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14 marzo 2007

Riscaldamento globale, ogni allarmismo riflette non certezze scientifiche ma un'agenda politica o ideologica

La scienza del clima non è ancora in grado di spiegare compiutamente il fenomeno del riscaldamento globale e ogni allarmismo riflette non certezze scientifiche ma un'agenda politica o ideologica. Nell'ultimo Focus dell'Istituto Bruno Leoni, "Il riscaldamento globale è la religione dei nostri tempi", , il meteorologo del MIT Richard Lindzen evidenzia i tanti punti su cui la comunità scientifica è divisa o, semplicemente, non è stata ancora in grado di trovare una risposta.
In particolare, Lindzen critica il rapporto Stern, che fin dalla sua pubblicazione ha impresso un'accelerazione al catastrofismo climatico. Scrive Lindzen: "Stern equivoca il significato dei dati, distorce le prove al fine di conformarsi ai dogmi dei suoi mandanti politici, spara più o meno a casaccio cifre di ogni tipo, suscita allarmismo invece di favorire una discussione razionale e inventa di sana pianta la storia del clima terrestre".
Aggiunge Carlo Stagnaro, direttore Ecologia di mercato dell'IBL: "il saggio di Lindzen, una delle voci più auterevoli della comunità scientifica, richiama l'attenzione sul fatto che, prima di prendere contromisure avventate, sarebbe opportuno capire cosa stia realmente accadendo al nostro pianeta. In particolare, è assai discutibile la tesi dell'influenza umana sull'aumento delle temperature: il clima è sempre cambiato e cambierà sempre".
Il Focus di Lindzen è liberamente scaricabile 
qui.




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14 dicembre 2005

E' Natale: regala Focus a un no-global

E' Natale: regala Focus a un no-global
di Fausto Carioti

Uno dei drammi di questo Paese è che per trovare in edicola un magazine d'informazione popolare intelligente, non appiattito sui soliti luoghi comuni del giornalismo italiano, o ti compri "
Focus" o ti attacchi. Il servizio di copertina dell'ultimo numero è un gioiellino, e smonta senza trombonate né alcuna pretesa di fare polemica politica tanti dogmi di fede dei terzomondisti e degli ecocatastrofisti. Nessun dato nuovo: semplicemente un po' di statistiche messe in fila con intelligenza. La morale del discorso è che la modernità, intesa innanzitutto come globalizzazione economica e progresso tecnologico, sta migliorando le nostre vite e quelle di miliardi di altre persone nel mondo. Questo non vuol dire che sia tutto rose e fiori, ovvio. Vuole dire, semplicemente, che i nostri avi stavano peggio e che i nostri nipoti hanno ottime probabilità di vivere una vita migliore della nostra.

Cito alla rinfusa:

1) Cina e India sono sempre più ricche (o meno povere, il che è lo stesso). Merito del fatto che si sono inserite con pieno successo nel meccanismo virtuoso della globalizzazione. Del resto, negli anni Settanta si parlava dell'India sui giornali solo per l'alto livello di denutrizione dei suoi abitanti (con conseguente elevato tasso di mortalità). Oggi se ne parla perché sta diventando uno dei centri mondiali d'eccellenza nella produzione di software. Qualcosa è cambiato, e la differenza l'ha fatta il mercato.

2) Capitolo Africa. Cito testuale. «Dopo decenni di crisi economica l'Africa comincia a dare segni di crescita economica. Lo dimostra un rapporto del giugno 2005 dell'Osce e della Banca africana per lo sviluppo. Contro ogni pronostico, nel 2004 il Pil africano è cresciuto del 5,4%. E il Fondo monetario internazionale stima per l'intera area una crescita del Pil del 5,2% nel 2005 e 5,6% nel 2006. Secondo l'Osce, i motivi di questa inversione di tendenza sono: il boom del petrolio africano; la crescita della domanda di prodotti agricoli; l'aumento degli aiuti internazionali; l'attuazione di politiche di scambio economico favorita dalla globalizzazione; la prevenzione dei conflitti tra i Paesi africani».

3) Nell'Afghanistan che i bamba chiamano "filoamericano" con intento di disprezzo si è registrata nel 2005, per la prima volta dopo quattro anni, una inversione di tendenza nella superficie coltivata a oppio, scesa da 131.000 a 104.000 ettari. Intanto, l'economia legale del Paese cresce a ritmi superiori del 10%.

4) Il numero delle guerre nel mondo è in calo, così come il numero dei morti in guerra e negli eventi di "violenza politica".

5) Si è scoperto che alcune specie (il picchio dal becco d'avorio, il condor della California, i gorilla di montagna del Ruanda, il corallo bianco) credute estinte o prossime all'estinzione in realtà non sono tali. Intanto, negli ultimi dodici anni, il numero degli elefanti inTanzania è raddoppiato, ed è aumentato anche in altri Paesi africani. Eppure nei giornali si parla solo di cacciatori d'avorio ed elefanti massacrati.

6) In Italia, anche se non diminuisce il numero delle persone colpite da tumore, cala, in modo costante, il numero di coloro che a causa di questa malattia muoiono: dal 1970 al 1999, ogni anno, sono morte di cancro 2.300 persone in meno.

7)
E per finire... «Nonostante le ampie fluttuazioni, dovute alle variazioni climatiche del pianeta, sembra che l'assottigliamento dello stato d'ozono sopra l'Antartide stia lentamente migliorando». Si prevede la chiusura del buco dell'ozono «intorno al 2050».

Qualcuno spedisca il servizio di "Focus" a Greenpeace, per favore.

da:
http://aconservativemind.blogspot.com/




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10 gennaio 2004

Dal Canada con Furore.

Dal Canada con Furore.

Naomi Klein un nome una garanzia.Essere il nulla e diventare

 paladina del nulla .

Scrivere libri che ti rendono

ricca e famosa ,

alla faccia del bicarbonato di sodio.




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16 luglio 2003

Inchiesta sui No Global

 

Inchiesta sui No Global

nuove accuseCatanzaro. È durata poco l’udienza davanti al Tribunale della Libertà che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla scarcerazione delle 20 persone coinvolte il 15 novembre scorso nell’inchiesta “No Global”della procura di Cosenza. I magistrati hanno acquisito nuovi documenti presentati dal Pm titolare delle indagini,che, secondo l’accusa, aggraverebbero la posizione di alcuni degli indagati, accusati di associazione sovversiva. Emergerebbero conferme circala responsabilità degli indagati in ordine ai disordini avvenuti durante il G8 di Genova del luglio 2001. (Agi)

  




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1 giugno 2003

L'UNICO MODO PER FARSI NOTARE

 
L'UNICO MODO PER FARSI NOTARE
 
 
 
 
DISORDINI BLACK BLOC A GINEVRA E LOSANNA
 Ginevra, 2 giu. -
 Gli scontri tra manifestanti anti-global hanno animato ieri l'apertura del summit del G8 ad Evian e, come era gia' accaduto a Genova, qualche centinaio di violenti ha messo a ferro e fuoco, per alcune ore, Ginevra e Losanna. Nonostante il cordone stretto attorno alla localita' termale (15km di area off limits per evitare che i manifestanti si avvicinassero a politici e delegati), alcuni contestatori hanno tentato di superare la barriera e provato a impedire ai delegati (a Evian sono giunti anche quelli di 12 Paesi emergenti) di prendere parte al vertice. E per quanto il tono delle manifestazioni fosse generalmente pacifico, alcune centinaia di facinorosi (i quali, esattamente come si era visto a Genova, si muovevano a gruppi di 30-50) hanno seminato panico e distruzione nelle strade delle citta' elvetiche. Gli scontri piu' violenti sono avvenuti a Losanna: con il volto coperto, i manifestanti hanno preso di mira la zona degli hotel dove alloggiano alcune delegazioni e bloccato le strade, dando fuoco alle barricate. La polizia ha risposto con i gas lacrimogeni per disperdere gli assalitori e circondato un accampamento alla sommita' della citta'. Negli scontri e' anche rimasto gravemente ferito un attivista, un britannico di 39 anni, che e' caduto da un cavalcavia alla periferia della citta', lungo l'autostrada Losanna-Ginevra. Sul drammatico incidente e' stata disposta un'inchiesta, ma dalla prima ricostruzione sembra che sia stato proprio un agente della polizia svizzera ad ammettere di aver tagliato inavvertitamente la fune con la quale il giovane si era calato, nel tentativo di appendere uno striscione. A Ginevra, decine di 'Black Bloc' hanno completamente distrutto un distributore di benzina della British Petroleum, mentre altri bloccavano il principale ponte della citta'.

 
 
 
Rissa tra Black bloc e Red skin .

Nella nottata di ieri c'è stata una rissa scoppiata al centro sociale L'Usine, che in questi giorni di G8 ospita il Media Center di Indymedia. 
La notte scorsa, secondo quanto riferiscono attivisti del movimento italiano, al centro era in corso una festa con musica dal vivo organizzata dai Red Skins, skinheads ma di estrema sinistra. Dopo aver devastato la città, alcuni gruppi di black bloc hanno fatto visita al centro sociale, approfittando della folla per cambiarsi d'abito ed evadere così i controlli della Polizia. A quel punto è scoppiata la rissa. 
 Raccontano fonti di movimento che i Red Skins, irritati dalla presenza 'abusiva' nel centro sociale, non ci hanno pensato due volte a pestare i casseurs. La situazione di disordine al centro sociale, all'interno del quale erano presenti anche alcuni attivisti italiani di Indymedia, ha provocato un'atmosfera di prolungata tensione anche nelle zone limitrofe, per esempio vicino alla casa delle associazioni, il punto dove si trovavano i Disobbedienti italiani. E come se ciò non bastasse alcuni gruppi di estrema destra si sono aggirati più volte sia davanti al centro sociale che davanti alla casa delle associazioni. 
 A quanto si apprende da fonti di movimento, al centro sociale la Polizia sarebbe arrivata solo alla fine della rissa. Non ne sono scaturiti disordini.
 
Ginevra, 1 giugno 2003

I manifestanti anti G8 sono riusciti a bloccare dall'alba a Ginevra quattro dei sei ponti sul lago di Lemam. Uno dei blocchi, sul ponte Lille, è stato attuato dai disobbedienti italiani. Gli altri tre sono bloccati rispettivamente, dai black bloc, dai pacifisti pink, e da manifestanti curdi, greci e polacchi. Obiettivo dei blocchi è intralciare il tragitto dei delegati al G8 di Evian. 
 Intanto, secondo le voci che circolano nel movimento, a Losanna, diversi gruppi di black bloc avrebbero messo a ferro e fuoco la città distruggendo vetrine e incendiando negozi.
G8.
 
 
Ginevra, 1 giugno 2003
 
Teppisti in azione stanotte nelle strade del centro di Ginevra: circa 300 persone, alcune delle quali indossavano passamontagna, hanno cominciato a demolire vetrine di vari negozi nel centro città, hanno riferito testimoni sul posto. 
       "Si muovono rapidamete, in gruppo. In tutto - ha confermato un portavoce della polizia locale - decine di negozi e sedi di attività commerciali sono stati gravemente dannegiati. Ci sono stati incendi e saccheggi. Le forze dell'ordine sono intervenute. Anche i pompieri giunti sul posto per spegnere le fiamme sono stati aggrediti", ha detto il portavoce della polizia Jacques Volery.
Gli incidenti sono scoppiati verso le 23.30 in diversi punti della città, a poche ore della manifestazione transfrontaliera degli anti-G8 in programma ad Annemasse (Francia) e Ginevra. Gruppi di 'casseurs' hanno frantumato le vetrine di numerosi negozi ed altre vetrate e saccheggiato vetture. 
 Nel mirino dei 'casseurs' anche l'Hotel de Ville (sede dell'esecutivo cantonale) e l'Hotel des finances, ha affermato un portavoce della polizia. Sarebbe stata data alle fiamme anche una pompa di benzina. 
   In un comunicato, la 'Maison des Association', punto di ritrovo degli altermondialisti ha preso le distanze da quelli che ha definito "stupidi comportamenti".
G8. Scontri tra manifestanti e polizia ad Annemasse
 
Annemasse, 31 maggio 2003
 
Alcune centinaia di giovani partiti dal villaggio allestito alla periferia di Annemasse in occasione del vertice del G8 in programma a Evian da domani,  si sono diretti verso il Centro congressi, con l'intento di  contestare lo svolgimento di un riunione organizzata dal partito socialista locale alla quale avrebbe dovuto partecipare anche Susan George, vice presidente dell'organizzazione non governativa Attac. Alla base di tutto c'è la decisione di Attac e altri moderati del movimento No Global di recarsi ad Evian domani per presentare un loro documento ai Grandi. Una mossa per niente digerita non solo dagli anarchici, ma anche dalle altre componenti più radicali del movimento antiglobalizzazione.
Ai manifestanti è stato impedito l'accesso e nel corso di alcuni tafferugli le vetrate del Centro congressi sono andate in frantumi. La polizia è intervenuta in forze per allontanare i manifestanti, ricorrendo anche ai gas lacrimogeni. I no-global si sono dispersi senza però abbandonare il posto.
Alcune persone che si apprestavano ad assistere alla tavola rotonda al Centro congressi hanno deplorato l'azione degli ultrà, che "non sanno ricorrere al dialogo" - hanno detto.
 
 
 




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25 marzo 2003

L'O.N.U.

L'O.N.U.

La paralisi delle Nazioni Unite, non è una novità.Nel corso della loro storia, attraverso il diritto di veto, si è tollerato e permesso che venissero perpetrati i peggiori crimini contro l’umanità.I comunisti dell'Unione Sovietica  hanno potuto invadere l’Ungheria, la Cecoslovacchia, l’Afghanistan e la Polonia, senza per questo essere né espulsa né sanzionata in nessun modo e oggi come  Russia con la guerra   in Cecenia.La Francia che  intraprese la famosa guerra d’Algeria e non solo, guerre tipicamente coloniali.  L’Inghilterra mantiene la sovranità a tutt’oggi su Gibilterra e le isole Malvine.La Cina occupa da decenni militarmente il Tibet e fa scempio quotidiano dei diritti civili ed umani.   Ricordo anche i tragici fallimenti degli interventi ONU ,in Somalia, Bosnia Erzegovina, Ruanda ed Angola.Ci meravigliamo   e ci stupiamo –  di come nei cortei "pacifisti" possano sventolare tranquillamente accanto alle bandiere della pace anche le bandiere rosse con il simbolo della falce e del martello, le stesse degli eserciti di Stalin, Mao,Tito, Pol Pot, Fidel Castro, che hanno provocato milioni di morti in tutto il mondo.E ancora, ci meravigliamo che le stesse persone  che si indignano oggi per l’inesistente ruolo delle Nazioni Unite siano gli stessi che contestano regolarmente, in modo anche violento e duro, le organizzazioni mondiali.  Si sostiene da una parte la sovranità dell’ONU e dall’altra si contestano le organizzazioni mondiali di ogni settore (il WTO, la FAO, il FMI…) accusati di essere espressione della globalizzazione.   Eppure, e questo credo sia un dato inconfutabile,l’ONU stessa rappresenta la massima espressione di questa tanto temuta globalizzazione.Non comprendiamo  neppure come gli stessi sostenitori della pace ad ogni costo anche a costo di chiudere gli occhi per non vedere gli assassini  possano essere gli stessi che ideologicamente, sostengono la guerriglia armata negli stati sudamericani, nell’Irlanda del Nord, in Medio Oriente e nei paesi Baschi.

E l'O.N.U. a cosa è servita in tutti questi anni?




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14 marzo 2003


Ricevo e rimando.

Friends,

What is behind the current protest movements which expand worldwide? Are they spontaneous or coordinated? To which objectives do they respond? Do they really seek "world peace"? Why are they silent regarding the crimes of the dictatorial regime in Iraq; the cruelties of the Colombian narco-guerillas; the violations of political and religious rights in communist countries such as China, Cuba, North Korea & Laos, the persecutions against Christians in Muslim countries; and the pro-Castro despotism of Venezuelan President Chavez? We hope that this article about the recent World Social Forum, which we distribute under our exclusive responsibility, will shine the light on all this. Hope to hear from you. To send us an instant message, please, follow the links below. Cordially, Robert P.M. White, Inter-American Monitor (DC / FL)

Febr. 6, 2003: Agencia CubDest (FL). Febr. 25, 2003: Diario Las Américas, Miami (FL).

The World Social Forum 2003: Its Networks, Goals and Strategies

* "Liliputian" and "Invisible" tactics give the appearance of spontaneity to what in reality is a gigantic protest organization

* Short and medium term objectives for Europe, the United States, Latin America and India

Until recently, leftist movements were set up in hierarchical fashion, around a party or a mass movement type group. Today, the model in vogue is the network, a kind of "(dis)organization" which "does not possess a hierarchical structure nor a headquarters," counting only on "nodes" in whose intercessions are united "horizontally" hundreds and thousands of protest groups. It's what explains the Italo-Brazilian Jose Luiz Del Roio, an intellectual whose participation was decisive in the Third World Social Forum (Porto Alegre, Brazil, Jan. 23-28, 2003). He is director of the Italian association "Ponto Rosso" (Red Point), which has among its objectives "to recover critically the historical and political experience of the new left and the workers' movement and communism in general," as well as to participate in the actual attempt of the "theoretical refounding of Marxism." Del Roio and his organization "Ponto Rosso" are part of the World Forum of Alternatives network, an international gathering of the revolutionary left that is very influential in the international committee of the World Social Forum, which has as principal spokesmen three Marxist theoreticians: the Belgian priest Francois Houtart, who was president of the sadly celebrated Tricontinental, launched by Ernesto "Che" Guevara in Havana, and who today directs the Center of Tricontinental Studies, in Belgium; the Hungarian Istvan Meszaros, already cited in the prior article, and the Egyptian Samir Amin.

The strategic advantages of an organization of networks set up horizontally and not hierarchically are great. To illustrate this, Del Roio gives as an example the Italian "Liliputian network," whose "moral leader" is the Catholic priest Alex Zanotelli, one of the most active figures of "liberation theology," and the leftist Catholic in Italy, a sort of Friar Betto of that country. The name and way of acting of that network makes reference to the work of the Irish author Jonathan Swift, in which a multitude of tiny midgets were able to neutralize the gigantic Gulliver.

The "Liliputian" strategy consists in building the largest possible worldwide network, constantly conquering space and influence in front of public opinion so as to obtain the isolation, relegating to unimportance, and "an ever narrower, tighter and thick" fence surrounding the actual Gulliver, represented by the conservative America government and by so-called neo-liberalism. Another tactic of the networks mentioned by Del Roio is the "invisibility" of action, inspired by the Zapatista guerrillas of Chiapas, which makes it difficult for the adversary to detect the identity of he who opposes him. In the mass demonstrations in Italy, this "invisibility" was reflected in tens of thousands of protesters wearing "tutte bianche" (all dressed in white clothes), "almost as if they were ghosts."On the panel "Empire, war and unilateralism," Del Roio presented without euphemisms the principal international objectives short and mid-range of the "networks": articulate hundreds of thousands of people in the streets of the principal cities of Europe, against the war in Iraq and against the American government (the next date of large simultaneous mobilizations is February 15); to push for a Europe out of NATO, allied with Russia; to encourage rapprochement between Russia and China; to support the Brazilian government in strenghtening its ties with Russia, China, and India; to establish contacts and support in every possible way for protest movements in the United States, to create in American public opinion a counterweight to the conservative government, and to inspire the participation of believers, especially of Catholics.

On the panel "Citizen insurgency against the established order," the priest Houtart explained the enormous strategic interest that India acquired to propel the revolution to the Asian and world wide level, highlighting that in the last 15 years one has seen a "multiplication" of social insurgencies in that country. Not in vain have the organizers of the WSF decided that the Fourth World Social Forum will be held in India in 2004, with the hope of giving a push to these insurgencies and of fomenting them in other Asian countries.

The system of networks, besides its evident strategic advantages, is being presented by participants in the WSF as a model of "alternative globalization," of social relationships that highlight the anti-hierarchical and egalitarian objectives of Marxist socialism and Gramscism. This is what Alexander Vladimir Buzgalin of the University of Moscow and director of the Marxist review "Alternatives" affirms, in his study "Alternative globalization and new social movements: theory and practice" (2003), which was distributed and commented upon during the WSF. It is noteworthy that so-called "Chaos theory," applied to social movements, also shows a predilection for networks as systems of (dis)organization.

The networks, with their strategies, their power and their goals, are no-doubt impressve. It would be a grave error to underestimate them. However they are not invincible and have their Achilles heel. For example, by simply exposing their revolutionary goals and showing that behind the apparent spontaneity of these protest movements there exists a whole theory of revolutionary action takes away a good part of their force of impact.

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20 febbraio 2003

RADICALI: PRESENTATO IL 'MANIFESTO PRO GLOBAL'

 
RADICALI: PRESENTATO IL 'MANIFESTO PRO GLOBAL'
Proponiamo un "nuovo inizio di libertà, innanzitutto
 
Accusiamo l'Occidente non di avere liberalizzato e globalizzato, ma di averlo fatto troppo poco.
La globalizzazione, l'integrazione delle economie, la liberalizzazione del commercio internazionale hanno determinato una crescita dell'economia mondiale superiore a qualunque altra epoca della storia. E ad avvantaggiarsene di più sono stati proprio i paesi in via di sviluppo che hanno scelto di aprirsi a questa nuova opportunità. I paesi che commerciano di più e che ricevono più investimenti dall'estero sono quelli che riducono più la povertà, e che hanno maggiori risorse per l'ambiente e per i servizi sociali. Gli investimenti e il commercio determinano più agiatezza, e questo aiuta il formarsi delle classi medie, cioè il sostegno necessario dei sistemi democratici.
E' per questo che occorre liberalizzare di più; è per questo che una battaglia da lanciare in tutte le sedi è quella per la rinuncia, da parte dell'Occidente, e innanzitutto da parte dell'Unione Europea, a quel sistema di sussidi che, fino ad oggi, ha tutelato i nostri prodotti agricoli alzando un muro insuperabile per i paesi in via di sviluppo. Ogni bovino europeo, dalla Sicilia alla Finlandia, percepisce un dollaro al giorno di sussidi: più di quanto sia oggi a disposizione di tanta, troppa parte della popolazione mondiale. Non si può continuare così: indicando, con una mano, la vergogna della miseria e dell'oppressione di una così grande area del pianeta, e, tenendo ben stretti, con l'altra, i privilegi e le protezioni che determinano quella miseria e quell'oppressione.
Proponiamo un nuovo inizio di democrazia.
Quello che avevamo creduto il secolo più violento della storia dell'umanità, il secolo delle guerre mondiali e dei totalitarismi, ha passato il testimone ad un millennio che si è aperto con il dispiegarsi delle nuove tecnologie dell'orrore e della loro inedita e devastante potenza.
Dinanzi alle sfide che questo tempo ci impone, ad essere in causa è innanzitutto il modello relativamente recente dello Stato di diritto e della democrazia liberale. Lo si può ritenere non del tutto adeguato ed efficace rispetto alle nuove e terribili emergenze, e quindi, se non da superare, certo da integrare con correzioni autoritarie e burocratiche, poliziesche e militari: perciò, la rinuncia progressiva, a partire dall'Occidente, a quote di diritto e di libertà individuali, e, insieme, alle lentezze della democrazia, come prezzo da pagare a esigenze di ordine e di sicurezza altrimenti impossibili da soddisfare. E, in parallelo, la rinuncia alla lotta contro alcune dittature, il sacrificio della difesa delle maggioranze oppresse tanto quanto delle minoranze dissidenti, come costi necessari per la costruzione della nuova unità mondiale antiterrorismo.
Si può, al contrario, ritenere che proprio quel modello, quel vagito della storia, quella realtà così giovane e già così fragile in una parte del mondo, e assolutamente sconosciuta alla stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta, debbano essere riproposti e rilanciati per tutti e per subito.
Questo è il nuovo inizio di democrazia di cui c'è bisogno.
Facendoci forti degli orrori vecchi e nuovissimi della storia umana, e insieme delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, dobbiamo tentare di imporre l'allargamento del perimetro della democrazia in ogni regione del pianeta.
Confermando e rafforzando la scelta di campo americana e occidentale, la milizia sul fronte che -certo, pur tra errori e inadeguatezze- ha disarmato e disarma gli aggressori, ha difeso e difende gli inermi.
Confermando e rafforzando, da Cuba alla Cina, il sostegno ai dissidenti, alle minoranze politiche, sessuali e religiose, a quanti pagano ancora il prezzo -il prezzo della libertà e della vita- a regimi sanguinari e feroci.
L'Occidente non deve più consentire che il suo denaro sia usato per far fiorire dittature e far appassire ogni speranza di libertà, per opprimere meglio e con più efficacia -con efficacia comunista, fascista, totalitaria- i diritti di milioni di donne e di uomini.
Se la politica non si misura con questo, l'11 settembre non rimarrà un episodio isolato, e le scelte dell'Occidente continueranno a portare in sé il seme del male che si vorrebbe estirpare, e che invece si continua a nutrire. E' l'ora del ricatto democratico: è l'ora di imporre che se un paese vuole usufruire di aiuti, o vedersi ridotto il debito, deve assicurare il pane della libertà e della democrazia: deve consentire ai suoi cittadini di leggere il Financial Times, di vedere la Cnn e di andare su cnn.com.
Deve consentire ai suoi cittadini di vivere nella libertà e nella democrazia. E' per questo che non possiamo essere rassicurati da Putin e da Jang Zemin: non si può accettare (lo diciamo, forti della nostra scelta di campo, innanzitutto agli amici americani) che un'alleanza tattica diventi strategia, e che a pagarne il costo siano centinaia di milioni di derelitti e di disperati, che resteranno senza volto e senza nome. Occorre invece che i dittatori di ogni segno e colore siano assicurati alla giustizia internazionale per essere sottoposti al giusto processo che meritano.
Proponiamo un nuovo inizio di laicità.
Ci opponiamo a che gli Stati si intromettano nelle scelte confessionali; insieme, ci opponiamo a che le Chiese si intromettano nelle scelte normative e legislative: la laicità degli Stati, la distinzione tra peccato e reato, tra norma morale e norma giuridica, rappresentano la miglior difesa possibile anche per la libertà religiosa.
In particolare, la Chiesa cattolica romana ha il pieno diritto di diffondere i suoi messaggi, la sua parola.
Difenderemo, e difenderemo fino in fondo, questo diritto.
Ma da un lato chiediamo ai responsabili politici di non consentire che le legittime convinzioni morali di alcuni si traducano in imposizione o in proibizione per tutti gli altri.
E dall'altro rivendichiamo il nostro diritto di laici, di liberali, di antifondamentalisti, a denunciare che il risultato concreto delle politiche proposte dalle gerarchie vaticane sarebbe quello di proibire terapie e di imporre sofferenze. Opporsi alla diffusione dei metodi contraccettivi significa consegnare continenti interi alla malattia e alla morte, più ancora di quanto accada già adesso. Opporsi alla libertà della ricerca scientifica significa togliere una speranza di vita e di guarigione a milioni di malati. Opporsi alla libera scelta dell'individuo in materia di eutanasia significa imporre una morte senza pietà e senza dignità.
Proponiamo un nuovo inizio aperto agli outsider. In Italia, le attuali rigidità del mercato del lavoro colpiscono proprio i più giovani. I ragazzi italiani, in Europa, sono fra quelli che sono più disoccupati, e che rischiano di rimanerlo più a lungo. E, quando entrano nel sistema, devono versare un terzo del proprio stipendio lordo in contributi, per pagare la pensione di anzianità a cinquantenni che nel frattempo continuano a lavorare in nero. I disoccupati di ieri, che saranno i non-pensionati di domani, devono pagare il pedaggio ad una generazione privilegiata, che ha troppo spesso deciso, votato e scioperato contro i propri figli, che non potevano né decidere, né votare, né scioperare.
Occorre scrivere uno statuto degli outsider, di quanti -giovani, piccoli e piccolissimi imprenditori, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati- sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi.
Occorre costruire, anche nell'accesso alle professioni, una società più aperta e meno corporativa: in America, il nero, il nero povero Colin Powell, è potuto divenire quel che è divenuto; in Italia, perfino per avere buone chances di divenire notai, bisogna essere figli di notai.
Occorre superare in ogni settore, dalla sanità alla scuola alla ricerca scientifica, le incrostazioni monopolistiche, e favorire quella competizione tra pubblico e privato che offre più scelte, più opportunità, più servizi per ciascun cittadino.
Questa Italia degli outsider, dei non garantiti, priva di tutele sindacali e corporative, è oggi senza volto e senza voce: silenziata, prima ancora che silenziosa. Ci proponiamo di restituirle parola e forza.
Proponiamo un nuovo inizio di nuovi diritti.
In troppi, in questi decenni, e troppe volte, hanno preteso di decidere in nome e per conto del singolo: Stato, Chiesa, famiglia, partito, sindacato. Sappiamo invece -dal divorzio all'aborto- che le conquiste più grandi, le conquiste di libertà che non hanno lasciato sconfitti sul campo, ma hanno rappresentato una vittoria per tutti, anche per chi le aveva avversate, sono state il frutto delle scelte individuali degli elettori, per lo più compiute per via referendaria, liberandosi di gioghi e giochi di Palazzo.
Occorre ripartire da qui: come sull'economia, così anche per i diritti civili, bisogna allargare la sfera delle decisioni individuali e private rispetto a quella delle scelte pubbliche e collettive. Con la direzione di marcia dell'antiproibizionismo e non della proibizione, della legalizzazione e non della legge della giungla.
Per legalizzare le droghe, e smettere di farsi rovinare la vita per una canna. Per sapere di più sulla contraccezione, sulla pillola del giorno dopo e sulla RU486, e amarsi con qualche angoscia in meno. Per legalizzare le coppie di fatto, dando uguale dignità ad ogni diverso amore. Per la libertà terapeutica e di ricerca scientifica, ridando una speranza a milioni di malati.
Per correre il rischio di essere tutti un po' più liberi e un po' più felici. (RRML)




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17 febbraio 2003

Preg.mo Presidente.

Preg.mo  Presidente.
Vorrei farle notare che non tutti i movimenti sono contro
la "globalizzazione" termine riduttivo secondo noi e poco
chiarificatore delle Politiche Mondiali  adottate dai Paesi
industrializzati.
La grande pubblicità ottenuta da questi pseudo movimenti Pacifisti o "popolo" di Siattle violenti , irresponsabile  e  poco lucido nelle loro
contestazioni. Non capiscono  o non vogliono capire che solo nella globalizzazione , nell'unire le forze  e le risorse di questi paesi
industrializzati è l'unica strada percorribile per aiutare tutti i
popoli del mondo che oggi non hanno nessuna alternativa di  sviluppo.
Per questo le scrivo per protestare contro queste forze irresponsabili
e strumentalizzate da movimenti  e  ideologie che la storia di questo
nostro mondo sembrava  avere completamente messo al bando ma che ogni
tanto ritornano di moda  . Con la stima e l'amicizia di sempre la saluto cordialmente.




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sfoglia     dicembre       


 

                                         
 



Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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