nella denuncia.




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28 aprile 2006

Camere, Marini e Bertinotti non raggiungono il quorum

Pieno di sorrisi e strette di mano, ma non di voti, almeno di quelli necessari per l'elezione al primo turno
Camere, Marini e Bertinotti non raggiungono il quorum. In corso nuovo voto
A Palazzo Madama 157 voti al candidato del centrosinistra, 140 ad Andreotti. Anche a Montecitorio fumata nera: 305 voti per il candidato dell'Unione, meno dei due terzi

Nella foto Giulio Andreotti e Franco Marini (Adnkronos)Roma, 28 apr. (Adnkronos/Ign) - Non è buona la 'prima', serve un altro ciak: per vedere come finirà l'elezione del nuovo presidente del Senato e della Camera occorrerà aspettare almeno il secondo tempo. I protagonisti a Palazzo Madama sono stati Giulio Andreotti e Franco Marini che non hanno tradito emozioni durante le quattro ore che hanno accompagnato la prima seduta e hanno fatto il pieno di sorrisi e strette di mano, auguri e pacche sulle spalle, ma non di voti, almeno di quelli necessari per l'elezione al primo turno. Giulio Andreotti è riuscito, probabilmente unico tra i 322 presenti - assieme al presidente Oscar Luigi Scalfaro - a restare sempre seduto al suo scranno, il primo della seconda fila del settore centrale, appena avanti al presidente del Senato uscente Marcello Pera. Per lui, un continuo pellegrinaggio di parlamentari delle opposte fazioni per rendergli omaggio, augurargli 'in bocca al lupo' o semplicemente per salutarlo o stringergli la mano.

Non molto distante da Andreotti, ma nel settore di sinistra, alla quinta fila, Franco Marini ha fatto invece volentieri la spola tra il suo seggio -al fianco di Giorgio Benvenuto (per una ideale riedizione a due punte della storica triplice sindacale Cgil-Cisl-Uil composta allora con lo scomparso Luciano Lama) un posto dietro il capogruppo uscente dei Ds e probabilmente entrante dell'Ulivo, Gavino Angius- e l'emiciclo centrale, dove più volte è stato risucchiato da altri senatori in piccoli circoli di discussione. E soprattutto trovando anche il tempo per dirigersi verso il banco del 'competitor' Andreotti, salutarlo con una stretta di mano e conversare con lui per non oltre cento secondi: quanto basta per il 'politically correct'...

Al momento della 'conta' ufficiale, il risultato era già noto: 140 voti per Andreotti, 157 per Marini che forse ha per un attimo sentito come suoi anche le quattro preferenze annullate dedicate a Marini (due, senza il nome di battesimo), a Franco Marino e a Franco Mariti e magari anche il voto andato a Giulio Marini, che però 'esiste' davvero a palazzo Madama, senatore di Forza Italia eletto nel Lazio e la cui omonimia nel cognome ha determinato l'esigenza, per votare il Marini candidato alla presidenza del Senato, di indicare anche il nome. Alla lettura del risultato elettorale pronunciato da Scalfaro, dunque, nessuna sorpresa: entrambi sono rimasti immobili, seduti. Sarà - forse e, in ogni caso, per uno solo dei due - per la prossima volta.

Neanche il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, è riuscito alla prima votazione ad essere eletto alla presidenza della Camera. Al leader del Prc erano necessari 420 voti e ne ha raccolti solo 305. Il regolamento di Montecitorio stabilisce che per l'elezione alla prima, occorre la maggioranza dei due terzi dei componenti. Nel computo vengono conteggiate anche le schede bianche. L'Unione dispone complessivamente di 348 voti. Nella prima chiama sono stati votati anche Massimo D'Alema (13 preferenze), Giuseppe Cossiga (12), Gerardo Bianco (7), Pierferdinando Casini (4) Maria Rosaria Carfagna, Giancarlo Giorgetti e Vladimir Luxuria tutti con due voti. I voti dispersi sono stati 9, le schede bianche 220 e nulle 18.




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28 aprile 2006

SENATO: PRODI DELUSO QUANDO APPRENDE RISULTATO

SENATO: PRODI DELUSO QUANDO APPRENDE RISULTATO
Roma, 28 apr. - (Adnkronos) - Romano Prodi e' in Transatlantico con i suoi fedelissimi attorniato dai cronisti quando arriva la notizia dell'esito del voto al Senato in cui Franco Marini non e' riuscito a passare al primo voto per via di due schede contestate. Il leader dell'Unione non dice una parola, ma visibilmente deluso gira le spalle e si dirige verso l'Aula seguito dal suo portavoce Silvio Sircana.







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28 aprile 2006

SENATO: 157 VOTI A MARINI E 140 A ANDREOTTI

SENATO: 157 VOTI A MARINI E 140 A ANDREOTTI, SI RIVOTA
15 VOTI A CALDEROLI, PROSSIMA SEDUTA ALLE 16,30
Roma, 28 apr. (Adnkronos) - Fumata nera alla prima votazione per l'elezione del nuovo presidente del Senato. Franco Marini, candidato del centrosinistra, si e' fermato a quota 157 voti, mentre a Giulio Andreotti, sostenuto dalla Cdl, sono andate 140 preferenze. Per Roberto Calderoli, votato dalla Lega, 15 voti. Un voto ha ottenuto l'omonimo dell'ex segretario della Cisl Giulio Marini, mentre le schede bianche sono state 5 e le nulle quattro.




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28 aprile 2006

La trasformazione del 25 aprile

       

La trasformazione del 25 aprile

di  Paolo Guzzanti
Da anniversario della democrazia ritrovata è diventato esaltazione della lotta comunista. Dove poter vomitare insulti anche ai patrioti.
Dire «ci dispiace» non può bastare. Dire: «deploriamo» è ridicolo. È accaduto il 25 aprile a Milano ciò che avevamo paventato perché già lo sapevamo: una parte della maggioranza politica che sosterrà il governo di Romano Prodi ha fra i suoi numeri indispensabili coloro che hanno trasformato la giornata della Liberazione in un’orrida e prevista kermesse antiparlamentare e persino razzista. Usiamo una buona volta i nomi e gli aggettivi richiesti dai fatti e diciamo che quanti hanno bruciato le bandiere di Israele gridando «sionisti assassini» (versione modernizzata di «ebrei assassini») e coloro che hanno linciato verbalmente in piazza Letizia Moratti, che spingeva la carrozzina su cui sedeva suo padre, l’eroe della Resistenza Paolo Brichetto, medaglia d’argento e reduce di Dachau, sono i nuovi nazisti. Neanche fascisti: questa è roba da Joseph Goebbels, non da Roberto Farinacci.
Coloro che hanno incendiato bandiere e vomitato odio ignorano di essere neonazisti perché ignorano tutto. L’ignoranza della storia è la loro corazza. Tuttavia, non c’è rischio di sbagliare: costoro appartengono alla stessa tipologia di razzisti sorgivi e inconsapevoli che settant’anni fa incendiavano negozi e si scatenavano contro gli ebrei e contro la democrazia preferendo mille volte allearsi con Stalin che con gli sporchi borghesi capitalisti.
Qualche lettore si sentirà forse ferito da questo mio giudizio, ma bisogna ragionare su alcuni punti. Primo: da una decina d’anni il 25 aprile è stato trasformato, da anniversario del ritorno alla democrazia all’esaltazione della lotta armata del solo Partito comunista e di tutti coloro che oggi come ieri rimpiangono la rivoluzione mancata. Sono coloro che praticano il negazionismo contro patrioti come Paolo Brichetto ed Edgardo Sogno e lo fanno schiamazzando in nome di una pretesa «nuova resistenza» contro chi è colpevole di non pensarla come loro e si schiera contro di loro, proprio perché la loro furia verbalmente assassina accompagna il rimpianto della rivoluzione mancata che insanguinò mezza Italia con omicidi, torture e le imprese della Volante rossa e dei genitori spesso anche genetici delle Brigate rosse.
Può darsi che non lo sappiano. Ma è un’aggravante. Costoro hanno trasformato il 25 aprile in una data di «resistenti» non più al nemico invasore o alla dittatura, ma a partiti democratici che competono in Parlamento. E infatti attaccano da anni il Parlamento che amano circondare con girotondi insultanti. Esagero? Non troppo: ho letto recentemente spaventosi articoli in cui veniva sottolineata persino la tipologia fisica e dunque razziale del nemico, così: «La loro inconsistenza è morale, dialettica, strategica, culturale ma anche fisica (…). Sono a metà, hanno delle trasparenze (in senso concreto, non metaforico) (…) un non-esserci che non ce li fa considerare nostri simili» (Il Manifesto).
Ecco dunque restaurato fisicamente il concetto hitleriano di «Untermensch», il sottouomo, il mezzo uomo, il «non-sono-come-noi» che caratterizza oggi come ieri «l’ewige Jude», l’eterno ebreo il quale, essendo eterno, è per sua disgrazia immodificabile proprio perché è «ewige», incorreggibile e per forza di cose meritevole dell’unica misura applicabile: la distruzione totale, la soluzione finale. Oggi l’Untermensch è ebreo e anche non ebreo.
È comunque il «non-come-noi», ed essendo impraticabili ideonei luoghi in cemento armato con docce, ai non-come-noi si possono intanto applicare gli strumenti di ciò che in inglese si chiama «character assassination», l’assassinio della personalità, la negazione della dignità, processare il nemico dopo avergli tolto bretelle e cintura, affinché si renda decaduto dal diritto al rispetto. Se l’ebreo di Goebbels aveva le fattezze oggi illustrate dalla stampa araba quando descrive gli ebrei sionisti, nel 25 aprile di Milano il nemico anticomunista è ridotto comunque a una antropologia miserabile che esclude, anch’essa, dal rispetto.
La simbologia del nemico è assassinabile e combustibile o vomitabile, come suggerisce Gian Antonio Stella dal Corriere della sera quando scrive che a Letizia Moratti «sono state vomitate addosso palate di offese irripetibili». In altre cronache si riferisce di «insulti volgari e sbraitati» che lo stesso cronista, sia pure avvezzo alla brutalità, preferisce non trascrivere.
Eccessi? Intemperanze? Smettiamola con queste vergognose giustificazioni. Romano Prodi declassifica questo comportamento al sopportabile rango di «vile intolleranza», ma non spiega che cosa ci sarebbe stato da «tollerare» che invece non è stato «tollerato»: bisognava forse «tollerare» le bandiere della Brigata ebraica? O sopportare la fastidiosa presenza di reduci da Dachau? O chiudere un occhio sul continuo vilipendio del Parlamento della Repubblica?
Ce lo spieghi subito prima che sia troppo tardi, per favore, il cittadino Prodi.




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28 aprile 2006

LA SINISTRA HA VINTO ANCORA



DIECI, CENTO, MILLE NASSIRIYA LA SINISTRA HA VINTO ANCORA

 di VITTORIO FELTRI

Siamo gente di buona memoria e non abbiamo dimenticato gli slogan della sinistra, specialmente quelli degli estremisti ossia i veri vincitori delle ultime elezioni politiche. Ricordiamo una rumorosa manifestazione organizzata dai comunisti italiani dell'onorevole Diliberto, durante la quale fu ripreso un motteggio assai simpatico risuonato in varie circostanze piazzaiole: "Dieci, cento, mille Nassiriya". Chiaro il significato iettatorio. Poiché nel 2003 in un attentato avvenuto a Nassiriya (Iraq) perirono una ventina di italiani volati laggiù in missione di pace, soldati e civili, l'ala iperdemocratica e progressista dell'Unione (al tempo con altra denominazione), avendo apprezzato il massacro, coniò quello slogan, in cui si sottolineava il desiderio che analoga carneficina si ripetesse dieci, cento, mille volte. Desiderio espresso anche recentemente. Era martedì. Festa della Liberazione, insomma il 25 aprile. Mentre sfilava il gioioso corteo nel centro di Milano, lo stesso che ha aggredito Letizia Moratti e suo padre medaglia d'argento, deportato in Germania, costringendoli ad allontanarsi, a Roma, nell'analoga manifestazione, un gruppo di ragazzi ammodo, colti e sensibili, ha ribadito il nobile concetto: "Dieci, cento, mille Nassiriya". Nobile e benaugurante, tanto è vero che ieri nella cittadina presidiata dalle nostre truppe è scoppiato un ordigno collocato in mezzo alla strada: stecchiti quattro uomini, fra cui tre italiani, e feriti altri, alcuni gravi. Immagino la soddisfazione dell'élite pacifista e filoirachena per la concretizzazione del proprio sogno: la morte di altri connazionali dopo l'ecatombe di tre anni orsono. Certamente, quest'ultimo attentato non è stato all'altezza del precedente data la minor quantità di cadaveri raccolti sul terreno. Però bisogna sapersi accontentare. Tre militari passati all'altro mondo e un quarto conciato male costituiscono pur sempre un bottino di peso per una sinistra idealista e solidale. In fondo, si tratta della seconda vittoria progressista nel giro d'un paio di settimane. "Dieci, cento, mille Nassiriya". Ecco: un punto non scritto dell'illuminato "programma" unionesco è stato trasformato in realtà; il che, suppongo, sarà motivo di orgoglio per buona parte della maggioranza. La quale ieri non è scesa in piazza per manifestare compiacimento, forse per pudore o vergogna; però, siccome non è mai troppo tardi per esultare, non è escluso essa provveda a colmare la lacuna entro il week-end, magari profittando del rientro delle salme. Non c'è altro da aggiungere a queste amare considerazioni. Semmai va ribadito ciò che sappiamo da tempo: una quota cospicua di elettori di Prodi tifa da anni per i terroristi fondamentalisti islamici e arriva a incitarli affinché uccidano nostri soldati in missione; dieci, cento, mille attentati in cui gli italiani muoiano ammazzati. L'Unione si qualifica da sola. Mortadella e soci, dinanzi ai corpi straziati dei militari, si limitano a frasi di circostanza - di generica solidarietà - dedicate ai famigliari delle vittime; frasi che tradiscono indifferenza se non soddisfazione, e che ribadiscono ossessivamente: i contingenti sotto il tricolore torneranno a casa da qui al 31 dicembre 2006. Onore agli assassini, disprezzo per chi crepa in terra straniera mentre compie il suo dovere. Omaggi alla sinistra. Dieci, cento, mille Nassiriya.




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27 aprile 2006

"Dieci, cento, mille Nassiriya" E i terroristi di Saddam Hussein hanno prontamente "esaudito"

 <B>Nassiriya, le vittime dell'attacco</B>
 Da sinistra a destra Nicola Ciardelli, Carlo De Trizio e Franco Lattanzio

"Dieci, cento, mille Nassiriya" hanno invocato in piazza
il 25 aprile gli alleati di Prodi, Bertinotti e Diliberto per i
militari italiani impegnati in missione di pace nell'Iraq 
E i terroristi di Saddam Hussein
hanno prontamente "esaudito"
le attese dei loro amici italiani:
altri tre nostri ragazzi ammazzati 
 Atro sangue sulla missione di pace italiana in Iraq. I morti ammazzati, questa volta, sono tre: Nicola Ciardelli, 34 anni, toscano di Pisa, sposato, padre di un bimbo di due mesi, capitano dell'esercito; Carlo Di Trizio, 37 anni, maresciallo dei carabinieri del nucleo radiomobile di Roma; Franco Lattanzio,38 anni, maresciallo dei carabinieri, in servizio a Chieti. 
       "L'Italia unita piange le sue vittime innocenti", ha detto il presidente della  Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ma c'è anche, purtroppo, chi esulta per il barbaro eccidio di questi nostri ragazzi: sono i movimenti di piazza (grandi alleati di Prodi, Bertinotti, Diliberto, Fassino, Boselli, Pecoraro Scanio) che nelle sfilate per la celebrazione del 25 aprile, e cioè appena due giorni prima, avevano invocato, come altre volte in passato, "Dieci, cento, mille Nassiriya". Una vergogna, per l'Italia e tutti noi cittadini. Solo gli amici italiani dei terroristi di Saddam Hussein non provano il rossore della vergogna.




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Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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