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15 marzo 2007

Le grottesche "verità assolute”dei conduttori d'assalto della Tv di Stato con “licenza d’insulto”

I grotteschi dibattiti politici di "Annozero" e ''Ballarò'' nella Tv di Stato:
uno schiaffo al giornalismo (quello serio, che dovrebbe essere super-
partes) e un insulto continuo alla intelligenza e dignità dei telespettatori
"E adesso cacciatemi", grida l'ex deputato
comunista Santoro al ministro dc Mastella
che sostiene il governo Prodi ma non vuole
votare in Senato per i matrimoni dei "gay"
Con la puntata dedicata al "caravanserraglio" di omosessuali e lesbiche, il recordman della faziosità giornalistica televisiva ha superato se stesso, toccando il fondo della della sconcezza e della spregiudicatezza. Mai visto un presentatore in video insultare in maniera così arrogante e violenta un ospite, la cui unica responsabilità era di non pensarla come lui. E' questa la serietà e la imparzialità dei giornalisti del servizio pubblico pagati con i soldi di noi cittadini?

di Gaetano Saglimbeni
 

      
         Michele Santoro, ex parlamentare europeo
della Quercia, conduttore di "Annozero"  Un
  programma ancora  più fazioso del 'Ballarò'
 di Gianni Floris, il suo. Lui, se l'ospite che non la
  pensa come lui resiste alle contestazioni in video,
non ci pensa due volte a passare all'insulto.
   E' successo con il Mastella ministro della Giustizia,
 il quale insisteva nel dire che lui ed i senatori
         dell'Udeur non voteranno mai i Pacs-Dico proposti
dal compagno Prodi per i matrimoni-gay e, 
 coperto di contumelie, è stato costretto a lasciare
prima del tempo lo studio televisivo.   

           Michele Santoro, giornalista e grande "inquisitore" televisivo (specializzato in "processi dal video" a Berlusconi, Dell'Utri, Andreotti e Cuffaro), non ha avuto molta fortuna nel suo ritorno in Tv: per i dati Auditel, la sua nuovissima trasmissione, "Annozero", non molto diversa dalle precedenti, è stata uno dei "flop" più pesanti nella storia della Tv di Stato. Può consolarsi comunque, l'ex parlamentare delle sinistre "illuminate", con i favolosi emolumenti che ha percepito e continuerà a percepire in Rai: 810 mila euro l'anno, corrispondenti (ha spiegato il governatore siciliano Totò Cuffaro) a quelli di 5 presidenti di Regioni.
         Con la puntata della trasmissione dedicata al "caravanserraglio gay" di Roma, il recordman della faziosità giornalistica televisiva ha superato se stesso, toccando il fondo del cinismo, della spregiudicatezza, del fanatismo politico-ideologico. Mai visto un presentatore in video insultare in maniera così arrogante e violenta un ospite (che per l'occasione era il senatore ex democristiano Clemente Mastella, oggi ministro per la Giustizia nel governo del compagno Prodi), la cui unica responsabilità era di non pensarla come lui. E' questa la serietà e la imparzialità dei giornalisti della Tv di Stato, super-pagati con i soldi di noi cittadini? 
        Ottocentodiecimila euro l'anno (un miliardo e 600 milioni delle vecchie lire) la paga in Rai all'ex europarlamentare della Quercia Michele Santoro. Il quale, lasciando Strasburgo (dove, chiaramente, contava poco o nulla), è tornato in Tv, con il chiaro proposito di contare di più come "tribuno del popolo". Ed ha avuto pieni poteri, dalla Tv di Stato lottizzata dalle sinistre, con facoltà di ospitare e insultare chi vuole (personalmente o con l'aiuto del Marco Travaglio, provocatore di lungo corso, e della nobile "gnocca senza testa" Beatrice.
        Era il ministro Mastella l’unico ospite ufficiale della prima puntata della nuova seria di “Annovero”, ma quello che si è preso gli insulti più violenti (da Travaglio) è stato l’assente senatore a vita Andreotti, responsabile con Mastella di non voler sentirne di approvare in Senato il matrimonio dei “gay” proposto dal compagno Prodi.  Speravano ed hanno atteso invano, i due grandi inquisitori della Tv di Stato, che il senatore a vita rispondesse da casa, ma il saggio Andreotti si è guardato bene dal prendere il telefono per contestare. Ed il Santoro, visibilmente stizzito, s’è scatenato contro il Mastella.
         Un insulto dopo l’altro. E quando il ministro, non potendone più, si è alzato per togliere il disturbo, a metà trasmissione, il presentatore ha perso letteralmente la testa. “Adesso, cacciatemi pure dalla Rai, anche voi della sinistra, come ha fatto Berlusconi”, gli ha gridato, con provocatoria sfida. Nessuno lo licenzierà. Il “tribuno del popolo” Michele Santoro è tornato in Rai, lasciando la poltroncina di Strasburgo, con pieni poteri e può insultare chiunque, anche il ministro ex democristiano Mastella che sostiene il governo del compagno Prodi. E’ pagato per insultare, lui.
(g. sagl.)

Grottesche "verità assolute”dei conduttori d'assalto della Tv di Stato con “licenza d’insulto”

di Gaetano Saglimbeni

            Conclusioni davvero sconcertanti, tra il paradosso e l’assurdo con qualche scivolata nel grottesco, quelle che Michele Santoro e Gianni Floris, conduttori di "Annozero" e “Ballarò”, traggono da ogni puntata delle loro trasmissioni. Sintetizzabili così: se con il governo Berlusconi le cose non andavano bene, la colpa era sua, del presidente di Forza Italia e della Casa delle libertà, e soltanto sua; se con il governo Prodi le cose non vanno bene o vanno male (peggio di prima, addirittura, come si sta verificando purtroppo in questi mesi), la colpa non è sua, del compagno presidente del Consiglio, ma del Berlusconi che ha governato l’Italia per cinque anni ed è l’unico presidente del Consiglio, nella storia della Repubblica italiana, ad aver governato ininterrottamente per tanto tempo.

          Lui e soltanto lui, il detestato Silvio, responsabile di tutto: di avere abbassato le tasse, anche se di poco, in un Paese che (dice il Prodi della Finanziaria “lacrime e sangue”) non può permettersi tanto lusso, e di aver provocato con le sue critiche al governo, se non proprio organizzato personalmente, i fischi a Prodi: a Verona, a Bologna, a Milano, a Roma ed ovunque il presidente del Consiglio affacci la testa in pubblico. Non si lasciano neppure sfiorare dal sospetto, i signori delle sinistre, che a fischiare, ad accusare e insultare uomini di governo e sindacati possano essere stati e siano cittadini incavolati sul serio, non su commissione, per le tasse da pagare (ben 67 sette, tra le vecchie ripristinate e le nuove) ed i loro figli che non vedono prospettive serie per il loro futuro.
          "Verità assoluta", quella delle sinistre, da accettare e basta. Ed il compagno Prodi? Non ha nessuna responsabilità lui, diretta o indiretta, in quello che ha fatto e fa? Sono semplicemente “giovani maleducati” o addirittura “teppisti organizzati dalla Casa delle libertà”, quelli che lo hanno fischiato e continuano a fischiarlo in tutta Italia? Neppure a parlarne, di responsabilità del sommo capo. Lui, ex democristiano della prima Repubblica, da 29 anni in politica, è “l’angelo buono”, il ”salvatore della Patria” mandato non si sa bene da chi per salvare tutti noi (guidato forse, ironizza qualcuno, dagli spiriti di don Sturzo e Ugo La Malfa, dai quali il “medium” Prodi disse a suo tempo di avere avuto l’indirizzo dell’appartamento di via Gradoli n. 46 in cui le Brigate rosse custodivano il prigioniero Aldo Moro). Ed ha fatto bene, a sentire i suoi supporter, sia a bollare come “teppisti” quelli che lo fischiano e lo insultano che a definire “pazzi” gli italiani che hanno osato ed osano criticare la sua Finanziaria. Il sommo Prodi non si discute.
 
          Poveretti, per le sinistre illuminate, gli italiani: non hanno sufficiente ingegno per capire che quello è un genio della politica e della finanza, uno che vuole trasformare l’Italia in una sorta di “valla dell’Eden”, popolata interamente da gente ricca e felice. Vero è che gli inglesi del “Financial Times”, al tempo della sua presidenza alla Commissione europea (“regalo” del D’Alema che gli aveva preso la poltrona a palazzo Chigi), lo hanno bollato come “manager incapace che in Europa ha provocato danni in misura decisamente superiore ai problemi che ha cercato di risolvere”, ma quelli, dicono i prodiani di ferro, erano e sono invidiosi della sua bravura ed infatti continuano ad insultarlo come presidente del Consiglio. “Il professore”, spiegano,“è un manager serio, capacissimo. E, se non ha fatto nella vita quello che è riuscito a Berlusconi, è solo perché ha preferito servire il Paese, anziché se stesso e la propria famiglia”. E con loro sono d’accordo anche i vecchi comunisti, quelli che, sul Prodi presidente dell’Iri,  dissero (e denunciarono) cose molto più gravi di quelle scritte  dal”Financial Times”, non limitandosi alla presunta “incapacità professionale”.
 
         Tutti ad osannare il professore, oggi, i compagni del vecchio Pci. Con discorsi che sembrano usciti dai copioni di Ionesco e Samuel Beckett: da teatro dell’assurdo, del paradosso, del grottesco, appunto. No, non è roba da teatro, da riderci sopra. E’ la dura e grottesca realtà di milioni di telespettatori che, dopo aver pagato un cospicuo canone alla Rai (per avere il diritto ad “una informazione seria, libera e democratica”, ci hanno sempre detto i nostri governanti) sono costretti non soltanto ad ascoltare una informazione di parte “che più di parte non si può”, ma anche (e qui sta il l’assurdo, il paradossale, il grottesco) a lasciarsi insultare attraverso il video da coloro che vengono pagati con i nostri soldi. Presi tutti per ignoranti, quelli che hanno un  cuore che non batte a sinistra, immaturi, servi del padrone, maleducati, teppisti, mentecatti, e chi più ne ha più ne metta. Ti prendono anche per pazzo, certo, usando gli stessi termini che il grande Prodi riserva sprezzantemente a chi osa non approvare il suo operato di illuminato uomo di governo.
 
          E’ quello che succede da anni a “Ballarò”, purtroppo, e da pochi mesi ad “Annovero”, il nuovo programma dell’ex europarlamentare comunista Michele Santoro, sul secondo canale della Tv di Stato. E Santoro (810 mila euro l’anno, un miliardo e 600 milioni delle vecchie lire, il suo compenso in Rai), batte di gran lunga Gianni Floris in mistificazioni e menzogne, oltre che negli emolumenti. “Annovero” peggio di “Ballarò”, il che è tutto dire: un insulto continuo non soltanto a Silvio Berlusconi ed ai politici che lo affiancano nella Casa delle libertà (Casini e Follini esclusi, naturalmente, visto il ”filing” che si è stabilito tra i due ex democristiani e le sinistre), ma anche ai 2 milioni di cittadini (ed erano molti, tra loro, quelli che il 9 e 10 aprile hanno votato per Prodi) che lo hanno seguito per le strade di Roma ed in piazza san Giovanni il 2 dicembre.  Perché anche la ”piazza”, nei discorsi dei capoccioni della sinistra illuminata, è “diversa”, pur essendo la stessa. Ed un editorialista serio come Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, non ha potuto fare a meno di criticarli duramente. “Non si può sostenere”, ha scritto, ”che, se riempie le piazze l’opposizione di sinistra, si tratta di sana democrazia; e, se le riempie l’opposizione di centrodestra, è populismo”.
 
           Ma questi sono discorsi da giornalisti seri, che i giornalisti d’assalto della Tv di Stato non ritengono neppure di dover prendere in considerazione. Per loro, se con Prodi le cose in Italia non vanno bene e non c’è una sola categoria che non sia scesa in piazza per protestare contro la Finanziaria che fa piangere tutti), la colpa non è sua, del compagno presidente del Consiglio, ma di Berlusconi. E di Berlusconi (guarda caso) si è parlato soprattutto nella puntata di “Ballarò” che aveva per tema i fischi a Prodi, al ministro Bersani ed ai sindacati. Come  in “Annovero”, dove (come nei salmi che finiscono tutti in gloria) si finisce col parlare sempre di Berlusconi, anche quando si parte dai mali di Napoli o della ‘ndrangheta calabrese. Per dire di lui e dei suoi sostenitori (che adesso, bisogna ricordare, sono esattamente il doppio di quelli di Prodi) tutto il male possibile, immaginabile e inimmaginabile.
 
          Per la sinistra e l’estrema sinistra di casa nostra, che l’ex democristiano Prodi ha portato al governo per salvare l’Italia, il confronto democratico è questo: demonizzare e criminalizzare l’avversario politico. E se qualcuno si azzarda a dire che i comunisti di oggi sono gli ultimi epigoni di quelli che hanno fallito clamorosamente nella ex Unione sovietica, assolutamente inaffidabili (visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti), gli danno subito del pazzo. Come nella Unione sovietica di Stalin e di Breznev, appunto, dove i dissidenti, se non venivano eliminati subito, finivano nei manicomi o nei “gulag”. Dai quali, purtroppo, si usciva solo da morti.
 
           Non ne hanno mai saputo nulla Bertinotti e Diliberto, D’Alema, Fassino, Veltroni, la senatrice Anna Finocchiaro, l’attuale nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Non ne ha mai saputo nulla il neo compagno Prodi? Ed i giornalisti Michele Santoro e Gianni Floris, per i quali solo i cittadini con tessera dei partiti comunisti o ex comunisti in tasca posseggono la verità assoluta, mentre gli altri, quelli del centrodestra che seguono Berlusconi, altro non sarebbero che ignoranti e mentecatti? Penso che in un Paese serio, una Tv di Stato seria abbia il dovere di imporre seriamente ai giornalisti il rispetto delle regole del vivere civile, oltre quelle della democrazia. Quello che è avvenuto ad “Annozero”, con il Mastella ministro per la Giustizia (che, bisogna ricordare, sostiene i comunisti e l'estrema sinistra al governo con i voti del suo mini-partito) insultato pubblicamente per il suo deciso "no" ai matrimoni degli omosessuali, è assolutamente indegno di un Paese civile.
 
                                                                   Gaetano Saglimbeni
 
www.gaetanosaglimbenitaormina.it




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

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L'assemblea parlamentare del
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ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
degli uomini e delle donne.






islam in azione


 

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è solo frutto della propaganda
dei comunisti.
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