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24 luglio 2005

“Il prof. Prodi? Abitava su Marte,




La sconcertante e rovinosa compra-vendita di Telekom Serbia
che le sinistre-Ulivo vorrebbero far dimenticare  ( 3. puntata )
 
“Il prof. Prodi? Abitava su Marte,
allora: per questo non seppe nulla”

Severe critiche dell’on. Enzo Trantino, presidente della Commissione
 parlamentare d’inchiesta, nei confronti del leader politico delle
sinistre-Ulivo che nel 1997 occupava  la poltrona di presidente del
 Consiglio. La confidenza di Piero Fassino (Ds), ex sottosegretario agli
 Esteri,  al giornalista Pansa: “Il burattinaio stava a palazzo Chigi”.
 
di Gaetano Saglimbeni
 
           Da buon siciliano, l’on. Enzo Trantino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’affare Telekom Serbia, conosce la non facile arte dell’umorismo. Del prof. Romano Prodi, presidente del Consiglio dei ministri quando la sconcertante e rovinosa compra-vendita della disastratissima televisione del dittatore jugoslavo Milosevic fu conclusa, ha scritto nella sua relazione ai presidenti della Camera e del Senato: “Abitava su Marte, allora, il professore: per questo non seppe nulla”.
 
           Ha ricordato nella sua relazione, il presidente Trantino, che l’on. Piero Fassino, oggi segretario Ds-Quercia ed allora sottosegretario agli Esteri, confidò al giornalista Gianpaolo Pansa dell’Espresso che “il burattinaio della operazione Telekom Serbia era a Palazzo Chigi”. Ma  evidentemente (tiene adesso a spiegare, con la sua caustica ironia, il parlamentare di Alleanza nazionale) “l’ex sottosegretario si era sbagliato, non era stato informato della improvvisa partenza del presidente del Consiglio per il pianeta Marte e, per non commettere altre ‘gaffes’ ed esporsi ancora di più al ridicolo, ha ritenuto di non doversi presentare per deporre dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta…”.
 
          Raccontata così, la storia del più grosso scandalo politico-finanziario della seconda Repubblica, potrebbe diventare benissimo il copione di una commedia ad altissimo tasso di comicità, per non dire di una farsa. Ma, a pensarci bene, credo che un copione come questo rientri più nel genere “teatro dell’assurdo, del paradosso, del grottesco” (alla Ionesco o alla Samuel Beckett, per intenderci), piuttosto che della farsa.
 
          Della Stet-Telecom Italia, società di proprietà dello Stato per il 61 per cento, che regalava soldi al “signore della guerra” Milosevic acquistando per 893 miliardi delle vecchie lire il 29 per cento di una televisione da “rottamare” e rivendendo poi quelle stesse azioni alla stessa Telekom Serbia per 377 miliardi con una perdita secca di 516 miliardi, nessuno al governo sapeva nulla: né il presidente del Consiglio prof. Prodi con il sottosegretario alla Presidenza on. Enrico Micheli, né il ministro degli Esteri on. Lamberto Dini con il suo  sottosegretario on. Fassino, né il ministro del Tesoro dott. Carlo Azeglio Ciampi. Chi era su Marte, chi sulla Luna, e, se qualcuno era rimasto in sede, “nulla vide, nulla senti e nulla seppe”.
 
           “Davvero imbarazzanti”, ha scritto il presidente Trantino nella sua relazione, “gli autorevoli silenzi di chi a Roma doveva sapere e non seppe o non volle sapere o seppe tacendo ieri e tacendo oggi”. E più che riprovevoli, diciamo noi, assolutamente indegni di un Paese democratico, i rifiuti di Prodi, Dini e Fassino, uomini di governo al momento dei fatti, di rispondere (come era loro dovere) alla convocazione della Commissione parlamentare d’inchiesta: potevano andare a dire anche che non ne sapevano niente, se erano proprio convinti di poter raccontare tranquillamente ai commissari ed agli italiani una balla del genere, no? Per quel che riguarda invece Ciampi (sconosciamo i motivi per i quali non fu convocato l’ex sottosegretario Micheli), bisogna ricordare che il presidente Trantino ed i rappresentanti della maggioranza parlamentare nella Commissione ritennero con molto buon senso, e per il rispetto che tutti noi dobbiamo ad una carica istituzionale come quella del presidente della Repubblica, di non doverlo ascoltare, neppure al Quirinale, dove in ogni caso debbono essere raccolte le deposizioni dei capi di Strato).
 
           C’è un significativo intervento di Enrico Mentana, su “Il Mondo” del 12 settembre 2003, citato abbondantemente da Trantino nella sua relazione, che merita particolare attenzione. Scriveva l’allora direttore di “Canale 5”: “Il centrosinistra ha una maledetta paura della vicenda, visto che i suoi leader hanno continuato a sostenere una linea di assoluta estraneità all’affare. Ma qui si può ben dire che il governo Prodi non poteva non sapere (e sarebbe stato semmai grave il contrario)…”.
 
             Certo che sarebbe stato grave il contrario: gravissimo. Se il presidente del Consiglio ed i suoi ministri e sottosegretari, a cominciare dal ministro del Tesoro, non si occupavano di un’azienda che era proprietà dello Stato per il 61 per cento e consentivano ai dirigenti di sperperare in quel modo il denaro pubblico senza alcun controllo da parte dell’azionista di riferimento, i casi sono due: o erano tutti negligenti, strafottenti e irresponsabili, gli uomini politici che governavano in quegli anni l’Italia, o erano degli inetti, assolutamente incapaci e quindi da tenere lontani (per manifesta incapacità, appunto) dalla pubblica amministrazione.
 
          Assolutamente impensabile che una azienda con maggioranza azionaria dello Stato (come sono oggi, per fare qualche esempio, Eni, Enel, Finmeccanica, Alitalia) potesse avviare e condurre in porto un acquisto di quel genere, per una cifra così considerevole e soprattutto da un venditore di così dubbia reputazione come Milosevic, senza una preliminare autorizzazione politica dal governo. Ed assolutamente inimmaginabile che Romano Prodi, il quale aveva firmato ben due decreti per l’acquisto da parte del ministero del Tesoro delle azioni Stet-Telecom Italia possedute dall’iri da lui a suo tempo presieduto, potesse poi disinteressarsene; e con Prodi, il ministro del Tesoro Ciampi che, con quei decreti, era diventato di fatto il rappresentante dello Stato (nuovo azionista di riferimento) nella Stet-Telecom.
 
          “Nel nostro lavoro, incontrando manager e tecnici, politici, diplomatici e rappresentanti di istituzioni”, ha scritto Trantino nella relazione acquisita agli atti dai presidenti della Camera e del Senato, “abbiamo riscontrato tanta avvilente omertà quasi organizzata: il pianeta delle scimmie, di chi non ha visto, sentito e parlato, si è arrampicato sino al quarto piano di San Macuto, sede dei nostri lavori d’aula… C’è stato chi legittimamente si è avvalso della facoltà di non rispondere, ed uno dei soggetti più attesi (Tomaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato della Telecom dell’epoca), pur ricorrendo a un suo diritto, si è però spinto a confermare una intervista all’Espresso, dove ci ha tenuto a far sapere che ‘tutti sapevano e nessuno intervenne’, così chiamando in causa, almeno in ordine alla conoscenza dell’affare, il governo dell’epoca… E il prof. Gaetano Rasi, presidente della Stet, ha definito il dott. Tommasi un uomo ‘prono a quello che gli ordinavano Prodi e Micheli’. E dunque, anche se non c’è nulla agli atti che comprovi un intervento diretto ed esplicito di Prodi e Micheli nella conduzione e conclusione dell’affare, non può esistere dubbio alcuno sul fatto che a portarlo avanti sia stato un uomo di assoluta loro fiducia, su ordini ben precisi”.
 
            Sapevano tutti, dunque, non potevano non sapere, i governanti delle sinistre-Ulivo: compreso l’ex ministro del Tesoro Ciampi (che tutti, ha scritto Enrico Mentana, “evitano accuratamente di tirare in ballo, non potendo, in una contesa senza esclusione di colpi, anche bassissimi, rischiare di coinvolgere l’unico punto fermo della nostra scena politica e istituzionale”). “Mi ringraziò, il ministro Ciampi, dopo la firma del contratto con Telekom Serbia, per la competenza, integrità e professionalità con cui ho condotto il mio lavoro”, ha dichiarato l’ex amministrato delegato Tommasi all’Espresso il 23 ottobre 2003. Segno che per il ministro, rappresentante dello Stato azionista di riferimento della Stet-Telecom Italia con il 61 per cento, tutto in quell’affare era andato per il giusto verso. Ed i 516 miliardi di vecchie lire andati in fumo? Chi li ha perduti, Telekom Serbia o Stet-Telecom Italia? 
 
          Tutti molto severi, nel giudizio sui politici che sapevano e fingevano di non sapere, i giornalisti ed i giornali che denunciarono a suo tempo lo scandalo: da Claudio Rinaldi e Gianpaolo Pansa  (“L’Espresso”) a  Ezio Mauro, direttore del quotidiano  “la Repubblica”,   a Piero Ostellino ed Ernesto Galli della Loggia (“Corriere della Sera”), a Francesco Merlo (settimanale “Oggi”), ad Enrico Mentana (“Il Mondo”). Ho citato i loro giudizi nella prima puntata di questa inchiesta. Ricorderò adesso ai lettori quelli di Ezio Mauro (“Il governo non poteva non sapere”), Francesco Merlo (“L’acquisto del 29 per cento di Telekom Serbia era un affare di Stato e non è credibile che gli uomini dello Stato non sapessero quel che faceva lo Stato”), Claudio Rinaldi (“Non credo a tangenti che sarebbero state incassate da uomini di governo, ma debbo dire che l’acquisto di una quota di Telekom Serbia durante il governo Prodi fu un grave errore: finanziario, perché la Stet-Telecom Italia, nel 1977 ancora controllata dallo Stato, pagò un prezzo altissimo; politico, perché l’operazione fornì denaro fresco alla bieca tirannia di Slobodan Milosevic”).
 
           E adesso (me lo hanno chiesto moltissimi lettori), perché questi giornali non ne parlano più? Cosa è successo? “E’ successo “, spiega il presidente Trantino, “che una certa stampa militante di sinistra, che non si limita ai giornali di partito tipo ‘l’Unità’, ‘Liberazione’, ‘il Manifesto’, ‘Il Riformista’, ‘Europa’, ma si estende anche ad una parte abbastanza consistente dei cosiddetti giornali di informazione, ha capito fin troppo bene che la verità dei fatti (con gli incredibili e grotteschi salti mortali compiuti da Prodi, Fassino e compagni per tentare di giustificare in qualche modo quello che è assolutamente ingiustificabile, e cioè il grande regalo fatto al dittatore jugoslavo Milosevic con i nostri soldi e una perdita secca per la Stet-Telecom Italia di 516 miliardi delle vecchie lire) fa crollare la fiducia dei lettori-elettori negli attuali leader delle sinistre-Ulivo, evidenziando una pericolosissima superficialità, irresponsabilità e spregiudicatezza di questi signori nell’uso del denaro pubblico. Questa e soltanto questa, a mio giudizio, la ragione per la quale i giornali che a suo tempo denunciarono lo scandalo hanno deciso adesso di non parlare più di questa tragi-comica vicenda. Hanno commesso, in pratica, lo stesso grossolano e irresponsabile errore che hanno compiuto Prodi, Fassino e Dini quando hanno deciso di non presentarsi davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, e cioè il silenzio, dopo aver cercato addirittura di delegittimare la Commissione democraticamente nominata dai presidenti della Camera e del Senato. Accade anche questo, purtroppo, nella politica italiana ed in un certo giornalismo al servizio della politica”. 
 
        Insomma, come se nulla fosse accaduto. Così il prof. Prodi (“l’uomo che non  sapeva  niente”, ecco il titolo della commedia-farsa) ed il suo grande alleato Piero Fassino che per tentare di discolparsi lo accusò di essere il solo grande “burattinaio“ della operazione Telekom Serbia, possono presentarsi tranquillamente agli elettori italiani e dire che soltanto loro sono in grado di salvare l’Italia. Come? Inventando e portando avanti, con i nostri soldi, operazioni disastrose come quella di Telekom Serbia (per fini che nessuno è riuscito ancora a capire) e dicendo poi agli italiani di non saperne nulla? Queste mostruose, paradossali e grottesche assurdità, le ascoltiamo in teatro nei copioni di Ionesco e Samuel Bechett, e ci ridiamo anche sopra; ma non possono essere accettate dal buon senso di un popolo che, al contrario di quello che pensano gli “illuminati” leader delle sinistre-Ulivo, non ha perduto né la sua dignità né la capacità di difendersi dai mistificatori e ciarlatani della politica.
 
 
( 3. puntata – continua)
                                                                    Gaetano Saglimbeni
sito web:
www.gaetanosaglimbenitaormina.it        
 
        




permalink | inviato da il 24/7/2005 alle 21:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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Tribute to Reagan


 

 
 
I comunisti amano
così tanto
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creare  altri

Noi cattolici diciamo  
si alla base americana
di  Vicenza

 






 

Vendere la RAI
con tutti i suoi parassiti.

Eliminare l'ente Provincia
che ha poche ragioni per
giustificare la sua esistenza
 e molte per suggerire
 lo scioglimento.


(IM)MORALISTI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

        G.M.

 

Antonio Di Pietro salvò
i comunisti da tangentopoli.


 

 

Le bugie di Veltroni

 

 Le bugie di Prodi



 



 


    

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Veronica

 

 

 




 



Immigrati




 

Il comunismo è una
giusta distribuzione
della miseria.


 




L'assemblea parlamentare del
 Consiglio d'Europa
ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
METTERE FUORI LEGGE
I PARTITI COMUNISTI IN ITALIA,
come sono stati messi fuori legge
il partito fascista in Italia e
il partito nazional socialista in Germania.



 





Se li abbandonate i
bastardi siete voi


islam fuorilegge vìola
 i fondamentali diritti
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islam in azione


 

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La resistenza non è mai esistita,
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