.
Annunci online

  Controcorrente [ " Se pur circondato non è ancora preso" ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


http://www.sat24.com/eu
Geert Wilders
ELISABETH SABADITSCH
Pro-Koeln
SIOE
Vlaams Belang
INTERNATIONAL FREE PRESS SOCETY
VIGILANT FREEDOM
CENTER FOR SECURITY POLICY
ACT ! FOR AMERICA
Wafa Sultan
http://www.englishdefenceleague.org/
Apostate of islam
Adriana Bolchini
Pietro Luigi Crasti
FORMER MUSLIMS UNITED
OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE
Fondazione Lepanto
ON.SOUAD SBAI
ON.FIAMMA NIRENSTEIN
ON.RICCARDO DE CORATO
ON.MARCO ZACCHERA
ControCorrente2
ControCorrente3
ControCorrente4
PressAgencyFreeLand
Movimiento Estudiantil Venezuela
Stop Ahmadinejad
FORT
Mefisto
Giornalaio
antibassolino
ArtisticaMente
Barbara di Salvo
Don Fortunato Di Noto
Edizioni Lindau: www.lindau.it
IL BERRETTO A SONAGLI
Tomari
Terror haza
Un posto nel mondo
KRITIKON
FOTOGRAMMA
ORSA MAGGIORE
Libera Cuba
Sarcastycon


CERCANO CASA
liberacuba
SANE
Non porgiamo l'altra guancia
300705
USCIRE DALL'ISLAM
A DESTRA
Against Terror
AURORA86
ANTIKOMUNISTA
australia
AUTOCERTIFICAZIONI
ANGELO ROSSI EMANUELE
America
Aqua
Autorità per le Garanzie.
ANTI-NO-GLOBAL
BBC-NEWS
BIETTI DAL 1870
BARLETTA LIBERALE
CONTROCORRENTE-2
CONTROCORRENTE-SATIRA
COSTITUZIONE ITALIANA E CORTE COSTITUZIONALE
COX & FORKUM
CAMERA DEI DEPUTATI
CALIMERO
CREONTE
Capperi
Censurarossa
Conservatori Italiani
CARLO MENEGANTE
Congressional Medal of Honor
DANIEL PIPES
DAW
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
D-DAY-NORMANDY
DEMOCRAZIA LIBERALE
DONNA IRAKENA
ENCUENTRO
EDICOLA GLOBALE
EROE DI PACE
EBRAISMO
Esperimento
FORZE LIBANESI
FORATTINI
FOX-NEWS
FREE IRAN -NEWS
FOIBE
FREE THOUGHTS
Grende
GIOVANNA GIACOMAZZI
Gaetano Saglimbeni
GOOGLE NEWS
GOOGLE
GODADO
GOVERNO ITALIANO
Gino
HURRICANE
il veliero
IO ESISTO
ITALIA SVEGLIATI
ITALIANS
IRANIANI
ITALIANI LIBERI
IL VELINO
Ideazione blog
Il Principe
IRAN-VA-JAHAN
IRAQ LIBERO
IRAQI VOICES
IRAK-PROVISIONAL -AUTHORITY
IL GIULIVO
IRANIAN
Krillix
KUWAIT ERA L'INFERNO
LIBERTA' DI PENSIERO
LIBERALI
L'asse CATTOLICO-COMUNISTA -ISLAMICO E LA CANCELLAZIONE DELL'OCCIDENTE IN EUROPA
LISISTRATA
LIBERO
Libertà per il Popolo Cubano
La Radice
Lilit
Libertà per il Popolo Tibetano
L'ISLAM CONTRO L'ITALIA
LIBERALI PER ISRAELE
LE COSE DA DIRE
LISISTRATA
LA ZANZARA DISPETTOSA
Liberi-Insieme
LAGER
Mai dire Blog

MIOCUGGINO
MICHAEL YON
MESSINA FORTIFICATA
MEDEA
MUSEIONLINE
MOVIMENTIAMOCI
Maralai
Marci
MONTAGNARD
NET FOR CUBA
Nilus
NESSIE
NON SOLO PAROLE
ORSA MAGGIORE
ORPHEUS
OLOKAUSTOS
Oggi
Puravita
PIANETA GULAG
PIER LUIGI BAGLIONI
PERICLES
PENSIERO LIBERO
Per Non Dimenticare le Vittime del Terrorismo
PULSE-24
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
PAGINE BIANCHE
politically-scorrect
QUOTIDIANI INTERNAZIONALI
REPRESSIONE A CUBA
Respublica
SCLERETTA
STORIA
ShockAndAwe
Sorvegliato Speciale
SUPPORT OUR TROOPS
STOP FGM
SUSSIDIARIO
SENATO
SANTA SEDE
SHOCKANDAWE
SALVARE L'ITALIA PRIMA CHE SCOMPAIA
SOLIDARIETA' ALLE DONNE IRANIANE
TREDICI MAGGIO
TRADUTTORE
Tea
TRE TIGRI
Tania Rocha
UN ITALIANO A CUBA
Unione per le Libertà
Una voce che urla nel deserto
UNIONE EUROPEA
Unione per le Libertà a Cuba
VIRUS IL GIORNALE ON LINE
VIRGILIO
VOCI DELL'IRAQ LIBERO
Victims of Saddam's Regime
Web Cam Times Square di New York
WEB CAM MOSCA
Web Cam Muro del Pianto Gerusalemme
Web Cam Mare delle Antille
Web-The Statue of Liberty
WEBCAM -TORONTO
YAHOO
YONI
1972


TORONTO WEB CAM
FAITHFREEDOM

POLIZIA DI STATO
CARABINIERI
GUARDIA DI FINANZA
Earth Cam Ground Zero
Sindacato Autonomo Polizia

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


30 aprile 2005

Vice Zarqawi minaccia Usa e Vaticano

Vice Zarqawi minaccia Usa e Vaticano

Una registrazione attribuita al vice di Zarqawi, il leader di Al Qaeda in Iraq, minaccia la Casa Bianca e il Vaticano. Nel messaggio audio, diffuso su un sito Internet islamico, Abu Al Iraqi si dice deciso "a combattere gli infedeli: se avremo per obiettivi la Casa Bianca o il Vaticano, li colpiremo con ogni mezzo". Al Iraqi si rivolge direttamente a Zarqawi: "Siamo ai tuoi ordini", assicura.
 




permalink | inviato da il 30/4/2005 alle 18:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


30 aprile 2005

LA HIT PARADE DEGLI INGRATI

LA HIT PARADE DEGLI INGRATI
Giovanna Giacomazzi
 
Ha dichiarato, recentemente, Furio Colombo: «Bisogna vedere se l'aria democratica che sta soffiando in Medio Oriente sia di lunga durata e, in ogni caso, nulla di ciò è merito di George W. Bush, che ha condotto una guerra sbagliata per motivi sbagliati, ingannando il suo popolo e tutto il resto del mondo. Non lo dico solo io, lo dice la metà del popolo americano, tutta l'elite intellettuale degli Stati Uniti, tutti gli analisti politici».
Che figura per l'ingrato privilegiato che è stato ospite per lunghi anni degli Stati Uniti dipingendo ogni aberrazione sociale come se fosse rappresentativa dello status quo e dell'americano medio sull'intero territorio nazionale! Che figura, perché il giorno prima i suoi amati intellettuali e analisti americani avevano proclamato il contrario, dando «credit where credit is due», «merito dove il merito è dovuto», ossia a George W. Bush. Per esempio, un editorialista del New York Times scriveva: «E' strano che sia io a dirlo, ma questo cambiamento è cominciato a causa dell'invasione americana dell'Iraq». Un altro sul Washington Post celebrava: «Il popolo siriano, quello egiziano, tutti danno segno che qualcosa sta cambiando. E' cascato il muro di Berlino. Il fatto è sotto i nostri occhi». Ma non sotto gli occhi ostinatamente chiusi di Furio Colombo. Sempre sul Washington Post, Jackson Diehl ammetteva: «E' difficile non credere che sia cominciata quella trasformazione regionale che l'amministrazione Bush sperava si avviasse dall'invasione dell'Iraq».

Ma Furio Colombo non è il solo privilegiato ingrato a non voler credere all'evidenza.




In studio con lui su Rai 3 c'era anche Rula Jebreal, giornalista «palestinese» che vomitava, anche lei, il suo veleno contro George W. Bush.
Scrivo «palestinese» fra virgolette perché la signora Jebreal è nata a Haifa, che fino a prova contraria si trova in Israele. Nata, cresciuta, educata nell'unica democrazia del Medio Oriente con tutti i vantaggi annessi e connessi. La Jebreal è arrivata a Bologna 10 anni fa per studiare fisioterapia, ma ha subito capito che era molto più sfruttabile l'identità di militante palestinese che le avrebbe facilitato la sponsorizzazione della bella e ricca Afef, moglie araba di Tronchetti Provera, il proprietario de La7, dove Rula sta facendo una carriera brillante.

Ma Rula non è l'unica a negare la verità guardandola in faccia e a trasmutare la propria identità per motivi di marketing. Per la scrittrice «iraniana» Farian Sabahi il fatto che 8 milioni di iracheni abbiano votato in elezioni democratiche, dopo quelle afghane e quelle palestinesi, che in Libano le piazze si siano riempite di gente gioiosa che chiede libertà, che in Egitto Mubarak abbia già ceduto alle pressioni nuove, e che in Siria stiano facendo altrettanto, non sono cose che la emozionano, ma la preoccupano. «Se ci sarà la pace fra Israele e i palestinesi, l'effetto domino sarà devastante per alcuni Paese del Medio Oriente». Metto «iraniana» fra virgolette anche per lei perché, pur avendo un padre iraniano, trasferitosi però in Italia negli anni Sessanta, prima della sua nascita, sua madre è italianissima. La Sabahi è nata ad Alessandria, e non quella d'Egitto, ma quella della «paglia». Insomma «la tota al'e' piemônteisa», non persiana! E' cresciuta, educata, e istruita in Italia. Spacciarsi come iraniana è un atto di puro opportunismo, un biglietto da visita per farsi bella presso i radical chic di sinistra e procurarsi inviti a fiumi nei loro salotti. Oltre a scrivere e frequentare i salotti televisivi (e meno male che Berlusconi ha il monopolio!), la Sabahi è docente a contratto all'Università Bocconi di Milano dove tiene il corso di Master's in Immigrazione, ossia insegna ai manager italiani come devono fare per adeguarsi e adeguare le loro aziende ai nuovi immigrati. Sì, avete capito. Non sono gli immigrati che devono adattarsi al nuovo ambiente, ma sono i manager italiani a doversi adattare a loro. E poi prendono in giro Oriana Fallaci quando parla di Eurabia!

Tornando alla hit parade degli ingrati, non è da meno Younis Tawfik, iracheno trapiantato in Italia da più di vent'anni per scappare dal regime di Saddam Hussein. La sua abile doppiezza gli ha procurato un posto come editorialista per Il Giornale, dove si impegna a parlare solo della sua gioia per il processo democratico che si sta realizzando nel suo Paese. Ma quando frequenta i salotti alla Gad Lerner o le aule magna dei licei torinesi, parla male degli americani «solo capaci di fare le guerre». Se lo confronti con le sue contraddizioni, in pubblico ti dice che era meglio far cadere Saddam Hussein senza scatenare una guerra! E già, e come? Ma se gli fai la stessa domanda in privato, ti risponde che si sente strumentalizzato dalla sinistra.

Furio Colombo, Rula Jebreal, Farian Sabahi, Younis Tawfik: strumentalizzati tutti dal proprio fiuto di sapere da dove tira il vento che più gli conviene.




permalink | inviato da il 30/4/2005 alle 14:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


30 aprile 2005

Calipari: un satellite Usa ha ripreso tutto

Da notare (parte finale dell’articolo) cosa dice la signora Sgrena: adesso la velocità non sarebbe più importante!

 http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/04_Aprile/29/satellite.shtml


L'esistenza di un tal tipo di documentazione mai ammessa ufficialmente

Calipari: un satellite Usa ha ripreso tutto

La Cbs rivela: fonti del Pentagono hanno ammesso che esiste una registrazione tv di quanto accaduto la sera del 4 marzo

 NEW YORK (USA) - Un documento esplosivo. Che metterebbe la parola fine all'inchiesta sulla morte del dirigente del Sismi Nicola Calipari, ucciso da soldati americani la notte della liberazione della giornalista de «Il Manifesto» Giuliana Sgrena.

Un satellite militare americano ha infatti ripreso e registrato la scena della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco a Bagdad nella quale fu ucciso Calipari e la ricostruzione è ora alla base delle conclusioni dell'inchiesta: lo afferma la rete tv americana Cbs, citando fonti del Pentagono.

Secondo la Cbs, grazie al satellite sarebbe stato possibile stabilire che la pattuglia al checkpoint vide l'auto quando si trovava a 137 yards di distanza (130 metri) e aprì il fuoco quando l'auto era a 46 yards (42 metri). L'intervallo di tempo tra i due momenti è risultato minore di tre secondi, il che equivale a una velocità dell'auto - secondo questa ricostruzione - pari a oltre 96 chilometri orari.

Secondo la Cbs inoltre il Pentagono avrebbe le prove che l'Italia pagò un riscatto per liberare la Sgrena.
Il disaccordo sulla ricostruzione dell’incidente di Bagdad coprirebbe proprio un altro elemento di forte tensione tra il governo italiano e l’amministrazione americana, quello relativo al riscatto. Secondo il Pentagono, infatti, il passaggio di denaro ci sarebbe stato e quantificato in "svariati milioni di dollari". I vertici militari americani, che si oppongono a qualsiasi trattativa con i rapitori per il rilascio degli ostaggi, sottolineano che il denaro potrebbe essere utilizzato per organizzare nuovi attentati.

Fino ad ora le autorità americane non hanno mai ufficialmente ammesso di essere in possesso di registrazioni di quanto accaduto nei pressi dell'aeroporto di Bagdad.

Ma le rivelazioni della Cbs non convincono proprio una delle protagoniste della vicenda, vale a dire Giuliana Sgrena che replica «E’ assurdo, non andavamo a cento all’ora anche perché c’era una curva. E comunque il problema non è la velocità - sottolinea l’inviata del Manifesto - dato che non ci sono limiti di velocità su quelle strade, ma piuttosto cosa hanno fatto gli americani per segnalarci di fermarci. Non c’è stata alcuna segnalazione. E noi comunque non andavamo a quella velocità, c’era una curva, saremmo usciti di strada».

 




permalink | inviato da il 30/4/2005 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Cina: economia sull’orlo di una crisi inflazionistica

Cina: economia sull’orlo di una crisi inflazionistica

Pechino (AsiaNews/Agenzie) –  L’inflazione cinese cresce in maniera vertiginosa. L'allarme viene da un gruppo di esperti di economia internazionale che vedono nella crescita del prodotto interno lordo (Pil) cinese - più 9,5% nei primi 3 mesi del 2005 – un’ulteriore spinta agli investimenti, accompagnata però da una brusca frenata dell’offerta di credito, con conseguente aumento dei tassi di interesse.
Le cause principali di questo fenomeno sono il grande flusso di investimenti e di esportazioni, che consentono al colosso asiatico di invadere il mercato mondiale in diversi campi, primo fra tutti il tessile. Lo sviluppo dell’economia cinese soffre però di mali strutturali, in quanto i finanziamenti privati e bancari privilegiano fenomeni solo speculativi, le numerose imprese pubbliche sono inefficienti e la legislazione commerciale non è adeguata (con scarsa protezione per la proprietà intellettuale).
La forte richiesta di materie prime come petrolio, carbone e ferro porta all’estremo i prezzi dei prodotti finiti e dei servizi: l’indice dei prezzi al consumo è aumentato in questi primi 3 mesi del 2,8% rispetto al marzo 2004, mentre l’indice dei prezzi per i produttori è aumentato del 5,6%. L’inflazione ha raggiunto un picco del 5,3% in agosto: da allora è diminuita solo grazie agli sforzi del governo per frenare gli investimenti. Gli esperti concordano in maniera unanime che il tasso di inflazione continuerà a salire. Pechino ha dichiarato che “spera” di contenere il fenomeno entro il 4%, almeno nel 2005.
In alcuni settori, come l’edilizia, esiste una vera “bolla speculativa”: nei quartieri residenziali di Pechino o Shanghai una tradizionale villa cinese (4 abitazioni unite tra loro, con una corte interna) costa milioni di yuan: il reddito annuo pro capite di chi abita nelle città, dato fornito da fonti ufficiali, è di 2.938 yuan, mentre nelle zone rurali è di 967 yuan. Le banche concedono con larghezza finanziamenti ai costruttori e agli acquirenti e tutti confidano nell’ulteriore aumento dei prezzi, ma un “raffreddamento” del mercato, giudicato quasi inevitabile, avrà effetti disastrosi per venditori, proprietari e soprattutto per le banche.
Il premier Wen Jiabao e il ministro dell’Economia auspicano un aumento degli investimenti -  con il rischio di maggiore inflazione – ma nello stesso tempo pongono come obiettivo primario il contenimento dell’inflazione stessa. Questa misura viene attuata con misure che non hanno nulla di liberista (aumento delle imposte, “indicazione” alle banche di contenere i mutui immobiliari,  restrizione delle concessioni edilizie).
Fonti ufficiali prevedono inoltre – per tutto il 2005 - di non poter soddisfare la domanda di energia,  anche per la riduzione dell’estrazione di carbone, che consegue alle denunce internazionali per le diverse violazione dei diritti umani e lavorativi dei minatori (oltre 6 mila morti nel 2004 per incidenti). (PB)




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

VIETNAM- Una cronica mancanza di rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa

VIETNAM
Il Vietnam celebra 30 anni di unificazione
Una crescita economica che crea sperequazione sociale in una cronica mancanza di rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa. La difficile situazione delle minoranze etniche.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Domani  in Vietnam si celebra il 30esimo anniversario dell’unificazione del Paese dopo la  fine di quella che i vietnamiti chiamano la “guerra americana”. La commemorazione avviene in un periodo di notevole crescita economica, ma con forti sperequazioni che aggravano le ingiustizie sociali, mentre resta ancora lontano il rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa.
Le celebrazioni manterranno toni bassi per non creare tensioni con gli Stati Uniti: a Saigon - l’ex capitale del Vietnam del sud, caduta alle 11 di mattina del 30 aprile 1975 - ci sarà una cerimonia con fuochi di artificio e una sola parata militare. Unico ospite straniero di alto livello sarà il generale Raul Castro Ruz, vicepresidente cubano. L’isola - insieme a Russia e Cina – è stata alleata del Nord Vietnam nella guerra contro gli Stati Uniti.
A 30 anni dalla fine della guerra la prosperità ha però raggiunto solo un’elite nelle grandi città di Hanoi e Ho chi Minh City, nonostante gli ideali comunisti di uguaglianza e prosperità comune che guidano il Paese.
Il reddito medio pro capite tra i 1.600 abitanti di Kim Lien - comune rurale del Vietnam centrale - è di 300 dollari americani (Usd) all’anno, meno di un dollaro al giorno. La situazione delle minoranze etniche che abitano le remote zone montuose del centro e del nord del Vietnam è peggiore: hanno a mala pena accesso alle cure sanitarie e all’istruzione.
Secondo Tran Khac Viet, analista politico, “il dislivello tra i ricchi e i poveri continua a crescere creando diversi problemi sociali”. Egli esorta a “non sacrificare la giustizia sociale per lo sviluppo economico”.
Una delle cause principali è l’alto tasso di crescita economica, tra i più alti al mondo. Il Vietnam mira a diventare una nazione moderna e sviluppata entro il 2020; per raggiungere l’obiettivo la leadership ha deciso di investire economicamente nel settore industriale – appannaggio delle grandi città – sacrificando il settore agricolo - che consente il mantenimento degli abitanti delle zone rurali.
Alcune organizzazioni internazionali – tra cui la World Bank e il Development Fund dell’Onu – sono tuttavia ottimiste. Nonostante il reddito annuo pro capite del Vietnam (545 Usd) pone il Paese fra quelli considerati più bisognosi al mondo, i dati della World Bank dimostrano che il numero dei poveri è diminuito: nel 1990 l’87% della popolazione viveva con meno di 2 dollari al giorno ma nel 2004 si è scesi al 53%.
La situazione dei diritti umani e della libertà religiosa lascia invece ancora delle perplessità nella comunità internazionale. I diplomatici dalle ambasciate dell’Unione Europea ad Hanoi cercano di tenere sotto controllo le condizioni di 21 dissidenti considerati “soggetti a rischio”. Queste persone sono in prigione o agli arresti domiciliari per opposizione al regime.
Per quanto riguarda la libertà religiosa, anche se negli ultimi anni il Vietnam ha mostrato un atteggiamento più tollerante, permettendo ad esempio ad alcuni monaci buddisti di rientrare nel Paese dopo 40 anni di esilio, lo Stato - attraverso l’Ordinanza sulle credenze e le religioni del 15 novembre scorso - continua ad esercitare un controllo totale ed oppressivo sulle religioni.




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

TRASMESSO A MILANO SUBMISSION

una scena di submissionTRASMESSO A MILANO SUBMISSION
Il film denuncia, per il quale è stato assassinato Theo van Gogh, finalmente trasmesso a Milano

In alcune città d'Italia, era stato programmata la trasmissione del film che denuncia la inaccettabile condizione femminile nei paesi islamici, ma quasi tutte hanno finito per non andare in porto. La Lega nord, aveva organizzato la sua trasmissione a Treviso, ma anche questa è andata a finire in un "nulla di fatto".
Il 27 aprile invece a Milano, nel circolo della Lega nord, è stato finalmente trasmesso al pubblico il breve filmato della durata di 12 minuti. La sua proiezione è stata garantita e protetta dalla forza pubblica.
E' l'on. Ballaman  che si sta opponendo all'auto censura che l'Europa si è imposta, in seguito alle minacce fatte dagli integralisti islamici, alle quali persino il produttore del film, che stato minacciato di morte, ha dovuto soggiacere, ritirandolo dalle sale cinematografiche. 
E' doloroso per me che sono una persona libera, dover ammettere che la libertà della visione di questo film debba essere affidata ad iniziative private o a gruppi che non accettano i diktat dei fanatici, ed è un vero peccato che i nostri figli si trovino oggi a dover subire quello per cui la nostra civiltà ha lottato per secoli e per la cui conquista molte persone hanno dato la loro vita.
E' anche vergognoso che alcuni nostri rappresentanti a Bruxelles, come Lilli Gruber e Michele Santoro, che in patria hanno sempre gridato "Dalli alla censura!!!" definendosi vittime, qui non abbiano levato nemmeno una flebile voce in difesa di quella che è più di una censura, ma è un ricatto culturale e religioso, affidato alla sharia che in questo modo è imposta a tutti noi, che abbiamo avuto il coraggio a suo tempo, di affrancarci dal dominio della nostra religione.
se vuoi vedere il film
clicca qui

Da




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Offesa a cattolocesimo uguale altre religioni

Offesa a cattolocesimo uguale  altre religioni

Chi offende il cattolicesimo va punito con una pena non superiore a quella prevista per le altre religioni. Lo ha deciso la Corte Costituzionale dichiarando illegittimo l'articolo 403 del codice penale, nella parte in cui stabilisce pene più severe per le offese alla religione cattolica, rispetto alle offese contro altri culti. Il caso è stato sollevato del tribunale di Verona nel corso di un processo a carico di Adel Smith, il presidente dell'Unione musulmani d'Italia.




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 19:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Si blocca reattore nucleare in Ucraina

Si blocca reattore nucleare in Ucraina

L'innalzamento della temperatura all'interno di un reattore nucleare in Ucraina, ha fatto scattare i dispositivi di sicurezza, bloccando l'impianto. Lo ha reso noto il portavoce dell'agenzia statale per l'energia nucleare Energoatom, precisando che non è stato registrato alcun aumento della radioattività. L'Ucraina è stata teatro del più grave incidente nucleare della storia con l'esplosione, nel 1986, alla centrale di Chernobyl.




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 19:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Bin Laden: nessuna conferma della sua morte

Bin Laden: nessuna conferma della sua morte

La notizia della morte di Osama bin Laden sta facendo il giro del mondo. Ma sulla sua veridicità prevale lo scetticismo. L’indiscrezione è stata diffusa da un sito islamico, albawaba.com che, tuttavia, in un successivo aggiornamento, riporta altre fonti che la definiscono del tutto infondata.
Della morte del capo di al Qaeda parla anche la stampa islaeliana. In particolare il quotidiano Haaretz senbra attribuirgli una certa attendibilità.
La notizia ha colto di sorpresa anche le forze di sicurezza pachistane, il Paese che si considera come il rifugio più probabile del terrorista.
L'inelligence di Islamabad ha dichiarato di non avere alcuna indiscrezione. Attesa e perplessità inatnto nel mondo occidentale che segue da vicino la vicenda che potrebbe portare ad una svolta nella lotta al terrorimo internazionale.
L'ultimo video di bin Laden risale allo scorso 30 ottobre, quattro giorni prima delle elezioni statunitensi. Vestito con una tunica marrone e con un turbante il terrorista criticò senza mezzi termini la gestione dell'amministrazione di George W. Bush minacciando un altro attacco simile al terribile 11 settembre del 2001. Poi di lui non si è saputo più nulla.




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Le esilaranti “sparate” del leader della Margherita

Le esilaranti “sparate” del leader della Margherita
dopo le durissime accuse di Berlusconi alle sinistre

Rutelli alla Camera: “Con noi comincia
la stagione dell’onestà e della lealtà”.
E in aula, d’un colpo, esplode la ilarità 
 
di Gaetano Saglimbeni
 
          C’era molta tensione, in aula, tra i banchi della opposizione. Il premier Berlusconi, replicando prima del voto di fiducia, era andato giù duro sui partiti della coalizione di sinistra, accusandoli di avere operato ed operare solo per “buttare fango su uomini e istituzioni”, con le loro mistificazioni e menzogne, con il loro pessimismo disfattista, un catastrofismo cinico e spregiudicato che, nei loro intendimenti, dovrebbe spianare la strada alla Unione di Prodi per la riconquista del potere perduto.
 
        “E’ da quattro anni, dal giorno in cui ci siamo insediati al governo (13 giugno 2001), che ascoltiamo le loro profezie di sventura, non dissimili da quelle che il loro capo ha lanciato da Bruxelles contro il suo e nostro Paese come presidente della Commissione europea”, le durissime parole del presidente del Consiglio (di un Berlusconi, bisogna dire, particolarmente su di giri che pochi si aspettavano, rinfrancato chiaramente dalla ritrovata compattezza di partiti e gruppi che si identificavano e si identificano nella Casa delle libertà). “Abbiamo avuto in questi anni solo critiche, accuse, insulti dalla minoranza. Mai una proposta seria, un suggerimento, la indicazione di una terapia (ammesso che ce l’abbiano) per i mali che non sono solo dell’Italia ma di tutta l’Europa, dove (come tutti sappiamo e solo il prof. Prodi non sa o finge di non sapere) c’è anche chi sta peggio di noi, e si tratta di grandi Paesi che con i loro guai hanno pesato e pesano non poco sulla già difficile situazione economia del vecchio continente”.

         “Dove sono”, aveva chiesto Berlusconi ai leader della minoranza, “i programmi che avete sbandierato sulle piazze? Tutte chiacchiere. Siete riusciti con le menzogne ad arraffare qualche voto in più, dicendo alla gente che solo noi stavamo male in Europa; ma questo non vi consentirà di conquistare la guida del Paese. Gli italiani che amano la libertà e la democrazia non lo consegneranno mai a chi ha fatto carriera politica esaltando nei comizi e sulle pagine dell’Unità il comunismo dell’Unione sovietica e additandolo a tutti noi come ‘modello di civiltà e democrazia’. Non affideranno il loro futuro e quello dei loro figli a chi sosteneva che solo con quel sistema economico si sarebbe salvato il mondo, ed oggi che quel sistema è fallito miseramente, per fortuna del mondo libero e di alcuni miliardi di lavoratori finalmente liberi dalla oppressione e dalla fame, vorrebbe rifondarlo e riproporlo in Italia, con l’abolizione della proprietà privata, la nazionalizzazione delle industrie e l’allontanamento dei capitali stranieri dalle nostre aziende”.
 
         Ed aveva concluso, il polemicissimo presidente del Consiglio: “Non illudetevi, signori delle sinistre: gli italiani hanno tanta saggezza e senso di responsabilità per capire che alle prossime elezioni politiche, quando si decideranno davvero le sorti del Paese, non possono e non debbono restarsene a casa (come molti nostri elettori hanno fatto per le amministrative e le regionali), lasciando che a decidere con i loro voti il tipo di governo per l’Italia siano Bertinotti ed i militanti di Rifondazione comunista, i Comunisti italiani di Cossutta e Diliberto, i verdi di Pecoraro Scanio, i post-comunisti di Fassino e D’Alema, ed i movimenti di piazza, no-global, dissidenti, centri sociali, i falsi pacifisti che sulle piazze inneggiano a Saddam Hussein e Bin Laden e danno del “criminale” a Bush. L’Italia è un Paese libero e democratico e continuerà ad essere al fianco degli Stati Uniti, di chi si batte per la libertà e la democrazia, non dei sostenitori di dittatori e terroristi, sgozzatori e tagliatori di teste”.
 
         Comprensibile dunque la tensione sui banchi della opposizione, dopo un attacco così deciso (e assolutamente non previsto dalle sinistre) del presidente del Consiglio.  Mai visto e sentito, in tanti anni,  un Fassino replicare a Berlusconi con toni cosi isterici ed il Pecoraro Scanio farfugliare tante stupidità: segno, chiaro ed inequivocabile, di nervosismo, di un certo smarrimento delle sinistre nel veder tornare sul ring, con incredibile vigoria ed il piglio di sempre, un avversario che avevano ormai, un po’ troppo affrettatamente, considerato fuori gioco.

         A rompere la tensione a sinistra (ed a regalare qualche risatina ai deputati del centrodestra) ci ha pensato il bel Rutelli, leader della Margherita. “Con noi, finito il berlusconismo”, ha detto scandendo bene le parole, con il tono solenne di chi ritiene, pronunciando una certa frase, di essere sul punto di entrare nella storia, “comincia la stagione della onestà e della lealtà”. Ed in aula, tra i 334 deputati che occupavano i banchi della maggioranza, c’è stata una immediata e generale esplosione di ilarità, che ha finito col rendere ancora più cupa l’atmosfera a sinistra. 
 
         Una frase così ridondante, detta con quel tono da un leader di partito, non poteva non suscitare ilarità tra gli avversari politici. Ma penso che nessuno (come hanno spiegato subito dopo alcuni deputati del centrodestra) volesse contestare o mettere in dubbio con quella risata l’onestà e la lealtà dell’uomo Rutelli o la sua onestà come  pubblico amministratore. Era sulla lealtà politica del leader di partito che si sorrideva. Avrei sorriso anch’io, lo dico con molta franchezza, al posto di quei deputati. Per la semplice ragione che al Rutelli “leale in politica” non ho mai creduto e non credo, così come non ho mai creduto e non credo alla lealtà di Prodi e degli altri leader della coalizione. Come si può credere a gente che (cito le parole di Berlusconi) “ha fatto e fa della mistificazione e della menzogna la sua grande arma di battaglia politica”?
            
          Qualche domanda vorrei rivolgere al Rutelli che annuncia solennemente per le sinistre, con la fine (dice lui) del berlusconismo, la stagione della “lealtà politica”. E’ lealtà politica ripetere cento o mille volte, come fanno da quattro anni leader e militanti delle sinistre-Ulivo su precisa indicazione del loro grande capo Prodi, che “l’Italia di Berlusconi è allo sfascio, mentre nel resto d’Europa, grazie all’euro, vivono tutti felici e contenti”? E’ lealtà politica ripetere all’infinito, contro la verità incontestabile dei dati statistici ufficiali, che “la disoccupazione con Berlusconi è cresciuta rispetto agli anni dei governi Prodi, D’Alema e Amato”? E’ lealtà politica che gli europarlamentari italiani delle sinistre-Ulivo, adeguatamente istruiti dai loro leader, si adoperino a Strasburgo non per fare assegnare all’Italia finanziamenti destinati alla realizzazione di opere pubbliche (come ha più volte denunciato il nostro presidente del Consiglio), ma per mettere bastoni tra le ruote, solo perché a chiederli è il governo dell’odiato Berlusconi? 
 
         Ed ancora. E’ lealtà politica ignorare sistematicamente i dati statistici positivi sulla economia italiana e citare ingigantendoli solo quelli negativi, omettendo fra l’altro di dire che peggio di noi stanno Paesi come Francia e Germania? E’ lealtà politica che il signor Rutelli finga di dimenticare la dichiarazione fatta ufficialmente come leader della Margherita (che lui di comunismo non voleva sentir parlare e neppure di socialdemocrazia) ed oggi si dica pronto ad approvare tutto quello che alla coalizione di Prodi si prepara ad imporre il segretario di Rifondazione comunista Bertinotti, dal rialzo immediato delle tasse abbassate da Berlusconi alla super-patrimoniale per i redditi medio-alti?  
 
        In attesa di risposte (se mai le avrò), ripeto qui quello che ho sempre scritto. Il signor Rutelli, come Prodi, Fassino, Diliberto, D’Alema, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Boselli, ha per quattro anni raccontato balle. I dati statistici, elaborati sia dal nostro Istat sia dall’Eurostat che opera alle dipendenze della Commissione europea presieduta fino al dicembre scorso da Prodi, dicono ufficialmente ed inequivocabilmente tutto il contrario di quello che hanno detto e continuano a dire i mistificatori delle sinistre-Ulivo, e cioè:
 
1.    allo sfascio è l’Europa di Prodi, non l’Italia di Berlusconi, e sono molti in Europa a stare peggio di noi (anche per colpa dell’euro, che l’Unione europea ha lasciato crescere sul dollaro oltre il lecito, favorendo così le esportazioni americane e bloccando quelle dei nostri Paesi);
 
2.    la disoccupazione in Germania è oggi al 12,8 per cento, in Francia al 10,2, nella Unione europea al 9,8, ed in Italia, dal 12-13 per cento registrato al tempo dei governi Prodi, D’Alema e Amato, è scesa con Berlusconi all’8,1 per cento (“Mai così bassa la disoccupazione in Italia, dal 1998 ad oggi”, ha scritto il Corriere della Sera);
 
3.    il prof. Prodi, da presidente della Commissione europea, ha cercato in tutti i modi di far notificare all’Italia un “cartellino giallo” di avvertimento per un ipotetico sforamento dei parametri di Maastricht, che l’Ecofin (il Consiglio dei ministri economici della Unione) ha sempre cestinato per “manifesta infondatezza”;
 
4.    l’Italia, pur con la palla al piede del debito pubblico più alto d’Europa, lasciato in eredità al governo Berlusconi dai governi di centrosinistra e delle sinistre-Ulivo, non ha mai violato i parametri di Maastricht, che sono stati invece abbondantemente violati in questi anni da Francia e Germania (e continuano ad essere violati dai suddetti Paesi senza “cartellini gialli”: dalla Francia per il quarto anno consecutivo e dalla Germania per il quinto);
 
5.    l’economista neo compagno Prodi ignora o finge di ignorare che la sua Europa, descritta da lui ai poveracci italiani governati da Berlusconi come una sorta di “valle dell’Eden”, popolata da gente ricca e felice grazie all’euro ed alla bravura dei suoi dirigenti, è ultima nella economia mondiale, superata anche da Cile, Argentina e Brasile (boccheggianti fino all’anno scorso) e persino dalla Cina, ormai sulla strada del capitalismo più sfrenato, e l’unico Paese dell’Unione europea in grado di reggere la concorrenza dell’America e del Giappone è la Gran Bretagna, che (guarda caso) non ha mai accettato e difficilmente accetterà l’euro come moneta ufficiale;
 
6.    Bertinotti a Venezia ha detto non soltanto che intende rialzare immediatamente le tasse abbassate da Berlusconi ed imporre una super-patrimoniale per i redditi medio-alti: ha detto pure, a chiarissime lettere, che un “comunista vero” (qual è lui e come vorrà essere ricordato dai compagni di partito) non può non porsi come “obiettivo l’abolizione della proprietà privata e la nazionalizzazione di tutte le industrie e aziende produttive grandi e piccole”, con l’allontanamento quindi di tutti i capitali stranieri presenti in Italia (né più né meno, quello che avveniva nella ex Unione sovietica comunista).
 
        Piaccia o non piaccia a Rutelli, Prodi, Fassino e compagni, la realtà è questa, e nessuno può stravolgerla e piegarla al servizio di una parte politica, con le mistificazioni e le menzogne. Ad imporre il rispetto delle regole è e deve essere certamente la lealtà politica. Ma io farei appello anche alla onestà politica. Chi racconta balle agli elettori sapendo di raccontare balle, per me, non si comporta da politico onesto. 
 
 
Gaetano Saglimbeni
 
sito web: www.gaetanosaglimbenitaormina.it            




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

In Cina per i cattolici sono tornati i tempi delle catacombe"

Kung : "In Cina per i cattolici sono tornati i tempi delle catacombe"
Di Antonino D'Anna

Qual è lo stato dei rapporti tra Cina e Vaticano? Esiste una o più Chiese Cattoliche nell'ex Celeste Impero, e quale delle due è quella rimasta fedele a Roma? Dopo l'arresto di 7 sacerdoti 'clandestini', come Pechino perseguita i cattolici cinesi, e perché? Sono domande che Affari ha posto a Joseph M. Kung, presidente della Fondazione Cardinale Kung, da sempre in prima fila per la tutela della libertà religiosa della Chiesa Cattolica clandestina cinese. Costituita dopo la morte del Cardinale Ignatius Kung (1901-2000), detenuto per quasi 33 anni agli arresti domiciliari dal governo cinese, ha sede in Connecticut (USA), da dove combatte la battaglia per la libertà di culto in Cina.

-       Presidente, quali sono le differenze tra la Chiesa Cattolica clandestina cinese e l'Associazione Patriottica cattolica cinese fondata dal Governo di Pechino?
-         I Comunisti sono saliti al potere in Cina nel 1949. dopo 7 anni di dura persecuzione, non sono riusciti a distruggere la Chiesa Cattolica di Roma. Così, nel 1957 il governo comunista ha creato la sua chiesa chiamata Associazione Patriottica Cattolica Cinese.

-         Ma perché un paese ateo come la Cina ha fondato una Chiesa? Karl Marx non ha detto che la religione è l'oppio dei popoli?
-         Lo scopo che i comunisti cinesi hanno perseguito con la costituzione dell'Associazione Patriottica è stato quello di rimpiazzare la Chiesa Cattolica Romana in Cina con una Chiesa marionetta che è completamente controllata dal governo. Facendo così, non solo hanno pesantemente sottostimato il potere dello Spirito Santo, ma anche quello del sangue dei martiri che è il seme della Chiesa. Invece di essere distrutta, infatti, la popolazione della Chiesa Cattolica Romana in Cina è aumentata di colpo da circa 3 milioni di fedeli all'inizio degli Anni '50 agli attuali 10 milioni di oggi: un percorso che dura da 55 anni nonostante la dura persecuzione. L'articolo più importante della Costituzione dell'Associazione Patriottica è la propria autonomia dal Papa. Non riconosce il Papa come capo della Chiesa universale. Non si sottomette all'autorità dottrinale, canonica, amministrativa, legislativa e giudiziaria del Pontefice. Prende ordini solo dal governo cinese. Dichirando la propria autonomia da Roma, l'Associazione Patriottica ha di fatto rigettato il principio di comunione con il Papa. Perciò, l'associazione Patriottica o Chiesa Cattolica Ufficiale Cinese NON è in piena comunione con il Papa.

-         E quindi?
-         Papa Giovanni Paolo II lo ha detto a chiare lettere: "Un cattolico che spera di restare tale e non essere riconosciuto se non come tale non può ripudiare il principio di comunione con il successore di Pietro". Senza questa comunione, l'Associazione Patriottica non può essere l'Unica, Cattolica e Apostolica Chiesa. Perciò, l'Associazione patriottica non può essere Cattolica Romana. Già nel discorso del 3 dicembre 1996 il Santo Padre Giovanni Paolo II si riferì all'Associazione Patriottica definendola "una Chiesa che non rispone né alla volontà di Cristo né alla fede Cattolica".

-         Che cosa accade alla Chiesa clandestina?
-         La Chiesa Cattolica Romana clandestina non è legale in Cina. Non ha alcuna fonte economica. Per il fatto di essere rimasta fedele alla comunione con il Papa, la Chiesa clandestina è stata dichiarata fuorilegge, ed i suoi riti possono soltanto essere celebrati in case private o campi deserti. Sempre nel discorso del 3 dicembre 1996, Giovanni Paolo II ha definito orgogliosamente la Chiesa clandestina cine "gioiello prezioso della Chiesa cattolica". Perciò, la Cina ha due Chiese che si definiscono entrambi cattoliche. Una è stata fondata da Cristo 2005 anni fa. L'altra dai comunisti atei 48 anni fa. Quella clandestina vive sotto una severa persecuzione, quella ufficiale no. Quella clandestina è in piena comunione con il Papa e la Chiesa universale, l'altra no. Non permettete a nessuno di farvi ingannare, foss'anche un vescovo o un Cardinale, credendo che si tratti della stessa chiesa. Non è vero.

-         Perché sono stati arrestati questi 7 preti?
-         Non lo so. Tutto quello che so è che sono stati arrestati durante un ritiro religioso.

-         Che persecuzioni sono state attuate contro la Chiesa Cattolica Clandestina?
-         Accade da 55 anni. Per chi appartiene alla Chiesa Cattolica clandestina le pene sono multe esorbitanti, prigione, arresti domiciliari, pestaggi e internamento in campi di lavoro. Le autorità cinesi hanno da qualche tempo iniziato ad usare la 'legge sui culti' per arrestare e trattenere i membri della Chiesa cattolica clandestina. Al momento ognuno dei circa 50 vescovi di questa Chiesa sono o in galera, agli arresti domiciliari, o sono spariti. Per esempio, il Vescovo clandestino di Baoding, Su Zhimin, è stato arrestato nel 1996, è fuggito e riarrestato nel 1997. Non è stato più visto o sentito per sei anni. Le domande da parte di agenzie governative e non governative USA al governo di Pechino sulla sorte del vescovo Su non hanno mai ricevuto piena risposta. Per sei anni, dall'arresto nel 1997 fino a Novembre del 2003 non abbiamo mai saputo se fosse vivo o morto fino a che non è stato visto il 15 novembre 2003 in un ospedale di Baoding per un'operazione agli occhi ed esami al cuore. Non sappiamo invece, ad esempio, del Vescovo ausiliario clandestino di Baoding, An Shuxin, che fine abbia fatto dopo l'arresto nel 1996. E lo stesso è accaduto a sacerdoti e laici.

-         Cosa chiedete al governo cinese?
-         Dare la vera libertà di religione al popolo cinese. Pechino dovrebbe sapere che i cattolici clandestini cinesi non solo amano la loro religione, ma anche amano – tantissimo – la Cina. Di fatto, sono molto patriottici, e questo è comune a tutti i credenti, anche di altre religioni. Comunque, il governo cinese la pensa esattamente al contrario. Non ritiene verosimile che i credenti amino la Cina. Li vede come una sfida al suo potere. A causa di questa malafede così radicata e sedimentata, il governo cinese ha creato una barriera psicologica molto negativa ai suoi negoziati con il Vaticano. Queste barriere devono essere abbattute.




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 aprile 2005

Bertinotti ha le sue idee, ma poi si adeguerà

Il prodiano Monaco : Bertinotti ha le sue idee, ma poi si adeguerà

"Sulle questioni più spinose che ci dividono come la patrimoniale, Bertinotti, già un anno fa, quando inaugurò la svolta che lo ha portato ad una compiuta integrazione dentro un'alleanza di Centrosinistra, che si assume responsabilità di governo, si era impegnato a rimettersi al punto di vista prevalente, natuaralmente a valle di una aperta discussione tra noi. E questo è ciò che più conta". Così il braccio destro di Romano Prodi, l'onorevole Franco Monaco, in un'intervista ad Affari, si concentra sul futuro programma delll'Unione. Sulla moratoria chiesta da Francesco Rutelli sulla lista unitaria dice: "La rispetto. Ma la mia opinione è nota, e cercherò di farla valere nelle sedi appropriate"

Bertinotti ha accusato la Fabbrica del programma di Prodi di non essere democratica. Cosa risponde al leader del Prc?
"Il titolo del Corriere della Sera è fuorviante. Bertinotti non dice esattamente questo. Il segretario del Prc, comunque sa che la Fabbrica del programma non è un soggetto politico. E' un cantiere concepito allo scopo di avviare un processo di ascolto della società e di una prima elaborazione di spunti per un programma di governo che dovrà essere arricchito da molteplici contributi di cittadini, di forze associative e culturali e dai partiti politici".
 
Quando sarà pronto il programma dell'Unione?
"Verso l' autunno naturalmente, prima se dovesse precipiatre la situazione politica. Si ragiona sull'idea di una grande assemblea o convenzione che lo vari"
 
Il segretario di Rifondazione muove accuse anche contro L'Unione...
"Bertinotti sa perfettamente che l'Unione non è un soggetto politico strutturato. Non è un partito e neppure avanza la pretesa di avere la densità e la soggettività della Federazione delle forze riformiste dell'Ulivo".
 
Che cos'è allora L'Unione?
"E' un'alleanza di forze politiche e sociali per il governo della prossima legislatura. Per definizione, in un'alleaza di soggetti distinti, non si agisce e non si decide secondo le regole e le procedure che valgono dentro i partiti che hanno una base associativa comune che l'Unione non ha".
Cosa condivide di quello che ha detto Bertinotti?
"Sicuramente la centralità del programma e quello sarà il terreno sul quale le istanze radicali dovranno coniugarsi con quelle riformiste. E qui chi avrà più filo tesserà".
 
E poi...
"Apprezzo che Bertinotti manifesti la ferma consapevolezza del primato dell'unità e che la sua stessa radicalità deve essere raccordata con il bene superiore dell'unità. Bertinotti afferma a chiare lettere che i nostri elettori non ci perdonerebbero se non trovassimo una sintesi".
 
Come farete a conciliare le vostre proposte in campo economico con quelle di Rifondazione? La questione della patrimoniale rimane aperta...
"Siamo come noto nettamente contrari. Il problema reale è piuttosto quello di una filosofia fiscale che non privilegi le rendite finanziare a discapito di salari, stipendi e pensioni e prima ancora alla lotta all'evasione fiscale, che il governo Berlusconi ha semmai incoragggiato con condoni e sanatorie a raffica. Sulle questioni più spinose che ci dividono, comunque, Bertinotti, già un anno fa, quando inaugurò la svolta che lo ha portato ad una compiuta integrazione dentro un'alleanza di Centrosinistra che si assume responsabilità di governo, si era impegnato a rimettersi al punto di vista prevalente, natuaralmente a valle di una aperta discussione tra noi. E questo è ciò che più conta".
 
Cosa non condivide di quello che pensa il leader di Rifondazione comunista sul modo di arrivare ad una sintesi programmatica?
"Se ho inteso bene, una volta Bertinotti affacciò l'ipotesi di assemblare pezzi di programma tramite votazioni distinte su singole parti, quando ci fosse la convention programmatica. Ne sortirebbe un collage che non assicura una sintesi coerente. Io immagino, invece, che dalla convention debba scaturire un programma di governo condiviso, ma caratterizzato da una sua organicità e coerenza interna, ispirato cioè a un riformismo forte e moderno".
 
Nella Fed c'è chi come Rutelli vuole fermare il processo federativo cominciato con la lista Uniti nell'Ulivo..
"Voglio rispettare la moratoria proposta dal presidente della Margherita. Sbaglia chi sulla moratoria monta un caso politico. Questa non va intesa come uno stop ma alla lettera, come sospensione del chiacchiericcio e del tormentone delle esternazioni".
 
Anche per le primarie Fassino chiese la moratoria e sappiamo come è andata...
"Moratoria non vuol dire differimento sine die della decisione. Prodi e Rutelli hanno convenuto che la decisione va presa prima dell'estate. Dobbiamo discutere e decidere negli organi di partito e della stessa Fed di cui Prodi è presidente"
 
La sua opinione su quasto punto?
"La mia opinione è nota, e cercherò di fala valere nelle sedi appropriate".

Daniele Riosa




permalink | inviato da il 29/4/2005 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

LA SINISTRA GERMANIA

Germania/ Crisi sociale: giovani paralizzati dalla paura atavica del futuro

La prospettiva è la paralisi. La Germania rischia d'innescare, se non lo ha già fatto a giudicare dagli ultimi dati sulle performance della sua economia, il circolo vizioso delle aspettative negative che si autoavverano. La grave crisi sociale che Berlino sta attraversando da anni, sta facendo dilagare nel Paese il fenomeno della cosiddetta "Angst", la paura atavica del futuro. Che  come immediata conseguenza ha, infatti, il blocco dell'intero sistema economico.
Il più grande sondaggio online mai realizzato nel Paese, eseguito dalla McKinsey su un campione di oltre mezzo milione di cittadini e significativamente intitolato "Perspektive Deutschland" mette in evidenza che una larga maggioranza dei tedeschi vede in maniera quasi tenebrosa il proprio futuro personale.
Quasi un tedesco su due (42%) dichiara, infatti, di aver paura di perdere il posto di lavoro e di non riuscirne a trovare un altro. Mentre addirittura il 60% si dice convinto che la propria situazione economica in futuro non potrà che peggiorare, con appena il 12% che sembra non avere preoccupazioni in merito.
Un altro problema che inquieta i tedeschi è quello di non essere in grado di far fronte finanziariamente alle spese sanitarie che saranno necessarie una volta giunti in un'età avanzata. Il 58% teme di non farcela da vecchi ad arrivare alla fine del mese e a pagare i costi per la salute, mentre solamente il 15% si dice convinto di essere al riparo da questa eventualità.
Sensazioni di questo tipo potevano magari essere giustificate nelle nuove generazioni della ex DDR, visto che questo era il sentiment che caratterizzava la forma mentis della maggioranza della popolazione della Germania dell'Est agonizzante poco prima della caduta del muro di Berlino.
Ma il sondaggio della McKinsey parla chiaro. Il guardare al futuro da una frustrante prospettiva a metà strada tra le ambiziose aspettative di una Germania unita e il senso di limitazione imposto dalle pecche della riunificazione, come il permanere di un elevato tasso di disoccupazione (anche se ad aprile i disoccupati sono scesi di 79.000 unità a 4,889 milioni) è una prerogativa di tutto il Paese. 
Il primo effetto della mancanza di fiducia sociale è il calo dei consumi. Un effetto confermato dagli ultimi dati resi noti dall'Ufficio federale di statistica tedesco. A marzo infatti, le vendite all'ingrossohanno evidenziato un decremento annuo del 2,1% in termini reali (+3% il precedente di febbraio) ed un incremento dello 0,6% in termini nominali (+6,3% a febbraio).
Decremento che però, su base mensile, è stato minore visto che invece l'indice aggiustato per i fattori stagionali ha registrato un aumento dell'1,2% in termini reali e dell'1,3% in termini nominali.




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Grassi

Grassi leader drella minoranza Prc: "Il partito rischia un nuovo '98"

Alla vigilia della prima riunione del nuovo esecutivo nazionale del Prc, l'organismo voluto da Bertinotti al congresso di Venezia con la forte opposizione delle minoranze di Rifondazione, Claudio Grassi, capofila dell'Ernesto, rilancia la critica alla linea politica del segretario. "La sintesi giornalistica propagandata da giornali e televisioni, secondo la quale Bertinotti avrebbe 'vinto il Congresso', scrive Grassi nell'editoriale dell'ultimo numero dell'Ernesto - è totalmente fallace. Al contrario, mai, nella storia di Rifondazione comunista, il gruppo dirigente aveva conseguito un consenso così modesto.
Chi ha alimentato questo clima di contrapposizione si è assunto gravi responsabilità, anche perchè l'acuirsi delle divisioni interne rischia di indebolire seriamente l'iniziativa complessiva del partito".
Un rischio emerso, secondo Grassi, alle Regionali: "Dentro l'Unione si afferma nettamente la lista Uniti per l'Ulivo, mentre il risultato del nostro partito è insufficiente. Il partito arretra, contro tutte le previsioni e a dispetto dell'evoluzione del quadro politico evocata dal segretario Bertinotti.
La ragione principale di un risultato tanto insoddisfacente è il cambiamento repentino della linea politica, che passa dall'eccesso del rifiuto del confronto con le altre forze politiche dell'opposizione all'eccesso opposto dell'internità nell'Unione e dell'accordo di governo, senza alcuna condizione sul terreno programmatico. Si è quindi prodotto un appannamento politico, sostituendo l'immagine e la pratica di un Partito conflittuale, capace di porre condizioni, con quella di un Partito che tende ad allinearsi alle indicazioni delle forze prevalenti dell'Unione e mette la sordina alle proprie richieste: dall'introduzione della patrimoniale al ritiro immediato delle truppe italiane dall'Iraq".
Per Grassi "con questo Centrosinistra, il rischio che si corre è riprodurre la situazione del 1998. Viene da chiedersi infatti cosa farà Rifondazione Comunista nel caso in cui si avverasse la prospettiva di una nuova avventura bellica imposta dagli Stati Uniti, avallata dal futuro governo dell'Unione o, ancora, nel caso in cui Prodi, per risanare la voragine nei conti pubblici prodotta dalle politiche del governo Berlusconi, dovesse verosimilmente elaborare finanziarie lacrime e sangue, fatte di tagli alla spesa e di nuovi sacrifici, imposti come sempre al lavoro dipendente, ai giovani, ai pensionati. Risulta difficile capire come Rifondazione comunista potrebbe tenere insieme la capra della disciplina di governo con i cavoli della coerenza politica rispetto agli impegni da sempre assunti con la propria gente, già tartassata in vent'anni di neoliberismo trionfante"




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 21:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Olanda/ Scontro nel governo sulla marijuana.

Olanda/ Scontro nel governo sulla marijuana. I sindaci: legalizziamola

L'Olanda e la marijuana. Il binomio non rappresenta una novità per l'acquisto e l'assunzione delle droghe leggere. Eppure nei Paesi Bassi è in atto una polemica nel governo di Centrodestra che potrebbe portare a un provvedimento rivoluzionario. Legalizzare, sotto strette regole, la produzione della cannabis.
A sostenere la proposta alcuni tra i sindaci delle più grandi città olandesi fra cui Amsterdam e Maastricht anche per motivi di ordine pubblico. La produzione delle droghe leggere permetterebbe infatti, secondo quanto affermato dai primi cittadini, di ridurre la criminalità e di mettere fine ad una politica priva di logica.
Un argomento che non ha trovato il consenso del ministro della Giustizia Piet Hein Donner e della maggior parte dell'esecutivo. D'altra parte il dibattito sulle libertà olandesi è storico.  

Dal 1976, infatti, l'Olanda tollera la vendita di stupefacenti derivati della cannabis all'interno dei coffe-shop. "Una politica schizofrenica - secondo quanto affermato dal sindaco Maastricht  Gerd Leers - perchè l'approvigionamento dei coffee-shop è illegale. E' come se si dicesse ad un fornaio che può vendere il pane, ma non ha il diritto legale di procurarsi la farina''.
Lo scontro all'interno del governo sulla politica da adottare per gli stupefacenti non è un fatto nuovo. Accesi contrasti si sono registrati anche dopo le dichiarazioni del ministro per le Riforme Amministrative Alexander Pechthold favorevole a una legalizzazione generale della cannabis in tutta Europa.
Una proposta vista come unica soluzione per evitare che i Paesi Bassi vengano trasformati in una meta di turisti occasionali attratti dal mercato delle droghe leggere.
Le parole di  Pechthold avevano provocato così la reazione proprio dello stesso ministro alla Giustizia Donner favorevole invece ad adottare delle misure per la chiusura dei coffee-shop.
Secondo quanto affermato dalla Radio nazionale Radio Nederland, le differenze tra i due ministri si basavano sul futuro della provincia di Limburgo, nella quale si trova la città di Maastricht, trasformata nella meta abituale di persone provenienti dalle vicine Francia, Germania e Belgio per l'acquisto di cannabis.
La marijuana è tecnicamente illegale nei Paesi Bassi ma si può trovare proprio nei coffe-shop. I possessori di piccole quantità di stupefacenti non sono perseguibili dalla legge. Il governo democristiano de L'Aia sta per questo tentando una politica per ridurre il consumo di stupefacenti e anche le licenze di questi locali dal centro delle grandi città. 
Andrea Pressenda




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 21:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Venti di odio.

 

Venti di odio.
 
Arrivano dall'Inghilterra venti di odio contro Israele, sono folate di vento forti come la bora e insidiose come un uragano perche' non provengono da bande di teppisti urlanti ma dal mondo accademico, giornalistico e teatrale britannico.
Venti di odio doc dunque, di origine supercontrollata, refoli colti e blasonati  ma non per questo meno fanatici e ributtanti.
La sera della festa ebraica di Pesach, l'Associazione Britannica Insegnanti Universitari (AUT), approfittando dell'assenza dei membri ebrei  che avrebbero potuto opporsi,   ha approvato due mozioni di boicottaggio contro tre universita' israeliane, Haifa, Bar Ilan e Universita' Ebraica di Gerusalemme.
Il portavoce dell'associazione, tale Sue Blackwell, si e' presentata ai giornalisti avvolta nella bandiera palestinese e accompagnata dai suoi personali gorilla indossanti la kafiah palestinese, per dichiarare: " Israele e' un paese coloniale che pratica l'apartheid ed e' piu' pericoloso del Sud-Africa" e ancora , sempre piu'  invasata :"Bisogna rimuovere questo regime".
Sue Blackwell e altri 49.000 accademici inglesi hanno dunque deciso di interrompere lo scambio culturale e scientifico con l'unico Paese del Medio oriente dove esiste la totale liberta' accademica, dove l'Universita' e' aperta a tutti, indipendentemente dalla fede, dal credo politico e dal gruppo etnico; dove studiano centinaia di arabi.   
Questi disgustosi personaggi hanno deciso di boicottare il paese che piu' ha dato al mondo nel campo scientifico e tecnologico e hanno impedito agli oppositori di votare a sfavore dimostrando di essere degni  seguaci del loro leader spirituale Arafat,  maestro di teorie naziste ormai radicate in menti malate.  
La notizia ha provocato indignazione in Israele dove peraltro, in nome della democrazia e della liberta' che contraddistingue questo Paese, ci si rifiuta di licenziare il professore della Haifa University  che ha provocato questo schifo,  Ilan Pappe, filopalestinese e antisemita.
Qualcuno ha proposto provocatoriamente di mandarlo a insegnare nei territori palestinesi che  lui tanto ama  ma dove, ironia della sorte, non e' desiderato perche'  ....non  musulmano. 
 I "professori contro la pace", come ormai vengono definiti, proseguono imperterriti la loro perfida campagna razzista e, spronati  dal loro stesso odio,  hanno preparato una lista di nomi di accademici ebrei israeliani da cancellare dalle attivita' accademiche.
Quasi questa vergogna non bastasse e' arrivata in Israele la notizia che il governo inglese conferira' un prestigioso premio a Orla Guerin, una giornalista nota per i suoi sentimenti antiisraeliani,  per aver scagliato pietre contro i soldati , per i suoi articoli al vetriolo in cui paragonava Israele allo Zimbabwe o accusava Israele di manipolare i giovani palestinesi affinche' ammazzassero ebrei a scopo propagandistico.
Ha fatto il giro del mondo anche l'immagine del suo pianto disperato e inconsolabile  ai funerali di Arafat.
Il ministro Sharanski, scioccato dalla notizia, ha dichiarato: " E' molto triste che l'antisemitismo di cui l'inghilterra vive un pericoloso rigurgito, non sia preso in considerazione quando si danno certi premi".
Per la cronaca , un anno fa, la Political Cartoon Society britannica aveva premiato David Brown dell'Indipendent per la miglior  vignetta dell'anno che raffigurava  Ariel Sharon mentre sgranocchiava la testa di un bambino palestinese.
"Sei contro Israele? Sarai premiato".
Potrebbe essere uno slogan interessante.
 Per concludere questa triste rassegna razzista e per la serie "al peggio non c'e' mai fine" ecco la ciliegina sulla torta, una ciliegina avvelenata.
Il Royal Court Theatre, uno dei piu' prestigiosi teatri di Londra, qualcuno lo definisce il piu' importante d' Europa,  ha aperto la stagione con una rappresentazione dal titolo :"My name is Rachel Corrie".
Rachel Corrie, per chi non lo ricordasse,  era una giovane americana  arrivata nei territori palestinesi per fare da scudo umano. La ragazza partecipava attivamente alle manifestazioni contro Israele organizzate da Hamas a Gaza  dove bruciava in preda a odio isterico, e le foto ne sono testimonianza, le bandiere americana e israeliana.
Rachel Corrie era membro dell'ISM , International Solidarity Movement, organizzazione  fortemente razzista e antiisraeliana, antisemita, antisionista e quant'altro, organizzazione che aveva fornito nei quattro anni di guerra appena trascorsi piu' di un kamikaze ai gruppi  terroristici capitanati da Arafat. Omar Khan Sharif e Assif Muhammad Hanhif,  i due terroristi che avevano fatto saltare il Mike's Place di Tel Aviv erano stati contattati in Inghilterra dall'ISM.
Rachel Corrie era una di quelli che dichiaravano: "Israele e' un'entita' illegale che non deve esistere".
Alla fine, durante una delle sue tante dimostrazioni da scudo umano, e' stata uccisa incidentalmente da un bulldozer israeliano a Gaza mentre urlava i suoi slogan contro Israele e, troppo distratta dal suo odio fanatico, non si era allontanata  in tempo dal pericolo dei detriti che il bulldozer smuoveva, rimanendone sepolta.
La storia di  questa ragazza, esempio di quanto i giovani possano essere facile preda di fanatismi,  dal Royal Theatre, verra' portata  in tutte le scuole inglesi dove incitera' all'antisemitismo migliaia di altri giovani perche', come scrive Tom Gros, corrispondente del Jerusalem Post  a Londra, in questa rappresentazione  non si parla tanto di lei quanto dell'odio contro Israele che gli autori, attraverso di lei,  vogliono diffondere.
 Altre giovani di nome Rachel sono state assassinate in Israele dai terroristi tanto amati dalla Corrie ma  di queste Rachel, vittime innocenti del neonazismo palestinese,  nessuno parla se non le loro famiglie e i loro amici. Il mondo che fa pubblicita' alla Corrie non  conosce il loro nome, queste Rachel dimenticate non fanno notizia, erano ebree, erano israeliane:: ben gli sta.
 Rachel Thaler, 16 anni , e' saltata per aria in un Centro commerciale. Sua madre, Ginette, di nazionalita' inglese, dice: "non un solo giornale britannico mi ha intervistata o ha parlato della morte di Rachel". Allude alle innumerevoli interviste rilasciate invece dalla madre della Corrie.  
 Rachel Levy, 17 anni, fatta esplodere in un negozio di Gerusalemme.
 Rachel Levy, 19 anni, uccisa a colpi di mitra  mentre aspettava l'autobus vicino a Tel Aviv.
 Rachel Gavish, uccisa in casa sua insieme al figlio, al marito e al padre mentra  celebravano il Seder di Pesach.
 Rachel Charhi, 29 anni, assassinata nell'esplosione di un caffe' di Tel Aviv, lascia  tre bambini.
 Rachel Shabo, esplosa insieme ai suoi tre figli di 16, 13 e 5 anni. Lascia altri cinque bambini.
 Per queste Rachel l'oblio ipocrita di coloro che esaltano odio e violenza.
 Per queste Rachel solo l'amore e il ricordo di Israele.
 Deborah Fait




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Università di Birmingham in Inghilterra, le due isteriche antisemite

Il boicottaggio è stato votato, approvato ed è operativo.  C'è nessuno che sappia se qui in Italia si è organizzata da parte dei docenti universitari un lettera di protesta all'AUT?  Propongo che in ogni caso ognuno di noi scriva singolarmente o in gruppo, all'AUT ed ai seguenti indirizzi e-mail delle docenti Sue Blackwell e Shereen Benjamin dell' Università di Birmingham in Inghilterra, le due isteriche antisemite organizzatrici e promotrici del boicottaggio, per esprimere tutto il nostro disgusto e la nostra condanna per il vile atto razzista. 

Enzo Nahum


AUT website: www.aut.org.uk
AUT address:
Association of University Teachers, Egmont House,
35-31 Tavistock Place, London WC1H 9UT
AUT Fax: +44-207-670 9799

AUT Press Contact: David Nicholson (press@aut.org.uk)

President: Angela Roger (I do not have her email address)

General Secretary: Sally Hunt (I do not have her email address)

Sue Blackwell, a Pro-Palestinian terror apologist and English lecturer from Birmingham University who along with Shereen Benjamin pushed the boycott.
Blackwell's email address is:   s.a.blackwell@bham.ac.uk

Shereen Benjamin's e-mail is: s.benjamin@bham.ac.uk
Tel: +44-121-414 7875
Fax: +44-121-414 7444
 
 
Israel's daily newsmagazine
 
 British professors ban Israeli universities
By israelinsider staff and partners  April 25, 2005

 
 Britain's Association of University Teachers (AUT) have decided to boycott Israel's Bar Ilan and Haifa Universities.

The Council of the AUT -- a trade union and professional association for over 48,700 UK higher education professionals -- unanimously passed the two motions to boycott the institutions of higher learning at an executive union meeting held on the eve of Passover, evidently to deliberately exclude its Jewish members.

The orations of Sue Blackwell and Shereen Benjamin, both lecturers at Birmingham University, went unanswered by the academics in attendance. Both labeled Israel as a "colonial apartheid state, more insidious than South Africa," called for the "removal of this regime," and tried to depict Israeli universities as "repressing" academic freedom.

The AUT council voted to boycott Bar-Ilan because it runs courses at colleges in the West Bank town of Ariel and "is thus directly involved with the occupation of Palestinian territories contrary to United Nations resolutions".

It decided to boycott Haifa because the university disciplined a lecturer for supporting a student who misrepresented attacks on Palestinians during the founding of the state of Israel.

AUT General Secretary Sally Hunt, who announced the boycott, asked members to avoid all academic and cultural cooperation with the two universities.

Council delegates also called for a boycott of the Hebrew University of Jerusalem, after claims that the institution had confiscated land occupied by Palestinian families in east Jerusalem, and agreed to circulate to all local associations a statement from Palestinian organisations calling for an academic boycott of Israeli institutions.

When asked why she wished to boycott Israeli institutions, Ms. Blackwell told The Jerusalem Post that she was responding to a call made by Palestinian organizations, among them a trade union, to "show solidarity with the Palestinian people and to draw attention to the way Israeli universities were complicit in the occupation."

In her allegations against the Israeli institutions, Ms. Blackwell -- who before the session stood outside of the conference center, draped in a Palestine flag and surrounded by kaffiya-clad activists from the Palestine Solidarity Campaign, who handed out leaflets branding Zionism as a "racist ideology," and accusing Israel of "ethnic cleansing" -- referred to a letter by Ilan Pappe, lecturer in political science at Haifa University. A message from Dr. Pappe was distributed to every executive member at the conference, in which Pappe called on the conference to adopt a boycott of his own university, and alleged he was the victim of "restriction" and "harassment."

Her speech was met with rapturous applause from the audience, before AUT executive president Angela Roger cut short the session and moved to deny a right of reply to opponents of the motions. The session was then directed towards a vote, and a "lack of time" was cited as the reason preventing challenges to the motions from being heard.

There was no opportunity for academics who had planned on opposing the motions.

Executive member Alistair Hunter, to address the conference. Dr. Hunter described the AUT's endorsement of a boycott against Israeli universities as an "ill judged decision" and expressed disgust at the absence of debate before voting commenced.

The Israeli embassy in London released a statement criticizing "the fact that no AUT member who wanted to argue against this decision was allowed to speak," and described the motions as "perverse in their content."

In a conversation following the vote, even the AUT's Assistant General Secretary, David Bleiman remarked to Shereen Benjamin that the motion would "carry little moral authority," as there had been "no debate."

The boycott motions prompted the immediate resignation of two Jewish academics from the AUT. Jonathan Ginzburg and Shalom Lappin, professors at King's College London, wrote in an open letter: "We feel that we have no choice but to resign from the AUT immediately, and we call upon our colleagues to do the same. We also appeal to the administrations of British universities and to other labor unions, at home and abroad, to withdraw recognition from the AUT until it rescinds this motion."

Britain's Chief Rabbi Jonathan Sacks expressed his disappointment in the AUT's decision.

"I am most distressed by this outcome. Academic life is about building bridges of dialogue, not destroying them; opening minds, not closing them; hearing both sides of an argument, not one alone. The AUT has betrayed the academic principles it supposedly represents. This is a sad day for British universities," the rabbi concluded.

Ronnie Fraser, chair of the Academic Friends of Israel group, said: "The union effectively asked its membership to break its own laws on racism and discrimination."

Israeli Deputy Ambassador to the U.K. Zvi Ravner told The Guardian he is surprised and concerned regarding the decision by leading academic institutions in Britain to impose an academic boycott on Bar-Ilan and Haifa universities. "The last time Jews had been boycotted in universities was in 1930's Germany," he said.

Anti-Defamation League Director Abraham Foxman said in response "Those who now urge a boycott of Israeli universities must know that such a boycott is an assault on the very idea of the university as a citadel of intellectual freedom and informed debate."

Israel's Foreign Ministry said the union was guilty of hypocrisy.

"The fact that AUT chose to target Israel, the only country in the Middle East that has complete academic freedom for all segments of the population and all political streams is scandalous," the ministry said in a statement.

The ministry singled out countries such as Iran, Syria and Saudi Arabia for suppressing academic freedom. The statement urged British academics to distance themselves from the boycott.

British university administrators and Jewish student groups were outraged.

"It is a betrayal of academic principles -- it looks like they are moving backwards into the hatred of the past few years," said Union of Jewish Students spokesman Danny Stone.

Universities U.K., representing university executives, called the union's resolution "inimical to academic freedom, including the freedom of academics to collaborate with other academics."

Plans to launch an international boycott of the union are currently being discussed by Jewish academics in Britain.

Yaakov Lappin, Talya Halkin, Sari Cohen, and the AP contributed to this report.
 
 
 © 2001-2004 Koret Communications Ltd. All rights reserved. 
 




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Italiani antisemiti sui generis




Italiani antisemiti sui generis

Gli italiani sono antisemiti? ''Lo sono spesso in modo obliquo, quasi mai esplicito''.
Il ritratto e' del giornalista e scrittore Daniele Scalise che lo ha tracciato alla fine di un viaggio lungo l' Italia alla ricerca del pregiudizio antiebraico: scuole, chiese, sezioni di partito, moschee, stadi e anche internet.
''E' bastato grattare poco, pochissimo, per far emergere - dice Scalise - quella rogna da cui la civilta' occidentale non si e' mai sanata anche quando ha riconosciuto alla tradizione ebraica un ruolo primario in termini di produzione intellettuale, morale e sociale''. Una rogna che sembra essersi installata ''sotto la pelle dei non ebrei e da cui i non ebrei pare non si siano mai liberati preferendo piuttosto aggiornare quella malattia, coltivarla e nutrirla rinnovando ossessioni e deliri''. Ecco dunque ''l'odio in bianco'': l'antigiudaismo cristiano coltivato dai cattolici tradizionalisti come il lefevriano padre Michel Simoulin, o da altri prelati come monsignor Livi o anche don Baget Bozzo. Ecco ''l'odio in verde'', ovvero le moschee dove il collante antiebraico tiene uniti molti dei fedeli, italiani convertiti e non. E dove l'obiettivo, oltre all'ebreo in se', e' ''ovviamente'' Israele.
E poi ''l'odio in rosso'': la sinistra e il suo ''slittamento'' tra antisionismo e antisemitismo. Una lunga sequela di episodi che nasconde, nonostante gli interventi di molti autorevoli esponenti della sinistra stessa, un pregiudizio sempre piu' forte e che si alimenta dell'odio contro Israele. Anti americanismo, anti imperialismo, ''pacifismo bendato'' che, come uno tsunami della ''propaganda malevola'', ha lasciato - scrive Scalise - ''tra le vittime molta verita' e molta intelligenza''. E poi ''l'odio in nero'', la tradizione: la destra e l'eredita' del ventennio, il mito della razza, le persecuzioni antiebraiche. E An all'interno della quale si annidano le tentazioni di sempre, nonostante il suo capo Fini abbia saldamente condannato l'antisemitismo recandosi nel sacrario della Shoah di Yad Vashem a Gerusalemme. Ne' si salvano le scuole, gli stadi, dove per insultare qualcuno si ricorre alla parola ''ebreo''. O la stampa (''l'odio in pagina''): 'topos' preferito degli antisemiti di professione che la descrivono completamente in mano giudaica, e', invece, impregnata del contrario.




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


28 aprile 2005

Un prete polacco spiava Giovanni Paolo II


Un prete polacco spiava Giovanni Paolo II

L’amico fedele in realtà era una spia. Un sacerdote polacco, rimasto vicino a Giovanni Poalo II fino all’ultima sua agonia, era un agente dei servizi segreti dell’Est. L’accusa che viene da Varsavia, da un istituto che in Vaticano è ritenuto «molto serio», e riguarda padre Konrad Hejmo: il frate domenicano che coordina i pellegrini polacchi in visita a Roma e le loro udienze da Giovanni Paolo II. Secondo l’istituto nazionale della memoria per i crimini nazisti e comunisti (Ipn), incaricato di esaminare gli archivi del regime di Wojciech Jaruzelski, era proprio lui «Dominik»: un collaboratore dei servizi segreti di quel regime che Wojtyla ha combattuto fino al suo crollo.
Su Hejmo, nome in codice «Hejnal», ci sarebbe un dossier di quasi 800 pagine che copre tutta la sua attività di spionaggio condotta mentre il papa sosteneva la battaglia di Solidarnosc. Lo testimonierebbero carte e registrazioni di conversazioni con agenti comunisti.
Mentre la notizia faceva il giro del mondo padre Hejmo, che fino a ieri mattina era in Vaticano, è comparso alla tv polacca, smentendo a metà. «E’ completamente assurdo - ha detto -, c’è stata gente che ci veniva a trovare definendosi grandi amici e che si interessava a tutto, sul Papa». «Non mancava gente che vagabondava per Roma in cerca di notizie» ha aggiunto, specificando di ricordarne ancora i nomi. Ha ammesso però di «essere stato sollecitato» dai servizi segreti, «come tutti i preti in Polonia» che avevano «obbligatoriamente un tutore».




permalink | inviato da il 28/4/2005 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 aprile 2005

Criticare per poi fare le stesse cose ........centrosinistra vergognati.


A Bagheria (Palermo) Provenzano è "wanted"

Per combattere la mafia a Bagheria sono tornati ai tempi del Far West. Da questa mattina i muri della città sono tappezzati da centinaia di manifesti con la scritta "wanted" e il volto del superlatitante mafioso Bernardo Provenzano, ripreso dall'ultimo identikit fornito dalle forze dell'ordine. L'iniziativa è della sezione locale dei Democratici di Sinistra e della Sinistra Giovanile. Nel manifesto, in perfetto stile "vecchio west", sotto la parola "wanted" e la foto di Provenzano è scritto "Non aver paura, denuncia la mafia", e ancora "La mafia infanga Bagheria".
"È una campagna di manifesti - spiega Giuseppe Cipriani (Ds), assessore comunale alla gestione dei beni confiscati - che comincia con questa iniziativa di denuncia e non riguarda soltanto Provenzano, ma la mafia. Si vuole sensibilizzare sempre di più la gente e questa vuole essere la prima di una lunga campagna sui temi della lotta alla mafia: il racket, l'usura, il lavoro nero, l'utilizzo dei beni confiscati". Bagheria, una quarantina di chilometri da Palermo, è un territorio che continua a essere la roccaforte del boss Provenzano, come l'ha presa la gente: "C'era bisogno - continua Cipriani, già sindaco di Corleone, una vita sotto scorta - di una campagna di azioni e di parole contro la mafia. C'è molta sensibilità soprattutto nel mondo giovanile. Se Bagheria vuole essere davvero libera, essere governata da istituzioni sganciate da ogni condizionamento e vuole contare su un'economia sana non può non iniziare una seria e profonda lotta popolare per la liberazione dalla mafia".



...................... L'iniziativa leghista della taglia di 25mila euro per trovare gli assassini del benzinaio di Lecco trascina il partito dei padani allo scontro ......... Per l'opposizione è solo l'ultimo motivo per gridare alla "barbarie", all'"irresponsabilità" e chiamare il governo in Parlamento "a spiegare se crede nella taglia o nel diritto". "No a una barbarie contro un atto barbaro" dice il segretario dei Ds Piero Fassino. Il diellino Giuseppe Fanfani chiede le dimissioni del Guardasigilli Castelli.......................




permalink | inviato da il 27/4/2005 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo   <<  1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7  >>   maggio


 

                                         
 



Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

Loading...      (GIF file  396KB)



 
 

 


 

 

VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
Gadgets powered by Google