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8 settembre 2010
Florida, la chiesa evangelica :"Ricordare l'11 settembre bruciando il Corano"
Florida, la chiesa evangelica :"Ricordare l'11 settembre bruciando il Corano"
Un rogo di libri del Corano per commemorare i dieci anni dall'11 settembre. E' questo l'appello di un pastore statunitense.
New York - Un rogo di libri del Corano per commemorare i dieci anni dall'11 settembre. Incurante degli appelli di diplomatici e generali, sindaci e capi religiosi, un pastore battista americano rischia di infiammare - letteralmente - il mondo islamico: dall’America invita a "bruciare in piazza il Corano".
E nonostante siano sempre più numerose e autorevoli le voci di coloro che lo invitano a soprassedere , padre Terry Jones, 63 anni, responsabile del Dove Outreach World Center di Gainesville, in Florida, ha ribadito oggi la sua volontà di andare avanti.
Per il prossimo 11 settembre i suoi fedeli sono invitati a "raccogliersi in preghiera per bruciare insieme in piazza una copia del Corano". È quello a suo avviso il modo "veramente cristiano" per onorare le vittime degli attentati del 2001. Secondo padre Jones, è venuto il tempo di "lanciare un messaggio chiaro ai musulmani radicali" del mondo: "Sappiano - ha ribadito oggi, intervistato dalla CNN - che l’America non tollererà più la loro jihad. Non vogliamo offendere nessuno. Ma dire che siamo offesi quando bruciano in piazza la nostra bandiera o la Bibbia. Loro non hanno problemi a farlo. Perchè dovremmo averne noi?".
http://www.ilgiornale.it/esteri/florida_chiesa_evangelica_tempesta_ricordare_l11_settembre_bruciando_corano/usa-undici_settembre-corano-proteste/08-09-2010/articolostampa-id=472048-page=1-comments=1
| inviato da Controcorrente il 8/9/2010 alle 17:24 | |
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2 settembre 2010
Dopo aver contestato i pronti aiuti ricevuti dal governo Berlusconi. Terremoto, scossa 2,4 nell'Aquilano e chissenefrega.
Una scossa di terremoto di magnitudo 2.4 è stata avvertita nella provincia dell'Aquila.
| inviato da Controcorrente il 2/9/2010 alle 10:45 |
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1 settembre 2010
Il flop dell'Unione Europea
Solo il 49% dei cittadini europei considera “una cosa positiva” l’appartenenza del proprio paese all’Unione Europea, che ha subito un tracollo, quanto a fiducia riscossa tra i suoi cittadini, passando dal 48% rilevato nell’autunno del 2009 al solo 42% della primavera del 2010. Questi dati del sondaggio Eurobarometro (basati su ben 26.641 interviste ad altrettanti cittadini europei) sono sicuramente influenzati dal periodo del rilevamento (in piena crisi monetaria, causata dal possibile default della Grecia), ma sono anche estremamente indicativi del fallimento politico cui l’Europa rischia di andare incontro, innanzitutto sul piano interno. Addirittura il 75% degli intervistati, infatti, auspica una maggiore governance economica europea e proprio il fatto che questa, in realtà, non si vede, latita, è insufficiente, motiva poi la perdita di fiducia.
Non nuovi, non sorprendenti, i risultati di questo rilevamento ufficiale della Ue (presentati, però dalla stessa Ue, al solito, in modo edulcorato, in modo da nascondere l’evidente disagio diffuso nei suoi confronti) mettono all’ordine del giorno quello che i governi europei non riescono a mettere all’ordine del giorno: la necessità di fare chiarezza.
L’Ue continua a fare finta di essere in cammino verso il certo approdo di una forma alta di unione politica, portato obbligato dell’unione monetaria e della “volontà dei padri”. Ma così non è. Dopo il fallimento della Convenzione Europea, non funziona neanche il Trattato di Lisbona, che definisce un cammino sostitutivo verso l’unità politica, tanto che, ogni volta che viene messo alla prova, si inceppa. Non ha funzionato durante la crisi greca (è bastato che la Merkel si impuntasse, per paura di elezioni regionali in Germania, per fare andare tutto a carte quarantotto), crea situazioni addirittura imbarazzanti sul terreno della politica estera (lady Ashton, ministro degli esteri Ue, è il personaggio più irrilevante della scena regionale mediterranea) e per di più, viene solo utilizzato da questo o quel commissario (in genere “de sinistra”), per mettersi in mostra criticando questa o quella politica nazionale sulla sicurezza. Le roventi accuse prima rivolte all’Italia, e ora alla Francia di Sarkozy per le espulsioni dei rom che delinquono o che non vogliono inserirsi, ne sono un poco onorevole esempio.
E’ insomma evidente che l’appartenenza nazionale, l’attaccamento stesso al concetto pieno di patria, non stanno affatto cedendo il passo ad un sentimento positivo nei confronti di un governo europeo che i cittadini continuano a sentire astratto, confuso e per di più, potenzialmente avverso, o quantomeno, totalmente estraneo.
L’Ue, dunque, soffre di una forte crisi, la cui spinta più forte è il senso di appartenenza nazionale dei suoi cittadini, elemento sempre sottovalutato dalle opzioni illuministe degli europeisti
Questa è la ragione principale dello scollamento dell’opinione pubblica nei confronti dell’idea stessa di una Unione Europea effettivamente governante e unita politicamente. Scollamento, di cui però le classi dirigenti europee, in particolare quelle più “europeiste”, cioè quelle di sinistra, non vogliono neanche prendere atto. Sarebbe bene, invece, che il tema venisse affrontato di petto, da sinistra, come da destra, spiegando ai cittadini europei la verità: l’Ue –giusto o sbagliato che sia- non riesce ad essere altro che un consiglio di amministrazione che governa solo e unicamente l’economia del continente. Per le utopie europeiste non c’è più spazio. Almeno per ora.
Carlo Panella
| inviato da Controcorrente il 1/9/2010 alle 20:13 |
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1 settembre 2010
Tutti i paperoni di Fini
I soldi per "Fare Futuro": contributi alla fondazione arrivano dall'Eni e da altre aziende. Tv e moda: tra i "simpatizzanti" anche società televisivi
Gli advisor non mancano, i cervelloni di Fare Futuro sono al lavoro da un pezzo. Idem per i consulenti legali, quelli ce li mette la «feldmarescialla» Giulia Bongiorno. Ma chi finanzia l’Opa lanciata da Gianfranco Fini sul Popolo della libertà? Tradotto: far nascere un nuovo partito costa, chi ci mette i soldi? Alla vigilia di Mirabello i broker della politica hanno cominciato a scommettere. A caccia di indizi e di sponsor sono andati a spulciarsi il sito internet della fondazione finiana, www.ffwebmagazine.it: sulla homepage a sinistra spunta l'Eni, controllata al 30% dal ministero dell'Economia. Niente di strano, il colosso energetico fa pubblicità anche su altri siti e l'amministratore delegato, Paolo Scaroni, è un uomo al di sopra di ogni sospetto. Sotto l'Eni compare anche Veolia Environnement (nel cui cda siede lo stesso Scaroni), multinazionale francese con attività in quattro mercati, approvvigionamento idrico e gestione delle acque, gestione dei rifiuti, dell'energia e dei servizi di trasporto. Restando fra i colossi energetici, a illuminare il futuro di Fini potrebbe arrivare anche Terna, controllata da Enel e guidata Flavio Cattaneo, l'ex direttore generale Rai da sempre considerato in quota An pur avendo come fidanzata la rossissima Sabrina Ferilli.
Essendo una fondazione, l'elenco dei donatori del pensatoio di Farefuturo non è pubblico. Le poltrone in Consiglio sono state però scovate dal quotidiano Italia Oggi qualche mese fa: Emilio Cremona, presidente del gruppo metallurgico Focrem e di Assofond, la federazione delle fonderie, Giancarlo Ongis presidente e ad del colosso Metal Group Spa, e Rosario Cancila, imprenditore di origine siciliana trapiantato a Bologna che è anche azionista di «Immobiliare agricola lo Schioppo», società che per soci ha Pietro e Dario Urso, figli di Adolfo. Sempre ramo costruzioni ci sono, come amici di Farefuturo, Michele Mazzucconi della Mazzucconi Spa (fonderie), Sergio Vittadello della Intercantieri Vittadello (Lavori stradali, dighe, acquedotti etc), Simon Pietro Salini della Salini Costruttori, Luca Parnasi del gruppo Parsitalia, ed Elia Federici di Ares 2002. Tra gli sponsor andrebbero inoltre contati banchieri come Giovanni Antonini, presidente della Banca Popolare di Spoleto, imprenditori televisivi come Gaetano Rebecchini, della famiglia che controlla la tv laziale Super 3, imprenditori della moda come Massimo Berloni e del vino come Jacopo Biondi Santi, erede degli inventori del Brunello. Alla corte di Fini siedono anche il sociologo Sabino Acquaviva, l'avvocato Nicolò Amato, la presentatrice Rita Dalla Chiesa e la cantante Cecilia Gasdia. Pronti magari a lasciare un obolo in caso di bisogno. Partendo nel 2007 da un patrimonio di 2 milioni di euro, 930 mila dei quali versati da un comitato, la stessa fondazione finiana ogni anno assorbe circa 800 mila euro. E tra i promotori, c'è chi continua a versare ogni anno fino a 20 mila euro.
Gianfranco dovrà quindi far fruttare le sue relazioni e rivolgersi ad amici assai più generosi. Mentre i più maligni piazzano qualche fiche anche sul Luca Cordero di Montezemolo se all'ultimo decidesse di non esporsi direttamente, le puntate più grosse sono quelle su Rupert Murdoch. Il tycoon australiano, lo Squalo concorrente di Silvio, ha avuto modo di approfondire la conoscenza di Fini quando a giugno era stata annunciata la nascita di Babel TV, canale satellitare dedicato agli immigrati. In quell'occasione il presidente della Camera aveva ricevuto nel suo ufficio il figlio dello Squalo, James, e Tom Mockridge rispettivamente presidente e amministratore delegato di Sky Italia. Davanti ai principali competitor della Rai e di Mediaset, mister Fini era stato pure assistito dal responsabile cultura delle sue truppe nonché vicepresidente della commissione Trasporti e comunicazione, Luca Barbareschi. Del resto il canale della tv di Montecitorio trasmette proprio sulla piattaforma di Sky. «Ai nostri ospiti abbiamo assicurato tutto il supporto possibile, ci siamo ripromessi di avviare un percorso di scambio fattivo, che ci consentirà di lavorare per il Paese e per il suo sviluppo culturale e sociale», suggellò profeticamente a giugno il prode Barbareschi. Big a parte, non va poi sottovalutato il sottobosco di imprese medio grandi portate in dote dall'attuale sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso.
Un'agenda fitta di contatti arricchita durante le numerose missioni all'estero insieme a schiere di pmi vocate all'internazionalizzazione. Senza dimenticare la galassia di imprenditori campani vicini a Italo Bocchino. L'elenco completo di chi potrebbe finanziare l'Opa di Fini sul Pdl c'è già. Ed è sul tavolo del Cavaliere che per tempo ha provveduto a farsi consegnare la black list di imprenditori che contribuiscono alla fondazione Farefuturo. Una richiesta consegnata ai suoi più fedeli collaboratori, da non diffondere, per ora. Meglio lavorare ai fianchi gli indecisi spiegando loro che aiutare chi rema contro il presidente del Consiglio, e dunque contro il governo, può essere contro
http://www.iltempo.it/politica/2010/09/01/1195590-tutti_paperoni_fini.shtmlproducente.
| inviato da Controcorrente il 1/9/2010 alle 17:19 |
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31 agosto 2010
Islam che rispetta le donne .
Sfregiò giovane, arrestato marocchino
Sfregiò giovane, arrestato marocchino
E' stato arrestato ad Asti dai carabi-
nieri di Torino,mentre stava scappando
alla volta di Napoli il marocchino che
che ha sfigurato una sua connazionale,
di 19 anni.
Ha "voluto accanirsi sulla persona come
se fosse un oggetto,una merce": così il
procuratore aggiunto di Torino,Borgna,
perchè non accettava le sue avances.Per
lui le accuse sono lesioni gravissime
con le aggravanti dell'uso di sostanza
corrosiva, della probabile perdita di
un organo da parte della vittima, sfre-
gio permanente e della premeditazione.
| inviato da Controcorrente il 31/8/2010 alle 22:15 | |
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31 agosto 2010
I rom francesi sono già qui.Corsa per chiudere i campi
Primi avvistamenti degli espulsi da Sarkozy. La città non gli spianerà la strada. Sgomberi al via Pressing del sindaco su Maroni per piano europeo.
I francesi sono già arrivati a Roma. E non sono solo nomadi. Sui siti romeni il tamtam mediatico racconta di disperati, gente perbene, ma senza un quattrino, rispediti a casa da Sarkozy, che si stanno muovendo su Roma. Ma la capitale non gli spianerà la strada, consentendo accampamenti abusivi nelle grotte, in mezzo alle frasche, in camper senza acqua e luce, dentro immobili e terreni di privati o sulla tangenziale. «I micro insediamenti abusivi non devono essere la strada per arrivare a Roma» ha detto il sindaco Gianni Alemanno, ieri pomeriggio, uscendo dal vertice in Prefettura sullo stato di attuazione del piano nomadi e lo sgombero degli insediamenti abusivi, come quello in via Morselli. Il primo cittadino ha annunciato un piano di sgombero e chiusura di tutti i 201 campi abusivi, come quello in via Morselli vicino a Muratella dove è morto il bimbo rom di tre anni nel rogo. E ordinanze per obbligare i privati a mettere in sicurezza le aree che potrebbero essere rioccupate. Sarà vita dura anche per gli ultimi arrivati, i francesi cacciati da Sarkozy «già presenti sul territorio» ha confermato Alemanno.
«Auto con targa francese sono state avvistate dalle forze dell'ordine» ha aggiunto. Accamparsi, però, gli sarà più difficile. Comincia la lotta contro i micro insediamenti abusivi e a quelli di nuova formazione. Tra una settimana partirà lo sgombero dei 201 micro campi abusivi, neanche tanto micro visto che il numero presunto degli abitanti: 2.351. «Abbiamo predisposto un piano per la chiusura progressiva degli accampamenti abusivi, offrendo accoglienza a tutti quelli che ne hanno bisogno - ha spiegato Alemanno - Parallelamente il piano nomadi andrà avanti per chiudere tutti i campi tollerati e quelli abusivi più grossi». Le ruspe cominceranno dai campi più a rischio. «I cosiddetti campi dove spesso avvengono disgrazie, i quali versano in condizioni igienico-sanitarie precarie, non sono accettabili, ce ne sono 150-200». Ma i numeri potrebbero cambiare. Giovedì «la prima riunione tra Polizia Municipale, Polizia e Carabinieri per confrontare i dati».
Il sindaco ha anche invocato la necessità di una strategia europea. «La settimana prossima il ministro dell'Interno Roberto Maroni incontrerà il suo omologo francese - ha detto - e io lo solleciterò a mettere sul tavolo dell'Unione Europea la creazione di un piano nomadi complessivo che regoli i flussi favorendo condizioni di vita migliori». Per Alemanno «serve una strategia europea e so che il ministro Maroni, anche su nostra insistenza, avanzerà fortemente questa richiesta a Bruxelles». Al vertice in Prefettura c'erano anche il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario per l'emergenza nomadi, il questore Francesco Tagliente, il comandante provinciale dei carabinieri, Vittorio Tomasone, il comandante del VIII Gruppo dei vigili urbani Antonio Di Maggio e Guardia di Finanza. «Il buonismo attira i disperati - ha concluso il sindaco Alemanno - il cattivismo lede la dignità dell'uomo».
Grazia Maria Colett
| inviato da Controcorrente il 31/8/2010 alle 22:7 | |
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31 agosto 2010
Quanti fratelli a sinistra per Gheddafi
Quanti fratelli a sinistra per Gheddafi
di Felice Manti
Oggi l’opposizione processa Berlusconi per gli incontri con il Colonnello. Eppure solo poco tempo fa il leader libico diceva che «Prodi è un fratello» e «D’Alema un amico». Ecco le dichiarazioni d’amore che i democratici non ricordano
Gheddafi viene in Italia e l’opposizione lo copre di fischi. Qualche tempo fa era lui a dirsi «fratello» di Romano Prodi e «amico» di Massimo D’Alema. Succede. È come vedere la tua fidanzata storica che si bacia con il tuo rivale. Tutta questa polverosa indignazione che l’opposizione di sinistra ha sollevato in questi giorni altro non è che gelosia. Muammar Gheddafi, fino al 2008, era praticamente «cosa loro». E oggi che il premier Silvio Berlusconi gli ha scalzati la sinistra s’indigna.
Il rapporto tra Muammar e il Professore va avanti del 1996, all’alba del suo primo tragicomico biennio da premier. Anche allora fu stretta di mano nel tendone, danaroso contratto con l’Eni firmato e ciao. «Voglio esprimere la mia gratitudine a mio fratello Romano», disse qualche anno dopo il Colonnello. Era il 27 aprile del 2004, per lui era la prima volta in Europa dopo vent’anni. Tutto grazie a Prodi, che da presidente della Commissione europea gli aveva spalancato le porte di Bruxelles e si era speso, con successo, contro l’embargo dell’Onu alla Libia. «Oggi - rispose Prodi - è un grande giorno per l’Europa». In mezzo, in quegli otto anni, ci furono decine di incontri e telefonate riservate.
La sinistra italiana, dalla Bindi in giù, si spellava le mani dagli applausi per il grande lavoro dell’ex premier. «La stampa straniera - gongolò il fedelissimo di Prodi Giulio Santagata - aveva bollato l’apertura di Prodi a Gheddafi come una iniziativa sconsiderata e incomprensibile, un passo falso. Oggi credo che qualcuno dovrebbe rendere merito alla lungimiranza di Prodi». Persino l’allora ministro degli Esteri Lamberto Dini fu ricevuto due volte nella tenda. Lui, il Colonnello, era vestito con camicia e pantaloni verdi militari e un cappellino da ranger. E la prima domanda fu: «Come sta Prodi?». Finì, come sempre, che il titolare della Farnesina tornò in Italia con in tasca un altro accordo da 5,5 miliardi di dollari per la ricerca di gas naturale e un oleodotto da realizzare tra la società nazionale petrolifera libica e ovviamente l’Eni. A sinistra nulla da dire, allora.
E Massimo D’Alema? Ah, D’Alema, D’Alema. Uno che andava sotto braccio a Hezbollah tra le macerie di Beirut figurarsi se si è mai imbarazzato di fronte al leader libico. I due si dicono «amici», e Baffino in passato non ha nascosto di aver fatto al Colonnello un sacco di moine. Quando si decise di far processare in Olanda da un tribunale scozzese i due libici accusati dell’attentato contro il jumbo della Pan Am del 1998 (270 morti) a Lockerbie, fu un D’Alema raggiante a chiamarlo nella tenda per complimentarsi. E nel 1999, prima di rotolare rovinosamente per la debacle alle Regionali, si precipitò a invocare una pietra tombale sul passato colonialismo italiano in Libia «per rafforzare la cooperazione tra Tripoli e l’Italia» in chiave anti immigrazione e per portare un po’ di soldi libici in Italia. Insomma, quando si tratta di affari la sinistra tutti questi scrupoli sui diritti umani non se li è mai posti.
Della metamorfosi dalemiana al tempo si accorse persino il New York Times: «La visita di D’Alema in Libia evidenzia una recente priorità della politica estera italiana: proiettarsi, in fretta e per prima, verso i paesi petroliferi del Nord Africa e del Medio Oriente. Sembra molto probabile - aggiunse il Nyt - che il Colonnello Muammar Gheddafi visiterà l’Italia». «È presto», replicò Baffino a favore di telecamera mentre scendeva dal Falcon di ritorno dalla Libia con in braccio Anisa e Amira, le due bambine italiane figlie di Abubaker Sharif, un libico che le aveva avute da due donne di Pisa. Le bimbe erano bloccate in Libia dal ’96 perché senza permesso d’espatrio. Il regalino del Colonnello non bastò a far restare D’Alema a Palazzo Chigi, ma i due continuarono a sentirsi.
Nel 2006 scoppiarono le violenze a Bengasi dopo la maglietta con le vignette anti-Islam mostrate dal leghista Roberto Calderoli al Tg1. Gheddafi, saggiamente, disse che quell’incidente non avrebbe compromesso i rapporti tra i due paesi. Parole apprezzate subito da un altro dei leader della sinistra di allora, Francesco Rutelli: «Un possibile governo di centrosinistra, guidato da Romano Prodi, sarà in grado di rendere credibili e concreti i progetti di cooperazione e di contribuire a chiudere ogni contenzioso e divergenza bilaterale». In effetti il Professore vinse per 20mila voti, Gheddafi lo chiamò per fargli gli auguri e Romano corse subito a incassare l’abbraccio del Colonnello. Era l’otto settembre di quattro anni fa, sembra passato un secolo. Lui e Muammar a cena: menù a base di montone e altre specialità locali, il tutto innaffiato con thè alla menta, coca cola e birra analcolica, raccontano le cronache dei giornali. E quando l’anno dopo scoppiò un piccolo giallo sulla sua salute, e si ipotizzò che il Colonnello fosse morto, chi sciolse l’enigma? Prodi. «Mi ha chiamato Muammar, sta bene». Detto da uno che quando vuole (vedi seduta spiritica durante il rapimento Moro) coi morti ci parla davvero fa ridere, ma questa è un’altra storia.
Con Prodi premier D’Alema si mise addosso la casacca della Farnesina. E il pensiero tornò a sette anni prima, al grande «gesto riparatore» solo sfiorato nel ’99: la costruzione dell’ormai famosa autostrada costiera da sei miliardi di euro tra Egitto e Tunisia da appaltare alle aziende italiane in cambio del mea culpa sui tragica deportazione dei libici in Italia nel 1911-12. «È stata una pagina tragica e vergognosa», disse subito D’Alema, con la mano tesa. Miele per le orecchie di Gheddafi. Il problema è che però quell’accordo lo firmò Berlusconi, il 30 agosto 2008, aprendo definitivamente la cassaforte libica alle imprese italiane. È allora che il Pd Marco Minniti s’infuriò. Con Gheddafi? No, con Silvio l’ingrato: «Fu il governo Prodi il primo a dialogare con Gheddafi. E il primo ministro europeo a fargli visita ufficiale nel 1999 fu D’Alema». E pensare che dopo lo storico accordo l’ex premier Ds aveva bofonchiato ai suoi durante un comizio ad Alessandria, schiumando di rabbia: «Ci chiese un sacco di soldi e gli dissi di no, Berlusconi invece glieli ha dati subito. Tanto sono vostri». Era appena l’anno scorso, e già allora il Colonnello era fuori moda. Ultima chicca: uno dei figli di Gheddafi, Saif al-Islam, qualche tempo fa rivelò a Panorama: «Mi piace molto Berlusconi ma politicamente sono di sinistra: un socialista e non un conservatore. Quindi, solo per questo, preferisco D’Alema». E poi uno si stupisce perché si arrabbiano...
| inviato da Controcorrente il 31/8/2010 alle 21:58 | |
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31 agosto 2010
Porcate .Bergamo, un marocchino accoltella fidanzata incinta
Bergamo, un marocchino accoltella fidanzata incinta
Il bebè muore, lei è grave
Il fidanzato marocchino l’avrebbe picchiata a sangue, con calci e pugni, per poi accoltellarla all’addome, facendole perdere il bambino. Ora Nicoletta Gaspani, 25enne di Capriate è ricoverata in gravi condizioni
Bergamo - Il fidanzato marocchino l’avrebbe picchiata a sangue, con calci e pugni, per poi accoltellarla all’addome, facendole perdere il bambino. È successo sabato sera a Colognola, a pochi chilometri da Bergamo: vittima una ragazza di Capriate, Nicoletta Gaspani, 25 anni, che ora si trova ricoverata in gravi condizioni agli Ospedali Riuniti.
La ricostruzione dell'aggressione Secondo la ricostruzione raccontata oggi dall’Eco di Bergamo, il presunto autore del gesto - sarebbe stata proprio lei a indicarlo come tale alla polizia - sarebbe il fidanzato marocchino, 40 anni e padre del nascituro: la squadra mobile della questura gli sta dando la caccia senza sosta, ma ancora non è riuscita a rintracciarlo. Nicoletta Gaspani era a casa del fidanzato, un marocchino quarantenne che conosceva da pochi mesi. Tre mesi fa era rimasta incinta. La madre ha riferito che già una volta la figlia le aveva telefonato riferendole che l’uomo l’aveva picchiata. Sabato sera la situazione è precipitata. Improvvisamente è scoppiata una furibonda lite e il marocchino si sarebbe scagliato contro la giovane di Capriate, colpendola con calci e pugni, causandole lividi e tumefazioni al volto. Infine, le avrebbe sferrato una coltellata all’addome. Lei ha raccontato di aver tentato la fuga, ma l’uomo glielo avrebbe impedito chiudendo la porta a chiave. Alla fine la ragazza, nonostante le ferite, è riuscita ad aprire e a scappare all’esterno della casa. Una volta fuori si è imbattuta in una donna e le ha chiesto aiuto. È stata quest’ultima a chiamare i soccorsi. La polizia per il momento ha confermato soltanto che la venticinquenne è stata operata e non è più in pericolo di vita. Ma le sue condizioni sono gravi.
http://www.ilgiornale.it/interni/bergamo_marocchino_accoltella_fidanzata_incinta_il_bebe_muore_lei_e_grave/cronaca-marocchino-bergamo-fidanzata-aggressione/31-08-2010/articolostampa-id=470275-page=1-comments=1
| inviato da Controcorrente il 31/8/2010 alle 18:43 | |
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31 agosto 2010
Islam, violento.
Islam, violenza a Treviso
Uomo picchia convivente"Non voleva convertirsi"
Voleva a tutti i costi che la sua convivente trevigiana di 39 anni abbracciasse la religione islamica, arrivando a ferirla con una forchetta e a brandire un coltello pur di convincerla a convertirsi
Treviso - Ancora una volta Islam e violenza. Voleva a tutti i costi che la sua convivente trevigiana di 39 anni abbracciasse la religione islamica, arrivando a ferirla con una forchetta e a brandire un coltello pur di convincerla a convertirsi. Per questo un operaio marocchino, 37 anni, regolare in Italia, è stato obbligato dal giudice a tenersi ad almeno 500 metri di distanza dai luoghi frequentati dalla donna e ad allontanarsi dall’abitazione familiare.
Religione e violenza domestica I due vivevano assieme da una decina di anni; dal 2006 l’immigrato aveva iniziato a picchiare la convivente motivando le violenze con la mancata conversione e con la incapacità della donna di essere una brava cuoca. In diverse occasioni la vittima si era recata in ospedale a causa delle ferite procurate dall’uomo, ma non aveva mai voluto denunciarlo. Solo dopo che il marocchino ha brandito un coltello da cucina davanti al suo volto, la donna ha deciso di raccontare i lunghi anni di violenze e di minacce agli investigatori
http://www.ilgiornale.it/interni/islam_violenza_treviso_uomo_picchia_convivente_non_voleva_convertirsi/islam-conversione-violenza-treviso/31-08-2010/articolostampa-id=470297-page=1-comments=1
| inviato da Controcorrente il 31/8/2010 alle 18:42 | |
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26 agosto 2010
Dopo Napolitano e la Cei.Siamo ormai un Paese senza speranza
Dopo Napolitano e la Cei
W MarKionne (con la kappa)!
di Milton
Siamo ormai un Paese senza speranza. La CEI definisce non etico il comportamento della Fiat, lesivo del diritto della persona. Ma mi chiedo, è invece etico sabotare il ciclo produttivo, è etico impedire ai colleghi di lavorare? E ai loro diritti chi ci pensa?
Siamo ormai un Paese senza speranza. Vi racconto una storiella. Qualche tempo fa, nello stabilimento di Melfi della Fiat, fu indetto uno sciopero per solidarietà con i luddisti Fiom di Pomigliano. Allo sciopero aderirono circa 50 (cinquanta) operai su 1750 (millesettecentocinquanta), più o meno il 2.5% (duevirgolacinque) della forza lavoro, probabilmente i delegati sindacali e poco più. La fabbrica era quindi, in teoria, in grado di continuare tranquillamente a produrre.
Fatto sta che tre operai (due dei quali appunto, delegati sindacali) bloccano, volontariamente o per imperizia, un carrello robottizzato che porta materiali ad altri operai, ai quali pur non avendo la minima intenzione di incrociare le braccia, è impedito di fare il loro lavoro. La fabbrica intera si blocca.
La Fiat licenzia i tre operai colpevoli, secondo l’azienda, di aver sabotato il lavoro di 1700 colleghi. I lavoratori fanno ricorso e il giudice del lavoro con una rapidità da “processo breve” (due settimane!) pur non avendo, come scritto nella sentenza, la possibilità di appurare o meno il sabotaggio, non avendo peraltro neanche fatto un sopraluogo, giudica antisindacale il comportamento di Fiat, e ordina il reintegro di tre operai.
La Fiat ovviamente non può far altro che restituire lo status giuridico ai tre operai, ma pretende che rimangano a disposizione fino a quando non si deciderà dove riassegnarli, rispettando quindi la prassi e la logica. Infatti delle due l’una, o i tre hanno sabotato è quindi è giusto che vengano licenziati, o non sanno fare il loro lavoro e quindi vanno riasssegnati a nuove mansioni, in attesa anche del giudizio d’appello sulla causa di licenziamento
Sembrerebbe la cosa più ovvia e più logica appunto da fare. E invece no, apriti cielo!
Nel Paese nel quale da quando fu approvato lo statuto dei lavoratori i giudizi di primo grado favorevoli all’azienda si contano sulle dita di una mano, si è levato un coro ridicolo e prurigginoso, che con toni sempre più aggressivi consiglia, chiede, pretende che l’azienda rimandi i tre operai a lavorare nello stesso reparto e con le stesse mansioni di prima, per ridare ai tre, dicono, la loro dignità e perché così dice la legge.
Ovviamente la legge non impone questo all’azienda, che è libera di assegnare i lavoratori ad altro incarico, con il solo obbligo di non dequalificarli e per quanto riguarda la dignità, è bene che qualcuno pensi anche alla dignità di coloro che quel giorno volevano lavorare e non hanno potuto farlo.
Lo si spieghi anche al Presidente Napolitano che evidentemente imbevuto di una Costituzione vecchia e logora di cattocomunismo, non ha ben chiaro il concetto di libertà d’impresa e di diritto al lavoro e soprattutto, in un’impresa non c’è mai stato. E’ giusto che un’esigua minoranza tenga sotto scatto un’intero impianto?
Lo si spieghi pure alla CEI, che definisce non etico il comportamento della Fiat, lesivo del diritto della persona. Ma mi chiedo, è invece etico sabotare il ciclo produttivo, è etico impedire ai colleghi di lavorare? E ai loro diritti chi ci pensa?
Lo si spieghi, infine, al Ministro Matteoli, che si è affrettato a chiedere alla Fiat il reintegro dei lavoratori nel loro vecchio posto di lavoro. Caro Ministro, non è questo il governo che doveva fare la rivoluzione liberale? Dopo quindici anni forse è il caso di iniziarla. O vogliamo che sia un italo-canadese con il maglioncino a farla?
W MarKionne (con la kappa)!
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| inviato da Controcorrente il 26/8/2010 alle 17:39 | |
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24 agosto 2010
Rimediare alle porcate comuniste.Tor Bella Monaca tutta da rifare: via le torri, il quartiere diventerà una nuova Garbatella.
Alemanno: "Il progetto c'è, se serve faremo un referendum".
Tor Bella Monaca perderà le torri. E rinascerà come una nuova Garbatella, case basse che si piglieranno gli spazi lasciati vuoti, sul modello della città giardino. Perché i grattacieli vanno bene per i centri direzionali, non per farci vivere le famiglie. «Sarà la rivoluzione d'ottobre» assicura il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che dal palco di Cortina Incontra rilancia la proposta urbanistica per la quale c'è un master plan pronto per essere condiviso e discusso con i residenti. Nel caso, ci scapperà anche un referendum. Bisogna radere al suolo e ricostruire le zone vetuste. E il sindaco non vuole imporre decisioni. Il programma «non sarà calato dall'alto ma sarà discusso e approfondito con i residenti, anche con un referendum» assicura. «Stiamo lavorando - spiega il primo cittadino - e lo presenteremo a fine ottobre, ad un master plan della zona: vogliamo edificare nelle aree limitrofe al quartiere per demolire le Torri e le abitazioni in pessime condizione».
Demolire e riedificare non è un capriccio estetico. Ma «un progetto prioritario soprattutto funzionale», uno tra quelli per le periferie. «I palazzoni attaccati si aprono. In molti appartamenti del quartiere piove, in altri si può vedere il cielo da sotto il tetto» spiegava ieri Alemanno ad Affaritaliani.it motivando l'idea dell'intervento. Insomma, «è una situazione disastrosa. Non si tratta di cacciare la gente - ha detto il sindaco - ma di costruire nuovi quartieri limitrofi, per poi trasferirvi chi oggi abita a Tor Bella Monaca. Chi oggi difende Tor Bella Monaca così com'è sta fuori dalla realtà».
Per Tor Bella Monaca si può pensare alla costruzione di grattacieli? «No - replica il sindaco - I grattacieli non sono un dogma, ma un'ipotesi architettonica che servirebbe per luoghi per servizi e non residenziali. Per l'edilizia popolare non pensiamo a quella verticale. Sarà fatta sul modello Garbatella, a reti diffuse».
Michele Placido ha approvato come «coraggiosa» l'idea lanciata da Alemanno: «Perché il territorio lo conosce bene - replica Alemanno - Non come altri, come Asor Rosa, che magari non ci vanno da chissà quanto tempo». E Corviale? «Anche se brutta e di forte impatto estetico quanto Tor Bella Monaca non è così dissestata come quest'ultima - è la spiegazione del sindaco -. La struttura di Corviale fu fatta meglio e quindi offre ora standard e qualità abitative migliori di Tor Bella Monaca, la realtà peggiore di Roma».
Grazia Maria Coletti
| inviato da Controcorrente il 24/8/2010 alle 18:27 | |
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24 agosto 2010
Voto, vittoria netta del Centrodestra
Voto, vittoria netta del Centrodestra
Ormai si parla sempre più insistentemente di elezioni politiche anticipate. La data potrebbe essere la fine di novembre o al massimo ai primi di dicembre. Ma che cosa accadrebbe se si andasse alle urne con tre poli (Pdl-Lega, Fini-Casini-Rutelli e Pd-Idv-Vendola)? Nicola Piepoli sceglie Affaritaliani.it per rivelare che, in base alle sue ricerche e ai sondaggi, la vittoria sarebbe certa per Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
"Il Popolo della Libertà e la Lega Nord avrebbero il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati e otterrebbero una percentuale pari al 46 per cento. Ma il Centrodestra conquisterebbe anche la maggioranza a Palazzo Madama, dato che la numerica di Regioni a favore di Pdl e Carroccio sarebbe sufficiente". Piepoli stima "tra 170 e 180 i senatori" dell'alleanza Cavaliere-Senatùr in caso di elezioni politiche in autunno.
Ecco che cosa accadrebbe con il premio di maggioranza su base regionale al Senato. "Il Centrodestra vincerebbe in tutto il Nord Italia - compreso il Piemonte - salvo in Trentino Alto Adige e in Liguria. Il Pdl prevarrebbe poi in Sardegna, grazie anche all'apporto marginale ma importante della Lega, in Calabria, in Molise e in Campania. Incerto l'esito nel Lazio e in Sicilia, dove tutto dipenderebbe dalle scelte dell'Mpa di Lombardo. Il Centrosinistra vincerebbe in Puglia, in Basilicata, in Toscana, in Umbria, nelle Marche e in Emilia Romagna".
"Il problema del Centrosinistra è che non c'è una forza propulsiva. L'unico è Vendola, che però a livello nazionale vale il 3% circa e deve fare ancora molta strada". Difficile fare una previsione sul terzo polo centrista. "Ma se Fini, Casini e Rutelli riuscissero a convincere Montezemolo, la Confindustria, la Fiat e leader noti che hanno un seguito, allora potrebbero arrivare anche al 20 per cento. Ma si tratta di un'impresa che appartiene all'area dell'impossibilità".
| inviato da Controcorrente il 24/8/2010 alle 12:36 | |
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24 agosto 2010
Come si fa la propaganda contro Israele.
C'e' da restare senza fiato ma andando indietro col pensiero, non piu' di tanto, si capisce che questo che descrivero' e' il modus operandi dei media italiani, quelli che si definiscono liberali, libertari e democratici.
Racconto i fatti:
Giorni fa un arabo "palestinese" entra nell'ambasciata turca di Tel Aviv minacciando di sparare, chiede asilo politico perche' dice di essere perseguitato dall'ANP.
E' talmente agitato che gli agenti di guardia turchi sparano ferendolo a una gamba.
Viene poi consegnato al Maghen David Adom, portato in ospedale per essere curato e mentre
lo caricano sull'ambulanza lo si vede parlare , tranquillo, con i paramedici e con i soldati israeliani cui era stato consegnato dai turchi.
Si vede tutto questo in un video della Reuters, il giovane e' perfettamente sveglio e per niente sofferente e e il commento dice che il giovane e' stato .".shot and wounded by security officials" che significa "colpito e ferito", non ucciso.
http://www.reuters.com/news/video?videoId=139885383
Giusto?
Cosi' e' secondo il mio inglese, shot and wounded, colpito e ferito.
Bene, ripetiamolo, colpito, ferito e trasportato in ospedale per le cure.
Da la' probabilmente lo porteranno a curarsi anche il cervello perche' non e' nuovo a queste bravate. Era gia' entrato nell'ambasciata inglese dicendo di essere un agente dello Shin Bet e per questo perseguitato dall'ANP che lo vorrebbe morto.
Qui la notizia finisce.Non c'e' altro da dire.
Siii, altro che notizia finita e conclusa, e' una notizia da Israele, cari miei, bisogna metterci i fioretti, ingrandirla, far passare Israele per il solito mostro che spara anche a poveri matti in escandescenze.
Ecco allora cosa scrivono, con la faccia tosta che li rende unici al mondo, gli italici media e agenzie di stampa :
"Irrompe nell'ambasciata turca e spara, ucciso un palestinese a Tel Aviv".
Ecco fatto e chi ha scritto questo sara' poi andato molto soddisfatto a bersi un caffe' col cornetto. propaganda riuscita, altro povero palestinese ammazzato dai perfidi israeliani, missione compiuta!
Non mi credete? credete che mi inventi tutto?
Noo io non sono una giornalista come i grandi che scrivono, esempio, su Repubblica, io sono una scribacchina che usa scrivere la verita'.
Ecco dunque cosa riportano i grandi giornali italiani, date un'occhiata ai link di queste agenzie che, indisturbate, danno come notizia certa, le solite menzogne:
http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/17/news/tel_aviv_spari_in_ambasciata_turca_c_almeno_un_ferito-6342994/
http://www.avvenire.it/Mondo/ISRAELE+TURCHIA_201008171749587400000.htm
http://it.notizie.yahoo.com/9/20100817/twl-israele-prende-ostaggi-ad-ambasciata-e497199_1.html
Secondo Repubblica e Avvenire il tipo viene ucciso dai tiratori scelti israeliani non appena si affaccia alla finestra.
Secondo l'agenzia di notizie Yahoo prende ostaggi e viene ucciso.
Secondo Reuters viene colpito e ferito dagli agenti turchi poiche' e' ferito a una gamba e credo proprio che difficilmente, dalla strada, potevano farlo gli israeliani.
Secondo il video si vede il poveretto che fa ciao ciao colla mano dalla finestra e poi che si siede, da solo, sul lettino dell'ambulanza.
E' vero che le pallottole israeliane sono intelligenti e fanno strani tragitti prima di colpire.
Sono pallottole uniche al mondo, si sa! Pallottole autocomandate con piccoli cervelletti dentro la capsula.
In questo caso, secondo i grandi giornali italiani, la pallottola dovrebbe essere salita dalla strada, entrata dalla finestra e poi scesa verso la gamba del palestinese.
Miracolo del genio ebraico!
Nel caso di Mohamed AlDurra ( se ve lo ricordate) le pallottole israeliane erano addirittura riuscite ad andare dritte per poi girare all'angolo di un caseggiato e infine , dopo averne attraversato un altro, arrivare a colpire, dopo aver schivato con grande maestria il padre, il piccolo Mohamed che, da morto, e' stato filmato mentre parlava col suo papa' .
Bene il piccolo Mohamed divento' un'icona di odio antiisraeliano per tutto l'islam e per tutte le sinistre del mondo.
Grandiosi no?
Cosa dite? Vi viene il dubbio di essere presi in giro?
E cosa credete che faranno adesso questi portatori sani di propaganda?
Credete che smentiranno chiedendo scusa? Credete che, se per un miracolo mai accaduto finora, lo facessero, la smentita avrebbe la stessa visibilita' della menzogna?
Credete che scriveranno a caratteri cubitali "chiediamo scusa ma non e' vero niente"?
Credete male, non lo faranno e chi non legge informazionecorretta ma i titoli di certa stampa sa che Israele ha ucciso ancora una volta, nella sua immensa crudelta', un povero palestinese disarmato che chiedeva asilo politico.
Un ennesima spruzzatina di odio per scandalizzare le brave persone, quelle che ormai sono sicure che Israele dovrebbe scomparire perche' pericolosa per la pace nel mondo.
Vi do l'ultima notizia: Probabilmente Israele dara' asilo al poveretto e lo curera', non solo per la gamba ferita ma per il cervello disastrato.
Che dire? Aspettiamo tristemente le prossime invenzioni, non ho dubbi che arriveranno molto presto.
Deborah Fait
| inviato da Controcorrente il 24/8/2010 alle 10:31 | |
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24 agosto 2010
Immigrazione.E Gasparri rilancia: "L'Italia impari da Sarkozy"
Dopo i rimpatri dei rom dalla Francia, Bruxelles "richiama" tutti gli Stati membri della Ue "ad attuare correttamente le regole europee" sull’immigrazione. Governo italiano in regola. Ma Mantovano: "L'Europa riveda alcune norme". Il Pdl: "Giusta la politica francese"
Bruxelles - Bruxelles "richiama" tutti gli Stati membri della Ue "ad attuare correttamente le regole europee" sull’immigrazione. "Stiamo monitorando da vicino le varie situazioni", ha detto il portavoce della vicepresidente della Commisione Ue, Viviane Reding, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare sia le iniziative annunciate negli ultimi giorni in Francia, per quel che riguarda i rom, e in Italia.
Mantovano: "Italia corretta" "L’Italia attua correttamente le regole europee in materia di immigrazione e di circolazione dei comunitari. Purtroppo, aggiungo", replica il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, interpellato in merito al "richiamo" giunto da Bruxelles in tema di immigrazione. Mantovano si riferisce in particolare alla norma che prevede che il cittadino comunitario debba dimostrare un reddito sufficiente a sostenersi per trattenersi oltre tre mesi in un paese straniero. In caso contrario, scatta un allontanamento che poggia, però, "su un’intimazione da mettere in pratica su base volontaria" e che per questo rischia di essere solo "virtuale". "Già due anni fa - spiega Mantovano - avevamo chiesto alla Ue una modifica che rendesse effettivo l’allontanamento, ma in sede europea fu bloccata. Ora la riproporremo, sperando di poter contare anche sull’appoggio della Francia".
Gasparri: "L'Italia impari da Sarkozy" "L'Europa deve discutere gli spostamenti all’interno dei propri confini da uno Stato all’altro di persone prive di una chiara dimora e di leciti mezzi di sussistenza. Norme di questo tipo valgono anche per i cittadini di uno Stato". Secondo Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, "anche se si è italiani ma si è senza una forma di sostentamento e senza una residenza si può essere sottoposti a dei controlli". Secondo Gasparri, infatti, "l’allargamento dell’Unione Europea debba comportare un approfondimento di alcune questioni. Come quella dei Rom. La Romania li incoraggia a lasciare il proprio paese senza poi collaborare ai problemi che ne possono nascere altrove. È una questione nuova che è nata con l’allargamento dell’Ue, che è un fatto positivo, che però deve anche comportare un approfondimento di alcune questioni".
http://www.ilgiornale.it/interni/immigrazione_bruxelles_rispettare_regole_e_gasparri_rilancia_litalia_impari_sarkozy/cronaca-europa-politica-immigrazione-ue-bruxelles-rimpatrio-rom/23-08-2010/articolo-id=468691-page=0-comments=1
| inviato da Controcorrente il 24/8/2010 alle 10:24 | |
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23 agosto 2010
Ancora su Obama, il Ramadan e l’ignoranza (ma è solo ignoranza?)
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Obama Ramadanadingdong*
di Pamela Geller
riginale su “Big Peace”
Barack Obama questa settimana ha inviato “i suoi migliori auguri ai musulmani d’America e del mondo” augurando loro un “Ramadan Kareem.” E ha scritto, come ha fatto anche nel messaggio per il Ramadan dell’anno scorso, in merito ai “princìpi che abbiamo in comune e sul ruolo dell’islàm nel miglioramento di giustizia, progresso, tolleranza e dignità per tutta l’umanità”.
Quali princìpi abbiamo in comune? La morte degli apostati? La legittimazione dei delitti d’onore? Non riesco neppure a iniziare a immaginare di cosa Obama stia parlando. Le altre religioni non sono tollerate nei paesi islamici. Chiese e Sinagoghe non esistono in certi paesi islamici, in particolare nel nostro “alleato”, l’Arabia Saudita, e dove esistono, sono sempre nel mirino e aggredite in migliaia di occasioni. In Nigeria e in Indonesia, le Chiese sono state attaccate anche recentemente.
Dov’è la dignità delle donne che vivono sotto il giogo della shari’a? Nell’islàm i diritti delle donne in pratica non esistono. Oppressione, sottomissione, segregazione sessuale definiscono il trattamento delle donne nell’islàm. L’anti-semitismo islamico caratterizza la fede musulmana. L’aggressione e l’intolleranza islamica contro gli Ebrei e lo Stato Ebraico sono diventati il grido di battaglia dei raduni della ummah e dell’ONU, guidata dall’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC) – favorita da Obama.
Obama dice anche che “il Ramadan è una celebrazione di una fede nota per la grande diversità e parità razziale”. Diversità? Dov’è la diversità? I non-musulmani nei paesi islamici resistono solo come piccole minoranze perseguitate. Forse Obama non sa, o non gli importa di sapere, che in Arabo la parola abd significa sia “n e g r o” che “schiavo” e che, durante tutta la storia islamica, gli Arabi si sono sempre ritenuti superiori al musulmani non Arabi. Anche oggi, nel Darfur, i musulmani Arabi terrorizzano e uccidono i musulmani non Arabi.
“E qui, negli Stati Uniti” continua Obama, “il Ramadan ci ricorda che l’islàm è sempre stato parte dell’America e che i musulmani Americani hanno fornito contributi straordinari al nostro paese”. L’islàm è sempre stato parte dell’America? Davvero? Da quando? Per quanto poi riguarda i “contributi straordinari al nostro paese”, l’unica cosa a cui posso pensare è l’11 Settembre. A cos’altro si potrebbe riferire Obama?
Se a prima vista, il tentativo di Obama di riconciliarsi col mondo islamico sembra spiegare la sua ossessione con tutta questa “roba” islamica, tuttavia è difficile conciliare questa sua ossessione per il “dar al-islàm” con il suo rifiuto della Cristianità, che si manifesta in una infinità di modi. Per esempio, consideriamo questo fatto, quando l’Università di Georgetown coprì il monogramma “IHS” – le iniziali del nome Greco di Gesù Cristo – inserito su un frontone di un palco, quando il Presidente Obama parlò in quell’Università l’anno scorso, in quanto Obama aveva chiesto a Georgetown di coprire tutti i segni e simboli Cristiani presenti. O la cancellazione, decisa da Obama, del servizio alla Casa Bianca per il Giorno Nazionale della Preghiera. O anche il fatto che Obama, a un anno e mezzo dall’elezione, non si è ancora affiliato ad alcuna Chiesa.
La celebre studiosa della storia dell’anti-semitismo islamico, Bat Ye’or, lo aveva previsto l’anno scorso, quando commentò il discorso di Obama al mondo musulmano, il 4 Giugno 2009 al Cairo:
Il Presidente Barak Obama è stato eletto da una schiacciante maggioranza, con un programma in cui era prioritario il riavvicinamento dell’America all’islàm. Era un obiettivo politico legittimo per la ricerca della pace mondiale. I problemi però sono: come ottenerlo e perché non ci sia uno sforzo reciproco da parte del mondo musulmano, rappresentato dall’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC). Questa Organizzazione avrebbe potuto esprimere il suo rammarico per oltre un millennio di guerre di jihad, espropriazioni di terre, riduzioni in schiavitù e umiliazioni delle popolazioni non-musulmane conquistate e sottomesse in tre continenti.
Questo è vero: dov’è, allora, il rispetto reciproco? Obama continua a stendere la mano al mondo islamico, ma loro, dove la stendono a noi? Dov’è il rispetto per l’Occidente, per la nostra pazienza e i nostri aiuti senza fine verso il mondo musulmano e per la nostra crescente sottomissione alla Legge Islamica in Occidente? Oggi offendere l’islàm è un grave crimine. Offendere Cristianesimo ed Ebraismo è diventato lo sport del giorno, ma se osi offendere l’islàm, loro ti insultano e magari ti processano, come gli Olandesi stanno processando Geert Wilders. Alla malora la libertà di parola, nell’era del jihad!
Ovviamente, l’OIC non chiederà mai scusa perché non c’è autocritica né introspezione nell’islàm, ma il capo del declinante “mondo libero” non penserebbe mai di menzionare questo genere di cose nel suo saluto per il Ramadan. Non sarebbe in linea con lo spirito dell’occasione.
* Ramadanadingdong: Gioco di parole intraducibile, legato al triplo significato di “dingdong”:
1) scampanio (per la festa, in questo caso il Ramadan, anche se nell’islàm le campane sono assolutamente vietate, in quanto simbolo cristiano)
2) oscillante, alterno (si suppone che un Presidente che guida il paese, sia “fermo, saldo” non oscillante)
3) imbecille, quindi “a-ding-dong” significa “un imbecille” con tutti i suoi sinonimi ugualmente corretti: stupido, sciocco, cretino, scemo, svitato. Scegliete quello che preferite!
Pamela Geller è Editore e Direttore del sito web Atlas Shrugs e Editore Associato del New York Observer. E’ editorialista di Newsmax e i suoi editoriali sono anche pubblicati sul Washington Times, Human Events, the American Thinker, Israel National News, e altre pubblicazioni.
Traduzione di Paolo Mantellini
Milano 15 Agosto 2010
Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.
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http://www.lisistrata.com/cgi-bin/lisistrata3/index.cgi?action=viewnews&id=369
| inviato da Controcorrente il 23/8/2010 alle 11:32 | |
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23 agosto 2010
Immigrati, il Papa: è giusto accogliere genti di tutte le nazioni
E vai .....tutti in Vaticano

| inviato da Controcorrente il 23/8/2010 alle 9:26 | |
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22 agosto 2010
Moralisti sinistri.Emilia Romagna, truffa alla Regione:indagato il fratello di Errani
Emilia Romagna, truffa alla Regione:indagato il fratello di Errani
di Stefano Zurlo
Dopo l’inchiesta del Giornale la Procura di Bologna al lavoro sul finanziamento da un milione di euro concesso dal governatore alla coop guidata dal congiunto. Nel mirino dei pm anche due collaboratori del presidente
Aveva visto giusto il Giornale. Qualcosa non filava nel dorato mondo dei fratelli Errani: Vasco, potente presidente della regione Emilia-Romagna, e il fratello Giovanni, numero uno della coop Terremerse. A suo tempo il governatore aveva finanziato la boccheggiante coop di Errani senior. Un milione di euro: questo l’aiuto concesso dalla Regione, ma vincolato al rispetto di numerosi paletti. Paletti che, invece, la coop aveva interpretato a modo suo e probabilmente saltato in un comodissimo slalom fra norme, leggi e circolari. Così, nell’autunno scorso il Giornale con una serie di articoli firmati da Stefano Filippi aveva denunciato anomalie e ritardi di quel progetto, legato alla realizzazione di un impianto enologico. Errani senior si era dimesso, il fratello invece si era precipitato in procura per spiegare e chiarire.
Spiegare, ha spiegato, ma evidentemente non ha chiarito. Una prima risposta alle domande poste dal Giornale arriva ora dalla procura di Bologna: Giovanni Errani è indagato per truffa aggravata ai danni della Regione. Insomma, del fratello. Con lui sono sotto inchiesta due funzionari regionali che avevano istruito e seguito la pratica. Per loro l’accusa è di abuso d’ufficio. Siamo nel perimetro di una vicenda imbarazzante, nel cuore dell’Emilia rossa e di un sistema che intreccia politica e affari: un modello, ma anche un blocco di potere, costruito dal Pci nel primo dopoguerra e ancora egemone.
La storia comincia nel 2005. Terremerse, coop rossa con sede a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, naviga in acque tempestose e perde 6-7 milioni di euro l’anno. Una situazione disastrosa, prossima al collasso. Come fare per sopravvivere? La soluzione è dietro l’angolo: Eranni chiama Errani. Ovvero, la coop scomoda la Regione, guidata dal fratello che è anche il numero uno dei governatori italiani e una figura di primo piano dell’ex partito comunista, oggi Pd. Errani senior vuol realizzare nel territorio di Imola un impianto per la produzione del vino: si fanno due conti si fissano le griglie. Lo stabilimento verrà a costare 2,5 milioni di euro, la Regione concede un finanziamento di 1 milione tondo. Un aiuto robusto. L’impianto dovrà però essere pronto entro aprile 2006. Inoltre, la coop si impegnerà a non cederlo per almeno dieci anni.
Sulla carta tutto funziona a meraviglia. In realtà il progetto s’impiglia quasi subito e decolla con enorme fatica e gravi ritardi. Il 27 aprile 2006 la coop chiede una proroga perché il Comune non ha ancora ceduto i terreni, la Regione la concede, finalmente il 23 maggio arriva l’ok. I lavori partono quando dovrebbero essere conclusi e incredibilmente, come documenterà il Giornale, il 31 maggio l’opera viene dichiarata finita. In otto giorni, manco la coop fosse l’Onnipotente. In realtà, i certificati di idoneità non vengono presentati per la banalissima ragione che la costruzione è ancora molto indietro. Il seguito lo sta accertando il pm di Bologna Antonella Scandellari che ha messo sotto inchiesta Errani senior e i due funzionari dopo aver letto un rapporto della Guardia di finanza.
L’impianto slitta nel tempo. Si accampano persino incredibili scuse climatiche: si parla di ritardi dovuti ad un inverno piovoso, anche se in realtà la stagione è stata fra le più secche degli ultimi anni. Poi, la Regione batte un colpo: chiede l’ammontare della produzione vinicola per il 2006-2007. Terremerse, che non ha ancora vendemmiato un solo grappolo d’uva, si dimentica semplicemente di rispondere e tutto va avanti come prima. Finalmente, all’inizio del 2008 il sospirato impianto è pronto, la coop è salva e il milione piove sulla testa di Errani senior. Ritardi e problemi sono stati in qualche modo superati. Ma la coop fa di più: in breve cede il ramo d’azienda vinicolo, proprio quello oggetto del finanziamento collegato al piano decennale. Che cosa succede? Ancora niente.
È solo l’inchiesta di Filippi, ad ottobre scorso, a smuovere le acque paludose della Regione. Errani senior è costretto a dimettersi e si difende spiegando che non ha ceduto l’attività ad altri ma ha gestito la fusione fra due società, il fratello corre in procura, in Consiglio regionale scoppia il finimondo. Il Giornale aveva visto giusto. Tutti, dalle coop al Pd, invocano la trasparenza e mettono la mano sul fuoco, giurando sulla correttezza del governatore. Certo, nessuno fa una bella figura in questa storia.


| inviato da Controcorrente il 22/8/2010 alle 16:3 | |
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20 agosto 2010
Il grande Cossiga.
| inviato da Controcorrente il 20/8/2010 alle 12:20 | |
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20 agosto 2010
Barbari.Arabia Saudita, giudice:"Paralizzare l'ex detenuto"
Torna la legge del taglione
Un giudice saudita ha chiesto di paralizzare un ex detenuto che rese invalida una sua vittima. La legge della Sharia, in vigore nel paese, permette di applicare il principio dell'"occhio per occhio"
Riyad - Quasi una nuova legge del taglione. Un giudice saudita ha chiesto a due ospedali del Paese se sia possibile danneggiare chirurgicamente la colonna vertebrale di un uomo in modo da farlo rimanere paralizzato, come punizione per un’aggressione la cui vittima è rimasta invalida. L’ospedale locale, nella provincia di Tabuk, ha risposto che una simile operazione è possibile ma richiede un centro specializzato, mentre il King Faisal Hospital di Riyadh si è rifiutato di considerare l’ipotesi per motivi etici.
La sharia Nonostante il governo tenti di scoraggiare alcune delle pratiche più estreme la sharia in vigore nel Regno permette infatti l’applicazione del principio dell’occhio per occhio, a volte rinunciando alla pena corporale in cambio di un indennizzo finanziario: la famiglia della vittima, Abdul-Aziz al Mutairi, ha difeso il proprio diritto di appellarsi alla legge islamica ed ha rifiutato qualsiasi transazione, dicendosi pronta a far effettuare l’operazione anche all’estero se fosse necessario. Secondo quanto reso noto da Al Mutairi l’assalitore era stato condannato a 14 mesi di prigione per poi essere liberato dopo sette mesi in seguito ad un’amnistia; attualmente lavora come insegnante.
http://www.ilgiornale.it/esteri/arabia_saudita_giudice_paralizzare_lex_detenuto_torna_legge_taglione/taglione-detenuto-arabia-giudice-saudita-paralizzare/20-08-2010/articolostampa-id=468118-page=1-comments=1
| inviato da Controcorrente il 20/8/2010 alle 11:14 | |
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19 agosto 2010
Sarkozy espelle i rom.Quando da noi?
Sono 93 i primi nomadi che sono stati rimpatriati oggi. Un aereo con a bordo una sessantina di rom in situazione irregolare destinati al rimpatrio è decollato intorno alle 13 dall’aeroporto di Lione diretto verso Bucarest. Il velivolo riporterà nel loro Paese d’origine i rom romeni che hanno accettato l’aiuto al ritorno umanitario offerto dal governo francese, ovvero 300 euro di incentivo economico più 100 per ogni figlio minorenne. "Ciascuna delle persone allontanate - ha precisato il ministero dell’Interno francese - è stata oggetto di un esame individuale sulle condizioni del suo soggiorno in Francia". Da qui alla fine del mese, Parigi intende rimpatriare verso Romania e Bulgaria circo 700 rom stanziati in Francia in situazione irregolare, tramite lo sgombero dei campi abusivi e il sistematico controllo dei loro occupanti.
I primi rimpatri Un gruppo di 93 rom è stato rimpatriato oggi in Romania, con due voli di linea partiti da Parigi e Lione. Il primo volo con a bordo 14 rom è già arrivato a Bucarest, mentre altri 79 in partenza da Lione sono attesi nel pomeriggio nella capitale rumena. Si tratta della prima operazione di questo tipo, da quando il governo francese di Nicolas Sarkozy ha indurito la sua politica nei confronti dei rom, chiudendo quest’estate 51 campi ritenuti illegali. Due altri voli dello stesso tipo sono previsti per domani e il 26 agosto, per un totale di 371 rimpatri.
| inviato da Controcorrente il 19/8/2010 alle 21:51 | |
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