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31 agosto 2006

La nostra civiltà destinata alla morte

               

La nostra civiltà  destinata alla morte

di Ida Magli

 Provo a illustrare nel modo più chiaro e sintetico possibile i motivi per i quali i responsabili della vita, della cultura e della storia italiana, i leader politici debbono guardare in faccia la realtà. La massiccia importazione dell'islamismo porterà nel giro di pochissimo tempo allo sradicamento della civiltà italiana, a un brevissimo periodo di conflitto e infine alla sua morte. So bene che ci si affanna da anni a convincere i poveri italiani che viceversa le culture si debbono e si possono integrare, che esiste un islamismo moderato con il quale si può convivere; ma non è vero. Nessuno si deve offendere se si parla con la durezza della realtà quando si tratta della vita e della morte di un popolo. Ai nostri governanti stiamo parlando del popolo che hanno giurato di servire, il popolo italiano. Anche ammesso che qualcuno lo consideri soltanto un rischio, e non una certezza, anche in quel caso nessun governante ha il diritto di farlo correre al proprio popolo.
In base a quale logica si pensa di poter far convivere i costumi, il pensiero, i sentimenti di pastori nomadi vissuti circa 1850 anni prima di Cristo nella terra di Canaan con quelli dell'Italia del 2006 dopo Cristo? Maometto ha fondato il Corano, quello che detta a tutti i fedeli musulmani ciò che debbono credere e che debbono fare, sui primi cinque libri dell'Antico Testamento e ha motivato le sue scelte affermando che si riallacciava ad Abramo perché sia gli ebrei che i cristiani se n’erano allontanati e dunque l'unica rivelazione valida è quella fatta a Maometto e nessuno può cambiarne nulla. Questo è il nocciolo del problema. Si sgozzano gli agnelli e se ne offre il sangue alla divinità come facevano i pastori migliaia di anni fa; si possono sposare quattro donne perché così si faceva migliaia di anni fa; nessuno, tranne il marito e i parenti più stretti, può vedere e toccare le donne che pertanto sono totalmente nascoste dagli abiti perché così si faceva migliaia di anni fa; la giustizia si basa sul corpo (se hai rubato ti taglio la mano, se sei fuggito ti taglio il piede, se sei adultera ti sgozzo) con il sottile pensiero giuridico di migliaia di anni fa, e così via. Guardateli i Paesi musulmani, in Africa e in Medio Oriente: sono poveri, poveri intellettualmente, poveri economicamente, soltanto perché Maometto li ha bloccati alla vita di migliaia di anni fa.
Riflettendo a tutto questo ci si domanda anche come mai la gerarchia della Chiesa (che in Italia avrebbe potuto influire sulle decisioni dei governanti) abbia deciso di tradire Gesù Cristo e di far vincere Maometto. Sarebbe bastato, infatti, anche un piccolo segnale di protesta da parte dei vertici per far venire liberamente alla luce i timori sia dei parroci che dei loro parrocchiani. Allora perché? Io non ho nessuna risposta convincente. Il dialogo, la carità, la tolleranza non sono ammessi quando si tratta di tradire la propria fede e di privare totalmente l'Europa del cristianesimo. L'altra domanda è perché siano così blande le reazioni del centrodestra. Già sarebbe bastata una posizione forte sull'immigrazione durante la battaglia elettorale per farlo vincere, stando attenti a non lasciare la parola esclusivamente alla Lega, ma puntando sulla creatività intellettuale e artistica degli italiani incompatibile con la cultura islamica. Forse esiste ancora una possibilità di salvezza, ma bisogna muoversi subito e farlo con assoluta determinazione appellandosi esclusivamente al dovere che impegna coloro che hanno responsabilità di governo nei confronti degli italiani. Berlusconi faccia questo sforzo: organizzi una manifestazione degli italiani per gli italiani; per la propria storia, per la propria arte, per la propria religione, per la propria civiltà.




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23 giugno 2006

Salvare l'Italia: come?

Salvare l'Italia: come?

di Ida Magli

Mi si chiede di dire, di fare qualcosa. Io posso ripetere, in maniera forse ancora più chiara (e più disperata) di quanto non abbia già fatto tante volte quello che nessuno vuole credere. L’Italia è perduta, l'Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione Europea. Distruggere l’Occidente (la cultura occidentale è quella dell’Europa d’Occidente) affinché si realizzasse sulla nostra terra lo scontro, e la vittoria (vittoria sicurissima) dell’Oriente musulmano contro l’America. Togliere di mezzo quindi quella specie di centro spartiacque che è stata sempre l’Italia e le nazioni dell’Europa d’Occidente, impiantandovi direttamente, fisicamente gli Arabi musulmani.
Vi prego di mettervi di fronte ad una carta geografica: l’Africa è già quasi completamente arabizzata razzialmente, in base alla procreazione, e culturalmente musulmana. Gheddafi guarda in silenzio, approvando, la definitiva “messa in ordine” delle popolazioni della costa mediterranea con le armi musulmane e l’instaurazione del Corano come unica legge. Dunque siamo circondati all’esterno; e invasi all’interno con il “venite, venite” dei Governanti e del Papa, il quale governa l’Italia con molta maggiore libertà (e servilissimo ossequio) di quando era il Capo dello Stato Pontificio. Si dice agli invasori che saranno subito cittadini (che importa se sono dei ladri entrati di nascosto in casa d’altri?), assistiti con i soldi degli Italiani, che viceversa dovranno pagare sempre maggiori tasse e sono perseguiti come criminali quando non le pagano. Sono state definitivamente ammesse a far parte dell’Unione, il che significa che potranno stabilirsi in Italia le loro popolazioni, l’Albania, la Bulgaria, la Turchia. E visto che tutto questo era previsto fin dall’inizio della costruzione europea, qualcuno ha forse ancora un dubbio su quale fosse lo scopo? Facendo l’Unione, non per mezzo di trattati con i singoli Stati ma fondandosi sulla barbara premessa del territorio geografico (barbara perché prima della cultura, della storia, insomma dei popoli) il problema Turchia esisteva fin dall’inizio, e si voleva che ci fosse. Vorrei ricordare a tutti, ancora una volta, che si può scegliere, nel giudicare i progettisti dell’Unione Europea, soltanto fra due alternative: o sono affetti da delirio (cosa che è successa innumerevoli volte nella storia e non serve a nulla accorgersene quando la catastrofe è già avvenuta) oppure sono dei consapevoli traditori dei loro popoli.
Guardando ai Turchi occupanti placidamente da tanti secoli la terra di Grecia, una volta Georg Hegel scattò con rabbia contro tutti i suoi discepoli ed amici che si interrogavano sconsolati come fosse potuta morire la cultura classica greca, gridando: ”Finitela! Sulla terra dove un tempo il sole splendeva sui Greci, adesso splende sui Turchi! Mettetevi l’anima in pace e non me ne parlate più.”
Sono i popoli che creano le culture, le lingue, le opere. Questi sono i fatti. E se nessuno si ribella a dei governanti, a dei politici che ritengono di poter cambiare le leggi della Natura (la cultura è la Natura assegnata alla Specie Umana in funzione della sua attività cerebrale), ebbene non c’è nient’altro che rassegnarsi ad aspettare la fine (che è prossima: si avvicina ogni giorno).
Qui si discute ancora (sulla stampa, in televisione, in Italia e fuori d’Italia) su musulmani buoni e musulmani radicali. Che importanza volete che abbia? Non sono geneticamente e culturalmente né italiani, né francesi, né tedeschi e così via: questa è l’unica cosa che conta. E dunque produrranno quello che è loro congeniale, perché è umano che sia così, è logico che sia così, perché non saprebbero né potrebbero, anche ammesso che lo volessero, creare la musica di Puccini o i Canti di Leopardi, o gli acquedotti dei Romani.
Guardateli, dunque, i paesi musulmani: sono paesi poveri perché Maometto li ha legati alla legge di Abramo, ossia ai costumi di pastori nomadi del 1850 avanti Cristo e per giunta obbligandoli a non cambiare nulla.
E a proposito del 1850 avanti Cristo, voglio avvertire coloro che mi leggono che l’ho scritto per disteso, senza l’abbreviazione consueta, perché verrà prestissimo il momento in cui, persa, come abbiamo già perso, qualsiasi capacità di predominio, i musulmani imporranno il calendario che parte dall’anno della egira (l'egira indica il giorno in cui Maometto insieme ai suoi si trasferì a Medina stringendo un patto con gli Arabi del luogo, episodio che è fissato dalla Tradizione al Settembre dell'anno 622 d.C. e che il califfo Omar stabilì come anno I dell'era musulmana) che è il loro, e giustamente i Cinesi adopreranno il loro, i Buddisti il loro e si dovrà quindi tener conto delle differenze come si fa attualmente con i fusi orari. I Cristiani, ammesso che i musulmani lo permettano, potranno adoperare il loro per l’anno liturgico, non per quello civile, quindi perderanno la visibilità storica. Qualcuno ha già pensato a come riscrivere i libri di storia?
Ho fatto soltanto un esempio della follia distruttiva dei politici che si sono voluti costruire un Impero di carta a tavolino; ma ho anche voluto dire a tutti coloro che mi esortano a fare qualcosa qual è esattamente la situazione.
I convegni, i "contiamoci", cari amici degli Italiani Liberi, li abbiamo fatti: a Roma il primo, il 29 Giugno 2002; il secondo a Milano, il 29 Giugno 2003. Tutto molto piacevole, molto simpatico, ma la realtà è tale che ha travolto, con una accelerazione che io stessa non avevo preveduto, qualsiasi programma. Qui occorrono (ammesso che ci sia ancora una possibilità) persone disposte a impegnare la propria vita, anche fisicamente, e capitali ingentissimi. Qualcuno che invece di comprare un quadro di Picasso, investa soltanto nell’amore per l’Italia. Occorre organizzare gruppi che stiano in piazza ogni giorno, che manifestino davanti ai palazzi del potere a Bruxelles, a Francoforte, a Roma, a Parigi, per tutte le decisioni che vengono prese contro la vita degli Italiani: territorio, densità della popolazione, trattati europei, immissione nelle scuole, tasse, lingua italiana, acquisto di immobili, mercati. Insomma è necessario un secondo Risorgimento.
Io ho già detto altre volte che posso pensare, progettare, scrivere, controllare che nessuno tradisca, che nessuno rubi, ma nient’altro. Ma anche per gli amici degli Italiani Liberi si tratta di una impresa impossibile.
Internet non aggrega. Fa circolare delle informazioni, ma prive di peso perché prive della fisicità. Occorrono grosse capacità organizzative: la Chiesa le avrebbe ma ha deciso di uccidere Gesù Cristo. Possiede enormi beni in immobili vuoti (privi di novizi), migliaia di giornaletti, rivistine, pubblicazioni stantie, inutili, vuote come gli immobili. Ripete migliaia di volte le stesse logore preghiere e le ripete insieme all’esortazione di Gesù: “Non ripetete parole”, perché lo tradisce imperturbabile da secoli, sicura che nessuno glielo rinfaccerà. Non viene forse tanta gente a Piazza S.Pietro? I Papi hanno imparato ad apprezzare la vita da star della televisione: è questo che conta.
Io ve lo assicuro, cari amici Italiani, non sono rassegnata a non far nulla. Ma tutto quello che era in mio potere fare, l’ho già fatto dal 1994, dall’anno di Maastricht ad oggi e non è accaduto nulla che cambiasse la situazione. Adesso, con tutti i Governanti d’Italia e d’Europa seduti al tavolo del loro Impero, con un Governo comunista che, per sua natura, è teso a un governo mondiale, contro le Nazioni, contro le Patrie, l’impresa richiede enormi forze economiche e politiche che io non riesco a vedere in nessun luogo. Perfino i piccoli movimenti e Partiti di destra, sia in Italia che in Germania e in Francia, sono talmente infiammati dall’odio contro l’America che preferiscono i musulmani. Il problema, lo ripeto, è sempre lo stesso: è l’Unione europea che vuole azzerare le singole identità nazionali per far sì che l’Oriente finalmente ne prenda possesso senza trovare resistenza.
Il meccanismo è lo stesso che si adopera per effettuare un trapianto d’organo: si abbassano fino alla soglia del non riconoscimento del corpo estraneo le difese immunitarie di cui la natura ha fornito ogni organismo. A quel punto il nuovo organo attecchisce o l’organismo muore. Per quanto riguarda l’organismo culturale, esso deve morire per forza.
Scrivete pure, cari amici, quello che volete. Ma di una cosa vi dovete convincere: bisogna agire subito, con grandi mezzi, organizzativi, economici, politici.
Noi non li possediamo.






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14 maggio 2006

Storia e significato di una vittoria

Storia e significato  di una vittoria

di Ida Magli

Molti lettori del Sito, amici, studiosi, conoscenti, sacerdoti, mi sollecitano a “dire qualcosa”, a commentare in qualche modo la situazione attuale. Eppure non mi sembra che ci sia molto da dire. In Italia il Comunismo c’è da moltissimo tempo: in pratica fin da quando è nato. Il periodo fascista e la seconda guerra mondiale ne hanno segnato soltanto una pausa. Una pausa imposta con la forza e subìta accumulando sdegno, volontà di rivincita, convinzione che sarebbe finalmente giunto il momento della giustizia, della verità.
  La interpretazione della guerra e del suo esito come storia della lotta e della vittoria dei “partigiani” ne è una testimonianza evidente. Anzi: non ne è soltanto una testimonianza, ma anche – ed è questo che non si è mai voluto studiare, ossia capire davvero – una leggenda di fondazione mitica, quindi irrazionale e sacra. Coloro che l’hanno vissuta, sanno bene che non c’era neanche l’ombra di un partigiano all’orizzonte durante i lunghissimi, terribili anni di sofferenza della guerra e che, senza l’intervento degli Stati Uniti, la Germania avrebbe vinto. Ma ne è stato fatto soltanto un motivo di dissenso politico, sottaciuto fino a quando c’è stata la tabuizzazione del Fascismo, poi malamente ridiscusso a livello di reinterpretazione storica. Nulla che servisse a capire che il Comunismo in Italia è fondato sulle strutture universali del Sacro e che non è rimettendo a posto i conti dello Stato oppure beffeggiandolo che lo si può né affrontare né cambiare.
  La storia dell’Italia dalla fine della guerra in poi, a cominciare dalla stesura della Costituzione, è storia del Comunismo. Il testo della Costituzione Italiana, cui tutti si inchinano, è quanto di più marxista, di più dittatoriale, si possa immaginare. Gli Italiani però, presi dalla voglia della ricostruzione, di riavviare la vita concreta, in pratica fino al 1968, non se ne sono preoccupati, fingendo sottili disquisizioni sulla differenza fra Socialismo forte e Socialismo moderato, Socialismo assoluto e Socialismo riformista. Pure sciocchezze (più o meno come quelle sulle quali oggi ci si ostina a discutere fra islamismo estremista e islamismo moderato). Il Sacro è di per sé assoluto, oppure non è.
  Dunque quello che sta avvenendo in questi giorni era prevedibile e oggi non c’è praticamente più nulla da fare. Quella di oggi è la vittoria che i comunisti attendevano dalla fine della guerra e nessuno può impedire che sia vissuta con la pienezza della gioia e della conquista dai milioni di Italiani che sono stati sempre comunisti e che possiedono la forza di chi crede in qualche cosa che ritiene giusto, vero, buono.
  A questo punto posso anche ripetere quanto ho tante volte detto: chi crede prima di tutto nella propria libertà, nella propria responsabilità, in quella dell’individuo come soggetto agente della propria vita e non vuole rimetterla allo Stato, ossia ai detentori del Potere, quali che essi siano: democratici, politici, sacerdoti, ha votato per Berlusconi perché era l’unico modo per difendersi dal Comunismo, ma Berlusconi questo non l’ha capito. L’ha detto, ma non ha fatto nulla in concreto in questa direzione perché (me ne sono dovuta convincere mio malgrado durante gli oltre dieci anni dai quali ha formato Forza Italia) non è in grado di capire quale sia la forza delle idee. Questo è il primo motivo. Ma ce n’è anche un altro, del quale posso arguire l'esistenza da ciò che ha fatto e che ancora ha tentato di fare in questi ultimi giorni, ma su cui c'è una spessa cortina di mistero e di silenzio. E' la questione dell'Europa, della quale nessuno parla, ma che guida la vittoria del Comunismo italiano. A Sinistra la prova sta nella presenza di Prodi, fin da quando, caduto il muro di Berlino, l'Unione europea è stata libera di muoversi. Prodi è ed era la faccia dell'Europa sovrapposta a quella dei comunisti. Su questo non ci sono dubbi e sbagliano quelli che invece pensano che a Prodi siano state tese molte trappole proprio dai "suoi". Il duo Ciampi-Prodi è stato il duo che ha portato l'Italia nell'Unione europea, che ha costruito l'euro distruggendo la sovranità dell'Italia, che ha strappato all'Italia le sue maggiori industrie a prezzo di liquidazione e che oggi, attraverso le regole dell'Europa sul libero mercato, sta portando via all'Italia quel poco che ancora possiede.
  Questi sono i fatti. So bene che ci sono molti, anche a Destra, che sperano in una forte Europa per svincolarsi dall'America, ma è un inganno che rende ancora più difficile la vita di quelli che si oppongono al Comunismo.
L'Europa non è e non potrà mai essere forte perché è stata costruita per eliminare le Nazioni e la loro libertà. Qualcuno vuol essere così gentile da spiegarmi come potrebbe essere forte un insieme (non una somma) di Nazioni che debbono rinunciare alla propria lingua, ai propri territori, all'identità dei propri cittadini, alla propria religione? Coraggio! E' di questi giorni la legge che autorizza i residenti nei paesi dell'Unione a stabilirsi ovunque vogliano, a partecipare alle elezioni di qualsivoglia paese dove si siano installati, a educarvi i propri figli. Non è un Felice Comunismo questo? La Chiesa approva. I cattolici pure. Comunismo e Cattolicesimo vanno sottobraccio perché la Chiesa non parla più né di un Dio né di un qualsiasi valore che non sia la vita fisica "di qua" e l'aiuto ai poveri di tutto il mondo. Che cosa c'è di diverso dal Comunismo? L'omosessualità? Il matrimonio fra omosessuali? Ma questo è l'ultimo brandello, l'ultimo residuo della eliminazione delle differenze che è lo scopo dal quale è partito Marx. Ci si arriverà per forza; quindi è una battaglia inutile e perfino ingiusta.
  E dunque torniamo a Berlusconi e a quello che non ha fatto e che probabilmente non è in grado neanche di capire di dover fare. Quelli che hanno votato per lui volevano e vogliono combattere per le idee, e combattere significa combattere. Avere coraggio, manifestarle, con la durezza di cui parla Max Born: "Nello spazio (così come nella vita) le cose collidono duramente". Ci può spiegare Berlusconi cosa ha significato proporre candidati assolutamente inesistenti come Gianni Letta, oppure una rosa di nomi che appariva chiaramente tratta dalla "crema" degli economisti dell'Unione europea? E' convinto davvero che il denaro muova il mondo? Allora lo distribuisca per far vincere le idee, cosa che non ha fatto neanche sfruttando al meglio le case editrici e la stampa che possiede.
  Cari amici deli Italiani Liberi, io voglio continuare a sperare e a combattere per l'Italia, ma non so a chi potremmo unirci per avere un minimo di forza e di possibilità economica per agire. Berlusconi ha fatto quel Federalismo che voleva la Lega che al prossimo referendum sarà bocciato (speriamolo) così che la Sinistra lo interpreterà giustamente come un'altra propria vittoria. La sua riforma della Giustizia non ha inciso sulle uniche cose che stanno a cuore ai cittadini: la spropositata lunghezza dei processi che in pratica annulla la Giustizia; l'indiscriminata clemenza verso i delinquenti che circolano liberi dopo i più efferati delitti; la condizione dei carcerati, tutti uguali in onore al comunismo democratico, quando è evidente che c'è una enorme differenza psicologica e sociale fra i vari tipi di reato  e che non si puà esercitare la Giustizia soltanto in funzione del delinquente teorizzando il suo recupero. La realtà è diversa, come ben sanno per primi i poliziotti i quali non mancano mai di precisare se hanno a che fare con un "pregiudicato" oppure no.
  I Cattolici seguono pedissequamente la Chiesa quindi su di loro non si puà contare, nemmeno per difendersi dall'islamismo. C'è chi dice che questo succede perché non si rendono conto del pericolo in quanto ritengono che esista un "buon islamismo", non estremista. Ebbene, anche se accantoniamo la questione di chi sia buono o non buono, i musulmani rimangono comunque musulmani e, di conseguenza, è questione di numeri: quasi tutti quelli che arrivano in Italia, e adesso con i Comunisti al potere ne arriveranno molti di più, sono musulmani, hanno molti parenti e figli che non dovranno attendere di raggiungere la maggioranza per imporre i propri costumi, i propri valori, la propria fede. Insomma, l'Europa è stata costruita per far vincere l'Oriente e il comunismo è l'arma più favorevole a questa vittoria.
  Possiamo provare a ripartire dal Partito degli Italiani, ma occorrono energie di uomini, di persone, forze organizzative ed economiche. Tutto quello che fino ad ora nessuno ha offerto se non a parole. Io posso dare una sola garanzia; che non tradirò mai l'Italia come Patria e che non permetterò che nessuno lo faccia; che non ruberò mai e che non permetterò mai che nessuno lo faccia.




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24 aprile 2006

Il buonsenso degli Italiani e l'insipienza dei politici

Il buonsenso degli Italiani
e l'insipienza dei politici

di Ida Magli

So che è mio dovere commentare in qualche modo l’esito della consultazione elettorale, ma confesso che lo faccio con grande fatica, sapendo che non ci sono ormai che pochissime speranze perché l’Italia abbia ancora un futuro come “Italia”. Quello che mi addolora di più, poi, è avere avuto la prova del buonsenso degli Italiani, della loro volontà di agire anche in extremis per questa salvezza malgrado l’insipienza, gli errori, gli interessi di parte con i quali si sono comportati i politici.
Sto parlando naturalmente dei politici di centro destra: di quelli di sinistra non c’è da dire nulla di diverso dal solito. La sicurezza “messianica” che sottende al marxismo non fa cambiare mai il loro comportamento, come si è potuto vedere anche quando sono stati costretti a passare dal trionfo ventilato attraverso i sondaggi già da alcuni mesi e da quello al di sopra di qualsiasi aspettativa emerso dagli exit poll, all’incerto predominio di pochissimi voti nei conteggi finali. La loro sicurezza messianica, appunto, è rimasta identica: “soltanto dalla sinistra può giungere all’Italia la salvezza”.
  Facciamo quindi una prima considerazione proprio sulle clamorose distanze fra previsioni e realtà. Già da molti mesi si davano per certe due cose. La prima: che molti non sarebbero andati a votare e che ovviamente questi molti fossero gli eventuali simpatizzanti per il centro destra. La seconda: che le sinistre avrebbero vinto con molti punti di distacco. Come si è visto ambedue queste previsioni erano sbagliate. Scartiamo subito l’idea che le Agenzie incaricate dei sondaggi abbiano compiuto degli errori così madornali. I sistemi di previsione statistica, per quanto suscettibili di un certo grado di imprecisione, sono ormai abbastanza raffinati da poter tenere presenti i vari fattori che influiscono sull’attendibilità dei risultati e non è quindi assolutamente credibile che siano incorse in infortuni così gravi. I motivi veri sono da ricercare non nella maggiore o minore abilità dei sondaggisti, ma nella situazione psicologica, culturale e politica nella quale si trovano gli Italiani. Gli Italiani non sono più liberi di esprimere le loro opinioni, non si fidano più della garanzia dell’anonimato nelle interviste, non riescono più a rivelare con serenità i propri sentimenti e il proprio pensiero in determinati campi in quanto diventati oggetto di tabuizzazione, di censura mentale, molto al di là ormai di una eventuale penalità giuridica. E’ questo il motivo per il quale lo strumento del sondaggio, così come quello degli exit poll - strumenti nati in e per società libere, democratiche, civili - non danno risultati in una società nella quale esiste il reato d’opinione a tutti i livelli: nell’intenzione, nella parola, nello scritto. Un reato passibile di condanne penali come quello previsto dal mandato d’arresto europeo, per giudizi espressi sulle religioni, sulle identità etniche e razziali, sui comportamenti sessuali. Non è necessario che si sia al corrente con precisione dell’esistenza di normative di legge su questi reati. Non è necessario proprio perché la situazione è molto più grave: è l’atmosfera culturale e psicologica che fa nascere il tabù, non la legge. In Italia questa atmosfera è diventata sempre più pesante e ha indotto gli Italiani alla prudenza. Una prudenza che non è vigliaccheria, ma soltanto doloroso buon senso.
  Quali possono essere stati, dunque, gli argomenti sui quali i sondaggisti hanno sbagliato le loro previsioni? Ne cito soltanto due (anche se ce ne sarebbero molti altri): la simpatia o meno per gli immigrati; la simpatia o meno per gli omosessuali. Naturalmente i sondaggisti qualche errore comunque lo hanno fatto perché, se avessero previsto di poter essere volutamente ingannati dagli intervistati, avrebbero potuto predisporre i questionari in modo da rivelare qualche contraddizione; tanto più questa precisazione vale per gli exit poll. Però questa è una pesante prova di quanto dicevo all’inizio. L’Italia non è libera; ma coloro che la guidano non se ne sono accorti.
  Naturalmente ci sarebbe molto da dire sugli errori compiuti soprattutto da Berlusconi. Prima di tutto il federalismo concesso per favorire la Lega e che ha tolto molti voti al centro destra senza toglierne neanche uno alla sinistra. Alla sinistra il federalismo piace perché non ama la Patria, non ama la Nazione, non ama l’Italia, e siccome se lo era già fatto per conto suo, quello stabilito dalla Lega non le ha tolto neanche un voto. Ne ha tolti molti invece al centro destra perché l’amore per l’Italia è quasi il suo unico collante rimasto, come è dimostrato anche dal fatto che la Lega non è cresciuta: gli innamorati di Bossi rimangono innamorati di Bossi e basta. L’autonomia scolastica, la polizia locale, invece, lacerano l’unità dello Stato e sono rifiutate da chi ama l’Italia.
  Anche sul piano cattolico Berlusconi, forse perché non lo capisce, non ha fatto quello che avrebbe potuto e dovuto fare. Affiancare semplicemente la Chiesa ufficiale, il Papato non serve a Forza Italia come Partito di innovazione perché quello lo fanno in modo pedissequo da sempre i Partiti che si dichiarano cattolici e che, infatti, hanno avuto un certo incremento di voti. Berlusconi avrebbe dovuto rivolgersi ai tanti che temono l’avventura del dialogo con l’Islamismo perseguito dai Papi e che vorrebbero invece opporcisi senza poterlo fare perché non sono “coperti” da nessun potere né politico né religioso. Parlo dei tanti sacerdoti, parroci o non parroci in gravissima crisi (non è la folla in piazza S. Pietro cui si esibisce una formula in 62 lingue che può salvare il Cristianesimo), gli Ordini religiosi privi di vocazioni, l’insofferenza per il blabla teologico lontano le mille miglia dalla inquieta coscienza contemporanea, dalla sua ansia e dalla sua solitudine. Cosa pensano che sia la fuga nella droga, per la quale è stata apprestata la più stupida delle leggi, se non il bisogno di combattere per qualche cosa per la quale valga la pena di combattere? E combattere significa per prima cosa “durezza” nel pensare, “durezza” delle idee sulle quali pensare e delle quali discutere. C’è bisogno di un Pascal con le sue lettere contro i Gesuiti, non di bambini che giocano con le palme. Ah! Come vorrei che si facessero delle discussioni, delle battaglie all’ultimo sangue, all’ultimo centimetro di piede come si fanno per la vittoria o la sconfitta in una partita di calcio, sugli argomenti tabù di questa povera Italia! Se Berlusconi pensa che queste battaglie non troverebbero ascoltatori si sbaglia. La classe media, quella alla quale lui crede di rivolgersi, è la classe che “pensa”, quella borghesia che è sempre esistita perché fatta dagli “intellettuali” anche quando non si chiamava “borghesia” e i suoi rappresentanti erano “schiavi” al servizio dei potenti. Al servizio dei potenti non significava, al tempo dei Romani così come non lo significava al tempo dei Medici o dei Visconti, che si inchinassero al loro potere o volere; al contrario. Era proprio perché non ci si inchinavano che erano utili e necessari.
  Per questo Marx li ha tanto odiati! Non perché non lavoravano con le mani, ma perché lavoravano le idee. La trascuratezza di Berlusconi verso il partito di Forza Italia è stata la più grave delle sue mancanze; e oggi ci appare tanto più grave perché sarebbe bastato poco, pochissimo, a fargli avere una grande vittoria.
  Sarebbe bastato, per esempio, organizzare un Sindacato, sui generis quanto si vuole, ma Sindacato. Ossia un organismo capace di raccogliere e di far sentire nelle piazze e nell’aria le aspirazioni, le forze, le idee della classe media, dando modo così di parlare anche a quella parte che è costretta a tacere, per esempio nelle scuole, a causa della maggioranza conformista di sinistra. Adesso è troppo tardi. Io non credo che per l’Italia ci siano ancora speranze di salvarsi dai futuri, assai prossimi conflitti. Conflitti interni con il mondo islamico, conflitti interni ed esterni a causa della politica degli Stati Uniti d’America e di quella “Europea”, della quale durante la campagna elettorale nessuno ha parlato, ma che anch’essa esiste e si farà sentire. I tumulti di Francia ne sono l’avanguardia. Nelle piazze francesi in subbuglio, dove si mescolano tutti i ribelli alla finzione della “concordia” contrariamente a quelle italiane, non sventola neanche una sola bandiera dell’Europa.
  Per quanto tempo i politici italiani credono di poter continuare a conservare il silenzio? Di poter fingere che gli unici problemi siano quelli dello sviluppo dei mercati? L’Iran ha già risposto alla stupida prosopopea europea, donando alla Palestina i soldi negatigli dall’Europa. Questa è la realtà, cari Italiani. E se si tratta di soldi, state sicuri che il mondo islamico ne ha molti di più di noi. E oltre ai soldi ha il coraggio e la fede.
  Per oggi mi fermo qui. Vi chiedo di aver pazienza: presto decideremo insieme cosa fare del Partito degli Italiani.
Intanto mandate qualcuna delle vostre idee.




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10 marzo 2006

E’ questo che dobbiamo affrontare: il conflitto con i musulmani, all’interno dell’Italia e dell’Europa



Riflessioni per il voto alle prossime elezioni
di Ida Magli

Italiani Liberi

  Esporrò il più sinteticamente possibile la situazione attuale, nell’intento di fare cosa utile a tutti coloro che leggono il nostro Sito quale che sia il loro orientamento politico preferenziale. Le prossime elezioni, infatti, si presentano con una caratteristica precisa: sono quasi certamente l’ultima occasione per tentare (sottolineo “tentare” in quanto non dipende ormai quasi per nulla da noi cambiare il prossimo destino dell’Italia) di far capire non soltanto agli Italiani, non soltanto ai nostri politici, ma anche e soprattutto al resto del mondo occidentale che ci guarda, cosa sta per avvenire in un Paese, in un Territorio - quello Italiano - che è stato sempre e che sarà inevitabilmente anche domani il centro del conflitto.

Conflitto

  E’ questo che dobbiamo affrontare: il conflitto con i musulmani, all’interno dell’Italia e dell’Europa data la loro massiccia presenza, sia all’esterno in quanto la battaglia si svolgerà, come in tutte le guerre da duemila anni a questa parte, sul terreno italiano. Non si tratta di discutere di musulmani buoni o cattivi, di islamismo moderato o estremista. Le religioni sono religioni, le fedi sono fedi. La differenza si pone soltanto fra chi “crede” e chi “non crede”. L’Uomo, qualsiasi uomo così come qualsiasi popolo, desidera che gli altri credano in ciò cui crede. E’ questo il “valore” di un’idea; per questo siamo uomini. Dunque dovremo diventare musulmani, anche senza che ce lo impongano con la forza, in base al fatto che noi non “crediamo”, non difendiamo nessun’altra idea nostra tranne quella che non si deve difenderla.
Questo sul piano teorico, nell’ambito del comportamento individuale. La realtà concreta, la realtà politica è quella indistruttibile di tutti coloro che detengono il potere. Vogliono aumentarlo, vogliono vincere. I nostri ci distruggono per far vincere il potere di chi sostiene l’idea che non si devono difendere le nostre idee; gli islamici per far vincere le loro. E’ stupido chiedersi chi vincerà. A noi, piccoli sudditi, non rimarrà altra alternativa che sottometterci in tutto o ingaggiare qualche singola battaglia, perduta in partenza.
  Tutto questo era ampiamente prevedibile e i Lettori di questo Sito non hanno che da rileggere il mio saggio Contro l’Europa che risale a undici anni fa, le decine di articoli del nostro archivio, perfino un articolo su quello che si prefigge Gheddafi, scritto ben prima dei suoi proclami odierni. Li richiamo alla memoria dei Lettori al solo scopo di convincerli con il metodo scientifico del laboratorio: la certezza che, date alcune premesse, seguiranno determinati effetti.
  Il predominio dell’islamismo significa, in concreto, la mutilazione del pene per i maschi, la mutilazione della clitoride e chiusura della vagina per gran parte delle femmine, la fine della libertà di condotta e di costume per le femmine, la fine della libertà di condotta e di costume per gli omosessuali, la condanna a pene fisiche per l’adulterio. Nessuno creda che “in Occidente questo non avverrà”! Avverrà non appena il mondo islamico sarà sicuro di avere il predominio ideologico, “politico”, anche soltanto sul piano teorico, con il quale non avrà bisogno di attendere di possedere quello numerico. Il che significa che il processo è già in atto e che mancano pochi giorni.
  Passo quindi all’esame dei Partiti per le prossime elezioni. Per quanto riguarda la questione islamica, alcune cose le sappiamo con certezza: le Sinistre hanno già dato diritto di voto agli immigrati (gli immigrati sono in grande maggioranza musulmani) e hanno la garanzia di poterlo fare in base alle leggi europee. I cittadini musulmani imporranno quindi il rispetto delle loro leggi (se ne può intravedere un assaggio nelle richieste già presentate al governo italiano dalla Consulta islamica). Inoltre le Sinistre, in base al cosiddetto jus soli, ossia il diritto ad avere la cittadinanza del territorio in cui si nasce, intendono dichiarare cittadini italiani tutti coloro che nascono in Italia. In base alla prolificità degli Africani e degli Arabi non è difficile capire cosa questo significhi.
Vorrei sottolineare la convergenza, nelle Sinistre, della difesa dei Musulmani fra i Partiti che racchiudono nel loro seno molti “cattolici” e i Partiti che racchiudono molti “comunisti”.
  Sia gli uni che gli altri sono spinti a comportarsi come si comportano dall’ostilità verso lo spirito dell’Occidente identificato in quello Americano e dall’ostilità verso l’Italia come Nazione, come Patria, che contraddistingue i comunisti fin dall’origine universalistica del movimento operaio e i cattolici per la spinta orientalista impressa dalla Chiesa, una volta persa qualsiasi speranza di riprendere possesso di uno Stato Pontificio in Italia. E’ lo stesso motivo che ha spinto le Sinistre a unirsi al progetto dell’Europa, progetto dichiaratamente comunista, sovietico e orientalista. Se ne è avuta una ennesima prova in questi giorni dalla presa di posizione a favore del voto alle Sinistre del Corriere della Sera. Ebbene il Corriere della Sera è stato l’unico quotidiano italiano a mettere sulla sua testata, dal giorno della moneta euro, la bandiera europea. L’unificazione dell’Europa, (non smetterò mai di affermarlo) serve esclusivamente a distruggere le Nazioni dell’Occidente europeo.

  Passo ai Partiti del centro destra. Alleanza Nazionale, soprattutto a causa della volontà del suo presidente di allargare al massimo il suo potere e il suo prestigio internazionale, ha tradito alcuni dei valori preponderanti del Partito, e soprattutto la difesa della Patria e della cultura italiana. La legge “Bossi-Fini” sull’immigrazione, oltre ad essere costosissima, è servita soltanto a stendere un velo sulla drammatica realtà, o meglio a cercare di ingannare gli Italiani con cifre ridicole, salvo che qualcuno creda di poter prosciugare il mare con il secchiello. Di conseguenza, tutto il resto del programma non è credibile. “Difendere la famiglia”? “Difendere la parità delle donne”? “Difendere il Cattolicesimo”? Lo sappiamo già: se non si blocca con forza, con determinazione, con provvedimenti drastici e non equivoci, il predominio musulmano, la risposta a queste belle intenzioni di Alleanza Nazionale la daranno i Musulmani. Abbiamo perfino sentito dire da Gianfranco Fini in questi giorni che Gheddafi parla “ai suoi” quando minaccia l’Italia, perché teme il malcontento dei suoi sudditi… crede, forse, di avere a che fare con uno dei nostri “politici”? Gheddafi è il Comandante supremo del suo Paese, un uomo ricchissimo e potentissimo, punto di riferimento del mondo islamico per tutta l’Africa, che fa esclusivamente quello che vuole quando organizza il passaggio in Italia e in Europa delle masse che, ben istruite e pagate in precedenza, vi giungono sia dall’Oriente che dall’Africa stessa.
Sia ben chiaro: il mondo islamico fa i propri interessi; Gheddafi fa gli interessi propri e quelli dei suoi cerreligionari. Sono i nostri politici che non li fanno.

La Lega. La trappola, per gli Italiani, purtroppo è più nascosta, ma sta anche nella Lega. La Lega non persegue altro che la disintegrazione dell’Italia come Nazione, come Patria. Questo è stato l’unico scopo di Bossi fin dall’inizio e questo continua ad essere; tutto il resto è un “adattamento” alle contingenze pur di poter giungere a realizzare lo scopo finale. Quindi: l’ostilità della Lega verso l’Unione Europea è soltanto apparente, tutto fumo negli occhi degli Italiani. In realtà l’Europa unita ha sempre fatto molto comodo a Bossi in previsione del distacco della “Padania” dall’Italia per andare a far parte dell’Europa come una delle sue Regioni, eventualmente in accordo con qualche zona dell’Austria. L’appartenenza al Governo in questi anni è servita a predisporre, col grimaldello del “federalismo”, uno strappo più morbido, meno rivoluzionario di quello che in origine si chiamava secessione. L’unico guaio è che Bossi, così come tutti gli altri politici italiani, non si aspettava che l’Orientalismo europeo portasse con tanta rapidità il mondo islamico a volersene impadronire. Lo stesso dicasi per la difesa del Cattolicesimo. In questo momento serve alla Lega per ottenere voti, ma la Bossi-Fini è la legge che conosciamo, il mandato di arresto europeo per chiunque dica o scriva soltanto una parola contro una religione è stato approvato dal Parlamento Italiano senza che la Lega uscisse dal Governo (i parlamentari leghisti hanno votato contro ben sapendo che la legge sarebbe passata); lo stesso Bossi è parlamentare europeo e di fatto, tranne che le solite sgangherate battute, dette appositamente in maniera sgangherata per non farle prendere sul serio, non ha mai fatto nulla di concreto contro la famosa “integrazione” perseguita dall’Unione Europea.
La Lega difende la Chiesa, non il cristianesimo, in quanto la Chiesa è oggi uno dei maggiori responsabili della crescita dell’Islamismo e della debolezza dell’Italia come Stato, come Nazione. Ma nessuno si dimentichi che Bossi è colui che voleva il culto del Dio Po, l’omaggio all’acqua sacra del Po. Non vi ha rinunciato, non può rinunciarvi perché questo fa parte di quell’idea di una Padania Celtica che lo ha guidato, ispirato misticamente, dandogli quella che tecnicamente l’antropologo definisce “potenza”. Questa è, infatti, la forza di Bossi, ciò che lo contraddistingue in confronto a tutti gli altri nostri politici: è un “predicatore mistico”. La crescita tumultuosa e violenta dell’Islamismo l’ha preso alla sprovvista perché è incapace di previsioni obiettive, realistiche così come ne sono incapaci tutti gli altri presuntuosi e ignoranti politici che oggi governano l’Occidente. Ne sarà travolto anche lui come gli altri; ma naturalmente i primi ad essere travolti saranno gli Italiani più piccoli, più deboli, e prima ancora le donne.

Berlusconi e Forza Italia. L’elenco degli errori di Berlusconi è molto lungo, ma l’errore più grave che ha commesso è quello di lasciar coprire tante buone realizzazioni del suo governo dall’insensibilità per tutto ciò che è “bello”. Non ha fatto nulla per cercare di attrarre verso il suo Partito quelli che “pensano”, quelli che “creano”, quelli che non hanno a cuore soltanto il denaro, la produttività, il PIL. Insomma gli intellettuali e gli artisti. Sarebbe bastato poco, anche soltanto un piccolissimo segnale: migliorare in questa direzione la stampa della quale è proprietario, alzarne almeno di un minimo il livello. Possiede Quotidiani, Settimanali, Case editrici importantissime come la Mondatori. Ma si comporta come non l’avesse. Non è soltanto “sordo” lui, cosa della quale non è difficile essere certi, ma anche tutti coloro che gli stanno intorno. E’ tanto ricco: poteva fondare una Galleria per gli artisti contemporanei italiani; poteva creare un Conservatorio per l’Opera Lirica Italiana (gli era stato anche suggerito)... Nulla. Non ha dato neanche un minimo segno di sensibilità verso l’ambientalismo, che sta a cuore a tanti Italiani, sia a destra che a sinistra. Ma anche quello, probabilmente, perché risiede sotto le vesti della Bellezza. Come tutti i Potenti vuole lasciare la sua impronta nella pietra: invece che una Piramide il Tunnel più lungo sotto le Alpi; invece che la Cupola di Brunelleschi il Ponte sullo Stretto. Però è contornato (non si può pensare diversamente) da incensatori-affaristi, più suoi nemici che amici.
 Non mi soffermo sull’antipatia che suscita Berlusconi come persona, cosa che è nota a tutti, ma in questo frangente siamo costretti ad accantonarla. La sua opera come Capo di Governo la possiamo valutare soltanto mettendola in rapporto con quello che avrebbero fatto le Sinistre in quanto questa è purtroppo l’unica scelta che gli Italiani possiedono. La questione dell’immigrazione, dell’Islamismo come abbiamo visto, l’ha lasciata gestire da Alleanza Nazionale e dalla Lega. Ha fatto male; ma forse ne possiamo dedurre che la sua posizione personale sarebbe stata diversa, tanto più che di tutti i suoi alleati sicuramente lui è il più vicino all’America.
 Naturalmente qui si tocca un altro argomento scabroso: l’antiamericanismo degli Italiani. Ebbene dobbiamo guardare, come ho già detto all’inizio, all’unico vero pericolo, alla catastrofe che ci attende se non blocchiamo il mondo islamico. Senza l’aiuto americano l’Europa è già perduta. Non sarà l’America a costringere le donne all’obbedienza ai mariti, non sarà l’America a fustigarle e lapidarle per adulterio, non sarà l’America a punire gli omosessuali, non sarà l’America a vietare le rappresentazioni artistiche nelle Chiese. Questo dobbiamo pensare; tutto il resto lo potremo discutere, negare, combattere soltanto se saremo ancora liberi.
 Infine, una parola a tutti coloro - e sono molti - che indicano ai loro simpatizzanti o amici l’astensione dal voto. L’astensione, oggi, non ha senso. Non ci saranno i cinque anni per prepararsi alle future elezioni perché cinque anni sono un tempo lunghissimo nell’attuale precipitare degli eventi e possiamo prevedere soltanto che la situazione cambierà in modo tale che l’idea di impiegare i prossimi cinque anni a fare una qualsiasi cosa, in una direzione o in un’altra, è priva di principio di realtà.
 Il Partito degli Italiani, cui abbiamo dato vita e che ci sta tanto a cuore, non ha avuto forze e tempo sufficienti per presentarsi a queste elezioni. Il suo Programma, scritto già da molto tempo, e che metteremo a disposizione di tutti nel Sito, è il programma di un Partito in regime di libertà. Probabilmente quindi dovrà presto trasformarsi ed operare nel segreto, sia agli occhi dell’Osservatorio Europeo sulle discriminazioni religiose, sia a quelli islamici. Ringraziamo, comunque, coloro che hanno espresso la loro simpatia per la nostra iniziativa e li preghiamo di conservarcela, di non perdere né fiducia né coraggio perché oggi ne abbiamo tutti assoluto bisogno.
 Tutto quello che è scritto in questo articolo porta la mia firma e rispecchia unicamente il mio pensiero. Non c’è stata nessuna consultazione con gli Italiani Liberi proprio perché ognuno, oggi, deve agire soltanto ed esclusivamente secondo il personale convincimento e buon senso.
 Roma, 9 Marzo 2006

      Ida Magli
 Aggiungo una cosa. In Forza Italia si presenta una Lista da lungo tempo a noi nota, come si può capire già dal suo nome “NO EURO”. Per avere qualche informazione in più se ne può vedere il Sito: www.noeuro.it




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28 febbraio 2006

L'Europa è un bluff



L'Europa è un bluff

di Ida Magli
Italiani Liberi 

No, carissimi amici degli Italiani Liberi, non è purtroppo un titolo mio. Invidio moltissimo quelli che l’hanno inventato, ma non è mio. E’ il titolo che hanno dato all’ultimo numero della rivista Limes, uscito in questi giorni, firme assolutamente insospettabili di ostilità all’Europa. Basta guardare i nomi che figurano nel comitato scientifico: da Luciano Canfora a Enrico Letta, da Angelo Panebianco a Romano Prodi...
   Che cosa è successo, dunque? Forse si sono finalmente accorti che non si può andare avanti verso “il nulla” senza fermarsi almeno un momento a riflettere? Da come si sta svolgendo la campagna elettorale sembrerebbe di no: sull’Unione europea nessuno dice una parola, né da una parte né dall’altra. Un silenzio talmente concorde, mentre tutt’intorno rimbombano i devastanti effetti del trattato di Maastricht, della moneta unica, della liberalizzazione dei mercati, della eliminazione dei confini che non c’è neanche un giornalista, uno solo che si azzardi a porre una domanda. Se ne può dedurre soltanto una cosa: tutti sono perfettamente consapevoli del fatto che bisogna tenere nascosti ai poveri elettori non soltanto i risultati pessimi dei quali stanno portando il peso, ma anche e soprattutto che non si sa quale possa essere il futuro.
   Un giorno del 1997, un giorno che a guardarlo oggi sembra incredibilmente lontano, chiesi al Prof. Lucio Caracciolo (attuale Direttore di Limes) se voleva presentare nella Sala della Stampa Estera a Roma il mio ultimo libro Contro l’Europa (eh sì, per parlare contro l’Europa bisognava rifugiarsi alla stampa estera!). Avevo naturalmente un buon motivo. Il Prof. Caracciolo non era soltanto un gentilissimo, dolce collega d’Università, ma aveva ai miei occhi una virtù assolutamente eccezionale: aveva appena pubblicato un saggio, in un volume a due mani dell’editore Laterza, dal titolo affascinante e del tutto contro corrente: Euro No. Se non si ricostruisce il clima di reverenza sacrale che c’era allora (comincia a incrinarsi a fatica soltanto oggi) nei confronti dell’Unione Europea, è quasi impossibile capire che un libro dal titolo privo di infingimenti come Contro l’Europa ispirava quasi la paura dell’eresia. I librai non lo mettevano in vetrina, i recensori avevano scelto concordemente il silenzio tanto che ricordo ancora oggi con stupefatta gratitudine i pochi audaci che ne hanno parlato: Piero Ostellino, Guido Ceronetti, Luigi Magnaschi, Paolo Granzotto... e appunto Lucio Caracciolo che ne ha fatto la presentazione insieme a un altro gentile collega Lucio Villari.
   Ebbene io invito tutti coloro che leggono questo sito a studiare (è un testo che va studiato infatti) L’Europa è un bluff. Non posso riassumere qui i contenuti sia per la vastità dei temi trattati che per la loro importanza. Voglio soltanto sottolineare i significati dell’editoriale, significati fortissimi, come appare con chiarezza prima di tutto dal titolo: “Le vendette della storia”. Ma poi da una serie di affermazioni quali, per esempio: “L’Europa doveva abolire la storia. La storia ha abolito l’Europa... Per darsi un’identità e quindi una soggettività, qualsiasi organismo ha bisogno di delimitarsi rispetto all’esterno. Esercizio cui gli europeisti si sono sempre accuratamente sottratti... L’europeismo del secondo dopoguerra era un’ideologia. Come tale immaginava che la storia avesse un fine. O addirittura una fine: l’Europa unita... Nel sogno europeista conta il viaggio, non la destinazione... Troppo facile però ridurre tutto a un eccesso di astrattezza o di paternalismo da parte di élite curiosamente attratte da un economicismo paramarxista, dove l’Europa sostituisce il socialismo in quanto sol dell’avvenire. L’obiettivo non è stato raggiunto perché improbabile...”.
   Tutte affermazioni verissime, inutile sottolinearlo. Ci sono però da aggiungere almeno due cose. La prima: quale fiducia potremo avere mai in quegli stessi politici che hanno voluto a tutti i costi imporre la propria volontà ai popoli, esattamente come hanno fatto Imperatori, Papi, Dittatori, e tacciono adesso sul loro terribile errore presentandosi come nulla fosse alle prossime elezioni? La seconda: lo scatenamento della forza islamica è collegato alla disintegrazione delle Nazioni in Europa. Di questo, purtroppo, la rivista Limes non parla. Ma sono sicura che Caracciolo lo sa.
   Così come l’Europa unita è un’idea religiosa, sacrale, in quanto assoluta e fuori dalla Storia, così si trova necessariamente priva di qualsiasi base civile, laica, alla pari con le altre religioni, e perdente quindi davanti all’unica religione che oggi non si vergogni di dirsi “religione”: l’islamismo. 




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16 dicembre 2005

Che l’Unione europea sia un disegno in fallimento, dopo i referendum, è elementare



Le rivelazioni del Corriere Economia
 di Ida Magli

ItalianiLiberi 

Ci fa piacere far conoscere ai nostri Lettori questo articolo sulla questione delle monete forti e deboli scritto da un fine analista finanziario come Geminello Alvi, in quanto vi sonno espressi chiaramente dei giudizi del tutto negativi sia sull’euro che sull’Unione europea. In sintesi: i ricchi venditori di petrolio degli Emirati e qualche altro riccone residente in Russia investono in dollari. In circa un anno la proporzione dei depositi Opec detenuti in dollari è cresciuta dal 61,5% al 69,5%; la parte detenuta in euro è calata dal 24 al 16%. Che l’Unione europea sia un disegno in fallimento, dopo i referendum, è elementare intuito - ne deduce Alvi - qualcosa che capiscono anche a Mosca o negli Emirati.
   Ma sullo stesso numero del Corriere Economia c’è anche un altro articolo assai pessimista riguardo al destino dell’Unione europea, intitolato Unione Europea, divisioni crescenti e firmato da Ivo Caizzi. Si tratta dell’annosa questione del bilancio che non si sa come gestire in quanto le spese aumentano, il numero dei Paesi fra i quali dividerle pure, ma nessuno, e in primis la Gran Bretagna, vuol rinunciare a quello che gli spetta. Ormai è a tutti evidente, scrive Caizzi, la grave crisi dello spirito europeo e, cosa che forse non era stata prevista dai sapientoni del Trattato di Maastricht, c’è chi se ne infischia (come il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrueck) delle minacce della Commissione e delle sanzioni che dovrebbero essere inflitte a chi viola il patto di stabilità. Al vertice dei Capi di Stato e di Governo in svolgimento proprio oggi e domani appare chiaro che bisogna trovare un accordo non solo sul bilancio ma anche su come arginare il rischio di tracollo dell’UE.
   Bene. Se questo affermano firme famose di un giornale tanto schierato dalla parte dell’Unione europea da portare fin dalla nascita dell’euro sulla propria testata la bandiera dell’Europa, significa che siamo ormai giunti a non poter più nascondere la verità. Soltanto che l’Unione europea era un disegno fallimentare fin da quando è stato progettato e non soltanto adesso dopo i referendum, ed io so bene che molti ne erano convinti quanto ne ero convinta io. Tuttavia, quando gli ho chiesto di informare più chiaramente e con il peso della loro indiscussa competenza i poveri Italiani della falsità di un tale progetto e del suo inevitabile crollo, mi è stato risposto che “bisognava aspettare che crollasse da sé”.
   Evidentemente erano certi che i politici non avrebbero rinunciato al loro folle, ma troppo facile disegno di potere imperiale e che ogni battaglia era inutile. Adesso, però, alla luce anche delle parole che mi sono state dette allora, posso dedurre che “sta per crollare”? Ora che il momento sembra venuto, è necessario però che siano messi in guardia tutti gli Italiani  e non soltanto quelli che hanno dei soldi da investire.




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15 novembre 2005

Chi ha detto che il comunismo è morto?

Chi ha detto che il comunismo è morto?

di Ida Magli

Berlusconi ha impostato la conferenza che ha tenuto in questi giorni al convegno dei circoli di Forza Italia, sulla persistenza della mentalità comunista in buona parte della Sinistra italiana. Ha quindi ricordato che il Comunismo è crollato drammaticamente nell’Unione Sovietica lasciando dietro di sé terribili eccidi, tirannia, povertà, per cui non ha senso riporre fiducia in coloro che non l’hanno del tutto rinnegato. Discorsi ovvi, si direbbe. Ma non è così.

All’origine del Comunismo c’è un terribile errore: la concretizzazione dell’uguaglianza degli individui. Il passaggio dal “valore” della persona come presupposto metafisico all’uguaglianza del vivere sociale, ambientale, pedagogico, statale, politico, passaggio imposto ovviamente da coloro che detengono il potere. Un meccanismo questo già da lungo tempo presente in Italia e che si estende sempre di più  (sistema sanitario, sistema scolastico, sistema retributivo e pensionistico...) lasciando un’illusione di libertà nell’esaltazione della democrazia.
Il progetto di unificazione europea è naturalmente dettato dal presupposto della massima estensione dell’uguaglianza. Niente confini fra una nazione e l’altra, quindi niente patria; eliminazione della molteplicità delle lingue per ricondurle a quella che avrà il primato (l’inglese); stesso sistema scolastico, stesso sistema sanitario; nessuna libertà di giudizio (il mandato di arresto europeo è  pronto a condannarla), per non parlare della moneta unica, della polizia unica, delle innumerevoli normative che dall’alto della loro sovrana e intoccabile distanza i governanti d’Europa fanno piovere sulla testa di milioni di persone ignare della tirannia cui sono soggette.

 L’unificazione europea è, nella sua essenza, un’idea comunista. E’ comunista infatti, qualsiasi eliminazione delle differenze imposta da coloro che detengono il potere.L’ha bene riconosciuta un uomo sfuggito ai Gulag come Bukovskij denunciando l’Unione Europea come la nuova Unione Sovietica. Pochi giorni fa in un dibattito televisivo su La7, Giuliano Ferrara si è premurato di  interrompere Bukovskij  non appena questi ha accennato all’Unione Europea. Ma proprio la mancanza di discussione, che si protrae ormai da anni, su un  problema politico di tale importanza e che coinvolge tutti gli aspetti della vita dei cittadini, dovrebbe far comprendere agli Italiani  (come a tutti gli altri popoli dell’Unione europea) che si vuole tenerli il più possibile all’oscuro dell’immane rischio che stanno correndo. Se qualche volta si accenna alla questione dell’euro, questo avviene soltanto perché è impossibile tenerne nascoste le conseguenze negative in quanto sono sotto gli occhi di tutti. L’unificazione delle monete però non è un particolare da nulla.
 
 Coloro che hanno compiuto un terribile errore dal punto di vista economico, sono gli stessi che governano, in base al medesimo principio dell’uguaglianza,  (unificazione significa uguaglianza in quanto l’ineludibile legge matematica prescrive che non si possono sommare le mele con le pere) tutti gli altri settori della vita dei cittadini. D’altra parte non è vero che hanno compiuto un “errore”: quello che hanno fatto, l’hanno fatto consapevolmente, così come consapevolmente è stato realizzato il comunismo in Russia. Lì le stragi, i Gulag sono avvenuti all’inizio perché c’erano gli antichi governi da abbattere. Da noi cominciano a verificarsi soltanto adesso perché i popoli sono stati tenuti all’oscuro dei veri scopi del progetto e, perché, malgrado la violenza psicologica e affettiva con la quale è stata imposta la perdita della sovranità monetaria, la perdita dei confini della propria Patria, l’assoggettamento al governo di stranieri, non è stato ancora necessario far scorrere del sangue. Ma i prodromi sono quelli che sta vivendo in questi giorni la Francia  (è l’unificazione europea che dà forza all’islamismo).
Non vi sembra significativo che la città in fiamme sia proprio quella Lione cui i nostri governanti vogliono a tutti i costi collegarsi smantellando le Alpi?




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11 ottobre 2005

Il Partito degli Italiani

Il Partito degli Italiani

ItalianiLiberi


Con questo comunicato annunciamo la nascita del Partito degli Italiani. Un partito che si propone la difesa e il rafforzamento dell’identità italiana, l’uscita graduale dell’Italia dall’Unione europea, la riconquista della sua indipendenza, l’opposizione a qualsiasi immigrazione.
Pensavamo di attendere ancora qualche giorno prima di darne notizia per poter mettere meglio a punto gli adempimenti formali e le questioni organizzative indispensabili. Ma la notizia del consenso all’ingresso della Turchia nell’Unione europea ci ha convinto che nessun giorno poteva essere più adatto per assicurare agli Italiani che c’è ancora in Italia qualcuno che ha a cuore la loro sopravvivenza, che non tacerà di fronte al predominio islamico, che vi si ribellerà con tutte le armi della democrazia e dell’intelligenza, e con quelle altrettanto forti della passione per la storia, per la civiltà, per la lingua, per la religione, per l’arte, allo scopo di conservarle e di accrescerle.
Noi siamo sicuri che moltissimi Italiani pensano quello che pensiamo noi. Ne troviamo una prova perfino nell’astuto silenzio che i politici e i giornalisti hanno conservato sui problemi dell’ingresso nell’Unione della Turchia guardandosi bene dal fare anche la più piccola intervistina in proposito. Se qualcuno si opponeva - ci hanno detto -  guarda caso era l’Austria, questa stupidona che forse si rammentava ancora che a suo tempo i Musulmani erano giunti ad occupare Vienna. Oppure, cosa sicuramente ancora più grave per il futuro degli Italiani, che i Turchi non avevano ancora chiesto scusa per il genocidio degli Armeni.
Ebbene, nessun calcolo politico può cambiare la realtà dell’immediato futuro per l’Italia, anche perché, se si voleva assicurarsi la collaborazione militare della Turchia (cosa utile e gradita all’America) l’Italia poteva stringere un trattato  di Alleanza ad hoc. L’ingresso nell’Unione europea di circa 70 milioni di Musulmani (la cui popolazione inoltre è in forte crescita) significa che essi avranno un ruolo dominante nelle istituzioni d’Europa in quanto queste basano il numero dei posti di governo sulla percentuale della popolazione di ogni Stato. Ma soprattutto significa che noi, gli Italiani, siamo ormai pressati all’interno e all’esterno da popolazioni musulmane che nulla potrà fermare dall’impadronirsi del tutto del territorio dell’Italia.
Il Partito degli Italiani chiederà per prima cosa l’immediato blocco dell’immigrazione e la sospensione del Trattato di Schengen. Per informare ampiamente su tutto il resto del Programma divulgheremo entro pochi giorni un volumetto apposito e saranno aperte le iscrizioni a chiunque voglia aderire.
A partire da oggi, in attesa di sede e indirizzi definitivi, ci si può rivolgere provvisoriamente oltre alla posta degli Italiani Liberi (che provvederà a inoltrarla),
 
all’email
 
al fax 0341/353776

al telefono 0583/954011

http://www.italianiliberi.it/

Ida Magli e gli Italiani Liberi




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18 agosto 2005

Furto di sovranità.La costituzione sarebbe entrata in vigore quando tutti i 25 paesi l’avessero ratificata.

Costituzione europea sì,
Costituzione europea no

Negli accordi precedenti alla stesura della Costituzione era stata posta la regola che la Costituzione sarebbe entrata in vigore quando tutti i 25 paesi l’avessero ratificata. Dato però che nel frattempo Malta, Cipro e Lussemburgo l’hanno approvata, hanno cambiato la regola, varrà il principio della maggioranza: bastano 13 Stati su 25.
 L’eurodeputato inglese Daniel Hannan ha fatto un elenco delle istituzioni che non dovrebbero esistere senza la Costituzione che le autorizzi, ma che invece esistono da tempo o sono in via di creazione: Il Codice penale europeo; la politica europea sul diritto di asilo; l’Agenzia delle frontiere esterne; il “Centro di controllo del razzismo e della xenofobia”, cui è stato cambiato il nome: “Agenzia dei diritti fondamentali”; l’ufficio del Procuratore europeo; il corpo diplomatico europeo, che si chiama “Servizio europeo per l’azione esterna”; la Carta dei diritti fondamentali .
Tutte queste cose, secondo Daniel Hannan, non dovrebbero essere fatte perchè è la Costituzione che dovrebbe autorizzarle.
L’Unione europea, però, ha sempre proceduto così fin dalla sua nascita: prima ha esteso il suo potere a questa e a quell’area di competenza degli Stati, poi - anche dopo anni - si è data un trattato che legalizzava a posteriori il furto di sovranità.

I.M.




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13 agosto 2005

La conquista musulmana dell’Italia

La conquista  musulmana  dell’Italia

di Ida Magli

Montezemolo ha venduto il 5% della Ferrari agli Emirati Arabi. Dire Arabi significa dire musulmani. E i musulmani possiedono enormi ricchezze (tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali.
 
Gli Agnelli avevano già venduto buona parte della Fiat a Gheddafi, il quale ci tratta giustamente da umili servi inviandoci migliaia di africani musulmani “poveri” cui lui, da perfetto osservante del Corano, non porge neanche un dito ben sapendo che gli servono per impadronirsi dell’Italia. D’altra parte perchè non dovrebbe comportarsi verso i suoi sudditi esattamente come i nostri governanti si comportano verso di noi?
 

 I sudditi sono strumenti da utilizzare per gli scopi di coloro che detengono il potere: che siano generali, monarchi, imperatori, dittatori o parlamentari delegati dal popolo non fa differenza.
Gli africani sono mantenuti nella miseria e nel degrado per poterli sradicare dalla loro terra, dai loro costumi costringendoli ad emigrare in Italia (e in Europa) per poterla conquistare. Gli Italiani e i cittadini degli altri Stati europei a loro volta sono costretti dai propri governanti a lasciarsi conquistare, spodestare, senza poter neanche aprire bocca per difendersi perchè il grande progetto europeo consiste proprio in questo: la cancellazione della cultura occidentale.

Ogni giorno si compie un passo in questa direzione. Arrivano a migliaia, con il permesso e senza permesso, e non sappiamo neanche con precisione quanti siano perchè i nostri governanti non vogliono farcelo sapere. Però è sufficiente ciò che si vede. Torino (non per nulla la città della Fiat) è già tutta di loro proprietà. Sono di loro proprietà interi quartieri di Roma, a partire dalla Stazione Termini come centro di una diffusione a raggiera che giunge a tutte le periferie. A Firenze si sono impadroniti di una vastissima zona intorno al Duomo acquistando appartamenti, palazzi, negozi nei quali vendono ai turisti le merci più famose per la loro antica e pregiata produzione come “fiorentina” (gli oggetti in pelle, per esempio). Hanno anche dato vita a una specie di catena che rende riconoscibile i loro negozi con i nomi di “Michelangelo I”, “Michelangelo 2”, “Raffaello I”, “Raffaello 2”, nomi che nessun negoziante italiano aveva mai osato utilizzare (naturalmente è l’Amministrazione Comunale che approva insegne e nomi).
 
 Ma perchè dovrebbero sentire del rispetto per i grandi di una terra che non è la loro? Giustamente ci sfruttano come tutti i conquistatori hanno sempre fatto.
Lo ripeto: le colpe sono tutte nostre che tacciamo e subiamo; e tacciamo e subiamo anche davanti ai nostri governanti che ci vogliono eliminare con questo metodo “non violento”.
Se lo scopo dei nostri politici non fosse appunto questo, dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni. Inoltre si dovrebbe chiedere subito ed ottenere con assoluta determinazione per l’Italia alcune eccezioni alle norme dei trattati europei. Per prima quella riguardante la libertà di trasferirsi da un paese all’altro nell’ambito della Comunità prendendovi la residenza e con diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative anche per chi ha la cittadinanza in un paese diverso.
 
 Solo una follia suicida-omicida può aver suggerito simili leggi ai nostri governanti. Si pensa forse che saranno in grande maggioranza gli Italiani a trasferirsi per esempio in Svezia o in Polonia piuttosto che gli Svedesi o i Polacchi a trasferirsi in Italia? In Italia ce ne sono già delle vere e proprie colonie. Inoltre si trasferiscono da noi non soltanto i “veri” Svedesi e i “veri” Polacchi ma anche quegli immigrati africani, ovviamente musulmani, che hanno avuto subito in quei paesi la cittadinanza. Sia sufficiente sapere, per farsi un’idea di quello che sta succedendo, che in Svezia più del 20% della popolazione è formata da immigrati.
Questi sono i fatti. Rimane soltanto una domanda alla quale non si sa che cosa rispondere: pensano forse i politici che stanno uccidendo i propri popoli di poter continuare a regnare una volta che gli stranieri saranno abbastanza forti da imporre la propria volontà e la propria religione?




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5 agosto 2005

Nota informativa su Wim Duisenberg




Nota informativa su Wim Duisenberg

di Ida Magli

Dato che giornalisti, politici e commentatori di ogni genere piangono sulla morte di Wim Duisenberg esaltandone la figura di banchiere “padre dell’euro”, riteniamo doveroso e utile far sapere con esattezza quale sia stato il suo comportamento nel momento in cui si brindava a questa così elogiata paternità.
Era il 1° Gennaio del 1999. L’Era della Pace proclamata con la nascita dell’Unione europea cominciava con lo scontro fra Francia e Germania per affermare il loro diritto a nominare come Presidente della Banca Centrale un proprio uomo. Per la Germania l’Olandese Wim Duisenberg, pupillo del potentissimo banchiere di Francoforte Tietmeyer e sicuro esecutore della sua inflessibile e ottusa strategia sulla rigidità dei tassi (quella che tanto danno ha provocato a tutti i paesi della zona euro). Tietmeyer aveva ben giudicato la personalità del suo pupillo: nessuno più obbediente, più umile servo di lui. E l’ha dimostrato immediatamente, nel momento stesso in cui riceveva la nomina, di fronte alla pretesa della Francia che il suo incarico durasse soltanto quattro anni invece che otto come fissato dal Trattato di Maastricht (Maastricht è vangelo soltanto per noi, poveri sudditi, mentre è carta straccia per i pochi, astutissimi detentori del potere).
E perchè la Francia ha chiesto ed ottenuto che si dimezzasse la durata dell’incarico di Duisenberg e non ha imposto il proprio diritto di nomina? La risposta a questo interrogativo è ancora più istruttiva su quello che accade nelle brume del potere fra Bruxelles e Francoforte. L’unico banchiere di tutti i francesi esistenti che la Francia voleva nominare portava un nome famoso in quanto sotto processo prima come membro del Fondo Monetario Internazionale per la poco oculata gestione dei fondi concessi alla Russia e finiti nelle mani della mafia, poi perchè coinvolto nell’allegra finanza del Crédit Lyonnais. Bisognava dunque che i circa trecento milioni di cittadini europei sottoposti alla politica economica della Banca Centrale attendessero la conclusione del processo al Crédit Lyonnais per vedere finalmente il glorioso Trichet seduto sulla ricchissima poltrona. Cosa fa il duro, l’eroico Wim Duisenberg? Rifiuta l’umiliante dimezzamento? Difende i poveri cittadini europei dei quali è chiamato a tutelare gli interessi? Suvvia! Wim Duisenberg si presenta sul palcoscenico europeo che brinda alla nascita della moneta unica annunciando che può accettare l’incarico soltanto per quattro anni a causa delle sue cattive condizioni di salute...
A tempo debito, conclusosi con la sua assoluzione il primo round del processo, Trichet è diventato Presidente della Banca Centrale (beninteso per tutti gli otto anni fissati da Maastricht) e Duisenberg si è affrettato a dimettersi prima che scadessero i quattro anni.
Così sono andate le cose, cari Italiani. Questi sono gli eroi che siamo chiamati ad onorare e piangere.?




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4 agosto 2005

La responsabilità della Chiesa nell’agonia dell’Occidente

La responsabilità della Chiesa nell’agonia dell’Occidente

di Ida Magli


Quello che sconcerta maggiormente nel periodo di agonia dell’Occidente che stiamo vivendo in maniera così rassegnata, è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica. E’ la Chiesa, infatti, a spronare sia i fedeli che i politici verso il “dovere” dell’accoglienza, pur sapendo che coloro che giungono appartengono in grande maggioranza alla religione musulmana.
 
 I conti su questo punto sono presto fatti. Quando un territorio viene invaso, già di per sé si trova in posizione di debolezza.
 
Tanto più questa debolezza si aggrava se, come succede in Italia, i leader politici e religiosi difendono in tutti i modi gli invasori condannando qualsiasi reazione nei cittadini, costringendoli ad una coabitazione strettissima nel poco spazio iperpopolato che possiedono. Inutile chiedersi come mai gli Italiani facciano pochissimi figli: è uno dei sintomi più evidenti; non la causa ma la conseguenza della morte cui sono stati condannati. Chi può desiderare di avere un figlio se questi non potrà proseguire, testimoniare l’esistenza del padre, la lingua, la religione, la cultura del padre? Agli Italiani è stato tolto deliberatamente il futuro, la bellezza del futuro e in questa bellezza era incluso il cristianesimo, quale che fosse la loro frequenza ai riti religiosi, la loro osservanza dei precetti e la loro fede nei dogmi.

   La Chiesa non può non sapere che il “dialogo” di cui si è fatta propugnatrice già dal Concilio Vaticano II significa la perdita dell’assoluta novità portata da Gesù. Gesù è stato ucciso poco tempo dopo l’inizio della sua azione. I suoi seguaci hanno potuto proseguire la sua opera soltanto perché si sono trasferiti a Roma e perché a Roma c’erano dei valori che coincidevano nel loro fondamento con quelli più importanti affermati da Gesù. A cominciare dal primo: la forza della parola. “La tua parola sia sì sì no no” dice Gesù. In tutto il mondo antico soltanto i Romani possedevano un tale senso di rispetto per se stessi e per gli altri da affidare la verità alla propria parola. Discende da qui la rottura assoluta con l’iscrizione sul corpo della propria appartenenza (la circoncisione): sono cristiano perché dico di credere (di fatto nel battesimo l’acqua non è necessaria). Si passa così alla libertà vera, quella in cui l’uomo è realmente uomo, responsabile di sé e del mondo che lo circonda. Naturalmente - è questo il trauma inferto da Gesù – se non si fa riferimento al corpo tutti gli uomini sono uguali. Per prime le donne.

   Come fa la Chiesa a non ricordarsi la gioiosa presenza delle donne nei primi secoli del cristianesimo, libere dall’impurità, dal divieto di parlare, con la testa alta ed i capelli al vento, felici di” testimoniare” la loro fede in Gesù alla pari con i maschi perché adesso la loro parola vale? Vale tanto che è come “testimoni” che affrontano la condanna a morte lasciando sbalorditi i magistrati e la gente che assisteva. Assisteva al loro coraggio ma anche e soprattutto alla nascita di una cultura totalmente nuova. Non è forse per questo che si diceva che i cristiani erano pazzi? Negli Atti dei martiri Scillitani (il più antico documento della letteratura cristiana latina) sugli undici condannati cinque sono donne. Nel corteo dei Martiri rappresentato nei mosaici di Ravenna (VI secolo) ci sono venticinque uomini e ventidue donne. Ma era stato Gesù a consegnare il suo pensiero più alto e più difficile ad una donna con il suo “Dammi da bere!”. Un dammi da bere travolgente che le donne, malgrado gli innumerevoli torti che la Chiesa ha poi lungo il passare dei secoli concretizzato contro di loro, non permetteranno che venga tradito, cancellato.

   Nessuno ha diritto di illudersi su questo: il “dialogo” significa tornare all’Antico Testamento, eliminare la profondità dello sguardo di Gesù sul mondo che lo circondava, la violenza con la quale rompeva il “sacro”, i divieti del sacro, l’inutile ripetizione delle preghiere che non possono far crescere neanche un capello di più sulla nostra testa. Noi abbiamo fame e sete di giustizia e la giustizia non può nascere negando la verità, negando la libertà dei cristiani a vivere nel proprio territorio. Non sappiamo se sia già troppo tardi, ma è necessario che da oggi non entri più nessuno in Italia, né con il permesso né senza permesso.

   Noi, le donne, io stessa, so che devo al primo gesto compiuto da Gesù l’uguaglianza di cui godo oggi, il diritto a scrivere ciò che sto scrivendo. Se il clero lo tradisce, se la Chiesa lo tradisce, io non lo tradirò. Noi, le donne, non lo tradiremo. ?




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27 luglio 2005

I nemici siamo noi

I nemici siamo noi

di Ida Magli


Per cercare di capire come andrà a finire la battaglia che si sta svolgendo in questi giorni e che, come abbiamo ormai ripetuto molte volte, è la fase finale e non l’inizio del suicidio dell’Europa d’Occidente programmato dai nostri politici e capi religiosi con l’organizzazione dell’Unione Europea, possiamo analizzare due aspetti.
Il primo è la voluta misinterpretazione del comportamento musulmano; una misinterpretazione che porta come conseguenza l’inasprirsi delle sue reazioni violente nel terrorismo e il radicamento sempre più accelerato e prolifico dei musulmani già presenti nel nostro territorio.

Il secondo è sfacciatamente visibile nel “vuoto” delle misure di sicurezza previste dal Governo nei confronti del terrorismo. Queste servono, invece, ad attuare l’assoluta dittatura su di noi, perseguita da diversi anni dall’unione europea con il controllo su tutte le impronte digitali, su tutti i dati biometrici, su tutte le telefonate, su tutta la posta elettronica, oltre al mandato di arresto europeo nel quale il terrorismo è soltanto uno dei reati previsti.

Le affermazioni che sto facendo partono dal presupposto che è impossibile che tutti i governanti d’Occidente, tutti gli studiosi delle scienze umane (dagli storici ai sociologi, agli psicologi, ai linguisti, ai filosofi), tutti i giornalisti siano completamente ottusi, incapaci di vedere e di comprendere la realtà.
 
Dunque, prescindendo da quelli davvero ottusi, da quelli servi dei potenti e da quelli pagati per esserlo, il coro unanime che difende i musulmani “buoni”, “moderati”, che “si integrano” nella nostra società persegue il suicidio della cultura d’Occidente.
 
 Il conto è presto fatto perchè ogni religione è una cultura; anzi, come dice l’antropologo Thomas S. Eliot: “ religione è cultura e cultura è religione” (Notes toward the definition of Culture, London 1948). Questo è vero anche per noi, anche per la cultura occidentale laica.
Quando si è convinti che la “democrazia” sia un bene assoluto, quando si fa il possibile e l’impossibile per propagarla presso i più diversi popoli (spesso messi a soqquadro e abbandonati al peggiore disordine come è successo all’Africa per avervi imposto la democrazia), quando non è permesso il minimo dubbio sul “giusto” primato della democrazia, ebbene questa possiede tutti i connotati irrazionali, magici, potenti che definiscono le religioni, con i politici come sacerdoti.

Nessuno, dunque, “si integra” in una cultura diversa dalla propria, e i politici che in Italia (ma anche in molti altri paesi dell’unione europea) si affrettano a scrivere “cittadino italiano” sui documenti degli immigrati lo fanno al solo scopo di cancellare gli Italiani dei quali non rimarrà neanche il nome. Il processo è talmente rapido che questi politici non potranno avvantaggiarsene (salvo che nell’immediatezza di un voto alle prossime elezioni politiche) ripetendo la famosa frase: “Dopo di me il diluvio”.
 
Lo vivranno anche loro questo diluvio perchè i musulmani sono un solo popolo (per questo hanno voluto essere chiamati “Islam”) e non avranno bisogno di raggiungere una maggioranza numerica in ogni singolo paese d’Europa per imporre la loro volontà. Si collegheranno nel modo che l’unione europea ha appositamente predisposto: niente confini, libera circolazione, mandato d’arresto per chiunque esprima una opinione, un giudizio sulle religioni. Lo ripeto: questi dispositivi, preparati già da molti anni dall’unione europea, sono stati pensati e messi in atto per favorire l’occupazione musulmana nel territorio d’Europa.
 
 Nessuno vorrà essere così ingenuo da credere che il divieto di esprimere giudizi sulle religioni salvaguardi i cristiani. E’ l’occupante che deve trovare l’aggredito senza difese per potervisi radicare. Quando avranno preso il potere faranno quello che vorranno della più imbecille o meglio della più traditrice, delle legislazioni.
Un rapido sguardo alle misure di sicurezza del Governo serve soltanto a comprovare quanto abbiamo detto fin qui, con l’aggiunta della più ignobile delle strategie, quella della concessione del permesso di soggiorno a chi faccia la spia su eventuali terroristi. Il ministro Pisanu (ma non soltanto lui visto che il “pacchetto” è stato approvato perfino da quasi tutta l’opposizione) evidentemente ritiene di avere a che fare con qualche compagnuccio di Toto Riina!
 
 Quale dignità può avere uno Stato che si rappresenta in questo modo agli occhi del nemico? Un nemico che fa quello che fa per fede nella sua religione e che uccide se stesso uccidendo. Quale “cittadino” pensa di acquisire questo Stato nel caso trovasse qualcuno disposto a tale comportamento?
Il resto, come abbiamo già detto, è inutile per gli scopi di difesa e serve a stabilire lo stato di polizia sui cittadini. E’ evidente che esaminare miliardi di e-mail e di telefonate senza una selezione preventiva non porta a nient’altro che allo stato di polizia. Non sappiamo immaginare i costi di questa operazione ma quello che sappiamo è che tale centro di controllo era già stato predisposto a Bruxelles da oltre tre anni, insieme alla normativa sul mandato di arresto europeo che riguarda una serie si “reati” che non hanno nulla a che fare con il terrorismo.
 
D’altra parte la prova che il “pacchetto” è vuoto la si trova con tutta evidenza nel rifiuto di sospendere Schengen, o di dichiarare lo stato di guerra; uniche azioni di buon senso ma che non avrebbero conseguito lo scopo vero.
Mettiamocelo bene in mente: i nemici, nell’unione europea, siamo noi.




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21 luglio 2005

Un partito contro il tabù della Ue

Un partito contro  il tabù della Ue

di Ida Magli

I terroristi erano inglesi. Erano inglesi? Se fosse sufficiente scriverla su un documento per definire la nazionalità di una persona, l'uomo, i popoli, le culture non esisterebbero. Fa uno strano effetto sentire i giornalisti affermare che i terroristi erano «inglesi» e al tempo stesso ripetere con compiaciuta solennità come gli inglesi abbiano dimostrato nell'occasione delle bombe tutto il loro stile, il proverbiale riserbo britannico. Allora questo stile esiste? Come lo si acquista, da che cosa lo si riconosce, da quanto tempo viene tramandato?
Bisognerà pure che qualcuno si ponga queste domande e cominci a dubitare della certezza con la quale i popoli d'Europa sono stati mandati allo sbaraglio dell'uguaglianza. Non sono soltanto gli inglesi, infatti, ad essere «inglesi», ma anche i francesi ad essere «francesi», i tedeschi ad essere «tedeschi», gli italiani ad essere «italiani», ecc., ecc.
La diversità di stile, di personalità, di carattere, di pensiero dei singoli popoli rappresenta la massima ricchezza dell'Occidente europeo. Sono forme di «specializzazione» culturale ereditate geneticamente lungo il passare dei secoli (l'errore darwiniano della non trasmissibilità dei caratteri acquisiti è evidente) che soltanto un folle può voler distruggere. Specializzazione genetica testimoniata dal fatto che così come nessun inglese ha mai saputo creare delle melodie come quelle di Bellini o di Schubert, così nessun italiano e nessun tedesco ha mai saputo creare dei drammi come quelli di Shakespeare. L'eliminazione delle lingue imposta dall'Unione Europea costituisce un impoverimento talmente drammatico che soltanto i fabbricatori di monete hanno potuto immaginarlo come un acquisto di ricchezza.

Si è partiti dall'uguaglianza; prima affermando che eravamo già uguali, poi cancellando brutalmente le differenze con l'assolutezza del potere. Un'assolutezza che incute davvero timore in quanto appare, nel passaggio dall'ideale al concreto, quasi in una forma allucinatoria. Un'allucinazione che impedisce di vedere le conseguenze negative che l'Unione Europea ha portato con sé perfino nell'ambito dei mercati, della potenza industriale che i costruttori di Maastricht perseguivano come massimo bene. Sono passati più di dieci anni dalla firma di Maastricht: la Germania, motore della grande Europa, si è impoverita, la Francia si è impoverita, l'Italia si è impoverita... Possibile che nessuno debba essere chiamato a spiegarcene i motivi?

Ci dicono che manca la «competitività». Bene. Ma competere significa combattere, voler vincere sugli altri, essere convinti che si è migliori e che è giusto far prevalere le nostre idee, i nostri prodotti. Come si può pretendere tutto questo da gente cui è stato propinato in tutte le forme il ripudio dell'aggressività, condannato come reato qualsiasi giudizio di valore, perfino l'espressione di un giudizio di valore? Competere è un concetto che è stato abolito nel mondo ideale degli assolutamente buoni, degli assolutamente uguali, degli assolutamente pacifici abitanti d'Europa. Gli uomini non sono macchine montate a compartimenti stagni. Adesso che finalmente i politici hanno ridotto i sudditi a organismi privi di reazioni di difesa verso gli estranei, convinti anzi che debbono accogliere i valori degli altri reprimendo i propri, l'aggressività residua è rivolta all'interno, verso se stessi, con delitti feroci nell'ambito della famiglia e con il suicidio-omicidio degli incidenti automobilistici.

Come potranno, dunque, competere? È venuta l'ora che qualcuno si decida a riconoscere che il progetto di unificazione europea non appartiene ad una realtà possibile e che non soltanto è lecito ma indispensabile discuterne concretamente. In tutti i Paesi dell'Unione esiste un partito contrario ed è questo che permette ai cittadini di non trovarsi di fronte ad un tabù talmente sacro da non poter essere messo in dubbio. È necessario che un tale partito nasca anche in Italia. I soprassalti della Lega non portano ad una discussione reale, ragionata, del progetto nelle sue radici. Non ha senso chiedere di uscire dall'euro (anche se molti italiani ne sarebbero entusiasti) senza prima di tutto uscire dall'Ue. Inoltre la Lega non difende l'Italia come nazione per cui non possiede gli strumenti concettuali indispensabili per negare la validità della costruzione europea. Soltanto Forza Italia potrebbe trovare al suo interno qualcuno in grado di affrontare il problema. Di una cosa questo qualcuno può essere certo: rompere la diga del silenzio porterebbe un enorme numero di consensi.




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13 luglio 2005

L'Irak non c'entra; la Palestina non c'entra; l'Afghanistan non c'entra quelle sono già musulmane

Estremisti alla conquista dell’Europa

di Ida Magli

In questi giorni si sono alternate discussioni ad altissimo livello su quale sia l'interpretazione più attendibile, e di conseguenza l'azione politica da intraprendere, nei confronti degli attacchi terroristici. Da queste discussioni la cosa che appare più evidente è l'assoluta lontananza dal «Tempo». Non stiamo vivendo l'inizio di una fase - sia questa una guerra oppure uno scontro di civiltà o qualsiasi altra ipotesi venga avanzata fra illustri opinionisti, filosofi, politici, capi religiosi - ma la fine.

È la logica conclusione di un progetto strategico per installare l'Oriente islamico nell'Europa d'Occidente che ha avuto l'avvio negli anni Sessanta con il Concilio Vaticano II, con il «dialogo fra le religioni»; poi con sempre maggiore accelerazione con i vari trattati dell'unificazione europea fino a Maastricht e il passaggio alla moneta unica.
 
 L'attacco alle Torri Gemelle è avvenuto proprio nel momento in cui si cominciava a fabbricare l'euro: era quello il segnale che stavamo entrando nella fase finale.
Si poteva attaccare l'America perché ormai era sicuro che l'Europa non si sarebbe mossa, anzi. Avrebbe aperto le sue porte, eliminando confini, nazioni, differenze concrete e ideali, alle più massicce immigrazioni islamiche che si fossero mai verificate in precedenza. (Posso affermare tutto questo non soltanto perché mi fondo sull'analisi antropologica dei modelli culturali, ma anche, per chi non volesse credere al sapere antropologico, perché l'ho preavvertito a decine di persone - vescovi, cardinali, politici, giornalisti - già dal momento della firma di Maastricht, l'ho scritto in innumerevoli articoli dei quali si può verificare la data, l'ho preannunciato nel volume stampato nel 1997, Contro l'Europa, nel quale è descritta la sconfitta del cristianesimo e la fine della cultura d'Occidente).
Come è possibile discutere ancora di «scontro di civiltà»? Non c'è nessuno scontro, così come non è mai stato scontro di civiltà nessuna guerra, quale che fosse la giustificazione apparente. Si conquista il territorio:
punto e basta. Vi si porta il cristianesimo, oppure vi si porta la monarchia, oppure vi si porta il musulmanesimo... Ogni popolo vuol far vincere le proprie idee estendendole ad altri popoli; ma appunto altri popoli significano altre terre. La cosa terribile per noi, uomini d'Italia, uomini d'Occidente, è che sono stati i nostri governanti, i nostri leader, i nostri vescovi a preparare, a volere la nostra fine. In buona fede oppure no, il risultato comunque è questo.
Guardiamolo con obiettività, in un'ultima estrema speranza che si trovi una via d'uscita, questo risultato. I Paesi dell'Unione Europea sono affollati da musulmani i quali, buoni, onesti, lavoratori, disciplinati quanto si vuole, rimangono musulmani. Questo significa che desiderano, non possono non desiderare, il predominio della loro religione, della loro etica, dei loro costumi, della loro lingua (lingua, sì lingua: i musulmani di tutto il mondo adoperano la stessa lingua). L'islamismo, perciò, è radicato profondamente da noi e non può che trovare insipido un «dialogo» nel quale il cristianesimo è ridotto ad una bella variante dell'ebraismo.
 Se non c'è rottura con l'Antico Testamento, cosa rimane dell'opera di Gesù? Il vogliamoci bene universale è un bellissimo ideale, ma ciò non toglie che ognuno di noi ha chiuso a chiave la porta di casa stamattina. Quale diritto hanno i politici a tenere aperta la porta dell'Italia che è la casa degli italiani? È notizia di tre giorni fa che a Roma sono presenti quattrocentomila clandestini (quasi un terzo della popolazione residente). Questa è la realtà. Il resto (le varie normative sull'immigrazione) serve ad asciugare il mare col secchiello.
Lo ripeto: gli attacchi terroristici (piccole punture di spillo in confronto alle Torri Gemelle) servono a ricordarci che il mondo musulmano è potente e pronto a tenerci a bada nel caso tentassimo qualche via di fuga. Ma soprattutto servono a dimostrarci quanto sono buoni quelli che già stanno qui e ad accogliere con ancor maggiore compassione quelli che arrivano. L'Irak non c'entra; la Palestina non c'entra; l'Afghanistan non c'entra: quelle sono già musulmane e musulmane rimangono, democrazia o non democrazia.
L'Africa è musulmana; e noi l'aiutiamo, ma musulmana rimane. La conquista vera è l'Europa... Manca poco, pochissimo.




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11 luglio 2005

Coloro che governano hanno un solo dovere: tutelare e salvaguardare il proprio popolo.

Il relativismo e le sicurezze  dell'Occidente

di Ida Magli

L’articolo intitolato “L’Africa è musulmana”  è stato scritto ventiquattr’ore prima delle bombe a Londra. Lo scopo era quello di tentare di convincere i governanti a cambiare il loro modo di agire, a cambiare soprattutto l’improntitudine intellettuale e morale con la quale trattano il mondo che li circonda. Non erano previste le bombe, ma una qualche forma di reazione negativa sì. Leggendo oggi su diversi quotidiani i commenti all’attacco terroristico fatti dagli autodefinitisi “grandi” non si può non rimanere sgomenti: sono sordi e ciechi, piegati esclusivamente su se stessi e sull’elogio di se stessi, privi di qualsiasi capacità e volontà di valutare ciò che è avvenuto nell’unico modo utile, ossia mettendo in causa, fra i vari fattori scatenanti, anche il proprio comportamento, o almeno il modo con il quale questo comportamento può venire percepito.
Chi l’ha detto che il maggiore sviluppo industriale è un “valore”? Che possederlo dia diritto a decidere i destini del mondo e a imporne l’esecuzione? I Romani affermavano che la “Storia è maestra della vita”, ma i leader dell’Occidente dalla Storia non hanno imparato nulla e si muovono, giudicano, condannano con la sicurezza di chi non ha nessuna Storia alle spalle.
Questo punto lo spiego subito perché già so che viceversa tutti sono pronti ad affermare che è proprio per non ripetere gli errori del passato che si vuole il “dialogo fra le religioni”, che si vuole “l’unione delle nazioni d’Europa”, “l’eliminazione di qualsiasi differenza”, “portare la libertà e la democrazia a tutti i popoli”. E’ in questo che siamo sempre uguali: nella sicurezza di possedere il “meglio” e di doverlo imporre con le buone o con le cattive a tutto il mondo.
Non avevamo forse la stessa sicurezza quando combattevamo per conquistare Gerusalemme? Non avevamo la stessa sicurezza quando sterminavamo gli abitanti delle Americhe, bruciando i loro templi, i loro libri sacri perché tanto erano opera di selvaggi? La Chiesa, di cui tutti elogiano la grandezza morale, non ha forse mandato al rogo per secoli e secoli, vantandosi di compiere la volontà divina, tanto le più belle intelligenze quanto le più povere donnette con l’accusa di eresia e di connivenza con i diavoli? Il problema, insomma, non è il “contenuto”, ma la sicurezza, quale che sia il contenuto, che questo sia l’unico giusto e che, come tale, debba essere portato a tutti gli uomini.
Il “dubbio” su questo punto viene definito con disprezzo e come massimo dei mali con il nome di “relativismo”. Sono stati gli antropologi i primi studiosi ad elaborare la teoria del relativismo in quanto si erano resi conto che era l’unico modo per poter comprendere il significato di ciò che vedevano fare, dire, credere dai popoli diversi da noi. Ogni “cultura” è costituita da un insieme di costumi, di credenze, di valori, interconnessi fra loro perché sono basati sulla struttura logica del pensiero. Proprio perché ogni cultura si fonda su una struttura logica non vi si possono inserire significati o comportamenti che la contraddicono senza precipitarla nel caos oppure provocarne una violenta reazione di difesa. Questo significa anche che tutti gli appartenenti ad una cultura trovano ovvio, giusto, logico il contesto significativo nel quale vivono. Anzi: che ne vengono alimentati al punto tale da non essere in grado di giudicarlo. Naturalmente questo vale per noi come per gli altri.
Voglio fare un esempio tratto dalla storia del cattolicesimo proprio perché è la Chiesa che condanna maggiormente il relativismo, senza il quale però non potrebbe salvare quasi nulla di ciò che ha fatto. Non c’è praticamente un solo “Santo”, canonizzato, e quindi esempio di perfezione, che non abbia detto e fatto cose che oggi giudicheremmo orribili e, come minimo, passibili di mandato di arresto europeo. Non parlo soltanto di quei grandissimi Santi che hanno mandato al rogo streghe e sodomiti in abbondanza come Bernardino da Siena; non parlo dei processi dell’Inquisizione che per lunghi secoli hanno impedito qualsiasi libertà di pensiero, di parola, di azione con pene fisiche e mentali atroci e che pure nessuno fino al 1700 ha ritenuto errate o ingiuste. Parlo, invece, delle “visioni” di grandi mistiche (canonizzate dalla Chiesa) le quali additavano gli ebrei e i sodomiti come massimi responsabili dei mali del mondo, e ne descrivevano le condanne nell’inferno con puntuale ferocia. Da S. Brigida di Svezia a S. Francesca Romana “le anime dei miseri uomini e donne col peccato sodomitico e quello contro natura avevano grandissimo tormento e in quel medesimo modo e forma con cui avevano commesso tale scellerato vizio, facevano i demoni con esse. Le infilzavano da parte a parte con grandi spiedi che facevano riuscire per la bocca…..”; Margherita Ebner, durante l’imperversare della morte nera nel 1348 “ebbe da Dio la conferma che ne erano colpevoli i giudei”; la beghina Maria di Oignies, non soltanto consiglia e spinge il suo direttore, il famoso Giacomo da Vitry a predicare la crociata contro gli Albigesi, ma nelle sue visioni “vede discendere dal cielo una moltitudine di croci su coloro che vanno a combattere gli eretici”.
Mentivano forse? Assolutamente no: “vedevano” quello che il contesto culturale gli aveva suggerito.
Non si tratta di “chiedere scusa alla Storia”, come banalmente è stato fatto, ma di comprendere che oggi siamo convinti di trovarci nel giusto tanto quanto ne erano convinti i nostri predecessori e che il nostro unico vantaggio può, e deve essere soltanto la capacità di porci dei dubbi.
Coloro che governano perciò hanno un solo dovere: tutelare e salvaguardare il proprio popolo.
E’ quello che non fanno.




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6 luglio 2005

Le Ciampipirlate

Le  Ciampipirlate 
Le passioni di Ciampi

di Ida Magli

Non abbiamo mai visto fino ad ora la Regina Elisabetta d’Inghilterra pronunciare un solenne discorso davanti al Parlamento Europeo. Certamente una tale presenza e un tale discorso sarebbero molto interessanti visto che è a tutti nota l’allergia dei sudditi di Sua Maestà per l’unione europea e per la sua moneta. Ma non abbiamo mai visto neanche il Re di Spagna, il Re di Svezia o altri Re, mentre per quanto riguarda le repubbliche è evidente che prendono direttamente la parola soltanto i Presidenti investiti di poteri di governo.
Dunque su questo punto non ci sono dubbi: il Presidente della Repubblica Italiana prevarica le sue funzioni rivolgendo un discorso politico, in forma ufficiale, al parlamento europeo, cosa che, infatti, avviene soltanto in casi eccezionali e per iscritto (non di persona) nei confronti del parlamento italiano.
La carica di Presidente della Repubblica, nella costituzione italiana è stata prevista proprio come estrema garanzia di neutralità nei confronti degli altri poteri per poter custodire il rispetto della costituzione stessa.
Sarebbe poi davvero utile analizzare i contenuti del discorso di Ciampi. Negare con dogmatico pregiudizio i risultati negativi della costruzione europea, è sintomo di uno dei maggiori pericoli nascosti nei fenomeni della storia politica: il distacco dalla realtà da parte dei detentori del potere.
Una riflessione approfondita su questo problema non si può fare tracciando queste rapide righe di un commento immediato e sarà oggetto di un commento apposito nei prossimi giorni. Ma invitiamo gli Italiani a soffermarcisi subito da se stessi: si tratta di una constatazione molto dura, ma alla quale nessuno ha diritto di sottrarsi.




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3 luglio 2005

L'omicidio dello stupro evidenzia il significato primario della vittoria sul nemico.

L'omicidio dello stupro

di Ida Magli

Violentare una donna obbligando l’uomo che l’accompagna ad assistere allo stupro connota in maniera evidente il significato primario che questo tipo di violenza ha sempre avuto, in tutti i tempi, presso qualsiasi popolo: la vittoria sul nemico. Violentare le donne alla fine di una battaglia segnala, molto di più che la consegna delle armi, una disfatta totale, priva di onore, da parte del vinto e al tempo stesso un’ira, una rabbia, un odio pieno di disprezzo distruttivo da parte del vincitore. Sotto questo aspetto il pene è soltanto un’arma, un’arma reale che non ha nulla a che fare con il desiderio erotico, e che, in quanto supera i confini del corpo dell’altro, lo ferisce, l’annienta tanto quanto con una uccisione. Di fatto sostituisce l’uccisione.
I maschi sanno bene che in guerra questi comportamenti sono sempre avvenuti e continuano ad avvenire. Quello che i governanti, i politici, i leader della nostra società non vogliono ammettere ormai da molti anni è che una guerra endemica ci tormenta, ci incupisce, importata all’interno delle nostre ridenti città sotto l’egida della pace solidale, dell’accoglienza senza confini, della ottusa negazione dei bisogni naturali dell’uomo, dei caratteri che plasmano questi bisogni diversamente da individuo a individuo, da popolo a popolo. E, per favore, non cominciamo subito a parlare di razzismo. Gli italiani sono Italiani e non la razza italiana, così come i romeni o i marocchini sono Romeni e Marocchini e non la razza romena o quella marocchina. Il problema vero consiste nella violenza e nell’odio che si scatena sia verso la propria terra che verso quella in cui arrivano, in coloro che non possono che disprezzarci per quello che siamo e per quello che appariamo ai loro occhi: dei vigliacchi. Ricchi vigliacchi che non difendono la propria patria, che elargiscono con compiaciuta benevolenza cibo, vestiti, scuole per «integrarli», ossia per allontanarli da tutto ciò che hanno amato e che amano. Questo significa forse che i violentatori debbono trovare delle giustificazioni? Certamente no. Ma non è punendone uno o due che risolveremo il gravissimo futuro che incombe su di noi e che i nostri governanti ci hanno voluto preparare a tutti i costi, senza tener conto del minimo buon senso, dell’ansia che sempre di più gli Italiani hanno espresso nella speranza di essere ascoltati e di salvarsi. Un popolo è uguale a un individuo: possiede una personalità, un Io nel quale si identifica e si riconosce. Questo è vero per noi così come è vero per tutti gli stranieri che vengono da noi. Il livello di guardia è stato superato perché adesso sono molto numerosi: gli Italiani non li sopportano più e gli stranieri si sentono di poter cominciare a imporsi e a vincere.
Non serve proporre castrazioni: queste vengono effettuate su individui portatori di patologie compulsive nell’ambito della sessualità. Gli stranieri violentatori non sono malati e debbono essere puniti in quanto responsabili di quello che hanno fatto. Occorre però configurare il reato di tentato omicidio proprio in base al principio che il pene è un’arma, viene usato come arma, e che il confine del corpo è delimitato all’esterno, non all’interno, come tutti sappiamo benissimo. La cicatrice che una violenza sessuale lascia sulla donna che ne è stata vittima non si cancella più.
A questo punto è indispensabile una riflessione ulteriore, una riflessione che riguarda la gestione della giustizia. Da noi è praticamente inesistente. O si eliminano i patteggiamenti, i benefici, i rinvii ai vari gradi di giudizio per anni e anni, oppure è inutile parlare di giustizia. Anche questa, del resto, una delle cause di disprezzo nei nostri confronti da parte degli stranieri immigrati. Non sulla nostra bontà saremo giudicati e apprezzati, ma sulla nostra giustizia.?




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sfoglia     giugno       


 

                                         
 



Non andare in giro dicendo
che il mondo ti deve dare da vivere.
Il mondo non ti deve dare nulla :
era lì prima che tu arrivassi.

 

 

ControCorrente

Movimento d'opinione
che si propone di premiare
dare fiducia a persone
e politici che siano
garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore.
Sono garanzia di moralità,
capacità e rispetto del
popolo elettore:
 
 
Vota:Berlusconi,Angelilli

 
    
 

     

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fiamma Nierenstein
 
 

No alla Ue




ORIANA FALLACI



Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
i poveri da volerne
creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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VIDEO DONNA FRUSTATA IN SUDAN -

 

 










 


La resistenza non è mai esistita,
è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
Indro Montanelli.

 



 
 
 
 
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