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16 marzo 2003

Incredibile ma vero.

Riceviamo e pubblichiamo.-

l'"Affaire" Telecom-Costa-de Cesare finisce all'ottava sezione del Tribunale di Roma 
Al quotidiano Il Gazzettino
Gentile Adriano Favaro del Gazzettino,
La politica, (che io pratico in lungo e in largo da 40 anni), è proprio una brutta bestia davvero e non finisce mai di stupire sul come, capillarmente ed implacabilmente, i regimi ed i poteri forti procedano a braccetto cominciando -quando non gli fai comodo- a falciare le gambe dal basso verso l'alto. Dico dal basso perchè io sono l'ultima ruota del carro ma, comunque do fastidio a molti perchè faccio politica, e informazione non schierata, da libera cittadina e, cosa rarissima per tutti coloro che in Italia si mobilitano dal basso, in quanto vengono considerati sudditi, non Cittadinanze, mi sono creata negli anni con passione politica, duro lavoro, costanza e fatica, un reale marchio politico venendo, addirittura!, centinaia di volte sulle agenzie di stampa e su tutti i giornali, di destra e di sinistra, sia con il Movimento per le Riforme sia per la campagna elettorale del 95-96 che feci appassionatamente mobilitando migliaia di Sindaci. Campagna in cui vinse l'Ulivo ed andò al Governo. Infatti, meritai, "bontà loro", un pubblico riconoscimento, scritto e verbale, da Prodi e da Parisi, nonchè da centinaia di Sindaci.
Senonchè, non essendo io nè una militante-militonta, nè posseduta dal dèmone dell'ambizione che vuole arrivare agli alti scranni del Potere, se credo in una causa e in una riforma giusta, vuoi dell'uno che dell'altro schieramento, non mi fermo davanti a grottesche ed obsolete ideologie e mi sento libera, non chiedendo mai nulla a nassuno ma se mai dando molto, di perorare sia il Federalismo alla, ex Bossi, anzi il vero Federalismo del compianto Professor Miglio, sia la causa dei Serenissimi per cui mi sono battuta per 3 anni avanzando per prima l'Appello ai vecchi amici Carlo Ciampi ed alla "sora" Franca (per dirla alla Cossiga) per la loro scarcerazione, incondizionata, nè mi sono tirata indietro nel sostenere il Carabiniere Placanica con la lista di solidarietà lanciata dal quotidiano Libero già all'idomani degli incresciosi fatti di Genova.
Sia detto per inciso, quando sento affiancare certi aggettivi attributivi al Federalismo....tipo federalismo solidale...
poveri Cattaneo, Don Sturzo and Co.... E, a dire la verità, non mi dispiace affatto la battaglia dei Veneti per riacquistare l'indipendenza perduta col "Referendum-imbroglio del 1886". Ho una grande stima per l'operosissimo Popolo Veneto che, per oltre 21 anni ed ancora oggi, mi ha ripagato con affetto e gratitudine le fatiche fatte onde riportare all'antico splendore un vostro grande monumento storico appartenente alla storia della Serenissima Veneta Repubblica: la Villa dei Vescovi, commissionata nel 1527 dal Vescovo Pisani ad Alvise Cornaro che ne affidò il progetto architettonico e la fabbrica al Falconetto, maestro del Palladio, villa sita in Luvigliano di Torreglia tra i Colli Euganei. 
Ciò premesso, l'articolo da voi pubblicato il 3.2.03 in merito all'"affaire" Costa-Telecom-de Cesare ("ex Olcese"....) risponde, pur succintamente -in quanto i particolari di cronaca sono grotteschi quanto pirotecnici- alla pura verità dei fatti, e non solo.
Anzi, l'"affaire" Costa-Telecom-de Cesare ("ex Olcese"....) si sta tingendo di giallo (si fa per dire giallo....) e sono certa, oltre che bonariamente divertita, che ne vedremo delle belle da qua al 4 Aprile, data della prossima udienza al tribunale di Roma ove, Telecomitalia (ed il malcapitato e giustamente incazzatissimo studio legale Consolo) in seguito a quanto dichiarato a voi del Gazzettino, dovranno "ritirare il Grande Testimonial" sostituendolo, immagino, non si sa con quale misteriosa eterea entità....
Come ho ufficialmente dichiarato, e riportato dal vostro articolo del 3 Febbraio, per ben 9 mesi, -prima che uno dei primi 4 grandi studi legali di Roma, -nientepopodimeno che lo studio dell'Onorevole deputato di Alleanza Nazionale Giuseppe Consolo incaricato da Telecomitalia di difendere la "credibilità" dell'Azienda- presentasse la memoria costitutiva di difesa di Telecomitalia da me chiamata in giudizio (anche per scoprire chi fosse stato lo zoticone vigliacco cittadino italiano che mi aveva denunciata per abuse), non ho mai saputo chi fosse il denunciante.
E chi me lo ha fatto scoprire su un piatto d'argento?
Proprio Telecomitalia e il rinomato studio dell'Onorevole Consolo!!!
Come? Attraverso la memoria di difesa di Telecom in cui si dichiara immediatamente che chi mi ha denunciata è il sindaco di Venezia Paolo Costa "molestato ed impedito nell'esercizio delle sue funzioni" (Sic!) dalle mie 3 email....
Ergo, quanto dichiarato da Telecomitalia, nel quinto paragrafo delle precisazioni apparse in cronaca sul Gazzettino dell'11 Febbraio scorso, e cioè che "In ogni caso, possiamo escludere che il sindaco di Venezia abbia fatto pervenire segnalazioni in merito a messaggi e-mail indirizzatigli dalla signora Giuliana De Cesare." appare quanto mai contraddittorio, oltre che a far pensare ad un ghiotto foilletton che si tinge di giallo.
Ma chissà, forse anche di rosa....
Comunque di qualcosa di non trasparente e di molto poco chiaro....
Siamo, oltretutto, alla vigilia delle elezioni amministrative cara Telekomitalia and Costa.... no?
Mi dicono da ogni Sestiere di Venezia che, al Comune sullodato, si aggirino femmine-parenti, di potere, che praticamente la fanno da padrone nelle delibere del Comune (forse anche nel computer di Paolo?) come l'acquisto della famigerata, e odiata, statua del Napoleòn. On sais jamais.... chi dice donna dice danno, dice l'antico adagio.
Ma, si sa, queste sono chiacchiere del Sestier delle Lavandaie da allegare, d'ufficio, alla erudita Giacibinoide "task force composta da Enzo Biagi, il grande avvocato matrimonialista, e ulivista, Cesare Rimini, Annamaria Bernardini De Pace e Barbara Palombelli, moglie di Francesco Rutelli", -come scritto dal Gazzettino-.
Pensate un po', cari lettori, che onori mi tributano questi cotanti personaggi "passandomi" sotto le loro... grandi pene, più che penne, sui grandi settimanali, femminiloidi, e non, del Corriere della Sera.
W San Marco!!! Abbasso il Napoleòn!!! W i Serenissimi!! Giuliana de Cesare..... (per ora). 
Il tutto è riscontrabile all'ottava sezione del Tribunale della pace di Roma.
2)
Articolo del Gazzettino del 3.2.03 - Venezia
- (da.sca.) Non ci dev'essere gran feeling tra il sindaco Paolo Costa e la napoletana Giuliana de Cesare, protagonista dei salotti romani ed ex prima moglie di Vittorio Olcese. Lei non perde occasione per ricordargli le cene a casa sua nella capitale ai tempi in cui lui era ministro, la conoscenza maturata nel Movimento dei sindaci e la visita nella restaurata Villa dei Vescovi del Falconetto a Luvigliano di Torreglia, sui Colli Euganei, dove il re del tessile aveva il suo quartier generale. La signora de Cesare, per chi non lo sapesse, oltre che per la sua passione per l’arte e i restauri, passò alle cronache un paio di anni fa per un originale contenzioso giudiziario con Maria Teresa Valoti, seconda moglie di Vittorio Olcese, su chi dovesse fregiarsi del cognome del defunto marito.
Alla fine la spuntò la signora Valoti, mentre a Giuliana de Cesare arrivarono, dalle pagine di un giornale femminile, perfino le critiche per "uso improprio" di cotanto cognome da parte di una task force composta da Enzo Biagi, Cesare Rimini, Annamaria Bernardini De Pace e Barbara Palombelli, moglie di Francesco Rutelli. Ora Giuliana de Cesare, che nelle e mail usa il cognome Olcese prudentemente tra parentesi, è rappresentante del Movimento delle riforme ed è tornata a farsi viva in ambito veneziano sposando la causa degli anti-bonapartisti e mandando una e mail alla casella di posta elettronica del sindaco. Che evidentemente non deve aver gradito "l’invasione". «Io - denuncia la combattiva signora - cittadina romana, sono stata punita dal sindaco per avere inviato miei commenti, peraltro in linguaggio corretto e istituzionale, e l’adesione all’appello per la statua del Napoleòn.
Sapete come sono stata punita? Con una denuncia sporta da Costa a Telecomitalia.it che mi ha tagliato connessione e linea Adsl di botto, mentre lavoravo, per aver "molestato e impedito con le mie e mail (tre!!!) al Comune di Venezia di ricevere migliaia e migliaia di cittadini veneziani intasando la casella di posta"».
«La verità - aggiunge la signora de Cesare - è venuta fuori il 24 gennaio in udienza al tribunale di Roma, ma solo perchè ho fatto immediatamente causa a Telecomitalia. Solo così sono venuta a conoscenza di chi mi aveva denunciato al provider».
 
3)
1. Quando Potere politico&Telecomvarie calpestano i sudditi-utenti
Intervista a Giuliana de Cesare, alias D'Olcese, di Lucy dall'Ombra
 
D: Signora de Cesare, alias D'Olcese ora che ha questo marchio di lavoro ed attività lavorativa depositato 
ed approvato, certo che per lei il 2003 è proprio un annus diabolicus visti gli incidernti giudiziari che le sono piovuti sulla testa...
 
R: Sì, a me che sono una persona corretta e pacifica, mi faccio i fatti miei, non pesto i piedi a nessuno -se non mi pestano i cosiddetti- sono distaccata da complessi e morbosità vendicative, snobismi sociali, gelosie ed invidie femminiloidi, forme ansiogene di affermazione, ma moralmente generosa con tutti gli onesti che mi chiedono di aiutarli, sono capitati due accidenti giudiziari che ben si collocano in una atmosfera, diciamo Kafkiana, per i contenuti surreali e giustizialisti-politici tout cour riguardo ai provvedimenti non certo da Stato di Diritto nel quale, pare, viviamo, nonchè per le "metodologie" spicce con cui si è proceduto da parte di certa magistratura nei riguardi del cognome che portavo, ininterrottamente, da 43 anni ed ora si tenta di fare da parte dei cosiddetti poteri forti -ma debolissimi se sono ridotti a questi infimi giochetti delle tre carte- come ha fatto Telecomitalia 9 mesi fa staccandomi di botto e senza alcun preavviso la connessione internet al provider ed alla linea ADSL! E tutto ciò perchè?
Per una denuncia di abuse fattami, a leggere le carte e le "prove" che Telecomitalia ha portato in tribunale, dal sindaco ulivista di Venezia Paolo Costa per email non desiderata ed "intasamento"! della casella di posta del comune. Robe da matti.
 
D: Sulla questione del cognome, arcinota alla stampa italiana e che ha fatto sbellicare dal ridere i giornalisti per motivi, prassi e tempi con cui le è stato contestato, dicono malignamente "a cadavere ancora caldo del suo ex marito Olcese", parleremo un'altra volta, ora ci dica cosa ha fatto lei al sindaco ulivista di Venezia....
 
R: Lei, come tutti i normali cristiani, non ci crederà, ma l'unico mio "grave misfatto" -seguito dalla immediata "esemplarità della pena"- è stato quello di avere aderito via email, e badi bene rispondendo a tutti, non concependolo od inoltrandolo di mia iniziativa- ad un appello lanciato in una lista di indirizzi di posta elettronica da numerosi e stranoti cittadini veneziani tra cui famosi intellettuali, cattedratici, storici, studiosi e scrittori notissimi al mondo accademico, della cultura e della cittadinanza nazionale ed internazionale. Ma, per dirle la cosa più fuorviante della incredibile storia, dopo ben 9 mesi che imploravo invano la Telecom di ripristinarmi i servizi illegittimamente sottrattimi e senza alcun preavviso e dopo avere scoperto in tribunale finalmente chi mi aveva denunciato all'abuse di Telecom, dopo pochi giorni vedo un comunicato aziendale pubblicato dal Gazzettino in cui, in un intricatissimo quanto -diciamo surreale ed improbabile testo da imbarazzante scalata sugli specchi- la Telecom, dichiara che no, non è stato il sindaco di Venezia Costa a fare la denuncia. Ora mi domando: alla prossima udienza che avrà luogo il 4 Aprile, Telecomitalia avendo il 24 Gennaio già fornito le "prove" -noti bene ingaggiando uno dei 4 studi legali più importanti e costosi della Capitale non certo io che mi difendo da sola stante l'assurdità della causa- che ho violato la posta del sindaco di Venezia, cosa verrà a raccontare Telecomitalia alla Giustizia ed a me utente "giustiziata per direttissima"?
Ho tentato immediatamente e con tutti i mezzi quando accadde il fattaccio, anche con la segretaria personale del Presidente di Telecomitalia che manco mi ha risposto un crepa, di fare capire che doveva esservi un grosso equivoco. Ma invano.
Per ben 9 mesi sono stata trattata come una paria, come nel Medio Evo i Vassalli trattavano i sudditi non degnandoli di alcun ascolto democratico in quanto ritenuti solo servi e portatori di gabelle. Tutto va bene ed è scusabile, errori umani, casini tecnici ed aziendali vari, ecc ecc, ma ripeto, non è accettabile, in uno Stato di Diritto, che il cittadino, solo per il fatto di essere denunciato da una entità politica, e perciò di potere, ad un altro potere assoluto aziendale, venga calpestato e ritenuto meno di un paria. Su queste ingiustizie e discriminazioni sociali sono pronta a battermi per tutta la vita per la comunità e per me stessa e a non farla passare liscia all'arroganza e alla violenza del potere politico ed economico. No, proprio no.
Su questi fatti bisogna andare fino in fondo armati delle proprie legittime ragioni e con la verità trasparente delle cose.
Se tutti si regolassero così e non rinunciassero vuoi per pigrizia, vuoi per lo scoraggiamento che ti prende di fronte agli abilissimi quanto disonesti ostacoli posti dal potere, la società civile, la politica ed i grandi servizi sociali formerebbero quella società tanto decantata, ma disattesa e tradita, di cui si sente blaterare invano a destra e a sinistra da mane a sera.
La ringrazio per l'intervista e spero alla prossima "puntata"..... e la prego di pubblicare in calce all'intervista il comunicato stampa che ho inviato poco tempo fa a tutta la stampa locale veneta, a tutta la stampa nazionale, ai media, movimenti, associazioni ed all'intero Consiglio Regionale del Veneto.
 
COMUNICATO STAMPA pregasi pubblicazione, ne ha scritto anche il Messaggero sull'Appello, ma degli sviluppi legali e di questo comunicato stampa non ha dato notizia così come il Gazzettino..........
 

de CESARE: INDISPENSABILI PRECISAZIONI SULLA

Controversia Sindaco Venezia -Telecomitalia - de Cesare: un giallo davvero inquietante
 
Roma-Febbraio 2003- Premessa: Comunicato stampa inviato anche alla lista originaria, lista tuttora in essere
del noto "Appello contro il monumento al Napoleòn", inoltrato da cittadini veneziani la primavera scorsa al sindaco
di Venezia Paolo Costa, appello di cui hanno scritto anche quotidiani nazionali oltre che veneti.
Questa precisazione arriva dopo qualche giorno per il fatto che non vivendo più nel Veneto non leggo il Gazzettino tutti i giorni nè, i protagonisti promotori veneti e veneziani dell'appello, che pure mi inviano con regolarità molti loro scritti storici nonchè svariati comunicati, mi hanno mai informata dei 2 articoli che mi riguardano apparsi recentemente sul Gazzettino concernenti l'appello ed il giudizio legale in atto tra me e Telecomitalia. Perciò preciso che, su quanto replicato l'11 Febbraio 2003 da Telecomitalia al Gazzettino su quanto scritto da quest'ultimo il 3.2.03 circa il giudizio mosso da me a Telecomitalia -a causa del taglio improvviso dei servizi di connessione ad Internet ed alla linea ADSL- tengo a precisare che: quanto Telecomitalia ha concluso in calce al suo comunicato, e cioè che: "In ogni caso, possiamo escludere che il sindaco di Venezia abbia fatto pervenire segnalazioni in merito a messaggi e-mail indirizzatigli dalla signora Giuliana De Cesare." è, si fa per dire, 'contraddittorio' perchè a portare il nome del sindaco di Venezia Paolo Costa nel giudizio da me mosso a Telecomitalia davanti alla ottava sezione del Tribunale della Pace di Roma, non sono stata certo io che, -per nove mesi, fino alla prima udienza tenutasi il 24/1/2003, ignoravo l'identità del mio denunciante- ma bensì la stessa Telecomitalia assistita dallo studio legale dell'avvocato Onorevole Giuseppe Consolo. Ciò in seguito alla mia istanza di essere messa finalmente a conoscenza di chi mi avesse denunciato all'abuse di Telecomitalia per l'invio di 3 e-mail, -si badi bene con l'opzione 'Rispondi a tutti'- concernenti la nota vicenda dell'appello inoltrato da molti illustri cittadini veneti al sindaco Costa. Appello a cui aderii via e-mail.
E, dato che trovai sconcertante, si rifà per dire... sconcertante, che Telecomitalia, senza alcun preavviso, mi tagliasse i servizi lasciandomi letteralmente isolata dal mio lavoro, informandomi al 187 mi risposero che l'utente "denunciato punito" non ha facoltà di conoscere l'identità del denunciante. Quindi, essendo arcisicura di non avere commesso alcun "abuso grave violando un sito istituzionale ecc ecc", e non avendo mai ricevuto i 6 avvisi preventivi, che l'azienda sosteneva anche con una raccomandata di avermi fatto a voce e via e-mail prima di tagliarmi i servizi, nel Giugno scorso ho deciso di muovere un giudizio nei confronti di Telecomitalia -la cui intiera pratica trovasi all'attenzione sia del Ministero delle Comunicazioni che dell'Autority per le Garanzie nelle Telecomuniczioni- chiedendo il ripristino dei servizi ed il risarcimento per i gravi danni arrecatimi.
Dopo ben nove mesi, alla prima udienza, nella comparsa di difesa e costituzione la prima dichiarazione di Telecomitalia è proprio l'identità del denunciante, e cioè il sindaco di Venezia Paolo Costa. Denunciante che, di certo, non mi sono inventata io! Via via che si snoda, questa paradossale vicenda assume aspetti non solo a dir poco inquietanti ma anche da giallo in piena regola. Movimento per le Riforme - Giuliana de Cesare.




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ha approvato il 25 gennaio 2006,
con 99 voti a favore e 42 contrari,
una risoluzione presentata dal deputato
svedese Goran Lindblad a
nome del PPE, che condanna
 i "crimini del comunismo" equiparando
il comunismo stesso al nazismo.
Anzi, considerando che nel rapporto
che accompagnava la proposta
di risoluzione, intitolata "Necessità di
una condanna internazionale dei
crimini del comunismo", si accredita
la cifra di quasi cento milioni di morti
 causati direttamente o
indirettamente dal comunismo,
quest'ultimo risulterebbe addirittura,
almeno come numero di vittime,
 di gran lunga peggiore del nazismo. 
 
 
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è solo frutto della propaganda
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